La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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venerdì 28 luglio 2017

CHESTERTON - La sostanaza della fede




CHESTERTON la-sostanza-della-fede
di Paolo Gulisano e don Daniele De Rosa 

Invito alla lettura di Marco Sermarini 

Edizioni Ares 

€ 16,00 

Su www.pumpstreet.it





chesterton-and-the-meaning-of-education


leggoerifletto

 Lev Tolstoj (1886)


 I TRE ANZIANI  www.atma-o-jibon.org 

"E quando pregate, non moltiplicate vane parole, come i pagani, che credono di essere esauditi a forza di parole. Non siate simili a loro, poiché il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno, prima che gliela chiediate" (Mt 6.7-8).



Una volta un vescovo navigava da Archangelsk verso la lavra Soloweski. Sulla stessa nave si trovavano anche dei viaggiatori che si recavano in pellegrinaggio dai pii monaci del monastero. Il vento era favorevole, il tempo sereno e l'acqua immobile. Alcuni pellegrini si erano messi da un po' a riposare, altri erano a colazione e altri ancora sedevano in gruppi chiacchierando tra loro. Anche il vescovo venne in coperta e si mise a passeggiare avanti e indietro sul ponte. Quando arrivò a prua, vide tutta una folla radunata insieme. Un giovane campagnolo faceva segno con la mano sopra il mare e stava raccontando qualcosa che attirava 1'attenzione di tutti. Il vescovo si fermò e guardò anch'egli nella direzione indicata dall'uomo; ma non poté scorgere nulla e vide solo il mare che scintillava al sole. Allora si avvicinò e si mise ad ascoltare. Quando il campagnolo si accorse del vescovo, si tolse il berretto e tacque. Allora anche gli altri riconobbero il vescovo, si scoprirono il capo e lo salutarono con rispetto.
"Non dovete disturbarvi, fratelli" disse il vescovo "sono venuto anch'io a sentire ciò che tu, mio caro, stavi raccontando".
"Ci ha appena parlato degli anziani, il pescatore", spiegò un commerciante, meno timido degli altri .
"Di quali anziani?" domandò il vescovo, andando a sedersi su di una cassa presso il parapetto. "Raccontalo anche a me, ascolto. che cosa stavi indicando con la mano?".
"Là in lontananza si vede appena una piccola isola" disse il giovane campagnolo, e indicò verso destra. "Su quell'isola, tre anziani vivono soli soletti, per la salvezza della loro anima".
"E dov' è quest'isola?" chiese il vescovo. "Segua diritto la sua mano. Là c'è una nuvola, e più a sinistra in basso si vede una piccola striscia".
Il vescovo osservò attentamente. L'acqua brillava al sole, ma non riuscì a scorgere nulla, perché i suoi occhi non c'erano abituati.
"Non vedo nulla" ammise. "Ma che anziani sono questi che vivono sull'isola?"
"Uomini di Dio" suonò la risposta. "Ne avevo sempre sentito parlare, ma non avevo mai avuto l'occasione di vederli. L'estate scorsa però li ho visti con i miei occhi".
E il pescatore cominciò a raccontare come una volta era uscito a pesca ed era stato sospinto fin nei pressi di quell'isola, senza sapere dove fosse arrivato. Al mattino aveva fatto una passeggiata sull'isola e si era imbattuto in una capanna d'argilla. Davanti alla capanna aveva incontrato un anziano; poi ne erano usciti ancora altri due. Gli avevano dato da mangiare, gli avevano asciugato gli abiti e lo avevano aiutato a riparare la sua barca. "Che aspetto avevano?" chiese il vescovo.
"Uno è piccolo, curvo e decrepito. Porta una tonaca logora. Deve avere ben più di cento anni. La sua barba grigia è diventata ormai tutta verde, ma lui sorride continuamente e sembra sfolgorante come un angelo del cielo. Il secondo è un po' più grande, anche lui molto anziano e va in giro in un caffettano ridotto a brandelli. Ha una lunga barba grigio-giallastra ed è un uomo forte. Rovesciò la mia barca come un secchio, prima ancora che potessi venirgli in aiuto. Anche lui sembra allegro. Il terzo invece è un uomo gigantesco con una barba bianca come il chiaro di luna, e che gli arriva alle ginocchia, ma sembra triste, e le sopracciglia gli pendono giù sopra gli occhi. Va in giro tutto nudo e porta solo un grembiulino di rafia intorno alle reni.
