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domenica 25 febbraio 2018

io e Dio...



Foto
  (e non di Trilussa come viene accreditata spesso erroneamente sul web e sui social network!!!)
Ve vojo riccontà ‘na storia strana.
Che m’è successa propio l’artra settimana
Camminavo pe’ r vialone davanti alla chiesa der paese
Quanno ‘na strana voja d’entrà me prese​
Sia chiaro non so mai stato un cristiano praticante
Se c’era un matrimonio, se vedevamo al ristorante
Ma me so sentito come se quarcuno,
Me dicesse: “dai  entra, nu’ c’è nessuno”

mercoledì 24 gennaio 2018

Si salvi chi vuole....

wrong: su "Si salvi chi vuole

 Manuale di imperfezione spirituale"

 di Costanza Miriano (Sonzogno)


“Non è più tempo di una fede acquisita culturalmente e data per scontata. Meglio così aggiungerei. Il cristiano del futuro o sarà un mistico o non sarà. Il cristiano del futuro non è uno che è cresciuto così perché gliel'hanno detto in famiglia. È solo colui che ha fatto un incontro vero con Cristo. Questo incontro, che deve essere personale, ha però bisogno di essere fatto dentro la Chiesa, l'unica che può garantire che non stai ailmentando la tua follia proiettando sulla fede il tuo mondo interiore, che non ti stai facendo un Dio a tua immagine. E in questo momento molto particolare della Chiesa, momento in cui – altro che corpo di Cristo ... - ognuno vuole essere se stesso, anche quelli che dovrebbero guidare i fedeli con la responsabilità di non tradire ma di tramandare quello che hanno ricevuto – questo l'etimo di traditio – , ecco, in questo tempo di individualismo anche ecclesiale, bisogna andare alla sorgente, cercare i criteri, ritrovare un cammino, una morale e una liturgia unitari.” (pag. 19)

Ho cominciato a leggere il nuovo libro di Costanza Miriano “Si salvi chi vuole. Manuale di imperfezione spirituale” (Sonzogno) la sera di un giorno lavorativo particolarmente duro. 
Ero tornato dal Cinema molto stanco, nervoso, svuotato e senza voglia di aprire i romanzi che mi aspettavano in camera, di preparare la cena o guardare la tv, nemmeno di lavarmi avevo voglia. Sulla cassettiera era appoggiato “Si salvi chi vuole” e funzionava come una specie di richiamo tutte le volte che ci passavo davanti col bicchiere di birra in mano e allora l'ho preso in mano e mi sono messo nella mia solita posizione preferita di lettura serale. Alla finestra della cucina, da dove posso vedere le montagne e i boschi. E ho respirato e ho cominciato a piegare gli angoli delle pagine e mi sono munito della mia matita preferita per sottolineare i passaggi migliori o controversi. 

Mi è scivolata addosso a valanga tutta una parte della mia vita. Gli anni di formazione e scontro spirituale, il Collegio Arcivescovile, i miei padri spirituali, i ritiri negli Istituti di Don Orione, le chiacchierate con il rettore a proposito di fede e nichilismo e una lunga discussione che risale a quasi venticinque anni fa quando un prete mi disse che sarei stato un ottimo prete o professore e io che gli risposi che la voce di Dio non mi parlava più e non mi ci vedevo in niente e che avrei solo voluto scomparire, andarmene, mettermi a camminare verso l'oceano. Che la mia strada non era quella e non sapevo nemmeno perché. E poi quando lo rincontrai gli raccontai che la fede l'avevo abbandonata definitivamente e che però continuavo a entrare nelle Chiese quando ci passavo davanti per accendere una candela o anche solo per sedermi su una panca a meditare sulla giornata e che tutte le volte che mi vedevo un cimitero recitavo le preghiere per i morti della mia famiglia e per tutti gli sconosciuti. 
C'è stato un tempo in cui mi confessavo quasi tutte le settimane. Obbligato ma anche consapevole che quello che stavo facendo rimetteva a posto le mie giornate. Mi metteva a nudo davanti alle mie colpe, senza cercare scuse, ma elencando quello che avevo fatto di male. E ricordo, quasi con rabbia, un prete che nemmeno ti voleva ascoltare e ti assolveva dai peccati ancor prima di esserti inginocchiato.

