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domenica 1 aprile 2018

Per lui, amore per Dio = amore per il mondo.


La spiritualità del ’900: Dietrich Bonhoeffer.


Pastore protestante che venne ucciso la mattina del 9 aprile 1945 all’età di 39 anni dietro ordine personale di Hitler. Aveva lasciato cattedra, libri per entrare attivamente nella resistenza antinazista, per essere fedele al mondo e alla sua giustizia, per trasformare il mondo in un luogo giusto. Combatté incessantemente contro la discriminazione raziale.
Per lui, amore per Dio = amore per il mondo.
Durante i due anni che trascorse nella prigione di Berlino, scrisse molte lettere ai suoi genitori, alla fidanzata e, soprattutto, ad un caro amico che, ironia della sorte, era soldato nell’esercito nazista. In una di queste lettere dell’anno 1944, Bonhoeffer compie una svolta teologica decisiva, la cui portata non è ancora chiara nemmeno oggi. Egli ritiene decaduta l’immagine tradizionale di Dio, quella che per affermarsi necessita della debolezza umana, il Deus ex machina.
Io vorrei parlare di Dio non nei limiti ma al centro, non nella debolezza ma nella forza, non in relazione alla morte o colpa ma alla vita e nel bene dell’uomo. Dio non è il tappabuchi nei confronti delle incompletezze delle nostre conoscenze. Dobbiamo trovare Dio in ciò che conosciamo, … Dio deve essere conosciuto non ai limiti delle nostre possibilità ma al centro della vita. …
Gesù non ha fatto come prima cosa dell’uomo un peccatore, non ha mai messo in questione la felicità dell’uomo in quanto tale […] Gesù rivendica per sé e per il regno di Dio la vita umana tutta intera in tutte le sue manifestazioni.”
Ecco decaduta l’immagine tradizionale di Dio, gli uomini hanno imparato a cavarsela da sé. Occorre una nuova modalità di pensare il concetto di Dio: occorre superare il concetto di rivelazione come qualcosa di inaudito e di particolare, qualcosa che non è contenuto fin dalle origini. Quando Bonhoeffer dice che Gesù rivendica per sé la vita umana tutta intera significa vedere in Lui non qualcosa di nuovo ma di antichissimo, di eterno, di sempre presente nella vita umana.Questo è un concetto di rivelazione cristiana che capovolge la prospettiva: è uno svelare la logica profonda dell’essere uomo, è uno svelare ciò che è da sempre presente nella creazione e nella natura. C’è analogia tra Dio e la fonte dell’essere. Bonhoeffer ha una profonda fiducia nella natura che da sé è in grado di generare lo spirito.
L’anima non è un fenomeno che scende dall’alto ma sorge dal basso, dalla materia che produce ogni cosa. La lettera di Bonhoeffer al sole è un piccolo saggio di teologia universale, è un inno alla vita naturale, alla salute, alla forza, alla felicità naturale: la vita umana intera in tutte le sue manifestazioni. In questo modo si è a contatto col divino, non uscendo da se stessi, non abbandonando il nostro essere  a un pezzo di mondo. Questa prospettiva rappresenta un addio alla teologia del peccato originale, che designa la felicità naturale come una sciagura, la forza vitale come disperazione che fa dell’uomo naturale qualcosa di peccaminoso, bisognoso di redenzione e di essere salvato. Il dogma del peccato originale parla di colpa che grava sulla testa di ogni essere umano che viene sulla terra.
La natura in se stessa, nella sua dimensione animale, minerale, vegetale, è il luogo da cui nasce lo spirito.
Il manifesto della teologia universale è contenuto in un testo poetico dedicato a cristiani e pagani. Chi sono i pagani? Sono gli uomini di questo mondo secolarizzato e Dio va a tutti gli uomini e sono perdonati in quanto tali, non occorre che diventino cristiani. Oggi occorre eliminare, come necessaria alla salvezza, la pratica della religione normata dalla Chiesa. Dire questo oggi è qualcosa di rivoluzionario (come duemila anni fa era rivoluzionaria l’idea di eliminare la pratica della circoncisione).La questione di base per Bonhoeffer è il cristianesimo inconsapevole: il cristianesimo può rappresentare la salvezza per tutti gli uomini, ma se è inconsapevole, non può essere universale, quindi non può essere la verità.
Il 16 luglio 1944 Bonhoeffer scriveva che “essere cristiano non significa essere religioso, significa essere uomini”.
Gli uomini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono per aiuto, chiedono felicità e pane, salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte. Così fanno tutti, cristiani e pagani. Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione; lo trovano oltraggiato, povero, senza tetto né pane. Lo vedono consunto dai peccati, debolezza e morte. I cristiani stanno vicini a Dio nella sua sofferenza. Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione; sazia il corpo e l’anima del suo pane, muore in croce per cristiani e pagani e a questi e a quelli, perdona.”

