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martedì 25 ottobre 2016

Il gabbiano Jonathan Livingston


Richard Bach - Il gabbiano Jonathan Livingston - Parte 2


da: Il gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach

Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato. A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo.
E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava così una nuova dura giornata. Ma lontano di là soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto: era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava a una trentina di metri d’altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco, si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento. E infatti rallentò tanto che il vento divenne un fruscìo lieve intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le sue ali. 
Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo… d’un paio… di centimetri… quella… penosa torsione e… 
D’un tratto gli si arruffano le penne, entra in stallo e precipita giù. I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non stallano mai. Stallare, scomporsi in volo, per loro è una vergogna, è un disonore.


Ma il gabbiano Jonathan Livingston – che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentarne la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf stalla di nuovo – no, non era un uccello come tanti. 
La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. 


- Richard Bach - 

da: Il gabbiano Jonathan Livingston






Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. 

A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo. 

Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli. 
E anche i suoi genitori erano afflitti a vederlo così: che passava giornate intere tutto solo, dietro i suoi esperimenti, quei suoi voli planati a bassa quota, provando e riprovando.



- Richard Bach - 

da: Il gabbiano Jonathan Livingston







Mettere in pratica l’amore voleva dire rendere partecipe
della verità da lui appresa, conquistata,

qualche altro gabbiano che a quella stessa verità anelasse.



- Richard Bach - 

da: Il gabbiano Jonathan Livingston











Solo un paio di considerazioni su questo bel libro. Jonathan non è un ribelle: è solo un giovane gabbiano che compie ciò che "sente" di dover fare, seguendo il suo istinto, la sua mente, il suo cuore, anche se spesso questo comporta a dover fare scelte sofferte ed anche coraggiose. Lo stesso Bach, autore del libro, dedica la sua opera al "vero gabbiano Jonathan, che vive nel profondo di tutti noi". Dovremmo tutti avere il coraggio di certe azioni, senza il timore di non riuscire nel nostro intento o di rimanerne delusi. Solo con il coraggio riusciremo a vedere tutte quelle cose che ci faranno sentire finalmente vivi, e saremo capaci di far volare lontano quel gabbiano che è dentro nel nostro cuore.





Buona giornata a tutti. :-)












Ludovico Einaudi - Nuvole Bianche

giovedì 23 giugno 2016

"Elegy of the Arctic", la musica dei ghiacci.

Ludovico Einaudi scende in campo per Greenpeace. Ma la location che ha scelto ora, è decisamente spettacolare. Einaudi si è imbarcato sulla nave degli ecologisti "Arctic Sunrise" in direzione delle coste delle isole Svalbard (Norvegia). "Dobbiamo comprendere l'importanza dell'Artico per proteggerlo prima che sia troppo tardi". Qui, tutto imbacuccato, lo vediamo suonare con dita sciolte e leggere al suo piano, come se niente fosse, l'inedito "Elegy of the Arctic", la musica dei ghiacci.
Greenpeace infatti ha proposto l'isitituzione di un Santuario Artico in cui sia vietata ogni attività di trivellazione, mettendo sotto pressione i governi di Danimarca, Norvegia e Islanda che si oppongono alla proposta della famosa ONG che da anni si batte in difesa del rispetto ambientale.
L'azione di Greenpeace si è svolta alla vigilia di un'importante riunione dell'Ospar, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell'Atlantico Nord-orientale, che proprio in questi giorni discute dell'istituzione di un'area protetta di oltre 226mila chilometri quadrati nelle acque internazionali del Mar Glaciale Artico, un'area con un'estensione pari a quella della Gran Bretagna, al momento il mare meno protetto del mondo. Il nostro musicista diventa così il testimonial di questa campagna.
Ludovico Einaudi, compositore e pianista italiano figlio dell'editore Giulio Einaudi e nipote di Luigi Einaudi, presidente della Repubblica dal 1948 al 1955, ha voluto appoggiare la campagna di Greenpeace per la difesa dell'Artico. Ho potuto vedere la purezza e la fragilità di questa zona con i miei occhi e interpretare un brano dal titolo 


“Elegy To The Arctic"
"Elegy To The Arctic" che ho scritto per essere eseguito sul migliore palco del mondo. Un ambiente incantato, che ora ha finalmente la sua celebrazione eterna.

Ludovico Einaudi - Nuvole Bianche