La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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mercoledì 15 giugno 2016

La corsa per la vita

Correte la corsa con perseveranza

Jogging / Pixabay CC0 - Antranias, Public Domain

https://it.zenit.org/articles/corro-la-via-di-dio/

Corre la parola... 

corri...

camminare...


Aforisma del giorno

Non c’è strada per la pace sulla strada della sicurezza.

                         Dietrich Bonhoeffer

www.romena.it

“Corriamo con perseveranza la corsa che ci è posta dinanzi”. —EBR. 12:1.

CORRERE
Oltre al significato letterale - quando, per esempio, i corrieri a piedi della guardia reale (1 Sani 22, 17) si affrettano ad annunciare le notizie della battaglia (2 Sani 18, 9-27) -, la Bibbia conosce un uso metaforico del verbo « correre » (in greco: trècho; talvolta diòko: « affrettarsi alla volta di », « proseguire [la propria corsa] », e di qui « perseguitare ») per caratterizzare il dinamismo della *parola di Dio o di coloro che l'annunciano. Più avanti, sotto l'influsso delle competizioni agonistiche praticate nel mondo greco, il termine designerà anche il « corso » della vita, la vita tesa verso un fine.

1. La parola di Dio corre. - La parola di Dio è rapida, efficace, dinamica: « Dall'alto dei cieli, la tua parola onnipotente si slanciò dal trono regale » (Sap 18, 15; cfr. 1 Sani 22, 17). Essa piomba addosso a Giobbe come un prode (Giob 16, 14), secondo l'immagine del balzo che ha sostituito quella della rapidità del corridore: « Dio invia la sua parola sulla terra, rapida corre la sua parola » (Sal 147, 15; cfr. Is 55, 11). Paolo evoca forse questo brano quando chiede di pregare affinché «la parola del Signore compia la sua corsa » (2 Tess 3, 1). Dal canto loro, i *profeti, come corrieri del re (1 Sani 8, 11) corrono a prodamare la parola. « La mano di Jahve fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse dinanzi ad Akhab fino all'ingresso di Jizreel » (1 Re 18, 46). Fanno altrettanto anche i profeti che non sono stati inviati da Dio: « Essi corrono; io non ho detto loro milla, ed essi profetizzano » (Ger 23,21).

2. La vita è una corsa. - L'esistenza umana, spesso paragonata a una marcia (Gv 8, 12; 1 Gv 1, 6-7), diventa una corsa quando si vuole esprimere un'obbedienza pressante o una missione urgente. Talvolta si tratta ancora dell'annuncio della Parola, come per

Giovanni Battista che ha concluso la sua corsa (Atti 13, 24 s), o per Paolo la cui corsa è l'annuncio della buona novella (20, 24). Ma il verbo può anche designare l'andamento allegro che dà una vita giusta, aggiungendo alla metafora della marcia sulle *vie di Dio una nota di gioia, di fretta, di vivacità: « Io corro sulla via dei tuoi comandamenti, perché tu mi hai 

dilatato il cuore » (Sal 119, 32); « A coloro che sperano in Jahve..., spuntano delle ali come alle aquile: corrono e non sono, stanchi » (Is 40, 31). Trasferito nel linguaggio del Cantico dei cantici, questo *zelo di tutta un'esistenza al servizio di Jahve diventa la frenesia della sposa rapita di gioia alla voce dello sposo: « Trascinami dietro a te, corriamo! » (Cant 1, 4). Non ci suggerisce un'idea del genere la corsa di Pietro e di Giovanni al sepolcro del Signore (Gv 20,4)?

Sotto la penna di Paolo, questa corsa diventa una gara sportiva che esige dei sacrifici per riportare la vittoria (1 Cor 9,24-27). La stessa immagine, sia pur con un altro verbo, serve a caratterizzare l'intera avventura di Paolo. Sulla strada di Damasco, mentre egli stava perseguendo (diòko: nel senso di *perseguitare) i cristiani, viene raggiunto da Cristo: « Io proseguo la mia corsa (diòko) per cercare di afferrarlo, essendo stato a mia volta afferrato dal Cristo Gesù... Dimentico della via percorsa, proiettato con tutto il mio essere in avanti, io corro dritto verso la meta per riportare il premio della celeste chiamata di Dio in Cristo Gesù » (Fil 3, 12 ss).