Vito Mancuso, tratto dal programma, Damasco, Il terzo Anello, di RAI radio 3

mercoledì 8 novembre 2017

Ascoltare l’altro


leggoerifletto:

 Il primo servizio: ascoltare l’altro - Dietrich Bonhoeffer...


 Il primo servizio che si deve agli altri nella comunione, consiste nel prestar loro ascolto. L’amore per Dio comincia con l’ascolto della sua parola, e analogamente l’amore per il fratello comincia con l’imparare ad ascoltarlo. L’amore di Dio agisce in noi, non limitandosi a darci la sua Parola, ma prestandoci anche ascolto. Allo stesso modo l’opera di Dio si riproduce nel nostro imparare a prestare ascolto al nostro fratello. I cristiani, soprattutto quelli impegnati nella predicazione, molto spesso pensano di dover “offrire” qualcosa agli altri con cui si incontrano, e ritengono che questo sia il loro unico compito. Dimenticano che l’ascoltare potrebbe essere un servizio più importante del parlare. 
- Dietrich Bonhoeffer -
Vita comune, Queriniana, Brescia 2003



 



Molti cercano un orecchio disposto ad ascoltarli, e non lo trovano fra i cristiani, che parlano sempre, anche quando sarebbe il caso di ascoltare. Ma chi non sa più ascoltare il fratello, prima o poi non sarà più nemmeno capace di ascoltare Dio, e anche al cospetto di Dio non farà che parlare.Qui comincia la morte della vita spirituale, e alla fine non rimane che futile chiacchiericcio religioso, quella degnazione pretesca, che soffoca tutto il resto sotto un cumulo di parole devote. Chi non sa ascoltare a lungo e con pazienza, non sarà neppure capace di rivolgere veramente all’altro il proprio discorso, e alla fine non si accorgerà più nemmeno di lui. Chi pensa che il proprio tempo sia troppo prezioso perché sia speso nell’ascolto degli altri, non avrà mai tempo per Dio e per il fratello, ma lo riserverà solo a se stesso, per le proprie parole e i propri progetti ...C’è anche un modo di ascoltare distrattamente, nella convinzione di sapere già ciò che l’altro vuole dire. È un modo di ascoltare impaziente, disattento, che disprezza il fratello e aspetta solo il momento di prendere la parola per liberarsi di lui. questo non è certo il modo di adempiere al nostro incarico, e anche qui il nostro modo di riferirci al fratelli rispecchia il modo di riferirci a Dio
- Dietrich Bonhoeffer -Vita comune, Queriniana, Brescia 2003


Foto

su www.leggoerifletto.it

Oggi fa' ardere calde e chiare le candele che hai trasportato tu alla nostra oscurità;conducici, se si può, di nuovo insieme.E' ciò che noi sappiamo: arde di notte la luce tua.Quando su di noi discende il silenzio profondo oh, lascia che udiamo quel timbro pieno del mondo, che invisibile si estende intorno a noi di tutti i figli tuoi canto alto di lode. "Da forze buone, miracolosamente accolti, qualunque cosa accada, attendiamo confidenti.Dio è con noi alla sera e al mattino e, stanne certa, in ogni nuovo giorno." 
Pastore luterano.+ Dietrich Bonhoeffer.


