La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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giovedì 29 ottobre 2015

Come foglia e luce in un mattino di nebbia...


Mi sento foglia cadente dell’autunno e germoglio della primavera...
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on
chiediloamanu:


Come foglia e luce in un mattino di nebbia


Mi sento come queste foglie… come
quelle che ieri sera rilucevano bagnate sull’ asfalto di Piazzale Cadorna…
sbatacchiate dalla pioggia e calpestate da piedi frettolosi.

Depositate
leggere al suolo.

Senza dolore.

Gioiose.

Mi sento macchia
di luce sul nero del cemento e fiammella nell’oscurità della notte.

Mi
sento foglia cadente dell’autunno e germoglio della
primavera.
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“Siamo fatti per questi
tempi”


Amici, non disperate. Siamo fatti per questi tempi. Ho
parlato con tante persone, recentemente, che sono profondamente, completamente
spaesate. Si tormentano, preoccupate per il modo in cui vanno le cose oggi nel
mondo. La nostra è un’epoca in cui quotidianamente troviamo motivo di essere
sconvolti e, spesso a ragione, furibondi per atti che ancora, e ancora, vanno
contro a ciò che davvero importa alle persone assennate, a chi guarda verso le
future generazioni.
Avete ragione a pensarla così. Le scintillanti fortune
accumulate tramite atti terrificanti compiuti contro i bambini, gli anziani, la
gente comune, i poveri, contro chi non ha potere, non ha difese, lasciano senza
fiato. Eppure io vi incoraggio, vi chiedo, a voi, con gentilezza, non
prosciugatevi lo spirito gridando al vento la fatica di vivere in questi tempi.
Soprattutto, non perdete la speranza. Perché il fatto è che noi siamo nati per
vivere in questi tempi. Si, è così. Sono decenni che impariamo, sperimentiamo,
facciamo pratica, ci alleniamo per questo. Stavamo aspettando di incontraci in
questo punto di questa storia.
Io sono cresciuta sui Grandi Laghi. Conosco le
navi e so dirvi se uno scafo resisterà alle onde. Se parliamo di spiriti
consapevoli, nel mondo non ci sono mai stati tante navi né abili naviganti come
oggi. E sono navi cariche di provviste, di risorse, che possono comunicare tra
loro più e meglio di quanto sia mai successo in tutta la storia
dell’umanità.
Spingete lo sguardo oltre la vostra prua: vedrete milioni di
barche, di anime coraggiose, che navigano con voi. E se le plance tremano a ogni
onda in questa tempesta, vi assicuro che prua, timone e albero maestro vengono
da una foresta più grande di voi. Legname forte, durevole, fatto per resistere
ai venti, alle correnti, per tenere salda la rotta, avanti tutta, nonostante
tutto.
Sempre, nei tempi bui, si tende a arrovellarsi su quello che non va,
quello che resta ancora da riparare. Non dateci tutta la vostra attenzione. Si
tende, allo stesso tempo, ad accasciarsi al pensiero di ciò che è al di la della
propria portata, a tutto ciò che non si può fare. Non dateci troppo peso. E’
come sprecare il vento senza stendere le vele.
C’è bisogno di noi, sappiamo
solo questo. Incontriamo resistenza, ma incontriamo anche coscienze più grandi
di noi che ci danno il benvenuto, ci amano, ci guidano–e le riconosciamo, al
primo sguardo. Non hai detto che ci credevi? Non hai detto che avresti prestato
ascolto a qualcosa di più grande di te? Non hai chiesto una guida? Non ricordi
che essere guidati significa accettare un destino al di fuori di noi
stessi?
Non sta a noi riparare il mondo, tutto di un colpo. Ma sta a noi
allungarci a riparare quel pezzetto di mondo che riusciamo a raggiungere. Ogni
cosa piccola, determinata e calma che può fare una coscienza per aiutarne
un’altra, per sostenere un piccolo pezzo di questo povero mondo sofferente,
aiuta immensamente. Non possiamo sapere quale azione, fatta da chi, realizzerà
la massa critica che cambierà la rotta, determinando un cambiamento
durevole.
Perché il cambiamento sia profondo è necessario accumulare azioni
su azioni, aggiungere, aggiungere ancora, perseverare. Sappiamo che non è
necessario l’aiuto di ogni singolo essere umano sulla Terra per portare pace e
giustizia. Basta un gruppo piccolo, determinato, che non si arrenda alla prima,
alla seconda, né alla centesima tempesta.
Una delle azioni più potenti e più
tranquillizzanti che potete fare per agire in un mondo in tempesta è alzarvi e
permettere al vostro spirito di mostrarsi. Uno spirito acceso, sopra coperta,
brilla come il sole. Brucia e scintilla, lancia segnali, accende altri fuochi,
incendia la scena. Osa mostrare la propria passione come una lanterna, in mezzo
alle ombre profonde di un’epoca buia. Brillare ferocemente, e mostrare
compassione verso gli altri, sono due modi tremendamente necessari, e
coraggiosi, di essere presenti in questo mondo.
Chi annaspa nel buio può
accendersi della luce di altri, se gli altri sono disposti a mostrarsi in tutto
il loro splendore. Se volete aiutare a portare pace nella tempesta, questa è una
delle cose più forti, più grandi, più potenti che potete fare.
Ci sono sempre
momenti di sconforto. Io stessa non ho mancato di disperarmi in tanti passaggi
della vita, ma non riservo alla mia tavola una sedia per lo sconforto. Non gli
chiedo di fermarsi ancora un poco. Non mangiamo dallo stesso piatto.
E la
ragione è questa. In ogni fibra del corpo so una cosa, che sapete anche voi. Che
non può esserci sconforto se ricordiamo perché siamo sulla Terra, qual’è il
nostro scopo, di cosa facciamo parte. Le parole che diciamo e le azioni che
compiamo non sono solamente nostre. Sono parole e azioni del Tutto che ci ha
portato qui. Con questo in mente, spero che scriviate nelle vostre case queste
parole:
Quando un grande vascello è in porto, all’ancora, è al sicuro, non
c’è dubbio.
Ma non è per questo che sono stati costruiti i grandi
vascelli.

