La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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domenica 1 aprile 2018

Per lui, amore per Dio = amore per il mondo.


La spiritualità del ’900: Dietrich Bonhoeffer.


Pastore protestante che venne ucciso la mattina del 9 aprile 1945 all’età di 39 anni dietro ordine personale di Hitler. Aveva lasciato cattedra, libri per entrare attivamente nella resistenza antinazista, per essere fedele al mondo e alla sua giustizia, per trasformare il mondo in un luogo giusto. Combatté incessantemente contro la discriminazione raziale.
Per lui, amore per Dio = amore per il mondo.
Durante i due anni che trascorse nella prigione di Berlino, scrisse molte lettere ai suoi genitori, alla fidanzata e, soprattutto, ad un caro amico che, ironia della sorte, era soldato nell’esercito nazista. In una di queste lettere dell’anno 1944, Bonhoeffer compie una svolta teologica decisiva, la cui portata non è ancora chiara nemmeno oggi. Egli ritiene decaduta l’immagine tradizionale di Dio, quella che per affermarsi necessita della debolezza umana, il Deus ex machina.
Io vorrei parlare di Dio non nei limiti ma al centro, non nella debolezza ma nella forza, non in relazione alla morte o colpa ma alla vita e nel bene dell’uomo. Dio non è il tappabuchi nei confronti delle incompletezze delle nostre conoscenze. Dobbiamo trovare Dio in ciò che conosciamo, … Dio deve essere conosciuto non ai limiti delle nostre possibilità ma al centro della vita. …
Gesù non ha fatto come prima cosa dell’uomo un peccatore, non ha mai messo in questione la felicità dell’uomo in quanto tale […] Gesù rivendica per sé e per il regno di Dio la vita umana tutta intera in tutte le sue manifestazioni.”
Ecco decaduta l’immagine tradizionale di Dio, gli uomini hanno imparato a cavarsela da sé. Occorre una nuova modalità di pensare il concetto di Dio: occorre superare il concetto di rivelazione come qualcosa di inaudito e di particolare, qualcosa che non è contenuto fin dalle origini. Quando Bonhoeffer dice che Gesù rivendica per sé la vita umana tutta intera significa vedere in Lui non qualcosa di nuovo ma di antichissimo, di eterno, di sempre presente nella vita umana.Questo è un concetto di rivelazione cristiana che capovolge la prospettiva: è uno svelare la logica profonda dell’essere uomo, è uno svelare ciò che è da sempre presente nella creazione e nella natura. C’è analogia tra Dio e la fonte dell’essere. Bonhoeffer ha una profonda fiducia nella natura che da sé è in grado di generare lo spirito.
L’anima non è un fenomeno che scende dall’alto ma sorge dal basso, dalla materia che produce ogni cosa. La lettera di Bonhoeffer al sole è un piccolo saggio di teologia universale, è un inno alla vita naturale, alla salute, alla forza, alla felicità naturale: la vita umana intera in tutte le sue manifestazioni. In questo modo si è a contatto col divino, non uscendo da se stessi, non abbandonando il nostro essere  a un pezzo di mondo. Questa prospettiva rappresenta un addio alla teologia del peccato originale, che designa la felicità naturale come una sciagura, la forza vitale come disperazione che fa dell’uomo naturale qualcosa di peccaminoso, bisognoso di redenzione e di essere salvato. Il dogma del peccato originale parla di colpa che grava sulla testa di ogni essere umano che viene sulla terra.
La natura in se stessa, nella sua dimensione animale, minerale, vegetale, è il luogo da cui nasce lo spirito.
Il manifesto della teologia universale è contenuto in un testo poetico dedicato a cristiani e pagani. Chi sono i pagani? Sono gli uomini di questo mondo secolarizzato e Dio va a tutti gli uomini e sono perdonati in quanto tali, non occorre che diventino cristiani. Oggi occorre eliminare, come necessaria alla salvezza, la pratica della religione normata dalla Chiesa. Dire questo oggi è qualcosa di rivoluzionario (come duemila anni fa era rivoluzionaria l’idea di eliminare la pratica della circoncisione).La questione di base per Bonhoeffer è il cristianesimo inconsapevole: il cristianesimo può rappresentare la salvezza per tutti gli uomini, ma se è inconsapevole, non può essere universale, quindi non può essere la verità.
Il 16 luglio 1944 Bonhoeffer scriveva che “essere cristiano non significa essere religioso, significa essere uomini”.
Gli uomini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono per aiuto, chiedono felicità e pane, salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte. Così fanno tutti, cristiani e pagani. Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione; lo trovano oltraggiato, povero, senza tetto né pane. Lo vedono consunto dai peccati, debolezza e morte. I cristiani stanno vicini a Dio nella sua sofferenza. Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione; sazia il corpo e l’anima del suo pane, muore in croce per cristiani e pagani e a questi e a quelli, perdona.”