"Che cosa ti hanno detto?" chiese il vescovo. "Facevano quasi tutto in silenzio e anche tra loro parlavano poco. Bastava che uno gettasse uno sguardo all' altro, e si erano già capiti. Chiesi a quello grande se vivessero là da molto. Fece un viso scuro e mormorò qualcosa come se fosse arrabbiato, ma il piccolo lo prese subito per la mano, sorrise e così anche quello fece di nuovo silenzio. L'anziano disse solo: 'Perdonaci!' e sorrise".
Mentre il campagnolo stava così raccontando, la nave era arrivata più vicino all'isola.
"Ora si può riconoscerlo proprio chiaramente" fece notare il commerciante. "Prego, Eminenza, guardi" si rivolse al vescovo e indicò col dito.
Il vescovo scrutò davanti a sé. Effettivamente, ora vide una piccola striscia nera: l'isola. Guardò attentamente, poi da prua si diresse verso poppa e si rivolse al timoniere.
"Che isola è" chiese "quella che si vede là?"
"Quella là? Non ha nome. Ce ne sono tante così".
"È vero" chiese ancora il vescovo "che là vivono tre anziani soli, per la salvezza della loro anima?"
"Così si racconta, Eminenza. Ma non so se sia vero. I marinai assicurano di averli visti. Ma può anche darsi che spaccino frottole".
"Sbarcherei volentieri sull'isola, per vedere gli anziani" disse il vescovo. "Si può fare?"
"Con la nave è escluso" disse il timoniere. "Eventualmente con una barca a remi. Ma deve prima parlarne con il capitano".
Chiamarono il capitano, e il vescovo disse:
"Vedrei tanto volentieri i tre vecchi. Qualcuno mi ci potrebbe trasportare?"
Il capitano voleva cavarglielo dalla testa.
"Certo si potrebbe, ma perderemmo molto tempo. E se posso permettermi un'osservazione, Eminenza, non vale la pena vederli. Ho sentito dire da certe persone che sono degli anziani sciocchi, che non capiscono nulla e non spiccicano parola, come i pesci del mare".
"Li vedrei lo stesso volentieri" obiettò il vescovo. "Le ripagherò bene il tempo e la fatica e le chiedo di traghettarmici".
Non ci fu niente da fare. I marinai fecero tutto secondo gli ordini. La vela fu girata, la nave mutò direzione e si puntò sull'isola. Si portò a prua un sedile per il vescovo; questi vi si installò e si concentrò su quel che si riusciva a vedere. E tutti i compagni di viaggio vennero a disporsi intorno a lui e a spiare l'isola. Chi aveva lo sguardo più acuto poteva già riconoscere le rocce e indicava la 'capanna di fango. Un altro era riuscito a distinguere i tre anziani. Il capitano si portò agli occhi il cannocchiale, gettò uno sguardo e lo passò al vescovo.
"Davvero" disse "là sulla riva, a destra della grande roccia, stanno tre uomini".
Il vescovo puntò il canocchiale sul luogo indicato e vi guardò attraverso: effettivamente, sulla riva stavano tre uomini. Uno era molto grande, un altro più piccolo e il terzo piccolissimo. Stavano sulla riva e si tenevano per mano.
Ora il capitano si avvicinò al vescovo. "Qui la nave deve fermarsi, Eminenza. Come è suo desiderio, la faccio trasportare da qui con la barca. Intanto noi restiamo all'ancora qui".
Immediatamente si calò la fune, si gettò l'ancora e si ammainò la vela. Ci fu uno strattone, la nave oscillò leggermente. La barca fu calata, i remi innestati, e il vescovo scese la scala. Arrivato giù, si adagiò sul sedile, i marinai misero mano ai remi e puntarono sull'isola. Quando furono giunti a un tiro di sasso, poterono vedere con tutta chiarezza come i tre anziani stavano sulla riva: uno grande e nudo, con solo un grembiulino intorno ai fianchi, il secondo, più piccolo, nel suo caffettano sbrindellato, e il terzo decrepito e curvo nella sua tonaca logora. Così stavano là tutti e tre dandosi la mano.
