La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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mercoledì 13 febbraio 2019

Undici minuti.




Perché io sono la prima e l’ ultima
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica”.

La Lettrice Assorta


2018-10-10 08.53.10

Oggi vorrei parlare di un romanzo interessante la cui pubblicazione risale ad un po’ di anni fa, firmato da Paulo Coelho e intitolato Undici minuti. 
L’autore conferma in questa opera la sua capacità di cambiare pelle ogni volta e regalare al lettore delle storie sempre diverse, caratterizzate dalla freschezza e dalla novità.
Di Coelho ho già avuto modo di parlare qui sul blog, quando ho recensito Il vincitore è solo. Quello che ho apprezzato maggiormente in Undici minuti è la nota di vivacità e candore, quel pizzico di sottile guizzante ironia, la capacità di trattare importanti e drammatici argomenti senza perdere l’ottimismo, tutti elementi che da sempre contraddistinguono lo stile e la firma di Coelho. Non si può rimanere indifferenti leggendo la bellissima dedica della prima pagina che l’autore scrive ad un uomo e i suoi familiari, suoi estimatori, incontrati per caso a Lourdes. Parole toccanti che terminano così:
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lunedì 5 febbraio 2018

Il Cammino dell’Arco

Uno scopo senza preghiera è come un arco senza freccia.
Ella Wheeler Wilcox
Il Cammino dell’Arco
di
Paulo Coelho
Una preghiera senza scopo è come una freccia senza arco
Uno scopo  senza preghiera è come un arco  senza freccia
(Ella Wheeler Wilcox)
img/IlcamminodellArco1.jpg-Tetsuya.
Il ragazzo guardò con stupore lo straniero.
-Nessuno in questa città ha mai visto Tetsuya con un arco in mano. Rispose.
-Sappiamo tutti che lavora nella falegnameria.
-Può darsi che abbia smesso, che si sia scoraggiato, a me questo non interessa. Insistette lo straniero.
– Ma se ha rinunciato al suo talento non può essere considerato il miglior arciere del paese. E per questo motivo sono stato in viaggio tanti giorni: per sfidarlo e mettere la parola fine a una fama che non merita più.
Il ragazzo capì che non serviva continuare a discutere: era meglio portarlo dal falegname affinché vedesse con i propri occhi che si stava sbagliando.
Tetsuya stava lavorando nella bottega sul retro della sua casa. Si voltò per vedere chi stava arrivando, e il suo sorriso si interruppe a metà.
Gli occhi si fissarono sulla lunga borsa a tracolla che lo straniero portava con sé.
-É esattamente quello che stai pensando. Disse l’uomo appena arrivato.
-Non sono venuto fin qui per umiliare né per provocare l’uomo che è diventato una leggenda. Vorrei soltanto dimostrare che, con tutti i miei anni di esercizio, sono riuscito a raggiungere la perfezione.
Tetusya accennò a tornare al suo lavoro: stava finendo di mettere i piedi ad un tavolo.
-Un uomo che fu di esempio per tutta una generazione, non può sparire come spariste voi. Continuò lo straniero.
– Seguii i vostri insegnamenti, cercai di rispettare il cammino dell’arco, e merito che voi mi vediate tirare. Se farete ciò, io me ne andrò e non dirò ad alcuno dove si trova il più grande di tutti i maestri.
img/IlCamminodellArco2.jpgLo straniero estrasse dal suo bagaglio un lungo arco, fatto di bambù laccato, con l’impugnatura posta un poco più in basso rispetto al centro. Fece un inchino verso Tetsuya, si diresse fino al giardino, e fece un altro inchino verso un luogo determinato. Poi, estrasse una freccia ornata con piume di aquila, aprì le gambe in modo da formare una base solida per il tiro, con una mano portò l’arco fino all’altezza del viso, con l’altra incoccò la freccia.
Il ragazzo osservava con un misto di allegria e stupore. E Tetsuya aveva interrotto il suo lavoro, guardando lo straniero con curiosità.
L’uomo portò l’arco – con la freccia già incoccata alla corda – fino al centro del petto.
Lo innalzò sopra la sua testa, e a man mano che faceva scendere le mani, iniziò a tenderlo.
Quando la freccia arrivò all’altezza del suo volto, l’arco era già completamente teso. Per un istante che sembrò durare un’eternità, l’arciere e l’arco rimasero immobili. Il ragazzo guardava il punto verso il quale la freccia stava puntando, ma non vide niente.
Improvvisamente, la mano sulla corda si aprì, il braccio venne spinto all’indietro, l’arco descrisse un cerchio elegante nell’altra mano, e la freccia scomparve dalla vista, per tornare a fare la sua comparsa lontano.
-Vai a prenderla. disse Tetsuya.
Il ragazzo tornò con la freccia: aveva trafitto una ciliegia che si trovava per terra, a quaranta metri di distanza.
img/IlCamminodellArco4.jpgTetsuya fece un inchino verso l’arciere, andò verso un angolo della sua falegnameria, e prese una specie di legno sottile, dalle curve eleganti, avvolto in una lunga fettuccia di cuoio.
Sciolse la fettuccia senza la benché minima fretta, e comparve un arco simile a quello dello straniero, con la differenza che sembrava essere stato molto usato.
