La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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giovedì 1 gennaio 2015

Periodicamente è utile leggere e doveroso riproporre...


“Old Saint Paul’s Church, Baltimore A. D. 1692”, anno della fondazione della chiesa. Negli anni seguenti si diffuse la falsa notizia che la Desiderata fosse stata rinvenuta in tale chiesa e che fosse stata composta da un autore anonimo proprio nel ‘600.


                                       Arturo Benavidez "Desiderata"
Desiderata  è una poesia in prosa dello scrittore statunitense Max Ehrmann, che la scrisse e la pubblicò nel 1927. Nel 1957 (Ehrmann  morto nel 1945)  la poesia fu inserita in una raccolta di preghiere, compilata dal reverendo Frederick Kates, parroco della Saint Paul’s Protestant Episcopal Church di Baltimora. Il titolo della raccolta era “Old Saint Paul’s Church, Baltimore A. D. 1692”, anno della fondazione della chiesa. Negli anni seguenti  si diffuse la falsa notizia che la Desiderata fosse stata rinvenuta in tale chiesa e che fosse stata composta da un autore anonimo proprio nel ‘600. Una copia fu ritrovata sul comodino del politico statunitense Adlai Stevenson, morto nel 1965. Questo ritrovamento rese così famosa la prosa della Desiderata, tanto da farla diventare, in seguito, un simbolo pacifista per il movimento Hippy, che contribuì alla diffusione del testo. A seguito del suo successo, fu appurato che l’autore della Desiderata è Max Ehrmann, e che la data di composizione è, il 1927.

    Go placidly amid the noise and haste,
    and remember what peace there may be in silence.
    As far as possible without surrender
    be on good terms with all persons.
    Speak your truth quietly and clearly;
    and listen to others,
    even the dull and the ignorant;
    they too have their story. 
    Avoid loud and aggressive persons,
    they are vexations to the spirit.
    If you compare yourself with others,
    you may become vain and bitter;
    for always there will be greater and lesser persons than yourself.
    Enjoy your achievements as well as your plans. 
    Keep interested in your own career, however humble;
    it is a real possession in the changing fortunes of time.
    Exercise caution in your business affairs;
    for the world is full of trickery.
    But let this not blind you to what virtue there is;
    many persons strive for high ideals;
    and everywhere life is full of heroism. 
    Be yourself.
    Especially, do not feign affection.
    Neither be cynical about love;
    for in the face of all aridity and disenchantment
    it is as perennial as the grass. 
    Take kindly the counsel of the years,
    gracefully surrendering the things of youth.
    Nurture strength of spirit to shield you in sudden misfortune.
    But do not distress yourself with dark imaginings.
    Many fears are born of fatigue and loneliness.
    Beyond a wholesome discipline,
    be gentle with yourself. 
    You are a child of the universe,
    no less than the trees and the stars;
    you have a right to be here.
    And whether or not it is clear to you,
    no doubt the universe is unfolding as it should. 
    Therefore be at peace with God,
    whatever you conceive Him to be,
    and whatever your labors and aspirations,
    in the noisy confusion of life keep peace with your soul. 
    With all its sham, drudgery, and broken dreams,
    it is still a beautiful world.
    Be cheerful.
    Strive to be happy. 
    Max Ehrmann, Desiderata, Copyright 1952.

    Da mwkworks.com/desiderata


Di seguito una traduzione italiana della Desiderata.
 Un augurio di buon anno e un consiglio...  anzi un promemoria.
desiderata