Vito Mancuso, tratto dal programma, Damasco, Il terzo Anello, di RAI radio 3

venerdì 9 marzo 2018

“Diario” 1941 - 1943

il-diario-di-Etty-Hillesum
Recensione

Etty Hillesum: “Diario”.


Etty (Esther) nasce nel 1914 a Middelburg, una cittadina olandese, da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica La famiglia è di alto profilo: il padre è preside presso il liceo dove lei ha studiato, la mamma russa appassionata di musica e letteratura (vittima del pogrom), il fratello Misha è uno dei pianisti più promettenti in Europa, l’altro fratello un biologo, uno scienziato nel campo delle vitamine. Una donna fortunata, bella, simpatica e allegra, molto vitale e sensuale.
Si laurea in giurisprudenza ad Amsterdam e si iscrive alla facoltà di lingue e letteratura russa. Una donna assetata della vita, d’interessi, letture. Frequenta il mondo accademico degli studenti e dei professori di russo. Tramite loro entra in contatto con la resistenza studentesca di sinistra. Beker la raccomanda come insegnante di russo e gli permette di guadagnare qualcosa mandandogli  un gruppo di allievi.
Subito prima della guerra trasloca a sud di Amsterdam in una stanza al terzo piano di una bella casa che dava sulla Museumplein, la piazza principale della città. Da un lato aveva la sala da concerti e dall’altro, d’inverno, la pista di pattinaggio. Il proprietario, (Han, un vedovo di sessantadue anni che viveva con il figlio che Etty nel diario chiama pa Han) l’aveva invitata a vivere con loro perché lo aiutasse ad occuparsi della casa. Presto tra loro nacque una profonda amicizia. In quella casa vivevano una cuoca tedesca di nome Kathe, un tranquillo social-democratico di nome Bernard e Maria Tuinzing, un’infermiera che diventò una delle migliori amiche di Hetty.
L’altro gruppo descritto da Etty è quello che si è formato attorno a Julius Spier, uno psicoterapeuta con il quale Etty inizia a studiare psicologia e ad approfondire la sua vita interiore, ad affrontare le sue “depressioni” e la sua “costipazione spirituale” come la chiamava lei.
Etty conosce Julius verso la fine di gennaio e i primi di febbraio ad una serata dove fratello Misha suona il pianoforte e Julius canta. Era un ebreo di cinquantacinque anni emigrato da Berlino e nato a Francoforte. Era stato direttore di banca, ma poi aveva scoperto la vocazione di leggere la mano delle persone. Fondò una casa editrice, studiò canto e fece il training analitico con Carl Gustav Jung che lo consigliò di trasformare la sua passione in una scienza, integrandola con la psicologia e facendone una “passione a tempo pieno”: la psico-chiriologia.
Julius Spier è definito “dotato di una straordinaria personalità magica”, è un terapista efficace, fa terapia individuale ma lavora in gruppo insieme ad un paio di assistenti. Attira discepoli e persone desiderose di crescere spiritualmente. Affascinava soprattutto le donne. Si era trasferito ad Amsterdam dalla sorella a causa delle leggi razziali, lasciando l’ex moglie dalla quale aveva divorziato e i suoi due figli in Germania. Etty, dopo solo quattro sedute di terapia, diviene sua assistente, amante e compagna intellettuale.
Il diario inizia domenica 9 marzo 1941 quando Etty aveva 27 anni e, come le lettere, è ricco di riferimenti ai suoi amici a conferma di una vita relazionale ricca e intensa.
Iniziò a scriverlo su consiglio di Julius Spier, come momento essenziale della sua terapia. Non le sarebbe servito solo per la sua salute psicologica, ma anche per esercitare il suo talento di scrittrice; nutriva infatti l’ambizione di diventare scrittrice dopo la guerra, voleva scrivere un romanzo sulle sue esperienze, che tentava di fissare meticolosamente. Ebbene un grande romanzo lo ha scritto con la sua vita.Un altro gruppo di persone emerge dai suoi scritti. Etty frequenta filosofi, soprattutto la musica di Schubert, Dostojeskj di cui sta traducendo l’Idiota dal russo, Rilke, sant’Agostino, Jung, autori e mentori presenti sul suo scrittoio sempre accompagnati a qualche bel fiore e alla Bibbia.
Il curatore descrive otto quaderni fittamente ricoperti di scrittura minuta e quasi indecifrabile scritti tra 1941 e un giorno sconosciuto dell’ottobre del 1942, principalmente ad Amsterdam.Le lettere proseguono fino al 7 settembre 1943 data in cui viene scritta l’ultima cartolina buttata fuori dal treno mentre Etty con la famiglia parte per Auschwitz con un ordine arrivato appositamente per loro.Oggi Etty è tradotta nelle principali lingue e il suo diario è stato letto da migliaia di persone. In Italia è stata pubblicata nel 1985 da Adelphi ed è ben alla XIV edizione.
