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sabato 10 ottobre 2015

La Parola di Dio è la nostra vera, unica guida.

immagine paolaserra97.blogspot.it/2014/02/anselm-grun-amare-voler-bene-cambiare

vedi approfondimento post: AMARE

Amare se stessi – Anselm Grün

Se credo di essere stato creato buono da Dio, se credo che lui mi vuole bene, mi accetta così come sono, devo comportarmi bene anche con me stesso. 
A cominciare dall’ascolto dei miei desideri e aneliti più intimi e dal godimento di ciò che mi fa veramente bene. 
Può essere anche una buona cena e un buon bicchiere di vino. Ma questo non soddisfa i miei bisogni più profondi. 
Devo ascoltare i miei veri desideri e aneliti. 
Devo ascoltare ciò che c’è nelle profondità del mio essere al punto da incontrarvi Dio e comprendere ciò che egli vuole da me.
È questo ciò che mi fa veramente bene, che risveglia in me la mia vita personale, assolutamente unica, non basata sulle aspettative degli altri e sulle richieste del mio Super­Io, ma originaria e autentica. 
È questa vita che devo godermi e cercare di sviluppare. 
Posso essere aiutato in questo dall’adozione di uno stile di vita personale, uno stile di vita sano che mi fa sentire bene, mi dà la sensazione di vivere personalmente e non fatto vivere da altri, di organizzare personalmente le mie giornate e la mia vita, di vivere nel momento presente, pienamente me stesso, pienamente presente a ciò che sto facendo e in grado di imprimere la mia forma a tutto ciò che faccio.
La sensazione di essere fatti vivere, trascinati e determinati da altri, ci rende infelici. 

L’amore per noi stessi consiste nell’usare bene il nostro tempo, affrontare le sue sfide e fare veramente nostro ciò che ci viene offerto dall’esterno. 
Quando abbiamo l’impressione di essere programmati da altri, di essere inseguiti dai nostri appuntamenti e dalle scadenze proviamo un senso di estraniazione. 
C’è qualcosa di estraneo che domina la nostra vita. L’amore dovrebbe trasformare ciò che è estraneo in qualcosa di proprio, di personale.
Se accetto liberamente come una sfida proveniente da Dio un lavoro che mi viene imposto dall’esterno, esso non è più per me un peso che mi grava sullo stomaco, del quale sbarazzarmi il prima possibile, ma diventa il mio lavoro. L’oggetto del lavoro mi è imposto da altri e al riguardo io non posso fare nulla. Ma il come lo faccio dipende da me. E prendendo personalmente in mano il come, trasformo anche l’oggetto. 

La pietra che scolpisco esprime ciò che c’è dentro di me. 
Il lavoro che mi viene imposto dall’esterno è una pietra in cui posso esprimere ciò che c’è dentro di me attraverso il mio modo di lavorarla. 
L’amore modella e plasma il dato, trasformandolo in una parte di me.
Oggi ci si imbatte continuamente e ovunque in questo consiglio di accettarsi. Ma il problema è come farlo concretamente. 
Amare significa avere caro, maneggiare bene: è qualcosa che ha a che fare con le mani. Anche l’accettare richiede le mani; posso accettare solo con le mani: quando prendo qualcosa in mano, esso di­venta parte di me. 
Accettare se stessi significa prendersi in mano, trattarsi affettuosamente, bene. L’amore è qualcosa di manuale, qualcosa di fisico. 
Mi tratto bene, quando tratto bene il mio corpo; non devo rammollirlo, ma fare in modo che possa lasciare trasparire Dio. 
Devo ascoltarlo. Attraverso la malattia, le menomazioni, le sofferenze mi dice qualcosa su me stesso. Devo accettare, prendere in mano, far diventare una parte di me ciò che mi dice e riconciliarmi con esso.
Lo stesso vale per i pensieri che affiorano in me. 

Devo accoglierli e accettarli come una parte di me. Ma devo anche rendermi conto se i pensieri mi assalgono dall’esterno e mi impediscono di essere me stesso. In questo caso devo combattere anche contro i pensieri e introdurre in me solo i pensieri buoni, quelli che possono guarirmi. 
I monaci cercavano di riempirsi di buoni pensieri leggendo la Bibbia. 
La loro lettura della Bibbia non era dettata solo dall’amore per Dio, ma anche dall’amore per se stessi. Infatti, la Bibbia scaccia i nostri pensieri negativi e ci guarisce con i pensieri di Dio, che ci permettono di scoprire il nostro vero nucleo. 
Ogni forma di ascesi è, in definitiva, amore di se stessi. 
Ci trattiamo bene, cerchiamo di incrementare il nucleo buono e di ridurre con gli strumenti ascetici ‑ disciplina, preghiera, lettura della Bibbia, digiuno, ecc. ‑ quel groviglio di spine che ci impedisce di svilupparci e di fiorire.
– Anselm Grün –
A dispetto di tutta la forza trasformatrice dell’amore, ci troviamo ancor sempre a dover accettare i nostri limiti. 
Solo l’amore di Dio non ne conosce. 
– Anselm Grün –
Da: “Sereni nella frenesia del mondo”
Tutti i sentimenti sono leciti. 
Esigono anche, però, che li osserviamo e parliamo con essi e che, attraverso questa percezione, accettiamo noi stessi nella nostra unicità. 
I sentimenti sono un invito a intraprendere un emozionante viaggio di scoperta nella nostra interiorità. 
– Anselm Grün – 
da: “Le questioni della vita”, Queriniana Edizioni
Ci vogliono molta pazienza e fiducia. E ci vuole l’angelo della speranza, che non getta mai la spugna. 
Spesso non vediamo progressi nel rapporto spezzato. 
Dovremmo però avere la speranza che, prima o poi, ciò che è spezzato guarisca e ciò che si è intorbidato si chiarifichi. 
– Anselm Grün – 
da: “Le questioni della vita”, Queriniana Edizioni
Missionario del Padre
Signore Gesù, missionario del Padre,
hai inviato gli apostoli, inondati dal tuo Spirito,
ad annunciare il tuo Vangelo
fino agli estremi confini della terra.
Oggi ti fidi di noi,
ci invii ad annunciare la tua parola.
Ti preghiamo per quelle anime generose
che lasciano la propria famiglia, la propria casa
e si spingono in terre sconosciute
per essere come te, donare il pane…
donare te pane vivo, disceso dal cielo,
donare la propria vita come hai fatto tu.
Signore, ti preghiamo
anche per il nostro “ricco occidente”
spesso cristiano solo di nome,
ma sempre più povero di te,
incapace di riconoscere il tuo amore,
perché amori passeggeri attraggono sempre più…!
Aiuta, Signore, ciascuno di noi a saper lasciare
la terra della “convenienza”, della comodità,
per esserti testimone in un ambiente
indifferente ai valori da te proclamati.
Sostienici con il tuo spirito per essere missionari
ogni giorno, lì dove ci chiami a vivere!
Buona giornata a tutti. :-) www.leggoerifletto.it
                 leggoerifletto