Lungi dal lasciarci fermare dagli ostacoli (Gal 5,7), «circondati come siamo da un così gran nugolo di testimoni (cioè dagli spettatori dello stadio, gli ex campioni)... corriamo (trèchomen) la gara propostaci, tenendo gli occhi fissi sul capo della nostra fede » (Ebr 12, 1 s), 'il nostro precursore (pròdromos, da èdramon, aoristo di trècho) (6,20). Allora non si correrà invano (1 Cor 9, 26; Gal 2, 2; Fil 2, 16) e si potrà dire con Paolo: « Ho combattuto fino alla fine la buona lotta, ho concluso la mia corsa, ho conservato la fede » (2 Tim 4, 7). Ma in tutto ciò non bisogna dimenticare che tutto proviene solo da Dio: « Ciò non dipende né da colui che vuole né da colui che corre, ma da Dio che fa misericordia » (Rom 9,16).

x- LEON-DUFOUR


http://sportperlavita.blogspot.it/p/danze-di-gruppo.html?m=1

Quale corsa stai correndo?

lunedì 13 giugno 2016

LE DONNE DELLA BIBBIA "Donne di Dio"

Le grandi donne della Bibbia.
Collana i petali
Le autrici:
Antonella Anghinoni teologa biblica
Alessandra Mantovani illustratrice

La Bibbia, narrativa per i più piccoli

Alla scoperta della “collana I Petali”, per raccontare la storia di Israele ai bambini attraverso dieci figure femminili dell’Antico Testamento
"Mamma, mi racconti una storia?”. “Si, Gesù”, risponde Maria al piccolo Gesù e lo fa addormentare raccontandogli la storia del popolo di Israele. Così inizia il libro di Antonella Anghinoni, autrice e direttrice della collana I Petali, biblista, docente di Antico Testamento all’Istituto Superiore di Scienze Religiose Santa Maria di Monte Berico, a Vicenza. Maria, ebrea, educava Gesù, ebreo, alla fede dei padri, raccontandogli la storia della salvezza, la storia del popolo di Israele e lo faceva anche con i Midrashìm (plurale di Midràsh, da drsh che significa cercare, interrogare, chiedere, scrutare) che sono dei “racconti” per scoprire la scrittura, per renderla viva.Antonella Anghinoni ha ideato la collana I Petali, edita dalle Paoline nel 2011, per raccontare la storia di Israele, in chiave femminile, ai bambini (maschi e femmine) attraverso 10 figure femminili (Sarah – La principessa, Rebecca – La sposa cercata, Lea e Rachele – Le sorelle rivali, Myriam – La danzatrice, Deborah – La piccola ape, Rut -L’Amica, Hannah, Abigail, Betsabea, Ester). Attualmente sono state pubblicate le prime cinque. La sesta, Rut – L’Amica, uscirà a settembre 2014.“Ho messo insieme Midrashìm e Bibbia”, spiega Antonella Anghinoni, facendone una riscrittura. Midrashim della tradizione rabbinica, accurato studio biblico, approfonditi studi sui costumi e usi del popolo ebraico, sulle tradizioni e l’archeologia: così prendono vita queste donne antiche e sempre nuove, grazie anche alle illustrazioni accurate di Alessandra Mantovani. “Se il testo biblico di base è vissuto come l’albero della vita, la lettura midrashica ne dispiega al massimo le fronde, facendole colloquiare e persino disputare tra loro”, continua l’autrice. Le donne della Bibbia secondo la Anghinoni “sono come petali sotto la polvere, la loro presenza è determinante nella storia della salvezza, ma sono poco raccontate e bisogna fare emergere questi fiori sotto la polvere”.Quest’idea è nata grazie a Matilde, nipote dell’autrice, allora una bambina: “Zia, tu pensi solo ai grandi. Noi abbiamo il diritto di sapere queste cose così preziose”.Così è iniziata l’avventura di Antonella Anghinoni, insieme ad Alessandra Mantovani e Francesca Fabbri, l’editor.Scopriamo insieme all’autrice, in questo viaggio dalla Genesi, all’Esodo, al libro di Samuele, di Rut…***


1. Sarah. La principessa



2. Rebecca. La sposa cercata


3. Lia e Rachele. Le sorelle rivali


4. Myriam. La danzatrice


5. Deborah. La piccola ape


6. Rut. L’amica


7. Hannah. La cantante

8. Abigail. La saggia

9. Betsabea. La bellissima

10.Ester. La regina


Copertina anteriore
 "Donne di Dio" 