Questo scritto è miracolosamente scampato al massacro della sua famiglia ed è passato di mano in mano fino alla pubblicazione di una sua ampia selezione in Olanda nel 1981 e insieme alle lettere costituisce uno dei tesori più preziosi della spiritualità del novecento, di una spiritualità laica, non dogmatica ma come dice Vito Mancuso, collegata alla vita.
Etty, infatti, non è battezzata ed è distante dalla religione ebraica ufficiale anche se legge le scritture e prega spesso rivolgendosi a Dio. Molti cristiani la vedono come la quint’essenza del cristianesimo, gli ebrei come la quint’essenza dell’ebraismo. Segue un cammino del tutto personale, con un ritmo tutto suo che non è dettato da chiese, sinagoghe, dogmi, né da nessuna teologia, liturgia o tradizione.
Nel momento in cui Etty comincia a scrivere l’Olanda è sempre più stretta nella morsa del terrore tedesco. Dopo il primo sciopero del maggio del 1940 contro la devastazione nazista, i tedeschi iniziano ad inasprire le misure contro la resistenza e la repressione degli ebrei per isolarli sempre di più: venivano cacciati dal lavoro, non potevano andare nei normali negozi, venivano maltrattati, non potevano frequentare i locali pubblici, poi via via dovevano rimanere in casa in certi orari, non andare in bicicletta e infine gli erano state precluse passeggiate in luoghi verdi, imposta la fascia con la stella di Davide, fu creato il ghetto e infine lo smistamento nel campo di Westerbork, nella zona orientale dei paesi bassi, vicino al confine tedesco. Questo campo era l’ultima tappa prima di Auschwitz. L’obbiettivo finale dei nazisti era trasferire tutti gli ebrei nei campi di sterminio in Polonia senza intoppi. Nel 1942 i tedeschi iniziarono a deportare in massa gli ebrei olandesi. Etty il 15 luglio dello stesso anno grazie all’interessamento di alcuni amici trovò lavoro come dattilografa in una delle sezioni del consiglio ebraico, un organismo costituito da venti ebrei di elevata condizione sociale che avevano alle loro dipendenze centinaia di funzionari.
Come in altri territori occupati, questa organizzazione faceva da cuscinetto tra i nazisti e la massa di ebrei. I nazisti davano ordini al consiglio che li eseguiva decidendo le partenze illudendosi di poter controllare il processo in qualche modo e salvare gli ebrei dal peggio. Proprio mentre Etty inizia a lavorare per il consiglio ebraico, nascosta in una casa a poche miglia di distanza, Anna Frank inizia anche lei a scrivere il suo diario.Una donna che dalla vita aveva ricevuto una serie di soddisfazioni. Eppure dopo soli quindici giorni di lavoro come dattilografa decide di andare volontariamente come assistente sociale nel campo di concentramento di Westerbork, sapendo che andava rischiare la vita stessa. Era convinta che l’unico modo di rendere giustizia alla vita fosse quello di non abbandonare gli esseri umani in pericolo e di usare la propria forza per portare un po’ di luce nella vita altrui, fino all’ultimo.
Etty sta parecchi mesi a Westerbork, torna ogni tanto per qualche licenza, e passerà di nuovo un lungo periodo ad Amsterdam per malattia direttamente all’ospedale. Tornerà poi per il funerale di Julius Siper che morì il giorno prima di essere prelevato dai nazisti.
Ritornò a Westerbork nonostante fosse cagionevole di salute e i suoi amici tentarono addirittura di rapirla. Voleva essere al fronte, nella prima linea della sofferenza umana.
Westerbork era un campo di smistamento dove venivano ammassati una grande quantità di ebrei prima di essere condotti in Polonia per essere eliminati nel campo di concentramento di Auschwitzdove Etty Hillesum, morirà il 30 novembre 1943 a ventinove anni insieme ai genitori e la fratello Misha.Trentotto anni dopo la morte di Etty, alcuni dei suoi amici di un tempo si riunirono. Etty aveva consegnato i diari alla sua grande amica Maria Tuinzing che a guerra finita avrebbe dovuto consegnarli ad un suo amico scrittore, Klasas Smelik. Molti furono i tentativi per farli pubblicare ma non ottennero risultati. L’editore che decise di pubblicarli, Gaarlandt, quando li lesse per la prima volta si rese conto di trovarsi davanti “ad uno dei documenti più importanti del nostro tempo” e alla dolorosa scelta di farne una cernita.
Dopo la pubblicazione ebbero, insieme alle lettere, un enorme successo. La personalità di Etty invita il lettore a seguire i suoi sentimenti e i suoi pensieri che diventano un balsamo per ferite antiche e un‘ispirazione per la nostra anima, per entrare in contatto con la nostra parte più autentica e profonda che non può non risuonare con l’irresistibile richiamo della verità e della vita.

