La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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lunedì 1 gennaio 2018

I rituali della vita Vie per trovare sicurezza e gioia...

I rituali della vita



I rituali della vita

Vie per trovare sicurezza e gioia

In breve

I rituali sono prassi di vita e l’Autore offre esempi concreti per rituali personali, familiari e sociali oltre a dare indicazioni per un rinnovamento dei rituali sacramentali.

Descrizione

Un rituale è «qualcosa per cui rallegrarsi ogni giorno», scrive Anselm Grün. Senza questa cultura della quotidianità, non vi è spiritualità né fede. I rituali sono per l'autore tutt'altro che tradizioni esoteriche; essi sono, per il monaco benedettino, quotidiana prassi di vita. Grün offre esempi per i rituali personali, familiari e sociali e dà spunti per strutturarli con consapevolezza. Inoltre, per la celebrazione dei sette sacramenti rende chiaro quali rituali possano essere vissuti e sperimentati in modo nuovo.
www.queriniana.it/libro/i-rituali-della-vita




Don Gabriele Gastaldello



Don Gabriele Gastaldello




 

MESSAGGI DALL’INDIA




Alla nostra Associazione di Padova abbiamo ospitato PADRE GABRIELE GASTALDELLO un sacerdote di Vicenza, laureato in filosofia all’Università di Padova e dottorato di ricerca all’Università di Benares (India) sull’umanesimo induista. Questa figura di apostolo e missionario che ha conosciuto Madre Teresa di Calcutta, ha saputo trasmetterci lo spirito dell’India, una cultura complessa ma di stile alquanto semplice. Il Padre, animatore della ‘Scuola del Villaggio’ che ha un sito www.scuoladelvillaggio.it ci invia sovente comunicazione e contenuto dei suoi incontri. Ecco qualche pillola di saggezza.

Sulla piazza del mondo le culture si incontrano. Noi condividiamo la sapienza di altri popoli e diventiamo sempre più “fratelli universali”. Tutti siamo riscaldati dallo stesso sole, respiriamo la stessa aria, usiamo la stessa acqua e posiamo i piedi sulla stessa terra. Non abbiamo un altro pianeta perché questo non è di nostro gradimento! È bello collaborare per un mondo più umano!
Il neurologo Moreno Toldo che da quattro anni serve un centro di aiuto sanitario a Benares in India condividerà le sue esperienze con le nostre esperienze di dialogo con l’Oriente.
La perla della antica cultura vedica abita in questo messaggio: 
“Il bene che fai è l’affitto che paghi per il posto che occupi sulla terra. Continuamente tu adoperi il sole, l’aria, l’acqua e la terra. Sii consapevole di questi elementi cosmici di cui è fatto il mondo e di cui sei fatto anche tu: considera quanto sole hai sintetizzato, quanta aria hai respirato, quanta acqua hai adoperato, quanti pasti hai mangiato…. Nella rugiada delle piccole cose la mente si illumina e il cuore si appassiona. Perché la rosa fiorisce e non si chiede il perché? I fiori dei campi fioriscono gratuitamente, gli uccelli del cielo cantano gratuitamente. Celebra anche tu la gratuità! Celebra l’alba e il tramonto. Celebra il silenzio e la parola. Celebra il lavoro e il riposo. Celebra la gratuità di ogni giorno e di ogni respiro. Gratuità è la via più bella per apprezzare la vita!”

In India i devoti fanno il bagno sacro sul Gange per iniziare il giorno con energia. Da quel gesto significativo (rito) abbiamo ricavato una proposta bella per tutti noi: alla finestra del mattino allunga le braccia in alto, in-spira con abbondanza. Poi allarga le braccia ed e-spira anche l’aria residua chinandoti in avanti. In-spira calma, e-spira sorriso…. Chiama la compagnia di parole significative che proteggono e potenziano la mente (mantra). Offri l’inno della gratuità che abbiamo scritto per te.
Porta messaggi di dialogo con l’Oriente e … “svegliati antico Oriente dentro di me”. (Tagore).
 gratuità

   OGNI MATTINA AL TOCCO DELLA LUCE HAI UN GIORNO NUOVO DAVANTI A TE. NON HAI DIRITTO DI ESSERE VIVO: LA VITA È GRATUITA. OGNI MATTINA PUOI DIRE: “ANCHE OGGI ADOPERO IL SOLE, L’ARIA, L’ACQUA, LA TERRA”. PENSA QUANTO SOLE HAI SINTETIZZATO, QUANTA ARIA HAI RESPIRATO, QUANTA ACQUA HAI USATO, QUANTI PASTI HAI MANGIATO FINO A QUESTO PUNTO…..


