La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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martedì 17 aprile 2018

Giratevi verso la luce perché la luce è già qui."







Ermes Ronchi

Il futuro ha un cuore di tenda

 

"Giratevi
verso la luce
perché la luce
è già qui."

Ermes Ronchi

 www.romena.it

Come affrontare questo tempo di crisi? Dove cercare germogli di speranza? Quale volto inedito di Dio e della Chiesa si prepara a emergere dalle fatiche del presente? Ermes Ronchi ci accompagna dentro questi e molti altri interrogativi per offrirci spunti concreti e per indicarci traiettorie possibili. Ma il suo è soprattutto un invito ad annusare e a seguire il vento di ciò che è davvero nuovo, di ciò che ci chiama dal futuro, e a farlo con animo aperto, con un bagaglio leggero, con un cuore di viandante. Un cuore di tenda.

Ermes Ronchi, frate dei Servi di Maria, è considerato oggi uno degli eredi della spiritualità di padre Vannucci e della poetica di David Maria Turoldo. Autore di numerosi libri, conduce attualmente la rubrica "Le ragioni della speranza" su Rai Uno.

LEGGI ARTICOLO PRESENTAZIONE DEL LIBRO


...

Esistono oggi dei piccoli germogli che, come il mandorlo in fiore, annunciano la primavera, l'emergere di una novità decisiva per il tempo a venire?

Per prima cosa, l'emergere del femminile: uno dei segni più belli del mondo d'oggi, forse il massimo dei segni profetici. La donna, che crea un ponte temporale tra il passato e il presente, che è la dimora dove si attua l'accoglienza ospitale più alta, quella di una nuova vita. Il genio femminile, la sua creatività calda, calda di abbracci, di attenzioni. Pensa solo all'atteggiamento materno, al senso di madre da estendere a tutto ciò che vive. Pensa all'etica della cura, dell'avere a cuore, che è biblica, perché la misericordia nella Bibbia si esplica come etica della cura. La donna fa paradiso quando si prende cura, quando mantiene questo triangolo: la cura di sé, la cura degli altri, la cura del mondo. Questo triangolo crea il paradiso, l'Eden, dove il nostro compito è «custodire e coltivare».


https://youtu.be/7dO23Ta5UCE

giovedì 12 aprile 2018

Sempre



SEMPRE con fascetta2
Lo scrittore e il prete, l'anarchico "senza Dio" e il fondatore della Fraternità di Romena: Maurizio Maggiani e il nostro don Luigi Verdi sono i protagonisti di un nuovo libro che riproduce un loro lungo dialogo sui valori e i temi della vita, un dialogo che trova il perno nella parola più grande e inafferrabile: "Sempre". 
Il libro (pubblicato da Casa Editrice Chiarelettere) ha giù avuto una vasta eco: pochi giorni fa è uscito un articolo su Avvenire , dopo quelli usciti sull'inserto "La lettura" del Corriere della Sera  e sul Il Secolo XIX  di Genova. Maurizio Maggiani ne ha parlato a  Fahrenheit, il programma dedicato ai libri e alle idee di Radio3 Rai 
Tutto questo per entrare nelle atmosfere di " Sempre" 
www.romena.it

mercoledì 11 aprile 2018

L’incredibile tenerezza🌾


 

– Due prigionieri, in due celle vicine,

che comunicano con colpi battuti nel muro. 

Il muro è ciò che li separa 

ma anche quel che permette loro di comunicare. 

Così tra Dio e noi. 

Ogni separazione è un legame – 

 

Simone Weil

#buongiornoromena

L’inizio del concerto di Gianmaria testa alla Pieve di Romena il 21 settembre 2011 nell’ambito dell’incontro “Una fede nuda”. Il concerto viene introdotto dalla presentazione di don Luigi Verdi, responsabile della Fraternità di Romena.

borgna-weil

LeggiAmo  L’indicibile tenerezza: In cammino con Simone Weil

con un po di musica…

Gianmaria Testa – Avrei voluto baciarti

Gianmaria Testa, DENTRO LA TASCA DI UN QUALUNQUE MATTINO

giovedì 5 aprile 2018

Il Giovane Holden / FELICITA'

Il Giovane Holden di Salinger, 
quello sguardo sul mondo che è diventato libro di culto

Il libro di Salinger non solo è romanzo di formazione, ma è una lezione di scrittura e di costruzione del personaggio. Holden osserva, pensa molto, dice poco. Racconta sempre e con ironia.
di Lucia Moschellailmiolibro.kataweb.it

 Foto apertura
Il giovane Holden (The Catcher in the Rye, letteralmente
 "L'acchiappatore nella segale" o "Il terzino nella segale")
 è unromanzo del 1951 scritto da J. D. Salinger. >>>  Il_giovane_Holden

