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martedì 11 luglio 2017

Sei tu...L'amore

Sei tu - Paolo Coelho




Kahlil Gibran - L'amore

Testo tratto dal il libro "Il Profeta" di Kahlil Gibran.Musica Ludovico Einaudi "Love Is A Mistery".
NO COPYRIGHT INFRINGEMENT INTENDEED.ALL THE RIGHTS FOR THE MUSIC GOES TO LUDOVICO EINAUDI I DON'T OWN OR CLAIM TO OWN IT.




Poesia di Nazim Hikmet : Prima di tutto l'uomo (ultima lettera al figlio)

Prima di tutto l'uomo (ultima lettera al figlio)
Nazim Hikmet

Ragazzo mio,
io non ho paura di morire.
Tuttavia, ogni tanto
mentre lavoro
nella solitudine della notte,
ho un sussulto nel cuore,
saziarsi della vita, figlio mio,
è impossibile.
Non vivere su questa terra come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Ricorda:
in questo mondo devi vivere saldo,
vivere
come nella casa paterna.
Credi al grano,
alla terra,
al mare
ma prima di tutto - all'uomo.
Ama la nuvola,
il libro
la macchina,
ma prima di tutto - l'uomo.
Senti in fondo al tuo cuore
il dolore del ramo che secca,
della stella che si spegne,
della bestia ferita,
ma prima di tutto - il dolore dell'uomo.
Godi di tutti i beni terrestri,
del sole,
della pioggia
e della neve,
dell'inverno e dell'estate,
del buio e della luce,
ma prima di tutto -
godi dell'uomo.

Nazim Hkmet


giovedì 27 aprile 2017

Per sempre me ne andrò per questi lidi, tra la sabbia e la schiuma del mare. L'alta marea cancellerà le mie impronte, e il vento disperderà la schiuma. Ma il mare e la spiaggia dureranno in eterno.


Fragilità - Kahlil Gibran

Vi è stato detto
che, come una catena, siete fragili
quanto il vostro anello più debole.
Questa è soltanto mezza verità.
Siete anche forti
come il vostro anello più saldo.
Misurarvi dall'azione più modesta
sarebbe come misurare la potenza dell'oceano
dalla fragilità della schiuma.
Giudicarvi dai vostri fallimenti
è come accusare le stagioni
per la loro incostanza.
E voi siete come le stagioni,
e anche se durante il vostro inverno
negate la vostra primavera,
la primavera, che in voi riposa,
sorride nel sonno e non si offende.

altro » leggoerifletto

La vera ricchezza sta nel cuore dell'uomo;

 l'amore è il suo tesoro...

BY LEGGOERIFLETTO

L’altro – Kahlil Gibran

Il tuo prossimo 
è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l'orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.

- Kahlil Gibran -


L’anima di certa gente ricorda le lavagne di scuola sulle quali il tempo traccia segni, regole ed esempi che una spugna bagnata subito cancella.

- Kahlil Gibran -
da “Massime Spirituali”


La vera ricchezza sta nel cuore dell'uomo; l'amore è il suo tesoro.




Per sempre me ne 
andrò per questi lidi,
tra la sabbia e la
schiuma del mare.
L'alta marea cancellerà
le mie impronte,
e il vento disperderà la
schiuma.
Ma il mare e la spiaggia
dureranno
in eterno.


Kahlil Gibran (1883-1931) poeta, pittore e filosofo libanese.

Aforismario >>>    ...continua



« Non chiamare stolto nessuno tra voi, giacché in verità noi non siamo né saggi né stolti. Siamo verdi foglie sull'albero della vita, e la vita stessa è al di là della saggezza e, certo, al di là della stoltezza. »
( Kahlil Gibran  da Il Giardino del Profeta)

domenica 9 ottobre 2016

❤ ♡ Poesia Erotica contemporanea ♡ ❤

Antologia della Poesia Erotica contemporanea

By ItaliaLibri

Sezione Citazioni | (Testi)

    THE INVOCATION

    AT the last, tenderly,

    From the walls of the powerful fortress'd house,
    From the clasp of the knitted locks, from the keep of the well-closed doors,
    Let me be wafted.
    Let me glide noiselessly forth;
    With the key of softness unlock the locks--with a whisper,\r\nSet open the doors O soul.

    Tenderly--be not impatient,
    (Strong is your hold, O mortal flesh,
    Strong is your hold O love.)

