La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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martedì 25 aprile 2017

L’AMORE, QUANDO TUTTO È PERDUTO

 Sognando tra le Righe: 

L’AMORE, QUANDO TUTTO È PERDUTO 

Isabelle Autissier 

Recensione

L’amore ci guida, ci regala gioia, felicità, dolore, delusione. L’amore ci anima, ci distrugge, ci da la forza per affrontare la vita e un attimo dopo ce la toglie. L’amore è emozionarsi davanti agli occhi di una persona, è sognare insieme a quello sguardo un futuro, un domani, è desiderare di svegliarsi vicini giorno dopo giorno, di condividere tutto, persino il letto dell’anima. Ma l’amore può diventare anche il più flebile dei sentimenti, può sparire in un attimo senza lasciare traccia del suo passaggio, può diventare ospite silenzioso di un cuore ormai solitario. Può diventare tutto o anche niente. Cosa succede all’amore quando tutto è davvero perduto? Quando ci si spoglia di tutti gli strati di pelle che ci ricoprono e si rimane nudi fino al midollo di fronte all’immensità dell’anima? Quando non resta altro che il proprio respiro?

Due giovani sperduti tra i ghiacci, all’altro capo del mondo, in un territorio ostile, freddo, solitario.
Due cuori innamorati alla deriva.
Riuscirà l’amore a sopravvivere?





RIZZOLI
L’AMORE, QUANDO TUTTO È PERDUTO
Isabelle Autissier


Traduzione a cura di Maurizio Ferrara
Casa editrice: Rizzoli
Collana: La Scala
Genere: Narrativa
Pagine: 208
Prezzo: 17.00€
Ebook: 9.99€



Trama


Louise e Ludovic, giovane e felice coppia parigina, partono per un anno di libertà in barca a vela con la voglia di imprimere un sussulto alla linea piatta, tranquilla e comoda della loro esistenza quotidiana. Sbarcano per un’escursione fuori rotta sull’isola deserta di Stromness, al largo di Capo Horn, un puntino sperduto fatto di spiagge minuscole e picchi innevati che emerge, remota e incantata, dalle acque opaline disseminate di iceberg dei cinquanta gradi sud. Ma sbagliano a ignorare il cielo e il vento; una tempesta si prende la loro barca e li lascia, stupefatti, smarriti, schiacciati dall’impotenza, lì. E ora? In questo luogo di abbagliante bellezza, abitato da famiglie di pinguini, otarie, albatri, topi, su questo pezzo di terra selvaggia sulla quale grava ancora, nera, l’ombra della caccia alle balene, loro due sono soli. Su Stromness c’è il niente, e per riuscire a mantenersi al centro di questo niente serve una forza mai immaginata. L’amore, tutto il loro amore, non è detto che basti. Isabelle Autissier, navigatrice di fama internazionale, prima donna a compiere in solitaria il giro del mondo in barca a vela, porta in scena il racconto di un’esperienza estrema con cristallino realismo. La scrittura scorre scarna, asciutta, ferocemente concreta, illuminando per nitidi fotogrammi i colori freddi e pallidi di una natura satura di se stessa, e il rosso cupo del cuore lacerato di una donna.