Il libro di Salinger  dalla pubblicazione ad oggi ha venduto decine di milioni di copie e continua a vendere, anno dopo anno. E’ stato inserito a vario titolo in numerose classifiche dei migliori libri di sempre e delle opere da leggere almeno una volta nella vita e la copertina senza illustrazioni o foto (qui l’edizione Einaudi) non è un caso, è una precisa volontà dell’autore.Da un certo punto di vista è vero, quello di Salinger è un romanzo di formazione: sempre di un ragazzino che viene espulso da scuola si parla, ed è vero, il suo tono così affilato e strafottente o lo ami o lo odi. Ma Holden ha qualcosa in più. Holden osserva, pensa molto, dice poco. Racconta sempre e con ironia. Racconta il mondo, di cui nota delle piccole minuzie che certa gente non arriva a considerare neanche a 50 anni.Per esempio dice perché i suoi compagni di scuola espongano le valigie costose sopra l’armadio: per esporle. E dice perché le ragazze, quando stiate facendo qualcosa, non smettono di farlo: così danno la colpa a te che hai continuato. È grande, Holden, nel notare ogni dettaglio intorno a sé, per poi dedurne, come il migliore scienziato, teorie veritiere sulla fisica dell’essere uomo.Sono teorie che Holden non tira fuori da un cilindro, ma da quello che ha vissuto e che sta vivendo. Holden comincia a diventare grande, e si è accorto di una cosa: quando cresci, le cose ti scivolano dalle mani. Per esempio la tua sorellina di 10 anni, la vecchia Phoebe, che, così piccola, sa già capire quando un film che vede è un buon film o è un film che semplicemente “è ok”; o ancora il tuo primo amore, Jane, l’unica che ti sappia tenere la mano senza che la lasci morire dentro la tua; o infine tuo fratello, che da grande scrittore è andato a “prostituirsi” a Hollywood.Il Giovane Holden è un libro di cose che scivolano. E  se le cose anche per noi fossero ad un passo dallo scivolare da un burrone faremmo tutti la stessa cosa. Le afferreremmo, certo. Proveremmo ad essere Catcher in the Rye. Per istinto, intanto, per quell’atavica tendenza a trattenere invece che a cambiare. Ognuno afferrerebbe il suo. Holden afferrerebbe tutti: Jane, Phoebe, D.B, se stesso. Afferrerebbe anche le anatre di Central Park, quando arriva l’inverno e il lago ghiaccia. E afferrerebbe soprattutto la cosa più importante, se potesse: suo fratello Allie. Solo che Allie, ormai, è precipitato giù.E se ti precipita giù, tra tutti, proprio Allie, a te che sei restato rimane solo una domanda. Esiste un modo per riportare su le cose che non sei riuscito ad afferrare? La risposta è complessa, è nell’ultima riga e mezzo del libro, ed è innanzitutto una grande lezione di scrittura.

>>> il-giovane-holden-di-salinger-quello-sguardo-sul-mondo-che-e-diventato-libro-di-culto/




Risultati immagini per L'uomo dei sogni (Field of Dreams) è un film del 1989

Curiosità:
....
Ray non crede ai propri occhi ma la sua "missione" non è terminata: sente infatti ancora "la voce" dirgli "Lenisci il suo dolore" e capisce di dover rintracciare alcune persone. Il primo è Terence Mann, uno scrittore liberal-progressista a suo tempo bollato come comunista e ritiratosi a vita privata....
Ma  nel libro Ray Kinsella si metteva alla ricerca di uno scrittore realmente esistito, J. D. Salinger, famoso per essersi auto esiliato.




La felicità di Giovanni Pascoli
Quando, all'alba, dall'ombra s'affaccia,
discende le lucide scale
e vanisce; ecco dietro la traccia
d'un fievole sibilo d'ale,

io la inseguo per monti, per piani,
nel mare, nel cielo: già in cuore
io la vedo, già tendo le mani,
già tengo la gloria e l'amore.

Ahi! ma solo al tramonto m'appare,
su l'orlo dell'ombra lontano,
e mi sembra in silenzio accennare
lontano, lontano, lontano.

La via fatta, il trascorso dolore,
m'accenna col tacito dito:
improvvisa, con lieve stridore,
discende al silenzio infinito.

Giovanni Pascoli 



domenica 1 aprile 2018

Per lui, amore per Dio = amore per il mondo.


La spiritualità del ’900: Dietrich Bonhoeffer.