(Clarissa Pinkola
Estes)


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By chiediloamanu


mercoledì 28 ottobre 2015

i colori di questi giorni ...L'autunno.

i colori di questi giorni

siamo alla fine di ottobre e oggi che piove, ho notato la mancanza del sole degli ultimi giorni trascorsi che illuminava i bellissimi colori dell'autunno

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L'autunno


Al primo assalto del tempo autunnale
una schiera di foglie
si è rifugiata in camera mia.

Faccio un sogno
sono sepolto
sotto foglie autunnali
e il mio corpo germoglia.

Ho acceso
un sigaro
il primo giorno d'autunno.

Due foglie autunnali
si sono nascoste
nella manica della mia camicia
sul filo della biancheria.

Con il primo vento autunnale
è giunta in camera mia una piccola foglia
che non conoscevo.

Un mulinello di polvere
accompagna
una foglia di pioppo
fino al settimo cielo.

Un ombrello
sfasciato dal vento
sul selciato della strada
in un giorno di pioggia.

Tengo stretto il cappello con le mani
all'inizio dell'autunno
il vento ci porterà con sè?

Abbas Kiarostami n. a Teheran, Iran il 22/6/1940
IL SALE DELLA TERRA

Come leggere la Bibbia”

alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it/


Lidia Maggi “Come leggere la Bibbia”


rabbinochelegge

Leggere non significa soltanto decifrare le lettere che formano la parola, la frase, un testo. Leggere è un’arte che si matura sui tempi lunghi.
Leggere non è tanto acquisire delle informazioni ma “abitare un mondo”. Se proviamo a fare memoria di come ascoltavamo le fiabe che ci venivano raccontate quando eravamo piccoli, forse riusciamo a capire cosa significhi “abitare un mondo”. Ovvero ti domanda di mettere in gioco tutta la tua esistenza, di ripensarla all’interno di quel nuovo mondo.
E’ molto differente sapere chi è Cappuccetto Rosso dal sentirsi come lei! Quando si è piccoli, questo “trasloco” dal nostro mondo ordinario a quello fantastico delle storie narrate avviene quasi spontaneamente. In quell’età la vita appare come una promessa illimitata, con un’infinità di strade da percorrere. In seguito, questa fiducia nella vita si affievolisce sempre più.
La Bibbia – che è un autentico laboratorio per apprendere l’arte di leggere – conosce bene queste “difese immunitarie” che aumentano con il passare degli anni e che ci impediscono di pensare diversamente la nostra esistenza. E ripropone ai suoi lettori (perlopiù adulti che ridono di quella lettura infantile, ritenuta ingenua e irripetibile) la sfida della “conversione”. Quel libro ci ripete quasi ad ogni pagina che “cambiare vita” non solo è possibile ma è l’obiettivo di un’autentica esperienza di lettura. Che la posta in gioco del “leggere” è niente meno che questa.
“Se non ritornerete come bambini, non entrerete (appunto!) nel Regno dei cieli”!