 Dietrich Bonhoeffer così esprimeva le motivazioni del silenzio raccomandato a ogni cristiano che voglia crescere nella vita spirituale: 
«Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola, perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola. Facciamo silenzio dopo l'ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima Parola, e facciamo silenzio prima di coricarci perché l'ultima Parola appartiene a Dio. Facciamo silenzio solo per amore della Parola». E Ildegarda di Bingen diceva: «Dio ci dà volentieri appuntamento nella casa del silenzio».
Memoria e fedeltà
Memoria dell’agire di Dio nella storia e fedeltà alla terra nell’attesa della venuta del Signore: con questa duplice tensione, così cara a Dietrich Bonhoeffer – il teologo e pastore della Chiesa confessante tedesca impiccato cinquant’anni or sono su ordine di Hitler – sono qui raccolti alcuni testi inediti in italiano: una sorta di antologia ad uso quotidiano che proprio nella sua frammentarietà consente cammini impensabili a opere più organiche. Trovano così spazio testi estremamente preziosi nella loro varietà: riflessioni e approfondimenti dettati da circostanze storiche e personali particolari; pagine lasciate come in sospeso, provocatrici di domande cui solo il lettore può rispondere; brani che possono svelare, dietro un’apparente contraddizione, una lettura complementare; pensieri che sembrano scritti per chiarirne, se non per correggerne, altri. Tutto questo dà vita a pagine vicine a ogni uomo che si interroga, ricerca, ascolta, agisce
(dalla “Prefazione” di Enzo Bianchi).

leggiamolabibbia.wordpress.com





martedì 24 febbraio 2015

Qualunque cosa rechi questo giorno. Da forze buone...

Al cominciar del giorno,

Dio, ti chiamo.

Aiutami a pregare e

a raccogliere i miei pensieri su di te;

da solo non sono capace.

C'è buio in me,

in Te invece c'è luce;

sono solo,

ma tu non m'abbandoni;

non ho coraggio,

ma Tu mi sei d'aiuto;

sono inquieto,

ma in Te c'è la pace;

c'è amarezza in me,

in Te pazienza;

non capisco le tue vie,

ma tu sai qual è la mia strada.

Padre del cielo,

siano lode e grazie a Te

per la quiete della notte,

siano lode e grazie a Te

per il nuovo giorno.

Signore,

qualunque cosa rechi questo giorno,

il tuo nome sia lodato!

Amen. 

  Dietrich Bonhoeffer

    IN OGNI NUOVO GIORNO


Da leggoerifletto.blogspot.it

Chi sono, io? - Dietrich Bonhoeffer

Chi sono, io? Mi dicon spessoche esco dalla mia cellacalmo e lieto e saldocome il padrone del suo castello.Chi sono, io? Mi dicon spessoche parlo alle mie guardielibero e amichevole e chiarocome fossi io a comandare.Chi sono, io? Mi dicon ancheche sopporto i giorni della sventuraimpavido e sorridente e fierocome chi è avvezzo alla vittoria.Io, in realtà, son ciò che gli altri dicono di me?O sono solo ciò che so io di me stesso?Inquieto, nostalgico, malato come un uccello in gabbiabramoso d'un respiro vivo come mi strozzassero alla golaaffamato di colori, di fiori, di voci d'uccelliassetato di parole buone, di presenza umanatremante di collera davanti all'arbitrio e alla più meschina umiliazioneroso per l'attesa di grandi coseimpotente e preoccupato per l'amico ad infinita distanzastanco e vuoto per pregare, per pensare, per creareesausto e pronto a prendere congedo da tutto?Chi sono, io? Questo o quello?Oggi uno, domani un altro?Sono tutt'e due insieme? Davanti agli uomini un simulatoree davanti a me stesso uno spregevole, querulo rottame?O ciò che in me c'è ancora rassomiglia all'esercito sconfittoche si ritira in disordine prima della vittoria del già vinto?Chi sono, io? - domandare solitario che m'irride.Chiunque io sia, tu mi conosci, tuo sono io, o Dio!