La barca urtò contro la terra. I remi furono ritirati. Il vescovo scese.
I tre anziani fecero un inchino, il vescovo li benedisse e quelli si piegarono ancor più profondamente davanti a lui. E il vescovo cominciò a parlar loro così:
"Ho sentito" disse "che voi, tre anziani di Dio, vivete qui per la salvezza delle vostre anime e pregate Cristo nostro Signore per l'umanità. lo, indegno servitore di Cristo, per grazia di Dio sono chiamato a pascere le sue pecore sulla terra. Così ho voluto far visita anche a voi, veri servi di Dio, e darvi per quanto possibile un po' d'istruzione".
I tre anziani non dissero parola, sorrisero e si guardarono tra loro.
"Ditemi dunque" continuò il vescovo "come vivete per la salvezza della vostra anima e servite Dio nostro Signore?".
L'anziano di mezzo sospirò e guardò il piccolo decrepito. Il grande fece un viso triste e volse anch'egli lo sguardo al piccolo. E questi sorrise e disse:
"Non ce ne intendiamo affatto di servire Dio, o servo del Signore. Noi ci serviamo l'un l'altro procurandoci il pane quotidiano".
"Allora come pregate Dio?" chiese il vescovo. L'anziano disse:
"Preghiamo così:
Tre sei Tu, tre siamo noi. Abbi misericordia di noi, stacci vicino!"
Appena il più vecchio ebbe detto così, anche gli altri due levarono gli occhi al cielo, e tutti e tre dissero insieme:
"Tre sei Tu, tre siamo noi, abbia misericordia di noi, stacci vicino".
Il vescovo dovette sorridere e disse:
"Allora avete pur sentito qualcosa della Trinità. Ma così non potete pregare. Comunque sia, mi sono affezionato a voi, o anziani di Dio, e vedo che volete veramente servire Dio. Ma non sapete come si fa. Così non potete pregare. Ascoltatemi, ve lo insegnerò. E non sono le mie parole che vi insegnerò, ma le parole della sacra Scrittura. E in questo modo che il buon Dio stesso ha ordinato a tutti gli uomini di pregarlo".
E il vescovo cominciò a esporre agli anziani come Dio si era rivelato agli uomini. Parlò loro di Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito santo, e disse:
"E Dio Figlio scese sulla terra per salvare l'umanità e insegnò a noi tutti a pregare così: ascoltatemi e ripetete le mie parole".
E il vescovo cominciò a recitare il Padre Nostro. Uno degli anziani ripeté: Padre Nostro! E il secondo anziano ripeté: Padre Nostro! E anche il terzo ripeté: Padre Nostro!
"che sei nei cieli".
Gli anziani ripeterono: "che sei nei cieli". Ma quello di mezzo cambiò l'ordine delle parole e non riuscì a pronunziare bene la frase, e anche quello nudo non riusciva a ripeterla correttamente, perché la sua bocca era completamente coperta dalla barba così che non poteva parlare chiaramente. E anche quello vecchissimo, che non aveva più denti, mormorò qualcosa d'incomprensibile.
Il vescovo lo ripeté ancora e di nuovo gli anziani lo seguirono. Sedette su di una pietra, mentre gli anziani stavano in piedi davanti a lui e fissavano la sua bocca. Quando egli aveva pronunziato una parte di frase, essi la ripetevano. E così il vescovo trascorse con loro tutto il giorno, ripeté loro la stessa parola dieci, venti, anche cento volte, e gli anziani lo seguivano. Se facevano un errore, li correggeva e li faceva ricominciare da capo.
E il vescovo restò presso gli anziani finché ebbero imparato tutta la preghiera. Poterono dirla dietro a lui e infine anche recitarla a memoria. L'anziano di mezzo era riuscito a capirla per 
primo e la recitò tutta da solo. Il vescovo gliela fece dire un' altra volta, e poi ancora una, e così di nuovo finché anche gli altri impararono la preghiera completa.
L'oscurità cadeva e la luna saliva già sopra il mare, quando il vescovo si preparò a tornare alla nave. Prese congedo da loro ed essi s'inchinarono fino a terra davanti a lui. Li rialzò e li abbracciò uno per uno, ordinando loro di pregare nel modo che aveva loro insegnato, entrò nella barca e si fece ricondurre alla nave.
