La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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venerdì 2 dicembre 2011

>>> Feast of the Holy Family Madrid "Gracias a la famila cristiana"


la locandina della Celebrazione delle Famiglie
Feast of the Holy Family

 AVVENTO:

Canti d'Avvento per i bambini: Urì urì urà

Di seguito il testo del canto con gli accordi
URÌ, URÌ, URÀ.
Mi- Si7
A. URÌ, URÌ, URÌ, URÀ, |
Mi- | (2 v.)
URÌ, URÌ, URÌ, URÀ, |
Si7
URÌ, URÌ, URÌ, URÀ,
Mi-
PAM PAM, PAM PAM, PAM PARAPAM PAM,
Si7
PAM PAM, PAM PAM, PAM PARAPAM PAM,
Mi-
LARALALALALA.
Si7
C. Un bimbo piccino nascerà,
Mi-
un bimbo piccolino.
Si7
A. UN BIMBO PICCINO NASCERÀ,
Mi-
UN BIMBO PICCOLINO.
Si7
C. Come si chiamerà? Emmanuel.
Mi-
A. COME SI CHIAMERÀ? EMMANUEL.
Si7
COME SI CHIAMERÀ? EMMANUEL.
Mi-
VIENI, BAMBINO, VIEN.
URÌ...
C. Sua madre Maria sta a Betlem,
suo padre è falegname.
A. SUA MADRE MARIA STA A BETLEM
SUO PADRE È FALEGNAME.
C. Come si chiamerà...
A. URÌ...

lunedì 24 ottobre 2011

Ciao SuperSic

# Forse >> Sic <<<  non eri il più bravo del paddock
  ma per  quel tuo essere
, sicuramente di granlunga il più simpatico. 
Grazie anche per tutti i sorrisi che ci hai regalato.
GiuM@ 

Immagine dal web

"MARCO eri un GRANDE"

Il Messaggero SuperSic, addio al pilota più amato
 
>>> IL SUSSIDIARIO L'ultima corsa di Sic verso l'abbraccio che ci attende <<<




Ciao da Giuliano.

mercoledì 5 ottobre 2011

Poesia d'autunno ... preghiera

*PENSIERO  D' AUTUNNO * ADA NEGRI




testi dal web www.bassilo.it
 
”Fammi uguale, Signore, a quelle foglie moribonde,
che vedo oggi nel sole tremar dell'olmo sul più alto ramo.
Tremano, sì, ma non di pena; è tanto limpido il sole,
e dolce il distaccarsi dal ramo, per congiungersi alla terra.
S'accendono alla luce ultima, cuori pronti all'offerta;
e l'agonia, per esse, ha la clemenza di una mite aurora.
Fa ch'io mi stacchi dal più alto ramo di mia vita,
così, senza lamento, penetrata di Te e come del sole.”

                                         (in VESPERTINA)

È autunno. Quante foglie vediamo come Ada, staccarsi dal ramo,
volteggiare di fronte al sole e ballare la loro ultima danza.
Ma non è una danza triste e non armonica per la paura:
il tramonto appare per loro l’aurora.
Ada osserva e prega il Signore di lasciare così l’albero della sua vita,
 senza agonia, grazie all’esistenza certa di un Dio di pace.

ITE "A.Bassi" di Lodi     area studenti

 * ADA NEGRI E LA NATURA




giovedì 15 settembre 2011

Pellegrinaggio ad Assisi ed al Santuario Francescano della Verna

 SULLE ORME DI SAN FRANCESCOD'ASSISI
...  per imparare a cercare in ogni cosa le orme del Signore.
Pellegrinaggio dei ragazzi/e che si preparano alla Cresima

della Parrocchia di Altavilla Vicentina.

  
Il gruppo dei Pellegrni


Basilica di San Francesco d' Assisi
 
Inizio  dalla fine del pellegrinaggio,

perchè; nell'ultima tappa, visitando l'Eremo della Verna

mi ha molto colpito  questo Cristo crocefisso senza>croce,
sospeso nel vuoto> infuocato e denso di di dolore !

E' il Cristo della Rocca di Franco Cardinali ,

>Il Cristo della Rocca  "1967 - 1970"<
 di Franco Cardinali  qui il collegamento pdf

Santuario Francescano della Verna > Cappella Loddi
( 156x186 cm. )
 colori ad olio su tavola con sabbia  e caseina.



Scheda biografica Franco Cardinali. (1926 - 1985).