Nel libro di Costanza Miriano, che col suo stile colloquiale mescola vita/disastri/gioie familiari e discorsi spirituali, d'incontro, di preghiera, ho ritrovato quel tipo di fede e Chiesa che mi aveva sempre affascinato allora e che non è quella odierna che, in molti casi, sembra essersi trasformata nella brutta e fin troppo accessibile copia di se stessa o nel miglior alleato del laicismo, come se, per paura di scomparire, di finire processata dai custodi della Verità, la Chiesa debba trasformarsi a tutti i costi, semplificarsi in caratteri da Twitter, evolversi non si sa verso cosa e chi, accettare tutto e il contrario di tutto, modernizzarsi con siringhe di botulino contemporaneo ma intanto le chiese restano vuote, i matrimoni religiosi crollano e su tutti i temi etici, morali, anche quelli spicci si ha l'impressione (o meglio la certezza) di una Chiesa in ritirata, finita nel dimenticatoio, riposta addormentata nella scatola dei ricordi da dove estrarre, all'occorrenza, quelle quattro o cinque parabole o verità alternative sempre utili per dar fiato alla bocca, riempire la pagina dei giornali, sfamare i piccioni. 

Una Cristianità che volesse risorgere, con umiltà e semplicità ma anche sfrontatezza, dovrebbe ripartire secondo me anche proprio dalle cinque colonne del monastero che Costanza Miriano delinea nel suo libro:

-la Parola di Dio: “Dio puoi accoglierlo o rifiuatarlo, ma non puoi dire che non c'é, se sei serio. Solo che, quando vuoi fare le cose sul serio, ti accorgi che Dio è una presenza santa, inaccessibile. Il Vangelo racconta questo fatto miracoloso: c'è stato uno che si è messo in mezzo tra l'infinito di Dio e te creatura: se vuoi veramente parlare di Dio guarda a Cristo. Chi è Dio non lo sa il mio cervello, ma è lui che viene e me lo dice. C'è un racconto, e possiamo credere che sia vero o che non lo sia. Però dobbiamo prima ascoltare, che è la cosa più altra che possiamo fare, e la più gradita a Dio.” (pp. 65-66)
-la preghiera: “Una vita senza la preghiera è inutile. Arranchiamo sui vetri. Tutti noi abbiamo memoria del vuoto che è una vita in cui il cuore non è unitario, non è consegnato a Dio (la memoria del nostro vissuto è indelebile). Senza preghiera viviamo disgiunti, separati, spaccati. La preghiera si fa strada da sola, è una luce che cammina, illumina, fa crescere, purifica, rasserena, pulisce il cervello, la memoria, lo sguardo. La preghiera deve portarci a essere sempre più pienamente quelli che siamo. La preghiera diventa gesto, movimento, fa delle scelte.” (pag. 84)
-la confessione: “La confessione riguarda i peccati, e bisogna essere il più possibile precisi, non perchè Dio non sappia, ma perché serve a noi. Quindi non bisogna confessare le strutture del peccato, per esempio “sono orgogliosa”, ma quello che realmente abbiamo fatto. Sono una mamma e non ho pensato ai miei figli.” (pag. 93)
-l'eucarestia: “Ogni tanto ancora mi vergogno di me stessa, ma poi ripenso a quello che una volta ho sentito dire da un sacerdote: Gesù si è fatto battezzare a Bethabara, il punto più basso della terra; per quanto in basso tu possa scendere, Cristo ti raggiunge. Il suo essersi incarnato ha redento tutto, tutto è salvato. Questa terra è buona, il creato è buono, anche una che mangia un cioccolatino durante la messa ha speranza. Non mangiamo la carne e il sangue di Dio non perché ce li meritiamo, ma perché possiamo anche noi imparare a dare noi stessi da mangiare agli altri.” (pag. 110)
-il digiuno: “Il digiuno, come certe devozioni – per esempio alcune Coroncine che assomigliano molto a delle superstizioni -, non è certo inutile, ma non è il fine. Serve a farci arrivare oltre, capire che la cosa più importante è fidarci, ascoltare. Dunque la vera ascesi è obbedire alla vita ordinaria, e cercare ristoro in Gesù, quando intuisci che non ti fa felice nessuno intorno a te. L'ascesi ci fa diventare maggiormente figli e fratelli. Serve a elevare tutte le nostre facoltà verso Dio. Ascesi è, prima di tutto, accettare la realtà, vivere la croce, donarla. L'ascesi è educazione del desiderio, cooperare con Dio che lavorava per la nostra santificazione. La finalità dell'ascesi è vivere di più la vita battesimale, quindi qualsiasi sforzo ascetico, per quanto piccolo e umile, è un passaggio dalla morte alla vita.” (pag. 124)
con gli ultimi due punti che meritano anche quelli di essere vissuti e interiorizzati “Abitare tutti i giorni nella casa dello sposo” (quale sposo mi direte voi?) e “Noi delle strade”.

Ma non voglio aggiungere altro perchè “Si salvi chi vuole”  è sì un manuale di self helping che mescola spiegazioni semplici ma non scontate sulla “lectio” insieme a consigli su “come” e “dove” pregare  e a tragicomiche avventure familiari fra figli e figlie, borsette di struzzo, cellulite, marito silenzioso e amiche e amici e monaci e preti coi quali condividere drammi, emozioni, percorsi, preghiere, consigli ma le parole di Costanza sono soprattutto l'abbraccio di una “madre spirituale” che invita alla costruzione di un monastero wi-fi vivo, fraterno, unito dalla Fede, dalla preghiera, dall'amore, dal sacrificio, dalla vita. 