Mentre il vescovo tornava verso la nave, sentiva ancora sempre come i tre anziani pregavano a una voce il Padre Nostro. Quando ebbe raggiunto la nave, non sentì più le loro voci, ma li vedeva ancora in piedi sulla riva, al lume della luna. I tre anziani stavano ancora sempre nella stessa posizione: il piccolo in mezzo, il grande a destra e quello medio dalla parte sinistra. Il vescovo salì la scala e si portò in coperta. L'ancora fu levata, la vela spiegata, il vento vi soffiò e la nave si mise in movimento e proseguì il suo viaggio. Il vescovo andò a sedere presso il timone e tutti fissarono lo sguardo sull'isola. Dapprima si potevano ancora riconoscere i tre anziani, poi la loro immagine divenne indistinta e scomparvero dalla vista, e si vide ancora solo la striscia dell'isola, ma infine scomparve anche l'isola e restò solo il mare a scintillare alla luce della luna.
I pellegrini andarono a coricarsi e in coperta si fece completo silenzio. Solo il vescovo non tro
vava sonno. Sedeva là e guardava davanti a sé, sopra il mare, nella direzione in cui l'isola era scomparsa. Pensava ai buoni anziani, pensava a come si erano rallegrati una volta imparata la preghiera, e ringraziò Dio di averlo condotto là ad aiutare gli anziani e a insegnare loro la Parola di Dio.
Il vescovo dunque sedeva là, immerso nei suoi pensieri, guardando sopra il mare nella direzione in cui l'isola era scomparsa. Una luce vacillante si stendeva davanti ai suoi occhi. Ora qui, ora là il chiaro di luna faceva luccicare le onde. Improvvisamente, nel fascio di luce lunare vide brillare qualcosa di bianco. E un uccello, un gabbiano o una vela che biancheggia laggiù? Il vescovo appuntò lo sguardo con attenzione. "Dev'essere una barca a vela che ci segue. Ma ci viene dietro troppo veloce. Poco fa era ancora tanto, tanto lontana e ora è già così vicina. E non è una barca, perché una vela non ha quell'aspetto. E tuttavia ci si avvicina e ci raggiungerà subito".
Ma il vescovo non era in grado di riconoscere di che si trattasse. Una barca? Un uccello? Un pesce? Sembra un uomo, ma allora grande, grandissimo, e poi può forse un uomo correre sull' acqua? Il vescovo si alzò e si rivolse al timoniere.
"Guarda un po' là, caro amico" gli disse. "Che cos'è quello lì davanti?"
E mentre diceva così, lo vide a un tratto chiaramente: i tre anziani venivano correndo sull'acqua, e le loro barbe bianche scintillavano e luccicavano al chiaro di luna. E arrivavano così veloci come se la nave fosse stata ferma.
Il timoniere guardò dietro di sé, si spaventò e lasciò andare la barra, gridando a gran voce: "Signore Iddio! Gli anziani ci corrono dietro sul mare come sulla terraferma!"
Gli altri lo sentirono. Saltarono su e corsero in coperta. Ora tutti vedevano i tre anziani arrivare di corsa. Si tenevano per mano e i due laterali agitavano le braccia per far segno alla nave di fermarsi. Tutti e tre camminavano sull' acqua come sulla terraferma e avanzavano veloci senza muovere i piedi.
Ancora non si era potuto fermare la nave che già i tre anziani l'avevano raggiunta; salirono in coperta e dissero a una sola voce:
"Abbiamo dimenticato, dimenticato quel che tu, servo di Dio, ci avevi insegnato! Finché lo ripetevamo continuamente, lo sapevamo ancora; ma quando abbiamo smesso un momento, ci è uscita dalla memoria una parola, e una dietro l'altra ci sono sfuggite tutte. Ora non ne sappiamo più nulla. Insegnacelo di nuovo".
Il vescovo fece un segno di croce, s'inchinò profondamente davanti ai tre anziani e disse:
"Anche la vostra preghiera sale verso Dio, santi uomini di Dio. Io non ho nulla da insegnarvi. Pregate per noi poveri peccatori!"
E cadde in ginocchio davanti agli anziani. Gli anziani rimasero in silenzio. Poi si voltarono e tornarono indietro sul mare. E fin verso il mattino questo brillò e luccicò nella direzione in cui erano scomparsi.

