La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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venerdì 20 giugno 2014

“Obbedire è meglio”

Farsi sedurre dalla vita con un sorriso


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Il nuovo libro per l'estate di Costanza Miriano


di Pippo Corigliano
Costanza Miriano nel suo libro più recente, “Obbedire è meglio”, mette insieme le due tecniche di racconto che prediligo. La prima è raccontare i fatti propri mescolandoli ai fatti degli altri. Sembra strano ma tanti ignorano quali sono i livelli di attenzione. Il primo livello è quando si raccontano i fatti propri (uno si chiede perché, ma è così).
Il secondo livello è quando si raccontano i fatti degli altri. Il terzo è quando si usano immagini, parabole, metafore, fiabe. Il quarto livello, il più basso, è quando si fanno teorie: in genere chi scrive ha studiato all’università ed ha assimilato il metodo scientifico, crede di essere almeno un piccolo Aristotele e riesce a far stramazzare di noia anche il più volenteroso lettore. Costanza ti seduce raccontandoti tutti i guai che ha combinato lungo la giornata assieme alla descrizione pittoresca di ciò che fa e non fa una sua amica e poi… Questo è il punto: ciò che spunta alla fine. Siamo condotti alla conclusione portati da una corrente di buonumore, come se andassimo nel paese dei balocchi e invece ci si trova ai vertici di un trattato di ascetica e mistica ovvero di un corso di teoria e tecnica della spiritualità e santificazione.
In fondo Costanza viene incontro ad un’esigenza forte e urgente che è la domanda di come ci si possa identificare con Cristo vivendo con molti figli, con l’orario d’ufficio, con le difficoltà del traffico, con i mille impegni necessari o superflui e dovendo pagare tante tasse.
Se uno scorre nel messale le festività dei santi trova una sequenza di personaggi meravigliosi (fondatori, regnanti, monaci, papi…) nessuno dei quali ha condotto una vita simile alla nostra. E allora bisogna trovare la strada, occorre inventarsela e Costanza ci racconta come se la inventa lei e ti offre una pista senza farti faticare.
Abbiamo un bel dire che la gente dovrebbe leggere di più, ma ci rendiamo conto qual è il genere di vita di un cittadino medio? Nell’800 si leggeva molto ma si aveva anche il tempo di un personaggio agreste di Tolstoj. Come si può pretendere che nei piccoli spazi di tempo disponibili uno si legga un mattone che forse leggerebbe volentieri se fosse in campagna su una sedia a dondolo? Perciò viva Costanza Miriano che ti seduce facendoti ridere e poi ti mette in testa lo stile di un vero mistico.
Morale: quest’estate portatevi sotto l’ombrellone “Obbedire è meglio”. Imparerete ad essere contenti di ciò che avete e ad evitare la nostalgia del magari: magari non mi fossi sposato, magari avessi studiato ingegneria… Oggi, adesso ho davanti il quadro della mia vocazione: sta nella mia vita così com’è. Là imparo ad amare Dio e gli altri e posso farlo sorridendo.