AMARE...

Amare ‑ Voler bene – Cambiare atteggiamento.

IL MIO AMICO GESÙ: Anselm Grün –

Anselm Grün (1945) è un monaco benedettino tedesco, che dirige il centro di spiritualità (Recollectio Haus) annesso all’abbazia di Münsterschwarzach nei pressi di Würzburg. Scrittore, conferenziere e terapeuta, è oggi uno dei più apprezzati maestri di spiritualità, le cui opere sono tradotte nelle principali lingue.Amare ‑ Voler bene – Cambiare atteggiamento[1]Con ciò che vedo in modo nuovo posso relazionarmi anche in modo nuovo. Il modello interpretativo della fede conduce al modello comportamentale dell’amore. Ciò che ho riconosciuto come buono lo tratto anche bene, lo amo anche; ciò che mi è diventato caro a causa del nuovo modo di vedere, lo tratto con cautela e con dolcezza. La fede è la scoperta della soluzione di secondo ordine mediante la diversa interpretazione della situazione. L’amore è la realizzazione di questa soluzione. La fede vede, l’amore agisce. L’amore non solo tratta bene, ma fa anche bene; risveglia il bene che la fede ha scoperto nella diversa interpretazione della realtà, per la vita. L’amore cambia la realtà, la rende buona, configura il bene che c’è in essa. La fede interpreta diversamente, l’amore trasforma.Su nessun altro termine si è scritto tanto come sul termine amore. Non intendo analizzare le varie definizioni dell’amore; mi limito a evidenziare l’aspetto suggerito dall’etimologia del termine: amore come avere caro e fare bene. Da questo punto di vista il sentimento gioca un ruolo subordinato. L’aspetto decisivo è l’azione, ma non un’azione esteriore, che ci si impone dall’esterno come comandamento o dovere, bensì un’azione che scaturisce da una visione. L’amore deve essere autentico, non artificiale, non deve essere una benevolenza di facciata. Ma ciò che rende autentico l’amore non è un traboccante sentimento di simpatia o di innamoramento, ma la fede nel bene che c’è nell’altro. L’amore non riguarda solo le persone ma, come affermava già Gesù, anche noi stessi e Dio. Ora vogliamo considerare brevemente questi tre aspetti.Amare se stessiSe credo di essere stato creato buono da Dio, se credo che lui mi vuole bene, mi accetta così come sono, devo comportarmi bene anche con me stesso. A cominciare dall’ascolto dei miei desideri e aneliti più intimi e dal godimento di ciò che mi fa veramente bene. Può essere anche una buona cena e un buon bicchiere di vino. Ma questo non soddisfa i miei bisogni più profondi. Devo ascoltare i miei veri desideri e aneliti. Devo ascoltare ciò che c’è nelle profondità del mio essere al punto da incontrarvi Dio e comprendere ciò che egli vuole da me.È questo ciò che mi fa veramente bene, che risveglia in me la mia vita personale, assolutamente unica, non basata sulle aspettative degli altri e sulle richieste del mio Super­Io, ma originaria e autentica. È questa vita che devo godermi e cercare di sviluppare. Posso essere aiutato in questo dall’adozione di uno stile di vita personale, uno stile di vita sano che mi fa sentire bene, mi dà la sensazione di vivere personalmente e non fatto vivere da altri, di organizzare personalmente le mie giornate e la mia vita, di vivere nel momento presente, pienamente me stesso, pienamente presente a ciò che sto facendo e in grado di imprimere la mia forma a tutto ciò che faccio.La sensazione di essere fatti vivere, trascinati e determinati da altri, ci rende infelici. L’amore per noi stessi consiste nell’usare bene il nostro tempo, affrontare le sue sfide e fare veramente nostro ciò che ci viene offerto dall’esterno. Quando abbiamo l’impressione di essere programmati da altri, di essere inseguiti dai nostri appuntamenti e dalle scadenze proviamo un senso di estraniazione. C’è qualcosa di estraneo che domina la nostra vita. L’amore dovrebbe trasformare ciò che è estraneo in qualcosa di proprio, di personale.Se accetto liberamente come una sfida proveniente da Dio un lavoro che mi viene imposto dall’esterno, esso non è più per me un peso che mi grava sullo stomaco, del quale sbarazzarmi il prima possibile, ma diventa il mio lavoro. L’oggetto del lavoro mi è imposto da altri e al riguardo io non posso fare nulla. Ma il come lo faccio dipende da me. E prendendo personalmente in mano il come, trasformo anche l’oggetto. La pietra che scolpisco esprime ciò che c’è dentro di me. Il lavoro che mi viene imposto dall’esterno è una pietra in cui posso esprimere ciò che c’è dentro di me attraverso il mio modo di lavorarla. L’amore modella e plasma il dato, trasformandolo in una parte di me.Amare se stessi significa accettarsi. Oggi ci si imbatte continuamente e ovunque in questo consiglio di accettarsi. Ma il problema è come farlo concretamente. Amare significa avere caro, maneggiare bene: è qualcosa che ha a che fare con le mani. Anche l’accettare richiede le mani; posso accettare solo con le mani: quando prendo qualcosa in mano, esso di­venta parte di me. Accettare se stessi significa prendersi in mano, trattarsi affettuosamente, bene. L’amore è qualcosa di manuale, qualcosa di fisico. Mi tratto bene, quando tratto bene il mio corpo; non devo rammollirlo, ma fare in modo che possa lasciare trasparire Dio. Devo ascoltarlo. Attraverso la malattia, le menomazioni, le sofferenze mi dice qualcosa su me stesso. Devo accettare, prendere in mano, far diventare una parte di me ciò che mi dice e riconciliarmi con esso.Lo stesso vale per i pensieri che affiorano in me. Devo accoglierli e accettarli come una parte di me. Ma devo anche rendermi conto se i pensieri mi assalgono dall’esterno e mi impediscono di essere me stesso. In questo caso devo combattere anche contro i pensieri e introdurre in me solo i pensieri buoni, quelli che possono guarirmi. I monaci cercavano di riempirsi di buoni pensieri leggendo la Bibbia. La loro lettura della Bibbia non era dettata solo dall’amore per Dio, ma anche dall’amore per se stessi. Infatti, la Bibbia scaccia i nostri pensieri negativi e ci guarisce con i pensieri di Dio, che ci permettono di scoprire il nostro vero nucleo. Ogni forma di ascesi è, in definitiva, amore di se stessi. Ci trattiamo bene, cerchiamo di incrementare il nucleo buono e di ridurre con gli strumenti ascetici ‑ disciplina, preghiera, lettura della Bibbia, digiuno, ecc. ‑ quel groviglio di spine che ci impedisce di