La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/
Avvertenza Alcuni testi o immagini inserite in questo blog potrebbero essere tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio. Qualora, però, la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'Autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi. L'Autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link, né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.
Visualizzazione post con etichetta Pablo Neruda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pablo Neruda. Mostra tutti i post

sabato 31 dicembre 2016

2017 - Ode al primo giorno dell'anno



 AUGURI
girobloggando.wordpress.com
Giuliano
             AUGURI  A TUTTI E BUON ANNO 2017
Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.
                                   Erri De Luca
A Romena in questi giorni tanti amici condividono la semplicità e la bellezza dello stare insieme a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. E' il tempo di fraternità che è iniziato subito dopo Natale e terminerà con l'Epifania. Ma insieme a chi è presente fisicamente in questi giorni vogliamo anche pensare ai tanti amici incontrati quest'anno o in altri momenti e salutarli tutti con un brindisi in poesia.
Questo "Prontuario per il brindisi di Capodanno" di Erri De Luca (estratto dalla raccolta "L'ospite incallito", Einaudi 2008) ha infatti la capacità di coinvolgere praticamente ogni persona, dovunque si trovi, guardandola nelle sue espressioni più semplici e autentiche di umanità. E allora, sulla scia di questi versi, tanti, tantissimi auguri a ciascuno di voi!
 1553 20140728094042

zandraart.tumblr.com/image/154730116536



LUIGI MARIA CORSANICO LEGGE PABLO NERUDA

di fabrizio centofanti
da qui




Ode al primo giorno dell'anno

Lo distinguiamo dagli altri come se fosse un cavallino diverso da tutti i cavalli. Gli adorniamo la fronte con un nastro, gli posiamo sul collo sonagli colorati, e a mezzanotte lo andiamo a ricevere come se fosse un esploratore che scende da una stella. Come il pane assomiglia al pane di ieri, come un anello a tutti gli anelli: i giorni sbattono le palpebre chiari, tintinnanti, fuggiaschi, e si appoggiano nella notte oscura. Vedo l'ultimo giorno di questo anno in una ferrovia, verso le piogge del distante arcipelago violetto, e l'uomo della macchina, complicata come un orologio del cielo, che china gli occhi all'infinito modello delle rotaie, alle brillanti manovelle, ai veloci vincoli del fuoco. Oh conduttore di treni sboccati verso stazioni nere della notte. Questa fine dell'anno senza donna e senza figli, non è uguale a quello di ieri, a quello di domani? Dalle vie e dai sentieri il primo giorno, la prima aurora di un anno che comincia, ha lo stesso ossidato colore di treno di ferro: e salutano gli esseri della strada, le vacche, i villaggi, nel vapore dell'alba, senza sapere che si tratta della porta dell'anno, di un giorno scosso da campane, fiorito con piume e garofani. La terra non lo sa: accoglierà questo giorno dorato, grigio, celeste, lo dispiegherà in colline lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia e poi lo avvolgerà nell’ombra. Eppure piccola porta della speranza, nuovo giorno dell’anno, sebbene tu sia uguale agli altri come i pani a ogni altro pane, ci prepariamo a viverti in altro modo, ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare. Ti metteremo come una torta nella nostra vita, ti infiammeremo come un candelabro, ti berremo come un liquido topazio. Giorno dell'anno nuovo, giorno elettrico, fresco, tutte le foglie escono verdi dal tronco del tuo tempo. Incoronaci con acqua, con gelsomini aperti, con tutti gli aromi spiegati, sì, benché tu sia solo un giorno, un povero giorno umano, la tua aureola palpita su tanti cuori stanchi e sei, oh giorno nuovo, oh nuvola da venire, pane mai visto, torre permanente!
 Pablo Neruda 

Ode al primo giorno dell'anno

Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli: i giorni
sbattono le palpebre
chiari, tintinnanti, fuggiaschi,
e si appoggiano nella notte oscura.

Vedo l'ultimo
giorno
di questo
anno
in una ferrovia, verso le piogge
del distante arcipelago violetto,
e l'uomo
della macchina,
complicata come un orologio del cielo,
che china gli occhi
all'infinito
modello delle rotaie,
alle brillanti manovelle,
ai veloci vincoli del fuoco.