Pastore protestante che venne ucciso la mattina del 9 aprile 1945 all’età di 39 anni dietro ordine personale di Hitler. Aveva lasciato cattedra, libri per entrare attivamente nella resistenza antinazista, per essere fedele al mondo e alla sua giustizia, per trasformare il mondo in un luogo giusto. Combatté incessantemente contro la discriminazione raziale.
Per lui, amore per Dio = amore per il mondo.
Durante i due anni che trascorse nella prigione di Berlino, scrisse molte lettere ai suoi genitori, alla fidanzata e, soprattutto, ad un caro amico che, ironia della sorte, era soldato nell’esercito nazista. In una di queste lettere dell’anno 1944, Bonhoeffer compie una svolta teologica decisiva, la cui portata non è ancora chiara nemmeno oggi. Egli ritiene decaduta l’immagine tradizionale di Dio, quella che per affermarsi necessita della debolezza umana, il Deus ex machina.
Io vorrei parlare di Dio non nei limiti ma al centro, non nella debolezza ma nella forza, non in relazione alla morte o colpa ma alla vita e nel bene dell’uomo. Dio non è il tappabuchi nei confronti delle incompletezze delle nostre conoscenze. Dobbiamo trovare Dio in ciò che conosciamo, … Dio deve essere conosciuto non ai limiti delle nostre possibilità ma al centro della vita. …
Gesù non ha fatto come prima cosa dell’uomo un peccatore, non ha mai messo in questione la felicità dell’uomo in quanto tale […] Gesù rivendica per sé e per il regno di Dio la vita umana tutta intera in tutte le sue manifestazioni.”
Ecco decaduta l’immagine tradizionale di Dio, gli uomini hanno imparato a cavarsela da sé. Occorre una nuova modalità di pensare il concetto di Dio: occorre superare il concetto di rivelazione come qualcosa di inaudito e di particolare, qualcosa che non è contenuto fin dalle origini. Quando Bonhoeffer dice che Gesù rivendica per sé la vita umana tutta intera significa vedere in Lui non qualcosa di nuovo ma di antichissimo, di eterno, di sempre presente nella vita umana.Questo è un concetto di rivelazione cristiana che capovolge la prospettiva: è uno svelare la logica profonda dell’essere uomo, è uno svelare ciò che è da sempre presente nella creazione e nella natura. C’è analogia tra Dio e la fonte dell’essere. Bonhoeffer ha una profonda fiducia nella natura che da sé è in grado di generare lo spirito.
L’anima non è un fenomeno che scende dall’alto ma sorge dal basso, dalla materia che produce ogni cosa. La lettera di Bonhoeffer al sole è un piccolo saggio di teologia universale, è un inno alla vita naturale, alla salute, alla forza, alla felicità naturale: la vita umana intera in tutte le sue manifestazioni. In questo modo si è a contatto col divino, non uscendo da se stessi, non abbandonando il nostro essere  a un pezzo di mondo. Questa prospettiva rappresenta un addio alla teologia del peccato originale, che designa la felicità naturale come una sciagura, la forza vitale come disperazione che fa dell’uomo naturale qualcosa di peccaminoso, bisognoso di redenzione e di essere salvato. Il dogma del peccato originale parla di colpa che grava sulla testa di ogni essere umano che viene sulla terra.
La natura in se stessa, nella sua dimensione animale, minerale, vegetale, è il luogo da cui nasce lo spirito.
Il manifesto della teologia universale è contenuto in un testo poetico dedicato a cristiani e pagani. Chi sono i pagani? Sono gli uomini di questo mondo secolarizzato e Dio va a tutti gli uomini e sono perdonati in quanto tali, non occorre che diventino cristiani. Oggi occorre eliminare, come necessaria alla salvezza, la pratica della religione normata dalla Chiesa. Dire questo oggi è qualcosa di rivoluzionario (come duemila anni fa era rivoluzionaria l’idea di eliminare la pratica della circoncisione).La questione di base per Bonhoeffer è il cristianesimo inconsapevole: il cristianesimo può rappresentare la salvezza per tutti gli uomini, ma se è inconsapevole, non può essere universale, quindi non può essere la verità.
Il 16 luglio 1944 Bonhoeffer scriveva che “essere cristiano non significa essere religioso, significa essere uomini”.
Gli uomini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono per aiuto, chiedono felicità e pane, salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte. Così fanno tutti, cristiani e pagani. Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione; lo trovano oltraggiato, povero, senza tetto né pane. Lo vedono consunto dai peccati, debolezza e morte. I cristiani stanno vicini a Dio nella sua sofferenza. Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione; sazia il corpo e l’anima del suo pane, muore in croce per cristiani e pagani e a questi e a quelli, perdona.”

Vito Mancuso, tratto dal programma, Damasco, Il terzo Anello, di RAI radio 3

venerdì 30 marzo 2018

La Passione di Gesù secondo le rivelazioni di Suor Anna Caterina Emmerick

Beata Anna Katharina Emmerick ...