“…attraversare la notte con mani vuote e aperte, mani dalle quali si è lasciato andare volontariamente il giorno. E solo dopo si può davvero riposare. E in quelle mani riposate e vuote, che non hanno voluto trattenere nulla, e nelle quali non c’è più alcun desiderio, ognuno di noi, al risveglio, riceve un giorno ”
Etty Hillesum

di Vito Mancuso


Nata in una cittadina olandese nel 1914 e morta nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1943 a soli 29 anni. Laureata in Giurisprudenza, stava prendendo la seconda laurea in Lingue e Letterature russe, era un’ebrea non praticante. Il suo diario e le sue lettere rappresentano una delle pagine più interessanti del Novecento. Il suo diario inizia il 9 marzo 1941 e termina nell’ottobre 1942.
Perché è importante dal punto di vista spirituale? Chi lo legge assiste ad una trasformazione sorprendente di questa giovane donna.Eppure la vita è meravigliosamente buona nella sua inesplicabile profondità” scrive, anche quando la situazione politica si sta aggravando e la vita è molto pesante, senza fiducia. Bellezza e bontà della vita sono i termini più adatti a rappresentare il pensiero e la spiritualità di Etty Hillesum. La malattia di cui soffre il mondo oggi è la sfiducia verso la mancanza di bellezza nei confronti della vita e Etty, nonostante sapesse che sarebbe stata condotta ad Auschwitz e quindi la fine che avrebbe fatto, parla continuamente di fiducia e di amore per la vita. Proprio la sua figura rappresenta oggi una possibilità di riscoperta della fiducia di cui il mondo ha bisogno. La malattia spirituale di cui soffre il mondo oggi si può chiamare “sindrome gnostica”, cioè una totale distanza tra il senso e la verità e il mondo concreto, la natura concreta, la storia concreta. L’agnosticismo è questa separazione della verità e dello spirito rispetto alla concretezza della storia e della natura.Un grande antidoto è Etty Hillesum che proprio nel contesto più drammatico che la storia umana abbia vissuto, lei matura dentro di sé un sentimento di conciliazione con questa vita, con questa storia, con questa natura nutrendo un profondo amore. E’ lei che volontariamente decide di andare al campo di concentramento di  Auschwitz come assistente sociale sapendo che, andare in quel luogo, significa rischiare la vita.
Il sole splende sulla mia faccia e sotto i nostri occhi accade una strage. E’ tutto così incomprensibile” scrive Etty nel suo diario.
Noi, figli del Novecento, non possiamo più credere al senso della vita a buon prezzo; la tragedia che questo secolo ha rappresentato è tale da non farci credere più immediatamente che la vita, la natura, la storia abbiano un senso. Le epoche passate ci hanno consegnato una visione di questo tipo, una teologia della natura, una teologia della storia, e noi non possiamo più pensare a queste realtà come dotate di una dimensione teologica, di un progetto.
Il punto di partenza di Etty è il male nel mondo, lo scandalo del male e la sua lotta quotidiana per trovare un senso a tutto ciò. E’ nella natura, luogo che non esclude il male ma tende continuamente alla perfezione, che si incontra Dio. Per i credenti questo significa che la teologia della natura, la teologia della storia  che per secoli sono stati alla base della visione cristiana del mondo, sono da riformulare. Occorre pensare che la natura ha un senso non perché imposto dall’alto ma perché dal basso ogni giorno faticosamente si crea.