(di Walt Whitman, tratto da opera non segnalata)
Suggerita da Alex Forti, in data 2006-06-21 20:15:38

    MÍA
    Mía: así te llamas.
    ¿Qué más harmonía?
    Mía: luz del día;
    mía: rosas, llamas.

    ¡Qué aroma derramas
    en el alma mía
    si sé que me amas!
    ¡Oh Mía! ¡Oh Mía!

    Tu sexo fundiste
    con mi sexo fuerte,
    fundiendo dos bronces.

    Yo triste, tú triste…
    ¿No has de ser entonces
    mía hasta la muerte?

(di Ruben Darìo, tratto da fonte sconosciuta)
Suggerita da Renato Corpaci, in data 2006-06-20 11:36:43

    ACCONCIATEVI, SPIRTI STANCHI E FRALI

    Amor, lo stato tuo è proprio quale
    è una ruota, che mai sempre gira,
    e chi v'è suso or canta ed or sospira,
    e senza mai fermarsi or scende or sale.
    Or ti chiama fedele, or disleale;
    or fa pace con teco, ed or s'adira;
    ora ti si dà in preda, or si ritira;
    or nel ben teme, ed or spera nel male;
    or s'alza al cielo, or cade ne l'inferno;
    or è lunge dal lido, or giunge in porto;
    or trema a mezza state, or suda il verno.
    Io, lassa me, nel mio maggior conforto
    sono assalita d'un sospetto interno,
    che mi tien sempre il cor fra vivo e morto.

(di Gaspara Stampa, tratto da opera non segnalata)
Suggerita da Renato Corpaci, in data 2006-06-20 11:59:38

    TI AMO COME
    Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale
    come se alzandomi la notte bruciante di febbre
    bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
    ti amo come guardo il pesante sacco della posta
    non so che cosa contenga e da chi
    pieno di gioia pieno di sospetto agitato
    ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
    ti amo come qualche cosa che si muove in me
    quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
    ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

(di Nazim Hikmet, tratto da opera non segnalata)
Suggerita da Serena Accàscina, in data 2006-07-12 22:09:00

    Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
    era la comunione con la terra.
    Bevevo con la mia magnifica
    esultanza
    guardando i suoi occhi neri
    che fuggivano come gazzelle.
    E mai coltre fu più calda e lontana
    e mai fu più feroce
    il piacere dentro la carne.
    Ci spezzavamo in due
    come il timone di una nave
    che si era aperta per un lungo viaggio.
    Avevamo con noi i viveri
    per molti anni ancora
    i baci e le speranze
    e non credevamo più in Dio
    perché eravamo felici.

(di Alda Merini, tratto da Clinica dell’abbandono (Einaudi 2003))
Suggerita da Ilaria Di Francesco, in data 2006-07-20 09:40:53

    E VATTENE, SEI TROPPO INNAMOREVOLE!

    E vattene, sei troppo innamorevole!
    Sei troppa seta per questa plastica rotta,
    troppi smeraldi, fibbie con cinghiali,
    e quando ti carezzi lo sguardo con le ciglia
    io Ravenna e Pisa su un sedile
    non so da dove cominciare a ammirarle,
    né so guidare con un Tiziano accanto
    che di sbieco e lontano tra alberelli
    mostra come un segreto un‘acqua azzurra
    ma di un azzurro che non è che un‘idea,
    l‘idea del fondo che sta di là del fondo
    di un labirinto come te di bellezza,
    che dall‘avorio ti porta alle perle
    e dalle perle alla schiuma del mare
    e dalla schiuma...scendi da questa macchina,
    sei troppo interamente seducente!

(di Rodolfo Wilcock, tratto da Poesia d'amore del novecento, Crocetti,)
Suggerita da Antonio Fiori, in data 2006-08-01 10:10:48

    LA RISSA DEGLI ANGELI

    Scorgendo d‘un tratto i nostri corpi allacciati
    ingigantiti dal lume sulla parete di fronte
    penso con rimorso ai tuoi anni:
    non ho da offrirti che questo amoroso sperpero
    di carezze,questi battiti forsennati del cuore
    mentre affondo nel tuo mistero di brividi
    nel tuo modo spaventato di godere.