Parte I: dal cenacolo al Getsemani
Parte II: Passione, morte e sepultura
Parte III: La Resurrezione
DOPO LA RISURREZIONE DEL SIGNORE1. Le apparizioni del Risorto Sulla via di Emmaus«Non ardeva forse il nostro cuore quando egli, lungo la via, ci parlava e ci spiegava le Scritture?» (Luca 24,32).Vidi i discepoli e gli apostoli riuniti nella casa di Giovanni Marco mentre discutevano sulla risurrezione di Gesù. Molti erano ancora dubbiosi.Più di tutti gli altri, Luca e Cleofa esitavano a credervi.Volendo meditare sul loro dubbio, i due decisero di ritirarsi nella solitudine di Emmaus. Per evitare di essere visti insieme, uno prese il sentiero di destra e l'altro percorse una strada diversa.Luca aveva con sé un sacco di cuoio e un bastone, spesso si allontanava dai margini del sentiero per cogliere erbe medicinali.Egli era stato battezzato da Giovanni e aveva seguito saltuariamente gli insegnamenti del Signore. Dopo la passione di Gesù andò ad abitare con gli altri apostoli.Vidi Luca e Cleofa incontrarsi su una collina distante da Gerusalemme. Erano ancora turbati dal fatto che il Signore aveva permesso ai suoi nemici di crocifiggerlo. Discutevano fra loro e di tanto in tanto salmodiavano, finché Gesù risorto li avvicinò a metà strada. Essi lo videro, ma non lo riconobbero, anzi rallentarono il passo affinché “il pellegrino” passasse avanti. Ma anche Gesù rallentò il passo e, avvicinandosi ai due, chiese di quale argomento discutessero. Allora lo udii parlare di Mosè, di ciascun profeta e delle Scritture: in particolare di tutti i passi che lo riguardavano. Vidi i due discepoli molto stupiti di questo strano viandante e della vastità della sua scienza celeste.Giunti in prossimità di Emmaus, un grazioso borgo immerso nella natura, il Signore fece finta di prendere la strada verso Betlemme, ma i due lo esortarono a restare e lo invitarono in una locanda del paese.Occuparono una tavola molto pulita e già apparecchiata nella sala principale.L'oste servì loro del miele e una grande torta di forma quadrata; di fronte al Signore, in quanto straniero e ospite di riguardo, depose un piccolo pane azzimo sottile e soffice come i pani pasquali.Dopo aver recitato una preghiera in comune, Gesù cenò con loro, prese il pane azzimo, vi segnò tre porzioni con un coltello d'osso e lo mise sopra un piatto. Poi si alzò in piedi, pregò, benedisse il piatto e lo levò verso il cielo, tenendolo con entrambe le mani.In quel momento vidi il Signore trasfigurato: i due discepoli lo riconobbero e furono subito rapiti in estasi.Aureolato di luce, Gesù rimise il piatto sul tavolo, spezzò il pane e lo portò alla loro bocca; poi, prendendo la sua parte, disparve.I due discepoli si abbracciarono commossi fino alle lacrime.Nel cenacolo«Metti il tuo dito qui e guarda le mie mani, porgi la tua mano e mettila nel mio fianco, e non essere più incredulo, ma credente...» (Giovanni 20,27).Dopo l'apparizione del Signore, Cleofa e Luca ritornarono indietro alla volta di Gerusalemme.Arrivati alla porta del cenacolo, bussarono e fu loro aperto.Davanti al vestibolo si trovavano la santa Vergine e le pie donne, le quali assistevano alla preghiera e alle istruzioni degli apostoli. Questi ultimi erano là radunati, ad eccezione di Tommaso. Quando i due entrarono nella sala, pieni di gioia, rivelarono quel che avevano veduto. Allora fu interrotta perfino la preghiera perché tutti vollero sapere i particolari di quell'incontro straordinario. Subito dopo, gli apostoli, con rinnovato fervore, si disposero in cerchio e ripresero la preghiera. In quel medesimo istante, nonostante la porta fosse chiusa, entrò Gesù, vestito d'una lunga tunica bianca. Gli apostoli si sentirono illuminati dalla grazia, tuttavia non riuscivano ancora a credere alla reale presenza del Signore.Vedendoli intimoriti, il Salvatore andò a mettersi in mezzo a loro e chiese del cibo. Gli apostoli ne ebbero gioia e conforto, misti a turbamento. Gesù mostrò loro le mani e i piedi piagati e si scoprì il petto per mostrare la ferita del la lancia. Pietro prese un piatto dalla dispensa, contenente un pesce e del miele, e lo mise innanzi a lui. Dopo aver benedetto quegli alimenti, il Signore offrì una porzione del pesce ad alcuni apostoli, alla sua diletta Madre e al gruppo delle pie donne, quindi mangiò il rimanente.Per tutto il tempo che Gesù fu in mezzo a loro, la santa Madre non cessò di contemplano, e i suoi occhi sprigionavano amore e gioia.2. Maria, la Madre di Gesù, dopo l'ascensione del FiglioLa mattina del 13 agosto 1823, in occasione della festa del l'Assunzione di Maria santissima, la veggente di Dùlmen iniziò la narrazione della vita della Madonna.La Vergine Maria, dopo l'ascensione di nostro Signore al cielo, visse ancora tre anni a Sion, tre a Betania e nove a Efeso. Qui fu condotta da Giovanni quando si scatenò la persecuzione degli Ebrei contro Lazzaro e le sue sorelle. Giovanni la portò a Efeso e fece costruire per lei una piccola abitazione non molto distante dalla città. La seguirono un gruppo di discepole e altri fedeli della Palestina.Molte famiglie e pie donne di questa prima colonia cristiana dimorarono nelle spelonche delle rupi e nelle cavità che offriva il terreno. Il suolo era fertile e i cristiani avevano orti e frutteti. Altri gruppi abitavano nelle tende o avevano costruito piccole capanne. L'uso delle tende iniziò a diffondersi tra i cristiani fin dall'inizio delle persecuzioni, perché spesso erano costretti a trasferirsi da un luogo all'altro. Solamente la casa di Maria era di pietra. Pochi passi dietro la casa c'era un monte che si alzava ripido fino alla vetta, dalla quale si godeva una bella vista sul mare, su Efeso e sulle sue numerose isole. Non distante dal monte scorreva un bel fiumiciattolo. Per questa contrada non passava quasi mai nessuno.Nei pressi della colonia cristiana vidi un castello