*

L’articolo toppato e il libro che non avrei mai pensato di leggere


di Chiara Beretta Mazzotta
Il titolo del pezzo è provocatorio: “Donne, imparate l’arte dell’obbedienza”. Ed è corredato da una foto tristanzuola con donna – non è una gara di bellezza, ovvio, ma manco di bruttezza– un po’ sciatta seduta in una chiesa deserta. Invitante no, non direi proprio.
Leggo e scopro che si parla di una autrice, Costanza Miriano, che ha all’attivo saggi come Sposati e sii sottomessa e Sposala e muori per lei. Stavolta si parla di Obbedire è meglio, sottotitolole regole della Compagnia dell’agnello.
Non credo ci voglia l’acume di Einstein per capire che il primo libro era rivolto alle donne, il secondo agli uomini e questo a entrambi i sessi. O forse sì. Fatto sta che, di primo acchito, l’intervista pare raccontarci di una tizia uscita dal Medioevo – giorno più giorno meno – un po’ mesta, seriosa e maschilista. Anzi, masochista, perché votata alla sottomissione al maschio e alla famiglia.
Premessa: sono atea claudicante (cioè alle volte qualche moto di conversione ce l’ho), sono nata in una famiglia cattolica ma che in chiesa ci andava pochino, ho frequentato 11 anni di scuola cattolica e l’università cattolica (e gli ultimi due punti potrebbero giustificare da soli l’inaridimento spirituale). In giovine età sono stata credente, convinta e lieta, crescendo non ne sono stata più capace. Confesso però una certa invidia verso chi vive la propria spiritualità con il sorriso, mettendola in pratica, facendo del bene e riuscendo a trovare sostegno fuori da sé. Al contrario detesto i baciapile, i blateroni che fanno i teologi illuminati ma sono incapaci d’amore e/o rispetto verso il prossimo, quelli che aiutano i bimbi del Congo ma i propri figli manco li filano e trattano moglie, colleghi e umani tutti come servi.
A questi punti do una sbirciatina in rete. La Miriano ha una faccia sorridente e simpatica, distante qualche luna dall’immagine tristanzuola
costanza-e-lavinia suggerita dal pezzo di “D Repubblica”. Leggo qualche post su Facebook e direi che ha pure senso dell’umorismo. Quindi compro l’ebook ché ’sta faccenda dell’obbedienza, agnello compreso, mi incuriosisce assai.
E rido. Rido un mucchio. Il paragone più banale potrebbe essere con la Sarah Jessica Parker di Ma come fa a far tutto? in versione cattolica però.
L’autrice è sposata, ha quattro figli, è giornalista (lavora per Rai Vaticano) e di notte scrive i suoi romanzi. E ci racconta di una obbedienza alla vita intesa come allontanamento dal proprio egocentrismo (dalla “propria voce”), un affidarsi all’altro e all’esistenza che ci viene data. Non in modo passivo, perché si tratta di accogliere e trasformare, un bel lavoro insomma. Obbedire nel senso di essere docili, ascoltare. Tenendo a bada quell’emotività che spesso equivale all’insoddisfazione capricciosa che ci divora facendoci zigzagare alla ricerca di qualcosa d’altro, di meglio, di boh. Gli Agnelli sono le persone cui fare affidamento: gli amici veri (simboli di obbedienza nel lavoro, nella famiglia…), il marito, i figli. Una rete che ci àncora, ci critica amandoci, ci sostiene (nessun uomo è un’isola, insomma). Inutile dire che LA guida è una e una sola: Dio.
Costanza_Miriano FBIl tutto viene raccontato con aneddoti piuttosto gustosi a base di inciampi quotidiani e altri disastri con divagazioni su diete, corna, cura di sé, trucco e parrucco compresi. La Miriano sa prendersi in giro ed è portatrice sana di un ego normodotato. Però, per un’ateaccia come la sottoscritta, svariate affermazioni sono distanti e inconcepibili: andare a messa tutti i giorni trovandolo un modo per ricaricare le pile, evitare tutti gli stratagemmi che ci fanno stare al sicuro nella vita (e sono tanti tra i quali spicca pure il controllo delle nascite) e parecchio altro… storco il naso e sbuffo pure, ma non è colpa della Miriano, al massimo mia e della mia fede latitante.
“Curiosità” è una delle poche parole che mi sentirei di usare in risposta alla domanda “qual è il tuo miglior pregio?” e sono lieta di averla
Screenshot 2014-06-20 11.45.34soddisfatta leggendo questo libro. Perché è buono, pensato con amore, motivato in ogni sua parte. E leggero (non facile, banale, furbetto), leggero perché sono state eliminate le inutili zavorre. Direi che la Miriano fa con la fede quello che io cerco di fare con i libri: toglie la polvere, gli stereotipi, l’immagine triste e noiosa del credente tipo. E lo sa fare bene.
Le uniche note stonate? Non sono nel libro ma nel pezzo di “D Repubblica”. Chi lo ha titolato non ha capito un tubo di tutta la faccenda. E la giornalista ha posto domande banali e fuorvianti che nel complesso sembrano voler confermare al lettore l’idea che nel libro si parli di una donna che si fa mettere i piedi in testa. Una occasione mancata, insomma. La carta cosa, come dice Alino Milan su Radio24, e andrebbe impiegata meglio.

martedì 17 giugno 2014

La mia prima fine del mondo.