-Non ho frecce, e ne avrei bisogno di una delle tue. Farò ciò che mi hai chiesto, ma dovrai mantenere la promessa che hai fatto: non rivelerai mai il nome del villaggio dove vivo.
Se qualcuno chiederà di me, dì che sei andato fino agli estremi confini del mondo per cercare di trovarmi, per poi scoprire che ero stato morso da un cobra e che dopo due giorni morii.”
Lo straniero annuì con al testa, e gli allungò una delle sue frecce.
Appoggiando una delle estremità del lungo arco di bambù alla parete, e facendo una sforzo molto considerevole, Tetsuya sistemò la corda. Quindi, senza proferire parola, uscì in direzione delle montagne.
Lo straniero e il ragazzo lo accompagnarono. Camminarono per un’ora, finché giunsero ad una fenditura fra due rocce, dove scorreva un fiume impetuoso: quel luogo poteva essere attraversato solo per mezzo di un ponte di corda fradicio, mezzo pericolante.
Con tutta calma, Tetsuya arrivò fino al centro del ponte, che oscillava pericolosamente, fece un inchino verso qualcosa dall’altra parte, armò l’arco nella maniera in cui aveva fatto lo straniero, lo innalzò, lo porto nuovamente al petto, e tirò.
img/IlCamminodellArco$.jpgIl ragazzo e lo straniero videro che una pesca matura, che si trovava a venti metri dal punto preso di mira, era stata trafitta dalla freccia.
-Tu hai colpito una ciliegia, io ho colpito una pesca. Disse Tetsuya, tornando verso la sicurezza rappresentata dalla sponda.
– La ciliegia è più piccola. Tu hai colpito il tuo bersaglio a quaranta metri, e il mio si trovava a metà di quella distanza. Quindi, tu sei in grado di ripetere quello che hai fatto. Vieni fin qui al centro di questo ponte, e rifai la stessa cosa.
Terrorizzato, lo straniero si diresse fino al centro del ponte semi fradicio, tenendo gli occhi fissi al burrone sotto ai suoi piedi. Fece gli stessi gesti rituali, tirò in direzione dell’albero delle pesche, ma la freccia passò molto distante.
Facendo ritorno verso la sponda, il suo volto era pallido.
-Possiedi capacità, possiedi dignità, e possiedi la postura giusta – disse Tetsuya.
Conosci bene la tecnica e padroneggi lo strumento, ma non sai dominare la tua mente.
Sai tirare quando tutte le circostanze ti sono favorevoli, ma trovandoti su un terreno rischioso, non riesci a raggiungere l’obiettivo.
Invece, l’arciere non sempre può scegliere il suo campo di battaglia, per cui ricomincia l’allenamento e tieniti pronto per le situazioni non a tuo favore.
Prosegui nel cammino dell’arco, poiché è il cammino di una vita. Ma cerca di imparare che un tiro corretto e preciso è molto diverso da un tiro fatto con la pace nell’anima.
Lo straniero fece ancora una volta un profondo inchino, ripose il suo arco e le sue frecce nella lunga sacca a tracolla che portava sulle spalle, e partì.
img/IlCamminodellArco3.jpgSulla strada del ritorno, il ragazzo era esultante.
-Lo avete umiliato, Tetsuya! Dovete essere proprio il più bravo di tutti!
-Non dobbiamo giudicare le persone senza prima imparare ad ascoltarle e rispettarle.
Lo straniero era un uomo buono: non mi ha umiliato, né ha tentato di dimostrare di essere il migliore, nonostante desse l’impressione contraria. Desiderava mostrare il suo talento e vederlo riconosciuto, al costo di dare l’impressione di starmi sfidando. D’altronde, fa parte del cammino dell’arco affrontare di tanto in quanto delle prove inaspettate, ed è stato esattamente ciò che oggi lo straniero mi ha permesso di fare.
-Ha detto che eravate il più bravo di tutti, e io neppure sapevo che eravate un maestro del tiro con l’arco. Se è così, perché lavorate in una falegnameria?
-Perché il cammino dell’arco è utile per tutto, e il mio sogno era di lavorare il legno.
Inoltre, un arciere che percorre questo cammino non ha bisogno dell’arco, né della freccia, né del bersaglio.
-In questo villaggio non succede mai niente di interessante, e improvvisamente mi rendo conto di stare al cospetto di un maestro in un’arte alla quale nessuno è più interessato. Disse il ragazzo, con gli occhi che gli brillavano.
– Che cos’è il cammino dell’arco? Potete insegnarmelo?
-Insegnare non è difficile. Posso farlo in meno di un’ora, mentre facciamo ritorno al villaggio. Ciò che è difficile è esercitarsi tutti i giorni fino a raggiungere la precisione necessaria.
Gli occhi del ragazzo sembravano implorare una risposta affermativa. Tetsuya camminò in silenzio per quasi quindici minuti, e quando riprese a parlare, la sua voce sembrava più giovane:
-Oggi sono contento: ho onorato un uomo che, molti anni fa, mi salvò la vita. Per questo motivo, ti darò tutte le regole necessarie, ma non posso fare nient’altro a parte questo: se tu riesci a comprendere quello che ti sto dicendo, potrai usare questi insegnamenti per qualsiasi cosa desideri. “Pochi minuti fa, mi hai chiamato maestro. Cos’è un maestro? Ebbene io ti rispondo: non è chi insegna qualcosa, ma chi ispira l’alunno a dare il meglio di sé per scoprire una conoscenza che già possiede nella propria anima.”
E mentre scendevano dalla montagna, Tetsuya illustrò il cammino dell’arco.