in cui abitava un re detronizzato. Giovanni lo convertì alla nuova fede. Tempo dopo il castello divenne sede vescovile.La casa della Vergine era quadrata, solo la parte posteriore era di forma circolare, aveva le finestre molto sollevate dal suolo e il tetto era piatto.L'abitazione era divisa al centro dal focolare. A destra e a sinistra di questo si accedeva nella parte posteriore della casa, dove c'erano l'oratorio e alcune piccole stanzette. Questa parte della casa, di forma circolare, era scarsamente illuminata ma addobbata in modo grazioso.Al centro del muro, dal focolare al tetto, c'era un'incavatura simile ai nostri condotti per il fumo: serviva, infatti, a guidare il fumo a un'apertura superiore. Una tortuosa canna di rame si alzava al di sopra della casa.Nelle piccole stanzette laterali, formate con pareti mobili di giunchi, dormivano l'ancella di Maria santissima e le donne che talvolta venivano a visitarla.Le pareti erano ricoperte di vimini intrecciati che terminavano superiormente in forma di volta.Nell'oratorio, in una nicchia al centro del muro, vi era un tabernacolo in cui la Vergine teneva una croce lunga al l'incirca un braccio. Essa aveva le due braccia laterali a forma di Y, come ho sempre visto la prima croce di nostro Signore.La croce non aveva ornamenti, anzi era intagliata in modo rudimentale come lo sono quelle che ancor oggi giungono dalla Terrasanta. Io penso che l'avessero intagliata Giovanni e Maria santissima. Era composta di quattro specie di legno e fissata in un supporto di terra o di pietre, com'era la croce di Cristo sul Calvario. Ai piedi della croce si trovava un pezzo di pergamena su cui era scritto qualcosa, forse le parole del Signore. Sul legno vidi scolpita l'immagine del Redentore, molto semplice, spoglia d'ogni vano ornamento e con linee di colore scuro. Le linee più marcate da una tinta nera rendevano ancor più chiara la figura di Cristo.Nelle diverse qualità del legno, ravvisai le varie contemplazioni fatte dalla santa Vergine. Due vasi di fiori stavano l'uno a destra e l'altro a sinistra della croce.Vicino a questi vasi vidi un lino: mi sembrò che fosse quello con cui la Madre di Dio s'era servita per asciugare il sangue e le piaghe del corpo di Cristo.Nello scorgere questa pezzolina, vidi Maria santissima asciugare le sacre piaghe del Redentore. Il panno era simile alla tela con cui i sacerdoti puliscono il calice dopo aver bevuto il sangue di Cristo. Ella conservava pure alcune vesti di Gesù, tra le quali la tunica inconsutile.Quando Giovanni andava a visitarla, si scopriva il tabernacolo e, davanti al crocifisso, essi s'inginocchiavano e pregavano a lungo.Nei dintorni della sua casa la Vergine aveva disposto dodici pietre commemorative delle stazioni della Via Crucis.La vidi percorrere con la sua ancella i luoghi simbolici della passione del Signore. Ella meditava e pregava sui patimenti del Figlio.Ad ogni stazione, baciando la terra, le due donne ricordavano le sofferenze del Signore.La piccola casa della santa Vergine era adiacente un bosco ed era circondata da alberi; la quiete e il silenzio dominavano il paesaggio circostante. L'ancella, più giovane del la Vergine, andava nei dintorni a procurare il cibo. Esse conducevano una vita di preghiera, tranquilla e ritirata.Negli ultimi tempi che dimorò in questo luogo, la Madonna divenne sempre più silenziosa e raccolta, pareva quasi dimenticare di prendere il nutrimento necessario. Durante gli ultimi anni della sua vita terrena la vidi bere un succo simile a quello di uva. Solo il suo corpo sembrava ancora di questo mondo, poiché lo spirito pareva già passato a felice dimora. Tutto in lei faceva trasparire la continua preoccupazione dello spirito.Nelle ultime settimane della sua vita passeggiava per le stanze appoggiata al braccio della sua fedele ancella.Portava spesso una veste bianca, il suo viso era senza rughe, angelico e spiritualizzato.Dopo tre anni di soggiorno ad Efeso, accompagnata da Giovanni e da Pietro, la Madre di Dio fece ritorno a Gerusalemme, spinta dal desiderio di rivedere i luoghi santificati dal sangue del Figlio.Vidi in questa città gli apostoli radunati per un concilio; c'era anche Tommaso.La Vergine li assisteva con i suoi consigli.Essi gettarono le basi concrete della Chiesa futura; dopo di che andarono a portare il vangelo nelle terre lontane.Quando la Vergine giunse a Gerusalemme imbruniva appena. Prima di entrare in città si recò a visitare il monte degli Ulivi, il Calvario, il santo sepolcro e tutti gli altri luoghi santi che sono intorno a Gerusalemme.Sui luoghi della passione Maria non cessava di sospirare:«Oh, Figlio mio! Figlio mio!...».Giunta alla porta del palazzo dove aveva incontrato Gesù sotto la croce, cadde svenuta. Gli apostoli credettero che ella avesse cessato di vivere.Fu portata al cenacolo, in cui abitò le stanze dell'atrio. Maria santissima fu così grave e sofferente che si pensò di prepararle una tomba in una caverna del monte degli Ulivi.Ma dopo che la tomba fu preparata, Maria si ristabilì in salute e tornò ad Efeso.Il bel sepolcro scavato per lei a Gerusalemme fu tenuto in grande considerazione. Più tardi lì vicino fu costruita una magnifica chiesa. Giovanni Damasceno, seguendo una diffusa tradizione, scrisse che la Madonna si era addormentata nel Signore ed era stata sepolta a Gerusalemme.A me, però, fu rivelato che, per volontà di Dio, i particolari del transito, della sepoltura e dell'assunzione della santa Vergine in cielo erano oggetto soltanto di una tradizione incerta.Il tempo in cui la Chiesa commemora il transito di Maria santissima è giusto, ma non tutti gli anni cade nello stesso giorno.Nell'anniversario della sua morte ho visto numerose anime salire in paradiso.Quando la santa anima della Vergine lasciò il santo corpo, era l'ora nona, la stessa in cui era spirato il Salvatore.