Opinione di Sybil


Parlare di questo romanzo è veramente difficile, perché è un arma tagliente, terribilmente affilata. Avete presente quei libri che a distanza di giorni vi seguono ovunque? Al lavoro, a casa, al supermercato, mentre guardate la tv… Si insinuano nei vostri pensieri pizzicandovi il cervello. L’amore, quando tutto è perduto è uno di quelli. È un romanzo che con la sua dura e disarmante semplicità, mi ha scossa nel profondo e continua a farlo anche ora, mentre scrivo e cerco di mettere in fila le parole. Se ci penso, le storie che più mi hanno emozionata sono state quelle che hanno tirato in ballo la totalità delle emozioni umane, vicende travagliate, devastanti e passionali che, con l’aiuto di tutte le forze, sono riuscite a strapparmi il cuore dal petto. Sono rimasta basita quando, alla fine del romanzo di Isabelle Autissier, mi sono sentita completamente stravolta senza essere passata attraverso le infinite sfumature delle emozioni che solitamente colorano libri di questo genere. È la semplicità con la quale mette a nudo l’anima dei protagonisti ad essere devastante. Non cerca di ingrandire i loro sentimenti, non li nutre di parole inutili e romanzate, ce lì mostra così come sono, nudi e scarni, in preda alla potenza della natura, in balia di un destino feroce che non perdona gli sbagli, che non lascia vie di fuga.
L’amore, quando tutto è perduto è la storia di Louise e Ludovic, due giovani parigini che decidono di abbandonare per un anno la loro confortevole vita per fare un incredibile viaggio in barca a vela. Quando si trovano al largo della costa del Cile diretti verso il Sud Africa, scelgono di cambiare rotta e approdano a Stromness, un’isola deserta diventata negli anni riserva naturale. Non dovrebbero fermarsi lì, è un’area protetta, dove milioni di pinguini e otarie si riproducono e nella quale giungono solo una volta all’anno degli studiosi per osservare le specie di animali che la popolano. Ma loro lo fanno ugualmente, richiamati a terra dai paesaggi quasi lunari dell’emisfero australe. Arriva però una violenta tempesta che li costringe a passare lì la notte e al risveglio il sole gli sbatte in faccia una cruda realtà: le onde hanno inghiottito la loro barca, facendola colare a picco negli abissi. Soli, spaventati, demoralizzati, i due giovani si ritroveranno a fare i conti con la natura selvaggia, che non li vede diversi dalle altre specie che popolano l’isola. Dovranno lottare per sopravvivere, resistere alla fame, al freddo, all’incertezza. E in tutto questo l’amore, quell’amore che li ha spinti l’uno nelle braccia dell’altra, in capo al mondo, oltre ogni limite, inizierà a diventare solo un pessimo intruso, una zanzara fastidiosa che li porterà alla deriva. In quel mondo selvaggio, nel quale per vivere bisogna cacciare e difendersi dalle avversità, senza l’aiuto dell’era globale, delle comodità del mondo civile, l’istinto diventerà l’unica arma in grado di salvarli e Louise e Lodovic conosceranno quella parte della loro anima guidata da forze ancestrali, violente, primitive.
L’autrice avrebbe potuto ricamare e romanzare all’estremo in una storia di questo tipo, parlandoci di un amore immenso, potente, dirompente, capace di sopravvivere all’ineluttabilità del destino. Avrebbe potuto riempirci di sentimenti guidati dall’altruismo, da atti eroici e colmi di passione, del tipo viviamo o moriamo insieme, ma non lo fa. E questo a mio avviso è il suo più grande merito. Isabelle Autissier ci offre un quadro ben diverso, dove i sentimenti umani, quelli più potenti e devastanti diventano un niente di fronte all’immensità della natura, dove l’amore non è altro che un’effimera ventata gelida dinanzi alla fame, al freddo, alla paura. Ci mette di fronte all’uomo che si piega sotto il peso dell’universo spietato, che si spezza sotto i suoi colpi e nel cadere ritrova la sua incompiutezza, il suo essere imperfetto rispetto alla maestosità del creato, che non perdona, che non offre nuove occasioni. La natura è brutale, scuote l’uomo fino a farlo tornare creatura primitiva assetata di sangue. Ogni emozione impallidisce di fronte al primordiale istinto di sopravvivenza, non esiste altruismo, affetto, coraggio, tutto è spinto verso la vita intesa non nel senso nobile del termine, ma nel senso pratico. 
Nel descriverci questi stati d’animo l’autrice mette in campo tutte le sue doti di esperta avventuriera, sfruttando le sue conoscenze del mare, della barca a vela e del suo sconfinato amore per la natura, rimarcando i limiti che l’uomo dovrebbe saper rispettare. Perché amare e voler conoscere la natura è un conto, sfidarla è un altro, ma non per questo bisogna rinnegare quell’istinto che a volte ci spinge al cambiamento, quel voler tornare alle origini in un mondo in cui tutto è in perpetua evoluzione. Luoise e Ludovic ascolteranno quella voce interiore, si spingeranno ai confini del mondo, pagheranno il loro conto e capiranno cosa si nasconde dietro quel’immensità. 
Non sarà un romanzo facile da assorbire. Nonostante le sue duecento pagine , riuscirà a farvi entrare in un mondo duro, crudele sia a livello fisico che mentale, ma non vi lascerà più andare. Lo stile, potente e incalzante, vi terrà incollati alla pagine e la parziale mancanza di dialoghi tra i protagonisti lascerà ampio spazio alla parte descrittiva, offrendo un viaggio complesso attraverso il cuore e i sentimenti di due ragazzi pronti ad amarsi per sempre ma spinti alla deriva da istinti mai provati prima, così potenti da farli annegare nell’oceano più profondo… 






L'autrice



ISABELLE AUTISSIER è la prima donna ad aver fatto il giro del mondo in barca a vela in solitaria. È autrice di romanzi, racconti e saggi ed è presidente della fondazione WWF in Francia. Con L’amore, quando tutto è perduto ha raggiunto un grande successo di pubblico e critica ed è stata finalista al premio Goncourt 2015.


Pubblicato da 

ISABELLE AUTISSIER:

 "SOLA IN MEZZO AL MARE RITROVO ME STESSA "


06/02/2016  Nel suo ultimo libro

 "L'amore, quando tutto è perduto" 

la celebre velista francese racconta una storia 
ispirata in parte alla sua esperienza personale: 
il naufragio di una giovane coppia e 
il tentativo di sopravvivere agli estremi confini del mondo.
>>>...continua 

L’AMORE QUANDO TUTTO È PERDUTO


Louise e Ludovic sono una coppia francese che finalmente realizza quello che era un sogno, soprattutto di Ludovic: un anno in viaggio per mare nella loro barca. Nel corso del loro percorso arrivano in un’isola australe nel mezzo dell’Atlantico. Decidono di approdarvi pur sapendo che si tratta di una riserva naturale dove, in teoria, non sarebbe consentito stare. Ma uno strappo alle regole ogni tanto si può fare. Mentre esplorano quei paesaggi nuovi il cielo inizia ad oscurarsi e, in poco tempo, tutto cambia: onde rabbiose impediscono loro di ripartire. Decidono di trascorrere la notte lì e di rimettersi in viaggio la mattina. Arriva finalmente la mattina, il sole splende alto nel cielo, corrono verso la baia e, spaventati, scoprono che la loro barca non c’è più. Hanno paura, tutti i loro amici sanno che loro sono in Sudafrica. Non li troverà nessuno. Ludovic, per quanto sia sempre stato “animato da un’inclinazione naturale fondamentale per la felicità”, è spaventato e la minuta Louise che è sempre stata riflessiva e, in fondo, ha solo assecondato questa idea del viaggio nata da lui, è angosciata al pensiero che non solo sono soli, senza un tetto, ma anche che “sono condannati l’uno all’altra, l’uno alla compagnia dell’altra, l’una contro l’altra. Quale coppia resisterebbe a una reclusione del genere?”. Resisteranno? Il loro legame andrà in pezzi o diventerà più solido?