Lev Tolstoj (1886)


Buone notizie daleggoerifletto

da: "Ortodossia" di Gilbert Keith Chesterton


*"...e nella mia visione il carro celeste vola sfolgorante attraverso i secoli, mentre le stolide eresie si contorcono prostrate, e l’augusta verità oscilla ma resta in piedi."* *"La Chiesa nei primi tempi fu superba e veloce come un cavallo da guerra; ma è assolutamente antistorico dire che essa seguì puramente la facile via diritta di una idea - come un volgare fanatismo. * *Essa deviò a destra e a sinistra con tanta esattezza da evitare enormi ostacoli; lasciò da un lato la grande mole dell’arianesimo, dall’altro tutte le forze del mondo che volevano rendere il Cristianesimo troppo... altro » Buone notizie daleggoerifletto

giovedì 2 marzo 2017

Padre Brown





Renato Rascel è padre Brown

Il personaggio letterario padre Brown è un presbitero e investigatore, protagonista di oltre cinquanta racconti gialli dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton. In Italia è noto soprattutto attraverso l'interpretazione di Renato Rascel nella miniserie televisiva I racconti di padre Brown.


♫ I Racconti di Padre Brown ♪ (La Sigla) ♫ 

1 La croce azzurra. I racconti di Padre Brown



L'incredulità di padre Brown
❗️❗️❗️❗️❗️❗️❗️❗️❗️❗️




L'innocenza di padre Brown
1 volume dei racconti con protagonista padre Brown, il celebre prete-investigatore nato dalla penna di Gilbert Keith Chesterton 🎐



Il 2 volume della raccolta
Le vele San Paolo Ed.

La saggezza di padre Brown, pubblicata per la prima volta nel 1914, segna il ritorno del piccolo prete dell’Essex, un goffo omino con la faccia rotonda e l’espressione assente, ancora impegnato a risolvere misteri, spesso con l’aiuto dell’amico ed ex criminale Flambeau. In questa seconda raccolta, padre Brown non limita le sue esperienze all’Inghilterra, ma lo troviamo impegnato in Francia, al centro di in un caso di spionaggio internazionale, in Germania, dove affronterà un enigma di portata storica, e in Italia. Chesterton, che amava molto l’Italia e che nel corso della sua vita vi tornò più volte, mette padre Brown a confronto col più famoso dei briganti del Meridione, capace di attirarlo, insieme a una nutrita comitiva, nel suo covo: il paradiso dei ladri. Come al solito, però, la vicenda finirà in modo del tutto inaspettato…


             Il segreto Padre Brown 

martedì 22 dicembre 2015

«Il Natale deve andarsene. È assolutamente inadatto al mondo moderno»

 

uomovivo.blogspot.it


Il natale deve andarsene    Gilbert Keith Chesterton  da" Lo spirito di Natale”(1933)
(brano scritto dal grande Chesterton più di ottanta anni fa )

«Il Natale è un ostacolo al progresso», «è una superstizione», «un relitto del passato». «Ma è veramente necessario continuare a elencare i motivi per lodare il Natale?», si domanda lo scrittore inglese
Tempi.it


chesterton

www.tempi.it

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo il brano “Il natale deve andarsene” (1933) della raccolta “Lo spirito di Natale” di Gilbert Keith Chesterton. L’opera, edita da D’Ettoris Editori e pubblicata a ottobre, è a cura di Maurizio Brunetti.

Il Natale è assolutamente inadatto al mondo moderno. Presuppone la possibilità che le famiglie siano unite, o si riuniscano, e persino che gli uomini e le donne che si sono scelti si parlino. Così, migliaia di spiriti giovani e avventurosi, pronti ad affrontare i fatti della vita umana e a incontrare la vasta varietà di uomini e donne come sono realmente, altrettanto pronti a volare fino ai confini della terra e a tollerare ogni qualità stravagante o accidentale dei cannibali o degli adoratori del demonio, sono crudelmente obbligati ad affrontare un’ora – no: talvolta persino due ore! – in compagnia di uno zio Giorgio o di qualche zia di Cheltenham che non trovano particolarmente simpatici. Non si possono, in tempi come i nostri, sopportare tali abominevoli torture. Una fraternità più ampia, una sensibilità più vera, ha già insegnato a ogni donna giovane e ardente – con sufficiente ricchezza e tempo libero a disposizione – a sentirsi elettrizzata al solo pensiero di fare colazione con un malvivente, di pranzare con uno sceicco o cenare con un Apache a Parigi. È quindi intollerabile che tale sensibilità possa patire il trauma della comparsa inaspettata della propria madre, se non addirittura quella del proprio figlio. Nessuno ha mai neanche ipotizzato che i «Genitori» fossero inclusi in quella bellissima astrazione democratica chiamata «Popolo». Né che il concetto di fratellanza potesse estendersi ai propri fratelli.