di Lidia Maggi, teologa




Svegliatevi!


da: "La Forza della ragione" - Oriana Fallaci

"Il declino dell'intelligenza è declino della Ragione. E tutto ciò che oggi accade in Europa, in Eurabia, ma soprattutto in Italia è declino della Ragione. Prima d'essere eticamente sbagliato è intellettualmente sbagliato. Contro Ragione. Illudersi che esista un Islam buono e un Islam cattivo ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l'Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l'affogar dentro lo stagno, è contro Ragione. Non difendere il proprio territorio, la propria casa, i propri figli, la propria dignità, la propria essenza, è contro Ragione. Accettare passivamente le sciocche o ciniche menzogne che ci vengono somministrate come l'arsenico nella minestra è contro Ragione. Assuefarsi, rassegnarsi, arrendersi per viltà o per pigrizia è contro Ragione. Morire di sete e di solitudine in un deserto sul quale il Sole di Allah brilla al posto del Sol dell'Avvenir è contro Ragione. E contro Ragione anche sperare che l'incendio si spenga da sé grazie a un temporale o a un miracolo della Madonna."
- Oriana Fallaci -
da: "La Forza della ragione", Rizzoli Editore, 2004


Perbacco, su questo pianeta nessuno difende la propria identità e rifiuta d’integrarsi come i musulmani.
Nessuno.
Perché Maometto la proibisce, l’integrazione.
La punisce.
Se non lo sa, dia uno sguardo al Corano.
Si trascriva le sure che la proibiscono, che la puniscono.
Intanto gliene riporto un paio.
Questa, ad esempio: “Allah non permette ai suoi fedeli di fare amicizia con gli infedeli. L’amicizia produce affetto, attrazione spirituale. Inclina verso la morale e il modo di vivere degli infedeli, e le idee degli infedeli sono contrarie alla Sharia. Conducono alla perdita dell’indipendenza, dell’egemonia, mirano a sormontarci. E l’Islam sormonta. Non si fa sormontare”.
Oppure questa: “Non siate deboli con il nemico. Non invitatelo alla pace. Specialmente mentre avete il sopravvento. Uccidete gli infedeli ovunque si trovino. Assediateli, combatteteli con qualsiasi sorta di tranelli”.
In parole diverse, secondo il Corano dovremmo essere noi ad integrarci.
Noi ad accettare le loro leggi, le loro usanze, la loro dannata Sharia.

- Oriana Fallaci -
da: "La Forza della ragione", Rizzoli Editore, 2004

Anzi m’indigno e indignata chiedo a che cosa serva essere cittadini, avere i diritti dei cittadini.
Chiedo dove cessino i diritti dei cittadini e dove incomincino i diritti degli stranieri.
Chiedo se gli stranierii abbiano il diritto di avanzare diritti che negano i diritti dei cittadini, che ridicolizzano le leggi dei cittadini, che offendono le conquiste civili dei cittadini.
Chiedo, insomma, se gli stranieri contino più dei cittadini.
Se siano una sorta di supercittadini, davvero i nostri feudatari.
I nostri padroni.
- Oriana Fallaci -
da: "La Forza della ragione", Rizzoli Editore, 2004















Buona giornata a tutti. :-)  www.leggoerifletto.it






mercoledì 28 ottobre 2015


da: "La Forza della ragione" - Oriana Fallaci

"Il declino dell'intelligenza è declino della Ragione. E tutto ciò che oggi accade in Europa, in Eurabia, ma soprattutto in Italia è declino della Ragione. Prima d'essere eticamente sbagliato è intellettualmente sbagliato. Contro Ragione. Illudersi che esista un Islam buono e un Islam cattivo ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l'Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l'affogar dentro lo stagno, è contro Ragione. Non difendere il proprio territorio, la propria casa, i propri figli, la propria dignità, la propria essenza, è contro Ragione. Accettare passivamente le sciocche o ciniche menzogne che ci vengono somministrate come l'arsenico nella minestra è contro Ragione. Assuefarsi, rassegnarsi, arrendersi per viltà o per pigrizia è contro Ragione. Morire di sete e di solitudine in un deserto sul quale il Sole di Allah brilla al posto del Sol dell'Avvenir è contro Ragione. E contro Ragione anche sperare che l'incendio si spenga da sé grazie a un temporale o a un miracolo della Madonna."