  Il grande grembo del mondo rende possibile la tua piccola vita. Il grande tempio del mondo fa da casa al piccolo tempio della tua vita. Ogni mattina puoi dire: “Anche oggi adopero gli occhi che vedono, gli orecchi che odono, il cuore che batte, i polmoni che respirano, la mente che pensa…..”.

  Tu sei tutti quelli che hai incontrato lungo il cammino della vita che ti hanno lasciato qualche cosa che ti ha aiutato a vivere. Considera le mille mani che ti hanno fatto arrivare fino a questo punto.

  Il bene che fai agli altri è l’affitto per il posto che occupi sulla terra.
  Tu puoi fare esperienza di Dio nella gratuità di ogni giorno e di ogni respiro. Tu vieni dalla grande vita, tu abiti nella grande vita e alla grande vita ritornerai.
  Abituati a bene-dire = dire-bene cioè apprezzare: è uno stile di vita da portarsi appresso sempre.
·         ·        Benedetto Dio per la vasta terra che ci dai in usufrutto.
·         ·        Benedetto Dio per il potere che dai alla terra di produrre pane.
·         ·        Benedetto Dio per il nutrimento che ci dai in ogni tempo.

  Gratuità è l’atteggiamento migliore per apprezzare la vita che è un dono da donare: l’amore dono fa fiorire la vita.

  Alla finestra del mattino dici: “Ti offro le azioni della giornata, fa che siano belle!”.
  Alla finestra della sera volgi le palme al cielo e dici: “Ti adoro mio Dio, ti ringrazio del giorno che finisce, del bene compiuto, dei volti incontrati, delle parole belle ascoltate e donate, della salute, del lavoro, del cibo, del riposo…..”.

  Su tutto ciò che la coscienza ti rimprovera chiama queste parole: “Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito fermo, non cacciarmi lontano dal tuo volto, non mi togliere il tuo spirito di santità” (Salmo 50).

candele1
 Dio grande e misericordioso, visita la nostra casa (fermati a guardare i volti e a recitare i nomi di chi prega con te), allontana le insidie del male, manda i tuoi angeli a custodirci nella pace, la tua benedizione sia sempre con noi.

Dio ci benedica e ci protegga.
Dio faccia splendere il suo volto su di noi.
Dio ci doni serenità e pace per mezzo dello Spirito Santo.

mandala_sabbia_10
Mandala (dal sanscrito maṇḍala (मण्डल), letteralmente: «essenza» (maṇḍa) + «possedere» o «contenere» (la); tradotto anche come «cerchio-circonferenza» o «ciclo», entrambi i significati derivanti dal termine tibetano (dkyil khor) è un termine simbolico associato alla cultura veda ed in particolar modo alla raccolta di inni o libri chiamata Rig Veda. La parola è utilizzata, anche, per indicare un diagramma circolare costituito, di base, dall’associazione di diverse figure geometriche, le più usate delle quali sono il punto, il triangolo, il cerchio ed il quadrato. Il disegno riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddhismo che nell’Hinduismo. 

Questo post ha molte "parole" fissiamoci su di una,

 possiamo sempre ritornare per rileggere le altre...

Una parola al giorno per tenere sempre acceso il baluginio di una speranza o di un buon pensiero.

venerdì 2 giugno 2017

L'angelo della semplicità e altri messaggeri celesti che rendono la vita più facile

By leggoerifletto



La santità invisibile dell'asinello - Massimo Arrighi


*Quando troppi pensieri affollano il cuore e la mente, pare che l’aridità prenda il sopravvento.* *Afferràti da tanti impegni e obblighi ci sentiamo prigionieri come mosche nella tela del ragno, ma più tentiamo di fuggire, di liberarci… più ne rimaniamo invischiati. Il lavoro, gli impegni burocratici quotidiani….corri a sbrigare una scadenza in banca…un versamento alla posta…una attesa dal medico…un guasto alla macchina….anche la spesa diventa una impresa…e ci mancava anche il ricaricare i telefonini….prendi i figli da scuola…portali in palestra…prepara da mangiare 
  qui le.. Buone notizie aleggoerifletto 