La mia prima fine del mondo. Inseguendo Fratel Ettore dei poveri

Un Nobel per Fant

DI COSTANZA MIRIANO
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di Costanza Miriano
Chiedo con voce ferma e decisa l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Emanuele Fant. Il suo libro mi ha folgorata, come non mi succedeva da non ricordo più quanto (con Houellebecq, direi). Poiché però vedo piuttosto improbabile e comunque non prossima l’assegnazione del Nobel a un libro profondamente evangelico, non convenzionale e per niente ammiccante, proporrei l’istituzione del premio Quaglia ghiacciata*, e ne sancirei l’assegnazione insindacabile a La mia prima fine del mondo, editore Monti.
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La nostra famiglia è già titolare di cinque copie distribuite in giro, e credo che il totale aumenterà, perché quello di Emanuele è uno di quei libri che ti viene voglia di regalare a caso a pacchi, facendo volantinaggio per strada, o lanciandolo come faceva Fratel Ettore con i malloppi di rosari fluorescenti. A rendere più acuta la sindrome devi-assolutamente-leggere-questo-libro c’è l’aggravante che Emanuele ancora non lo conosce nessuno (quasi), e quando il mondo si accorgerà di lui uno potrà dire “te lo avevo detto io”, che è sempre una bella soddisfazione.
La mia prima fine del mondo racconta l’incontro di tre punk con un santo, e finalmente parla di fede con il passo della grande letteratura, non è il solito librino religioso piatto e sciatto che ti fa venire voglia di qualsiasi cosa tranne che di assomigliare a quello lì che scrive, non ti fa pensare che “va bene, ci credo, prego e vado a messa, ma se devo leggere qualcosa di bello mi butto su un bel libro, scritto magari da un narciso relativista ateo, che almeno però sa fare il suo mestiere”.
C’è da dire, come attenuante per chi non scrive libri così belli, che Fratel Ettore fornisce materiale potente. Mica tutti hanno la fortuna di incontrare gente così. C’è chi frequenta gente come (inserire nome di persona mediatica a propria scelta, anche il mio purtroppo va bene). Se lo avesse inventato uno sceneggiatore, Fratel Ettore, avrei detto che aveva esagerato: un sacerdote alto e grosso che piallava con i calli invece che accarezzare, che tirava i barboni fuori dalla strada a colpi di rosario, togliendo i vermi dalla loro carne senza dormire mai, portando in giro una statua della Madonna sopra il tettuccio dell’auto da cui pregava molestando tutti col megafono, e un’altra Madonnina al posto del passeggero, con tanto di cintura di sicurezza, a cui rivolgersi come a una persona in carne ed ossa, per ringraziarla di non essere morti pur avendo inchiodato in mezzo alla strada, fatto acrobazie ed essersi lanciato in mezzo a risse di spacciatori.
Emanuele – sì, lo so, un altro problema è che a leggerlo ti viene istintiva la familiarità che ti indurrebbe a chiamarlo per dirgli che sei contenta che piove, ma non lo puoi fare, perché lo scrittore ha una sua vita, e non ti può appartenere – ha aperto una strada, o meglio ne sta percorrendo una poco battuta. Ha detto a noi cattolici che si può parlare di Dio scrivendo bene, che si può sedurre con la nostra bellezza, anche quando è tagliente, evangelizzare lasciandosi inseguire, perché si è fatta intuire una luminosità nuova.
E infine, qualità per me preziosissima, Fant non fa il piacione, non ammicca, non bariccheggia, non si compiace della sua maestria: è sincero e accurato, la sua prosa mi fa pensare alle sculture di marmo lungamente piallate. Come in tutto questo riesca anche a far morir da ridere, è un mistero.
*p.s. Il motivo del nome del premio, Quaglia ghiacciata, si scopre leggendo del folgorante primo incontro dei tre punk con Fratel Ettore, che si mette a svuotare il frigo pieno di quaglie lanciandole per aria, perché “se il frigo è pieno la Provvidenza non ha niente da fare e si ferma”. Una logica da manicomio. La logica di Dio.

leggi anche:  L’ultimo dei testimoni (con anteprima del libro)    e    I punk, il santo e i santi punk

mercoledì 11 giugno 2014

La grande rivolta dei samurai cristiani

SHIMABARA NO RAN. LA GRANDE RIVOLTA DEI SAMURAI CRISTIANI - RINO CAMMILLERI

www.sololibri.net/>>> RECENSIONE 

Shimabara no ran.

