La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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mercoledì 25 aprile 2018

LeggiAmo SI TRASFERISCE


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Io e lei- Confessioni della Sclerosi Multipla

LA BIOGRAFIA DI FIAMMA SATTA di  Fiamma Satta 

Fiamma Satta è nata il 26/08/1958 a Roma, dove vive e lavora. Ha due figli. E’ giornalista professionista. Nel 1993 le è stata diagnosticata la Sclerosi Multipla. Si è laureata alla Sapienza di Roma in Storia Moderna. Ha pubblicato la sua tesi (Predicatori agli ebrei a Roma nel XVII secolo) e per diversi anni ha svolto ricerca storica per il Dizionario Biografico degli Italianidell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani.Voce storica di Radio 2, ha firmato, condotto e interpretato numerosi programmi radiofonici a partire da La strana casa della formica morta (1985). Nel 1987 ha configurato con Fabio Visca  la coppia artistica Fabio & Fiamma sviluppata in varie produzioni , fino alle fortunate edizioni della posta del cuore in diretta: dal 1995 nella forma di una sit-com umoristica quotidiana in oltre 1800 puntate  del popolarissimo Fabio e Fiamma e la trave nell’occhio e dal 2005 al 1°gennaio 2010 in un dialogo quotidiano con gli ascoltatori sui temi dell’amore non filtrato da elementi di fiction. Nel 2009  è stata autrice/conduttrice di L’una storta su Radio2.Dal 2005 al 2016 ha firmato la rubrica Fuoco & Fiamma” su Vanity Fair e ha curato  lo spazio video “Ritorno di Fiamma” sul sito della rivista, con interviste e poesie lette da attori.Sotto la direzione di Carlo Verdelli, nel 2006 ha iniziato a collaborare a La Gazzetta dello Sport firmando, dal 2009, rubrica e blog Diversamente aff-abile, diario di un’invalida leggermente arrabbiata” sui temi dell’inciviltà, impegno per il quale  nel 2014 le è stata conferita dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano l’onorificenza di “Commendatore al Merito della Repubblica Italiana” .Co-sceneggiatrice del film di Carlo Verdone Ma che colpa abbiamo noi(2003), ha pubblicato con Visca per Rai-Eri Fabio e Fiamma e la trave nell’occhio (1997) e Il secondo libro di Fabio e Fiamma (2000). Ha scritto Rose d’amore (Newton Compton, 2007), DIARIO diversamente affabile (Add editore 2012) e nel 2017 Io e lei- Confessioni della Sclerosi Multipla (Mondadori 2017), un romanzo nel quale, per la prima volta in letteratura, la voce narrante della storia d’amore è la malattia.http://diversamenteaff-abile.gazzetta.it/2010/01/31/la-biografia-di-fiamma-satta/?refresh_ce-cp

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Recensione di Io e lei – 

Confessioni della Sclerosi Multipla di Fiamma Satta

La voce narrante di questa storia è la Sclerosi Multipla: è suo il lungo monologo che attraversa e disegna le pagine di Io e lei. La “lei” è la Miagentileospite, la donna obbligata a una lunga e irreversibile convivenza con l’Io narrante. Ma la “lei” è soprattutto Fiamma Satta, autrice e protagonista di un libro unico.
>>> www.leggereacolori.com/



Fiamma Satta a Geo su Io e lei Confessioni della Sclerosi Multipla 21 04 2017

Intervista di Sveva Sagramola a Fiamma Satta a GEO (Rai3) il 21 aprile 2017, sul suo romanzo d'amore
 "Io e lei- Confessioni della Sclerosi Multipla" (MONDADORI)



Fiamma Satta – Foto Gianmarco Chieregato

Fiamma Satta: guardo diritto nel buio


“Accettare la mia sclerosi multipla mi ha fatto diventare forte” dice la giornalista, che alla sua “sgradevole accompagnatrice” ha dedicato l'ultimo romanzo: “Io e lei”

