La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/
Avvertenza Alcuni testi o immagini inserite in questo blog potrebbero essere tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio. Qualora, però, la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'Autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi. L'Autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link, né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.

domenica 5 luglio 2015

“L’importante è che la morte ci trovi vivi” ... Giorgio



Ho sempre sostituito la paura di non farcela più con la speranza di farcela di nuovo".

UN ANNO FA CI LASCIAVA Faletti…

Fa che la morte mi trovi vivo!| Faletti

faletti
Non sono solito occuparmi di “avvenimenti di cronaca” su questo blog, ma mi ha colpito (oltre che la notizia della sua morte – che per vicende personali ancor più mi tocca…), leggere il testo di questa canzone scritta da Faletti…

Canzone che assolutamente non ricordavo (Sanremo 1995).




Giorgio Faletti L'assurdo mestiere Sanremo 1995


 L’assurdo mestiere
Ci metterò la mani e un genio da inventore
Ci metterò un dolore che so io
Ci metterò l’asfalto e il sogno di un attore
Che appoggia il manoscritto sul leggio
E tirerò il cemento come un muratore sa non è possibile
E tesserò una tela che sarà una vela grande e irrestringibile
E tergerò la fronte con la mano aperta per il gran sudore
E accorderò strumenti con il tocco esperto che ha un suonatore
Mi metterò seduto lì a impagliare sedie per sedermi insieme
Mi stupirò di non averlo fatto mai e di averlo fatto bene
Perché c’è sangue, c’è fatica, c’è la vita
Anche se a volte ci si spezza il cuore
In questa assurda specie di mestiere
Benedetto tu sia per quel ciuffo di pelo nero
Che se l’hai fatto tu non è cosa brutta davvero
E per le storie eterne dei cartoni animati
Per quei pazzi o quei saggi che li han disegnati
E per quel che si mangia si respira e si beve
Per il disegno allegro della pipì sulla neve
E per le cose tonde e per le cose quadre
Per le carezze di mio padre e di mia madre
Per il futuro da leggere invano girando i tarocchi
Per le linee della mano diventate rughe sotto gli occhi
Perché tutto è sbagliato ed è così perfetto
Per ciò che vinco e ciò che perdo se scommetto
Tu sia benedetto
Benedetto tu sia
Per avermi fatto e messo al mondo
E per quel che ho detto prima ti perdono
Di non avermi fatto alto e biondo
Ma così stupido e così vero
Con l’eterna paura dell’uomo nero
E del viso bianco come calce
Di quella sua signora con la falce
Che come tutti prima o poi mi aspetto
E per cui altri ti han benedetto
Ma io no
Mi dispiace ma sono solo un uomo e non ne son capace
Ma c’è una cosa che ti chiedo ed è un favore
In cambio del bisogno del dottore
Mentre decidi ogni premio e ogni castigo
Mentre decidi se son buono o son cattivo
Fa che la morte mi trovi vivo
E se questo avverrà io ti prometto
Che mille e mille volte ti avrò benedetto
E se per caso non ci sei come non detto
E avrò davanti agli occhi la mia mano aperta per il troppo sole
E andrò verso la notte con il passo calmo di un seminatore
Aspetterò seduto lì per dare un nome all’ombra di qualcuno
Che per un poco sembrerà sia tutti e non sarà nessuno
Perché c’è sangue, c’è fatica, c’è la vita
Anche se a volte ci si spezza il cuore
In questa assurda specie di mestiere
Che è l’amore




Il dubbio è Dio è stato scritto…

Come anche è stato detto che, tutto sommato vivere come se Dio esistesse, anche qualora così non fosse, è sempre conveniente (e così la penso anch’io guardando a com’era la mia vita vivendo senza Dio – senza coscienza del Suo esistere – e come è ora, avendolo – a torto o a ragione – come Padre).