SHIMABARA NO RAN. La grande rivolta dei samurai cristiani

Scorsese racconta l'epopea dei cristiani in Giappone
di Marco Respinti

Il 6 giugno il primo ministro del Giappone, Shinzō Abe, ha incontrato Papa Francesco e in dono gli ha portato uno specchio speciale, “magico”, fabbricato da un artigiano contemporaneo ma uguale a quelli usati dai cristiani clandestini del secolo XVII. Sembra uno specchio comune, ma, esposto al sole, mostra una croce e una immagine di Gesù; così il Papa, appena ricevutolo, ha guadagnato una finestra e, portandosi dietro Abe, ha contemplato il volto del Salvatore in piena luce.
Ora, la drammatica e gloriosa epopea del cristianesimo in Giappone non è ancora conosciuta quanto merita ‒ un primo approccio lo consente Rino Cammilleri, autore nel 2012 del “quaderno” Shimabara no ranLa grande rivolta dei samurai cristiani e del romanzo storico Il crocefisso del samurai (Piemme, Milano 2009) ‒; ma a squarciare la coltre del silenzio arriverà presto un film, diretto nientemeno che da Martin Scorsese.
Tra eroismo e sacrificio, la vicenda dei kirishitan (i cristiani giapponesi perseguitati e poi ridotti alla clandestinità) “tormenta” il famoso regista americano sin da quel lontano 1989 in cui per la prima volta prese nella sua mente forma, seppure ancora vaga, l’idea di metterla in scena. Qualcosa di decisivo si è sbloccato però solo nel 2007, tanto da spingere Scorsese a dire pubblicamente di voler mettere mano alla macchina da presa per quel progetto quanto prima; il cineasta sperava nel 2008, ma ancora una volta ha dovuto ritardare. Nel 2009 è però riuscito a scritturare nel cast attori del calibro di Daniel Day-Lewis e di Benicio del Toro, e nel 2013 anche Andrew Garfield, Ken Watanabe e Liam Neeson nei panni del protagonista, un missionario gesuita per cui si sente adattissimo: «Sono stato cresciuto», dice Neeson, «da cattolico irlandese bello tosto». E ora finalmente, dopo aver trovato tutti i fondi necessari attraverso la compagnia Emmett/Furla Films, Scorsese inizia a girare a Taiwan, contando d’impiegarci tutti i prossimi mesi estivi e dando così appuntamento al pubblico per l’anno venturo.
La pellicola ha già un titolo, Silence. Anche perché s’ispira a quell’omonimo romanzo storico del 1966 che viene universalmente considerato il capolavoro del giapponese Shusaku Endo (1923-1996). Endo ‒ rara avis ancora oggi in Giappone ‒ era cattolico, battezzato attorno agli 11 o ai 12 anni per volontà della madre, a sua volta divenuta cattolica dopo avere subito il divorzio, o forse, come dicono altri, da una zia cui il piccolo era stato affidato. Ma questo non ha impedito alla critica di riconoscere in lui un talento indiscusso della cosiddetta “terza generazione” di scrittori successivi alla Seconda Guerra Mondiale pur in una Paese dove il cattolicesimo è stato a lungo perseguitato con raffinata crudeltà, è rimasto fuorilegge fino al 1850 e poi è stato sostanzialmente percepito come corpo estraneo. A Endo è stato persino dedicato un museo letterario personale nella “cattolica” Nagasaki (al sito, in giapponese, selezionare l’opzione di traduzione offerta dal motore di ricerca Google) e più volte il suo nome è stato sussurrato per il Nobel.
Quel suo romanzo, pluripremiato, ha ispirato nel 2002 la Sinfonia n. 3 Silence del musicista scozzese Jams MacMillan, è stato tradotto in moltissime lingue ed è disponibile anche in italiano, pubblicato a Milano come Silenzio da Rusconi nel 1982 e riedito da Corbaccio nel 2013. Del resto, tutte le opere di Endo tengono sempre, sottotraccia, la persecuzione dei cristiani, e le problematiche annesse, anche se praticamente mai affrontano il tema direttamente; il lettore italiano ha peraltro a disposizione soltanto un altro romanzo dello scrittore giapponese, Il samurai (trad. it. Luni, Milano 2013), anch’esso ruotante attorno al motivo forte della fede proibita.
Endo è però giudicato un cattolico molto problematico, costantemente alle prese con l’argomento spinoso dell’inculturazione della fede (una questione per lui personalissima, non certo una divagazione teorica), dell’incontro con la cultura nipponica che è quasi sempre uno scontro e con una Croce che dà scandalo. A dimostrarlo bene è proprio il capolavoro Silenzio che ha ispirato Scorsese, là dove a essere stuzzicata è una storia controversa e dolorosa: la missione del gesuita Sebastião Rodrigues ‒ modellato su una figura storica, il gesuita siciliano Giuseppe Chiara (1602-1685) ‒ che viene inviato in Giappone durante le persecuzioni del primo Seicento per indagare sull’apostasia del confratello portoghese Cristóvão Ferreira (1580 ca.-1650), un personaggio realmente esistito che, per sottrarsi al martirio, rinnega la fede, aderisce a una “setta” zen (anche se i suoi scritti pare rivelino soprattutto una filosofia fondata sul diritto naturale) e si sposa. Padre Rodrigues si rende insomma conto che, almeno in Giappone, la fede in Cristo è soprattutto la Passione.
Dopo che il regista giapponese Masahiro Shinoda, collaborando con lo stesso Endo, già ne trasse nel 1971 un film, Chinmoku (come suona il titolo giapponese originale anche del romanzo), dopo che nel 1996 la vicenda dell’apostata Ferreira ha ispirato una seconda pellicola al portoghese João Mario Grilo, Os Olhos da Ásia, ora è dunque la volta di Scorsese. C’è materiale sufficiente per farne un vero scandalo, ovvio; ma ne potrebbe invece pure uscire qualcosa di davvero buono. I martiri kirishitan se lo meriterebbero.