Oh conduttore di treni
sboccati
verso stazioni
nere della notte.
Questa fine dell'anno
senza donna e senza figli,
non è uguale a quello di ieri, a quello di domani?

Dalle vie
e dai sentieri
il primo giorno, la prima aurora
di un anno che comincia,
ha lo stesso ossidato
colore di treno di ferro:
e salutano gli esseri della strada,
le vacche, i villaggi,
nel vapore dell'alba,
senza sapere che si tratta
della porta dell'anno,
di un giorno scosso da campane,
fiorito con piume e garofani.

La terra non lo sa: accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.

Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

Ti metteremo
come una torta
nella nostra vita,
ti infiammeremo
come un candelabro,
ti berremo
come un liquido topazio.

Giorno dell'anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte le foglie escono verdi
dal tronco del tuo tempo.

Incoronaci
con acqua,
con gelsomini aperti,
con tutti gli aromi spiegati,
sì,
benché tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita
su tanti cuori stanchi
e sei,
oh giorno nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto,
torre permanente!


(Pablo Neruda, Terzo libro delle odi, 1957)

Trad. Alessandra Mazzucco
L'inizio ha un tono di meraviglia infantile: l'anno nuovo è paragonato a un pony che viene coccolato, vezzeggiato e persino adornato con un fiocchetto. Lo stupore e l'attesa si fanno crescenti, l'atmosfera è tutta da fiaba, suggellata dall'immagine dell'esploratore che scende dal firmamento.

La realtà è che il primo giorno del nuovo anno non è poi molto differente dagli altri: una briciola tra le tante del pane quotidiano, un giorno che comincia all'alba e finisce per addormentarsi nella notte, un anello della catena temporale che attraversa la vita.

La prospettiva di Neruda è quella di un uomo su un treno: quel treno è il tempo, un meccanismo di ingranaggi al quale ogni uomo guarda, cercando di capirne la complessità: i bivi, le possibilità di intervento e l'impossibilità di arrestarne la corsa. E in questa analisi del tempo, che in fondo non è altro che la vita umana, tutti i giorni sono simili, tutte le persone sono coinvolte allo stesso modo, non c'è differenza, non c'è figliolanza né paternità: tutti sullo stesso treno.

Nulla di particolare, quindi, nel primo giorno dell'anno: è solo un viaggio che prosegue, mentre sullo sfondo cangianti panorami si susseguono anonimi, e uomini che non si conoscono attraversano la nostra vita, il nostro orizzonte. Nulla da temere, però: è un percorso naturale, dalla nascita all'oblio: è la terra che funziona così, è la vita.

Detto tutto ciò, quale valore conserva il nuovo giorno? Se c'è una diversità da segnalare, è quella della speranza: quel senso di attesa trepidante, quell'aspettativa di un altro modo di vita che vorrebbe coinvolgere le pratiche più elementari, come il mangiare, e quelle più spirituali, come lo sperare. Un nuovo anno da assaggiare, da rendere sacro come un candelabro, da bere come un liquore prezioso.

Resta la necessità della speranza, dovere che si fa potere: in questa nuova prospettiva il povero giorno umano si trasforma in una sorta di divinità naturale che fa fiorire, profuma, adorna i cuori di luce e innalza quelle torri che permettono di andare oltre il presente guardare verso il futuro con occhi nuovi e riconciliarsi con quel tempo di cui si è parte, quel tempo che non bisogna solo subire, ma che si può avvistare, costruire, insomma, vivere.

domenica 9 ottobre 2016

❤ ♡ Poesia Erotica contemporanea ♡ ❤

Antologia della Poesia Erotica contemporanea

By ItaliaLibri

Sezione Citazioni | (Testi)

    THE INVOCATION

    AT the last, tenderly,

    From the walls of the powerful fortress'd house,
    From the clasp of the knitted locks, from the keep of the well-closed doors,
    Let me be wafted.
    Let me glide noiselessly forth;
    With the key of softness unlock the locks--with a whisper,\r\nSet open the doors O soul.

    Tenderly--be not impatient,
    (Strong is your hold, O mortal flesh,
    Strong is your hold O love.)