Non si può certo negare che Isabelle Autissier, classe 1956, non conosca le situazioni estreme. È stata infatti la prima donna a compiere il giro del mondo in barca a vela in solitaria: successivamente la sua imbarcazione, durante una competizione, si è ribaltata nell’Oceano Pacifico (sarà il nostro velista Soldini a salvarla). Ed è una storia estrema quella che ci racconta in questo libro contenente uno dei classici temi dei romanzi d’avventura: due giovani in un’isola abbandonata. Con precisione quasi chirurgica, l’autrice francese analizza una pluralità di aspetti che entrano in gioco nel momento in cui l’uomo si sente solo, abbandonato e lontano dalla civiltà con tutti i sentimenti contrastanti e altalenanti che ne derivano. Dall’amore che in primo momento pare luogo naturale per la solidarietà si passa all’odio, dai litigi furibondi si passa a notti in un letto improvvisato, strettamente abbracciati. E, prevalentemente, la fame che debilita, in una natura avversa, e poi l’egoismo, quella infinita lotta per non cedere, per non morire. Non mancano slanci di tenerezza nei loro, talvolta flebili, tentativi di rimanere umani, “normali” appigliandosi al ricordo del mondo precedente: ritornare con la mente all’infanzia, alle filastrocche, all’odore del budino al cioccolato. Bisogna conservarli quei ricordi, per resistere. E ci provano, spossati, crollano, ma ci riprovano. Cosa rimane di loro? Cosa son diventati? Un romanzo crudo, ruvido, vero che non lascia spazio a romanticherie del modello “due cuori e una capanna” perché per esse, in un’isola deserta, non c’è tempo.
APPROFONDIMENTO



IN SOLITARIO - Trailer Ufficiale HD
In solitario (En solitaire) è un film del 2013 diretto da Christophe Offenstein, con François Cluzet.
Il film è diventato uno dei maggiori incassi in Francia dopo Quasi amici - Intouchables, nel quale era presente lo stesso François Cluzet
francois_cluzet_che_impresa_dopo_quasi_amici_sfida_il_mare_in_solitario

>>>  www.repubblica.it/speciali/cinema

martedì 18 aprile 2017

In the Mood for Love - Shigeru Umebayashi





In the Mood for Love - Shigeru Umebayashi

"The roads gleam towards you

The oceans beckon towards you

A beauty beyond the lapping waves..."



Ink Painting: Gao Xingjian


sabato 15 aprile 2017

Totò: tra la Persona e l’Anima. «Se Dio mi assolve, lo fa sempre per insufficienza di prove».

Totò: tra la Persona e l’Anima. 

Omaggio al Principe nel cinquantenario

 della sua morte (1967-2017).