martedì 10 giugno 2014

DIO E' TORNATO ...

cover

Rodney Stark - Massimo Introvigne, Dio è tornato.

Rodney Stark: "Il futuro dei cristiani è in Cina" 

Cinesi cristiani
LaNuovaBussolabq.it



di Massimo Introvigne (cesnur)
Il prossimo 8 luglio Rodney Stark, da molti considerato il più grande sociologo delle religioni vivente, compie ottant'anni. Conosco Stark da molti anni, e con lui ho scritto a quattro mani nel 2003 Dio è tornato (Piemme), un libro che ha messo in discussione molte idee allora dominanti in tema di secolarizzazione. Ho anche seguito la sua evoluzione da agnostico a cristiano, sia pure «a modo suo» e non aderente ad alcuna denominazione: un riavvicinamento al cristianesimo che è passato proprio dalla sociologia, e dalla valutazione del ruolo straordinario che i cristiani, soprattutto i cattolici, hanno avuto nella storia per creare civiltà, vero progresso e libertà. A ottant'anni, pure con qualche acciacco, Stark continua a coltivare nuovi interessi. Ha appena pubblicato un volume su religione e violenza, e già ne prepara uno nuovo, sulla Cina. Ha accettato di aprire a Waco, in Texas, dove insegna alla Baylor University, il congresso annuale del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), un'organizzazione internazionale di studiosi accademici del pluralismo religioso che ho fondato nel 1988 e tuttora dirigo. In questa intervista esclusiva al La Nuova Bussola quotidianaanticipa i temi del suo prossimo libro sulla Cina.
Perché proprio la Cina? Che interesse può avere per un sociologo delle religioni un Paese che ancora si dichiara comunista e che oggi, diventato ricco, sembra immerso nel materialismo?
Quella della Cina come Paese dove il cristianesimo, prima della Rivoluzione comunista, aveva attecchito in maniera superficiale è una favola. Molti ricordano, almeno in America, la battuta del giornalista comunista Edgar Snow [1905-1972] secondo cui, mentre in Occidente l'oppio del popolo è la religione, in Cina l'oppio del popolo è l'oppio, dunque la religione non è importante. Snow e i suoi amici liquidavano i cinesi convertiti al cristianesimo come «cristiani del riso», poveretti che frequentavano le missioni non per la religione ma per il pugno di riso che ricevevano gratis dai missionari. Ma tanti cosiddetti «cristiani del riso» con l'avvento del comunismo hanno dato la vita per il cristianesimo. È probabile che ci siamo stati più martiri cristiani in Cina nel XX Secolo che in qualunque altro Paese del mondo. E i cristiani cinesi non si sono limitati a farsi ammazzare: si sono organizzati per sopravvivere e di fatto sono sopravvissuti. Per la verità sono sopravvissute anche le altre religioni, e sono nati nuovi movimenti religiosi. Il mito della Cina comunista come società atea e post-religiosa è emerso come l'oppio dei sociologi, particolarmente negli Stati Uniti.
Tuttavia, nei sondaggi la maggioranza dei cinesi continua a dichiararsi non religiosa.
È vero, ma nello stesso tempo c'è un equivoco. In Cina «religioso» significa formalmente affiliato a un'organizzazione religiosa. Se si esaminano bene i sondaggi si scopre che la grande maggioranza di coloro che si dichiarano «non religiosi» affermano nello stesso tempo di pregare regolarmente e di visitare con una certa frequenza luoghi di culto. È probabile che anche il numero di coloro che sono affiliati a un'organizzazione religiosa sia più alto di quel dieci o venti per cento che emerge dai sondaggi. Perché in Cina sono legali solo le organizzazioni religiose «ufficiali», i cui vertici sono nominati dal governo, e dichiarare di essere affiliati a un'organizzazione religiosa non ufficiale o clandestina equivale a confessare di avere commesso un reato.
Veniamo ai cristiani in Cina. Quanti sono?