Le Visioni dell'Assunzione di Maria. Anna Caterina Emmerick. 1

By leggoerifletto 
9 febbraio Beata Anna Katharina Emmerick Mistica, religiosa
Anna Catharina Emmerick nacque l’8 settembre 1774 a Flamske bei Coestfeld (Westfalia, Germania) comunità di contadini; i suoi genitori Bernardo Emmerick e Anna Hillers, erano di umile condizione ma buoni cattolici.Da bambina faceva la pastorella e in questo periodo avvertì la vocazione a farsi religiosa, ma incontrando l’opposizione del padre; durante la sua giovinezza Dio la colmò di grandi doni, come fenomeni di estasi e visioni.Ma questo non le giovò, in quanto fu rifiutata da varie comunità; nel 1802 a 28 anni, grazie all’interessamento dell’amica Clara Soentgen, una giovane della borghesia, ottenne alla fine di entrare nel monastero delle Canonichesse Regolari di S. Agostino di Agnetenberg presso Dülmen.La vita nel monastero fu per lei molto dura, perché non della stessa condizione sociale delle altre e questo le veniva fatto pesare, come pure le si rimproverava di essere stata accolta dietro insistenti pressioni. A ciò si aggiunse che soffrì di varie infermità, per le conseguenze di un incidente patito nel 1805, fu costretta a stare quasi continuamente nella sua stanza, dal 1806 al 1812.Quando era una contadina riusciva a tenere nascosti i fenomeni mistici che si manifestavano in lei, ma nel monastero, un ambiente più ristretto, ciò non le riusciva, pertanto alcune suore o per zelo o per ignoranza la fecero oggetto di insinuazioni maligne e sospetti di ogni genere.Nel 1811 il convento fu soppresso dalle leggi francesi di Napoleone Bonaparte e le suore disperse; Anna Caterina Emmerick nel 1812 si mise allora al servizio di un sacerdote, emigrato a Dülmen proveniente dalla diocesi francese di Amiens, don Giovanni Martino Lambert.Ed in casa del sacerdote verso la fine di quell’anno, i fenomeni sempre presenti prima, si moltiplicarono e negli ultimi giorni di dicembre 1812 ricevette le stigmate; per due mesi riuscì a tenerle nascoste, ma il 28 febbraio 1813 non poté lasciare più il letto, che diventò il suo strumento di espiazione per i peccati degli uomini, unendo le sue sofferenze a quelle della Passione di Gesù.
Fu sottoposta ad un’indagine sulle stigmate, sulle sofferenze della Passione e sui fenomeni mistici che si manifestavano in lei, indagine che confermò la sua assoluta innocenza e il carattere soprannaturale dei fenomeni.Devotissima dell'eucaristia, traeva la sua forza da essa; si verificò in lei, come in altre mistiche, il fenomeno del digiuno eucaristico: poca acqua e l'ostia consacrata furono sufficienti a tenerla in vita per molti anni.Ebbe visioni riguardanti la vita di Gesù e di Maria, ma soprattutto della Passione di Cristo.È diventato difficile sapere quali visioni furono effettivamente sue, perché un suo contemporaneo, il poeta e scrittore Clemente Brentano (1778-1842) le pubblicò facendo delle aggiunte e abbellimenti al suo racconto, creando così una grande confusione, che pesò fortemente sul futuro processo di beatificazione.  Per l’appartenenza da suora all’Ordine delle Canonichesse Regolari, i monaci Canonici Regolari di sant’Agostino promossero la sua causa di beatificazione, che subì varie battute di arresto, interventi di vescovi e dello stesso papa Leone XIII, coinvolgimenti nelle vicende politiche della Germania, ecc., finché il 4 maggio 1981 ci fu il decreto sull’introduzione della causa. Finalmente questa venerabile suora, mistica, veggente, stigmatizzata del secolo XVIII, è giunta alla fine di un lungo processo di canonizzazione, durato più di 135 anni, san Giovanni Paolo II, papa l’ha scritta nell’albo dei Beati il 3 ottobre 2004. Sia Anna Caterina che il poeta Brentano non erano mai stati in Terra Santa, eppure Anna Caterina ha descritto con sorprendente precisione della casa di Efeso dove vissero Giovanni e Madonna.Alcuni archeologi austriaci, fra cui Il ricercatore francese Julien Dubietpresero sul serio le visioni della monaca agostiniana e, tracciando una mappa topografica basata sulle sue indicazioni, riportarono alla luce, in Turchia a 9 km da Efeso, alcuni resti (mura perimetrali e focolare) di una casa che identificarono come l'antica abitazione nella quale la  Vergine Maria e San Giovanni Evangelista vissero dopo la morte di Gesù. L’edificio, nonostante le trasformazioni subite nel tempo, a nove chilometri a sud di Efeso, su un fianco dell'antico monte Solmisso di fronte al mare, esattamente come aveva indicato la beata Emmerich. La validità delle visioni di Caterina e del relativo ritrovamento, venne confermata anche dalle ricerche archeologiche condotte nel 1898 da alcuni esperti austriaci. Gli archeologi ebbero modo di appurare che l’edificio - almeno nelle sue fondamenta - risaliva al I secolo d.C.
Meryem Ana è visitato ogni anno da migliaia di pellegrini. 
La chiesa cattolica non si è mai ufficialmente pronunciata ma il sito è stato meta dei pellegrinaggi dei papi Paolo VI (26 luglio 1967), Giovanni Paolo II  
(30 novembre 1979) e Benedetto XVI (29 novembre 2006).