Pittore autodidatta, nato a Rapallo.
Dopo gli studi alla scuola navale,
 già da giovanissimo si dedica alla realizzazione di quadri ad olio:
perfette nature morte iperrealiste che raffigurano composizioni di bottiglie,
 frutta, libri … il suo destino è già tracciato: sarà pittore.
Alla fine degli anni 40, inizia la sua carriera a Milano,
 studiando i maestri ed esponendo alla galleria San Babila ,nel 1950.
All’epoca i suoi soggetti sono i personaggi della strada,
 i poveri del mondo dallo sguardo fiero.
Dopo un primo viaggio a Parigi
si installa definitivamente nella capitale francese dove incontra
Picasso, Cocteau, Prèvert, Pignon.
Saranno questi maestri ad invitarlo a far parte de : “L’Ecole de Paris”,
movimento artistico del dopo guerra postumo del Cubismo,
 del Surrealismo e dall’Informale in quel periodo
 al massimo splendore e sotto l’influenza,
 per certi aspetti di un certo Esistenzialismo.
Dopo un viaggio in Sicilia, Franco Cardinali scopre la:
 “tela sognata”, osservando delle vecchie
lenzuola rattoppate che asciugano al sole,
 scatta il suo pensiero. Si forma così il suo bestiario,
 il proprio linguaggio artistico.
Le mostre si susseguono:
 Londra, Bruxelles, Dakar, Parigi, Monaco di Baviera, Caracas, Roma.
Nella fine degli anni 60, la sua pittura diventa più astratta, materica, ”fossile”.
In seguito ad un viaggio sulle tracce di Piero delle Francesca
 e dei Della Robbia scopre il Santuario della Verna e il territorio circostante.
È il periodo in cui si stabilisce alla Rocca di Chiusi della Verna,
 è il momento della sua maturità artistica.
Nascono in quegli anni, oltre una ricerca sulla ceramica,
 i quadri sulle radici, i fossili, gli astri, gli animali,
 i villaggi tosco-umbri e il “Cristo della Rocca”,
 dipinto per l’omonima chiesetta Sant’Agata.
Il “Cristo della Rocca” rimane in gestazione per alcuni anni,
 finalmente nel 1970 vede la luce grazie
anche al rapporto umano instaurato
con il Padre Alfonso Bucarelli,
a quel momento parroco di Chiusi
della Verna e negli anni diventato poi
 guardiano del Santuario della Verna.
Il “Cristo della Rocca”
è considerato da molte persone
 come una delle opere più importanti di Franco Cardinali.
La tecnica pittorica da lui inventata con sabbia,
 caseina e colori ad olio trova un felice connubio con il
colore  nella rappresentazione di questo crocifisso
privo di croce, sospeso in un cosmo di materia e di luce.
arancio nerino, tipico della sua tavolozza pittorica,
sospeso in un cosmo di materia e di luce.

Di Francesco Biagini
Panoramica particolarissima del  Santuario Francescano della Verna


Foto di fRANCESCO Biagini
 Mail : francesco.biagini3004@gmail.com


Qualche foto del Pellegrinaggio ad Assisi:
Sulle orme di San Francesco.



L'Eremo delle carceri di San Francesco

Il Duomo di San Ruffino
 



Basilica di San Francesco
 

Basilica di Santa Chiara
 

Al suo interno è presente  La Porziuncola

 


 Basilica ( Papale) Maggiore di Santa Maria degli Angeli
 

Santa Maria degli Angeli



Santa Maria degli Angeli

Statua di San Francesco a San Damiano
   


chiesa di Rivotorto
 

Santuario della Verna
 
Meridiana Tavola equazione del tempo

   
>>  Santuario Francescano della Verna <<
 Santuario della Verna
Altre immagini cliccando  >GiuM@

mercoledì 7 settembre 2011

Domani 8 settembre > NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA

Festa principale della città e Diocesi di Vicenza

 Il Santuario di Monte Berico




La chiesa

Immagine dal web dellaBasilica di Monteberico

Io sarò ad Assisi per qualche giorno




San Francesco


passando al ritorno per il Santuario Francescano della Verna.