(di Stefano Simoncelli, tratto da Opera non specificata)
Suggerita da Carla Cesarina Maria Saraceni, in data 2006-08-19 10:01:10

    DEJAMES SUELTAS LOS MANOS

    Lasciami sciolte le mani e il cuore,
    lasciami libero.
    Lascia che le mie dita percorrano
    i sentieri del tuo corpo.
    La passione - sangue, fuoco, baci -
    mi incendia a fiamme tremanti.
    Ah, tu non sai che cos‘è questo!
    È la furia dei miei sensi che piega la foresta
    sensibile dei nervi.
    È la carne che grida con parole ardenti!
    È l‘incendio!
    E tu sei qui, donna, come un tronco intatto
    ora che va via tutta la mia vita in cenere
    verso il tuo corpo pieno, come la notte, di stelle.

    Lasciami libere le mani e il cuore,
    lasciami libero!
    Semplicemente ti desidero, io solo te desidero!
    Non è amore, è desiderio che brucia e si estingue,
    è precipitare di furie,
    avvicinamento dell‘impossibile,
    ma tu ci sei, ci sei per darmi tutto,
    e per darmi ciò che hai nascesti
    come io per raccoglierti,
    e desiderarti,
    e riceverti.

(di Pablo Neruda, tratto da Opera non specificata)
Suggerita da Elisabetta Mori, in data 2006-08-25 13:15:18

    GLYKIPIKROS EROS

    Amore, non t‘incolpo, poiché la colpa fu mia, non fossi stato di creta comune,
    Avrei scalato le altezze somme, inviolate tuttora, visto l‘aria più piena, il giorno più ampio.
    Dalla ferocia della mia passione sprecata avrei tratto un canto migliore, più limpido,
    Acceso una luce più luminosa di più libera libertà, combattuto ingiustizie dalla testa d‘Idra.
    Se le mie labbra avessero avuto il dono della musica dai baci pungenti che le fecero sanguinare,
    Tu avresti camminato con gli angeli su quel prato verde e smalto.
    Avrei percorso la strada sulla quale Dante vide rifulgere i soli di sette cerchi,
    Si! forse avrei visto aprirsi i cieli, come si aprirono al Fiorentino.
    E le potenti nazioni avrebbero incoronato me, che ora sono senza corona e senza nome,
    E un‘alba d‘oriente mi avrebbe trovato genuflesso sulla soglia della Casa della Fama.
    Mi ero seduto in quel circolo marmoreo dove il bardo più vecchio è come il giovane
    E la zampogna versa eternamente miele, e le corde della lira sono tese in eterno.
    Keats avrebbe sollevato le sue chiome imenee dal vino di semi di papavero,
    Con bocca di ambrosia mi avrebbe baciato in fronte, la mia mano avrebbe serrato con la mano
    del nobile amore.
    E a primavera, quando i germogli del melo sfiorano il seno lucido della colomba,
    Due giovani amanti distesi in un frutteto avrebbero letto la storia del nostro amore.
    Avrebbero letto la leggenda della mia passione, conosciuto l‘amaro segreto del mio cuore,
    Si sarebbero baciati come ci siamo baciati noi, ma non separati come ora è destino
    che ci separiamo.
    Poiché il fiore cremisi della nostra vita è divorato dal verme della verità
    E nessuna mano può raccogliere i petali caduti e secchi della rosa della giovinezza.
    Pure non rimpiango di averti amato - ah! che altro avrei dovuto fare io...(...) -
    Poiché i famelici denti del tempo sbranano, e gli anni dai piedi silenziosi inseguono.
    Senza timone, andiamo alla deriva nella tempesta, e una volta passato il fortunale della gioventù, Senza lira, senza liuto o coro, la Morte, pilota silenzioso, finalmente viene.
    E nella tomba non c‘è piacere, poiché la cecilia si pasce della radice,
    E il desiderio diventa rabbrividendo cenere, e l‘albero della passione non da frutti.
    E meno cara la Citerea che si levava come un giglio d‘argento dal mare.
    Ho fatto la mia scelta, ho vissuto i miei carmi, e anche se la gioventù è sparita in sogni sprecati,
    Ho trovato la corona di mirto dell‘amante migliore di quella d‘alloro del poeta.