- Dietrich Bonhoeffer -
da "Chi sono, io?"




Se si esercita fin dall’inizio la disciplina della lingua, ognuno potrà fare una scoperta incomparabile. Riuscirà cioè a smettere di tener d’occhio continuamente l’altro, di giudicarlo, di condannarlo, di inquadrarlo nel posto che a lui sembra gli spetti, di esercitare violenza su di lui. Ora riesce a riconoscere il fratello nella sua piena libertà, così come Dio glielo ha posto davanti. La visione si amplia, e con sua sorpresa è in grado di riconoscere nei suoi fratelli, per la prima volta, la ricchezza e la gloria della creazione divina.

- Dietrich Bonhoeffer - 
Da ”Vita comune”



Se il mio peccato mi sembra in qualche modo inferiore a quello degli altri, meno ri­provevole, non riconosco affatto il mio esser peccatore. Il mio pecca­to deve per forza essere il più grande, il più grave, il più riprovevole di tutti.Per i peccati degli altri ci pensa l’amore fraterno a trovare sempre qualche scusante, mentre per il mio non ce ne sono. Per questo è il più grave. A questo livello di umiltà deve giungere chi voglia servire i fratelli nella comunione.Come potrei infatti non es­sere ipocrita nel servire umilmente anche colui che in tutta serietà mi risulta peccatore più di me? Non è inevitabile che mi metta al di sopra di lui? Mi è consentito avere ancora speranza per lui? Sa­rebbe un servizio ipocrita.«Non credere di aver fatto progressi nella tua santificazione, se non hai un profondo sentimento della tua infe­riorità rispetto agli altri».

di Dietrich Bonhoeffer 
da: "Vita comune"



"Le mie battaglie le combatto contro di me, contro i miei propri demoni: ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite, contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo non è proprio il mio genere. Non ho paura, non so, mi sento così tranquilla. Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere. Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro corpo. Lo spirito viene dimenticato, s'accartoccia e avvizzisce in qualche angolino. Viviamo in un modo sbagliato, senza dignità. Io non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l'amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito"

- Etty Hillesum -



Signore, Padre di tutti gli uomini,
accogli il grido dei piccoli, degli inermi,
delle vittime della guerra
e mostra la Tua predilezione per loro
fermando ogni violenza fratricida,
ogni progetto di distruzione e di iniquità.
Cristo nostra pace, convertici a Te,
alla Tua Croce,
al Tuo perdono universale,
al Tuo amore senza riserve per ogni creatura.
Fratello di ogni uomo,
fa sentire nel cuore di chi uccide e opprime
la Tua inquietudine di giustizia e d'amore.
Spirito Santo, Spirito della vita,
illumina la mente e scalda il cuore
di coloro che hanno in mano
la vita dei loro simili,
perché le ragioni della pace e della giustizia
trionfino sulle forze della morte
e gli uomini ed i popoli riconciliati
possano incontrarsi, parlarsi e riscoprirsi fratelli.
Amen.

Oggi fa' ardere calde e chiare le candele che hai trasportato tu alla nostra oscurità;conducici, se si può, di nuovo insieme.E' ciò che noi sappiamo: arde di notte la luce tua.Quando su di noi discende il silenzio profondo oh, lascia che udiamo quel timbro pieno del mondo, che invisibile si estende intorno a noi di tutti i figli tuoi canto alto di lode. "Da forze buone, miracolosamente accolti, qualunque cosa accada, attendiamo confidenti.Dio è con noi alla sera e al mattino e, stanne certa, in ogni nuovo giorno." 
Pastore luterano.+ Dietrich Bonhoeffer.


 Dietrich Bonhoeffer così esprimeva le motivazioni del silenzio raccomandato a ogni cristiano che voglia crescere nella vita spirituale: 
«Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola, perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola. Facciamo silenzio dopo l'ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima Parola, e facciamo silenzio prima di coricarci perché l'ultima Parola appartiene a Dio. Facciamo silenzio solo per amore della Parola». E Ildegarda di Bingen diceva: «Dio ci dà volentieri appuntamento nella casa del silenzio».