Santuario della Verna

Ciao

GiuMa

mercoledì 29 giugno 2011

UNDERWORLD DI DON DELILLO

Don DeLillo
"Don DeLillo"  mangialibri











UNDERWORLD DI DON DELILLO –



UNA LETTURA ‘SOSPETTOSA’


“Il 3 ottobre 1951, al Polo Grounds di New York, si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene battuto l’altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem, Martin Cotter. La palla viene via via rubata, venduta, regalata: la ritroveremo molti anni dopo in possesso di Nick Shay, un waste manager, dirigente dell’industria dello smaltimento dei rifiuti, che nel 1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx. Nel romanzo di DeLillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per la costruzione di un gigantesco quadro dell’America… “.
Sono sempre diffidente verso un libro di ottocento pagine, e il libro stesso, intuendo il mio sospetto, si affida con riluttanza alle mie mani. Mi domando cosa mai avrà avuto da scrivere l’autore, per riempire tutte quelle pagine. Che razza di storia può svolgersi e mantenere l’attenzione del lettore per così tante parole?
Non sarebbe più saggio, e anche più produttivo, per un romanziere dividere il suo prodotto e farne tre libri da trecento pagine ciascuno?
Soppesando Underworld di DeLillo (Einaudi) la domanda è immediata, suscitata dall’enorme mole di pagine, parole, fatti e personaggi.
La storia – una palla da baseball che passa di mano in mano – è il pretesto che lo scrittore ha scelto per mostrarci l’America e i suoi cambiamenti, dagli anni 50 fino all’inizio degli anni ’90, dalla guerra fredda fino al crollo dell’Unione Sovietica.
Fin dal prologo Il trionfo della morte, nato come racconto autonomo e uscito su Harper’s nel 1992, DeLillo mostra già le prime connessioni e disegna i molti rimandi alla narrazione successiva, facendo uso di grande abilità nella cura dei dettagli.
Il romanzo è montato come un film, con tagli accurati e sequenze ‘rovesciate’. La scrittura è un quadro anch’essa, una grande varietà di linguaggi diversi, multirazziali, e di personaggi che viaggiano tra realtà e fantasia, tra Bronx e quartieri alti, tra New York e il Deserto dell’Arizona, tra feste al Plaza e montagne di rifiuti.
E proprio di rifiuti e del loro smaltimento – tema quanto mai attuale – si occupa Nick Shay, l’ultimo possessore della palla da baseball. Nick ha fatto dello smaltimento e del recupero dei rifiuti una fede: “Io e Marian dividiamo la nostra spazzatura secondo le istruzioni. Sciacquiamo le lattine e le bottiglie vuote e le mettiamo nei rispettivi raccoglitori. Dividiamo la latta dall’alluminio. Usiamo sacchetti di carta, schiacciando quelli più piccoli e sistemandoli dentro quello grande che abbiamo tenuto da parte a questo scopo. Impacchettiamo i giornali ma non li leghiamo con lo spago”.
Ma Nick è anche l’uomo che afferma: “La maggior parte dei nostri desideri non si avvera.” e ancora: ” Vi dirò cosa desidero di più, tornare ai giorni del disordine, quando non me ne fregava un accidente o un cazzo o non davo un centesimo”.
DeLillo interpreta, con una scrittura magistralmente e dannatamente naturale, angosce e contraddizioni della nostra epoca. In ogni pagina del libro si percepisce l’immersione totale e profonda con i protagonisti e la storia: dal capo della CIA a Frank Sinatra, dalla povertà di un ragazzino di colore alla borghesia annoiata alla famiglia di Nick, ai bambini del Bronx e alle miserie dell’animo umano, DeLillo ci mette davanti un’umanità in cui è inevitabile specchiarsi e riconoscersi.
Ma DeLillo è anche un anticipatore, e non solo nella scrittura: la copertina di Underworld è inquietante, anche se quando il libro uscì nel 1997 non lo fu di certo.
L’immagine raffigura le Torri Gemelle del World Trade Center di New York avvolte in una nube di fumo, una croce davanti e un’aquila, simbolo dell’America, che vola di lato. Lo scrittore scelse la foto come copertina e la impose agli editori di tutto il mondo. Ed eravamo ben lontani dall’11 settembre 2001.
I più grandi segreti sono quelli spalancati davanti a noi”: questa frase è all’interno del libro ma sembra che sia lo stesso Don DeLillo a dirla con le sue visioni surreali, mentre ci racconta di Brian che davanti alle montagne di rifiuti incombenti sulla città – le Torri Gemelle visibili sullo sfondo, in uno dei ‘richiami’ tipici di DeLillo – e sui suoi abitanti (“chissà se la gente, sentendo un rumore di notte, si chiedeva se la montagna stesse franando, scivolando verso le case, come una creatura onnivora da film dell’orrore che avrebbe tappato porte e finestre?”) immagina di vedere un brandello di colore cangiante, forse appartenuto al bikini di una segretaria di Queens, e addirittura la sogna dipingersi le unghie e accettate i regali che lui le porge, in una sorta di recita immaginata, tra il lezzo della montagna di spazzatura.