E per chi come me che la fede non ce l'ha o l'ha persa o ce l'ha lì zoppicante da qualche parte, l'abbraccio di una madre spirituale, imperfetta quanto si vuole, ma sempre madre, è sempre una sensazione gradita, che riporta sempre al mistero dell'amore.

giovedì 16 novembre 2017

SI SALVI CHI VUOLE – Manuale di imperfezione spirituale

Avete letto di tutto, dalle regole giapponesi al metodo danese, avete ascoltato guru improbabili, dal Grande Cocomero ai maestri orientali. Perché non provare allora a riscoprire una tradizione che, almeno, ha duemila anni di storia e miliardi di clienti molto soddisfatti e indubbiamente rimborsati? Recintare uno spazio per l’incontro con Dio, il totalmente Altro, e cercare di difenderlo a ogni costo è decisivo per la nostra felicità, eppure molti di noi procedono improvvisando, a tratti, con le energie residue, quando si ricordano. Ma come si fa a organizzare una vita spirituale nelle nostre giornate troppo connesse, compresse, piene di urgenze che altri hanno deciso per noi? Costanza Miriano – moglie carente, madre limitata, lavoratrice in ritardo – prova a proporre una regola di vita fondata su cinque pilastri:
preghiera, parola di Dio, confessione, Eucaristia, digiuno.
Tante persone questa regola già cercano…
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sabato 11 novembre 2017

Sto benissimo soffro molto.


Un pensiero su “Sto benissimo soffro molto”

Mendichiamo Amore, chiedendolo ad ogni persona e talvolta anche animale o cosa che incontriamo …e talvolta arriviamo a prostituirci – ad essere adulteri certamente – per averne un po’.
Per questo la gente si affolla nei (pochi purtroppo) luoghi dove c’è chi parla di un Amore gratuito e sconfinato che sembra destinato proprio a te, a te che ascolti, anche se chi parla neppure conosce il tuo nome.
Perché si avverte che ascoltare la Verità, senza giudizi ma anche senza remore, è anch’esso un atto di Amore. 
di Bariom

Io pensavo di sapere le cose. Anzi, da quando ho cominciato a scrivere libri dispensando consigli (non richiesti), a casa nostra è diventato ormai una sorta di topos letterario, un ritornello, il “sulla teoria sono preparata, è sulla pratica che posso migliorare” (la seconda parte della frase è quella più amata da qualche persona che ho sposato, e anche dalla gente bassa che abbiamo generato insieme). Ecco, dopo aver letto questo libro so che non sono preparata neanche sulla teoria. È ufficiale, è provato scientificamente ormai, da quando mi sono imbattuta nelle pagine di questo secondo volume delle catechesi dei Cinque Passi.

martedì 14 marzo 2017

Via Crucis

La Via del desiderio

DI ADMIN @COSTANZAMBLOG
via crucisdi Costanza Miriano
Volevo dire che è appena uscita in libreria una cosa che non credevo sarei mai stata in grado di scrivere. Lo ammetto, faccio una grande fatica a pregare con la Via Crucis. Ho dei problemi con la sofferenza di Gesù. Cioè, razionalmente la capisco, ma poi guardarla negli occhi non è il mio esercizio spirituale preferito, non è la cosa che amo contemplare di lui (per non parlare di The Passion, che ogni anno provo a guardare, e ogni anno scappo, e mi riprometto che alla prossima quaresima ce la farò; quella comunque è una risonanza del mistero della croce in una persona, umana come me – Anna Katerina Emmerick e poi gli sceneggiatori e Mel Gibson -, quindi non è obbligatoria).
Ma la Via Crucis, quella sì, quella è necessaria. Non possiamo capire quanto Gesù ci ha amati senza contemplare quanto abbia sofferto per noi…
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martedì 21 febbraio 2017

Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)