Comunque, come dicevo, il Natale è inadatto alla vita moderna: la sua attenzione alla famiglia al completo fu concepita senza tener conto della dimensione e delle comodità dell’hotel moderno; il suo retaggio di rituali prescindeva dall’attuale consuetudine consolidata di conformarsi all’anticonformismo; il suo appello all’infanzia era in conflitto con le idee più progressiste sul concepimento; in base al Natale, i Bright Young Things dovrebbero sempre sentirsi vecchi e parlare come se fossero insulsi. Quella scuola di buone maniere più libera e più schietta, che consiste nell’annoiarsi con chi c’è e nel dimenticare chi non c’è, è irrisa, nella sua prima parte, dalla vecchia abitudine di bere alla salute di qualcuno e di scambiarsi gli auguri, e, nella seconda parte, dall’abitudine di scrivere lettere o spedire cartoline di Natale. Sotto il peso di tali scambi tribali e collettivi, è impossibile preservare la fine sfumatura, la delicata raffinatezza che contraddistingue le maniere moderne: quella in accordo alla quale ci si dimentica del vicino della porta accanto se incontrato per strada e, semplicemente, lo si ignora se è seduto con noi a tavola. Come potevamo aspettarci di estendere una tradizione che si basava sull’ospitalità a quel felice intermezzo nel mondo moderno e alla moda che ha rimpiazzato l’ospitalità con la violazione di domicilio? Qualche variazione di frasario era senza dubbio necessaria: volendo essere precisi e rigorosi, si è chiamato «imbucarsi» quando fatto dalle classi superiori, e «violazione di domicilio» quando fatto dalle classi più umili. Ma il ladro che tracanna il tuo whisky senza che sia stato invitato a berne un bicchiere, e un esponente dei Bright Young Things che tracanna il tuo champagne senza che sia stato invitato a berne un bicchiere hanno inconsciamente unito le loro forze nella grande urgenza, sentita dal mondo più avanzato e progressista, di spazzar via la vecchia superstizione dell’ospitalità.

L’ospitalità ha comunque un centinaio di orrende implicazioni. Comporta, per esempio, che la mia casa appartenga più a me più che a un giornalista intervistatore di un’agenzia di stampa miliardaria di Detroit. Per quanto calorosamente e con affetto io possa intrattenere e abbracciare una tale persona, c’è comunque un bizzarro pregiudizio legato alla situazione che frulla nella sua testa – per non dire ciò che accade nella mia –: la vecchia, inspiegabile e raccapricciante credenza di trovarsi nella casa di qualcun altro. Sarebbe senza dubbio liberato da quell’imbarazzo se ci incontrassimo in un grande hotel, o in una sala da tè ancora più grande e impersonale, o in una biblioteca pubblica, o in un ufficio postale, o nei corridoi ventosi di una stazione della metropolitana. I soli nomi di questi luoghi bastano a evocare quel calore più ricco, quella fraternità più piena, quel senso di altruismo fervente a tutti i livelli di rapporto umano, che sopraggiungono una volta che gli uomini abbiano rinunciato alla proprietà privata.

In ogni caso, non è necessario aggiungere altro alla lista delle prove che il Natale non sia adatto a questa vita più piena e più emancipata. Il Natale deve andarsene! È letteralmente inadatto a questo grande futuro che si sta aprendo dinanzi a noi. Il Natale non è fondato sulla grande concezione comunitaria che solo nel comunismo può trovare la sua espressione finale. Il Natale non favorisce veramente una più alta, più salutare e più vigorosa espansione del capitalismo. Non ci si può aspettare che il Natale si adatti alle moderne speranze di un grande futuro sociale. Il Natale contraddice il pensiero moderno ed è un ostacolo al progresso moderno. Radicato nel passato, e persino nel passato remoto, quale utilità può avere per un mondo in cui l’ignoranza storica è l’unica prova evidente della conoscenza scientifica? Nato da miracoli che sono stati raccontati più di duemila anni fa, non può certo aspettarsi di fare colpo su quel robusto senso comune che resiste baldanzoso persino dinanzi all’evidenza più chiara e palpabile dei miracoli che accadono in questo istante.