svilupparci e di fiorire.Amare DioChe cosa vuole dire Gesù quando afferma che dobbiamo amare Dio con tutto il cuore e con tutta l’a­nima, con tutti i nostri pensieri e con tutte le nostre forze? (Mc 12,30). Tutti conosciamo questi comandamenti. Ma che cosa accade se amo Dio con tutto il cuore? Nel suo discorso di addio Gesù dice: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15). Gesù definisce l’amore in termini di comportamento, di azione. Osservare i comandamenti significa trattare se stessi, la propria vita, il proprio tempo, la creazione e gli altri in modo corrispondente a Dio. L’amore di Dio si manifesta nel giusto trattamento delle realtà che lo riflettono, della sua creazione, soprattutto della sua creazione più alta, l’uomo.Noi rischiamo continuamente di scambiare le realtà in cui Dio si riflette per Dio stesso, di perderci in esse al punto da conferire loro un significato e valore assoluto. Così diventano per noi degli idoli. Ciò sconvolge e sovverte ogni cosa. Diventiamo schiavi, schiavi del successo, del danaro, dei beni materiali, del riconoscimento, schiavi degli uomini che adoriamo, che diventano tutto per noi. Amare Dio con tutto il cuore significa mettere Dio al primo posto, trattare tutto in modo rispondente alla realtà, come ciò che ci è stato donato da Dio e non come Dio stesso. Perciò, amare Dio significa, in ultima analisi, relazionarci in modo rispondente alla realtà con le persone e le cose, con il nostro tempo e la nostra vita. Se la mia salute diventa il sommo bene, ruoto esageratamente attorno a me stesso, tutte le mie energie sono impegnate a evitare che qualcosa mi faccia male e così la salute diventa per me un idolo. E io non mi tratto già più come dovrei. Se amo Dio, faccio attenzione anche alla mia salute, non mi distruggo con il voler raggiungere a tutti i costi que­sto o quell’obiettivo, ma mi concedo anche tempo libero e riposo. E tuttavia non ruoto attorno a me stesso e alla mia salute. Sono libero di svolgere anche un servizio, di accettare anche la malattia dalle mani di Dio come qualcosa in cui egli mi parla, mi indica i miei limiti, il mio disordine interiore, o semplicemente come qualcosa che egli nel suo imperscrutabile disegno pretende da me, forse per espiare un po’ di male in questo mondo.L’amore di Dio si dimostra anche nel comportamento verso la sua creazione. Se tratto il mondo che mi circonda come dono di Dio, lo curo e custodisco, non lo saccheggio, non mi atteggio a suo padrone. Il Signore della creazione è Dio. Nella mia relazione con la creazione faccio sempre attenzione a incontrarvi qualcosa di Dio. La sua creazione è impregnata del suo Spirito, essa riflette la sua gloria e la sua potenza. Perciò, nella creazione incontro tangibilmente, nel senso più vero del termine, Dio. In essa tocco veramente un lembo di Dio, pieno di rispetto reverenziale e sapendo che il mio amore per Dio, Signore della creazione, si manifesta nel modo in cui amo la sua creazione.Ma posso amare Dio solo nelle realtà che lo riflettono, nei miei simili, nella creazione, in me stesso? Non esiste anche una relazione diretta con Dio? I salmi affermano che noi amiamo Dio meditando i suoi comandamenti, osservando i suoi grandi interventi nella storia, concordando con ciò che ha creato nella creazione e ha fatto nella storia. L’amore di Dio si manifesta quindi nel tempo che gli dedichiamo. In questo tempo ci intratteniamo consciamente con colui che sta dietro ogni creazione e ogni storia e anche dietro la nostra vita. Ora que­sto mistero che oltrepassa ogni realtà visibile viene visto nella Bibbia come una persona, viene descritto con tratti molto umani, come un Dio degno di amore, ma spesso anche come un Dio incomprensibile, sulla cui azione bisogna riflettere a lungo, con il quale bisogna combattere e lottare a lungo, prima di arrendersi e credere di potersi affidare alle sue mani amorose. Il mondo e gli uomini lasciano trasparire Dio solo quando riserviamo del tempo unicamente a lui, lo ascoltiamo nel silenzio per poterci avvicinare maggiormente a questo mistero, comprenderlo meglio e diventare infine una cosa sola con lui. Amare Dio significa in ultima analisi diventare una cosa sola con lui.L’amore non solo interpreta diversamente, ma trasforma. Prende in mano Dio e il suo indescrivibile mistero in modo tale da diventare una cosa sola con lui. L’amore mira proprio a questo: diventare una cosa sola con lui, sperimentare che la nostra vita è sana solo quando diventiamo una cosa sola con Dio. E per sperimentarlo dobbiamo dimenticare il mondo, gli uomini e noi stessi e abbandonarci unicamente a Dio, immergerci in lui, cadere in ginocchio davanti a lui e adorarlo. Nell’adorazione non vogliamo raggiungere più nulla per noi stessi. Non chiediamo nulla a Dio, neppure la soluzione dei nostri problemi. Dimentichiamo noi stessi e i nostri problemi, non ci rimproveriamo e non ci giustifichiamo davanti a Dio. Smettiamo di ruotare attorno a noi stessi e ci prostriamo semplicemente, perché Dio ci tocca, perché egli è più importante della nostra costituzione personale. In tutti noi si nasconde questo ardente desiderio di poterci finalmente dimenticare e di essere toccati da Dio al pun­to da esclamare: Dio solo basta. Allora possiamo presagire ciò che significa amare Dio per se stesso.Amare il Fratello e la SorellaIl comandamento dell’amore del prossimo sembra oltrepassare le nostre forze. Come posso amare una persona che mi è antipatica, che suscita in me sentimenti negativi? Non posso dominare i miei sentimenti, non posso essere falso con me stesso e con l’altro. Se si parte dalla concezione dell’amore come trasformazione della realtà diversamente interpretata o buon trattamento di ciò che è già stato visto come buono, l’amore non ci costringe a rimuovere i nostri sentimenti negativi e ad adottare un atteggiamento artificiosamente benevolo verso tutte le persone.Dobbiamo unicamente costringerci a vedere diversamente l’altro. Dobbiamo mettere in discussione i nostri pregiudizi e cercare di vedere l’altro con gli occhiali della fede e di credere all’esistenza in lui di un nucleo buono. Non possiamo costringerci ad amare. L’amore deriva dalla fede. Il nostro dovere è quello di accordare il nostro comportamento con il nostro modo di vedere. Altrimenti siamo divisi in noi