Ma questa “poesia” di Faletti, mi piace moltissimo…

Umana, vera, dissacrante forse, ma sincera. Sincera anche nel suo porsi la domanda assoluta, la domanda troppo volte taciuta, la domanda che sopraggiunge al sopraggiungere dell’unica certezza “certa” (che preferiamo considerare procrastinabile)… la Morte.

Chiedere che la “morte ci trovi vivi”, non è un semplice gioco di parole, non è un artificio letterario, una “licenza poetica”… è realmente un privilegio, un dono.

E’ anche un segno di coraggio (riconosciamolo questo coraggio umano, talvolta sganciato dal divino…).

Troppo spesso la Morte ci trova “già morti”, già arresi, sconfitti… così che quel “annuncio di morte”, che può essere una malattia (ma anche altro… dipenda da cosa è capace di ucciderci), ci fa vivere in una stato di pre-morte, che già ci corrode e dà inizio alla naturale, inevitabile decomposizione del nostro vivere materiale, non quello connaturale al nostro invecchiamento, ma quello che, ahimè… “puzza di cadavere” quand’anche si è vivi.

Nulla posso sapere della fede di quest’uomo, né mi interessa giudicarla (ho troppo da preoccuparmi per la mia), ma il suo “bel dubbio”, che non è negazione, ma apertura, speranza e preghiera in fondo, mi fa per lui sperare che la morte l’abbia colto vivo, con gli occhi aperti sulla scommessa che è il futuro eterno e con la fedeltà alla promessa espressa: “Che mille e mille volte ti avrò benedetto”, che il Signore della Vita e della Morte non mancherà di ricambiare.




                                

                 Giorgio Faletti L'assurdo mestiere Sanremo 1995

                                     ***
L'ASSURDO MESTIERE

Ciao "Signor Tenente"

giorgio faletti
“Cari amici,

purtroppo a volte l’età, portatrice di acciacchi, è nemica della gioia.

Ho dovuto a malincuore rinunciare alla pur breve tournée per motivi di salute legati principalmente alle condizioni precarie della mia schiena, che mi impedisce di sostenere la durata dello spettacolo.

Mi piange davvero il cuore perché incontrare degli amici come voi è ogni volta un piccolo prodigio che si ripete e che ogni volta mi inorgoglisce e mi commuove.

Un abbraccio di cuore.”

Giorgio




Non c’è rosa senza spine <> il n'est rose, sans espine 

Beati i pacifici.

AlzogliOcchiversoilCielo





Giancarlo Bruni Beati i pacifici. Edizioni Qiqajon





Acquista il cd con il corso completo sul sito del Monastero di Bose 

1 CD 9h formato mp3, 9h, disponibile anche come file scaricabile. 

Corso biblico tenuto a Bose, 29 giugno - 4 luglio 2015

Beati i pacifici. Il messaggio biblico della pace


La pace la si accoglie, suo frutto sono creature pacificate; la pace la si trasmette, i pacificati sono costituiti pacificatori. I facitori di pace si rivolgono all’interiorità dell’uomo: si tratta di discernere se nel proprio (cuore) profondo dimori la benevolenza e la convinzione che ciascuno, persona e popolo, meriti una dedizione che non conosca ragioni che la possa impedire.

1. Le religioni e la violenza
2. La violenza nella Bibbia
3. Il messaggio biblico: misericordia e perdono
4. Il Messia di pace. Il Servo del Signore
5. Gesù, icona del Dio di pace
6. La logica della croce
7. Il dono della pace dà forma all’uomo di pace
8. La pace nelle relazioni umane. Le opere della pace
9. Beati i pacifici

"povero non è chi ha poco. E' davvero povero chi ha bisogno... La chiesa della tenerezza .

povero

Luigi Verdi
LA CHIESA DELLA TENEREZZA
prefazione del cardinale Walter Kasper (leggi)
  
62 4 la chiesa della tenerezzaLa chiesa della tenerezza
ha pietà negli occhi,
ha dolcezza nelle parole,
tenerezza nei gesti.
Si nutre del silenzio, si ferma
e accarezza i volti.
La chiesa della tenerezza
ha la pelle che conosce il brivido,
e bagna il suo volto di lacrime.
Guarda negli occhi la vita senza paura,
tiene acceso il fuoco
e lascia soffiare il vento.
La chiesa della tenerezza
è povera e timida
col cestino per le offerte
in cui qualcuno ha messo
l’unico spicciolo che aveva.
Rassetta ciò che è logoro,
raccoglie ogni vita che con dolore
aggiunge un cerchio alla luce,
perché nulla vada perduto.