Passa serenamente tra il rumore e la fretta,
e ricorda quale pace ci può essere nel silenzio.
Finché è possibile, senza cedimenti,
conserva i buoni rapporti con tutti.
Di’ la tua verità con calma e chiarezza,
e ascolta gli altri,
anche il noioso e l’ignorante,
anch’essi hanno una loro storia da raccontare.
Evita le persone volgari e aggressive,
esse sono un tormento per lo spirito.
Se ti paragoni agli altri,
puoi diventare vanitoso o aspro,
perché sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.
Rallegrati dei tuoi successi come dei tuoi progetti.
Mantieniti interessato alla tua professione, benché umile,
è un vero patrimonio nelle fortune mutevoli del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari,
poiché il mondo è pieno di inganno.
Ma questo non ti renda cieco su quanto c’è di virtuoso,
molte persone lottano per alti ideali,
e dovunque la vita è piena di eroismo.
Sii te stesso.
Specialmente non fingere negli affetti.
E non essere cinico riguardo all’amore,
perché a dispetto di ogni aridità e disillusione
esso è perenne come l’erba.
Accetta serenamente l’insegnamento degli anni,
abbandonando con grazia le cose della giovinezza.
Coltiva la forza d’animo per difenderti dall’improvvisa sfortuna.
Ma non angosciarti con fantasie oscure.
Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là di una sana disciplina,
sii delicato con te stesso.
Tu sei un figlio dell’universo,
non meno degli alberi e delle stelle;
tu hai diritto ad essere qui.
E che ti sia chiaro o no,
senza dubbio l’universo va schiudendosi come dovrebbe.
Perciò sii in pace con Dio,
comunque tu Lo concepisca,
e qualunque siano i tuoi affanni e le tue aspirazioni,
nella rumorosa confusione della vita conserva la pace con la tua anima.
Nonostante tutta la sua falsità, il lavoro ingrato ed i sogni infranti,
questo è ancora un mondo meraviglioso.
Sii allegro.
Sforzati di essere felice.



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                              Desiderata (Original Version)

anche ...Leggiamounlibro.blogspot.it


Passa serenamente tra il rumore e la fretta,
e ricorda quale pace ci può essere nel silenzio.


Sabato 20 dicembre 2014, presso la Parrocchia di San Defendente a Ronco di Cossato (BI) nell'ambito dell'iniziativa "Una Chiesa a più voci", si è tenuta la presentazione del libro-biografia Carlo Maria Martini. Il silenzio della parola, scritto da don Damiano Modenae pubblicato da edizioni San Paolo. A pochi giorni dal Natale l’autore, che ha avuto il dono e il privilegio di stargli accanto fino all'ultimo istante, ha raccontato ai presenti Carlo Maria Martini: stile, pensiero, sapere, sensibilità di un vero "uomo della Parola", già reso afono dalla malattia, ma sempre disponibile, curioso, attento a chiunque gli domandasse ascolto. Tra le pagine del memoriale un sogno condiviso da molti sacerdoti, da tanti cristiani, persino da non credenti o diversamente credenti, e che oggi sembra proprio si stia realizzando grazie a papa Francesco, vescovo di Roma, dolce e ferma guida di tutti i vescovi della terra: quello di una Chiesa umile e misericordiosa. "Il mio sogno - disse Martini in un’intervista - è innanzitutto per la Chiesa. Questa sia davvero presenza di Cristo Risorto. Una Chiesa lieta e leggera, che pur portando i suoi pesi, sia insieme sciolta e coraggiosa, una Chiesa che sia anima della città e sia lievito e fermento evangelico nel suo cuore. Per questo è necessario che la Chiesa sia Vangelo vissuto". 

mercoledì 16 ottobre 2013

sorprendente ..." SILENZIO" - NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE - QOHELET - ECCLESIASTE - IL TEMPO DEL SILENZIO

Su GiroBloggando  ....

!
A - B- C - D
el  Silenzio

il silenzio dell'Aquila.

A - SILENZIO - Da scuoladelsilenzio

   

Guardo la mia biblioteca 
e sento il silenzio che cammina tra i libri.
E riporta a paesaggi lontani, 
sorprende come una nevicata di agosto.
   
Roberto Cotroneo

B - SILENZIO - da L'angolo di Violetta

ED ECCO TUTTO È VANITÀ E UN CORRER DIETRO AL VENTO


ECCLESIASTE

 