Dal primo capitolo del libro della Genesi agli ultimi versetti del libro dell’Apocalisse, la Bibbia è piena di immagini di donna. Poiché le donne ai tempi biblici erano subordinate agli uomini, i ritratti delle donne che emergono con più forza sono quelli di chi mostra un coraggio inusuale nell’andare oltre i ruoli convenzionali. Basti solo menzionare l’eroismo delle donne nei racconti della passione: le donne hanno seguito Gesù fin presso la croce e sofferto al suo fianco, hanno accompagnato il suo cadavere alla tomba e preparato gli unguenti per imbalsamarlo, sono state discepole e testimoni della crocifissione e prime testimoni della risurrezione.
Da Sara a Rebecca, da Rut a Betsabea, senza dimenticare naturalmente Maria, Anna e Maria di Magdala, un ritratto – firmato da due donne – delle più importanti figure femminili presenti nelle
www.edizionisanpaolo.it

Scritture .


TSD Libri - "Donne di Dio" di Elide Siviero e Antonella Anghinoni
 “Donne di Dio” di Elide Siviero e Antonella Anghinoni per ricordare la femminilità nelle figure bibliche.

“Vieni, vieni chiunque tu sia..." Rumi

VIENI CHIUNQUE TU SIA

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AutoreLuigi Verdi
ISBN

Luigi Verdi

VIENI CHIUNQUE TU SIA

Sono 25 anni  che lotto con le domande  più nude e profonde della vita".

(Luigi Verdi)

Le parole più profonde della vita spremute e distillate dallo sguardo attento di chi quelle domande le ha condivise con migliaia di viandanti di ogni età, credo, cammino. Don Luigi Verdi, fondatore e responsabile della fraternità di Romena, racconta così i 25 anni della Fraternità di Romena,  in Toscana, una delle esperienze più aperte e innovative della chiesa italiana

Edizioni Romena, Marzo 2016, pagine 60 a Colori
ISBN 978-88-89669-65-5

“Sono 25 anni  che lotto con le domande  più nude e profonde della vita”. Don Luigi Verdi sintetizza così il cammino compiuto a Romena, dove nel 1991 ha fondato una delle esperienze più aperte e innovative della chiesa italiana. In questo anniversario don Luigi Verdi ha deciso di spremere i contenuti di questa esperienza distillando ciò che ha sentito, ciò che ha capito ciò che ha condiviso sul dolore e sulla bellezza, sulla morte e sulla speranza, sulle paure  e su Dio . Il libro si intitola “Vieni, vieni chiunque tu sia”, come l’incipit della poesia di Rumi che si può trovare all’ingresso di Romena: una poesia che è come una grande porta aperta sulla vita. Sulla soglia di quella porta don Luigi ha incontrato migliaia di viandanti di ogni età, di ogni cammino. Questo libro dà voce alla voglia di autenticità, di libertà, di vita vera di ciascuno di loro. Di ciascuno di noi.







Sfoglia le prime pagine del libro

Luigi Verdi
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Nacqui nel 58, in una casa di basse grondaie dove un dottore non potè soffocare il mio primo grido quando mi consegnò nelle mani degli uomini. Mio padre e mia madre mi fabbricarono addosso un’ansia vasta, un inesplicabile ardore. Mi trovai un cuore solitario e troppo esposto. A 20 anni si aprì la porta splendente del coraggio. A 32 si alzò il vento per farmi valutare l’abisso. Sperimentai quante rive illusorie si incontrano prima di entrare in porto. Nello strappo di dolorosa fitta fu domato il mio orgoglio, così che la mia ombra non riuscì a cancellare la Sua orma. 24 anni fa, dopo sconfitte ignote, ho ereditato un angolo di terra. Un cantiere dove c’è polvere e terra, fango e neve. Vivo nel soldalizio arcano di un’antica Pieve, di un mandorlo e di un pozzo, come chi, inginocchiato controvento, tenta di radunare un magro fuoco. Il mandorlo continua a fiorire e a dare frutti, mentre al pozzo vengono ad attingere viandanti da ogni dove. Il resto accadrà, desiderato e maturato dentro gli anni.
www.romena.it

Vieni, vieni...

Un porto di terra

accoglienza_590

Vieni, vieni, chiunque tu sia, 
sognatore, devoto, vagabondo, poco importa. 
Vieni, anche se hai infranto i tuoi voti mille volte. 
Vieni, vieni, nonostante tutto, vieni.
Rumi

Romena è un porto di terra. Vi si può attraccare quando lo si desideri. Una visita alla pieve e alla fraternità, nel cuore verde del Casentino, può essere un buon modo per incontrarci.  La domenica è il giorno centrale della nostra ospitalità, giorno ideale per entrare in contatto con la nostra realtà. Ma anche durante la settimana puoi incontrare  la pieve nel suo silenzio delicato e la fraternità nella sua operosità semplice.

