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martedì 30 gennaio 2018

Biografia del silenzio





Squadernauti

BIOGRAFIA DEL SILENZIO


Biografia del silenzio è un breve e prezioso testo di Pablo d’Ors, pubblicato in Italia da Vita e Pensiero nella traduzione di Danilo Manera.Pablo d’Ors, scrittore e sacerdote cattolico, in un percorso di quarantanove tappe (che corrispondono ad altrettanti capitoli del libro) descrive la pratica della meditazione silenziosa.Lo fa adoperando uno stile semplice, mai compiaciuto, esemplare per chiarezza e logicità, evidentemente scaturito da una profonda consapevolezza di sé e della propria traiettoria spirituale.sovracoperta d'ors_kleeDEF_no bold_Layout 1Per meditare, dice l’autore già nella prima pagina, occorre abbandonare la più inveterata delle abitudini: fare. Il disagio che si avverte in questo radicale ribaltamento di prospettiva è, anzitutto, fisico: “Nei primi mesi meditavo male, malissimo; tenere la schiena eretta e le ginocchia piegate non mi riusciva per nulla facile e, per giunta, respiravo con una certa agitazione”, p. 9.Indagare il nucleo più autentico di sé, poi, è un viaggio in un luogo mai esplorato; sono dunque inevitabili il senso di sgomento e la tentazione della fuga: “mi risultava quasi insopportabile stare con me stesso, ragion per cui scappavo costantemente da me. Questo verdetto mi ha portato alla certezza che, per quanto ampie e scrupolose fossero state le analisi della mia coscienza condotte nel mio decennio di formazione universitaria, la mia coscienza continuava ad essere, dopotutto, un territorio ben poco frequentato”, p. 12.La scoperta fondamentale a cui Pablo d’Ors giunge attraverso la meditazione è la differenza tra ciò che egli chiama piccolo io (o falso io) e il vero io (definizioni rinvenibli alle pp. 75-76).Il piccolo io (cioè l’ego nell’accezione deteriore del termine) si manifesta nella smania di giustapporre e collezionare esperienze, come se moltiplicare le azioni garantisse un accrescimento automatico della conoscenza di sé e del mondo: “Fino al momento in cui ho deciso di praticare la meditazione con tutto il rigore di cui ero capace, avevo avuto tante esperienze nel corso della vita da arrivare a un punto in cui, senza timore di esagerare, posso dire che non sapevo nemmeno bene chi ero […] Come molti dei miei contemporanei, ero convinto che quante più esperienze facessi e quanto più intense e folgoranti fossero, prima e meglio sarei arrivato alla pienezza come persona. Oggi so che non è così: la quantità di esperienze e la loro intensità serve solo a stordirci. […] Ora direi perfino che qualunque esperienza, anche quella in apparenza più innocente, è in genere troppo vertiginosa per l’anima umana, che si nutre solo a un ritmo pacato”, p. 13.L’allontanamento dal piccolo io equivale alla coscienza dell’autonomia del mondo, giacché nessun intervento umano può davvero incidere nel pulsare dell’universo: “Mentre sto seduto, apparentemente inattivo, comprendo meglio che il mondo non dipende da me, e che le cose sono come sono indipendentemente dal mio intervento. Vedere ciò è molto salutare: colloca l’essere umano in una posizione più umile, lo decentra, gli offre uno specchio a sua misura”, pp. 21-22.Allora, se fare è uno sterile esercizio di autoaffermazione che distanzia dalla verità, per aderire al ritmo della vita occorre proprio abbandonare l’azione: “Non conviene resistere, bensì lasciarsi andare, arrendersi con dedizione. Non resistere allo sforzo, bensì vivere nell’abbandono. […] Lo sforzo mette in funzionamento la volontà e la ragione; la resa, invece, la libertà e l’intuizione. […] Sicché non c’è nulla da inventare, basta ricevere quel che la vita ha inventato per noi; e poi, questo sì, darlo agli altri”, p. 38.Ma per poter accogliere la vita è necessario liberarsi dall’ossessione delle esperienze, svuotarsi, farsi cavi: “Ci spaventa lo scenario vuoto: tanta desolazione ci dà un’impressione di noia. Ma quel vuoto è la nostra identità più radicale, giacché non è altro che pura capacità di recepire e accogliere”, p. 60.Esistere davvero è corrispondere al ritmo, vivere senza che mai alcun gesto sia accompagnato da interpretazioni o proiezioni: “Tutti loro [i maestri di meditazione incontrati negli anni da Pablo d’Ors, n.d.r.] si muovono risolutamente e dicono semplicemente quel che hanno nel cuore e nella testa, senza che sembri preoccuparli la ripercussione o impressione che possono provocare. Nelle loro parole non c’è altro che le parole pronunciate, senza alcuna intenzione aggiuntiva”, p. 71.La partecipazione autentica alla vita è spegnere la propria individualità nel battito universale, in una suggestiva coincidenza tra accogliere ed essere accolti.
squadernauti.wordpress.com/2014/12/19/biografia-del-silenzio