(di Walt Whitman, tratto da opera non segnalata)
Suggerita da Alex Forti, in data 2006-06-21 20:15:38

    MÍA
    Mía: así te llamas.
    ¿Qué más harmonía?
    Mía: luz del día;
    mía: rosas, llamas.

    ¡Qué aroma derramas
    en el alma mía
    si sé que me amas!
    ¡Oh Mía! ¡Oh Mía!

    Tu sexo fundiste
    con mi sexo fuerte,
    fundiendo dos bronces.

    Yo triste, tú triste…
    ¿No has de ser entonces
    mía hasta la muerte?

(di Ruben Darìo, tratto da fonte sconosciuta)
Suggerita da Renato Corpaci, in data 2006-06-20 11:36:43

    ACCONCIATEVI, SPIRTI STANCHI E FRALI

    Amor, lo stato tuo è proprio quale
    è una ruota, che mai sempre gira,
    e chi v'è suso or canta ed or sospira,
    e senza mai fermarsi or scende or sale.
    Or ti chiama fedele, or disleale;
    or fa pace con teco, ed or s'adira;
    ora ti si dà in preda, or si ritira;
    or nel ben teme, ed or spera nel male;
    or s'alza al cielo, or cade ne l'inferno;
    or è lunge dal lido, or giunge in porto;
    or trema a mezza state, or suda il verno.
    Io, lassa me, nel mio maggior conforto
    sono assalita d'un sospetto interno,
    che mi tien sempre il cor fra vivo e morto.

(di Gaspara Stampa, tratto da opera non segnalata)
Suggerita da Renato Corpaci, in data 2006-06-20 11:59:38

    TI AMO COME
    Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale
    come se alzandomi la notte bruciante di febbre
    bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
    ti amo come guardo il pesante sacco della posta
    non so che cosa contenga e da chi
    pieno di gioia pieno di sospetto agitato
    ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
    ti amo come qualche cosa che si muove in me
    quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
    ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

(di Nazim Hikmet, tratto da opera non segnalata)
Suggerita da Serena Accàscina, in data 2006-07-12 22:09:00

    Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
    era la comunione con la terra.
    Bevevo con la mia magnifica
    esultanza
    guardando i suoi occhi neri
    che fuggivano come gazzelle.
    E mai coltre fu più calda e lontana
    e mai fu più feroce
    il piacere dentro la carne.
    Ci spezzavamo in due
    come il timone di una nave
    che si era aperta per un lungo viaggio.
    Avevamo con noi i viveri
    per molti anni ancora
    i baci e le speranze
    e non credevamo più in Dio
    perché eravamo felici.

(di Alda Merini, tratto da Clinica dell’abbandono (Einaudi 2003))
Suggerita da Ilaria Di Francesco, in data 2006-07-20 09:40:53

    E VATTENE, SEI TROPPO INNAMOREVOLE!

    E vattene, sei troppo innamorevole!
    Sei troppa seta per questa plastica rotta,
    troppi smeraldi, fibbie con cinghiali,
    e quando ti carezzi lo sguardo con le ciglia
    io Ravenna e Pisa su un sedile
    non so da dove cominciare a ammirarle,
    né so guidare con un Tiziano accanto
    che di sbieco e lontano tra alberelli
    mostra come un segreto un‘acqua azzurra
    ma di un azzurro che non è che un‘idea,
    l‘idea del fondo che sta di là del fondo
    di un labirinto come te di bellezza,
    che dall‘avorio ti porta alle perle
    e dalle perle alla schiuma del mare
    e dalla schiuma...scendi da questa macchina,
    sei troppo interamente seducente!

(di Rodolfo Wilcock, tratto da Poesia d'amore del novecento, Crocetti,)
Suggerita da Antonio Fiori, in data 2006-08-01 10:10:48

    LA RISSA DEGLI ANGELI

    Scorgendo d‘un tratto i nostri corpi allacciati
    ingigantiti dal lume sulla parete di fronte
    penso con rimorso ai tuoi anni:
    non ho da offrirti che questo amoroso sperpero
    di carezze,questi battiti forsennati del cuore
    mentre affondo nel tuo mistero di brividi
    nel tuo modo spaventato di godere.