Questo è il problema centrale che discuto nel mio libro in preparazione. Se uno legge diversi testi sui cristiani cinesi, trova numeri che vanno da sedici milioni a duecento milioni, non proprio differenze di poco conto. Credo che vadano scartate tutte le statistiche fornite dal governo, che rispondono a scopi politici. Le agenzie missionarie cattoliche e protestanti sono presenti sul territorio e fanno un lavoro eccellente, ma la mia impressione è che il loro modo di raccogliere dati, che pure sono utili, non sarebbe ritenuto accettabile da molti sociologi. Le grandi agenzie di rilevazione occidentali, a partire dalla Gallup, talora sono autorizzate a operare in Cina, ma con problemi e restrizioni. Io ho lavorato con la Horizon, che è la più grande agenzia di sondaggi cinese e che su altre questioni si è dimostrata abbastanza indipendente dalle pressioni politiche. Dai dati della Horizon si ricava che nell'ultimo grande sondaggio nazionale di questa società,che risale al 2007, si dichiarava cristiano il 3,1% della popolazione di età superiore ai sedici anni! cioè 35,3 milioni di cinesi. Tuttavia con colleghi cinesi abbiamo potuto effettuare una seconda indagine. Abbiamo ottenuto la cooperazione di gruppi di «chiese domestiche», cioè di cristiani che si ritrovano in case private, e abbiamo chiesto a un ampio campione di cristiani se accettano o rifiutano di rispondere ai sondaggi dove ci sono domande sulle loro opinioni politiche, culturali o religiose. Anche la Horizon sa che molti cinesi, nonostante la garanzia dell'anonimato, pensano che rispondere ai sondaggi sia comunque pericoloso, ma mentre tra la popolazione in generale rifiuta di rispondere ai sondaggi il 38%, tra i cristiani da noi intervistati questa percentuale sale al 68%. Non basta: nella nostra indagine abbiamo anche trovato cristiani i quali affermano che ai sondaggi rispondono ma quando lo fanno non dicono di essere cristiani, perché non si fidano degli intervistatori. Introducendo dunque dei fattori di correzione matematici dei dati Horizon per porre rimedio a queste distorsioni, il numero di cristiani sale a 64,3 milioni nel 2007, cioè più di 70 milioni oggi. Molti di più dei sedici milioni di cui parla il governo, meno dei cento o duecento milioni citati da qualche agenzia cristiana che credo si riferisca a indagini dove si chiede ai cinesi se sono interessati alla figura di Gesù Cristo, quesito non irrilevante ma che non identifica di per sé i cristiani.
Avete studiato anche la proporzione fra cattolici e protestanti?
Sì. Quando il comunismo è arrivato al potere probabilmente fra i cristiani cinesi c'erano tre cattolici per ogni protestante. Oggi ci sono dieci protestanti per ogni cattolico. La spiegazione è semplice. Non è che i missionari o il clero cattolico siano meno attivi e anche eroici dei protestanti. I cinesi amano molto i riti e le cerimonie e questo prima della Rivoluzione era un punto di forza del cattolicesimo. Ma dopo la Rivoluzione è diventato un fattore di debolezza, perché è più facile nascondere alle persecuzioni una religiosità con riti ridotti all'osso e che possono essere praticati in casa e in silenzio, come è quella di molto protestantesimo cinese, che una Messa cattolica, dove magari ai cinesi piace anche cantare...
Ma, alla fine, che cosa ci dicono queste cifre?
Prima di rispondere, vorrei sottolineare un altro dato della mia ricerca, che secondo me è molto importante. Chi si converte al cristianesimo? Anche la Cina, anzi direi soprattutto la Cina, ci aiuta a liquidare una sociologia di vecchio stampo secondo la quale i convertiti al cristianesimo nei Paesi di missione sono i più poveri e i meno istruiti. In Cina è certamente il contrario. Si convertono di più i più ricchi e i più istruiti, tra cui tanti professori di scuola superiore e universitari. Se le mie analisi sono corrette i cristiani cinesi sono il 5% della popolazione. Sul totale dei cinesi sono una minoranza, anche se con i loro ritmi di crescita faranno a breve della Cina il singolo Paese del mondo con il maggior numero di cristiani, non in percentuale ma in cifra assoluta. Ma si deve tenere conto che si tratta dell'élite della nazione, con una possibilità di influenza culturale molto maggiore di quello che il semplice dato numerico farebbe presumere. E naturalmente tutto cambierebbe se cambiasse il quadro giuridico della libertà religiosa. Per questo penso che Papa Francesco, e tanti leader protestanti, abbiano assolutamente ragione quando affermano che il futuro del cristianesimo - almeno dal punto di vista dei numeri, che beninteso non è l'unico punto di vista - è in Asia.
 Rodney Stark - Massimo Introvigne, Dio è tornato.  pdf