Nella foto io e mio marito in visita a Mary Ana. La casa è su una collina e, ai tempi di Maria il mare era visibile ad occhio nudo, ora è distante una trentina di chilometri.
Mi piace immaginare Maria, al tramonto, seduta proprio lì, dove siamo seduti noi, guardare il tramonto sul mare.


"Anche se rimanesse un solo cattolico, la Chiesa vincerebbe di nuovo, perché non si fonda sui consigli e sull'intelligenza umani." 
- Beata Caterina Emmerick -Flamske 
(Germania), 8 settembre 1774 – Dülmen, 9 febbraio 1824
 

San Giovanni-Maria Vianney (Curato d’Ars)

 - Biografia, preghiere

Chi è più soggetto alla tentazione - San Giovanni Maria Vianney (curato d'Ars) 
"Chi sono dunque coloro che subiscono di più la tentazione? Sono senza dubbio gli ubriachi, i mormoratori o gli spudorati che si gettano alla cieca nelle lordure, o l’avaro, che pensa solo ad arricchirsi in ogni modo, direte voi. No, non sono affatto costoro; al contrario, il demonio li disprezza, o meglio, li protegge perché possano fare il male per il maggior tempo possibile, dal momento che più a lungo essi vivranno, più i loro cattivi esempi trascineranno le anime all’inferno. Infatti, se il demonio avesse incalzato troppo fortemente questo vecchio impudico, egli, per i suoi vizi, avrebbe accorciato i suoi giorni di quindici o vent’anni e quindi avrebbe avuto meno tempo per indurre a peccare questa vergine, della quale ha violato il fiore della verginità; o questa giovane che ha gettato nel più infame pantano dei peccati contro la purezza. Non avrebbe avuto il tempo di iniziare al male quel giovane, che forse vi resterà avviluppato fino alla morte. Se il demonio avesse indotto quel ladro a rubare in modo sfrenato, già da tempo sarebbe incorso nel patibolo, e non avrebbe avuto l’opportunità di trascinare qualche altro nel suo vizio. Se il demonio avesse sollecitato quest’ubriaco a riempirsi di vino fino all’orlo, già da tempo sarebbe morto nella crapula; invece, prolungando i suoi giorni, riuscirà a trascinare molti altri col suo cattivo esempio. Se il demonio avesse tolto la vita a questo musicista o a questo maestro di ballo o a questo cabarettista, quanta gente in loro assenza avrebbe scampato il pericolo, mentre se quelli restano in vita, si dannerà per loro. Sant’Agostino ci insegna che il demonio non tormenta troppo queste persone, ma, al contrario, li disprezza e sputa loro addosso. Ma, mi dirai, chi sono dunque quelli che il demonio preferisce tentare? Ascolta attentamente, amico mio. Sono proprio coloro che si mostrano più pronti, con l’aiuto di Dio, a sacrificare ogni cosa per la salvezza della loro povera anima; che sanno rinunciare a tutto ciò che, sulla terra, gli altri ricercano con ansia e con ardore. E non è solo un demonio che li tenta, ma sono milioni quelli che gli piombano addosso, per farli cadere nei loro lacci. Eccovi un esempio. La storia racconta che San Francesco d’Assisi era riunito un giorno con tutti i suoi religiosi, in un grande campo dove erano state costruite delle piccole capanne di giunchi. San Francesco, vedendo che facevano penitenze così straordinarie, ordinò che gli fossero portati tutti gli strumenti di penitenza, e li ammassò come si fa con la paglia. C’era lì un giovane a cui il buon Dio aveva fatto la grazia di vedere il suo angelo custode. Egli vedeva, da una parte, questi buoni religiosi che non potevano saziarsi mai di fare penitenza, e dall’altra, il suo buon angelo custode, gli fece vedere una assemblea di diciottomila demoni, che tenevano consiglio per trovare il modo di travolgere questi religiosi con la tentazione. Ci fu un demonio che disse: “Voi non capite niente; questi religiosi sono troppo umili, (ah! bella virtù!), troppo distaccati da se stessi, troppo attaccati a Dio. Essi hanno un superiore che li guida così bene, che è impossibile poterli vincere. Aspettiamo che il superiore muoia, e allora tenteremo di introdurre in mezzo a loro, dei giovani che non hanno una vera vocazione, e che li spingeranno a rilassarsi, e in tal modo saranno nostri”. Qualche tempo dopo, entrando in città, vide un demonio tutto solo, seduto alla porta della città, per tentare tutti quelli che vi abitavano. Il santo giovane chiese al suo angelo custode, perché, per tentare quei religiosi occorrevano tante migliaia di demoni, mentre per una intera città ce n’era solo uno e anche seduto oziosamente. Il suo buon angelo gli rispose che la gente del mondo non ha affatto bisogno di tentazioni, perché ci pensa da sola a trascinarsi verso il male, mentre i religiosi si comportano bene, nonostante tutte le trappole e le battaglie che il demonio procura loro."
(S. Giovanni M. Vianney)