stessi. Ma non abbiamo bisogno di costringerci a provare sentimenti di amore. La scoperta di un ardente desiderio del bene nell’altro genera anche in noi sentimenti più positivi. Amare significa allora prendere sul serio l’ardente desiderio di bene che esiste nell’altro, scoprire sempre più il bene che c’è in lui, fare in modo che il bene che c’è in lui abbia il sopravvento su ciò che c’è di malato e malsano, di malvagio e oscuro, in modo che tutto in lui diventi buono. Amare significa rendere buono l’altro, trasformarlo sempre più in una persona buona.Se la fede è il riconoscimento di una soluzione di secondo ordine, l’amore realizza questa soluzione. Come la fede, anche l’amore oltrepassa il livello al quale ci si abbandona a giochi senza fine. Un gioco senza fine è il gioco della vittoria e della sconfitta. Molte persone possono relazionarsi fra loro solo a livello di vittoria e sconfitta. O sono più forte o sono più debole dell’altro, o vinco io o vince lui. Uno deve sempre perdere. Ma questo è un gioco senza fine. Infatti, dopo aver perso lotto per vincere la volta successiva. E se non posso vincere contro lo stesso avversario, cerco qualcun altro che posso vincere. Questo perché non riesco a sopportare di essere un eterno perdente.L’amore, abbandona questo livello di vittoria e sconfitta, lo oltrepassa e si relaziona con l’altro a un livello superiore. Lo vede non come concorrente, ma come qualcuno che nasconde in sé molto bene. Ed è interessato a rafforzare il bene che c’è in lui, a risvegliare le sue possibilità e a lasciarlo vivere. L’amore non ha bisogno della sconfitta dell’altro per poter credere nel proprio valore e nella propria forza. Chi ha trovato in se stesso, o meglio in Dio, il proprio fondamento e il proprio valore può lasciare che anche l’altro affermi il suo valore. Questo è meno faticoso della continua pressione di dover trionfare sull’altro.Oltrepassando il livello di vittoria e sconfitta evito la continua lotta per affermare me stesso. E d’un tratto scopro molte possibilità più positive di relazionarmi con l’altro. Posso gioire del suo valore.Lungi dallo sminuire il mio valore, questo mi permette di partecipare alla sua ricchezza. Occorre solo molta fantasia per oltrepassare il livello di vittoria e sconfitta e pervenire così a una soluzione di secondo ordine. In realtà, l’amore consiste essenzialmente nel lasciarsi guidare dalle intuizioni, nell’escogitare soluzioni fantasiose, nello scoprire nuove strade e possibilità. L’amore rende inventivi. A volte è persino un po’ pazzo. Ma le sue soluzioni pazze sono più umane del gioco infinito che si svolge a livello di vittoria e sconfitta.Spesso ci rendiamo più difficile l’amore per gli uomini, fissandoci ideali troppo alti. Ciò vale per la nostra relazione con il prossimo. Ci proponiamo continuamente di amare l’altro. E siamo mortalmente delusi dal fatto che l’altro adotta un atteggiamento diametralmente opposto, ci resiste e addirittura ci combatte. Spesso confondiamo l’amore con l’intesa, con l’armonia. Sarebbe così bello se tutti potessero vivere armoniosamente insieme. Ma questa è un’utopia. Desideriamo profondamente l’armonia e pensiamo normalmente che siano gli altri a disturbarla o addirittura a distruggerla. Così d’un tratto troviamo difficile continuare ad amare coloro che rovinano il gioco.Il vero amore non pone condizioni agli altri. Li prende così come sono. Vede con lucidità ciò che c’è in loro: scontentezza, aggressività, sete di potere, brama di riconoscimento, intrighi, ma anche un ardente desiderio di bene. L’amore non si illude, trasforma il dato di fatto. Risveglia il bene nelle persone malate e distrutte. L’amore non teme i conflitti, perché oltrepassa il livello del conflitto. Anche nel conflitto si chiede che cosa faccia veramente bene all’al­tro. Poiché l’amore supera il livello, nel conflitto non si aggrappa con i denti alle emozioni, ma continua coerentemente a cercare la vera soluzione.L’ardente desiderio di armonia evita la dura realtà e si rifugia in un mondo apparente. L’amore affronta la realtà, la accetta e la trasforma. Si può cambiare solo ciò che si è accettato. L’amore segue questa legge fondamentale della vita, accettando ciò che trova come dato di fatto.Le concezioni utopiche spesso rendono più difficile l’amore fra i coniugi o fra gli amici. Si stravede per l’amore reciproco e poi si cade dalle nuvole quando il partner non ha lavato i piatti. Il sublime volo dell’amore finisce nelle banalità della vita quotidiana. Per Benedetto da Norcia l’amore fraterno si manifesta molto concretamente nella disponibilità ad accettare i compiti quotidiani e a svolgerli con coscienza e cura. L’amore deve incarnarsi e assumere la realtà della vita. La realtà è spesso dura e formata da mille cose di poco conto. Incontro l’altro non solo nei suoi sublimi pensieri e sentimenti, ma anche nelle sue abitudini che mi innervosiscono.Del resto, per Benedetto l’amore si manifesta anche nel (sop)portare le reciproche debolezze e i reciproci difetti (Regola di Benedetto 72). Invece di abbandonarsi a concezioni utopiche, l’amore accetta la realtà dell’altro e la concreta convivenza, non chiude gli occhi davanti alla realtà, ma oltrepassa il livello al quale ci si urta reciprocamente. Esso vede oltre il visibile ciò che è invisibile nell’altro, la sua buona intenzione, il suo nucleo buono, le sue possibilità positive. E lo tratta a partire da questo livello. Così si relativizzano molti screzi e piccoli conflitti che non diventano più così tremendamente importanti, non vengono negati e rimossi, ma accettati e trasformati. L’utopia finisce in rassegnazione, mentre l’amore affronta attivamente i problemi della vita quotidiana, con molta fantasia, con pazienza, con un respiro lungo e con umorismo, che costituisce una tipica soluzione di secondo ordine. Queste peculiarità dell’amore sono state magistralmente descritte da Paolo nella Lettera ai Corinti: «La carità è longanime (makrothymos, magnanimitas, cuore grande, lungo respiro), la carità è benigna (chresteuetai, rende buoni) […] tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,4.7).L’amore affronta la realtà, le tiene testa, la sopporta e la cambia, perché crede al bene che Dio vi ha immesso. E perché confida che Dio può cambiare tutto con il suo amore.

