La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/
Avvertenza Alcuni testi o immagini inserite in questo blog potrebbero essere tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio. Qualora, però, la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'Autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi. L'Autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link, né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.

giovedì 2 giugno 2016

Misericordia, fede, giudizio

origene-man-of-steel

Misericordia, fede, giudizio e amici geni

misericordia-fede-gudizio
Giovanni Marcotullio è  un genio, io sono sua amica e ne vado molto fiera. Anche mio marito e i miei figli lo sono, tanto che a casa nostra lui, è una delle massime autorità su svariati temi, dalla teologia a Zerocalcare, passando per lo smalto e le moto, anche se per chiedergli un’opinione devi essere certo di avere un po’ di tempo a disposizione, perché la semplificazione e la sintesi non sono il suo forte (o meglio non erano, perché da quando ha a che fare con un altro mio amico, Mario Adinolfi, ha snellito le procedure comunicative, adesso mi pare più un testaccino che un dottore dell’Augustinianum, e quasi sono stupita della sua decisione di candidarsi alle comunali, perché una simile testa dovrebbe almeno dirigere la Nasa, o, se in politica, fare il segretario generale dell’Onu. Ma magari chissà, lui e Mario in tandem ci arriveranno).
È per questo che ho temporeggiato un bel po’, un po’ troppo, prima di mettermi a leggere Misericordia, fede, giudizio, di Giovanni Marcotullio (tau editrice). Pensavo che nonostante l’esile dorso del libro avrei fatto una gran fatica, ed ero anche quasi decisa a prendermi qualche giorno di ferie: pagine scelte dei Padri della Chiesa sulla misericordia, dice il sottotitolo. Magari il primo giorno lo avrei impiegato per capire chi sono esattamente i Padri della Chiesa.
Invece apri a caso e ti trovi il paragone tra Origene e un supereroe Marvel (in quale delle sue quattordici lauree il nostro avrà approfondito il parallelo tra gli Avengers e gli scrittori cristiani dei primi secoli?) e allora decidi che puoi tentare l’impresa anche durante il saggio di danza di Livia (l’alternativa è dormire quando ballano le altre bambine, ma c’è troppo rumore).
Il criterio scelto per affrontare il tema della misericordia e del giudizio – il tema dei temi, secondo me, in questo momento storico che sta vivendo la Chiesa – è geniale (l’ho già detto che sono amica di un genio?): si è scelto un passo del Vangelo, e si sono proposti i passi dei Padri che hanno affrontato quel tema.
Il passaggio è Matteo 23,23: Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che versate la decima della menta, dell’aneto e del cumino, e trascurate i punti più importanti della Legge – il giudizio, la misericordia e la fede -: queste cose invece bisognava fare, senza trascurare quelle. “L’alternativa – scrive Giovanni – non è tra giudicare ed essere misericordiosi, sembra dire Gesù, ma tra tenere insieme, con la fede, il giudizio e la misericordia, o non tenerli insieme, e andare così incontro a un fatale svuotamento dell’intero cristianesimo”. Questa affermazione sarebbe stata perfetta – nota l’autore – come motto per il Sinodo, e anche per me devo dire questa citazione è stata illuminante, una folgorazione. Insomma, non ci avevo mai concentrato particolarmente l’attenzione.
Origene, Ilario, Basilio di Cesarea, Epifanio (guarda tu le sorprese della vita, non era solo un personaggio di Antonio Albanese), Gregorio di Nissa e Agostino chiariscono il rapporto tra misericordia e giudizio andando al fondo della questione, come spade che trafiggono tutte le nostre chiacchiere da social, da teologi dilettanti (parlo per me).
Il libro è consigliabilissimo, in tempi in cui si parla di muri e ponti anche abbastanza a caso, giusto per ricordare da dove veniamo, qual è il deposito che ci è stato consegnato, e dal quale non possiamo prescindere se vogliamo dirci cristiani (possiamo sempre essere costanziani, per carità, o laviniani o liviani – uso i nomi delle mie figlie per non offendere nessuno – e inventare una religione originale a nostro piacimento: basta sapere che col cristianesimo c’entra poco o nulla).
Mentre leggevo – a questo punto vi abbandono alle pagine del libro, chi vuole proceda da solo, io faccio solo una chiosa – mi se è chiarito un concetto. Quando sento parlare di misericordia tendo a concentrarmi sulla necessità di dare il cuore. Ma forse è la prima parte della parola che è la più importante. Ai miseri. L’uomo senza Dio è misero. Il nostro cuore non è capace di vita vera, non è capace di amore senza Dio. E Dio ce lo vuole dare il cuore, perché impariamo ad amare e prima ancora perché comprendiamo quanto siamo amati. Ma questo dare il cuore è un’azione che trasforma, che indice un’azione anche in chi la “subisce”, chi la riceve. Lui non vuole certo che rimaniamo nella miseria perché non ne siamo felici. Il perdono è attivo, trasforma, agisce sulla vita e la cambia. La misericordia provoca ed esige un cambiamento, non per la rigidità, ma per quanto è irresistibile l’amore dell’amante. Altrimenti non si chiama perdono, ma in un altro modo – leggerezza, sciatteria forse. Va, e non peccare più, dice Gesù all’adultera. Non la lascia dov’era. Le dice di andare. Questo è quello che riceve il nostro cuore misero ogni volta che si sente amato: un invito ad andare, a cambiare. È sempre un amore che ci precede, un amore che non ci meritiamo, un amore gratuito, che non guarda da dove veniamo, ma che guarda bene, questo sì, dove andiamo, perché non ci vuole lasciare nella tristezza della miseria, del peccato, cioè dell’avere sbagliato mira nel lancio delle nostre azioni. Dio si intenerisce per noi figli che abbiamo sbagliato strada, e ci vuole riportare a casa. Non ci lascia seduti per terra come la donna che tutti volevano lapidare. Va.

Nessun commento:

Posta un commento