Una chiesa che apre squarci per penetrare la notte.

 Prefazione
Mi è piaciuto molto questo libro, perché “La chiesa della tenerezza” è la chiesa che amo. Non la chiesa della nostalgia, la chiesa del passato, come l’ho conosciuta e amata da bambino, e che non tornerà mai più a dispetto di tutti i tentativi che le forze della restaurazione vorranno mettere in atto. E neppure la chiesa di un sogno utopistico, che non è di questo mondo, ma quella dei pescatori, che siamo anche noi, la chiesa sporca e ferita, ospedale da campo, non la chiesa senza macchia e senza rughe, che solo alla fine del tempo apparirà discendere dal cielo.
La chiesa qui descritta non è altro che la chiesa di Gesù, di Gesù che camminava con gli uomini, entrava nelle loro case, incontrava tutti con uno sguardo di amore, di tenerezza, di misericordia, che guariva e liberava, che amava sopratutto i poveri, i malati, i deboli, i rattristati,
5i piccoli; una chiesa umile, piena di fiducia, che perdona, che è libera e che libera. Procedendo nella lettura, mi è risultato chiaro che la chiesa di questo libro non è solo la chiesa del Gesù che quasi duemila anni fa è vissuto in Palestina, no, è la chiesa di Gesù Cristo, il Risorto ed Asceso in cielo, il Figlio del Dio vivente, che cammina anche oggi con noi e con le persone che incontriamo nella nostra quotidianità; fratelli e sorelle che sono, come noi, per via, con le loro domande, le loro gioie e le loro angosce, e nei quali possiamo vedere il volto nascosto di Gesù e toccare le sue ferite.La chiesa della tenerezza, che amo, non è un passato lontano nè un futuro utopico, è un futuro che comincia oggi e nello Spirito di Gesù risorge ogni giorno di nuovo. E questo libro, ricco di fascino spirituale e umano, ci invita a far parte di essa e ad entrare nella sua comunione. “Venite e vedete!”card. Walter Kasper

 Edizioni Romena, Giugno 2015, pagine 128
ISBN 978-88-89669-62-4

Se...


Se (poesia)

GreyMatterWanted


Rudyard Kipling > SE (IF)

Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te
la perdono e ti mettono sotto accusa.
Se riesci ad avere fiducia in te stesso
quando tutti dubitano di te,
ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare.
Se riesci ad aspettare senza stancarti di aspettare
o essendo calunniato a non rispondere con calunnie,
o essendo odiato a non abbandonarti all’odio,
pur non mostrandoti troppo buono,
né parlando troppo da saggio.
Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni.
Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine.
Se riesci ad incontrare il successo e la sconfitta
e trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare di sentire le verità
che tu hai detto distorte da furfanti
che ne fanno trappole per sciocchi o vedere le cose
per le quali hai dato la vita distrutte e umiliarti
a ricostruirle con i tuoi strumenti oramai logori.
Se riesci a fare un solo fagotto delle tue vittorie
e rischiarle in un solo colpo a testa e croce
e perdere e ricominciare da dove iniziasti senza
mai dire una sola parola su quello che hai perduto.
Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi,
i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo
che non te li senti più ed a resistere
quando ormai in te non ce più niente
tranne la tua volontà che ripete “resisti!”
Se riesci a parlare con la canaglia
senza perdere la tua onestà
o a passeggiare con i re
senza perdere il senso comune.
Se tanto nemici che amici non possono ferirti
se tutti gli uomini per te contano
ma nessuno troppo.
Se riesci a colmare l’inesorabile minuto
con un momento fatto di sessanta secondi
tua è la terra e tutto ciò che è in essa
e quel che più conta sarai un uomo, figlio mio.