sabato 21 aprile 2018

Ratzinger

Ratzinger: il pensiero e il papato



Esce in questi giorni un libro che analizza a 360 gradi Ratzinger, il suo pensiero, il suo pontificato.
Tra gli intervistati, da Francesco Boezi, 3 collaboratori di Libertà e Persona.
Riporiamo il comunicato stampa: Perché il pontificato di Benedetto XVI si è interrotto? A detta del papa tedesco, il motivo è uno solo: “Ingravescentem aetatem”, cioè l’età avanzata. Ma nel corso di questi anni, molti si sono chiesti se, oltre al motivo annunciato, si nascondessero altri perché. Il libro indaga questo aspetto, ma anche il pontificato di Ratzinger nella sua totalità.
Quattordici interviste a personalità laiche, che interpretano e rileggono papa Benedetto attraverso una convinzione comune: i 2.864 giorni di Ratzinger al soglio di Pietro hanno rappresentato, data l’intensità teologica e culturale, una fase storica per la Chiesa cattolica. Tanto che il pensiero e l’opera di Ratzinger continuano a essere poste al centro del dibattito pubblico. Centinaia di domande e risposte sul Papa che si è guadagnato una posizione emerita anche nel cuore dei fedeli. Interviste a Ettore Gotti Tedeschi, Gennaro Sangiuliano, Gaetano Rebecchini, Marco Tosatti, Giovanni Minnucci, Francesco Agnoli, Filippo Savarese, Maria Rachele Ruiu, Jacopo Coghe, Aldo Maria Valli, Marco Luscia, Assuntina Morresi, David Cantagalli, Fabio Marchese Ragona, Giuliano Guzzo, Aurelio Porfiri. Prefazione di Ettore Gotti Tedeschi.

venerdì 20 aprile 2018

Lavia dice Leopardi

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Severino pensa Leopardi e Lavia dice Leopardi


Alla straordinaria forza filosofica del pensiero poetante di Leopardi,Emanuele Severino ha dedicato diversi saggi, riconoscendogli un’importanza basilare per la definizione di quell’essenza del nichilismo che è da sempre al centro della sua riflessione.

Leopardi – ci ricorda Severino – ha affrontato le questioni ultime (la verità, l’essere, il nulla) per giungere a un linguaggio in cui la poesia diviene forma suprema della filosofia. Allo stesso tempo, egli ha posto anticipatamente le basi di quella distruzione della tradizione occidentale che sarà poi continuata, anche se non in modo più radicale, da Nietzsche e da Heidegger. Illuminandone l’intima coerenza umana e intellettuale, e la tragica grandezza, Severino legge il corpus leopardiano nella convinzione che la filosofia dell’Occidente, nella sua essenza e nel suo più rigoroso e potente sviluppo, sia la filosofia di Leopardi.


Riusciamo a immaginare il mondo senza Giacomo Leopardi? Sarebbe più povero, indigente. Eppure il poeta apre voragini infinite. Sprofondamenti abissali. Abissi in cui si cade verso l’alto. Naufragi del “pensiero”.
Gabriele Lavia


Spettacolo inserito nella rassegna Per amore della Poesia










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Leopardi Giacomo 

>>>  Canti

>>> Operette morali




>>>   Zibaldone di pensieri.pdf

mercoledì 18 aprile 2018

"Isola"

Le parole segrete:

 Recensione: "Isola" di S.R.H. Jacobsen




casa editrice Iperbore



Una giovane ragazza danese ha nostalgia di un’isola verde e impervia battuta dai venti del Nord, un’isola delle Faroe dove non ha mai vissuto ma che ha sempre sentito chiamare «casa», perché da lì emigrò la sua famiglia negli anni Trenta. Comincia così, dall’urgenza di riappropriarsi delle sue origini e di una cultura che ha ereditato ma non le appartiene, il suo viaggio di ritorno a Suðuroy, da cui nonno Fritz, pescatore dell’Artico, partì alla ricerca di un destino migliore, e nonna Marita, sognatrice irrequieta, fuggì verso il mondo e la modernità.Un viaggio nella storia di una famiglia e di questo piccolo arcipelago sperduto nell’Atlantico, che è stato coinvolto nel secondo conflitto mondiale e nella guerra fredda e che ha lottato fieramente per una sua autonomia dalla Danimarca. Un viaggio nella memoria e nel mito che perdura in queste terre sospese nel tempo, tra le asprezze di una natura primigenia, dove ogni racconto di vita si colora di leggenda, dall’amore segreto tra Marita e Ragnar il Rosso, falegname filosofo e ribelle che chiama i gabbiani «i proletari del mare», alla roccia incantata nel giardino di zia Beate, che attira sciagure su chi prova a rimuoverla.

martedì 17 aprile 2018

Per chiudere in bellezza Leggiamo... “Il fu Mattia Pascal”