Copertina di 'L'angelo della semplicità e altri messaggeri celesti che rendono la vita più facile'
 L'angelo della semplicità e altri messaggeri celesti che rendono la vita più facile

di  Anselm Grün
Descrizione
L'angelo del gustare vorrebbe insegnarci l'arte del godimento. Vuole farci apprezzare il gusto della vita in tutta la sua pienezza. Gustare — come ci mostra la teologia mistica che si rifà a sant'Agostino — fa parte della nostra spiritualità. Lo scopo della nostra vita sarà gustare Dio nella vita eterna. Se qui gustiamo la vita, una chiacchierata con un amico, un buon pranzo, un vino eccellente, un concerto emozionante, una camminata in un panorama meraviglioso, allora in questo godimento sfioriamo la traccia di Dio. Il godimento ha sempre a che fare con la bellezza. E la bellezza è la traccia che Dio ha impresso nel nostro mondo. Quando proviamo gioia e godimento davanti a qualcosa di bello, è come se avessimo un assaggio del particolare gusto di Dio. La teologia mistica del Medioevo - che era soprattutto legata al mondo femminile - ha sempre parlato della dukedo dei, la dolcezza di Dio. Ti auguro dunque la venuta dell'angelo del godimento, che ti faccia sentire che la vita è bella e ti introduca all'arte di gustare, a un godimento che non significhi usare e sfruttare, ma trasmetta gioia interiore per tutto ciò che Dio ti dona nella bellezza di questo mondo.
 langelo-della-semplicita-e-altri-messaggeri-celesti-che-rendono-la-vita-piu-facile

50 angeli per l'anima

50 angeli per l'anima


Descrizione
L’anima: è questa la forza e l’energia vitale dell’essere umano – il suo unico proprio Sé. È l’anima a costituire la nostra unicità. E sono gli angeli a metterci in contatto con questo particolare spazio che è l’anima. Ispirano l’anima a sviluppare la ricchezza delle proprie attitudini. La proteggono, la guariscono e la destano alla vita, che viene così spesso offesa. In questo libro di spiritualità trova la sua prosecuzione il best seller di Anselm Grün, 50 angeli per accompagnarti durante l’anno: con questo suo nuovo libro il grande scrittore di spiritualità ci incoraggia ad affidarci alle forze che possono dare ali alla nostra vita.

*Molti artisti hanno raffigurato gli angeli dotati di ali, dando forma concreta a un elemento essenziale: gli angeli ci rendono la vita più lieve. * *Nella vita ci sono innumerevoli situazioni che in un primo momento ci appaiono difficili. Proviamo una sorta di resistenza interiore, ci sentiamo abbattuti, spossati, schiacciati. In questi momenti avremmo bisogno di un angelo che metta le ali alla nostra anima, per prendere le cose con più leggerezza, per considerarle da una prospettiva diversa, magari per vederle in una luce tutta nuova.* *Nelle situazioni che ci mettono a dura prova...

 altro » leggoerifletto


lunedì 22 febbraio 2016

fà che il tuo tempo sia vita e che la tua vita non sia una perdità di tempo.

By leggoerifletto

Riconciliazione e guarigione (5) - Anselm Grün

La riconciliazione è un percorso importante per giungere alla guarigione. Guarire non significa che Dio ci toglie e fa sparire le nostre piaghe, bensì che noi apriamo le nostre piaghe per Dio e in lui diventiamo sani e integri. 
Le piaghe fanno parte della nostra identità, non ci separano né da Dio né dal nostro vero Sé. Al contrario aprono in noi una breccia che ci fa scoprire il nostro vero Sé, l’immagine originaria e autentica di Dio in noi. 
Chi si riconcilia con se stesso, con gli uomini e con Dio, sente di essere una persona nuova. Paolo lo ha formulato così: «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove» (2Cor 5,17). 
La vera e propria malattia del nostro tempo – ci dice la psicologia – è la mancanza di relazione (di riferimenti). Gli uomini non sono capaci di mettersi in relazione con se stessi, e neppure con le cose, con gli altri e con Dio. 
La riconciliazione è il mezzo per mettersi in relazione con tutto quello che c’è in me, così da non escludere più niente dal mio vero Sé. 
Colui che mette tutto in relazione con il Sé più intimo, il Cristo in noi, è totalmente risanato e salvo, e sperimenta se stesso come un uomo nuovo. 
Per Paolo riconciliazione è un altro concetto (un sinonimo) per esprimere la redenzione. Sulla croce Dio ha riconciliato a sé gli uomini con tutte le loro contraddizioni. L’uomo lacerato diventa in tal modo risanato e integro, si sente un essere nuovo. 
Le cose vecchie sono veramente passate. In Cristo l’uomo ha trovato la sua nuova identità, un’identità in cui egli non ha più bisogno di escludere niente, né da se stesso, né davanti a Dio. 
Ha la capacità di vedere con occhi nuovi se stesso e anche il mondo attorno a sé. Da lui la riconciliazione si espande in tutto l’ambiente in cui vive. 
In tal modo, per suo mezzo, anche il mondo che lo circonda viene ri-creato. Nella riconciliazione muore l’uomo vecchio che giudica se stesso. 
Siamo così liberi di camminare nella novità della vita divina (cf. Rm 6,4). 
La «novità di vita» non è un’affermazione puramente teologica, ma si riferisce alla nostra esperienza. 
Chi si riconcilia con se stesso, vive se stesso in modo diverso da prima. 
Non vive più sul piano del rifiuto o della estraniazione da sé, bensì come una persona unificata nel proprio intimo, rinnovata, riconciliata e capace di donare riconciliazione agli altri.