Forse ogni vita ha il suo senso e forse ci vuole una vita intera per trovarlo”, scrive Etty nel suo diario.
Non c’è un senso della vita che ci piove dall’alto, ogni vita è in un processo di darsi senso e questa è esattamente l’avventura spirituale. I figli del Novecento non possono più accettare un senso della vita elaborato da altri, ogni persona esamina gli aspetti della vita alla luce della propria esperienza. E il senso della vita c’è ed è quello che ognuno di noi si dà e passa attraverso il momento supremo e insostituibile della libertà.L’amore per il mondo di cui parla Etty non è qualcosa di idilliaco; come lei ha ospitato dentro di sé la contraddizione della vita, ciascuno di noi può trovare mille motivi per cui la vita è meravigliosa e trovarne altrettanti per cui la vita è una tragedia nella consapevolezza di questa realtà. Si tratta di conoscere ogni frammento della verità anche se scomodo; la fede non può essere più un pretesto per chiudere gli occhi e non guardare in faccia la dura realtà della vita.
Le parole di Etty, di amore per la vita, a noi non risuonano false perché sono sempre accompagnate dalla consapevolezza del loro opposto, anzi, alcune parole nascono proprio dall’assurdo e dal male perché esiste il male. La forza di Etty sta nel vedere la bestia umana all’opera e nel non lasciarsi trascinare a quel livello, nell’essere lei una figura angelica. Rilancia, così, la fiducia verso la vita con un movimento contrario all’odio e questo è il significato della fede: fiducia nella vita e nella possibilità di generare il bene, la giustizia, l’amore.
Ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo, lo rende ancor più inospitale e credo anche che questa terra potrebbe ridiventare un po’ più abitabile solo grazie a quell’amore di cui l’ebreo Paolo scrisse agli abitanti di Corinto nella sua dodicesima lettera”Da sottolineare che Etty Hillesum, come Simon Weil, era partita da posizioni assolutamente agnostiche  e indifferenti rispetto al problema religioso, ma poco a poco comincia un dialogo sempre più intenso e intimo col mistero divino a tal punto da essere considerata oggi, a livello mondiale, una delle figure spirituali più alte del Novecento. Pur non essendo battezzata, viene considerata da molti cristiani come un’autentica guida, come da molti ebrei è ritenuta la quintessenza dell’ebraismo. Scriveva “non si può restare neanche un minuto senza preghiera”, cioè una disposizione dell’anima colma di Dio e della sua presenza, anche se si è soli in un monastero o in una corsia d’ospedale, o in un’aula scolastica.
Quindi, la preghiera non è più legata al verbo “dire” ma molto più legata al verbo “essere”. Per questo lei dice “Voglio essere un’unica, grande preghiera” . Non si tratta più di dire, di fare delle pratiche, ma semplicemente di Essere.Vito Mancuso, tratto dal programma, Damasco, Il terzo Anello, di RAI radio 3

Spiritualità del ‘900: Etty Hillesum.

