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venerdì 30 maggio 2014

“Il VATICANO secondo FRANCESCO”

Il Vaticano secondo Francesco




Nel corso della presentazione alla Stampa estera del libro di Massimo Franco 

“Il Vaticano secondo Francesco”, 

Romano Prodi ha rilevato che le decisioni politiche su vita e famiglia non hanno dato risultati: bisogna richiamare i valori cristiani di fondo senza usare ’ i bastoni della legge e dell’imposizione’. All’uscita è poi tornato sul ‘Family day’ del 2007: “Una strumentalizzazione vergognosa, l’hanno fatto per far cadere il governo, nessuno era interessato alla famiglia”. 
La Sala Stampa estera è spesso teatro di incontri che offrono a chi scrive spunti di riflessione su questioni di fondo. Lo è stata anche nel tardo pomeriggio di giovedì 29 maggio, con la presentazione del libro (che contiene certo pagine interessanti) di Massimo Franco sulla prima parte del pontificato di Jorge Mario Bergoglio: “Il Vaticano secondo Francesco - Da Buenos Aires a Santa Marta: come Bergoglio sta cambiando la Chiesa e conquistando fedeli in tutto il mondo” (Ndr: su quest’ultima asserzione si potrebbe discettare a lungo…). Accanto all’autore, Giulio Anselmi, Romano Prodi e padre Giampaolo Salvini, già direttore per 26 anni de La Civiltà cattolica. In sala tra gli altri il cardinale Raffaele Farina, il professor Guzman Carriquiry, l’ambasciatore Francesco Greco, padre Scannone (‘maestro di Jorge Mario Bergoglio”), Dino Boffo, Sergio Zavoli. Insomma un bel parterre per il noto editorialista del Corriere della Sera, già firma di Avvenire.
Dopo il saluto di Maarten van Aalderen (presidente della Stampa estera in Italia) e una breve introduzione di Elisabetta Piquè (giornalista argentina biografa di Bergoglio), Giulio Anselmi ha posto sul tappeto tutta una serie di domande riguardanti il comportamento di papa Francesco e le sue conseguenze, difficili ancora in sé da valutare dopo un solo anno di Pontificato. Tra le domande: “Da quel che appare, nella Chiesa c’è quasi solo papa Francesco?”. Per Romano Prodi l’azione da Papa non è in contraddizione con quella da religioso e arcivescovo in Argentina; inoltre “è un multipolarista convinto”. Padre Salvini ha definito la scelta di Santa Marta come “non tanto sceltà di povertà quanto di disponibilità, di una Chiesa con le porte aperte”. E, per quel che riguarda colui che “ha reso possibile Bergoglio, cioè Benedetto XVI”, papa Ratzinger ha compiuto “uno dei gesti più rivoluzionari nella storia della Chiesa, evitando tra l’altro che si ripetesse quanto era sempre successo: negli ultimi anni di Pontificato in genere è la Curia a governare”.
Ci si è poi chiesti se il Papa, “vincente nel mondo” (Ndr: anche qui ci sarebbe da discutere a lungo), riuscirà “a vincere anche a Roma”. E le valutazioni sono state diverse, pur se in genere molto caute.
PRODI: VALORI NON NEGOZIABILI, LEGGI INUTILI, FAMILY DAY VERGOGNOSO
Non cessano – salvo eccezioni - gli applausi scroscianti verso papa Francesco da parte della cultura politica e massmediatica dominante. E tuttavia…
Mercoledì 28 maggio, nell’ultimo giorno del suo mandato, la Commissione europea ha deciso di rifiutare di trasmettere al Parlamento europeo la petizione popolare “Uno di noi”, voluta da diversi Movimenti per la vita e corredata di circa 1.800.000 firme raccolte nei Paesi dell’UE (600mila in Italia). Giovedì 29 maggio la Camera dei deputati italiana, presieduta da una fervente ammiratrice di papa Francesco come Laura Boldrini, ha approvato in poco tempo – addirittura stravolgendo l’ordine del giorno – la proposta di legge sul ‘divorzio breve’, che consiste nel dare la possibilità di sciogliere il legame coniugale dopo soli sei mesi (se i coniugi sono d’accordo) o un anno (se c’è un contenzioso, indipendente dalla presenza di figli. I tempi di riflessione verrebbero de facto azzerati. La Camera ha approvato la proposta con 381 voti contro 30 e 14 astensioni: un’ammucchiata del pd renziano, di una Forza Italia duduizzata, con contorno di satelliti vari. Pochi (qualcuno di Forza Italia, qualche leghista, qualche ex-montiano, qualcuno del Nuovo centrodestra) coloro che si sono opposti. Ora la proposta di legge passa al Senato.
La nostra domanda all’ex-presidente della Commissione europea e all’ex.-presidente del Consiglio: Non trova che ci sia una contraddizione clamorosa in molti che applaudono pubblicamente Francesco tra il dire e il fare, quando bocciano le idee del Papa su vita e famiglia, espresse più volte pubblicamente? 
La risposta di Romano Prodi, che inizialmente – citando il ‘no’ di Chirac - ha ricordato i suoi tentativi falliti di inserire in qualche modo le radici cristiane nel Preambolo della Costituzione, si può riassumere in un’asserzione netta: “I richiami alla legge e all’autorità nell’ambito anche di vita e famiglia non hanno dato risultati. Molto meglio richiamare nella società i valori cristiani di fondo senza utilizzare leggi e imposizioni”. Traduciamo: i cattolici, su questi temi, alzino bandiera bianca.
Altra nostra domanda a Romano Prodi all’uscita della sala: Come valuta l’idea di promuovere un Family-day bis di quello del 2007, considerata l’avanzata della rivoluzione antropologica libertaria? (Ndr: ricordiamo che il 12 maggio 2007 a piazza san Giovanni in Laterano convenne una folla enorme per una manifestazione in favore della famiglia come riconosciuto dalla Costituzione italiana, formata da uomo e donna e tesa alla procreazione dei figli. Fu una risposta gioiosa di massa al disegno di legge presentato dal Governo Prodi e in particolare dal ministro ed ex-presidente dell'Azione Cattolica Rosi Bondi per il riconoscimento delle coppie di fatto, chiamato 'Dico'). Prima risposta: “Non rispondo” ed è entrato nel bar della Stampa estera. Ne è uscito dopo 10 secondi, ricordando vigorosamente “la strumentalizzazione vergognosa del 2007”, organizzata “per far cadere il governo”, da gente” cui non sono mai interessate per nulla le sorti della famiglia”. La moglie Flavia Prodi ha voluto aggiungere che “la famiglia si difende nelle parrocchie” e non con le leggi. Bandiera bianca (non è quella dei Borbone e neanche della Dc) la trionferà. Ma forse trionfa già. 
G. Rusconi

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