"PER TUTTO C'É UN MOMENTO E UN TEMPO PER OGNI AZIONE, SOTTO IL SOLE. C'É UN TEMPO PER NASCERE E UN TEMPO PER MORIRE, UN TEMPO PER PIANTARE E UN TEMPO PER SBARBARE IL PIANTATO. C'É UN TEMPO PER UCCIDERE E UN TEMPO PER CURARE, UN TEMPO PER DEMOLIRE E UN TEMPO PER COSTRUIRE. C'É UN TEMPO PER PIANGERE E UN TEMPO PER RIDERE, UN TEMPO PER GEMERE E UN TEMPO PER BALLARE..."
-- IL LIBRO BIBLICO ATTRIBUITO A SALOMONE, CELEBRE LAMENTO SULLA VANITÀ DI TUTTE LE COSE MATERIALI, PRESENTATO NELLA PERSONALISSIMA PROSPETTIVA DI UNA GRANDE SCRITTRICE: "FIN DAI PRIMI VERSETTI DELL'ECCLESIASTE SI È TRASCINATI DA UNA CORRENTE DI SUONI... LE ORECCHIE SONO INCANTATE, MA NELLO STESSO TEMPO SI È ESTREMAMENTE VIGILI" --
DORIS LESSING
thanatos.it
«NELLA NOSTRA EPOCA AGNOSTICA E MATERIALISTICA, QUESTO PUÒ ESSERE IL MIGLIOR MODO PER CONVINCERE LA GENTE A LEGGERE LA BIBBIA: COME LETTERATURA», HA SCRITTO DAVID GROSSMAN, E NESSUNO SCRITTORE POTREBBE DIMOSTRARE MEGLIO DI DORIS LESSING COME I TESTI SACRI COSTITUISCANO UN GRANDE ROMANZO. L'ECCLESIASTE, O QOHELET, CHE IN EBRAICO SIGNIFICA "ARRINGATORE POPOLARE": IN QUESTO CASO, L'ARRINGATORE È IL RE D'ISRAELE. IN UN RACCONTO CIRCOLARE, EGLI DESCRIVE LE ASPERITÀ DEL SUO PERCORSO SPIRITUALE: LA DECISIONE DI PERSEGUIRE LA SAGGEZZA, LA PERCEZIONE CHE LA SAGGEZZA SIA SOPRATTUTTO DOLORE E LA DECISIONE DI APPROPRIARSI DEL MONDO E DELLA FELICITÀ ATTRAVERSO I BENI E I SENTIMENTI TERRENI, LA COMPRENSIONE DELLA VANITÀ DI TUTTO, IL RITORNO ALLA RICERCA DELLA SAGGEZZA. DORIS LESSING SI LASCIA CATTURARE DA QUESTO RACCONTO CIRCOLARE E TENTA DI RICOSTRUIRNE L'ORIGINE: IL TESTO NON FU SCRITTO DA QOHELET, MA DAI SUOI ALLIEVI, DALLA COLLAZIONE DEI LORO APPUNTI SPARSI. IL MESSAGGIO, DUNQUE, GIUNGE A NOI FILTRATO DUE VOLTE: DALL'INTERPRETAZIONE E DALL'INTELLIGENZA DI COLORO CHE LO TRASCRISSERO E DALLA TRADUZIONE. CIÒ NONOSTANTE, L'ECCLESIASTE CONTINUA A ESERCITARE UN ENORME FASCINO SU OGNI LETTORE, ATEO O CREDENTE CHE SIA: PER QUALE MOTIVO? SECONDO LESSING, PER IL LINGUAGGIO, CHE RIMANE ANCOR OGGI LA PIÙ BELLA PROSA MAI SCRITTA, LA STESSA CHE AVREBBE ISPIRATO IL PIÙ GRANDE SCRITTORE DI TUTTI I TEMPI, WILLIAM SHAKESPEARE. E IN QUESTA PROSPETTIVA, QUALSIASI LETTORE POTRÀ TROVARE IN QUESTO TESTO SACRO NON SOLO UNA TENSIONE MORALE, MA UNO STILE E DELLE SONORITÀ FORTEMENTE SUGGESTIVE.
einaudi.it