Gli spiriti cattivi si manifestano in tutt’altro modo che gli Angeli: irradiano una luce torbida, come un riflesso, sono pigri, stanchi, sognanti, malinconici, arrabbiati, selvaggi, rigidi e passivi, oppure leggermente mobili e passionali. Ho notato che questi spiriti sprigionano gli stessi colori che avvolgono gli uomini durante le sensazioni dolorose, provenienti da situazioni di sofferenze estreme e travagli dell’anima. Sono gli stessi colori che avvolgono i martiri durante la trasfigurazione della gloria del martirio. Gli spiriti cattivi hanno visi affilati, violenti e penetranti, si insinuano nell’animo umano come fanno gli insetti quando sono attratti da determinati odori, sulle piante o sui corpi. Questi spiriti penetrano dunque negli animi risvegliando negli esseri ogni genere di passione e pensieri materiali. Il loro scopo è di separare l’uomo dall’influsso divino gettandolo nelle tenebre spirituali.
- Beata Anna Caterina Emmerick - 

Buona giornata a tutti. :-)
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Emmerick Anna Katharina, beata (1774-1824) La Passione del Signore
Vidi un grande edificio in una zona alberata sul versante meridionale del monte Sion, non lontano dalle rovine del palazzo di Davide. Nel cortile spazioso di questa soli da costruzione vidi altre case, tra le quali quella del maestro di mensa e un'altra dove si radunavano la santa Vergine e le pie donne dopo la morte di Gesù. L'edificio si trovava in pessime condizioni, quando di venne proprietà di due buoni membri del sinedrio, Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea. Essi provvidero a ristrutturare la sala principale allestendola come cenacolo per i banchetti pasquali degli stranieri. In questo locale vi avevano abitato i prodi capitani di Davide. Nel cenacolo non ho visto finestre: la luce scende dai fori praticati nelle alte volte; dal soffitto pendono molte lucerne. Durante le feste le pareti vengono coperte fino a metà altezza da meravigliose stuoie e tappeti e un velo blu viene steso al di sopra di un'apertura nel tetto. Una tenda simile separa la sala principale dei banchetti dal vestibolo, al quale si accede da tre ingressi. Dietro la sala principale si trova un locale interno, ai cui lati vengono deposti gli arredi e gli oggetti del culto, e al centro c'è un focolare che serve per cuocere i pani azzimi e arrostire l'agnello pa squale, ma viene usato anche per bruciare gli incensi e gli avanzi del pasto. La divisione del cenacolo in tre parti — vestibolo, sala centrale e sala interna — è simile alla struttura del tempio: atrio, santuario e santo dei santi. I locali situati nell'altra ala dell'edificio servivano da deposito per le grandi pietre tombali ed edilizie e come officina degli scalpellini, poiché Giuseppe d'Arimatea possedeva al suo paese cave di pietre della miglior qualità; egli commerciava in lapidi, ornamenti architettonici e colon ne, e tutto veniva lavorato sotto la sua guida. Nicodemo collaborava con Giuseppe nell'attività commerciale, inoltre si occupava di sculture e lavori d'intaglio. Eccetto i giorni di festa, lo si vedeva spesso in questa sa la intento a scolpire disegni e ornamenti sulla pietra.


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Branduardi 

"Ballo in fa diesis minore", dell'Album la "Pulce d'acqua" del 1977.

Da:La pulce d'acqua (1977)


Angelo Branduardi - State buoni se potete [1983 original soundtrack] (1/3)


Angelo Branduardi - State buoni se potete [1983 original soundtrack] 1/2

Angelo Branduardi - State buoni se potete [1983 original soundtrack] 1/3