BIOGRAFIA DEL SILENZIO


“Fare un bagno nell’essere” (Pablo d’Ors)
Leggiamo ancora qualcosa tratto da Biografia del silenzio di Pablo d’Ors:“Riconosco che passo buona parte delle mie sedute a sognare a occhi aperti; ammetto anche che questo vagheggiare mi risulta, in generale, abbastanza gradevole. Ma […] non è meditazione. […] Viviamo ebbri di idee e ideali, confondendo vita e fantasia. […]La meditazione ama la concretezza e respinge l’astrazione. Chi abbandona la chimera dei sogni, entra nella patria della realtà. […] Il sogno sfugge sempre: è evanescente, intangibile. La realtà invece non scappa, siamo noi a scappare da lei. Meditare significa tuffarsi di testa nella realtà e fare un bagno nell’essere. […]Non manipolare, limitarsi ad essere quel che si vede, si sente e si tocca: su questo si fonda la felicità della meditazione […].Camminare con l’attenzione desta, per esempio, o lavarsi i denti con attenzione: percepire il flusso dell’acqua, il suo rinfrescante contatto con le mani, il modo in cui chiudo il rubinetto, il tessuto dell’asciugamano… Ogni sensazione, per minima che sembri, è degna di essere esplorata. L’illuminazione […] si nasconde nei fatti più minuscoli […]. Vivere bene implica essere sempre a contatto con se stessi […].Non ambisco a contemplare, bensì a essere contemplativo, che equivale a esistere senza aspirazioni. […]Più che aiutare a trovare quel che si cerca, lo sforzo tende a impacciarci. Non conviene resistere, bensì lasciarsi andare, arrendersi con dedizione. Non insistere nello sforzo, bensì vivere nell’abbandono. Sia l’arte sia la meditazione nascono sempre dalla resa, mai dallo sforzo. E lo stesso succede con l’amore. Lo sforzo mette in funzionamento la volontà e la ragione; la resa, invece, la libertà e l’intuizione. […] L’unica cosa necessaria per questa resa con dedizione è essere lì, a captare quel che appare, qualunque cosa sia. La meditazione è come un rigoroso addestramento all’abbandono e all’abnegazione.Sicché non c’è nulla da inventare, basta ricevere […]; e poi, questo sì, darlo agli altri. I grandi maestri sono, senza eccezione, grandi recettori. […]Lo zen educa al rispetto verso la realtà. E la realtà non verrebbe rispettata se, in ultima istanza, non fosse considerata misteriosa. La meditazione aiuta a comprendere che tutto è un mistero […]. Oggi penso che per chi medita non c’è distinzione tra sacro e profano. […]Reagire al dolore con ostilità lo converte in sofferenza. […] Nessuno mette in dubbio che il dolore sia odioso, ma accettare il fastidio e abbandonarvisi senza resistenza è il metodo giusto per renderlo meno sgradevole. Ciò che ci fa soffrire sono le nostre resistenze alla realtà. […]Per ottenere questa connessione con il dolore bisogna fare esattamente l’opposto di quel che ci hanno insegnato: non correre, ma fermarsi; non sforzarsi, ma abbandonarsi; non proporsi mete, ma stare semplicemente lì. […]Il dolore è il nostro principale maestro. La lezione della realtà – che è l’unica degna di venire ascoltata – non si impara senza dolore. La meditazione non ha per me niente a che vedere con un ipotetico stato di imperturbabilità, come molti la intendono. Si tratta piuttosto di un lasciarsi lavorare dal dolore […]. La meditazione è quindi l’arte della resa. […] Se nel mondo ci viene insegnato a chiuderci al dolore, nella meditazione ci si insegna ad aprirsi a lui. La meditazione è una scuola di apertura alla realtà.Per quel che ho appena scritto, non sembrerà strano che la meditazione in silenzio e quiete sia stata accusata di sofisticato masochismo. In effetti, si arriva a un punto in cui si desidera sedersi tutti i giorni con la propria porzione di dolore: frequentarlo, conoscerlo, addomesticarlo” (pp. 32-45).
Fare un bagno nell’essere”(Pablo d’Ors)


Chi di noi può dire di non essere mai stato muto al cospetto della bellezza di un cielo stellato ?Di essersi lasciato rapire da tanta immensità? 
...
Sotto le stelle, quindi viviamo la tensione tra due sentimenti opposti: una bruciante speranza e una straziante ferita.
La bellezza di permettersi di sognare e il disagio di sentire che qualcosa ci manca.