continua >>> Gli alleati

img/IlCamminodellArco.jpg

img/alchimista2.jpg
Paulo Coelho
Nato da famiglia ricco-borghese a Botafogo, Coelho sin da giovanissimo mostra una vocazione artistica ed una sensibilità fuori dal comune. Iscritto al Collegio Gesuita di San Ferdinando, non ne sopporta le regole, ma qui vinse il suo primo premio letterario in un concorso scolastico di poesia.
Il suo rifiuto di ogni regola comportamentale lo porta a contrasti enormi con la madre, che lo fa ricoverare in un ospedale psichiatrico nel 1965 e nel 1966, convinta che le ribellioni del figlio fossero da imputare a una malattia mentale. In un successivo ricovero, nel 1967, lo scrittore fu sottoposto a elettroshock in quanto, egli narra, voleva avvicinarsi al teatro, allora reputato fucina di perversioni ed immoralità dalla borghesia brasiliana.
Dopo un breve periodo in cui si dedicò agli studi di economia, per assecondare i voleri del padre, nel 1970 li abbandonerà per poi partire, nei successivi due anni, alla scoperta del mondo; questo tanto per soddisfare il proprio bisogno di esperienze – complice la sua completa immersione nella cultura Hippie del periodo e l’uso di droghe – quanto per evitare il rischio di venire internato nuovamente. Nel 1971 conoscerà Raul Seixas, poeta ribelle, di cui scriverà le presentazioni delle tre opere pubblicate tra il 1973 e il 1976.
Paulo Coelho Website
www.paulocoelho.com
Paulo Coelho Blog
www.paulocoelhoblog.com
img/paulocoelho.jpg
La rete gli ha dato la fama e l’ha aiutato a vendere oltre cento milioni di copie dei suoi libri e lui, Paulo Coelho, in vetta per molti mesi nelle classifiche di vendita in tutto il mondo e con traduzioni in 66 lingue,  ha deciso di regalare agli utenti internet tre libri inediti: “Il cammino dell’arco” , “Storie per Padri, figli e nipoti” e “Tl guerriero della luce”.
Un regalo in occasione del suo 62 mo compleanno, compiuti lo scorso 24 agosto. I libri sono scaricabili dal sito dello scrittore e sono disponibili in diverse lingue tra cui, ovviamente, l’italiano.
Copyright © Paulo Coelho 2005
The right of Paulo Coelho to be identified as the moral rights author of this ork has been asserted by him in accordance with the Copyright mendment (Moral Rights) Act 2000 (Cth).

lunedì 11 gennaio 2016

“…i cuori degli uomini sono così: hanno paura di realizzare i sogni più grandi, perché pensano di non meritarlo, o di non riuscire a raggiungerli.”

Originally posted on leggoerifletto

Le cose che ho imparato dalla vita - Paulo Coelho

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia  e solo pochi secondi per  distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo,  ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze, possono ingannare.
Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
Cerca qualcuno che ti faccia sorridere, perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte,  dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente da renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri.  Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.


- Paulo Coelho - 




Certe persone vivono in lotta con altre, 
con se stesse, con la vita.
Allora si inventano opere teatrali immaginarie
e adattano il copione alle proprie frustrazioni.

- Paulo Coelho - 
Dal libro “Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto”




 "Io credo ai segnali. Quello che abbiamo bisogno di apprendere è sempre davanti ai nostri occhi; è sufficiente guardarsi intorno con deferenza e attenzione per scoprire dove Dio vuole condurci e quale sia il passo migliore da compiere nel minuto successivo. 
Ho imparato a rispettare il mistero. 
Come diceva Einstein: "Dio non gioca a dadi con l'universo", tutto è collegato e ha un senso. 
Benché esso risulti occulto per gran parte del tempo, noi sappiamo di essere prossimi alla nostra vera missione sulla terra quando ciò che stiamo facendo è permeato dall'energia dell'entusiasmo. 
Se lo è, tutto va bene. Se non lo è, conviene cambiare rotta. 
Quando siamo sulla strada giusta, seguiamo i segnali e, se ci capita di fare un passo falso, ecco che la divinità ci viene in aiuto, evitandoci di commettere un errore."





E' necessario correre dei rischi ...
riusciamo a comprendere il miracolo della vita
solo quando lasciamo che l'inatteso accada.


- Paulo Coelho - 
Dal libro “Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto”





“…i cuori degli uomini sono così: hanno paura di realizzare i sogni più grandi, perché pensano di non meritarlo, o di non riuscire a raggiungerli.”



Buona giornata a tutti. .-)

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