Segreteria - Iscrizione ai Corsi
Le iscrizioni ai corsi si aprono il primo giorno del mese precedente al corso stesso. Occorre confermare dieci giorni prima.
I corsi hanno inizio il Venerdì sera dopo le ore 19 e terminano la Domenica pomeriggio.
Telefona al numero 0575 582060 dalle 10 alle 17,30 – escluso il lunedì e martedì.

Incontri con don Luigi Verdi
Se vuoi un incontro con don Luigi a Romena oppure vuoi invitarlo a parlare con un gruppo nella tua città.
Telefona al numero 331 4188100 dalle 15 alle 18 – escluso il lunedì e martedì –  o scrivi a: incontri@romena.it

Incontri per Singoli o Gruppi
In qualunque momento la Fraternità cerca di offrire il suo ascolto e la sua attenzione a chi la visita. Se ci contattate in anticipo ci sarà una persona ad accogliervi. Per i gruppi, in particolare, una chiamata o una mail ci aiuta a individuare gli spazi.
Telefona al numero 331 4188100 dalle 15 alle 18 – escluso il lunedì e martedì –  o scrivi a:  incontri@romena.it

Accoglienza nella Casa
Durante tutto l’anno la Fraternità accoglie chi chiede di vivere qualche giorno in semplicità e condivisione. Questa accoglienza, riservata a singole persone, è possibile dal lunedì al giovedì. Per informazioni e prenotazioni
Telefona al numero 331 2641232 dalle 14,30 alle 17,30 – esclusa la domenica –  o scrivi a: accoglienzacasa@romena.it

Convegni
Per iscriverti ai convegni troverai le date e gli orari aggiornati nella pagina Convegni.
Per informazioni scrivi a : convegni@romena.it
Il numero 339 7055339 al quale è possibile iscriversi, viene attivato un mese prima dei convegni

Calendario delle attività di Romena


domenica 12 giugno 2016

AlzogliOcchiversoilCielo: Cinema e Spiritualità: Margin Call di Jeffrey Chan...

AlzogliOcchiversoilCielo



Cinema e Spiritualità: Margin Call di Jeffrey Chandor


 "Cinema e Spiritualità" 
"Lo scopo dell'arte consiste ... nell'arare e nel rendere soffice l'anima [dell'uomo] in modo che sia atta a rivolgersi al bene" (A.Tarkovskij)


Questo mese viene recensito il film "Margin Call" di J. C. Chandor (Morristown, 24 novembre 1973).


Presento queso mese Margin Call (2011) dell’esordiente Jeffrey McDonald Chandor. Il film ha raccolto alcuni riconoscimenti tra cui l'Indipendent Spirit Award per il miglior film d'esordio e una candidatura al premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Purtroppo é passato quasi inosservato nelle sale cinematografiche italiane. 

Leggi la recensione completa di Simonetta Salvestroni



Simonetta Salvestroni insegna Storia e Critica del Cinema presso la Facoltà di Lingue dell’Università di Cagliari. Da molti anni si occupa dei linguaggi dell’arte. A partire dal 1979 ha lavorato col semiologo russo Jurij Lotman. Ha curato, tradotto e introdotto i volumi Testo e contesto (Laterza 1980) e La semiosfera (Marsilio 1985) e ha scritto numerosi articoli su Lotman, Bachtin, la semiotica russa sulle riviste «Strumenti critici», «Intersezioni», «Alfabeta». Ha pubblicato nel 2000 il volume Dostoevskij e la Bibbia (Qiqajon), che è uscito anche in russo e nel 2004 in francese. Nel 2005 ha pubblicato il libro Il cinema di Tarkovskij e la tradizione russa (Qiqajon) e nel 2007 la sua traduzione russa, Il cinema di Dreyer e la spiritualità del Nord-Europa” ( Marsilio, Venezia 2011) e “Il cinema di Werner Herzog e la Germania (Archetipo libri, Bologna 2013).

martedì 7 giugno 2016

"Nella vita contano le domande, perché le risposte ci appagano e ci fanno stare fermi,le domande ci obbligano a guardare avanti e ci fanno camminare.