- Oriana Fallaci -
da: "La Forza della ragione", Rizzoli Editore, 2004







Perbacco, su questo pianeta nessuno difende la propria identità e rifiuta d’integrarsi come i musulmani.
Nessuno.
Perché Maometto la proibisce, l’integrazione.
La punisce.
Se non lo sa, dia uno sguardo al Corano.
Si trascriva le sure che la proibiscono, che la puniscono.
Intanto gliene riporto un paio.
Questa, ad esempio: “Allah non permette ai suoi fedeli di fare amicizia con gli infedeli. L’amicizia produce affetto, attrazione spirituale. Inclina verso la morale e il modo di vivere degli infedeli, e le idee degli infedeli sono contrarie alla Sharia. Conducono alla perdita dell’indipendenza, dell’egemonia, mirano a sormontarci. E l’Islam sormonta. Non si fa sormontare”.
Oppure questa: “Non siate deboli con il nemico. Non invitatelo alla pace. Specialmente mentre avete il sopravvento. Uccidete gli infedeli ovunque si trovino. Assediateli, combatteteli con qualsiasi sorta di tranelli”.
In parole diverse, secondo il Corano dovremmo essere noi ad integrarci.
Noi ad accettare le loro leggi, le loro usanze, la loro dannata Sharia.



- Oriana Fallaci -
da: "La Forza della ragione", Rizzoli Editore, 2004




Anzi m’indigno e indignata chiedo a che cosa serva essere cittadini, avere i diritti dei cittadini.
Chiedo dove cessino i diritti dei cittadini e dove incomincino i diritti degli stranieri.
Chiedo se gli stranierii abbiano il diritto di avanzare diritti che negano i diritti dei cittadini, che ridicolizzano le leggi dei cittadini, che offendono le conquiste civili dei cittadini.
Chiedo, insomma, se gli stranieri contino più dei cittadini.
Se siano una sorta di supercittadini, davvero i nostri feudatari.
I nostri padroni.



- Oriana Fallaci -
da: "La Forza della ragione", Rizzoli Editore, 2004




















Buona giornata a tutti. :-)




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martedì 27 ottobre 2015

Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà.