“Penetrare il segreto”. Ma non c’è segreto: la società va sempre più alla deriva mentre perde tutto ciò che aveva, annegando nel mare di cose senza valore di cui si ricopre, e diventa un’America sempre più grande, multietnica e globale, ma anche sempre più corrotta e deviata.
Noi non siamo più ciò che produciamo ma neppure ciò che consumiamo: noi siamo i rifiuti che creiamo. Il legame tra il consumare e il produrre spazzatura è stretto tanto quanto quello tra consumare e esistere.
“Consuma o muori. Questo è il dettato della cultura. E finisce tutto nella pattumiera.”
Nella stratificazione delle trame che corrono parallele e finiscono con il sovrapporsi, formando un mosaico di vicende, modus operandi che DeLillo applica spesso ai suoi romanzi anche a quelli meno corposi, rincorriamo avvenimenti raccontati e poi ripresi, con frasi ripetute ed elencate come un mantra propiziatorio. Anche la punteggiatura segue regole inusuali: DeLillo abolisce completamente i puntini di sospensione anche nei dialoghi. Si ha così un effetto di respiro mai troppo sollevato, un avanzare secco e energico.
In Underworld niente è lasciato al caso, è tutto perfettamente calibrato al millimetro, dalle sequenze temporali e narrative ai personaggi, ma ciò che veramente affascina e avvince, è la scrittura e l’accuratezza con cui DeLillo fa sembrare tutto casuale. Quelle sequenze tagliate e ‘incastrate’ a regola d’arte, i dialoghi perfetti, le ripetizioni a volte ossessive di frasi, come un ritornare sui pensieri e un ripartire, i tempi e i luoghi così mirabilmente intrecciati, fanno diventare questo romanzo, quel tomo di quasi 900 pagine che si è affidato alle mie mani sospettose, un oggetto di leggerezza e a tratti di poesia. DeLillo ha momenti di scrittura onirica, in cui le frasi diventano versi e immagini ardite: “Era l’estate delle prugne succose e bluastre…” “… li farò tremare dentro le scarpe nuove…” e coniuga queste visioni con altre, tanto surreali da parere fantascientifiche, di un mondo futuro in cui basta spingere un tasto del pc e si vedono miracoli, come visioni di un mondo alieno quasi a se stesso: “Con il velo e la tonaca, suor Edgar era praticamente un volto, oppure un volto e un paio di mani ruvide. Qui nel ciberspazio si è spogliata di tutta quella stoffa stirata col ferro a vapore. Non è precisamente nuda ma è aperta – esposta a ogni possibile collegamento sulla rete mondiale. […] Il ciberspazio è una cosa dentro il mondo, o il contrario? Quale contiene quale, e come si può esserne sicuri?”
I personaggi di Don DeLillo sono ben definiti: da Nick Shay a suor Edgar, la suora con le ossessioni maniacali per la pulizia, che lava le mani con il sapone dopo averlo lavato – se lavi le mani con il sapone sporco, come potrebbero venire pulite? E chi lava la spugna che serve per lavare? Dovremmo candeggiare spazzole e pettini e spugne –, fino agli abitanti del Muro, ragazzi senza nulla da dichiarare, se non sogni impossibili e senza speranza, che dipingono epitaffi dei bambini morti con bombolette spray – angeli rosa o azzurri a seconda del sesso – e corrono nascondendosi da ogni essere umano, nell’assurda speranza di salvare se stessi e forse noi da un orribile incubo chiamato miseria, umana e spirituale.
Il romanzo stesso è una corsa nel tempo e nei luoghi ‘interni’, per indicarci che tutti noi scappiamo, rincorriamo, fuggiamo: da un ricordo, da vecchie foto, libri, palle da baseball. E tutto per permetterci di sentirci ancora vivi, come nei “giorni in cui ero giovane sulla terra, guizzante nel vivo della pelle, imprudente e reale”.
In questo libro il passato segue il presente e lo spiega e il presente anticipa il passato citando luoghi, eventi e persone che ritroveremo in seguito. DeLillo costruisce una rete di rimandi e riferimenti, con connessioni complesse e sotterranee, in questo percorso umano lungo mezzo secolo, in un crescendo di consapevolezza: Epilogo, Das Kapital, annuncia l’ultimo capitolo che dipinge un’immagine spietata del nostro tempo, tanto attuale come neanche DeLillo, nel 1997, avrebbe potuto desiderare.
La diffidenza iniziale si è stemperata nella rete che l’autore mi ha teso: Underworld è un romanzo da leggere e da rileggere. Sono sicura che una seconda lettura svelerebbe altri dettagli e connessioni.
“Tutto sta scivolando indelebilmente nel passato”.
“Una parola appare nel luccichio lattiginoso e argenteo del flusso di dati. Lo vedi sul tuo monitor. […] un’unica serafica parola. Puoi esaminare la parola con un clic, rintracciare le sue origini, il suo sviluppo, il primo uso conosciuto, il suo passaggio da una lingua a un’altra, e puoi chiamare la parola in sanscrito, greco, latino e arabo…[…] … e puoi guardare fuori dalla finestra… […] una parola che diffonde un desiderio attraverso la distesa viva della città e oltre i ruscelli sognanti e i frutteti, fino alle colline solitarie.
Pace”.
Morena Fanti
(luglio 2008)già pubblicata qui