Tu qui sedes in tenebris
spe tua gaude:
orta stella matutina
sol non tardabit

 
  • Thomas Merton 
  • : Semi di contemplazione


    martedì 26 settembre 2017

    “La mia passione per la pace”

    PIETRE VIVE



    “La mia passione per la pace”

    di Thomas Merton

    Recensione di Aldo Pintor



    In questi giorni abbiamo tutti una pace da chiedere. La situazione Stati Uniti e Nord Corea sembra avviarsi verso un tragico conflitto le cui conseguenze non possono non preoccupare tutte le persone sensibili e che hanno a cuore il futuro del nostro pianeta e delle generazioni future. Dobbiamo alla Casa Editrice Garzanti la pubblicazione quanto mai opportuna di “La mia passione per la pace” testi pubblicati fin dagli anni cinquanta da uno dei profeti del ventesimo secolo. Il monaco americano Thomas Merton di cui si ricorda, soprattutto, la sua splendida autobiografia “La montagna dalle sette balze” che se non avete ancora letto vi invito a procurarvi al più presto. Da sempre sensibile al tema della pace Thomas Merton nel 1962 mentre stava per esplodere la crisi dei missili a Cuba ha scritto “La pace nell'era post cristiana” scritti pubblicati solo postumi nella madre patria dell'autore e che la Casa Editrice Qiqajon ha messo a disposizione del lettore italiano nel 2005 durante lo svolgersi dei conflitti scaturiti dopo l'11 settembre 2001. 

    I testi che oggi sono in libreria in contemporanea ai test nucleari della Corea del Nord sono stati invece raccolti nel 1995 da William H Jhannon e leggendoli ci si accorge che sono di una tragica attualità. Questi scritti sono opportunamente contestualizzati e suddivisi in due gruppi: L'anno delle lettere sulla guerra fredda che riguardano i mesi che vanno da ottobre 1961 a ottobre 1962, mesi dove il rischio di un nuovo conflitto mondiale, forse raggiunse il suo apice. Queste lettere riguardano il periodo di tempo forse più drammatico dopo la seconda guerra mondiale. Oltre a queste abbiamo quelle scritte dopo il 1962. Leggendo la prima serie di scritti apprendiamo come “la radice della guerra è nella paura” e il nostro monaco invita ogni cristiano alle proprie responsabilità davanti alla tragica possibilità di un conflitto che rischia di andare completamente fuori controllo e compromettere il futuro del pianeta e dell'umanità. Purtroppo l'attuale crisi Nordcoreana ci fa scorrere brividi gelidi lungo la schiena leggendo questi testi. Più ampio invece il contenuto dei testi che riguardano il periodo successivo al drammatico 1962 dove si narrano vari episodi dove il rifiuto della forza ha sconfitto quest'ultima. Conosceremo così la storia della resistenza non violenta dei danesi nei confronti delle truppe naziste che occupavano il loro territorio e ci verranno nuovamente ricordati gli insegnamenti di giganti dell'umanità come Gandhi e Martin Luther King. Da questi scritti non mancano i racconti degli abissi di orrore di cui è capace l'umanità quando si scatenano le barbarie della guerra: dall'osceno sterminio che è stato Auschwitz agli orrori commessi durante la guerra in Vietnam. La raccolta si chiude con una preghiera per la pace che sgorga pure dal cuore di Thomas Merton. Preghiera che come si vedrà è tutt'altro che contemplativa e mai si lascia sconfiggere dallo sconforto per il tragico baratro in cui rischia di cadere il mondo (ahimè oggi come ieri). Questa preghiera è un appello talmente concreto all'umanità che chiede che ognuno si prenda la sua responsabilità etica e politica tanto che Frank Kowalski deputato del Connecticut la lesse davanti alla camera. Thomas Merton era un profeta e come tale sapeva discernere i segni dei tempi. Purtroppo come tutti i profeti non ha avuto vita facile e fu scomodo a molti sino alla misteriosa fine della sua vita quanto fu trovato morto in un albergo di Bangkok, nel 1968. Preghiamo e auspichiamo il sorgere di profeti nella nostra epoca tragica per molti versi. Un profeta dei nostri giorni è senz'altro anche papa Francesco e per questo vediamo come è contrastato spesso dentro la stessa Chiesa quanto almeno a memoria ma mai nessun altro papa dei tempi moderni lo è stato.