UNA FESTA DELLA DONNA SESSUALMENTE LIBERATA


Me l’hanno chiesto in tantissimi, da prima ancora che uscisse il libro: «Ma la Hargot viene in Italia?». Chiaramente a me per primo sarebbe piaciuto molto invitare Thérèse nel mio Paese, dopo avervi introdotto (con un certo successo, a quel che vedo) il suo libro. La cosa però sembrava destinata a non farsi: non si trovavano le leve, soprattutto non si trovavano le tasche. Invece si farà.Mentre quindi ho il piacere e l’onore di annunciare che l’autrice di Una gioventù sessualmente liberata (o quasi) sarà in Italia dall’8 all’11 marzo (la data di avvio non è scelta a caso, ovviamente), mi preme ringraziare anzitutto lo spirito d’iniziativa e la caparbietà di Maria Dolores Agostini, fondatrice della neonata associazione Monte di Venere, che si dedica alla diffusione dei metodi naturali di regolazione della fertilità (il sito internet sta per essere attivato). Come chi ha letto il libro sa, si tratta dello stesso punto di partenza della Hargot (il cui primo libro, ancora non tradotto, è proprio sulla genesi storica e sul significato antropologico dei metodi naturali): col suo stile proprio, anche Monte di Venere si propone di “svecchiare” l’àmbito dei metodi naturali da quella patina muffosa che ne fa una narrazione mitologica a metà tra la sagrestia e l’esotismo newage.Ma ve lo spiega meglio lei, queste sono (in anteprima) le parole con cui presenterà il sito:I want to break free!Chi l’ha detto che I metodi naturali sono l’alternativa silenziata? Guardate, da ora in avanti grideranno agran voce, fin tanto che ne sentirete talmente parlare da avere i capogiri!Sì, perché, noi donne moderne, anzi ultra-moderne, non ci stiamo più: perché pagare il fio alla pillola che cipromette una libertà che non mantiene? Perché accettare distanze e complicanze generate dai metodibarriera? Perché credere alle promesse da quaglie?
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È ora di riscrivere la storia, un nuovo femminismo è sorto e chiede rispetto, quello delle donne chesottoscrivono compromessi solo con la verità: la sessualità è oro e come tale va trattata, è tempo dicrogiolarsi al calore del fuoco ardente dei metodi naturali.
Così si potrà evitare la gravidanza con stile e cercare di ottenerla, invece, con il massimo delle probabilità.
Sì, perché, noi donne moderne, siamo anche gravidanza e allattamento, e questi non sono meri momenti organici, bensì passaggi carichi di affettività, perché è parimenti importante riempire il cuore, oltre allo stomaco.
Per cambiare il mondo servono donne felici, uomini soddisfatti, bambini appagati e questo può avvenire solo considerando l’essere umano nella sua interezza, facendo prevalere la cultura accogliente che teorizzala dimensione affettiva dell’esistere e l’importanza nevralgica della relazione.Ecco, per questo nasce il Monte di Venere, per uno sguardo diverso, dalla vetta.Maria Dolores Agostini(Fondatrice, Presidente)Venendo al tour, ho pure il piacere di annunciare che il primo incontro sarà in un contesto dall’alto profilo istituzionale: alle 11:00 dell’8 marzo saremo infatti nell’aula magna dell’Università di Roma 2 “Tor Vergata”. Saranno presenti membri del corpo accademico (un ringraziamento particolare va alla professoressa Elvira Lozupone), molti studenti, amici della stampa e, naturalmente, tutti quanti volessero intervenire. A interloquire con Thérèse Hargot, insieme coi docenti, ci sarà anche Costanza Miriano. Mi ricordo che il suo primo commento, quando le mostrai un video della Hargot, fu: «Finalmente una vera gnocca che parla di metodi naturali» (due secondi dopo mi riprendeva perché non avevo risposto “nel modo giusto”…). Sarà elettrizzante assistere al confronto tra queste due bionde nazionali, che si trovano d’accordo su tutto (o quasi) ma di cui una ha fatto il passo della fede e l’altra no. La “petite différence” è piena di uno scorcio incantevole sul mondo come creato, che ritorna a Dio in ogni gesto umano (e quindi particolarmente nell’intimità coniugale). Certo nessuno vorrà “battezzare la Hargot”, ma da un lato chi crede potrà meravigliarsi delle vie per cui la retta ragione arriva a leggere il mondo come la fede suggerisce; dall’altro chi non crede potrà scoprire che i metodi naturali non sono “roba da beghine” (né sono affiliati a pratiche paraliturgiche!).
romaHargot-01.jpgCostanza sarà pure presente alla presentazione in libreria, alle 18 dello stesso giorno (con ogni probabilità la sede sarà la Feltrinelli di Largo Argentina). La festa della donna la concluderemo, però, nel posto più naturale per Thérèse, ossia in una scuola superiore con dei ragazzi: i padri salesiani di Villa Sora hanno dato un entusiastico sostegno all’iniziativa, e così Thérèse sarà ospitata nella splendida cornice cinquecentesca di Villa Sora, dove alle 21 incontrerà la scolaresca con le loro famiglie.Il giorno dopo (se l’autrice sarà sopravvissuta all’impatto di tre incontri in dieci ore), sarà la volta della Toscana, dove incontreremo gli amici di Arezzo: alle loro associazioni e alle loro istituzioni va pure un ringraziamento tutto speciale, perché se è vero che è stata la caparbietà di Maria Dolores Agostini a compulsare le associazioni di mezza Italia, non lo è meno che la prima tasca ad aprirsi è stata quella degli aretini. E da lì si è acceso il motore di questo tour, tanto più straordinario quanto più “popolare”.tourhargot-04.jpgCome vedete dalla locandina del tour, ancora provvisoria, le date mancano di dettagli ulteriori: questo è perché le giornate del 10 e dell’11 – che sono calendarizzate per Bologna e Milano – sono tuttora in via di definizione (questione di dettagli). La locandina sarà quindi aggiornata a breve, e mi dicono che Monte di Venere allestirà in giornata su Facebook una pagina-evento su cui le informazioni saranno richieste e date in tempo reale.Per segnalare eventuali partecipazioni, richieste, offerte di aiuto morale e materiale per l’allestimento (Dolores ha contattato mezza Italia, sì, ma suppongo che un’altra metà debba ancora sapere della cosa…), si può scrivere qui sotto e/o fare riferimento a Monte di Venere.>>> giovannimarcotullio.com