[1] A. Grün, Credere, amare, lodare. Fede come diversa interpretazione, Messaggero, Padova 2005, pp. 42-53.
FONTE: IL MIO AMICO GESÙ:

martedì 6 ottobre 2015

Il Sale della Terra...

Cinema e Spiritualità: Il Sale della Terra



 "Cinema e Spiritualità" 


Comincia oggi una nuova rubrica: il primo film recensito è Il Sale della Terra un film di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado. Titolo originale The Salt of the Earth. Documentario, durata 100 min. - Brasile, Italia, Francia 2014.


"Il testo che analizzo è The Salt of the Earth (2014) di Wim Wenders. Nel documentario le opere fotografiche del brasiliano Sebastiao Salgado vengono organizzate dal regista in un racconto offerto allo spettatore. Se il film ha un percorso narrativo, che segue la vita e il cammino interiore del protagonista-fotografo, le sue opere hanno la capacità di cogliere e fermare nell’istante l’essenza di una persona o di una situazione.
Nel prologo dialogano insieme quattro voci che usano linguaggi visivi e sonori: le immagini filmiche, quelle fotografiche, la voce narrante del regista e quella del fotografo. Grazie all’uso del frame-stop il regista guida lo spettatore, stabilendo il tempo concesso per osservare l’immagine." 

Leggi la recensione completa di Simonetta Salvestroni
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>>> AlzogliOcchiversoilCielo:


Enzo Bianchi Sinodo: narrare la buona notizia agli uomini e alle donne di oggi


La Stampa, 4 ottobre 2015
di ENZO BIANCHI
dal sito del Monastero di Bose

Oggi si apre un sinodo che – per come è stato pensato e voluto da papa Francesco – assomiglia tanto a un concilio: due assemblee-sessioni a distanza di un anno dedicate allo stesso tema della famiglia, ampio coinvolgimento delle chiese locali, aperta discussione a livello di teologi e di pastori, parresia nel dibattito auspicata e favorita dalle modalità di lavoro…

domenica 4 ottobre 2015

La famiglia e il Vangelo della misericordia.