Ovviamente, avendo a che fare con questioni puramente psichiche, non è di alcun interesse per gli psicologi; avendo determinato l’atmosfera morale di milioni di persone per più di sedici secoli, non è di alcun interesse in un’epoca che si occupa di medie e di statistiche. Il Natale è inerente alla più felice delle nascite, ma è il principale nemico dell’eugenetica; porta con sé una tradizione di verginità volontaria, ma non contiene alcuna indicazione pratica per la sterilizzazione obbligatoria. Su ogni punto lo scopriamo in opposizione con quel grande movimento progressivo grazie al quale – lo sappiamo bene – l’etica si trasformerà in qualcosa di più etico e di più libero da tutte le distinzioni etiche. Il Natale non è moderno, il Natale non è marxista, il Natale non è modellato sulla falsariga di quella grande era della Macchina che promette alle masse un’epoca di felicità e di prosperità ancor più intense di quella cui fino adesso le ha condotte. Il Natale è medievale, essendo sorto agli albori dell’Impero Romano. Il Natale è una superstizione. Il Natale è un relitto del passato.
Ma è veramente necessario continuare a elencare i motivi per lodare il Natale? Tutti i suoi doni e le sue glorie sono icasticamente compendiate in un dato già a sufficienza tratteggiato: il suo essere un fastidio per tutte quelle persone che si riempiono la bocca delle assurdità del nostro tempo. È un motivo d’irritazione per tutti gli uomini che hanno perso i loro istinti, la qual cosa corrisponde davvero all’equivalente intellettuale del perdere i propri sensi. È un fastidio perenne per i tutti cafoni: che siano essi magnati dell’industria, o dell’informazione e del giornalismo internazionale, o di ogni altra cosa che appartiene all’odierno paradiso dei cafoni.
È una sfida lanciata alla cafonaggine, perché ci ricorda l’esistenza di un mondo più grazioso fatto di cortesia e rispetto, e di abitudini che postulavano una sorta di dignità nelle relazioni umane. È un rompicapo per i saccenti, i quali – invischiati da un gelido odio in una contraddizione perenne e senza uscita – non sanno decidersi fra il denunciare il Natale perché è una Messa – o, peggio, una mera messinscena papista –, e il cercare di provare allo stesso tempo che si tratta, in realtà, di una festa integralmente pagana, e che, quindi, era un tempo degna di ammirazione, come qualsiasi altra cosa inventata dai pirati della Scandinavia pagana. Il Natale continua a ergersi dritto, integro e spiazzante: per noi rappresenta una cosa ben precisa, per gli altri un marasma d’incongruenze. Il Natale giudica il mondo moderno, perciò vogliono che se ne vada. Infatti sta andando. E forte.


Leggi di Più: Chesterton: Il Natale deve andarsene. È anti-moderno | Tempi.it
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mercoledì 9 dicembre 2015

“Il motivo per cui la gente non riesce a capire quanto è bella un’alba è semplicemente perché non può pagare per vederla”.

Originally posted on leggoerifletto

da: "Lettera a The Tablet" of London - Gilbert Keith Chesterton

"Una volta mi limitavo a ringraziare Babbo Natale per pochi dollari e qualche biscotto. Ora, lo ringrazio per le stelle e le facce in strada, e il vino e il grande mare."
"Da bambino avevo appeso alla sponda del mio letto una calza vuota, che al mattino si trasformò in una calza piena. Non avevo fatto nulla per produrre le cose che la riempivano. Non ero nemmeno stato buono!
E la spiegazione era che un certo essere che tutti chiamavano 'Santa Claus' era benevolmente disposto verso di me... Io ci credo ancora. Ho semplicemente esteso l'idea. Allora chiedevo solo chi metteva i giocattoli nella calza, ora mi chiedo chi mette la calza accanto al letto, e il letto nella stanza, e la stanza nella casa, e la casa nel pianeta, e il grande pianeta nel vuoto. Una volta mi limitavo a ringraziare Babbo Natale per pochi dollari e qualche biscotto. 
Ora, lo ringrazio per le stelle e le facce in strada, e il vino e il grande mare. Una volta pensavo fosse piacevole e sorprendente trovare un regalo così grande da entrare solo per metà nella calza. Ora sono felice e stupito ogni mattina di trovare un regalo così grande che ci vogliono due calze per tenerlo, e poi buona parte ne rimane fuori; è il grande e assurdo regalo di me stesso, perché all'origine di esso io non posso offrire alcun suggerimento tranne che Babbo Natale mi ha dato la vita in un particolare fantastico momento di buona volontà».


(Gilbert Keith Chesterton)

“Il motivo per cui la gente non riesce a capire quanto è bella un’alba è semplicemente perché non può pagare per vederla”.

( G.K.Chesterton)


Il mondo non perirà certo per mancanza di meraviglie, perirà per mancanza di meraviglia.

- J. K. Chesterton -

Dipinto di Thomas Kinkade

Se si può divorziare per diversità di carattere, mi chiedo come mai non abbiano tutti divorziato. 
Ho conosciuto molti matrimoni felici, ma mai nessuno "compatibile". 
Tutto il senso del matrimonio sta nel lottare e nell'andare oltre l'istante in cui l'incompatibilità diventa evidente. 
Perchè un uomo e una donna, come tali, sono incompatibili."