Etty Hillesum: frammenti scelti


“Il grande cranio dell’umanità. Il suo potente cervello e il suo gran cuore. Tutti i pensieri, per quanto contradditori, nascono da quell’unico grande cervello: il cervello dell’umanità, di tutta l’umanità”, Etty Hillesum, Diario, 21 ottobre 1941Quello che fa paura è il fatto che certi sistemi possano crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime: così, grandi edifici e torri, costruiti dagli uomini con le loro mani, s’innalzano sopra di noi, ci dominano, e possono crollarci addosso e seppellirci.”, Etty Hillesum, Diario, 27 febbraio 1942E’ stata una breve e violenta battaglia, ne sono uscita con un pezzetto di maturità in più. Ho scritto che mi sono confrontata con il dolore dell’Umanità. Mi sento piuttosto come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi, o almeno alcuni problemi del nostro tempo. L’unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono trovare pure ospitalità da qualche parte, trovare un luogo in cui possano combattere e placarsi, e noi, poveri piccoli uomini, noi dobbiamo aprir loro il nostro spazio interiore, senza sfuggire […] “, Etty Hillesum, Diario, 14 giugno 1942“Eppure, in un momento di abbandono, io mi ritrovo sul petto nudo della vita, e le sue braccia mi circondano così dolci e protettive, e il battito del suo cuore non so ancora descriverlo: così lento e regolare e così dolce, quasi smorzato, ma così fedele, come se non dovesse arrestarsi mai, e anche così buono e misericordioso. Io sento la vita in questo modo, né credo che una guerra, o altre insensate barbarie, potranno cambiarvi qualcosa”, Etty Hillesum, Diario, 27 febbraio 1942“E’ vero che vivo intensamente, a volte mi sembra di vivere con un’intensità demoniaca ed estatica, ma ogni giorno mi rinnovo alla sorgente originaria, alla vita stessa, e di tanto in tanto mi riposo in una preghiera. E chi mi dice che vivo troppo intensamente non sa che ci si può ritirare in una preghiera come nella cella di un convento, e che poi si prosegue con rinnovata pace ed energia. Credo che sia soprattutto la paura di sprecarsi a sottrarre alle persone le loro forze migliori. Se, dopo un laborioso processo che è andato avanti giorno dopo giorno, riusciamo ad aprirci un varco fino alle sorgenti originarie che abbiamo dentro di noi, e che io chiamerò «Dio», e se poi facciamo in modo che questo varco rimanga sempre libero, «lavorando a noi stessi», allora ci rinnoveremo in continuazione e non avremo più da preoccuparci di dar fondo alle nostre forze”, Etty Hillesum, Diario, 28 settembre 1942“Alla fine di ogni giornata sento il bisogno di dire: la vita è davvero bella”, Etty Hillesum, Diario, 27 febbraio 1942” […] l’unica vera unità è quella che contiene tutte le contraddizioni e i momenti irrazionali “, Etty Hillesum, Diario, 21 novembre 1941“Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo”, Etty Hillesum, Diario, 26 agosto 1942“In futuro voglio visitarli tutti, uno per uno, gli uomini che a migliaia sono finiti in quel pezzo di brughiera, passando per le mie mani. E se non li troverò, troverò le loro tombe. Non potrò più rimanere tranquillamente seduta alla mia scrivania. Voglio andare per il mondo, vedere coi miei occhi e sentire coi miei orecchi com’è andata a tutti coloro che abbiamo fatto partire”, Etty Hillesum, Diario, 30 settembre 1942“Di nuovo mi inginocchio sul ruvido tappeto di cocco, con le mani che coprono il viso, e