L. Alici

I contributi che compongono questo volume sono nati nell’ambito di un convegno, ma in senso più generale sono il punto di arrivo di un lungo percorso di approfondimento, maturato attraverso riflessioni comuni e incontri seminariali, nell’ambito del “Centro studi Amore misericordioso” di Collevalenza, promosso con l’intento di esplorare il valore antropologico e l’attualità storica della misericordia, come nuova frontiera di evangelizzazione, a partire dal messaggio della beata Madre Speranza. L’articolazione del volume riflette nella sua ispirazione unitaria il senso di questo cammino, cercando di intrecciare tre riferimenti diversi.Il primo riferimento riguarda una sfida che proviene dal mondo odierno, in cui verifichiamo quotidianamente la difficoltà crescente – a livello personale, familiare, sociale – a stare insieme a lungo, superando difficoltà e conflitti, soprattutto quando si producono ferite che stentano a rimarginare. Le conferme purtroppo non mancano: ad esempio, a livello politico è facile verificare che non esiste oggi un partito o un’alleanza di partiti in cui non sia in atto una forte conflittualità interna, che ha un effetto paralizzante sulla dinamica decisionale, traducendosi spesso in vere e proprie scissioni; in questi casi il disaccordo – più o meno motivato e strategico – non solo impedisce di elaborare insieme le differenze, trasformandole in progetto (quale dovrebbe essere la finalità istituzionale di una forza politica), ma alimenta tentazioni irresistibili in senso personalistico. Il piccolo orticello come alternativa alla grande politica.Un secondo esempio riguarda il rapporto che ognuno di noi ha con se stesso: con la propria vita e soprattutto con il proprio corpo. Quando le fragilità patologiche raggiungono una soglia dura da sopportare, soprattutto quando siamo soli e non sperimentiamo una rete di solidarietà compassionevole e operosa, allora si fa strada la tentazione di farla finita, di spezzare il filo e lasciare incompiuta la tela della vita. La piaga del suicidio e, a un livello diverso, il miraggio dell’eutanasia corrispondono a un’altra forma di secessione, formalmente non molto diversa da quella che sta allentando il tessuto del vivere sociale.Un terzo esempio ci viene offerto dalla fragilità del vincolo coniugale e, più in generale, dell’ordine degli affetti: quando il narcisismo diventa una prigione, più o meno dorata, ogni disaccordo o conflitto, non sempre serio (a volte, anzi, molto futile), viene patito come una violenza, trasformandosi immediatamente in un attentato alla nostra autonomia. Anche per questo, la reazione spesso diventa estremamente violenta. Recentemente è stato varato in Italia un provvedimento relativo al cosiddetto “divorzio breve”, che prevede la riduzione a sei mesi della durata del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi, necessario per ottenere il divorzio. Rincorrere questa deriva può essere del tutto inutile: se il conflitto diventa un disvalore assoluto e la velocità un valore altrettanto assoluto, in una prospettiva in cui il narcisismo asociale è il nuovo dogma di fede dell’individualismo, persino sei mesi potrebbero essere un periodo lunghissimo e insopportabile.A questo punto, dobbiamo chiederci: perché non riusciamo più a stare insieme? Forse perché non sappiamo più che cosa significhi davvero essere insieme. Riflettere sull’incrocio tra famiglia e Vangelo della misericordia ci aiuta allora a passare da una domanda oggi molto diffusa (Quanto possiamo stare insieme?) a un’altra, ben più radicale: Che cosa significa essere insieme?Il secondo riferimento del libro, al quale tutti gli autori sono attenti, è di ordine ecclesiale e s’interroga sulla straordinaria coincidenza fra il Sinodo ordinario sulla famiglia («La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo»), che segue a distanza di un anno l’Assemblea straordinaria, disegnando in questo modo, quasi plasticamente, una vera e propria sinodalità in cammino, e il Giubileo sulla misericordia, che si apre nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II°. Si potrebbe aggiungere anche l’appuntamento, molto importante per la Chiesa italiana, del V° Convegno ecclesiale nazionale, sul senso dell’umanesimo in rapporto a Gesù Cristo. Senza perseguire collegamenti ingenui o sintesi arbitrarie, è difficile minimizzare il legame interno fra questi appuntamenti, che possono tutti considerarsi come segni della inesauribile fecondità della stagione conciliare, contro vecchi e nuovi “profeti di sventura”. È precisamente l’invito conciliare a scrutare i segni dei tempi che oggi ci chiama a riconciliare miseria e misericordia come nuova frontiera di evangelizzazione; un invito che trova proprio nella famiglia il banco di prova per riconoscerne le ferite e annunciare la profezia del matrimonio cristiano.Il terzo e ultimo riferimento riguarda il carisma di Madre Speranza e della famiglia dell’Amore misericordioso da lei fondata. La scelta di tenere insieme in questo libro una doppia accezione di famiglia non deve sorprendere. Sullo sfondo dell’unica famiglia umana, accanto alla famiglia fondata sul sacramento del matrimonio si può collocare l’estensione metaforica che identifica una famiglia religiosa: in entrambi i casi si tratta di due annunci profetici che testimoniano e accreditano, in modo esemplare e parlando a tutti i cristiani, il valore liberante dell’essere insieme. L’annuncio della misericordia, che papa Francesco pone al centro del suo magistero e di un Giubileo straordinario, è stato anche – non senza incomprensioni, equivoci, resistenze, ostilità –, il carisma spirituale di una donna di umilissime condizioni, misteriosamente (ma non troppo) approdata a Collevalenza; non lontano da santa Chiara di Montefalco, dalla beata Angela di Foligno, da santa Rita di Cascia, tutte donne che hanno sperimentato una straordinaria intensità mistica, tradotta in un messaggio per noi.Questi tre riferimenti – all’orizzonte culturale, al contesto ecclesiale, al carisma dell’Amore Misericordioso – attraversano in maniera diversa i contributi che compongono questo libro... 

(dalla mia Introduzione al volume, che offre un contributo importante e costruttivo in vista del prossimo Sinodo sulla famiglia) 
luigialici.blogspot.it
L. Alici (a cura di), La famiglia e il Vangelo della misericordia, Áncora, Milano 2015, pp. 136, € 12,50Contributi di: +Gualtiero Bassetti, Francesco Miano e Giuseppina De Simone, +Marcello Semeraro, Rosanna Virgili, P. Aurelio Pérez, +Domenico Cancian, Vincenzo Badalucco e Rosanna Durante, Norberto Pentiricci e Barbara Giorgini, Anselmo Grotti e Rossana Ragonese, Aldo Maria Valli e Serena Cammelli

sabato 3 ottobre 2015

La bellezza che deriva dall’anima e sboccia dal cuore.


11 cose che rendono una donna bella davvero.