(di Oscar Wilde, tratto da Poems)
Suggerita da Elisabetta Mori, in data 2006-08-23 22:08:48

    DOLCENERA

    Nera che porta via che porta via la via
    nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
    nera che picchia forte che butta giù le porte
    nera di malasorte che ammazza e passa oltre
    nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c‘è luna luna
    nera di falde amare che passano le bare
    ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere
    ché è venuta per me
    è arrivata da un‘ora
    e l‘amore ha l‘amore come solo argomento
    e il tumulto del cielo ha sbagliato momento
    acqua che non si aspetta altro che benedetta
    acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale
    acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte
    ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare
    quando ingorga gli anfratti si ritira e risale
    e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell‘onda
    e la lotta si fa scivolosa e profonda
    acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti
    acqua per fotografie per cercare i complici da maledire
    acqua che stringe i fianchi tonnara di passanti
    oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
    che si prende per mano
    a battaglia finita
    come fa questo amore che dall‘ansia di perdersi
    ha avuto in un giorno la certezza di aversi
    acqua che ha fatto sera che adesso si ritira
    bassa sfila tra la gente come un innocente che non c‘entra niente
    fredda come un dolore Dolcenera senza cuore
    e la moglie di Anselmo sente l‘acqua che scende
    dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
    nel suo tram scollegato da ogni distanza
    nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza
    così fu quell‘amore dal mancato finale
    così splendido e vero da potervi ingannare

(di Fabrizio De Andrè, tratto da opera non segnalata)
Suggerita da Emanuele Sorrentino, in data 2006-09-07 21:38:07

    EROS

    Corpo nudo
    come la nuda lama d‘un pugnale
    il brivido che dai è come il sangue
    che sgorga a fiotti.
    Se mordo il tuo seno
    o imprimo una rosa alla tua spalla
    s‘inarca il dorso
    poggiato sulla morsa delle braccia
    e altro pugnale
    s‘insinua, neve e fuoco,
    nel tuo segreto fiume.

(di Stefano Mangione, tratto da 7 Poeti del Premio Montale, Roma 1990, All'insegna del pesce d'oro)
Suggerita da Antonio Fiori, in data 2006-09-11 00:06:50

    L‘acqua imprigionata nel grembo della terra,
    la terra non la trova.
    Quando fugge da lei nel lontano cielo,
    e le tenebrose nubi tracciano lassù misteriosi
    disegni,
    la terra non la trova.
    Allora il tuono la percuote col fuoco del dolore,
    e la tempesta gemendo la spinge in tutte le direzioni.
    Il tesoro che un tempo era così vicino
    torna nuovamente al cuore.
    In lacrime essa giunge diluviando,
    e la terra infine la trova.

(di Kahlil Gibran, tratto da opera non segnalata)
Suggerita da Ilena Di Fina, in data 2006-09-13 14:09:15

    Poco dopo quella visita si ripeté “l‘impossibile“ che già fluttuava quasi materialmente intorno ad Agathe e Ulrich; accadde veramente senza che nulla accadesse.

    I fratelli si vestivano per una serata e non c‘era nessuno in casa, tranne Ulrich, per aiutare Agathe; non avevano incominciato in tempo e perciò per un quarto d‘ora s‘erano affrettati il più possibile, poi vi fu una piccola pausa. Sugli appoggi e sui piani della stanza era sparso pezzo per pezzo tutto l‘armamentario che una donna adopera in tali occasioni, e Agathe si chinava verso il suo piede con tutta l‘attenzione che esige l‘infilare una sottile calza di seta. Ulrich stava dietro di lei. Vedeva il capo, il collo, le spalle e quella schiena quasi nuda; il corpo era piegato un po‘ di lato, verso il ginocchio rialzato, e sul collo la tansione formava tre pieghe che attraversavano, agili ed allegre come tre frecce, la pelle chiara; la leggiadra corposità di quell‘immagine, scaturita da un silenzio improvviso, pareva aver perso la sua cornice e si trasmise così immediata e incomunicabile al corpo di Ulrich, che questi lasciò il suo posto e, non proprio inconscio quanto una bandiera spiegata dal vento, ma pur senza una risoluzione consapevole, s‘avvicinò in punta di piedi, piombò sulla reclinata e con dolce furore morse una di quelle frecce, mentre il suo braccio cingeva la sorella. Poi i denti di Ulrich si staccarono con la stessa cautela; con la mano destra egli aveva ghermito il ginocchio di Agathe e mentre col braccio sinistro stringeva a sé il suo corpo la strappò su scattando sui garetti.