cesnur.org


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Novità

Massimo Introvigne - PierLuigi Zoccatelli (sotto la direzione di),
Enciclopedia delle religioni in ItaliaElledici,Torino, 2013
Recensioni
imgNUOVO LIBRO
Massimo Introvigne - Roberto Marchesini
Pedofilia. Una battaglia che la Chiesa sta vincendo
Sugarco, Milano 2014
imgNUOVO LIBRO
Massimo Introvigne
Le domande dell’uomo. Filosofia per chi ha fretta
PassionEducativa, Benevento 2013
Introduzione
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NUOVO LIBRO
Massimo Introvigne
Il segreto di Papa Francesco
Sugarco, Milano 2013


Recensioni e interventi sull’«effetto Francesco»
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NUOVO LIBRO
Massimo Introvigne - PierLuigi Zoccatelli,
L’isola che c’è. Le comunità protestanti in Sicilia
Edizioni Lussografica, Caltanissetta 2013
Massimo Introvigne - PierLuigi Zoccatelli, L’isola che c’è. Le comunità protestanti in Sicilia, (Il Foglio, 1 maggio 2013)
Le minoranze religiose, di Valerio Cimino (La Sicilia, 4 maggio 2013)
CESNUR Library



venerdì 6 giugno 2014

""Donne di comunione" & "Narrare l'amore e il dolore"

 Festival biblico 2014


Lisa Cremaschi Monastero Bose Donne di comunione Festival Biblico 2014



Venerdì 23/05/2014 a Valdagno (VI) 
presso Palazzo Festari,Lisa Cremaschi, monaca della Comunità di Bose, ha presentato il libro 
"Donne di comunione" (Edizioni Qiqajon - Comunità di Bose).

La curatrice del volume ne ha parlato con Mariolina Cornoldi (Coop Mamre). L'incontro, inserito nella rassegna del Festival Biblico, è stato promosso dall'ass.ne "Guanxinet" in collaborazione con Coop.Visualizza la presentazione dell'evento


Cremaschi Esempi di donne di Dio nel mondo antico


Donne di Comunione

Cremaschi 

Esempi di donne di Dio nel mondo antico













Lisa Cremaschi, monaca di Bose sviluppa il tema: (leggi il testo)
“La vita spirituale come cammino nell’esperienza di alcune monache del mondo antico”. Con la presentazione della vita di alcune monache, la relatrice durante la 61° Assemblea Nazionale dell'Usmi in data 23 aprile 2014, ci ha fatto conoscere come si possono vivere situazioni veramente difficili con un cuore innamorato di Dio e in particolare ha presentato Teodora, venerata in Oriente, che è stata capace di vivere le contrarietà in modo fecondo perché tutte le avversità possono diventare “guadagno” se vissute con Cristo. Ha saputo trarre il bene dal male. Sincletica, vissuta del V secolo, ha fatto della malattia un cammino d’amore a Cristo. Isidora invece, discepola mite e umile di cuore, ci insegna a vivere in comunità in modo evangelico. Lei era diventata il capro espiatorio permettendo alle consorelle di sfogare su di lei le loro frustrazioni. Avendo scelto la via della mitezza si è fatta santa.
Continuando poi la carrellata di modelli Lisa Cremaschi ha presentato Macrina, modello di vita secondo il vangelo. Ha fatto della sua vita una continua preghiera. Fin dall’adolescenza costretta a confrontarsi con la morte Macrina ha sofferto ed ha patito la separazione dalle persone che amava: ha vissuto questi lutti come appelli a crescere nella fede in Colui che ha vinto la morte.
Olimpia, donna appartenente alla più alta società di Costantinopoli si è posta a servizio della Chiesa radunando intorno a sé numerose donne attirate dal medesimo desiderio di vivere in povertà e vita comune. In tempi calamitosi e difficili Olimpia ci insegna a non lasciarsi vincere dalla tristezza e dal negativo, ma a dare gloria a Dio in tutto.
Scolastica, sorella di Benedetto, ci insegna la forza dell’amore, come commenta Gregorio “poté di più colei che amò di più”. Ecco il primato dell’amore su ogni regola, su ogni consuetudine.
La pasqua è la vittoria dell’amore e noi viviamo la pasqua ogni volta che amiamo perché “chi ama è passato dalla morte alla vita”.