- Anselm Grün - 


scrittore, terapeuta, monaco dell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach 
(Germania)




La preghiera non è una bacchetta magica che ci libera da tutti i sintomi negativi. Ci conduce invece all'incontro con Dio e all'incontro con la nostra verità. E soltanto se affrontiamo la nostra verità può avvenire in noi una trasformazione.

- Anselm Grün - 
da: "Le questioni della vita"



Quando riuscirai a sentire che l'amore è in te, che tu stesso sei semplicemente amore, una gran calma ti pervaderà e ti sentirai in armonia con te stesso e con tutto ciò che esiste. 

- Anselm Grün - 
da: "Sereni nella frenesia del mondo"


Buona giornata a tutti. :-)

domenica 10 gennaio 2016

I cinque passi della riconciliazione...con gli altri.

Originally posted on leggoerifletto…

Guarigione (3) - Anselm Grün

3. Riconciliazione con gli altri 
Solo chi è riconciliato con se stesso è capace di riconciliarsi anche con gli altri. Molti incontrano grosse difficoltà nel perdonare gli altri. 
Esigono troppo da se stessi, perché pensano di dover perdonare immediatamente. 
Il perdono è sempre un processo che richiede tempo. 
Alcune persone non guariscono perché non sanno perdonare. 
Finché non riescono a perdonare, rimangono legate a colui che le ha ferite, si lasciano condizionare da lui. 
Nella mia esperienza di accompagnamento, incontro continuamente persone che per lunghi anni portano dentro di sé il rancore verso qualcuno. 
L’astio divora la loro anima e ruba le loro energie: e abbastanza spesso finiscono anche per ammalarsi. 
La riconciliazione con quelli che mi hanno ferito nel corso della mia vita, non è semplicemente una decisione della volontà.
È piuttosto un processo che secondo me avviene in cinque fasi. 




Il primo passo richiede che io lasci spazio al dolore. 
Non debbo scusare troppo presto colui che mi ha ferito. È del tutto indifferente se l’altro mi ha ferito apposta oppure non poteva fare altrimenti: il fatto è che mi ha fatto soffrire. E questo dolore devo nuovamente percepirlo nella sua realtà. 
Mi sono sentito abbandonato, sminuito, preso non seriamente in considerazione. 
















Il secondo passo consiste nel lasciar spazio alla collera (rabbia). 
La collera è la forza di buttare fuori da me colui che mi ha ferito. 
Collera non vuol dire mettermi a gridare contro l’altro oppure ferirlo a mia volta. Essa consiste invece nel prendere una sana distanza dall’altro. 
Posso dirmi per esempio: non penso più continuamente a lui; gli impedisco di entrare in casa mia, cioè gli proibisco di abitare nel mio intimo, di occuparmi continuamente di lui nei miei pensieri. 
Nello stesso tempo devo trasformare in energia questa collera: posso vivere da me stesso; non ho bisogno dell’altro perché la mia vita abbia un esito positivo. 






















Il terzo passo si riferisce al guardare oggettivamente ciò che è accaduto. Cerco ora di comprendere perché l’altro mi ha ferito. Forse non ha fatto altro che trasmettere le ferite che a sua volta aveva ricevuto. 
Mi sforzo quindi di capire me stesso: per quale motivo il comportamento dell’altro mi ha fatto soffrire così tanto. 
Forse l’altro ha toccato in me un’antica piaga, un posto dove non mi sono ancora riconciliato con me stesso. 
Questa riflessione diventa un invito a occuparmi di questa zona così vulnerabile e ad accettare me stesso con questa mia vulnerabilità. 