Esperienze di volo



Pier Luigi Ricci





"Nella vita  contano le domande, perché le risposte ci appagano e ci fanno stare fermi,le domande ci obbligano a guardare avanti e ci fanno camminare." Pier Luigi Ricci


I grandi temi del nostro quotidiano, rappresentati con l'occhio sensibile e intuitivo di un educatore di lunga data, estremamente attento ai rapporti umani, al loro bisogno di svilupparsi, e di evolversi. Le sue 'Esperienze di volo' sono legate a tante questioni che riguardano il nostro quotidiano, le relazioni familiari, le crisi, i cambiamenti, gli atteggiamenti nei confronti della vita: il suo modo di affrontarle non è quello del maestro, ma del compagno di viaggio, che mette a disposizione il suo bagaglio di esperienze, di incontri. Con leggerezza, dialogando con il lettore, Pier Luigi Ricci non dà ricette di vita, ma ci aiuta a smarcarci da quei clichet in cui spesso finiamo per ingabbiarci:  il suo è un invito a guardarci dentro, per aprire nuove domande, per continuare a crescere.
"In queste pagine – scrive Gianni Marmorini nell'introduzione - mi sono sentito guardato dai suoi occhi lucidi e penetranti, ho risentito il suo modo di parlare delle situazioni più serie come se raccontasse una barzelletta, anzi a volte raccontando proprio storie e barzellette. Così, serenamente, Pier Luigi Ricci ci invita ad accorgerci che ogni momento della vita non ci giudica, ma ci porta nuovi significati e ci apre nuove possibilità di crescita."
Edizioni Romena, ottobre 2007, pagine 160
2° ristampa, settembre 2013
ISBN 978-88-89669-20-4
Pier Luigi Ricci è, da trent'anni, educatore. La sua esperienza si è sviluppata nei centri di recupero tossicodipendenti, ma ha anche realizzato varie esperienze formative per l'infanzia l' adolescenza. Da oltre dieci anni è uno dei principali collaboratori della Fraternità di Romena 
fonte:  www.romena.it/pubblicazioni/libri/prodotto/37-esperienze-di-volo-pier-luigi-ricci




La pieve dei cani sciolti
di Vittoria Prisciandaro - JESUS, ottobre 2003
Luigi Ciotti e Pietro Ingrao, Alex Zanotelli e Luciano Violante, Marco Lodoli, Alberto Fortis, Giancarlo Caselli: sono alcunidei compagni di viaggio di Romena. Le loro testimonianze sono raccolte nel libro Prendi il largo. La Fraternità ha inoltre pubblicato due testi di don Luigi Verdi, "Il mandorlo" e La realtà sa di pane"; "Frammenti", raccolta di pensieridi Giosuè Boesch, e "Foglie sparse", poesie inedite dell'abbè Pierre.«Giosuè accarezza una pietra e la espone ai raggi del sole. La passa nelle mie mani. Dentro una frattura della pietra ha fuso una goccia d'oro. Mi guarda e mi dice con un sorriso: "Troppo preziose le ferite"». Un amico che ti guarda negli occhi. Una ferita che diventa preziosa. Materiali poveri che si trasformano in oggetti d'arte. E mani che stringono in un abbraccio e danno vita.Per raccontare la Fraternità di Romena e il suo fondatore, don Luigi Verdi, puoi scegliere tante strade. L'accoglienza e i corsi, la pieve e il Casentino, i compagni di strada famosi e l'apertura ecumenica, le pubblicazioni e il lavoro artigianale. Il brano dell'introduzione a "Frammenti", raccolta di pensieri del pastore riformato Giosuè Boesch, sintetizza bene lo spirito di questa esperienza nata in un angolo della campagna toscana, dove l'antica pieve, che ospitava i pellegrini diretti a Roma, è diventata «porto di