Beautiful woman on the nature
di Francesca Giannoni
In molti casi, il concetto di bellezza è stato ridotto all’apparenza fisica, all’esteriorità: apparire carina, ben vestita, affascinante, dalle proporzioni perfette… Purtroppo, in questo modo abbiamo perso di vista il suo vero significato: la bellezza che deriva dall’anima e sboccia dal cuore.
Sexy” è sinonimo di “bella”? Qual è la vera bellezza di una donna?
Se ci concentriamo solo sulla bellezza esteriore, capiamo inevitabilmente che questa alla fine svanisce. Arriverà un giorno in cui invecchieremo. La bellezza di una donna non si perde con il tempo e le rughe. Non può essere ridotta all’apparenza fisica. È molto di più.
Dov’è che sei più bella? Dentro di te. È quello che hai dentro che ti rende speciale e diversa dalle altre. Fin dall’antichità, la bellezza è stata collegata alla bontà.
Nel corso della storia, le donne hanno ispirato varie riflessioni sul buono e sul bello. I greci hanno anche coniato la parola “kalokagathia”, che significa bellezza- bontà. Platone ha detto che “la potenza del bene si è rifugiata nella natura del bello”.

Ecco 10 caratteristiche che rendono una donna bella davvero.

1. Entusiasmo, felicità e divertimento giovanile che tirano fuori la gioia della bambina che è dentro di te

Esprimi senza paure e liberamente la tenerezza e la semplicità che sgorgano dall’anima. Fai uscire l’innocenza che porti dentro. Sei una persona libera, capace di gioire e di meravigliarti come una bambina. Trovi la gioia nelle cose semplici e lodi il valore di ogni cosa.

2. Le tue vere amicizie: libere, fedeli e quasi materne, che ti fanno preoccupare per gli altri

Sei una vera amica. Proteggi i tuoi amici, ti preoccupi di loro, cerchi sempre il loro benessere. La tua femminilità e il tuo amore materno si esprimono nel tuo servizio agli altri, nella capacità di comprendere e di sacrificarti in ogni situazione.

3. La tua umiltà che non cerca di essere al centro dell’attenzione

Non lotti per essere al centro dell’attenzione. La tua umiltà esalta la tua bellezza e dimostra la tua semplicità. Le tue azioni riflettono la tua anima. Non hai bisogno di compiere grandi sforzi per spiccare perché il tuo stile di vita attira l’attenzione degli altri.

4. Il tuo modo di parlare, ma soprattutto di ascoltare

Sai come metterti nei panni degli altri, hai empatia e cerchi di capirli. Sai quando dare un consiglio e quando rimanere in silenzio. Le persone si fidano di te perché ti mostri interessata a loro.

5. La tua forza e la tua fiducia, che derivano dalla tua integrità

Sai che vivi in modo integro. Non temi di esprimere te stessa e quello in cui credi; sai molto bene cos’hai dentro. Le decisioni che prendi nella vita si basano sulla tua identità più profonda. Anche se puoi commettere degli errori, sei certa di aver cercato di fare ciò che è giusto.

6. Il mistero femminile dei tuoi gesti e dei tuoi pensieri

Agisci con rispetto ed eleganza. Sai come trasmettere pace e calma con le tue azioni e il tuo modo di parlare. Sei una persona riflessiva e interessante. Tutto questo rivela la tua femminilità. Sei delicata, calma e riverente.

7. La tua apertura a incontrare e accogliere gli altri

Tratti le persone con bontà. Sai come riconoscere il meglio in chiunque. Sei una persona accogliente. La gente si sente a proprio agio quando ti è vicina, perché sa che nel tuo cuore c’è spazio per lei.

8. Non usi maschere o finzioni. Sei autentica

Credi in te stessa e sai che non hai bisogno di apparire qualcuno che non sei. Agisci con trasparenza e onestà. Sei sincera ed esprimi liberamente quello che pensi e che provi, essendo sempre prudente ma non nascondendo mai chi sei.

9. I tuoi occhi sono le finestre della tua anima

I tuoi occhi riflettono la tua anima. Sono la porta aperta della bontà, della profondità e dell’amore che porti nel cuore. Custodisci i tuoi occhi dalle cose che li offuscano. Cerchi di vedere ogni cosa come la vede Dio.

10. Quella caratteristica che è solo tua, che nessun’altra possiede perché sei unica e irripetibile

Conosci i tuoi doni e li metti al servizio degli altri. Conosci il tuo mondo interiore e questo ti rende bellissima. La vita interiore ha un tono di mistero che fa sì che gli altri vogliano conoscerti, e si avventurino nella propria vita interiore.

11. Ultima cosa, ma la più importante di tutte… La tua forte vita interiore, il frutto del tuo rapporto con Dio

Sei davvero bellissima quando rifletti con il tuo viso, le tue parole e le tue azioni l’immagine di Dio che porti dentro di te. Cerchi di rendere Dio la base di tutto nella tua vita, di irradiare lo Spirito che vive e agisce dentro di te.
[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]? Qual è la vera bellezza di una donna?
Se ci concentriamo solo sulla bellezza esteriore, capiamo inevitabilmente che questa alla fine svanisce. Arriverà un giorno in cui invecchieremo. La bellezza di una donna non si perde con il tempo e le rughe. Non può essere ridotta all’apparenza fisica. È molto di più.
Dov’è che sei più bella? Dentro di te. È quello che hai dentro che ti rende speciale e diversa dalle altre. Fin dall’antichità, la bellezza è stata collegata alla bontà.
Nel corso della storia, le donne hanno ispirato varie riflessioni sul buono e sul bello. I greci hanno anche coniato la parola “kalokagathia”, che significa bellezza- bontà. Platone ha detto che “la potenza del bene si è rifugiata nella natura del bello”.

Ecco 10 caratteristiche che rendono una donna bella davvero.

1. Entusiasmo, felicità e divertimento giovanile che tirano fuori la gioia della bambina che è dentro di te

Esprimi senza paure e liberamente la tenerezza e la semplicità che sgorgano dall’anima. Fai uscire l’innocenza che porti dentro. Sei una persona libera, capace di gioire e di meravigliarti come una bambina. Trovi la gioia nelle cose semplici e lodi il valore di ogni cosa.