*




erri de luca

NATO A NAPOLI IL 20 MAGGIO 1950 ATTUALMENTE VIVE A ROMA.
HA PUBBLICATO RACCOLTE DI RACCONTI E   ROMANZI, TRA CUI: NON ORA, NON QUI, UNA NUVOLA COME TAPPETO, ALZAIA, PIANOTERRA, ORA PRIMA, TU MIO, TRE CAVALLI.     
ESPERTO EBRAISTA HA ANCHE TRADOTTO E CURATO ESODO/NOMI - GIONA/IONÀ E KOHÈLET/ECCLESIASTE .DE LUCA È UNO SCRITTORE DI STORIE E DI PERSONAGGI SOLTANTO NELLA MISURA IN CUI LA STORIA COINCIDE COL PERSONAGGIO. LA SUA VOCE - A VOLTE PASTOSA ALTRE TREMENDAMENTE SCABRA - VIENE VIA VIA AFFABULANDO IL LETTORE INTORNO ALLE VICENDE, ALLE PROIEZIONI E ALLE REAZIONI DI PERSONAGGI CENTRALI, CHE PUR APPARENDO IN QUALITÀ DI DEMIURGHI DELLA STORIA SONO IN REALTÀ PROFONDE ALLEGORIE DELL'IO, CONTINUAMENTE RILANCIATO COME ULTIMO PERSONAGGIO LETTERARIO DI CUI SI POSSA PARLARE. NON C'È CONTINUITÀ TRA QUESTI IO, CHE VARIANO IMMANCABILMENTE DA LIBRO A LIBRO, MUTANDO ETÀ E FORMA, MA RESTANDO INTESSUTI DELLA VOCE DI DE LUCA: IN ACETO, ARCOBALENO SI TRATTA DI UN VECCHIO QUASI BORGESIANO, CHE RILASCIA LA MEMORIA DEL MONDO COME SE FOSSE UN FUNES DELLA NATURA; IN TU MIO (FORSE IL MIGLIORE TRA I LIBRI DI ERRI DE LUCA) IL PROTAGONISTA RICORDA UN'ESTATE DI INIZIAZIONE, INTORNO AI SEDICI ANNI; IN TRE CAVALLI IL PERSONAGGIO CENTRALE È UN GIARDINIERE CINQUANTENNE.
TRAMATA DI BALUGINII E MICROSCOPICHE AGNIZIONI, LA SCRITTURA DI QUESTO NARRATORE ATIPICO (CHE AMA RICORDARE FINO ALLO SFINIMENTO IL SUO PASSATO DI OPERAIO) TIENE PRESENTI I CANONI DELLA LETTERATURA PROFETICA, ABBASSATI E INNESTATI NELLA CONTEMPORANEITÀ
DI CUI DE LUCA È FORSE OGGI IL MIGLIORE CANTORE  ITALIANO .

VALORE
CONSIDERO VALORE OGNI FORMA DI VITA,
LA NEVE, LA FRAGOLA, LA MOSCA, IL REGNO
MINERALE, L'ASSEMBLEA DELLE STELLE.
CONSIDERO VALORE IL VINO FINCHÉ DURA UN PASTO,
UN SORRISO INVOLONTARIO, LA
STANCHEZZA DI CHI NON SI È RISPARMIATO
E DUE VECCHI CHE SI AMANO.
CONSIDERO VALORE QUELLO CHE DOMANI
NON VARRÀ PIÙ NIENTE E QUELLO CHE OGGI
VALE ANCORA POCO.
CONSIDERO VALORE TUTTE LE FERITE.
CONSIDERO VALORE RISPARMIARE ACQUA,
RIPARARE UN PAIO DI SCARPE, TACERE IN
TEMPO, ACCORRERE A UN GRIDO,
CHIEDERE PERMESSO PRIMA DI SEDERSI, PROVARE
GRATITUDINE SENZA RICORDARSI DI CHE.
CONSIDERO VALORE SAPERE IN UNA STANZA
DOV'È IL NORD, QUAL È IL NOME DEL
VENTO CHE STA ASCIUGANDO IL BUCATO.
CONSIDERO VALORE IL VIAGGIO DEL VAGABONDO,
LA CLAUSURA DELLA MONACA, LA
PAZIENZA DEL CONDANNATO, QUALUNQUE COLPA SIA.
CONSIDERO VALORE L'USO DEL VERBO AMARE
E L'IPOTESI CHE ESISTA UN CREATORE..
MOLTI DI QUESTI VALORI NON HO CONOSCIUTO
da  opera sull'acqua e altre poesie


  erri de luca - digitale 
INTERVISTA IN DIRETTA

bibliografia





CONSIDERO VALORE
http://youtu.be/XmFMwsDt8EE




SONO FIGLIO
DI UNA FAMIGLIA BORGHESE
IMPOVERITA DALLA GUERRA

EDL HA LA PASSIONE DELL'ALPINISMO

nella foto con l'amico  mauro corona

*



mapage.noos.fr


PER TUTTO C' È UN MOMENTO
UN TEMPO PER OGNI COSA SOTTO IL CIELO
UN TEMPO PER NASCERE E UN TEMPO PER MORIRE
UN TEMPO PER PIANTARE

E UN TEMPO DI SRADICARE CIÒ CHE SI È PIANTATO
UN TEMPO PER UCCIDERE E UN TEMPO PER CURARE
UN TEMPO PER DEMOLIRE E UN TEMPO PER EDIFICARE
UN TEMPO PER PIANGERE E UN TEMPO PER RIDERE
UN TEMPO PER FARE LUTTO E UN TEMPO PER DANZARE
UN TEMPO PER GETTARE PIETRE