mare» per tanti cercatori di oggi.Partiamo dalle mani e dagli occhi. «La crisi è sempre vista come un problema e invece è un'opportunità»: don Luigi, 45 anni, inizia così il racconto della svolta che lo ha condotto a Romena. Famiglia semplice, «mio padre era spazzino, mamma casalinga», primo di cinque fratelli, vocazione a vent'anni, improvvisa, «Non ero esattamente un tipo casa e chiesa. Ero il più giovane distributore dell'Unità, ad Arezzo. Poi conobbi un sacerdote molto legato a figure "toste",profetiche... padre Vannucci, don Milani... Mi piacque e una notte di Natale decisi che volevo fare il prete».Al settimo anno di parrocchia, a Pratovecchio, diocesi di Fiesole, arriva la crisi. Luigi va dal suo vescovo e chiede di essere lasciato libero per un anno. «Fu grande, capì che avevo bisogno di rientrare in me, ma seguendo la mia strada» . I primi tre mesi sabbatici li trascorre lavorando di notte in un bar di Monterchi, «tra camionisti e puttane». Poi altri tre mesi tra i campesinos della Bolivia, zaino in spalla. E infine nel deserto, alla scuola di Charles de Foucauld.«Quando tornai dissi al vescovo che continuavo a fare il prete, lì, senza scappare, ma per qualcosa che sentivo mia». L'idea è mettere a frutto quell'anno passato alla scuola della strada, dove aveva imparato tre cose: «Dovevo togliere la maschera, farmi vedere come ero; vincere la timidezza, guardare la gente negli occhi; non nascondere più la mia debolezza, ma costruirci su». Mostra le mani e la caviglia: ci sono volute sette operazioni per porre rimedio ai danni di un medicinale sbagliato assunto dalla mamma durante la gravidanza: «Quando sono nato, le dita delle mani e quelle dei piedi erano appiccicate. Le ho nascoste per anni. Poi ho capito quella parola di Gesù: la pietra scartata è diventata testata d'angolo».È un fiume in piena. L'ironia e il colore della parlata toscana ci sono tutti, «poi scrivi tu...». L'antica pieve romanica, poco fuori Pratovecchio, con la benedizione del vescovo diventa un laboratorio di accoglienza. Sul canovaccio della sua crisi, «che è quella del figliol prodigo», Gigi - come lo chiamano gli amici - costruisce il primo corso: un'esperienza di conoscenza di sé e di semplificazione per arrivare all'osso, individuare i "nodi" su cui lavorare. «Ognuno ha due tre problemi di base, il resto sono alibi per nascondere quelli veri», dice il prete. All'inizio rispondono gli amici più stretti, poi c'è il passa parola. Dopo dodici anni, il libro presenze conta quasi seimila nomi per questo primo corso dal taglio umanistico-psicologico. Sono le parole di Rumi, il grande mistico sufi, ad accogliere l'ospite di turno: «Vieni, chiunque tu sia. Sognatore, devoto, vagabondo, poco importa. Vieni anche se hai infranto i tuoi voti mille volte. Vieni, vieni, nonostante tutto, vieni». In questi anni, le tre navate d'arenaria ruvida e severa della pieve hanno ospitato un'umanità varia. Industriali e prostitute, ragazzi marginali, coppie in difficoltà, preti e religiosi in crisi, famiglie colpite dal lutto di un figlio. La vocazione è scritta nella pietra, scolpita nel primo capitello a destra: «Alberico plebanus fecit hanc opram, tempore famis MCLII»: la pieve è nata per la gente in tempo di carestia. «Su quel capitello io leggo la mia storia, ma anche il senso più vero della parola crisi: opportunità di cambiamento»