Ho questo ricordo infantile, vago come l’immagine di un sogno non ben definito: io, all’età di 6 o 7 anni, che, mentre sono intento nei miei giochi, sbircio la televisione davanti alla quale sono radunati i miei famigliari e rimango affascinato da uno strano personaggio vestito da Pinocchio, che si muove come una marionetta su un palcoscenico, seguendo il ritmo di una musica vivace. Non sapevo ancora che, dopo qualche anno, quel bizzarro personaggio sarebbe diventato un punto di riferimento essenziale nella mia vita e che quel film in cui mi ero casualmente imbattutto sarebbe divenuto il mio film comico preferito (“Totò a colori”, del 1952, diretto da Steno).
Totò ha rappresentato per me, per buona parte della mia vita, una fonte di gioia e di ilarità, un attore di cui non potevo fare a meno per le risate che mi regalava, una sorta di antidepressivo nei momenti più difficili. Credo che di lui mi abbia sempre colpito la sua comicità surreale, i suoi giochi di parole, il suo atteggiamento irriverente e strafottente nei confronti dei potenti: basti pensare al famoso sketch del vagone letto, in cui si prende beffa dell’onorevole Cosimo Trombetta (interpretato dalla sua fida spalla, Mario Castellani), o a quando, nelle vesti di un direttore di banda, gli viene affidato l’incarico di accogliere con melodie trionfali l’arrivo in paese di un boss mafioso e lui invece interrompe continuamente il discorso di quest’ultimo con musichette infantili.
Ma di Totò, oltre alle innegabili doti attoriali, mi ha sempre colpito anche un’umanità profonda che traspare chiaramente al di sotto della sua maschera comica: una sensibilità e umiltà, di cui mi sono testimoniato leggendo le sue biografie, che mi ha sempre fatto provare nei suoi confronti un amore viscerale. Un’umanità che ha assunto nella sua vita venature malinconiche, depressive, di profonda sofferenza, delineando una sorta di contrasto con ciò che lui manifestava sul palcoscenico teatrale prima e nel mondo cinematografico poi. Un conflitto tra due parti della personalità: da un lato l’aspetto divertente, beffardo, goliardico della sua maschera; dall’altro gli aspetti di tristezza, solitudine, bassa autostima, che provenivano dalla sua interiorità più profonda. Da un lato Totò, dall’altro il principe Antonio De Curtis.
Conflitto che lui stesso viveva e percepiva in maniera piuttosto angosciante: non amava essere chiamato Totò, perché quello era soltanto un ruolo, una maschera, una parte che lui stesso tendeva a giudicare in maniera abbastanza impietosa. Forse potremmo dire in termini junghiani che quella era la Persona, ovvero quella parte della personalità che ha la funzione di maschera sociale: è il modo con cui ci presentiamo agli altri, spesso identificato con il ruolo professionale che rivestiamo, è l’interfaccia tra noi e il mondo esterno, una parte senza dubbio fondamentale perché senza di essa non potremmo muoverci in maniera adeguata all’interno delle relazioni sociali. Il pericolo sta nell’identificarsi con la Persona, confondendo il ruolo sociale con la propria interiorità: la Persona consiste non in ciò che uno realmente è, ma in ciò che lui stesso e gli altri credono che sia.
Sembra che Antonio De Curtis non sopportasse il fatto di essere identificato dagli altri con la maschera di Totò, con la Persona, e che preferisse piuttosto essere chiamato con l’appellativo di Principe, titolo nobiliare che ottenne dopo anni di ricerche in innumerevoli biblioteche e di incontri con avvocati ed a cui lui teneva particolarmente, forse anche per riscattarsi dalle difficoltà economiche e dalla miseria della sua infanzia e giovinezza e dal fatto di essere risultato per diverso tempo NN, cioè figlio di nessuno (il padre, il Marchese Giuseppe De Curtis, lo riconobbe come figlio soltanto molti anni dopo la sua nascita). Tuttavia, probabilmente, questo titolo nobiliare altro non è che un’altra maschera, con il quale si rischia un ulteriore tipo di identificazione. Ho come l’impressione che la vera interiorità di questo attore, la sua vera Anima, non fosse né il comico Totò, né il Principe De Curtis, o forse è tutte e due queste cose messe insieme ma anche qualcosa di molto di più: è quell’Anima che tracimava dalle sue canzoni, dalle sue poesie sulla morte e sull’amore, dai suoi gesti di solidarietà verso i poveri, dal suo amore verso gli animali.
Credo che molti di noi si possano riconoscere nella storia di Totò, vista in termini junghiani come conflitto tra la Persona e l’Anima, tra la maschera esteriore e l’interiorità più profonda, tra il ruolo o i ruoli sociali che si ricoprono e la parte più segreta, intima, della propria personalità. Di fronte alle richieste dell’ambiente circostante, alle pressioni sociali, ai molteplici ruoli che incarniamo nelle relazioni sociali, una domanda abbastanza frequente è: “Ma io chi sono? Chi sono realmente?” Questa domanda può porre davanti a riflessioni profondamente angoscianti, sensazioni di vuoto, soprattutto in un’epoca in cui sembra che si ponga molto l’accento sull’immagine esteriore, sociale. Un’eccessiva attenzione alla maschera, alla Persona, come d’altronde un’eccessiva attenzione a qualsiasi altra componente del sistema psichico presa singolarmente, può rischiare di portare ad identificare la parte con il tutto, dimenticando la complessità e l’interezza che compongono la personalità di un individuo. Credo che Totò abbia sofferto non poco per il fatto di essere riconosciuto, per quasi tutta la sua vita, soltanto come il comico, il “buffone”, spesso giudicato negativamente dalla maggior parte della critica cinematografica del suo tempo: da qui, forse, la necessità, negli ultimissimi anni della sua carriera e della sua vita, di realizzare un cambio di rotta nel suo percorso attoriale, attraverso la collaborazione con Pier Paolo Pasolini, che agli occhi del Principe sembrava essere l’unico in grado di cogliere e di far emergere i suoi aspetti più profondi, fatti di un’umanità estremamente commovente e di una visione al tempo stesso poetica e sofferente della vita. Film come “Uccellacci e uccellini, “Che cosa sono le nuvole?” e soprattutto quel gioiello meno conosciuto che si intitola “La terra vista dalla luna” sono rappresentativi di questa dimensione più profonda, dell’Anima di Totò (ma non di tutta la sua Anima, a mio avviso).
Eppure l’universo Totò è tutto quanto: è la maschera comica che tanto ha fatto ridere milioni di spettatori nelle cosiddette “totoate” (come venivano giudicati in maniera frettolosa e superficiale molti dei suoi film, per essere rivalutati soltanto diversi anni dopo la sua morte), l’attore dalle espressioni poetiche e lunari nei film di Pasolini, il volto malinconico ritratto in alcune fotografie della sua vita, la complessità e la sofferenza delle sue storie d’amore, l’umanità profonda che traspare dalle sue canzoni e poesie. E Totò, in questo, è tutti noi: ognuno di noi è un universo, una complessità, un insieme di sfaccettature anche contraddittorie tra di loro; siamo chiamati, nel corso della nostra vita, a ricoprire diversi ruoli, interni ed esterni, a cambiare diversi “abiti” psichici: come diceva Jung a proposito dei sogni (ma potremmo estendere la sua affermazione ad ogni altro fenomeno della nostra vita psichica), noi siamo al tempo stesso “scena, attore, suggeritore, regista, autore, pubblico e critico”. Quando ci si identifica, o si viene identificati, esclusivamente con una o con poche parti, si ha l’impressione di non riuscire ad esprimere veramente se stessi, di non essere autentici o di non essere capiti: per esempio, quando si presta attenzione esclusivamente alla Persona, si ha l’impressione che la dimensione più profonda della propria interiorità, l’Anima, venga tradita. La sfida consiste nel trovare una sorta di equilibrio, nello sperimentare una modalità di esistenza che tenga insieme le parti piuttosto che escluderle. Come dice Jodorowski: “Non si possono analizzare le parti senza conoscere il tutto”.