    Guarda la scheda del libro “La mia passione per la pace” di Thomas Merton

    Preghiera per la pace di Thomas Merton.

    Nella tua volontà, o Dio, è la nostra pace!

    Onnipotente e misericordioso Dio, 
    Padre di tutti gli uomini,
    Creatore e Dominatore dell'universo, Signore della storia,
    i cui disegni sono imperscrutabili,
    la cui gloria è senza macchia,
    la cui compassione per gli errori degli uomini è inesauribile,
    nella tua volontà è la nostra pace!

    Ascolta nella tua misericordia questa preghiera
    che sale a te dal tumulto e dalla disperazione di un mondo in cui tu sei dimenticato,
    in cui il tuo nome non è invocato, le tue leggi sono derise,
    e la tua presenza è ignorata.
    Non ti conosciamo, e così non abbiamo pace.
    Concedici prudenza in proporzione al nostro potere,
    saggezza in proporzione alla nostra scienza,
    umanità in proporzione alla nostra ricchezza e potenza.
    E benedici la nostra volontà di aiutare ogni razza e popolo
    a camminare in amicizia con noi,
    lungo la strada della giustizia, della libertà e della pace perenne.
    Ma concedici soprattutto di capire che le nostre vie non sono necessariamente le tue vie,
    che non possiamo penetrare pienamente il mistero dei tuoi disegni,
    e che la stessa tempesta di potere che ora infuria in questa terra
    rivela la tua segreta volontà e la tua inscrutabile decisione.
    Concedici di vedere il tuo volto alla luce di questa tempesta cosmica,
    o Dio di santità, misericordioso con gli uomini.
    Concedici di trovare la pace dove davvero la si può trovare!
    Nella tua volontà, o Dio, è la nostra pace!

    giovedì 28 aprile 2016

    Thomas Merton

    ” Tu qui sedes in tenebris spe tua gaude:orta stella matutina sol non tardabit “

    T. Merton  immagine da Avvenire
    monasterovirtuale.it

    By leggoerifletto:

    La contemplazione – padre Thomas Merton

    La contemplazione non deve essere confusa con l’astrazione.
    Una vita contemplativa non va vissuta con un ritiro permanente dentro la propria mente.
    L’esistenza ridotta e limitata di un piccolo gruppo isolato e specializzato non basta per la «contemplazione».
    Il vero contemplativo non è meno interessato degli altri alla vita normale, non è meno preoccupato per quello che capita nel mondo, ma più interessato, più preoccupato.
    Il fatto di essere un contemplativo lo rende capace di un interesse maggiore e di una preoccupazione più profonda. Essendo distaccato, e avendo ricevuto il dono di un cuore puro, egli non si limita a prospettive ristrette e provinciali. Non è coinvolto facilmente nella confusione superficiale che la maggior parte degli uomini prende per realtà. E per questa ragione può vedere più chiaramente ed entrare più direttamente nella pura attualità della vita umana. La cosa che lo distingue dagli altri uomini, e che gli dà il chiaro vantaggio su di essi, è il fatto di possedere una comprensione molto più spirituale di ciò che è «reale» e di ciò che è «effettivo».
    – Padre Merton Thomas –
    da: “L’esperienza interiore. Note sulla contemplazione” Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 2005, p. 212



    L’uomo si serve della sua intelligenza nella maniera più completa e totale solo quando tutte le sue capacità conoscitive convergono in un intelletto illuminato, aperto e guidato dallo Spirito Santo.
    L’uomo contemplativo è colui che guarda attraverso la sua intelligenza con l’occhio luminoso dello Spirito Santo.