martedì 15 novembre 2016

Dizionario elementare di apologetica



Un utile dizionario di apologetica


Quando riattaccano la solita solfa con l’Inquisizione, i catari, Galileo Galilei, la caccia alle streghe puoi sempre:
1) glissare signorilmente se sei in fila alla cassa e hai un figlio che ti aspetta sul portone di scuola;
2) imbrdownloadacciare il kalashnikov;
3) rispondere ribattendo punto su punto. 
Per l’opzione 3 c’è il Dizionario del Timone. Da tenere a portata di mano sulla mensola più vicina. Se non ascoltano il contenuto, usare come arma contundente (ha gli spigoli duri, è cartonato).
***
Ma davvero i medioevali hanno creduto che le donne non abbiano l’anima, che la Terra sia piatta, che le streghe si nascondano dietro ogni angolo del mondo, che la fede si possa imporre con la violenza perché il fine giustifica i mezzi? Sul serio, come ci racconta la televisione, le crociate, l’Inquisizione e la conquista spagnola delle Americhe sono stati abusi turpi? 

venerdì 11 novembre 2016

“L’ultimo uomo”

il blog di Costanza Miriano

“L’ultimo uomo”, massificato e senza Dio

DI AUTORI VARI
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di Federico Fenci per  ZENIT

Il volume è stato presentato ieri presso il Teatro Quirinetta di Roma, in una sala gremita soprattutto di giovani. Relatrice insieme all’autore la giornalista Costanza Miriano. Quest’ultima ha detto di riconoscere la fotografia del mondo contemporaneo descritta nel libro ed ha affermato di essere rimasta impressionata nell’apprendere le ingannevoli trame che hanno plasmato le coscienze negli ultimi due secoli.
Da donna, ha posto particolare attenzione al fenomeno del femminismo, alla cui ascesa l’autore dedica un capitolo. La Miriano ha osservato che anche lei, sebbene cattolica e proficua scrittrice di testi estranei al pensiero dominante, si sente immersa nel magma culturale contemporaneo.
Il femminismo – ha raccolto lo spunto Pennetta – costituisce proprio il paradigma dell’illusione di libertà che contraddistingue il mondo di oggi. La spinta propulsiva di questa ideologia è da attribuire al pubblicista del secolo scorso Bernays, il quale riuscì a veicolare una redditizia campagna promozionale sul dorso della chimera dell’emancipazione femminile.
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La multinazionale del tabacco Lucky Strike, cent’anni fa, ingaggiò questo pioniere dei moderni opinion maker, noto per essere stato nipote di Freud, per incentivare le vendite di sigarette. Bernays riuscì a guadagnare una fetta enorme di mercato fino a quel momento inesplorata: il gentil sesso. Lo fece attraverso un’intuizione, quella di diffondere manifesti che raffiguravano donne con la sigaretta in bocca, suggerendo l’equazione tra fumo e riscatto sociale. Questa icona della donna emancipata e fumatrice fu foraggiata anche da qualche starlet, pagata per apparire in pubblico con la sigaretta tra le labbra e con vestiti dello stesso colore dei pacchetti di “bionde”.
È così che la donna si convinse d’aver iniziato un percorso di liberazione mentre si stava facendo persuadere da un vizio. “Ci hanno fregate”, ha commentato la Miriano. Franca riflessione condivisa da Pennetta. Del resto lo stesso Bernays affermava che il “vero potere esecutivo” non appartiene alla politica: “Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. (…) Sono loro che manovrano i fili…”.
Va riconosciuto a queste eminenze grigie della manipolazione mediatica di avere grande perspicacia. Costoro propinano alle masse l’illusione di essere protagoniste della storia attraverso la realizzazione di una sterile dialettica politica. È in questo senso che va interpretata la fondazione, a fine ‘800, della Fabian Society. Altro non era – ha spiegato Pennetta – che “un finto movimento socialista” britannico che portò alla nascita del partito laburista, da affiancare a quello liberale cosicché vi fossero due facce della stessa medaglia. Divise su alcune questioni specifiche, le attuali centro-destra e centro-sinistra onorano tuttavia con pari reverenza il pensiero dominante su temi etici che sono alla base dell’antropologia moderna.
Blank bookcover with clipping path
Blank bookcover with clipping pathAltro non è che un’espressione del fabianesimo la sinistra di oggi che si batte per i matrimoni omosessuali e lascia il proletariato a frantumarsi nella morsa del turbo-capitalismo. “L’ultimo uomo” è dunque un uomo solo, illuso d’essersi conquistato una presunta libertà (soprattutto sessuale) sacrificando sul suo altare tutto ciò che di veramente importante possedeva, ossia i legami familiari e sociali.Propedeutico a questo processo involutivo furono il malthusianesimo e il darwinismo. Pennetta – che è docente in un liceo di scienze naturali – ha spiegato che dapprima l’economista Malthus, attribuendo la crescita della povertà alla pressione demografica, e poi il biologo Darwin, sostenendo che solo le specie animali più forti sopravvivano al processo evolutivo, furono il pretesto ideologico al feroce colonialismo britannico. “Il darwinismo – ha spiegato Pennetta – è la trasposizione in natura di un modello economico: nella società sopravvive il ricco a discapito del povero e nella selezione naturale della specie soccombe l’animale più debole”.Queste ideologie sono quindi il laboratorio dell’ultimo uomo (e dell’ultima donna), alla mercé dei consumi, mossi dal solo istinto e privati d’ogni pudore e d’ogni slancio di vero amore. Privati, in una parola, di Dio. Infatti – sosteneva il genetista Julian Huxley: “Il darwinismo ha rimosso dalla sfera della discussione razionale qualsiasi idea di Dio come creatore degli organismi”.L’uomo che non crede in Dio – osservava con acume lo scrittore inglese Chesterton – finisce però per credere in tutto. I manipolatori delle masse possono allora imbastire quello schema di persuasione chiamato finestra di Overton, per cui una campagna a favore di un’idea passa gradualmente dalla fase in cui quell’idea è inaccettabile al suo sdoganamento mediante una serie di astuti processi mediatici.Evaporata la distinzione tra bene e male e negata l’esistenza di Dio, nulla potrà più dissuadere “l’ultimo uomo” della bontà di qualsivoglia pratica considerata oggi una nefandezza. Chi vi si opporrà, verrà tacciato di intolleranza da questi abiliopinion maker. E il “progresso” sembra proprio “la versione profana della dannazione”, per dirla come il filosofo rumeno Cioran. Per salvarsi non resta che rivolgersi a Dio.