Andrea Graglia, psicologo ad orientamento junghiano di Torino

Riferimenti bibliografici
  • Liliana De Curtis, Totò mio padre, Rizzoli
  • Carl Gustav Jung, Considerazioni generali sulla psicologia del sogno, Opere VIII, Bollati Boringhieri
  • Alejandro Jodorowski, Marianne Costa, La Via dei Tarocchi, Feltrinelli

Liriche e frasi di Alda Merini ispirate a Dio

Il 21 marzo, inizio della primavera, Alda Merini avrebbe compiuto 85 anni. Nata a Milano nel marzo del 1931 da una famiglia modesta, nel suo travagliato percorso esistenziale e poetico ha cantato gli esclusi e vissuto la malattia mentale. La sua scomparsa il 9 novembre del 2009. Di lei restano liriche e frasi in cui Dio, la fede, l’amore sono i suoi interlocutori privilegiati.

Corpo d’amore

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

A volte Dio

A volte Dio
uccide gli amanti
perchè non vuole
essere superato
in amore.




Wikipedia/Giuliano Grittini/CC

Amore

Ti ho perso lungo i solchi della via,
o mio unico amore,
Dio di giacenza e di dubbio
Dio delle mitiche forze
Dio, Dio sempre Dio
che sei più forte degli amplessi
e dei teneri amori.
Che fai crescere le fontane,
che appari e dispari
come un luogotenente del destino.
Perderti è come perdere la speranza
ed io ti ho perduto
non una ma un milione di volte
e ritrovarti è come sorgere dall’eterno peccato
per vedere le falle della vita
ma anche le tue mobili stelle:
TU SEI UN DIO DI AMORE.

Angeli, il vostro occhio è cieco e vede tutto

Angeli,
il vostro occhio è cieco e vede tutto,
angeli,
il vostro occhio vede ed è cieco.
Angeli,
c’è una moltitudine di demoni
che vi perseguita
e c’è una moltitudine di angeli
che vi perseguita.
Tra queste lotte,
tra queste stagioni orrende
di sangue e di morte
di morte e di pace voi vivete,
UNICI GRANDI
STRATAGEMMI DI DIO.

La Terra Santa

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

Santi e poeti

Bisogna essere santi
per essere anche poeti:
dal grembo caldo d’ogni nostro gesto,
d’ogni nostra parola che sia sobria,
procederà la lirica perfetta
in modo necessaria ed istintivo (…)

Le frasi 

«Tutti gli innamorati sono in Cristo»
«Domandano tutti come si fa a scrivere un libro: si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente,
 mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri, rapiscimi».
«Se Dio mi assolve, lo fa sempre per insufficienza di prove».
«Non posso farmi santa perché ho sempre in mano l’arma del desiderio».

mercoledì 12 aprile 2017

Tolkien e l'Italia "Il mio viaggio in Italia"

www.facebook.com/Tolkieniano


Tolkien collection:

Tolkien e l'Italia: 

Pubblicato lo scorso 2 dicembre dall’editore il Cerchio di Rimini, “Tolkien e l’Italia” continua il suo tour di presentazioni che mi porteranno a parlare del bellissimo rapporto tra il nostro paese e l’autore del Signore degli Anelli. Queste le date delle prossime presentazioni: *11 aprile*: *Milano* - Tempo di Libri, Caffè Garamond – PAD. 4 Lettera H - ore 13.30. Con Adolfo Morganti. *21 aprile*: *Noto* - NOSTOS. Festival del viaggio e dei viaggiatori, I.I.S. “Matteo Reali” – ore 10:30. Con Concetto Veneziano (Dirigente scolastico), Cinzia Spatola (Soroptmist Club Val di Noto) e...

gli appuntamenti del 2017

Oronzo CilliaTolkien collection -

domenica 9 aprile 2017

Sogni...Al di là del principio di piacere.


Al di là del principio di piacere.

L'interpretazione dei sogni

https://it.m.wikipedia.org/wiki/L%27interpretazione_dei_sogni

"Il Crocifisso è vivo"


“Il Crocifisso è vivo”.