(di Stefano Simoncelli, tratto da Opera non specificata)
Suggerita da Carla Cesarina Maria Saraceni, in data 2006-08-19 10:01:10

    DEJAMES SUELTAS LOS MANOS

    Lasciami sciolte le mani e il cuore,
    lasciami libero.
    Lascia che le mie dita percorrano
    i sentieri del tuo corpo.
    La passione - sangue, fuoco, baci -
    mi incendia a fiamme tremanti.
    Ah, tu non sai che cos‘è questo!
    È la furia dei miei sensi che piega la foresta
    sensibile dei nervi.
    È la carne che grida con parole ardenti!
    È l‘incendio!
    E tu sei qui, donna, come un tronco intatto
    ora che va via tutta la mia vita in cenere
    verso il tuo corpo pieno, come la notte, di stelle.

    Lasciami libere le mani e il cuore,
    lasciami libero!
    Semplicemente ti desidero, io solo te desidero!
    Non è amore, è desiderio che brucia e si estingue,
    è precipitare di furie,
    avvicinamento dell‘impossibile,
    ma tu ci sei, ci sei per darmi tutto,
    e per darmi ciò che hai nascesti
    come io per raccoglierti,
    e desiderarti,
    e riceverti.

(di Pablo Neruda, tratto da Opera non specificata)
Suggerita da Elisabetta Mori, in data 2006-08-25 13:15:18

    GLYKIPIKROS EROS

    Amore, non t‘incolpo, poiché la colpa fu mia, non fossi stato di creta comune,
    Avrei scalato le altezze somme, inviolate tuttora, visto l‘aria più piena, il giorno più ampio.
    Dalla ferocia della mia passione sprecata avrei tratto un canto migliore, più limpido,
    Acceso una luce più luminosa di più libera libertà, combattuto ingiustizie dalla testa d‘Idra.
    Se le mie labbra avessero avuto il dono della musica dai baci pungenti che le fecero sanguinare,
    Tu avresti camminato con gli angeli su quel prato verde e smalto.
    Avrei percorso la strada sulla quale Dante vide rifulgere i soli di sette cerchi,
    Si! forse avrei visto aprirsi i cieli, come si aprirono al Fiorentino.
    E le potenti nazioni avrebbero incoronato me, che ora sono senza corona e senza nome,
    E un‘alba d‘oriente mi avrebbe trovato genuflesso sulla soglia della Casa della Fama.
    Mi ero seduto in quel circolo marmoreo dove il bardo più vecchio è come il giovane
    E la zampogna versa eternamente miele, e le corde della lira sono tese in eterno.
    Keats avrebbe sollevato le sue chiome imenee dal vino di semi di papavero,
    Con bocca di ambrosia mi avrebbe baciato in fronte, la mia mano avrebbe serrato con la mano
    del nobile amore.
    E a primavera, quando i germogli del melo sfiorano il seno lucido della colomba,
    Due giovani amanti distesi in un frutteto avrebbero letto la storia del nostro amore.
    Avrebbero letto la leggenda della mia passione, conosciuto l‘amaro segreto del mio cuore,
    Si sarebbero baciati come ci siamo baciati noi, ma non separati come ora è destino
    che ci separiamo.
    Poiché il fiore cremisi della nostra vita è divorato dal verme della verità
    E nessuna mano può raccogliere i petali caduti e secchi della rosa della giovinezza.
    Pure non rimpiango di averti amato - ah! che altro avrei dovuto fare io...(...) -
    Poiché i famelici denti del tempo sbranano, e gli anni dai piedi silenziosi inseguono.
    Senza timone, andiamo alla deriva nella tempesta, e una volta passato il fortunale della gioventù, Senza lira, senza liuto o coro, la Morte, pilota silenzioso, finalmente viene.
    E nella tomba non c‘è piacere, poiché la cecilia si pasce della radice,
    E il desiderio diventa rabbrividendo cenere, e l‘albero della passione non da frutti.
    E meno cara la Citerea che si levava come un giglio d‘argento dal mare.
    Ho fatto la mia scelta, ho vissuto i miei carmi, e anche se la gioventù è sparita in sogni sprecati,
    Ho trovato la corona di mirto dell‘amante migliore di quella d‘alloro del poeta.