    Agathe gettò un grido di spavento. Finora tutto si era svolto allegramente e scherzosamente, come in tanti episodi precedenti, e anche se era tinto dai colori dell‘amore, era pur sempre solo con l‘intenzione, timida in fondo, di nascondere, sotto questa veste serenamente familiare, la natura insolita e più pericolosa di quell‘amore.

    Ma quando Agathe ebbe vinto il proprio sgomento e non si sentì sospesa bensì adagiata nell‘aria, libera a un tratto da ogni peso, e guidata invece dalla dolce costrizione del movimento sempre più rallentato, ecco che per uno di quei casi che nessuno può dominare ella si trovò meravigliosamente placata e anzi affrancata da ogni inquietudine terrena; con un movimento che mutò l‘equilibrio del suo corpo e che mai avrebbe saputo ripetere ella strappò anche l‘ultimo filo di seta della costrizione, si volse cadendo verso il fratello, continuò ad ascendere pur nella caduta, e giacque precipitando come una nuvola di felicità nelle braccia di Ulrich. Egli la portò, stringendola dolcemente a sé, attraverso la stanza che si oscurava, fino alla finestra, e le stette accanto nella penombra mite della sera che le inondava la faccia come un fiotto di lacrime. Nonostante la forza che tutto questo esigeva, e la violenza che Ulrich aveva esercitato sulla sorella, tutto ciò che essi facevano parve loro stranamente remoto dalla forza edalla violenza; si sarebbe forse potuto paragonare con lo strano e meraviglioso fervore di un quadro, che per la mano che lo afferra dall‘esterno non é altro che una ridicola superficie pitturata. Così essi non aveveno in mente null‘altro che l‘evento corporeo che occupava tutta la loro coscienza, eppure accanto alla sua natura di scherzo innocente e all‘inizio anche un po‘ rozzo che metteva in moto tutti i muscoli, esso presentava una seconda natura che paralizzava delicatissimamente tutte le membra e al tempo stesso le recingeva con inesprimibile sensitività. Con aria interrogativa essi si avvinsero le braccia intorno alle spalle. Divennero partecipi della figura fraterna dei loro corpi, come cresciuti entrambi da una stessa radice. Si guardarono l‘un l‘altro negli occhi, come se vedessero per la prima volta qualche cosa di simile. E anche se non avrebbero saputo raccontare ciò che era accaduto perché la loro partecipazione era troppo fervida, sapevano tuttavia di essersi trovati all‘improvviso, per un attimo, proprio dentro a quello stato comune al cui limite avevano spesso esitato, che tante volte s‘erano descritto a vicenda e che pure avevano sempre contemplato solo dal di fuori. Esaminando l‘accaduto a sangue freddo - e così, nascostamente, cercavano di fare entrambi - esso sembrava poco più che un caso fortuito e affascinente, che tra un istante, o almeno col ritorno di un‘occupazione, si sarebbe dissolto nel nulla; tuttavia ciò non accadde. Al contrario, essi vennero via dalla finestra, accesero la luce, ripresero le loro attività, ma ben presto tornarono ad abbandonarle; e senza aver preso accordi, Ulrich andò al telefono e informò la casa dov‘erano aspettati che non sarebbero venuti.

(di Robert Musil, tratto da L'uomo senza qualità)
Suggerita da Ilena Di Fina, in data 2006-09-15 21:05:32

venerdì 22 gennaio 2016

La vera ricchezza sta nel cuore dell'uomo; l'amore è il suo tesoro...

BY LEGGOERIFLETTO

L’altro – Kahlil Gibran

Il tuo prossimo 
è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l'orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.

- Kahlil Gibran -


L’anima di certa gente ricorda le lavagne di scuola sulle quali il tempo traccia segni, regole ed esempi che una spugna bagnata subito cancella.

- Kahlil Gibran -
da “Massime Spirituali”


La vera ricchezza sta nel cuore dell'uomo; l'amore è il suo tesoro.




Per sempre me ne 
andrò per questi lidi,
tra la sabbia e la
schiuma del mare.
L'alta marea cancellerà
le mie impronte,
e il vento disperderà la
schiuma.
Ma il mare e la spiaggia
dureranno
in eterno.

- Kahlil Gibran - 


Sono in crisi

A che punto è la notte
ho chiesto alle ombre
che osavano
violare il cupo
silenzio?