E’ il titolo del nuovo libro del cardinale Angelo Comastri, pubblicato in questi giorni dalle Edizioni San Paolo. Il volume introduce i lettori alla “terapia della Misericordia”, raccontando storie di conversioni e trasformazioni di uomini raggiunti dalla forza della Croce. Un libro, dunque, particolarmente utile mentre ci avviciniamo al periodo quaresimale che ci condurrà alla Pasqua del Signore. Intervistato daAlessandro Gisotti, il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, muove la sua riflessione dall’affermazione dello storico russo Aleksandr Solženicyn: “Gli uomini hanno dimenticato Dio”:

 R. - Solženicyn ha raccontato che quando era ragazzo, quindi negli anni ’20, ’22, ricordava che nel suo villaggio discutevano: “Ma perché ci sono capitate queste disgrazie nella Russia?”. Erano gli anni in cui si stava imponendo la dittatura feroce di Stalin. E lui ricordava che gli anziani dicevano: “Abbiamo abbandonato Dio, il resto è conseguenza”. Questo vale anche oggi. Viviamo in una società in cui dominano due caratteristiche. Oggi c’è violenza e scontentezza. La violenza è un po’ dovunque. Così anche la scontentezza è un po’ dovunque. Perché questa inquietudine? Dio è la trave che sostiene il tetto del senso della vita: se Dio è entrato nella storia, la storia ha una salvezza, ha uno sbocco positivo. Noi siamo sicuri che lo sbocco finale sarà la vittoria dei buoni. Allora, sapendo che il Crocifisso è vivo, cioè che Gesù è dentro la storia, è dalla parte nostra, sapendo questo, noi dobbiamo avere una grande speranza, una grande fiducia: il mondo può cambiare, il mondo si può rinnovare e, non solo, la vittoria dei buoni è assicurata.D. - La Quaresima è vicina. Questo libro parla di Risurrezione fin dal titolo. Come prepararsi a questo tempo forte dell’anno?R. - Il mondo nel quale viviamo potrebbe farci paura. Ci sono tanti elementi che possono anche infondere scoraggiamento. Allora, mi vengono in mente le parole che spesso mi diceva Madre Teresa: “Non serve a niente gridare ‘E’ buio, è buio!’ ”. Finché gridiamo ‘E’ buio, è buio!’ non si accende la luce. E lei diceva: “Accendiamo la luce. Anzi, diventiamo luce noi”. Allora, all’inizio della Quaresima, io credo che tutti dobbiamo riconoscere che abbiamo dentro di noi qualche zona d’ombra, tutti abbiamo qualche spazio in cui si è accumulata polvere. Quanto è bello ripulire l’anima, renderla più splendente, mandare più luce: questa è la Quaresima, in modo che il giorno di Pasqua possa essere non solo il ricordo della Risurrezione di Gesù ma anche un momento in cui noi ci avviciniamo alla Risurrezione di Gesù. Perché questo è il senso della Quaresima: farci diventare figli risorti.D. – Lei sottolinea che la terapia che oggi serve agli uomini del nostro tempo è la misericordia di Dio. Questo tema della misericordia è molto presente nei Papi dopo il Concilio, in particolare in Giovanni Paolo II e Francesco. Perché secondo lei?R. – Credo che il tema della misericordia sia un po’ il cuore del Vangelo. Oggi lo stiamo sottolineando più che scoprendo perché è nel cuore del Vangelo. Prendiamo il capitolo 15 di San Luca. L’evangelista racconta che un giorno la gente mormorava contro Gesù perché lo trovava troppo buono, troppo accondiscendente verso i peccatori e Gesù risponde con tre parabole, con le quali vuol dire: “Voi non sapete chi è Dio. Dio non è come lo pensate voi. Dio è come un pastore che ha 100 pecore, ne perde una, potrebbe dire: ‘99 mi bastano’. E invece va a cercare la pecora smarrita. Questo è Dio”. E Gesù conclude: “Ebbene in cielo si fa festa per un solo - un solo! - peccatore che si converte”. Poi, Gesù continua: “Dio è come una donna che ha 10 monete e ne perde una. Ebbene chi sono queste monete preziose? E’ l’uomo, l’uomo peccatore. La moneta perduta è l’uomo peccatore. E dice Gesù: “La donna butta all’aria tutta la casa. Ed è un’immagine di Dio per dire: Dio fa di tutto per ritrovarci. Poi, la parabola del Figliol prodigo è meravigliosa: il figlio sbatte la porta, scappa di casa va a finire nel porcile, più umiliante di così non si può immaginare! Ebbene, io sono convinto che Gesù quando raccontava questa parabola a un certo punto si è fermato, nel momento in cui ha detto: “Ma il figlio si pentì e disse: ‘Tornerò da mio padre’”. Io ho sempre immaginato che Gesù si sia fermato in questo momento e abbia detto: “Immaginate l’incontro”. Forse qualcuno avrà detto: “Una bella bastonata gliel’avrà data!”. Gesù risponde: “No, così ragionato gli uomini non Dio”. Il Padre lo vide da lontano, cioè il padre lo stava aspettando. Ed è bello il movimento dei verbi: “Il padre gli corse incontro, gli cadde sul collo e lo abbracciò con l’amore di un padre”. Quindi noi possiamo perdere le caratteristiche di figli, Dio non perde mai le caratteristiche di padre.L'integrale dell'intervista al cardinale Comastri può essere ascoltata qui:

ANGELO COMASTRI:
 «IL CROCIFISSO È VIVO E ANCHE TU LO PUOI INCONTRARE»02/03/2017  La forza della croce nel nuovo libro del Cardinale. San Paolo, san Francesco, madre Teresa, padre Pio... ma anche Napoleone e Carducci. Così i grandi personaggi si sono inginocchiati davanti a Gesù

 Vittoria Prisciandaro
«Il Crocifisso è vivo»: è un’affermazione e un appello il titolo dell’ultimo libro del cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano. L’opera, racconta l’autore, nasce «prima di tutto per scuotere me stesso e per invitare tutti a una seria riflessione: san Luca, nel suo Vangelo, ci ha tramandato una domanda che fa venire i brividi. L’ha formulata Gesù ed è rivolta anche a noi. Eccola: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18,8). Gesù non può avere pronunciato queste parole per scherzo, ma perché esiste veramente il rischio di affievolimento della fede e anche il rischio di perdita della fede: Gesù ci ha avvisato. Oggi mi sembra che viviamo in un’epoca di fede debole, un’epoca in cui Gesù appare lontano… anche nei discorsi e nella vita dei cristiani. Non possiamo dormire tranquilli. Per questo ho scritto il libro Il Crocifisso è vivo».
Ci spiega il titolo?«San Paolo ha incontrato il Crocifisso vivo sulla via di Damasco, san Francesco ha sentito la voce del Crocifisso vivo nella chiesa di San Damiano in Assisi, padre Pio ha visto il Crocifisso vivo nel piccolo coro del convento di San Giovanni Rotondo, madre Teresa di Calcutta, mentre viaggiava in treno, ha sentito il grido del Crocifisso vivo che le diceva: “Ho sete”. Allora, il Crocifisso è vivo! È possibile incontrarlo, è possibile sentirlo. Perché noi lo sentiamo tanto lontano? Vale la pena di sostare a lungo su questa domanda».
Nel suo libro, pubblicato dalle  Edizioni San Paolo, lei cita numerosi personaggi che si sono confrontati con il Crocifisso, sia a livello di storia interiore personale sia in relazione alle cronache più recenti per la vicenda del crocifisso nelle aule. Di questo dibattito cosa l’ha più colpita? «Mi ha colpito il fatto che le voci più forti e più convinte a favore del Crocifisso siano state le voci di persone apparentemente lontane dal Crocifisso. Basta leggere le parole dell’atea Natalia Ginzburg: la sua difesa del Crocifisso è appassionata, è motivata, è capace di penetrare nel cuore. E ugualmente leggete le parole di Marco Travaglio – sì, proprio lui! – a difesa del Crocifisso: mi hanno profondamente commosso».
Lei racconta l’evoluzione interiore di alcuni grandi personaggi, a partire da Napoleone. Può dirci qualcosa di quelli che l’hanno più interessata?«La vicenda interiore di Napoleone è quella che maggiormente mi ha colpito. Quest’uomo è stato capace di abolire in Francia la festa della Madonna Assunta, perché, secondo lui, offuscava il giorno del suo compleanno che ricorreva proprio il 15 agosto: l’orgoglio non ha limiti! Eppure, quando Napoleone si trovò rinchiuso nell’isola di Sant’Elena e provò l’umiliazione dello sconfitto, allora fu in grado di vedere meglio la verità. E fu capace di accostarsi a Gesù con un atteggiamento onesto e leale fino a dichiarare apertamente che, nella storia, egli non trovava un personaggio paragonabile a Gesù e non trovava neppure un messaggio paragonabile al Vangelo: Cristo è unico e il Vangelo è unico. Non solo. Napoleone sottolineò un fatto che raramente viene sottolineato. Disse: “Gesù ha legato il successo della sua missione alla sua morte drammatica. E così è accaduto. Questo lo può fare soltanto chi è superiore alla morte: cioè, lo può fare soltanto Dio”. Il ragionamento non fa un grinza».
Delle storie di conversione che racconta quali sono i risvolti legati alla contemporaneità? Cosa ci dicono? «Napoleone Bonaparte e gli scrittori Giosuè Carducci, Adolfo Retté e Giovanni Papini hanno remato a lungo contro Cristo… ma poi si sono inginocchiati davanti a lui e soltanto così hanno trovato la pace del cuore. Oggi tanta gente rema contro Cristo, ma è scontenta, è insoddisfatta, è bisognosa di droga per placare (inutilmente!) l’inquietudine dell’anima, che è il male più diffuso della nostra epoca. E se questa gente provasse a seguire l’esempio dei personaggi che presento nel libro?».
Qual è la risposta data da madre Teresa rispetto alla vicenda del Crocifisso?«Al centro della vita di madre Teresa di Calcutta c’era Gesù, e Gesù crocifisso. Sulla spalla sinistra portava sempre un piccolo crocifisso, per dire a tutti che l’amore che ella riversava sui poveri di tutto il mondo, veniva da Gesù crocifisso: evidentemente perché il Crocifisso è vivo. E quando madre Teresa, su richiesta delle autorità locali, portò le sue suore nello Yemen per accudire i lebbrosi, le fecero notare che in un Paese islamico era opportuno che togliesse il crocifisso dalla spalla. Madre Teresa, con serena fermezza, rispose: “O entriamo tutti e due o nessuno. Sia chiaro infatti che noi serviamo i lebbrosi per amore di Gesù”. E così il crocifisso entrò in un Paese islamico insieme a madre Teresa».
Nella prefazione esordisce dicendo che Cristo è sconosciuto ai cristiani. Perché? E quali sono le cause di questa affermazione?«Non so dire esattamente quali siano le cause: constato il fatto che è innegabile. E invito tutti a porsi la domanda: “Perché oggi noi cristiani attiriamo poco gli uomini a Gesù?”. La nostra fede in Gesù si diffonde per attrazione, come ci ricorda spesso papa Francesco. Ecco, allora, la domanda sulla quale è urgente riflettere: perché non attiriamo più la gente a Gesù?».
Può raccontarci la storia del crocifisso che mette sulla copertina del volume?  «Nella basilica di San Pietro esisteva, dietro l’ascensore della cappella delle reliquie, un antichissimo crocifisso sul quale erano stati passati, lungo i secoli, circa venti strati di vernice scura: il crocifisso era come sepolto. Abbiamo provato, con esperti restauratori, a rimuovere gli strati di vernice… e il crocifisso è riemerso in tutta la sua drammatica bellezza. Ho assistito alle varie fasi del restauro e a me è sembrato che improvvisamente il crocifisso diventasse vivo: e oggi questo crocifisso è esposto nella cappella del Santissimo Sacramento nella basilica di San Pietro e parla, con il silenzio eloquente dei suoi occhi e con la forza delle sue ferite sanguinanti. Per questo motivo ho voluto che fosse riprodotto sulla copertina del mio libro».
LA PREGHIERA
O Gesù, mi fermo pensoso ai piedi della Croce: anch’io l’ho costruita con i miei peccati! La tua bontà, che non si difende e si lascia crocifiggere, è un mistero che mi supera e mi commuove profondamente. 
Signore, tu sei venuto nel mondo per me, per cercarmi, per portarmi l’abbraccio del Padre: l’abbraccio che tanto mi manca!Tu sei il Volto della bontà e della misericordia: per questo vuoi salvarmi! Dentro di me ci sono le tenebre: vieni con la tua limpida luce.Dentro di me c’è tanto egoismo: vieni con la tua sconfinata carità. Dentro di me c’è tanto orgoglio: vieni con la tua impressionante umiltà.Signore, il peccatore da salvare sono io: il figlio prodigo che deve ritornare, sono io! Signore, concedimi il dono delle lacrime per ritrovare la libertà e la vita, la pace con Te e la gioia in Te.Amen.cardinale Angelo Comastri
www.famigliacristiana.it