2. Le tue vere amicizie: libere, fedeli e quasi materne, che ti fanno preoccupare per gli altri

Sei una vera amica. Proteggi i tuoi amici, ti preoccupi di loro, cerchi sempre il loro benessere. La tua femminilità e il tuo amore materno si esprimono nel tuo servizio agli altri, nella capacità di comprendere e di sacrificarti in ogni situazione.

3. La tua umiltà che non cerca di essere al centro dell’attenzione

Non lotti per essere al centro dell’attenzione. La tua umiltà esalta la tua bellezza e dimostra la tua semplicità. Le tue azioni riflettono la tua anima. Non hai bisogno di compiere grandi sforzi per spiccare perché il tuo stile di vita attira l’attenzione degli altri.

4. Il tuo modo di parlare, ma soprattutto di ascoltare

Sai come metterti nei panni degli altri, hai empatia e cerchi di capirli. Sai quando dare un consiglio e quando rimanere in silenzio. Le persone si fidano di te perché ti mostri interessata a loro.

5. La tua forza e la tua fiducia, che derivano dalla tua integrità

Sai che vivi in modo integro. Non temi di esprimere te stessa e quello in cui credi; sai molto bene cos’hai dentro. Le decisioni che prendi nella vita si basano sulla tua identità più profonda. Anche se puoi commettere degli errori, sei certa di aver cercato di fare ciò che è giusto.

6. Il mistero femminile dei tuoi gesti e dei tuoi pensieri

Agisci con rispetto ed eleganza. Sai come trasmettere pace e calma con le tue azioni e il tuo modo di parlare. Sei una persona riflessiva e interessante. Tutto questo rivela la tua femminilità. Sei delicata, calma e riverente.

7. La tua apertura a incontrare e accogliere gli altri

Tratti le persone con bontà. Sai come riconoscere il meglio in chiunque. Sei una persona accogliente. La gente si sente a proprio agio quando ti è vicina, perché sa che nel tuo cuore c’è spazio per lei.

8. Non usi maschere o finzioni. Sei autentica

Credi in te stessa e sai che non hai bisogno di apparire qualcuno che non sei. Agisci con trasparenza e onestà. Sei sincera ed esprimi liberamente quello che pensi e che provi, essendo sempre prudente ma non nascondendo mai chi sei.

9. I tuoi occhi sono le finestre della tua anima

I tuoi occhi riflettono la tua anima. Sono la porta aperta della bontà, della profondità e dell’amore che porti nel cuore. Custodisci i tuoi occhi dalle cose che li offuscano. Cerchi di vedere ogni cosa come la vede Dio.

10. Quella caratteristica che è solo tua, che nessun’altra possiede perché sei unica e irripetibile

Conosci i tuoi doni e li metti al servizio degli altri. Conosci il tuo mondo interiore e questo ti rende bellissima. La vita interiore ha un tono di mistero che fa sì che gli altri vogliano conoscerti, e si avventurino nella propria vita interiore.

11. Ultima cosa, ma la più importante di tutte… La tua forte vita interiore, il frutto del tuo rapporto con Dio

Sei davvero bellissima quando rifletti con il tuo viso, le tue parole e le tue azioni l’immagine di Dio che porti dentro di te. Cerchi di rendere Dio la base di tutto nella tua vita, di irradiare lo Spirito che vive e agisce dentro di te.
[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]
da Aleteia



Giovanni Marradi - Peacefully

non è una semplice dolce creatura che ti sta venendo incontro, ma è il Creato intero, Dio compreso.

Preghiera per i nonni - Don Arturo Bellini

O Dio, Padre di bontà e di tenerezza,
ti prego per i nonni:
mi vogliono bene,
si prendono cura di me,
vegliano sui miei passi,
con amore e pazienza,
e hanno tempo per me.


Grazie, Signore, per i nonni.
che mi hai messo accanto.
Proteggili sempre.
Dona loro salute e vita.
Riempi il loro cuore di gioia.
Ascolta le loro preghiere.
Accompagnali con la tua benedizione.


Signore, fa’ che insieme a papà e mamma
i nonni mi aiutino a parlare con Te
e a “sentire” quanto tu sei buono e amabile.

- Don Arturo Bellini - 




Quando il tuo nipotino, che ti ha visto da lontano, ti corre incontro pieno di luce dentro agli occhi, in quel momento, in quel preciso istante, non è una semplice dolce creatura che ti sta venendo incontro, ma è il Creato intero, Dio compreso.

- Carlo Sorrentino - 


Cari nonni, cari anziani, mettiamoci nella scia di questi vecchi straordinari! Diventiamo anche noi un po’ poeti della preghiera: prendiamo gusto a cercare parole nostre, riappropriamoci di quelle che ci insegna la Parola di Dio. 
E’ un grande dono per la Chiesa, la preghiera dei nonni e degli anziani! (…) Una grande iniezione di saggezza anche per l’intera società umana: soprattutto per quella che è troppo indaffarata, troppo presa, troppo distratta. Qualcuno deve pur cantare, anche per loro, i segni di Dio! 
Guardiamo a Benedetto XVI, che ha scelto di passare nella preghiera e nell’ascolto di Dio l’ultimo tratto della sua vita! (…) 
Un grande credente del secolo scorso, di tradizione ortodossa, Olivier Clément, diceva: “Una civiltà dove non si prega più è una civiltà dove la vecchiaia non ha più senso. E questo è terrificante, noi abbiamo bisogno prima di tutto di anziani che pregano, perché la vecchiaia ci è data per questo”. (…)


- papa Francesco - 


Padre onnipotente e buono,
il compito
che come nonni
ci affidi
è un ministero di gioia!
E’ la tua Speranza
che si fa visibile!
Aiutaci ad imitare Te,
che non abbandoni nessuno
di quanti in Te confidano,
ma li sostieni con amore fedele
Fa’ che trasmettiamo ai nostri nipoti
con le carezze, l’attenzione, l’ascolto,
la bellezza
del tuo dono più grande:
la vita !

Amen


Buona giornata a tutti. :-)  www.leggoerifletto.it
                     leggoerifletto