IF - Se - Kipling - Lettera al figlio - Poesia

giovedì 2 luglio 2015

Albert Einstein...



Essendo un amante della libertà... - Albert Einstein

Essendo un amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania, guardai con fiducia alle università sapendo che queste si erano sempre vantate della loro devozione alla causa della verità.
Ma le università vennero zittite.
Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà.
Ma anche loro, come le università vennero ridotti al silenzio, soffocati nell'arco di poche settimane.
Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità.
Io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l'ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che io una volta disprezzavo, ora lodo incondizionatamente. »

(Albert Einstein)
Fonte: dichiarazione di Albert Einstein pubblicata da Time magazine,
23 dicembre 1940, pag. 40



"Senza la religione l’umanità si troverebbe oggi ancora allo stato di barbarie.
E’ stata la religione che ha permesso all’umanità di progredire in tutti i campi."

- Albert Einstein - 

La strage di Rignano sull'Arno

Nella foto la famiglia di Robert Einstein cugino di Albert Einstein, premio Nobel per la Fisica nel 1921. Albert si trasferì in America a causa delle persecuzioni antisemite che già imperversavano in Germania e in Europa. Quando Adolf Hitler salì al potere nel gennaio 1933, Einstein era professore ospite all'Università di Princeton.
Nello stesso anno i nazisti promulgarono "La Legge della Restaurazione del servizio Civile" a causa della quale tutti i professori universitari ebrei furono licenziati e durante gli anni trenta fu condotta una campagna da parte di professori tedeschi (premi Oscar) che etichettò i lavori di Einstein come "fisica ebraica", in contrasto con la "fisica tedesca" o "ariana".

Il 3 agosto 1944, nel corso della II^ guerra mondiale, a Rignano sull’Arno, Firenze, Italy, avvenne la strage della famiglia Einstein, nota anche come strage di Rignano e strage del Focardo. Dopo un sommario e violento interrogatorio furono fucilate tre donne: Cesarina (detta Nina) Mazzetti, Luce ed Annamaria (detta Cicì) Einstein, rispettivamente moglie e figlie di Robert Einstein, cugino del celebre scienziato Albert Einstein.
La casa fu data a fuoco, mentre Lorenza, Paola e l'altra cugina, Anna Maria Bellavite furono rinchiuse in una stanza buia e risparmiate dalla furia omicida. Dal suo rifugio nei boschi della vallata, Robert vide le fiamme e, scoprendo la strage della sua famiglia tentò vanamente il suicidio.
La mattina del 4 agosto 1944, tra le fiamme di Villa Il Focardo, un foglio attaccato a un albero: “Abbiamo giustiziato i componenti della famiglia Einstein, rei di tradimento e giudei.” In realtà Cesarina Mazzetti, figlia di un pastore protestante, non era ebrea e così le due figlie. L'unica loro colpa era di portare il nome degli Einstein.
Robert Einstein si tolse la vita il 13 luglio 1945 in occasione di quello che avrebbe dovuto essere il giorno del suo 32º anniversario di matrimonio con Nina. Fu sepolto accanto alla sua famiglia nel cimitero della Badiuzza.

Albert Einstein rinunciò alla cittadinanza tedesca e svizzera e restò negli Stati Uniti fino alla morte.

Buona giornata a tutti. :-)




Fonte: leggoerifletto

mercoledì 1 luglio 2015

l'ultimo lupo

Originally posted on briciole di nuvola:
matite coloratequando scrivevo il diario sul quaderno con le pagine di carta, anche prima di esser travolta dall’impegnativa gioia dell’essere mamma, a volte arrivavo così stanca alla sera che non potevo dedicare molto tempo alle parole su quei fogli ormai sbiaditi, ma per certe notti avevo adottato la semplice e buona abitudine delle “gratitudini”… anche nelle giornate più nere c’era qualcosa per cui essere grata, oltre al fatto di essere viva e respirare e poter camminare.
Non è un periodo tranquillo (ce ne sono mai stati nella mia vita?), a tenere lontano il sonno nonostante la stanchezza ci sono pensieri grossi e problemi spiccioli, a parte l’angoscia per quel che accade intorno a noi. Però nel cuore provo tanta gratitudine per l’amore della mia bimba, i suoi discorsi sempre più elaborati e buffi, la sua altalena di sfide e tenerezza, voglia di far da sola e bisogno di sentirmi sempre vicina; nell’anima sento…
View original 371 more words