E UN TEMPO PER RACCOGLIERE PIETRE
UN TEMPO PER ABBRACCIARE

E UN TEMPO PER RITRARSI DA ABBRACCI
UN TEMPO PER CERCARE E UN TEMPO PER LASCIAR PERDERE
UN TEMPO PER CONSERVARE E UN TEMPO PER GETTARE VIA
UN TEMPO PER STRAPPARE E UN TEMPO PER RICUCIRE
UN TEMPO PER TACERE E UN TEMPO PER PARLARE
UN TEMPO PER AMARE E UN TEMPO PER ODIARE
UN TEMPO DI GUERRA E UN TEMPO DI PACE




C - SILENZIO da ... 

presentazione del sito di LETTURA POPOLARE DELLA BIBBIA
Es.: C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare-Qoè. 3,7

QOèLET - LA FATICA DEL VIVERE 

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE (pdf)

Prima di iniziare il commento ci fermiamo sull’intestazione e sulla conclusione del libro che, come 

già accennato, sono opera di un discepolo di Qoèlet e di un redattore finale diverso dal primo. 

Intestazione e conclusione (1,1 e 12,9-14) 

Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme.  ...




D - SILENZIO da sullaSoglia





articoli di d. Angelo 

Lecco, sala Ticozzi, 20 marzo 2012



Ringrazio per questo invito, anche se avrei preferito concedermi, questo pomeriggio, non il tempo delle mie parole, ma il tempo del silenzio.



Per questo vorrei - è uno dei tanti desideri cui finisco poi spesso per contravvenire - vorrei contenere il flusso delle mie parole. Vi confesso che, da un po' di tempo a questa parte, mi nego - sarà una mia malattia - a convegni dove per giorni e giorni una relazione sta sul collo di un'altra. Sarà perché sono vecchio e quindi più lento, ma io sento il bisogno di lasciar depositare la parola nell'humus della terra: che stia, la parola, in uno spazio di invisibilità, uno spazio segreto, che troppo affettatamente viene giudicato luogo dell'assenza o tempo dell' inutile. Tempo del "silenzio del seme" nella terra, il silenzio dei nove mesi, mentre oggi tutto è accelerato e a rischio di nascite mostruose.

Seguendo la scansione sapiente del libro del Qoelet potremmo dire che c' è un tempo per parlare, ma c'è anche un tempo per tacere, un tempo per il silenzio

Dentro, lasciatemi dire, una stagione, la nostra, di parole e di rumore. Non so se qualche volta anche voi siate presi da questo desiderio, che a volte riconosco in me, forse desiderio un po' folle, di uscire nella notte e ascoltare il silenzio delle stelle. Veniamo, so che esagero, dal paese del disgusto. Dal rumore delle parole. Assordante, impenitente. Un inferno in terra. E più si è vuoti, più si consumano parole. Più si è maschere, più ci si esibisce. Finisce che per disgusto spengo il televisore. Spengo i volti truccati. Spengo la menzogna.

Le parole per impazzimento hanno smarrito il loro suono. Sono usate per dire il contrario del loro suono, non hanno più la pesantezza del reale, hanno la leggerezza del nulla. Ascolto, chiudo. E dico: è il nulla. E poi parlano di nichilismo! Loro che sono giullari del nulla, giganti del nulla. Vorrei uscire nella notte e ascoltare il silenzio delle stelle. Per un bisogno di sincerità, innanzitutto con me stesso.

Anche la religione si è fatta moltitudine di parole, consumata in documenti di plastica e nelle chiese qualcuno comincia a provare disagio per il rumore religioso, per le grandi adunate che sono esibizione di tutto, unico assente Dio. Assenza di vento leggero, quello che odorò Elia dalla caverna sull'Oreb: Dio non era nel tuono, nel terremoto, nel guizzo del lampo, era in un fruscio di silenzio, si chinò, passava Dio. Fermati, togliti i sandali, come Mosè, in vista del roveto che ardeva e non si consumava. Togliti le tue supponenti definizioni, la terra è sacra. "Il Padre" dirà Gesù "vuole adoratori in spirito e verità". E oggi qui vorrei ricordare - quante volte ne ho parlato - una piccola strada in salita, non era certo l'Oreb, presso l'oratorio di S.Giovanni e gli occhi di una bambina di undici anni, ora è una donna, che mi disse. "don Angelo, e adesso chi mi parlerà sottovoce di Dio?".