    – Marko Ivan Rupnik –

    da: “Il discernimento, Lipa 2007,p. 25



    Il contemplativo non è semplicemente un uomo a cui piace starsene seduto a pensare, o tanto meno uno che se ne sta seduto con lo sguardo assente.
    La contemplazione è qualcosa di più della pensosità o della tendenza alla riflessione. Indubbiamente un’indole pensosa e riflessiva non è certo da disprezzarsi in questa nostra era di vacuità e di automatismo, e può effettivamente condurre l’uomo alla contemplazione. […].
    Il contemplativo non è isolato in se stesso, ma è liberato dal suo io esteriore ed egotistico attraverso l’umiltà e la purità di cuore – quindi non esiste più in lui un serio ostacolo all’amore semplice ed umile per gli altri uomini.
    – Padre Merton Thomas –
    da: “Semi di contemplazione”, B. Tasso – E. Lante Rospigliosi (Edd), Ed. Garzanti, 1991, pp. 17; 57




    Ti ringrazio per il tuo amore incondizionato, perché non mi hai dimenticato e abbandonato.

    Ti ringrazio perché vegli su ogni attimo della mia vita; i momenti di gioia e di difficoltà, attraverso i quali mi conduci alla maturità e alla fede profonda.

    Ti ringrazio per l’aiuto che mi dai, aiuto che conduce al bene, quando in te depongo la mia fiducia.

    Ti ringrazio perché mi proteggi da ogni forza oscura e perché posso sentire la tua vicinanza e l’amore, l’aiuto e la salvezza.

    Grazie per coloro che mi hai assegnato per sostenermi e assistermi attraverso le vie della vita.

    Grazie per la tua bontà e la misericordia che mi accompagna ovunque mi trovi.

    Grazie perché mi permetti di abbandonare i brutti pensieri e mi induci a pensare a quel che mi cura e incoraggia.

    Grazie per tutti i tuoi doni, in particolare per il dono d’amore che allontana da me ogni paura.

    Ti adoro, Gesù, ti onoro e ti rendo grazie, per la misericordia che hai di me in questo momento e perché io possa stare con te e rivolgerti questa preghiera. Amen.



    Buona giornata a tutti.:-)
    www.leggoerifletto.it



    Pensieri nella solitudine


     




    « Io, Signore Iddio, non ho nessuna idea di dove sto andando.

    Non vedo la strada che mi sta davanti.

    Non posso sapere con certezza dove andrò a finire.

    Secondo verità, non conosco neppure me stesso

    e il fatto che penso di seguire la tua volontà non significa che lo stia davvero facendo.

    Ma sono sinceramente convinto che in realtà ti piaccia il mio desiderio di piacerti

    e spero di averlo in tutte le cose, spero di non fare mai nulla senza tale desiderio.

    So che, se agirò così, la tua volontà mi condurrà per la giusta via,

    quantunque io possa non capirne nulla.

    Avrò sempre fiducia in te,

    anche quando potrà sembrarmi di essere perduto e avvolto nell’ombra della morte.

    Non avrò paura,

    perché tu sei con me e so che non mi lasci solo di fronte ai pericoli. »
     





















    (Thomas Merton, Preghiere)



    L'esperienza interiore. Note sulla contemplazione

    Copertina anteriore
    "Come mi sbagliavo nel considerare la contemplazione solo parte della vita!... Per un contemplativo tutta la sua vita è contemplazione" (Thomas Merton). L'esperienza interiore è la prima edizione completa e autorizzata dell'ultimo lavoro di Thomas Merton. Si tratta di un manoscritto che egli aveva sempre avuto l'intenzione di rivedere, ma che non riprese mai in mano fino al 1968 quando integrò nel testo brevi ma importanti correzioni e aggiunte. Attingendo alla sua esperienza cristiana,ma anche agli scritti e tradizioni orientali che influenzarono in modo così significativo i suoi scritti nell'ultimo decennio della sua vita, Merton presenta la contemplazione in tutta la sua ampiezza; e mette in luce come la contemplazione non sia semplicemente una parte della vita, ma la vita nella sua interezza. Questo, che è l'ultimo suo grande lavoro a essere pubblicato, ci presenta un Merton degno di essere annoverato fra i grandi maestri di spirito e carico di umanità. Curata con scrupolo dallo studioso di Merton, William H. Shannon, L'esperienza interiore collega i primi lavori di Merton sulla contemplazione, strettamente cattolici, con i suoi ultimi lavori di più ampio respiro. Questo libro testimonia il suo crescente interesse nei confronti delle tradizioni di meditazione e di spiritualità orientali, specialmente buddiste, che avrebbero influenzato in maniera significativa il suo pensiero e i suoi scritti nell'ultimo decennio della sua vita.