mercoledì 15 giugno 2011

L'uomo che piantava gli alberi di Jean Giono

Chi è l'uomo che piantava gli alberi?   Sei FORSE tu! 
Non basta volerlo ! COMINCIAMO HA SEMINARE.


TEATRO DEL LEGAME
ASSOCIAZIONE CULTURALE

http://www.teatrodellegame.it/produzioni/uomo.php


L'uomo che piantava gli alberi
Titolo originaleL'homme qui plantait des arbres
AutoreJean Giono
1ª ed. originale1953
GenereRacconto
Lingua originalefrancese
ProtagonistiElzéard Bouffier

L'uomo che piantava gli alberi (titolo originale: L'homme qui plantait des arbres), conosciuto anche come La storia di Elzéard Bouffier è un racconto allegorico di Jean Giono, pubblicato nel 1953.
È la storia di un pastore che, con impegno costante, riforestò da solo un'arida vallata ai piedi delle Alpi, vicino alla Provenza, nella prima metà del XX secolo. Il racconto è piuttosto corto - 3400 parole nella traduzione italiana.
http://it.wikipedia.org/wiki/L%27uomo_che_piantava_gli_alberi



Film ( animazione) L’UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI di Fréderic Back


L'uomo che piantava gli alberi_le basi scientifiche del racconto




Jean Giono - L'Uomo che piantava gli Alberi (di Frédérick Back, 1987)

bloggo ergo sum

Internet

Bloggo ergo sum

Da Cosenza a Ferragni. Chi sono gli opinion leader del web.
di Gabriella Colarusso


http://www.lettera43.it/politica/18679/bloggo-ergo-sum.htm

giovedì 9 giugno 2011

LeggiAmo <> Leggere è aprire gli occhi sul mondo ... sia esso quello reale, personale o immaginario.


LeggiAmo

Guida alla "lettura" condivisa
 genitori figli
  di  Mariella Lunardi

sotto l'azzeccata copertina 
( progetto grafico e impaginazione) di  Anna Miriam Cagliostro

MARIELLA LUNARDI: insegnante nella scuola primaria da più di trent'anni, si occupa da sempre di seminare la sensibilità  verso la parola scritta. Allo scopo di stimolare negli alunni il piacere di leggere, ha attuato nella sua realtà  scolastica varie e significative iniziative legate alla lettura, organizzando incontri con i più importanti autori della letteratura per l'infanzia-

Descrizione
Ricco di spunti, riflessioni e suggerimenti pratici dal punto di vista psicologico, pedagogico ed emozionale, questo volumetto si propone di spiegare ai genitori l'importanza di condividere la lettura a voce alta con i figli, illustrando tecniche e strategie comunicative che aiutano a formare il futuro lettore, ma soprattutto un adulto consapevole e sicuro di sé. Dall'impostazione del tono della voce, all'uso dei suoni onomatopeici, dall'importanza di un ambiente confortevole alla scelta delle storie, la lettura condivisa favorisce lo sviluppo emotivo del bambino e migliora il suo modo di apprendere.
dal libro:  premessa / pag.9 

Un lettore è una risorsa per tutti.
Leggere è aprire gli occhi sul mondo,
 sia esso quello reale,
personale o immaginario.
Un lettore generalmente vuole sapere.
Un lettore facilmente si interroga.


LeggiAmo...

« L'uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun'altra, ma che nessun'altra potrebbe sostituire. »
Daniel Pennac, pseudonimo di Daniel Pennacchioni