    Filosofia e vita quotidiana

    AlzogliOcchiversoilCielo

    Salvatore Natoli Filosofia e vita quotidiana


    Comune di Cernusco sul Naviglio

    VIVERE CON FILOSOFIA
    FILOSOFIA, VITA QUOTIDIANA, SOCIETÀ, STORIA. INCONTRI SU ALCUNI TEMI FONDAMENTALI DELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA

    La filosofia come componente organica e non marginale della cultura, per un  orientamento e una visione complessiva, oltre gli specialismi e le settorializzazioni molto diffusi.
    Il ruolo, esplicito o implicito, della filosofia nella vita individuale e collettiva delle persone. Dalla vita quotidiana alla interazione sociale, alla vita politica.

    terzo anno - ciclo 2016-2017

     Biblioteca Civica – Via Cavour 51
    Cernusco sul Naviglio

    ·     giovedì 6 aprile 2017 - ore 21
    Filosofia e vita quotidiana. Il rischio di fidarsi. Relazioni individuali e sociali nel mondo contemporaneo

    relatore Salvatore Natoli (docente di filosofia, Università degli Studi Milano Bicocca)

    Ascolta la conferenza

    lunedì 3 aprile 2017

    La Cuoca del Presidente "Les saveur du Palais"


    La cuoca del presidente è un film francese del 2012 diretto da Christian Vincent, ispirato alla vita di Danièle Mazet-Delpeuch, che fu la cuoca personale del presidente François Mitterrand dal 1988 al 1990.Wikipedia

    domenica 2 aprile 2017

    Semi di pioppo

    Il canto delle sirene

    Semi di pioppo


    HANS MAGNUS ENZENSBERGER









    FOLATE

    Ci sono parole
    leggere
    come semi di pioppo
    Si alzano
    portate dal vento
    e tornano a cadere
    È difficile afferrarle
    perché vanno molto lontano
    come semi di pioppo
    Ci sono parole
    che forse più tardi
    smuoveranno la terra
    Proietteranno forse un’ombra
    un’ombra sottile
    o forse no
    (da Poesie per chi non legge poesia, 1964)
    .
    Chissà… Il poeta tedesco Hans Magnus Enzensberger (Kaufbeuren, 1929) lascia tutto nel limbo del possibile. Eppure, la poesia, questa poesia fatta di parole che vola leggera come i semi dei pioppi, è in grado di arrivare lontano e di dare nuova vita.
    .
    Pioppi
    FOTOGRAFIA © CURTIS NEWTON - (CC BY-NC-SA 2.0)
    .
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    LA FRASE DEL GIORNO
    Un gran peso / le poesie non l’hanno. / 
    Fintanto che sale, la palla da tennis, /
     è, mi pare, / più leggera dell’aria.
    HANS MAGNUS ENZENSBERGER, Più leggeri dell’aria