    Nuovi semi di contemplazione


    Copertina anteriore

    "La contemplazione è l'espressione più alta della vita intellettuale e spirituale dell'uomo. E quella vita stessa, pienamente cosciente, pienamente attiva, pienamente consapevole di essere vita. È prodigio spirituale. E timore riverente, spontaneo, di fronte al carattere sacro della vita, dell'essere. E gratitudine per il dono della vita, della consapevolezza, dell'essere. E chiaro intendimento che la vita e l'essere, in noi, derivano da una fonte invisibile, trascendente e infinitamente ricca. La contemplazione è soprattutto consapevolezza della realtà di questa fonte. Essa conosce questa fonte in modo oscuro, inesplicabile, ma con una certezza che trascende sia la ragione sia la semplice fede. La contemplazione infatti è un genere di visione spirituale alla quale aspirano, per la loro stessa natura, la ragione e la fede, poiché senza di essa sono destinate a restare sempre incomplete." (T. Merton)

     

    La montagna dalle sette balze

    Copertina anteriore
    In questo libro, che lo consacrò scrittore e lo rese famoso in tutto il mondo, Thomas Merton narra le molte esperienze che lo portarono prima ad abbracciare il credo comunista, poi a convertirsi al cattolicesimo e a farsi monaco trappista. Proprio come il viaggio dantesco cui si rifa il titolo, l'itinerario spirituale di Merton alla ricerca di Dio conosce soste, intoppi, cadute, momenti di disperazione, ma si conclude con la conquista di una nuova consapevolezza di vita e di pensiero.

     >>>  Breve profilo biografico di Thomas Merton

    domenica 3 maggio 2015

    Il segreto dell'amore - Yes You Live

    Il segreto dell'amore - Thomas Merton

    Non basta all'amore di essere partecipati, bisogna che sia partecipato liberamente, perché nella costrizione non vi può mai essere felicità.
    Un amore disinteressato che si riversa su un oggetto egoista non dà una felicità completa: non perché l'amore abbia bisogno, per amare, di ricambio o di ricompensa, ma perché riposa nella felicità dell'amato. 
    E se questi riceve l'amore egoisticamente, l'amante non è soddisfatto, perché vede che il suo amore non è riuscito nell'intento di rendere felice l'amato, non ha risvegliato in lui la capacità di amare senza egoismo.
    Di qui il paradosso che l'amore disinteressato può riposare completamente solo in un amore perfettamente ricambiato: perché sa che la sola vera pace si trova in un amore che non cerca se stesso. 
    Un tale amore accetta di non essere amato disinteressatamente per amore di colui che ama e, nel far così, perfeziona se stesso.
    Il dono dell'amore è il dono della potenza e della capacità di amare e quindi darlo in pieno vuol dire anche riceverlo.
    Così lo si può conservare solo se lo si dona e lo si può donare perfettamente solo se lo si riceve.

    - Padre Thomas Merton - 
    Da: “Nessun uomo è un'isola”, Ed. Garzanti




    Il mondo è pieno
    di meraviglie da scoprire,
    non far trascorrere un solo giorno,
    senza esserti stupito!


    - Padre Thomas Merton - 


    Interno del Duomo di Parma - Italy

    “Quelli che amano il silenzio trovino altra gente che ama il silenzio 
    e creino silenzio e pace gli uni per gli altri.”

    dal libro il “Segno di Giona” di Thomas Merton 
    (Parte quinta, 19 novembre, p. 357)




    L'inizio più abituale della contemplazione è quello che avviene attraverso un deserto di desolazione. A mano a mano che avanzi, impari a riposare in questa arida quiete, e sempre più cresce in te la sicurezza di una presenza confortante e possente.


    - Padre Thomas Merton - 




    Il desiderio di compiacerti - Padre Thomas Merton

    Signore mio Dio,
    non ho alcuna idea di dove sto andando,
    non vedo la strada che mi è innanzi,
    non posso sapere con certezza dove andrà a finire.
    E non conosco neppure davvero me stesso,
    e il fatto che penso di seguire la tua volontà
    non significa che lo stia facendo davvero.

    Sono però convinto che il desiderio di compiacerti
    in realtà ti compiace.
    E spero di averlo in tutte le cose.
    Spero di non fare mai nulla senza un tale desiderio.
    E so che se agirò così
    la mia volontà mi condurrà per la giusta via,
    quantunque possa non saperne nulla.

    Avrò però sempre fiducia in te
    per quanto mi possa sembrare di essere perduto
    e avvolto nell’ombra della morte.

    Non avrò paura,
    perché tu sei sempre con me
    e non mi lascerai mai solo di fronte ai pericoli.
      
    (Thomas Merton)



    Buona giornata a tutti. :-)

                                             By leggoerifletto.blogspot.it