sabato 15 ottobre 2016

Rivolta alla locanda

il blog di Costanza Miriano

Essere uomini, essere vivi, essere realisti ed essere cristiani

DI ADMIN @COSTANZAMBLOG
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bericaeditrice.it/rivolta-alla-locanda-di-edoardo-dantonia
di Giulia Tanel
«Posso chiederle una cosa? È una domanda che mi frulla in testa dal primo momento che l’ho incontrata…», Malthus si voltò verso il suo compare, guardandolo dritto in faccia. «Dite, dite pure», acconsentì Pecherton.
«Perché diavolo sorride sempre? Cioè, è una malattia, la vostra? O siete semplicemente toccato?».
«In effetti sì, lo è. Si tratta di una malattia piuttosto grave, una malattia che, una volta che ti ha preso, non ti abbandona mai».
«Ma… è contagiosa?», chiese Malthus preoccupato.
«Oh, cielo, contagiosa come nessun’altra!», esclamò il presunto malato, destando in entrambi gli uomini all’interno dell’auto un certo disagio, tanto da indurlo ad aggiungere in fretta: «Ma è una malattia che chiunque vorrebbe contrarre, non temete».
«Chi mai vorrebbe contrarre una qualunque malattia?», chiese perplesso l’esattore.
«Chiunque voglia essere un uomo vivo».
«Ma di che male si tratta, insomma?».
«Visto che ci tenete a saperlo, questo male così tremendo si chiama realismo».
Essere uomini, essere vivi, essere realisti ed essere cristiani. Si tratta di quattro affermazioni apparentemente banali ma che, se si riflette, di scontato non hanno nulla. In quanti, al giorno d’oggi, possono dire di aver fatto propri questi attributi e di riuscire a incarnarli nella “complicata banalità” del vivere quotidiano? Probabilmente in pochi. Ma si badi bene che questa constatazione non diventi una scusa per non mettersi il gioco: il viaggio alla loro conquista è per tutti: «[…] bastano un buon cuore e una volontà salda».Ed è proprio questo viaggio verso una nuova vita, più fertile, che viene narrato dal giovane Edoardo Dantonia nel suo libro d’esordio Rivolta alla locanda – la quarta preziosa pubblicazione della collana UOMOVIVO della Berica Editrice –, che deve molto al cristianesimo incarnato nella felice penna del profetico G. K. Chesterton.Un viaggio, quello del giovane protagonista Friedrich Malthus, ambientato in un contesto sociale segnato dai paradossi, primo tra tutti il folle desiderio degli uomini di creare un mondo a proprio piacimento. E un viaggio compiuto sotto la paterna guida (… e quanta nostalgia c’è, nei ragazzi di oggi, di figure di virgiliana memoria!) del caricaturale Alonso Pecherton: il che, come in ogni avventura che si rispetti, non fa che arricchire il racconto di esilaranti episodi e colpi di scena.Come scrive l’Autore, Malthus ha il privilegio di nascere per la seconda volta: «Siete di fronte a un nuovo mondo! Voi siete nato oggi! […]Guardi! Guardi l’umanità viva! Senta il vento tra i capelli! Ascolti il suono del mondo che gira!». È, questa, una fortuna concessa a poche persone ma che – leggendo tra le righe – viene proposta anche ai Lettori, nessuno escluso, al fine di andare a fondo di se stessi e scoprire il proprio valore: infatti – si domanda retoricamente Pecherton – «il fatto che nel mondo ci sono miliardi di persone dovrebbe impedirci di considerare ognuna di esse una meraviglia che cammina?».Arrivati a questo punto della lettura, qualcuno potrebbe comprensibilmente sollevare un’obiezione: perché mai una persona mediamente intelligente dovrebbe abbandonare la comodità edonistica dell’immobilismo, che tutto ovatta e niente spera?La risposta, adatta solo per persone rivoluzionarie, emerge pagina dopo pagina ed è di fondamentale importanza: è necessario intraprendere questo viaggio per diventare uomini, per essere vivi, per non farsi imbrogliare da mefitiche ideologie che di realistico hanno poco e, last but non least, per potersi finalmente dire cristiani, che poi altro non è che «l’unico modo di vivere degnamente, è ovvio».