(di Oscar Wilde, tratto da Poems)
Suggerita da Elisabetta Mori, in data 2006-08-23 22:08:48

    DOLCENERA

    Nera che porta via che porta via la via
    nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
    nera che picchia forte che butta giù le porte
    nera di malasorte che ammazza e passa oltre
    nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c‘è luna luna
    nera di falde amare che passano le bare
    ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere
    ché è venuta per me
    è arrivata da un‘ora
    e l‘amore ha l‘amore come solo argomento
    e il tumulto del cielo ha sbagliato momento
    acqua che non si aspetta altro che benedetta
    acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale
    acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte
    ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare
    quando ingorga gli anfratti si ritira e risale
    e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell‘onda
    e la lotta si fa scivolosa e profonda
    acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti
    acqua per fotografie per cercare i complici da maledire
    acqua che stringe i fianchi tonnara di passanti
    oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
    che si prende per mano
    a battaglia finita
    come fa questo amore che dall‘ansia di perdersi
    ha avuto in un giorno la certezza di aversi
    acqua che ha fatto sera che adesso si ritira
    bassa sfila tra la gente come un innocente che non c‘entra niente
    fredda come un dolore Dolcenera senza cuore
    e la moglie di Anselmo sente l‘acqua che scende
    dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
    nel suo tram scollegato da ogni distanza
    nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza
    così fu quell‘amore dal mancato finale
    così splendido e vero da potervi ingannare

(di Fabrizio De Andrè, tratto da opera non segnalata)
Suggerita da Emanuele Sorrentino, in data 2006-09-07 21:38:07

    EROS

    Corpo nudo
    come la nuda lama d‘un pugnale
    il brivido che dai è come il sangue
    che sgorga a fiotti.
    Se mordo il tuo seno
    o imprimo una rosa alla tua spalla
    s‘inarca il dorso
    poggiato sulla morsa delle braccia
    e altro pugnale
    s‘insinua, neve e fuoco,
    nel tuo segreto fiume.

(di Stefano Mangione, tratto da 7 Poeti del Premio Montale, Roma 1990, All'insegna del pesce d'oro)
Suggerita da Antonio Fiori, in data 2006-09-11 00:06:50

    L‘acqua imprigionata nel grembo della terra,
    la terra non la trova.
    Quando fugge da lei nel lontano cielo,
    e le tenebrose nubi tracciano lassù misteriosi
    disegni,
    la terra non la trova.
    Allora il tuono la percuote col fuoco del dolore,
    e la tempesta gemendo la spinge in tutte le direzioni.
    Il tesoro che un tempo era così vicino
    torna nuovamente al cuore.
    In lacrime essa giunge diluviando,
    e la terra infine la trova.

(di Kahlil Gibran, tratto da opera non segnalata)
Suggerita da Ilena Di Fina, in data 2006-09-13 14:09:15

    Poco dopo quella visita si ripeté “l‘impossibile“ che già fluttuava quasi materialmente intorno ad Agathe e Ulrich; accadde veramente senza che nulla accadesse.

    I fratelli si vestivano per una serata e non c‘era nessuno in casa, tranne Ulrich, per aiutare Agathe; non avevano incominciato in tempo e perciò per un quarto d‘ora s‘erano affrettati il più possibile, poi vi fu una piccola pausa. Sugli appoggi e sui piani della stanza era sparso pezzo per pezzo tutto l‘armamentario che una donna adopera in tali occasioni, e Agathe si chinava verso il suo piede con tutta l‘attenzione che esige l‘infilare una sottile calza di seta. Ulrich stava dietro di lei. Vedeva il capo, il collo, le spalle e quella schiena quasi nuda; il corpo era piegato un po‘ di lato, verso il ginocchio rialzato, e sul collo la tansione formava tre pieghe che attraversavano, agili ed allegre come tre frecce, la pelle chiara; la leggiadra corposità di quell‘immagine, scaturita da un silenzio improvviso, pareva aver perso la sua cornice e si trasmise così immediata e incomunicabile al corpo di Ulrich, che questi lasciò il suo posto e, non proprio inconscio quanto una bandiera spiegata dal vento, ma pur senza una risoluzione consapevole, s‘avvicinò in punta di piedi, piombò sulla reclinata e con dolce furore morse una di quelle frecce, mentre il suo braccio cingeva la sorella. Poi i denti di Ulrich si staccarono con la stessa cautela; con la mano destra egli aveva ghermito il ginocchio di Agathe e mentre col braccio sinistro stringeva a sé il suo corpo la strappò su scattando sui garetti.