Il quarto passo della riconciliazione con l’altro consiste propriamente nell’atto del perdono. Perdonare significa che mi libero dal legame con l’altro. Lascio che il suo comportamento rimanga in lui e così mi distacco dall’altro. Il perdono è sempre un segno di forza e non di debolezza. 
Rinuncio a girare continuamente attorno alle mie ferite. Se queste sono però troppo profonde, non riesco ancora a incontrarmi con l’altro, nonostante il mio perdono. 
Devo allora accettare i miei limiti. Ho perdonato all’altro, ma non sono ancora capace di costruire con lui un rapporto normale. 
Molti psicologi hanno sperimentato, tra le altre cose, che il perdono è un atto terapeutico, che rende possibile la guarigione delle proprie piaghe e ci libera dal rimuginare continuamente il nostro passato. 
Il perdono ci rende capaci di impegnarci nel momento presente con tutto il nostro essere. 


Il quinto passo della riconciliazione trasforma le piaghe in perle. 
Ildegarda di Bingen sostiene che la riuscita della vita dipende dal fatto che le nostre piaghe vengano trasformate in perle. 
Se compissi soltanto i primi quattro passi, avrei sempre la sensazione di subire un danno, poiché ero stato ferito in modo veramente grave. 
Il quinto passo mi mostra che nelle mie ferite si trova un tesoro prezioso. 
Là dove mi hanno ferito sono crollate le mie maschere e ho potuto mettermi in contatto col mio vero Sé. 
Le piaghe mi fanno sentire vivo, mantengono sveglia in me la nostalgia di Dio e mi aprono verso le persone con le loro ferite. 
Dato che io stesso sono stato ferito, posso meglio comprendere le altre persone con le loro piaghe. 
Molti terapeuti e pastori d’anime hanno trasformato le loro piaghe in perle. Gli antichi greci sapevano già che solo il medico ferito poteva veramente guarire. Se le mie piaghe vengono trasformate in perle, non porto più rancore contro quelli che mi hanno ferito. 
Allora il perdono non è soltanto qualcosa di passivo, ma rende possibile la scoperta delle mie energie e mi dà fiducia di imprimere in questo mondo la traccia inconfondibile e del tutto personale della mia vita. 




















Questi cinque passi della riconciliazione con l’altro si possono percorrere senza parlare con l’altro. Spesso però è di grande aiuto chiarire la ferita con un altro. È sempre necessaria tuttavia la prudenza nel giudicare se il dialogo con l’altro sia veramente opportuno. Se dico a dei genitori anziani che mi hanno ferito, li metterò in confusione e pretenderei troppo da loro. 
Il processo della riconciliazione avviene dentro di me. 
Spesso è bene parlarne con una terza persona, ad esempio nell’accompagnamento pastorale o in una analisi terapeutica. 
Se si tratta di ferite attuali, devo decidere se per me è meglio segnalare all’altro che mi ha ferito, oppure se posso perdonargli interiormente. 
Se dico all’altro che mi ha ferito, ciò non deve essere in alcun modo una rimostranza, bensì un’informazione, affinché sappia come il suo comportamento si riflette su di me. 
Un’altra questione è se devo dire all’altro che lo si perdona. 
Il direttore di una fabbrica mi raccontava di avere un conflitto con la sua segretaria. 
Durante la discussione, la donna disse: «Le perdono in nome di Gesù». Per il direttore fu come uno schiaffo in faccia. Infatti in questa frase risuonava implicitamente: «Tu sei colpevole. Sei un tipo cattivo, ma io sono una persona spirituale e di animo generoso e ti perdono». Per l’altro, simili dichiarazioni di perdono sono un’accusa. Non producono alcuna riconciliazione, bensì rendono il disaccordo più profondo. 
Quando l’altro non accoglie il nostro perdono, abbiamo sempre la sensazione di essere persone migliori di lui. 
Nel monachesimo dei primi secoli cristiani, si racconta la storia di un monaco che andò dal suo vecchio padre spirituale lagnandosi che suo fratello non aveva accettato il suo perdono. Allora il vecchio abate gli rispose: «Guarda bene dal non metterti al di sopra di tuo fratello. Immagina di aver peccato contro di lui e va così da tuo fratello». 
Quando il monaco andò dal fratello con questo atteggiamento, fu il fratello che gli andò incontro e i due si abbracciarono. Certamente il fratello si era accorto del cambiamento avvenuto nel monaco. Il nostro perdono potrà giungere fino all’altro solo quando è inteso sinceramente e riusciamo a scorgere anche la nostra parte di colpa. 

Anselm Grün
scrittore, terapeuta, monaco dell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach (Germania)


























Buona giornata a tutti. :-)

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