mercoledì 12 ottobre 2016

Sazi da morire 🍀 Felicità è donarsi - contro la cultura del narcisismo.

Scontri d'inciviltà

sazi ok(Di Costanza Miriano, da “Il blog di Costanza Miriano”, 22/07/2016, https://costanzamiriano.com/)

Tra chi, di fronte agli atti di terrorismo di matrice islamica sostiene, in nome di un vago irenismo, che si tratti di gesti folli, come se non avessero un fondamento teologico, e chi sostiene invece che siamo allo scontro di civiltà, io mi colloco istintivamente più vicina a questi ultimi. Ma non sono certa che si tratti proprio di uno scontro: più esattamente, credo che siamo alla collisione tra una civiltà e una non civiltà. Dove la civiltà è quella musulmana, mentre la nostra, quella occidentale, è la stanca, satolla, assuefatta e imbarbarita discendenza della magnifica civiltà europea – occidentale e orientale – che era nata dai valori cristiani inculturati nella ragione greca e latina portate al massimo splendore dalla fede.
Quella stessa civiltà che però poi ha rifiutato Dio, ha messo al centro l’individuo con tutti i suoi desideri ma senza alcun senso del limite, e che poi, imbolsita dalla sazietà, ha deciso di suicidarsi. In questo quadro desolante la cosa bella è che quello che sta succedendo – terrorismo (di cui i media tendono ad ampliare le dimensioni), crisi di economia e di senso – può essere per noi un’occasione di conversione. Sia per le folle, quelle a cui Gesù guardava con tenerezza perché erano “come pecore senza pastore”, che per noi che forse il pastore lo abbiamo intravisto nella nostra ricerca. Tornare a essere cristiani come unica risposta possibile. L’importante è sapere che quello che noi dobbiamo difendere con orgoglio e con tutte le nostre forze non sono un’identità o dei valori (“valori cristiani” è un’espressione che non significa niente, o meglio, che non significa la cosa più importante): quello che noi dobbiamo cercare, con il cuore dolorante di desiderio, è un incontro con Cristo, che dia senso a tutto quello che viviamo, che salvi ogni cosa sulla terra, perché ogni cosa è redenta dall’amore di Cristo, se riconsegnata a lui. Così è nata la nostra civiltà, non dall’orgoglio identitario ma dalle catacombe, e più tardi da un incontro con Cristo che i monaci facevano nel silenzio e nella preghiera, ed era la ricerca di Cristo a far desiderare loro di curare i malati, costruendo gli ospedali, di tramandare la sua parola, creando biblioteche, di raffigurare Dio o il desiderio di lui, e così è nata tutta l’arte fino a quella contemporanea (che infatti è tendenzialmente brutta, perché un tempo era l’uomo che cercava, come poteva, di raccontare la sua ricerca di Dio, poi invece ha cominciato a raccontare la sua ricerca di se stesso, piccolo omuncolo che non può certo far battere di bellezza i cuori di generazioni nei secoli). 
Il tentato suicidio della nostra ex civiltà è descritto mirabilmente in un libro lucidissimo e profondo di Claudio Risé, nel suo Sazi da morire. Sottotitolo: Malattie dell’abbondanza e necessità della fatica. Non riesco a riassumerlo senza fargli torto, ma è davvero un libro che è indispensabile leggere, perché diagnostica (l’autore è uno psicanalista) la malattia dell’Occidente: un continuo oscillare dal delirio di onnipotenza e dalla volontà di godimento illimitato a una sostanziale impotenza e depressione. Questo disagio porta a sviluppare vere e proprie malattie, quelle di cui muoiono in occidente nove persone su dieci, ma soprattutto comporta il riferire costantemente tutto a se stessi, con una scarsissima consapevolezza del mondo attorno e degli altri, che è esattamente il contrario di quello che succede quando entriamo in una relazione d’amore col Dio trinitario, un Dio che è prima di tutto tre persone in relazione fra di loro. Paradossalmente