A che punto è la notte
ho gridato alle stelle
e a una falce di luna?

Sperando nel vento
ho implorato:
a che punto è la notte?
Ma nulla ha tradito
il velluto di quiete.

Invece che vagare
per sentieri scoscesi
una preghiera
è salita dal cuore:
Ave Maria,
il Signore è con te.
Con te
è venuto il Figlio di Dio
e ha acceso il mio giorno.

(San Giovanni della Croce)

lunedì 18 gennaio 2016

Kahlil Gibran (Bsharri 1883 - New York 1931)

Kahlil Gibran - I migliori aforismi di un profeta moderno
Selezione delle frasi più belle e dei migliori aforismi di Kahlil Gibran (Bsharri 1883 - New York 1931), poeta, pittore e aforista libanese. All'età di 12 anni, nel 1895, Gibran emigrò con la famiglia negli Stati Uniti, dove visse nelle città di New York e Boston. La sua fama è legata soprattutto alla pubblicazione de Il Profeta (The Prophet, 1923), libro a sfondo spiritualistico tradotto in più di venti lingue e ancora oggi testo tra i più letti e amati, specie tra i giovani. In una lettera del 1919 alla scrittrice libanese May Ziadah (con la quale instaurerà un rapporto d'amore platonico), Gibran spiega come l'idea di quest'opera si sia fatta strada in lui: "Quanto al Profeta, è un libro che ho pensato di scrivere mille anni fa, ma fino alla fine dello scorso anno non ne avevo messo sulla carta neppure un capitolo. Che cosa posso dirti di questo profeta? Egli è la mia rinascita e il mio primo battesimo, il solo pensiero in me che mi renderà degno di stare alla luce del sole. Perché questo profeta mi aveva già «scritto» prima che io tentassi di «scrivere» lui, mi aveva creato prima che io lo creassi, e mi aveva silenziosamente istradato in modo che potessi seguirlo per settemila leghe prima di comparirmi davanti a dettarmi i suoi desideri e le sue inclinazioni". [1] Vale la pena riportare qui anche un brano della lettera che May Ziadah scrisse a Gibran nel 1923 subito dopo aver ricevuto una copia de Il Profeta, perché esprime molto bene le sensazioni comuni a milioni di lettori quando leggono per la prima volta questo libro: "Il testo è più che mai bello, vicino, rivelatore, meraviglioso nel trasmettere la Realtà e nell'addolcire la consapevolezza. L'inglese, lo stile, la formulazione, la musica - è eccellente, Kahlil - proprio assolutamente bello... Questo libro sarà considerato uno dei tesori della letteratura inglese. E nelle nostre tenebre lo apriremo per ritrovare noi stessi e il cielo e la terra dentro di noi. Non basteranno generazioni a esaurirlo, anzi, una generazione dopo l'altra esse troveranno nel libro ciò che vorrebbero essere - e più gli uomini saranno maturi più esso sarà amato. È il libro più amorevole che mai sia stato scritto. E lo è perché tu sei il più grande amante che mai abbia scritto". [1] Il critico Suheil Bushrui ha affermato: "Il Profeta occupa una posizione unica nella letteratura mondiale e questo rende difficile al critico l'accertamento del suo valore. Spesso ingiustamente bollato da aridi intellettuali come una versione romanticizzata di dottrine filosofiche e religiose universali, è stato in un certo senso vittima del proprio stupefacente successo. La verità è che si tratta di un'opera ricca di pietà, intuito, speranza e ispirazione, che trasmette un messaggio eterno in cui si uniscono la dignità della Bibbia cristiana e la saggezza dei sufi islamici, formulato con una semplicità e una qualità ritmica che lo rendono accessibile a un'ampia cerchia di lettori". [1] La maggior parte delle altre opere di Gibran sono state pubblicate postume, compreso Il giardino del Profeta (The Garden of the Prophet, 1933), che è un po' il seguito della sua opera principale pubblicata dieci anni prima. Molte delle citazioni presenti su Aforismario sono tratte, inoltre, da due testi aforistici di Gibran: Sabbia e spuma (Sand and Foam, 1926) e Massime spirituali (Spiritual Sayings, postumo 1962). Bisogna dire che nonostante il successo di pubblico, Kahlil Gibran è stato anche molto criticato per l'ambiguità e l'oscurità di molti suoi testi, considerati una confusa commistione di filosofia e misticismo, di suggestioni religiose tradotte dal cristianesimo, l'islamismo e l'induismo. Forse è pensando a queste critiche che Kahlil Gibran ha scritto in Sabbia e spuma: "Half of what I say is meaningless, but I say it so that the other half may reach you": "Metà di ciò che dico non ha alcun senso; ma lo dico perché vi sia, a raggiungerti, almeno l’altra metà".
Kahlil Gibran (1883-1931) poeta, pittore e filosofo libanese.