La nuova fiaba di Luis Sepúlveda


Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà, il nuovo libro dello scrittore cileno Luis Sepúlveda, uscirà in Italia il 22 ottobre per la casa editrice Guanda. È una fiaba, la quarta di Sepúlveda, che ha scritto oltre 25 libri, in gran parte romanzi, a partire da Il vecchio che leggeva romanzi d’amore del 1989. Le precedenti tre sono state tutti grandi successi, specialmente in Italia: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (pubblicato nel 1996 da Salani) ha ispirato il film d’animazione La gabbianella e il gatto, uscito nel 1998 e diretto da Enzo D’Alò; Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico (2012); e Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza (2013).
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Le favole di Sepúlveda sono diventate un caso editoriale, soprattutto in Italia. Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare ha venduto, dice Guanda che l’ha ripubblicato nel 2002, due milioni di copie, più di un terzo che nel resto del mondo, dove ne sono state vendute 5,5 milioni. Sempre secondo Guanda le altre due favole – Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza – hanno venduto rispettivamente 340mila e 400mila copie. Sono libri molto brevi di circa 100 pagine l’uno, scritti in modo lineare e chiaro che nonostante siano rivolti ai bambini e abbiano per protagonisti gli animali, sono stati letti e apprezzati anche dagli adulti. Sono ispirate alle favole di animali a sfondo moraleggiante, una tradizione iniziata nell’antica Grecia con Esopo e proseguita nel Seicento con Jean de La Fontaine e Charles Perrault, fino ad arrivare ai giorni nostri, agli anni Settanta con Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach.
Le prime due favole di Sepúlveda parlano di amicizia e solidarietà nella diversità, la terza valorizza la lentezza: sono tutti temi politici vicini alla militanza di sinistra di Sepúlveda. In Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, una gabbianella orfana viene adottata e cresciuta da un gruppo di gatti nel porto di Amburgo. Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico racconta l’amicizia tra il vecchio gatto cieco Mix e il topo Mex, mentre Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza parla di una lumaca che si mette in viaggio per scoprire il proprio nome e perché le lumache sono lente: si tratta di una metafora della decrescita felice e del rispetto dell’ambiente, in contrapposizione alla società moderna, veloce e frenetica. Nell’ultima favola, Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà, Sepúlveda racconta, attraverso gli occhi di un cane, il rispetto per la natura dei Mapuche, una popolazione che vive nel sud del Cile e dell’Argentina, da cui discende lo stesso scrittore.
Protagonista e voce narrante è Aufman, un cane lupo che viene adottato da una tribù Mapuche, chiamata anche la gente della terra (la parola Mapuche deriva dall’unione di mapu che significa “terra” e che “gente”). Aufman è stato adottato da Wenchulaf, il capo del villaggio, e cresce insieme a suo nipote Aukamañ. Aufman racconta la cultura dei Mapuche, il loro senso della comunità e il rispetto verso la natura, finché un giorno arrivano al villaggio i Wingka (o “uomini del branco”), che distruggono il villaggio Mapuche, uccidono Wenchulaf e catturano Aufman, che da quel momento vive tra gabbie e maltrattamenti ricordando con nostalgia gli odori e la vita nel villaggio. Grazie al suo ottimo fiuto, i Wingka gli danno il compito di dare la caccia a un misterioso fuggitivo che si nasconde al di là del fiume: in questo modo ritroverà le sue origini.
Luis Sepúlveda nacque a Ovalle, nel Cile meridionale, nel 1949. A 15 anni si iscrisse alla Gioventù comunista cilena, a 17 iniziò a lavorare come redattore per il giornale argentino Clarìn. Nel 1969 pubblicò il suo primo libro di racconti, Crònicas de Pedro Nadie, e vinse una borsa di studio per l’università di Mosca. Dopo pochi mesi però fu espulso per “atteggiamenti contrari alla morale proletaria” a causa dei rapporti con alcuni dissidenti. Tornò in Cile dove entrò in contatto con il gruppo di Salvador Allende – capo del Partito Socialista del Cile – che il 4 settembre 1970 diventò il primo Presidente marxista democraticamente eletto nel continente americano. Sepúlveda faceva parte del Grupo de amigos personales de Allende, che erano le guardie del corpo, i collaboratori e i confidenti del presidente.
L’11 settembre 1973 Allende fu destituito e ucciso da un golpe militare guidato da Augusto Pinochet. Sepúlveda – che era presente – fu arrestato e condannato da un tribunale militare a 28 anni di carcere, pena commutata in esilio dopo tre anni grazie alle pressioni di Amnesty International e dell’opinione pubblica di tutto il mondo. Sepúlveda sarebbe dovuto andare in Europa, ma durante lo scalo a Buenos Aires scappò dall’aeroporto. Girò quasi tutto il Sud America, vivendo in Uruguay, Brasile, Bolivia, Ecuador e Perù. Nel 1979 si unì alle Brigate Internazionali Simón Bolívar che stavano combattendo in Nicaragua. Dopo la vittoria dei sandinisti in Nicaragua iniziò a lavorare come giornalista, e l’anno successivo si trasferì in Europa, prima ad Amburgo, in Germania, poi in Francia, ma continuò a viaggiare moltissimo, soprattutto in Africa e in Sud America. Tra il 1982 e il 1987 lavorò anche sulle navi di Greenpeace, mentre dal 1996 vive a Gijón, in Spagna. Il suo primo romanzo – Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, del 1989 – fu un grande successo e gli permise di diventare scrittore a tempo pieno. Ha pubblicato più di 25 libri, tra romanzi, saggi e favole (che rimangono il suo successo editoriale più importante).
Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà è il terzo libro di Sepúlveda pubblicato da Guanda nel 2015, dopo il romanzo L’avventurosa storia dell’uzbeko muto (uscito a marzo) e il dialogo con Carlo Petrini Un’idea di felicità (uscito a maggio).
Sepúlveda presenterà Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà in Italia il 24 e 25 ottobre a Milano al festival Bookcity, il 26 ottobre a Vicenza alla libreria Galla, e il 27 ottobre al “Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci” di Prato
Questa è l’introduzione al libro, dove compare Ignacio Kallfukurà, il prozio mapuche di Sepúlveda.
***
Dungu – Parole…
Questo libro colma un debito che durava da tanti anni. Ho sempre sostenuto che gran parte della mia vocazione di scrittore nasce dal fatto di aver avuto nonni che raccontavano storie, e nel lontano Sud del Cile, in una regione chiamata Araucanía o Wallmapu, ho avuto un prozio, Ignacio Kallfukurá, mapuche (termine formato dall’unione di due parole – mapu, terra, e che, gente – la cui traduzione corretta è Gente della Terra), che al tramonto raccontava ai bambini mapuche storie nella sua lingua, il mapudungun. Io non capivo cosa dicevano tutti gli altri mapuche nella loro lingua nativa, però capivo le storie che narrava il mio prozio.
Erano storie che parlavano di volpi, puma, condor, pappagalli, ma le mie preferite erano quelle che raccontavano le avventure di wigña, il gatto selvatico. Capivo cosa raccontava il mio prozio perché, pur non essendo nato in Araucanía, nella Wallmapu, sono anche io mapuche. Sono anche io Gente della Terra.
Ho sempre desiderato raccontare una storia ai bambini mapuche, al tramonto, sulla riva del fiume, mangiando i frutti dell’araucaria e bevendo il succo delle mele appena raccolte negli orti.
Ora che mi avvicino all’età del mio prozio Ignacio Kallfukurá, vi racconto la storia di un cane cresciuto insieme ai mapuche. Di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà.
Vi invito quindi in Araucanía, nella Wallmapu, il paese della Gente della Terra.