C'è un vivere quotidiano rumoroso, sottoposto a un delirio di appelli, a un continuo risuonare di voci che ci distolgono dalla concentrazione. Un rumore, vorrei aggiungere, non solo esteriore. Nel nostro stesso intimo, desideri e impulsi si affacciano prepotentemente, tumultuosamente. I nostri stessi progetti ci fanno ansiosi, preoccupati di che cosa fare, di che cosa dire. "pre-occupati", già dunque occupati, abitati da ansie, già "occupati".

A volte mi chiedo che cosa è silenzio. Forse è trattenere il fiato e respirare una presenza.

Trattenere il fiato per fare spazio. In un certo senso svuotarsi o meglio fare posto. Ricordo una sera di anni fa, ero a Napoli in un incontro alla Facoltà teologica e, dopo la relazione, la domanda di un non credente sul silenzio in cui parla Dio. Lui a chiedermi, domanda intrigante, come sfuggire all'inganno di ascoltare ancora una volta se stessi, illudendosi di aver ascoltato Dio. Ecco fare silenzio significa anche svuotarsi delle pretese e dei pregiudizi, fuori da ogni arroganza dello spirito.

Perdonate la confidenza: a volte mi succede di pensarlo, quando in certe ore del giorno trovo chiuso il grande portone della casa parrocchiale in via Montenapoleone dove ora abito e mi si apre un portoncino, così basso - strano, in una via come quella! - così basso che per entrarci ti devi piegare, ti chiede di abbassarti. Quasi a dirmi che tu entri in una casa, in una situazione o nel cammino dell'altro, a questa unica condizione: piegarti. Se no? Se no, rimani fuori, sei fuori. Da un vero ascolto. Se sei pieno di te, del rumore di te, non entri, in un vero ascolto, non sai, non puoi ascoltare.

Il tempo del silenzio è forse dunque il tempo in cui come vi dicevo trattenere il fiato e stare sulla soglia. Di se stessi. Dell'altro, delle cose, di Dio, nell'assenza di parole. E sfiorare il mistero che avvolge ogni cosa. Lontani da ogni ombra di invasione. Di prepotenza. Di dominio. In estasi, cioè uscendo. Nella più intensa delle comunicazioni.

Noi abbiamo nel nostro mondo occidentale privilegiato, fino ad assolutizzarla, la comunicazione verbale. Cancellando o negando importanza a comunicazioni che vivono di silenzi e e sono tra le più intense. Io penso che solo chi è rozzo di spirito non sa né percepire né apprezzare o giudicare vuoto il tempo vuoto, il lungo tempo in cui gli innamorati si perdono, senza dire una parola, l'uno negli occhi dell'altro. Il tempo del silenzio degli innamorati. C'è da incantarsi.

Ebbene penso che il silenzio stupito sia la condizione perche riaccada il miracolo della creazione, il miracolo che fece vibrare leggera l'aria del mattino del mondo quando le cose uscirono dal grembo del silenzio e presero colore e forma, il colore e la forma della vita. Senza il silenzio le cose ricadono nel nulla: vi passi accanto con il passo distratto, come se gli occhi fossero altrove, passi e non vedi o fai finta di vedere, respingi le cose ancora nel nulla, non le fai esistere.

Alcune sere fa, invitato a Lavagna a parlare di "innamorarsi" mi è capitato di condividere con chi mi ascoltava queste riflessioni: posso sbagliarmi, ma ho come l'impressione che noi raramente, molto raramente, misuriamo quale perdita nella vita sia l'andarcene indifferenti e senza sussulti. Senza emozioni per il filo d'erba, per un lembo risicato di cielo che ancora si affaccia tra un tetto e un altro della città, per il gorgheggiare stupito di un uccello, per una canzone di Lucio Dalla o per la musica di Mozart o per le parole di una donna poeta, per il sussulto di un torrente, per due innamorati che si stringono l'un l'altro, o per l'arco che fanno le rughe sul volto degli anziani o per il fremito di piccole luci in uno specchio di lago.