usminazionale.it

LA PAROLA È CON NOI...
Commenti al Vangelo festivo

fondi
Fatti in Controluce

                                   *******

     Festival biblico 2014
Sabato 31 maggio 2014

  

Narrare l'amore e il dolore: Davide e l'amico Jonathan

guarda le immagini 





Interventi musicali
studenti del Dipartimento di Musica Antica
del Conservatorio di Musica di Vicenza "Arrigo Pedrollo"


Domenica 1 giugno 2014 

Lidia Maggi- don Dario Vivian

Narrare l'amore e il dolore:




Davide e l'amante Betsabea

guarda le immagini



interventi musicali

studenti del Conservatorio 

"A. Pedrollo" Vicenza

Spazio Incontri - Piazza Duomo, 

Vicenza - VI

giovedì 5 giugno 2014

Proverbio del giorno




Tutto il mondo è paese.

Conchiglie di Katherine Mansfield



Conchiglie

Eternamente giace e splende piano
sotto l'enormi tempestose ondate
e sotto le minute onde beate
che il Greco antico un tempo ha nominato
crespe di risa.
Ascolta: la conchiglia iridescente
canta nel mare, al più profondo.
Eternamente giace e canta silenziosa. 

 Katherine Mansfield

Credere parla del Monastero di Bose

 
CREDERE  Anteprima | N. 22 | 1 giugno 2014

Nel numero 22 di giugno 2014 Credere ha un inserto di 5 pagine sul Monastero di Bose. Il testo è a cura di Gerolamo Fazzini. L'ultima immagine dello slideshow riguarda la signora, citata nell'articolo, che ha tradotto, in svedese, il libro di Enzo Bianchi "Il pane di ieri".
  © 2008 Einaudi
 libro tradotto in svedese di Enzo Bianchi "Il pane di ieri"


 

mercoledì 4 giugno 2014

in Te mi riifugio ...

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www.intemirifugio.it

Quando Dio ci strizza l’occhio, arrivano segni ed accadono coincidenze!

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Un po’ di giorni fa, su WhatsApp…

Igor: “Prof, come faccio a capire quando Dio mi manda un segno?”
Io: “Fosse facile! In genere è una capacità che si affina nel tempo. Si tratta di alzare le antenne verso gli eventi quotidiani e straordinari.”
Igor: “Ma potrebbe essere qualsiasi cosa?”
Io: “A Dio non manca certo la fantasia!”
Igor: “Oggi sto preparando le cose per il trasloco e sul mio balcone è arrivato un passerotto blu. Che significa?”
Io: “Beh, un passerotto blu è talmente bello che io lo prenderei come un bel segno beneaugurante!!”
Igor: “Figo…ma potrebbe essere meno generica? :D ” 
Fai una lezione sulle coincidenze, sui segni divini e subito, nella testa dei ragazzi, si muove un tornado di domande. Giusto così.Bello così! Continue reading 
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Quando l’amore rimane solo un sogno

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“Prof, non e posso più!” “
Quando finirà questo dolore?”
“Faccio bene ad insistere?”
“Ma come si sopravvive ad un amore non corrisposto?
Il più delle volte, queste domande, i ragazzi me la mandano in piena notte, raccontandomi il loro cuore.
E’ proprio vero che la notte è la prova che il giorno non è sufficiente. Per esempio, non è sufficiente a percorrere tutta la distanza che c’è tra la sofferenza e la serenità. Di notte si rimugina, si ripensa…e si soffre. 
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Come si fa a superare la sofferenza quando si ama e non si è riamati?  Continue reading