                 L'Ultimo Lupo streaming HD completo ita
Ho o incontrato il blog di briciole di nuvola
girobloggando sul film ... 

  “L’ultimo lupo” >>> tuttolandia1.wordpress.com



 SU APRILE 1, 2015
lupo
  di Jean-Jacques Annaud

  Due giovani studenti di Pechino, durante la Rivoluzione Culturale, vengono mandati nelle zone più interne della Mongolia allo scopo di istruire i componenti di una comunità di pastori nomadi, uno di loro è Chen Zhen. 

La comunità nomade vive nella steppa che è anche l’habitat del lupo con il quale intrecciano le loro vite.

Chen Zhen resta affascinato dal lupo e dalla sua vita, tanto che decide di addomesticare un cucciolo sfidando il parere contrario, l’osticità e le tradizioni della tribù. Poco dopo il governo decide di eliminare tutti i lupi della zona e la vita per i due si complicherà.




Un film bellissimo e drammatico tratto dal romanzo, in parte autobiografico, Il totem del lupo di Jiang Rong (il più letto in Cina dopo il libretto rosso di Mao), che è stato tra i protagonisti di piazza Tienanmen e per questo ha scontato una pena in carcere fino al ’91.


Come la maggior parte delle volte contesto la traduzione italiana del titolo, inappropriata vista la forza che nel libro e nel film si vuole dare al significato del lupo… un dio, una forza protettiva per quel popolo, si evince dalle prime scene dove una pelle di lupo sventola nel campo dove vivono i pastori e spesso viene inquadrato durante il film. Un totem….

16-_11_33075912_note-di-cinema-dal-deserto-ultimo-lupo-di-jean-jacques-annaud-2015-4  

Nel film c’è una forte componente ambientalista che evidenzia l’alterazione dell’equilibrio tra la natura e l’uomo  proprio a causa di questo, ho apprezzato molto anche se le scene mi hanno fatto soffrire molto per la crudeltà di alcune situazioni che vanno a colpire proprio l’animale. L’uomo e il lupo, uno dei legami più forti e combattuti da sempre in natura.

maxresdefault 

E quanto sono belli sti lupi grigi di Mongolia (si chiamano proprio così)! images   

Belli da togliere il fiato, che ti ammaliano con i loro occhi astuti, intelligenti, dal colore indescrivibile e il corpo forte e snello. 41468_pplimages b  

Spettacolari sono i scenari naturali, supportati da un’ottima fotografia. UltimoLupo_TSR1423615573808_0570x0388_1423615852083 

Bravissimi e belli gli attori, coinvolgente la colonna sonora.

Il film ancora una volta mi fa porre una domanda, quanto è convinto l’uomo che sia necessario sconvolgere secoli di tradizioni che donano e determinano la serenità e l’armonia sufficiente di alcune popolazioni per vivere un connubio positivo con la natura preferendolo a un progresso che sempre più spesso si rivela controproducente?

201501121842390a629_550  

Popoli che da sempre sfidano venti, gelo, animali, ma che ne rispettano la maestosità, il silenzio, i predatori.

imagesm  

Perchè soffocare la libertà ancestrale di popoli e terre?

E apro una parentesi, forse un giorno racconterò questa storia…ho sofferto molto nel vedere questo film perchè un lupo è dipinto nei miei occhi e incastonato nel mio cuore, per sempre.


“Non si cattura un Dio per farne uno schiavo.”
wolf_totem_foto_2_