prego: Signore fammi vivere di un unico grande sentimento, fa che io compia amorevolmente le mille piccole azioni di ogni giorno e insieme riconduci tutte queste piccole azioni di ogni giorno in un grande centro, a un profondo sentimento di disponibilità e amore. Allora, quel che farò, o il luogo in cui mi troverò, non avrà più molta importanza”, Etty Hillesum, Diario, 11 luglio 1942“Quando prego non prego mai per me stessa, prego sempre per gli altri oppure dialogo in modo pazzo, infantile o serissimo con la parte più profonda di me, che per comodità io chiamo Dio […] e questo probabilmente esprime meglio il mio amore per la vita: io riposo in me stessa.  E quella parte di me, la parte più profonda e la più ricca in cui riposo è ciò che io chiamo Dio”, Etty Hillesum, Diario, 14 luglio 1942“L’unica sicurezza su come tu ti debba comportare ti può venire dalle sorgenti profonde che zampillano nel profondo di te stessa. E io lo dico ora con tutta umiltà e riconoscenza e sincerità, anche se so bene che tornerò ad essere suscettibile e ribelle: Dio mio ti ringrazio perché mi hai creata così come sono. Ti ringrazio perché talvolta posso essere così colma di vastità, quella vastità che poi non è nient’altro che il mio essere ricolma di te. Ti prometto che tutta la mia vita sarà un tendere verso quell’armonia, e anche verso quell’umiltà e vero amore di cui sento la capacità in me stessa, nei momenti migliori”, Etty Hillesum, Diario, 11 luglio 1942“Le minacce e il terrore crescono di giorno in giorno. M’innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offre riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più ‘raccolta’, concentrata e forte. Questo ritirarmi nella chiusa cella della preghiera diventa per me una realtà sempre più grande, e anche un fatto sempre più oggettivo. La concentrazione interna costruisce alti muri fra cui ritrovo me stessa e la mia unità, lontana da tutte le distrazioni. E potrei immaginarmi un tempo in cui sarò inginocchiata per giorni e giorni, sin quando non sentirò di avere intorno questi muri che mi impediranno di sfasciarmi, perdermi, rovinarmi”, Etty Hillesum, Diario, 18 maggio 1942“Su, lasciatemi essere il cuore pensante di questa baracca. Ora voglio esserlo un’altra volta. Vorrei essere il cuore pensante di un intero campo di concentramento […]”, Etty Hillesum, Diario, 30 settembre 1942“Una volta che l’amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito”, Etty Hillesum, Diario, 11 luglio 1942Christien, apro a caso la Bibbia e trovo questo: “Il Signore è il mio alto rifugio”. Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci. Papà, la mamma e Misha sono alcuni vagoni più avanti. La partenza è giunta piuttosto inaspettata, malgrado tutto. Un ordine improvviso mandato appositamente per noi dall’Aja. Abbiamo lasciato il campo cantando […] Grazie per tutte le vostre buone cure”, Etty Hillesum, Diario, 7 settembre 1943“Quando dal mondo saranno spariti i fili spinati verrai a vedere la mia camera, è così bella  e tranquilla. Io trascorro delle mezze nottate alla mia scrivania, a leggere e a scrivere vicino alla mia piccola lampada. Ho qui circa 1500 pagine di diario dell’anno scorso e ora me le rileggo. Che ricca vita mi viene incontro ad ogni pagina e pensare che è stata la mia vita! […] non sono i fatti che contano nella vita, ma ciò che grazie ai fatti si diventa”,  Etty Hillesum, dalla Lettera a Osias, 28 settembre 1942