è la relazione che ci libera, non l’autodeterminazione, e questo, che la Bibbia ci annuncia, la psicoanalisi ce lo conferma. Come dice il filosofo esistenzialista e psichiatra Jaspers “è il fatto di non essermi messo da solo nel mondo che mi rende libero” di ricercare e costruire la mia esistenza possibile. Il suddito del sovrano medioevale ha per certi versi le mani più libere del cittadino di qualsiasi delle rivoluzioni moderne: essere contenuti definisce un limite. Quell’esistenza possibile di Jaspers, dentro la quale è necessario stare. Non ogni desiderio si può realizzare. È l’essere accolti e definiti da qualcosa di più grande, forte e stabile che può dare tranquillità e sollievo al nostro cuore inquieto, quello di cui parla anche sant’Agostino.
Noi cristiani abbiamo come simbolo la croce non come strumento di morte, ma di vita. È davvero la croce che ci salva. È una verità non solo teologica e spirituale, ma anche storica, sociologica, e psicologica. La fatica è necessaria al nostro benessere, al nostro equilibrio, ed è una verità anche per chi non crede, perché tutte le verità di fede (come che è la croce che redime) sono anche verità umane. L’uomo ha bisogno di fare qualcosa di impegnativo per provvedere a sé, l’abbondanza ci lascia nell’inquietudine. Soprattutto, è più difficile che cerchiamo Dio, fino a che non abbiamo bisogno di alzare gli occhi verso di lui per chiedergli aiuto per qualcosa, e non parlo solo di bisogno economico. Nella prosperità – dice la Bibbia – l’uomo non comprende.
Possiamo ancora salvarci, il suicidio è in corso ma il laccio intorno al collo si può allentare. L’unica via, però, come ha scritto un lucidissimo monsignor Negri, è non puntellare l’impero, ma rifare il cristianesimo. E non rifarlo in senso orgogliosamente identitario. Piuttosto con una umile silenziosa conversione prima di tutto personale, pronta a diventare fatto pubblico non appena le circostanze ce lo chiedono, come è stato per esempio per i family day (quando ci sono i deboli in pericolo, allora sì che bisogna tirar fuori le unghie, non per orgoglio identitario ma per il dovere di difenderli).
So che una delle cose meno necessarie del momento è un’altra politologa autodidatta che dica la sua sui cambiamenti epocali che abbiamo sotto gli occhi – una civiltà che muore, qualcuno che la azzanna da fuori, la suddetta civiltà colta da afasia che balbetta paroline generiche sulla fratellanza generale, e che non riesce a chiamare le cose col proprio nome. Lo so, ma. Ma non se ne può più della retorica delle candeline e dei gessetti colorati, dei vaghi sentimenti di fratellanza politicamente corretti, per cui vanno tutti bene purché non siano maschi eterosessuali cattolici. Lo so ma non possiamo difendere con orgoglio i nostri centri commerciali, la nostra ignoranza, la nostra dipendenza tecnologica e la nostra incapacità di provvedere a noi stessi. Non abbiamo molto di serio da difendere. Guardiamo in faccia al fatto che siamo al declino e che su una nave che fa acqua così tanto non ha senso riparare le falle ma salire su una scialuppa e portare in salvo le cose più preziose. Salvare il seme, salvare quello che può farci vivere ancora, e avere il coraggio di accettare il crollo, sapendo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio.

Costanza Miriano


[Fonte: https://costanzamiriano.com/2016/07/22/scontri-di-incivilta/]


di Claudio Risé

Claudio Risé, psicoterapeuta, giornalista, ha scritto libri tradotti nel mondo sul maschile e sul padre. E' interessato al dono, più che al mercato, come modo di relazione, e propone il mondo della natura incontaminata, con i suoi archetipi del maschio e della donna selvatica, come via alla felicità.

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Claudio Risè