Diceva in una sua intervista anni fa Ermanno Olmi: "Non si può amare un bosco, se lo si vede solo come una fabbrica di ossigeno. L'amore nasce da un rapporto diretto e c'è un solo modo per conoscere la foresta: inginocchiarsi e guardarla da vicino".

Forse potremmo continuare all'infinito: c'è solo un modo per conoscere Dio, per conoscere una donna, un ragazzo, una città, un prato…: "inginocchiarsi e guardarli da vicino". Guardare gli altri a millimetro di occhi, di viso e di voce, e non da lontano, guardare da innamorati in silenzio. 
Se vedessimo la terra, l'umanità, la nostra casa, ogni creatura che incrociamo nella vita con occhi che accarezzano nel silenzio e non invece con aneliti predatori, quante cose cambierebbero. Allora le parole nascerebbero lievi e non di pietra:

"Le parole che pronunciamo" scriveva anni fa un teologo psicoterapeuta, che amo, Eugen Drewerman "dovrebbero essere come il vento che soffia tra le foglie della vigna, leggero, fecondante, tenero. I nostri occhi dovrebbero essere caldi, luminosi come il sole nel cielo, come il sole che allontana ogni paura e scioglie il terreno per le piante che vogliono crescere alla luce e dà ai frutti, che stanno maturando, il coraggio di svilupparsi e dona loro la dolcezza quando giungono alla pienezza della maturazione. Le nostre mani e il nostro agire dovrebbero essere delicati come una pioggia mattutina e come la rugiada sulle foglie".

Il frutto dell'incantamento, il frutto del silenzio.

Perdonate se termino queste mie riflessioni, che più che riflessioni sono sussulti, con le parole di due poeti.

Parole innanzitutto di un amico, Padre David Maria Turoldo, me lo richiama al cuore questa sala, in cui tante volte abbiamo ascoltato la sua voce appassionata. La città di Lecco lo ricorderà, a vent'anni dalla sua morte, con molte iniziative nei prossimi mesi e in autunno. La prima poesia è una preghiera:

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a metà del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e piu' alto silenzio.

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest'unico verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù, meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell'uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l'amore che canta in silenzio.

L'altra poesia di David è un sogno, eccolo:

Sogno fontane di acque 
fiumi a cascate d'acque 
e praterie sconfinate ove 
la luce danzi col suo 
abito da sposa

e un angelo che suoni il flauto
nel silenzio di una dolcissima 
aurora

ma non è che un pallido sogno
altra è l'Aurora 
che attendo

pure in timore e tremore.

(da Canti ultimi, p.121)

Ma il tema del silenzio mi ha portato al cuore un'altra figura, quella di una donna che amo, una poetessa che amo, che passava mesi e mesi della sua vita tra questi monti, nel piccolo paese di Pasturo, Antonia Pozzi. La prossima domenica, 25 marzo, le sarà aperto in quel paese un percorso. Due anni fa ebbi il dono di poter salire le scale di quella casa sino al loggiato e di entrare in quelle sue amate stanze. Era come se il silenzio parlasse sottovoce. E mi venne di scriverne:

Più salivi i gradini
della casa antica
più facevi stupiti
i tuoi passi.
E gli occhi erano
come a una soglia.
Dal colonnato che si era fatto
leggero, come fosse di vetro,
batteva luce a una porta,
la tua, Antonia.
La chiave ora apriva
ma a lenti tocchi
per magre fessure
di pudore.
E fu casa di memorie.
Abitate.
Ora gli occhi trattenuti
da pudore osavano.
Sfioravano accarezzando
foto e ricordi
che per passione dì occhi 
accendevi alle pareti, 
manoscritti acquarelli disegni.
Qui a cercarti
non tra i morti ma tra i viventi,
come toccati da brividi
di voci e di luci,
dal soffio di Dio 
che ti abitava,
lui che ti coprì di neve
nell'ora 
che vegliava alla Porta.

Angelo Casati


Canone Inverso di J.S.Bach a dimostrazione che lui era la musica


canone inverso


tengo sempre presente il Signore





Canone Inverso di J.S.Bach a dimostrazione che lui era la musica

e L  Per non dimenticare



Il Silenzio Dell'Aquila dal BLOG 



Video realizzato grazie a:
DAVIDE COLAIANNI,
ALESSIO COLELLA e
FEDERICO CECCHINI
alunni della classe III A Ist. del Liceo Scientifico Tecnologico "Amedeo di Savoia Duca D'Aosta" dell'Aquila.