© Luis Sepúlveda 2015
By arrangement with Literarische Agentur Mertin
Inh. Nicole Witt e. K., Frankfurt am Main, Germany

© 2015 Ugo Guanda Editore S.r.l., Via Gherardini 10, Milano
Gruppo editoriale Mauri Spagnol



Luis Sepúlveda - Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà


"Parole dolci e concrete. Parole adatte ai bambini, ma anche agli adulti. Parole che sono un ponte tra Esopo e l'America latina, e che non saranno mai neutrali."
La Repubblica
"Sepúlveda ha trovato nella favola la forma a lui più congeniale per parlare di valori umani, come l'amicizia e il rispetto delle diversità."
Famiglia Cristiana
UN AUTORE DA 6 MILIONI DI COPIE VENDUTE IN ITALIA 


Dopo Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza e il successo mondiale Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare 



UNA NUOVA SPLENDIDA FAVOLA, STORIA DI UN CANE CHE INSEGNÒ A UN BAMBINO LA FEDELTÀ 
È dura per un cane lupo vivere alla catena, nel rimpianto della felice libertà conosciuta da cucciolo e nella nostalgia per tutto quel che ha perduto. Uomini spregevoli lo hanno separato dal suo compagno Aukamañ, il bambino indio che è stato per lui come un fratello. Per un cane cresciuto insieme ai mapuche, la Gente della Terra, è odioso il comportamento di chi non rispetta la natura e tutte le sue creature. Ora la sua missione – quella che gli hanno assegnato gli uomini del branco – è dare la caccia a un misterioso fuggitivo, che si nasconde al di là del fiume. Dove lo porterà la caccia? Il destino è scritto nel nome, e questo cane ha un nome importante, che significa fedeltà: alla vita che non si può mai tradire e anche ai legami d’affetto che il tempo non può spezzare. 

Premio Letterario Alessandro Manzoni alla Carriera a Luis Sepulveda.

Live streaming #Teatro della Società di Lecco


giovedì 22 ottobre 2015

"Il silenzio...”

“La paura del silenzio” – Cardinale Carlo Maria Martini

Non c’è attività duratura e intelligente di costruzione della città senza una radice contemplativa, che è la capacità di silenzio, di deserto interiore, di pausa, in cui si riceve la Parola di Dio, la si ascolta e quindi si costruisce anche dal punto di vista intellettuale una certa visione del mondo.
Cosicché il fare non sia determinato solo dalle urgenze, dalle necessità, ma sia ritmato da questo progetto che nasce da un ascolto della Parola e da un atteggiamento di deserto, di silenzio contemplativo. 
Quanto maggiori sono le responsabilità di una persona, tanto più si devono trovare ogni giorno più lunghe ore di silenzio contemplativo. 
Bisogna cercarlo, e lottare per averlo, per non farsi travolgere dalle cose, dalla valanga di parole dette a vanvera, di giudizi affrettati. 
Il silenzio è sempre difficile.
Il silenzio bianco ancor di più: il silenzio nero è pura assenza di suoni, quello bianco è sintesi di tutti i colori. Ed è questo che bisogna imparare a esercitare. Superare, guardare in faccia la paura del silenzio, nella quale emergono alcuni mostri interiori, per imparare che si possono esorcizzare e si può dare loro un senso.