La pieve dei cani sciolti.


È l'oro nelle ferite. È quel metallo prezioso che Gigi, alla scuola di Giosuè - l'orafo svizzero diventato pastore, eremita tra i boschi del Casentino, amico della Fraternità - lavora nelle cicatrici del legno, nei solchi della pietra, nelle incrinature del ferro. Costruendo icone e sculture da materiali poveri. Nel suo laboratorio Gigi crea oggetti che dicono Dio in maniera originale, la sua. E la proposta che chiude il II corso, in cui «si cerca Dio senza parlare di Lui». Ogni partecipante è invitato a creare la sua icona per dire dell'incontro con l'Altro. Durante i due giorni il silenzio, i gesti, le emozioni, sono le vie per aiutare «l'innamoramento». La strada del pane, che ripercorre i segni dell'ultima cena; quella del tè, che prende dalla tradizione giapponese la riscoperta della sacralità di ogni piccolo gesto, dello straordinario nell'ordinario. E quindi la via di Francesco, la veglia notturna di preghiera. «E' un cammino laico, perché qui c'è gente di tutti i tipi, persone che non si sono mai avvicinate a una chiesa», chiarisce don Verdi. Perciò quando deve collocare la sua esperienza nel panorama ecclesiale, Gigi la definisce «un avamposto che cerca di sfondare le porte della divisione tra mondo e Chiesa, per gente cosiddetta "lontana"». Se il secondo corso si ispira alla luce che filtra nel buio, dalle bifore e dalle monofore (che secondo la legge del numero perfetto, il sette, si ripetono nell'antica pieve), il terzo corso trova spunto tra gli alberi e si chiude con l'olio, l'unzione per il servizio. Anche qui «si tratta di un'esperienza da fare, più che di cose da dire». Una passeggiata nel bosco, di notte, guidati da un cieco è una delle "prove" che aspetta i partecipanti. «Wolfgang Fasser, fisioterapista svizzero, maestro di musicoterapia, non vedente, li aiuta ad ascoltare i rumori del bosco, il vento, gli uccelli... imparano a fidarsi di un cieco». Quest'ultimo corso è una strada per iniziare un cammino di servizio, anche in Fraternità. Da assistente ai corsi, ad animatore nella Compagnia delle arti, un gruppo che realizza gratuitamente animazione teatrale e musicale nei luoghi della sofferenza, dagli ospedali agli ospizi. Da collaboratore per la messa della domenica pomeriggio, quando si ritrovano in centinaia nella vecchia pieve; a guida per i corsi di varia natura - biblici, sulla corporeità, sulla famiglia - che si organizzano una volta all'anno e proseguono con incontri mensili. O ancora per le feste celebrate a ogni cambio di stagione,per il gusto di incontrarsi, salutarsi, ascoltare insieme un testimone o della buona musica; o per le veglie che la Fraternità tiene in giro per l'Italia, per ritrovare coloro che hanno partecipato ai corsi. Così negli anni, intorno al primo nucleo di una dozzina di persone che compongono lo zoccolo duro della Fraternità, si è formata una comunità più ampia di collaboratori. Chi può si ritrova a Romena per pregare la mattina e la sera, ma tutto con grande libertà. La pieve è per tutti un punto di incontro, per nessuno di sosta. Lo stesso don Luigi ha scelto di vivere nella foresteria del monastero delle Camaldolesi di Pratovecchio, «l'Eucaristia che celebro ogni mattina è la mia forza» . L'idea di qualcosa di più strutturato, in forma stabile, che non pochi desidererebbero, quasi spaventa il sacerdote. «Siamo in cammino. Tante cose che ieri mi sembravano impossibili poi si sono realizzate», dice Luigi. Oggi gli stessi spazi non permetterebbero altro tipo di sistemazione: la grande casa in mattoni che affianca la pieve a malapena riesce ad accogliere la trentina di ospiti per i corsi del fine settimana. Il sogno del prete sarebbe avere dei piccoli eremi, autonomi, e mantenere in comune solo i momenti della preghiera, mattino e sera. Sarebbe una sintesi originale. Come lo è un po' tutta Romena, che ha una sua personalità, ma con l'eco di altre esperienze: i canti e le antifone hanno il sapore della preghiera di Taizé; la cura del particolare, la ricerca del bello nella sobrietà, l'uso dei materiali naturali, del legno e della pietra sono quelli di Bose; così come la semplicità dell'approccio, la spensieratezza della vita comunitaria è tipica di Spello. Una sinfonia di motivi giocati sui due temi di fondo, l'essenzialità e il cammino, scritti nelle pietre dell'antica pieve.
Vittoria Prisciandaro



"'uomo aveva assistito a duelli di camosci di altri branchi. Ammirava la loro lealtà, mai due contro uno. Lui portava nel fianco il taglio di un coltello traditore...Gli uomini hanno inventato i minuziosi codici ma appena c'è occasione si azzannano senza legge."




Il peso della farfalla


...

Un problema. mia moglie sta diventando vegetariana

DI EMANUELEFANT
2016-06-06_221433
di Emanuele Fant
Gli indizi portano in una direzione: mia moglie sta diventando vegetariana. Ho paura. Quando esco per andare a lavorare non so se va a liberare con le cesoie le martore. Dice che non è affatto “animalista”, non si rispecchia nella definizione, semplicemente è una che non mangia carne per un po’. Ma questo -un po’- sta oltrepassando noncurante le grigliate primaverili. Proprio adesso che papa Francesco aveva detto che la pietà che dobbiamo ai simili, non è il pietismo verso i quadrupedi. Lei mi fa discorsi strani.
Tutto è iniziato quando, per ragioni professionali, è stata costretta a visitare un prosciuttificio nel parmense. Le hanno spiegato nei dettagli il processo di produzione (geni del marketing). Ho chiesto delucidazioni, ma si è chiusa in un silenzio sprezzante, ripetendo solo: “Quell’odore. Se tu avessi sentito quell’odore”.
Ho provato a prometterle che avrei comprato solo wurstel di maiale morto per incidente domestico, al termine di una vecchiaia serena. Le ho assicurato che molti cavalli, dopo aver tirato una vita carrozze in centro a Roma, apprezzano l’opzione di un futuro da bresaola, almeno finché i sindacati equini non rivedranno i termini della loro pensione. Le ho spiegato che gli hamburger liberi, in natura, fanno una vita orribile, rotolando senza un obiettivo su e giù per le colline del Piemonte (solo la vaschetta sagomata di polistirolo mette a tacere la loro inquietudine).
Niente da fare. Io l’ho scelta per la sua sensibilità, e all’ottavo anniversario faccio i conti con le conseguenze estreme. Certo, chiedendo la sua mano, non potevo sospettare tanta futura empatia con il reparto dei salumi. Ora il ricordo di quel primo appuntamento, nel quale mi invitava a non gettare in terra la gomma da masticare (“È come una trappola per le zampette degli uccellini!”), assume una luce nuova.
D’accordo o meno, per un matrimonio sano, tra i sorrisi che rigenerano e le corrette intuizioni, sono specie protetta pure le tue fissazioni.