G. K. Chesterton -

da:“Cosa c’è di sbagliato nel mondo“






"….Si tratta di persone di diverso tipo, molto più ordinarie e formali, che non solo stanno lavorando per creare un paradiso di codardia, ma che vi stanno lavorando grazie ad una coalizione che si è formata tra i vigliacchi. L’atteggiamento di queste persone verso la famiglia e la tradizione delle virtù cristiane è l’atteggiamento di uomini che vogliono ferire senza far rumore; o di scavare gallerie sotterranee e minare senza uscire allo scoperto. 
E coloro che fanno questo sono più della maggioranza, quasi due terzi, dei giornalisti che scrivono nei giornali capitalisti più rispettabili e tradizionali..."

(da un articolo di G.K. Chesterton)




Buona giornata a tutti. :-)


sabato 26 luglio 2014

PADRE BROWN A FUMETTI LA CROCE AZZURRA -

In anteprima solo per noi chestertoniani

 ecco il prossimo volume del Padre Brown a fumetti!


Riceviamo da ReNoir, la bella casa editrice che ha già edito un volume sul nostro Padre Brown a fumetti (Il Giardino Segreto, disponibile su www.pumpstreet.it), la copertina del prossimo volume della serie ispirata ai romanzi sul prete detective, La Croce Azzurra, il primo racconto in assoluto della serie, probabilmente il più famoso (quello dove Padre Brown dice a Flambeau, grossomodo: "Lei ha criticato la ragione, questa è cattiva teologia"... insomma, un grande classico).

Il volume è corredato dei già noti e bellissimi disegni di Barzi, Villa, Maresta e Chiereghin, e di note di Paolo Gulisano e Annalisa Teggi.

E' un anteprima che viene riservata al nostro piccolo popolo, per cui beato chi segue il nostro blog!

Il volume sarà disponibile in anteprima al Meeting di Rimini presso lo stand di Pump Street e presso la Libreria del Meeting, per poi essere in regolare distribuzione nelle librerie dal prossimo autunno,ma già da adesso può essere ordinato su Pump Street e lo riceverete a breve (a giorni avremo le prime copie).

ReNoir ha anche in catalogo i fumetti delle storie di Peppone e Don Camillo del nostro Guareschi (il Chesterton d'Italia), anch'esse disponibili su Pump Street.

Un grazie a ReNoir che ha prodotto questo nuovo volume per quella che ci auguriamo sia una lunga e bella serie. In questo modo l'editrice sta sostenendo la grande impresa di far conoscere Chesterton. Bravi!

PADRE BROWN A FUMETTI LA CROCE AZZURRA - VOL. 2 - Scheda bibliografica


Sceneggiatura: Davide Barzi
Disegni: Riccardo Chiereghin, Werner Maresta, Marco Will Villa
Formato: 17x24, cartonato, b/n
Volume: 1
Pagine: 96
Prezzo: € 14,90
ISBN: 978-88-9567-105-4
Uscita: Agosto 2014
Dopo il successo della serie Don Camillo a fumetti, caliamo un altro personaggio letterario nel mondo della nona arte.
Padre Brown, sacerdote e investigatore suo malgrado, in quanto finissimo conoscitore dell'animo umano, è protagonista di oltre cinquanta racconti gialli realizzati dallo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton tra il 1911 e il 1935.
"Lento, buffo e impacciato, dalla timidezza congenita, un campagnolo del Suffolk ma al contempo colto e arguto".
Il volto scelto per la versione a fumetti è l'attore irlandese Barry Fitzgerald. I racconti, dalla trama articolata, vengono adattati in storie a fumetti dalle 20 alle 32 tavole.
Dopo l'edizione limitata de "Il giardino segreto", esaurita in pochi mesi, il primo volume ripropone il racconto insieme a "La croce azzurra" e "Gli strani passi". Tre tuffi nei misteri della Londra di inizio '900, pubblicati nel 1911 ne L'innocenza di Padre Brown, qui adattati a fumetti da tre abilissimi autori italiani.
Fa la sua prima apparizione il grande e grosso Flambeau, ladro infallibile che si trova ad affrontare un piccolo prete dalla tempra tutt'altro che cedevole, che lo metterà di fronte per la prima volta a un orizzonte esistenziale inaspettato.
L'edizione è arricchita dalla collaborazione con Paolo Gulisano, vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana e uno dei massimi conoscitori dei racconti di Padre Brown, che firma la prefazione, la biografia di Chesterton e un dossier dal titolo "'Elementare, Padre Brown': due investigatori a confronto", e con la saggista e traduttrice chestertoniana Annalisa Teggi.