Etty Hillesum, Diario (1941-1943), Milano, Adelphi, 1986
Etty Hillesum, Lettere (1942-1943), Milano, Adelphi, 1990

mercoledì 13 gennaio 2016

NON DOBBIAMO CHIEDERE IL PERMESSO PER ESSERE LIBERI



Originally posted on leggoerifletto

Libertà - Paul Éluard

Scrivo il tuo nome
Su quaderni di scolaro
Sui miei banchi e gli alberi
Su la sabbia su la neve
Scrivo il tuo nome
Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome
Su le immagini dorate
Su le armi dei guerrieri
Su la corona dei re
Scrivo il tuo nome
Su la giungla ed il deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sulla eco dell'infanzia
Scrivo il tuo nome
Sui miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome
Su tutti i miei lembi d'azzurro
Su lo stagno sole sfatto
E sul lago luna viva
Scrivo il tuo nome
Su le piane e l'orizzonte
Su le ali degli uccelli
E il mulino delle ombre
Scrivo il tuo nome
Su ogni alito di aurora
Su le onde su le barche
Su la montagna demente
Scrivo il tuo nome
Su la schiuma delle nuvole
Sui sudori d'uragano
Sulla pioggia spessa e smorta
Scrivo il tuo nome
Sulle forme scintillanti
Le campane dei colori
Sulla verità fisica
Scrivo il tuo nome
Sui sentieri risvegliati
Su le strade dispiegate
Sulle piazze che dilagano
Scrivo il tuo nome
Sopra il lume che s'accende
Sopra il lume che si spegne
Su le mie case raccolte
Scrivo il tuo nome
Sopra il frutto schiuso in due
Dello specchio e della stanza
Sul mio letto guscio vuoto
Scrivo il tuo nome
Sul mio cane ghiotto e tenero
Su le sue orecchie dritte
Su la sua zampa maldestra
Scrivo il tuo nome
Sul decollo della soglia
Su gli oggetti familiari
Su la santa onda del fuoco
Scrivo il tuo nome
Su ogni carne consentita
Su la fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Scrivo il tuo nome
Sopra i vetri di stupore
Su le labbra attente
Tanto più su del silenzio
Scrivo il tuo nome
Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Su le mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome
Su l'assenza che non chiede
Su la nuda solitudine
Su i gradini della morte
Scrivo il tuo nome
Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Su l'immemore speranza
Scrivo il tuo nome
E in virtù d'una Parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti
Libertà.


- Paul Éluard -
(1895-1952)




La condizione umana è originariamente immersa nella non-verità, dice il dogma del peccato originale. 
Ma che cosa significa? Un gruppo di giovani, al bar come tutte le sere. 
Un gruppo di anziani, che, ancora, discutono di calcio e totocalcio. 
Un gruppo di ragazze, che si guardano reciprocamente i vestiti. 
Una folla di ragazze davanti a un hotel, in attesa del cantante, pronte a urlare la loro sottomissione. La tv, milioni che la guardano, e vi si riconoscono. Dov’è la libertà? 
La libertà è una meta alla quale solo pochi approdano. I più si credono liberi perché possono scegliere, ma in realtà scelgono solo questo o quel mezzo, questa o quella strada, verso una meta inevitabilmente già segnata, imposta loro dalla necessità. Imposta loro dal branco. 
Gli uomini non sono liberi, liberi lo possono solo diventare. 
I pubblicitari tutto questo lo sanno bene; l’arte pubblicitaria è come una metafisica sociale, un’anatomia esatta degli appetiti che governano l’anima umana. A immagini e parole di un certo tipo, gli uomini, necessariamente, reagiscono sempre allo stesso modo. 
L’anima della gente è facilmente controllabile. 
Il motivo è semplice: è stretta dalla necessità, è prigioniera. 
E poi gli uomini, per lo più, non vogliono essere liberi: «Avevi forse dimenticato che la tranquillità è agli uomini più cara della libera scelta tra il bene e il male?», ecco la colpa terribile che il cardinale inquisitore rinfaccia a Cristo. Gli uomini si rifiutano di ascoltare l’appello alla liberazione, perché la libertà è fatica, viaggio, sacrificio. La schiavitù è molto più comoda. 

- Vito Mancuso - 
da: Rifondazione della fede







La memoria è un mostro: tu dimentichi, essa no. 
Archivia le cose, ecco tutto. 
Le conserva per te, o te le nasconde e le richiama, 
per fartele ricordare, a sua volontà. 
Credi di avere una memoria. 
Ma è la memoria che ha te.


- John Irving -



Buona giornata a tutti. :-)

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