- Cardinale Carlo Maria Martini -




"La loquacità è la cattedra della vanagloria, dalla quale essa usa mettersi in vista e far pompa di sé. 
La loquacità è indice dell'ignoranza, la porta della maldicenza, il battistrada della scurrilità, il manutengolo della menzogna.
Essa distrugge la compunzione, provoca l'accidia, precorre la sonnolenza, dissipa la meditazione, disperde il raccoglimento, raffredda il fervore, dissolve l'orazione".

- San Giovanni Climaco -
un padre della Chiesa



Non si è mai parlato tanto come nella nostra epoca. 
Mai una valanga imponente di parole vuote, inutili e prive di senso si è abbattuta sulla testa della gente. 
Tutti vogliono "partecipare". Ma pochi hanno qualcosa da dire perché pochi sono capaci di silenzio e di sforzo di riflessione.




 Che cosa vuoi di più, o anima, e che cos'altro cerchi fuori di te, dal momento che dentro di te hai le tue ricchezze, le tue delizie, la tua soddisfazione, la tua sazietà e il tuo regno, che è il tuo Amato, che la tua anima desidera e cerca? 

-  Card. Carlo Maria Martini -
da: "Il Dio nascosto" Ed. Centro Ambrosiano



Nel silenzio

Un uomo che lavorava in una fabbrica di ghiaccio, perse un prezioso orologio.
Vari colleghi lo aiutarono alla ricerca, per quest'uomo quell'oggetto aveva un grande valore affettivo, c'è chi gridava :
"cerchiamo di qui."
altri gridavano:
"cerchiamo di qua."
Resta il fatto che cercarono per più di due ore ma senza successo.
Andarono a pranzare e quando tornarono videro un bambino che si recava verso di loro con l'orologio che cercavano. Lo fermarono e gli chiesero:
"Come hai avuto questo orologio?"
rispose il bambino :
"Ho visto che eravate talmente presi da frenesia nel cercare l'orologio che ho approfittato della pausa pranzo per cercarlo con tranquillità; infatti a differenza vostra sono stato in silenzio ad ascoltare il TIC TAC dell'orologio e lo trovato." 

In che posto cerchiamo Dio? Molte volte siamo talmente presi dalla stressante quotidianità nel mondo, siamo talmente avvolti nelle generalità delle cose che, nell'agitazione e nel disordine spirituale nel quale viviamo, non siamo capaci di fermarci ad ascoltare la voce del Signore. 

Dio parla nel silenzio! Impariamo ad ascoltarlo e scopriremo il più grande tesoro della nostra vita.


Chiesero a un saggio: «Parlaci della Preghiera».
Il maestro rispose: «La dottrina della Preghiera è suddivisa in dieci capitoli. Se farai attenzione, te ne dirò qualcosa: “parlare poco” è l’argomento del primo, “tacere” è quello degli altri nove». 
Se la tua anima prenderà l’abitudine di tacere, ogni atomo ti parlerà. 
Tu mormori come un torrente, ma solo se imparerai a tacere diventerai oceano. E chi in questo oceano vorrà cogliere la perla della parola di Dio dovrà tuffarsi e trattenere il respiro.




Guarda come la natura – gli alberi, i fiori, l’erba – cresce in silenzio; guarda le stelle, la luna, il sole muoversi in silenzio… Abbiamo bisogno di silenzio per riuscire a toccare le anime.

- Madre Teresa di Calcutta -



Spesso l'uomo grida: ma Dio non vede? Perchè Dio tace? Perchè il silenzio di Dio? 
Non si può dire: il silenzio di Dio.
Dobbiamo dire: il silenzio degli uomini, poichè essi non utilizzano lo strumento per cogliere le risposte che Dio dà ai loro interrogativi.

- Don Oreste Benzi - 





Buona giornata a tutti. :-)
www.leggoerifletto.it  leggoerifletto