fonte: Credere

lunedì 6 giugno 2016

LA LUNA BLU – MASSIMO BISOTTI



DA: LA LUNA BLU – MASSIMO BISOTTI –

Io sono uno di quelli che se ti porta un fiore non è per portarti a letto ma per spogliarti e rivestirti dei miei sogni. Ma per portarti a sognare. 
Non mi sono mai piaciuti gli uomini che si vantano numerando le proprie conquiste e le sbandierano ai quattro venti. 
Sono proprio quegli uomini che fanno perdere al sesso quella viscerale importanza segreta. 
Loro non ne possiedono la chiave. Non possiedono la chiave dello scrigno che contiene il reale desiderio, quello che ti fa perdere la testa, che non ti lascia pensare a nient’altro al mondo, che ti annienta le difese in ogni posto ti trovi, che vorresti spegnere con l’acqua fredda se ti sorprende fuori luogo. 
Un numero non potrà mai sostituire l’unità irresistibile.
Non si può desiderare così profondamente una donna a caso ma soltanto e semplicemente una donna. 
La tua. 
Perché probabilmente è facile far esplodere di passione un uomo che non vuole che te, e amare il suo corpo, essendo muschio e terra, fragranza indiscussa di attimi carnali, per coglierne infine il seme dell’estasi.
Ma è davvero improbabile strappargli il gemito primordiale, il vagito dell’anima, l’essenza. Tutto in una volta, la prima e poi tutto per sempre.
– Massimo Bisotti – 
 da “La luna blu”, ed. Psiconline



E noi facciamo l’amore con i pensieri in lontananza, violentando le distanze per leccarci i respiri. 
Scopami l’anima amore mio, muoviti da dentro, perché soltanto in quei minuti il cielo non sarà più grande del mio cuore e il paradiso non sarà più lontano del nostro letto…
– Massimo Bisotti – 
 da “La luna blu”, ed. Psiconline

“Volevo dirti una cosa, fra tutte le cose che ti ho detto o scritto, frasi d’amore, di rabbia, d’incosciente serenità e passione senza misura. Volevo parlarti dell’amore visto dal di fuori.
Ogni tanto penso se mi vedessi dal di fuori quando guardo te vedrei lo stesso amore che sento? Che credo?
Sai l’amore è illogico, non ha una spiegazione tangibile. Molte persone si abituano ad avere accanto qualcuno, a sentire calore o un leggero tepore emozionale, una sensazione di lieve tranquillità.
Qualcosa a cui non potrei mai abituarmi. Stare bene non è amare.
L’amore se lo senti ti prende tutto o non ti prende nulla.
E se te lo fai andare bene è un quasi amore ma non è amore.
Puoi fingere di amare ma non puoi convincerlo l’amore.
Non esiste nessuna magia che non sia quella del cuore a farlo nascere se non c’è.
E’ inutile annaffiare il cemento, dar fuoco ad una miccia sperando in una stella.
Puoi confonderlo con la gratitudine, con la tenerezza, con l’amicizia, con la complicità. Ma non disseta e non brilla.
Ecco io voglio lottare per qualcosa per cui valga la pena vivere e morire per lo stesso motivo esatto, un’equazione illogica, la variabile che determina inequivocabilmente la differenza fra le cose e le cose importanti.
Questo nella vita capita con molta difficoltà ma se non dovesse più capitare io surrogati non ne voglio.
E se non riesco a stare zitto mai è solo perché penso sempre che le mie parole possano raggiungerti e stravolgere quel destino in cui non credo. I pensieri più belli ci spaccano dentro, sono estasi e tormento.
Quel che non esiste non lo troverai neppure cercandolo all’infinito mentre l’infinito è lì, davanti agli occhi, non lo puoi non vedere.”
– Massimo Bisotti – 
 da “La luna blu”, ed. Psiconline

Buona giornata a tutti.:-)