    Agathe gettò un grido di spavento. Finora tutto si era svolto allegramente e scherzosamente, come in tanti episodi precedenti, e anche se era tinto dai colori dell‘amore, era pur sempre solo con l‘intenzione, timida in fondo, di nascondere, sotto questa veste serenamente familiare, la natura insolita e più pericolosa di quell‘amore.

    Ma quando Agathe ebbe vinto il proprio sgomento e non si sentì sospesa bensì adagiata nell‘aria, libera a un tratto da ogni peso, e guidata invece dalla dolce costrizione del movimento sempre più rallentato, ecco che per uno di quei casi che nessuno può dominare ella si trovò meravigliosamente placata e anzi affrancata da ogni inquietudine terrena; con un movimento che mutò l‘equilibrio del suo corpo e che mai avrebbe saputo ripetere ella strappò anche l‘ultimo filo di seta della costrizione, si volse cadendo verso il fratello, continuò ad ascendere pur nella caduta, e giacque precipitando come una nuvola di felicità nelle braccia di Ulrich. Egli la portò, stringendola dolcemente a sé, attraverso la stanza che si oscurava, fino alla finestra, e le stette accanto nella penombra mite della sera che le inondava la faccia come un fiotto di lacrime. Nonostante la forza che tutto questo esigeva, e la violenza che Ulrich aveva esercitato sulla sorella, tutto ciò che essi facevano parve loro stranamente remoto dalla forza edalla violenza; si sarebbe forse potuto paragonare con lo strano e meraviglioso fervore di un quadro, che per la mano che lo afferra dall‘esterno non é altro che una ridicola superficie pitturata. Così essi non aveveno in mente null‘altro che l‘evento corporeo che occupava tutta la loro coscienza, eppure accanto alla sua natura di scherzo innocente e all‘inizio anche un po‘ rozzo che metteva in moto tutti i muscoli, esso presentava una seconda natura che paralizzava delicatissimamente tutte le membra e al tempo stesso le recingeva con inesprimibile sensitività. Con aria interrogativa essi si avvinsero le braccia intorno alle spalle. Divennero partecipi della figura fraterna dei loro corpi, come cresciuti entrambi da una stessa radice. Si guardarono l‘un l‘altro negli occhi, come se vedessero per la prima volta qualche cosa di simile. E anche se non avrebbero saputo raccontare ciò che era accaduto perché la loro partecipazione era troppo fervida, sapevano tuttavia di essersi trovati all‘improvviso, per un attimo, proprio dentro a quello stato comune al cui limite avevano spesso esitato, che tante volte s‘erano descritto a vicenda e che pure avevano sempre contemplato solo dal di fuori. Esaminando l‘accaduto a sangue freddo - e così, nascostamente, cercavano di fare entrambi - esso sembrava poco più che un caso fortuito e affascinente, che tra un istante, o almeno col ritorno di un‘occupazione, si sarebbe dissolto nel nulla; tuttavia ciò non accadde. Al contrario, essi vennero via dalla finestra, accesero la luce, ripresero le loro attività, ma ben presto tornarono ad abbandonarle; e senza aver preso accordi, Ulrich andò al telefono e informò la casa dov‘erano aspettati che non sarebbero venuti.

(di Robert Musil, tratto da L'uomo senza qualità)
Suggerita da Ilena Di Fina, in data 2006-09-15 21:05:32

martedì 5 aprile 2016

Il gatto, soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso: nacque completamente rifinito,

Un post di qualche tempo fa... 12.12.12

The Sound of Silence (Original Version from 1964)




Simon & Garfunkel 

Sound of Silence

Sound of Silence
by:Simon & Garfunkel 

Hello, darkness, my old friend
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
'Neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never shared
And no one dared
Disturb the sound of silence

"Fools," said I, "You do not know
Silence like a cancer grows
Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you"
But my words like silent raindrops fell
And echoed in the wells of silence

And the people bowed and prayed
To the neon god they made
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming
And the sign said, "The words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls
And whispered in the sounds of silence"

NB:
These two were part of my youth and
enjoyed every minute of their music.