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« Non chiamare stolto nessuno tra voi, giacché in verità noi non siamo né saggi né stolti. Siamo verdi foglie sull'albero della vita, e la vita stessa è al di là della saggezza e, certo, al di là della stoltezza. »
( Kahlil Gibran  da Il Giardino del Profeta)

Libri di Kahlil Gibran consigliati
Il profeta
Il giardino del profeta
Traduzione P. Oppezzo; N. Crocetti
Editore Mondadori, 1993

Strutturate nella forma del versetto, Il profeta e Il giardino del profeta, le due opere più celebri di Gibran, raccontano il rapporto tra l'uomo e l'uomo e quello tra l'uomo e la natura, trattati con la pienezza della visione mistica e panteistica della vita e della morte conforme alla dottrina del loro autore. Il Profeta è costituito da una serie di ventisei sermoni su aspetti specifici del rapporto dell'uomo con il suo simile, con un prologo e un epilogo - parti valide di per sé - e dodici illustrazioni. Nel prologo, «L'arrivo della nave», il profeta Almustafa è in attesa di una nave che lo riporterà nel suo paese natale dopo dodici anni di esilio nella terra di Orphalese. Vedendola arrivare, prova un misto di tristezza e di gioia per il distacco imminente da un luogo in cui gli è stata dimostrata tanta amabilità. La gente lo implora di rimanere ma la veggente Almitra gli dice che deve partire, esortandolo tuttavia, prima della partenza, a «trasmetterei la tua verità» e a «rivelarci quello che ti è stato mostrato di ciò che esiste tra la nascita e la morte». I sermoni che seguono, ognuno dei quali è ispirato dalla domanda di un componente la moltitudine, prendono in considerazione rispettivamente Amore, Matrimonio, Figli, Donare, Mangiare e Bere, Lavoro, Gioia e Dolore, Case, Abiti, Comprare e Vendere, Colpa e Castigo, Leggi, Libertà, Ragione e Passione, Dolore, Conoscenza di sé, Insegnamento, Amicizia, Conversare, Tempo, Bene e Male, Preghiera, Piacere, Bellezza, Religione e Morte. Alla fine Almustafa ringrazia e benedice il popolo di Orphalese in un lungo epilogo sul destino umano, «L'Addio», nel quale viene sottolineata l'importanza dell'io più grande, dell'amore, e dell'unicità della vita. Triste perché deve lasciarli, prima di salire a bordo della nave e far vela per la sua terra natale, egli promette ai presenti di ritornare sotto un'altra forma.

Sabbia e schiuma
Editore Mondadori, 1999

I detti, gli aforismi, le riflessioni di un saggio pervase da un intenso misticismo. Portando alle estreme conseguenze la suàrten-denza alla frase breve e densa, preceduta e seguita dal silenzio evocativo, Gibran trova nella sequenza di «detti» la sua forma più congeniale, quella che gli consente di rendere significativo, anche con l'evidenza della disposizione grafica, soprattutto il silenzio tra l'una e l'altra affermazione: «La parola distingue e imprigiona, il silenzio libera e unisce». Sabbia e schiuma, lungi dall'essere un'opera marginale, è più vicina di quanto l'autore stesso sembri supporre alla «parola unica» e unificante da lui cercata.

Note
  1. Le lettere citate all'inizio sono tratte dall'edizione de Il Profeta pubblicata dalla Rizzoli nel 1993, con introduzione di Suheil Bushrui e traduzione di Ariodante Marianni.
  2. Buona parte degli aforismi riportati in questa pagina sono tratti da: Khalil Gibran, Tutte le poesie e i racconti © 1993-2011 Newton Compton. Traduzioni di Tommaso Pisanti, Paolo E. Ribotta, Simonetta Traversetti, Franco Paris, Giampiero Cara, Elvira Cuomo, Francesca Ciullini.