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“Il fu Mattia Pascal”

Trama:
«Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal.» Ma anche la certezza del proprio nome dovrà svanire ben presto nella vita del bibliotecario Mattia Pascal. A lui il caso ha dato una clamorosa possibilità: azzerare il proprio passato e cominciare una nuova vita. Moglie, suocera e amici lo riconoscono nel cadavere di un suicida e lo credono morto. Ricco grazie a una vincita al gioco, può rifarsi una nuova vita e inventarsi il ruolo di Adriano Meis. Ma la libertà appena acquisita si rivela in realtà una ferrea prigione... Il romanzo capolavoro di Pirandello, pubblicato nel 1904, un umoristico e grottesco scandaglio della realtà piccolo-borghese che evidenzia l'impossibilità per l'uomo di essere davvero artefice del proprio destino.


www.oilproject.org/lezione/pirandello-fu-mattia-pascal


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www.studentville.it/studiare/scheda-libro-il-fu-mattia-pascal/


Quando di legge Pirandello viene quasi da chiedersi in quale tempo abbia vissuto, e “Il fu Mattia Pascal”, in quale secolo sarà collocato? L’estratto proposto rappresenta il cuore del romanzo, il momento in cui il protagonista muore e poi rinasce, per un caso fortuito della vita, nel nome di Adriano Meis. Chi è costui? “Un uomo inventato“, scrive l’autore. Mattia Pascal viveva i suoi giorni senza quasi esserne padrone, con una moglie che non amava, una famiglia che non sentiva sua. Decise così di partire, eppure non aveva idea, non poteva sapere che non sarebbe più ritornato uguale.
Io era invaso e sollevato come da una fresca letizia infantile; mi sentivo come rifatta vergine e trasparente la coscienza“, si legge nel romanzo. Mattia Pascal non esiste più, è morto suicida per un dissesto finanziario: è questo che scrivono i giornali, è questa la fittizia verità che il mondo conosce. E nasce Adriano Meis. Nasce dal nulla, come una fiaba improvvisata dal padre per addormentare suo figlio, nasce già adulto, già capace di ricordare, di fantasticare, di costruire. E come chi assiste ad una nuova nascita, guardando il corpo prendere forma, gli occhi aprirsi sul mondo, Adriano Meis è felice, di “una felicità improvvisa, così forte, che quasi mi ci smarrivo in un beato stupore“. Si tratta come di un protagonista nuovo, che scorge davanti a sé la possibilità di fare di sè stesso ciò che più vuole, è una libertà pressoché infinita, come quella di un neonato che ancora deve imparare tutto. Si scontrano presto in Adriano Meis emozioni contrastanti, una sorta di inquietudine affianca l’impulsiva gioia iniziale, perché in fondo Adriano non possiede nulla, una casa, una famiglia, nemmeno un passato può accompagnarlo nel suo vagabondare. È solo, e lo grida tre volte, “Solo! Solo! Solo!“, solo come non era mai stato prima. È felice e nello stesso tempo accompagnato da una “certa mestizia“, perché non esiste un uomo in grado di pensare che non senta il peso dell’isolamento. Come sosteneva Aristotele, “l’uomo é un animale sociale“. E Adriano Meis, per il mondo, per la società, non esiste.
Assistendo alla vita degli altri e osservandola minuziosamente, ne vedevo gli infiniti legami e, al tempo stesso, vedevo le mie tante fila spezzate. Potevo io rannodarle, ora, queste fila con la realtà? […] No. Io dovevo rannodar queste fila soltanto con la fantasia“. Quello di Adriano Meis è un lavoro di invenzione, di costruzione della sua storia come si può costruire il personaggio di un romanzo, e tutte quelle emozioni contrastanti che lo travolgono sfociano in un solo unico gesto: il sorriso. Sorride davanti a tutto il reale, compreso sè stesso. Sorride perché è consapevole di non essere più parte del mondo vero e concreto: Adriano Meis non è che un’apparizione, un racconto che non può essere dimostrato, e che guarda la natura davanti a sè con la coscienza del suo non esistere. Guarda con ironia e distacco le cose, perché le cose sono distaccate da lui. Eppure non si lascia vincere dall’apparente impossibilità di realizzare tangibilmente sè stesso, ma continua a vivere sospeso, alla ricerca delle sue artificiose certezze, cogliendo dal reale i particolari a lui più affini e mettendoli sistematicamente insieme, quasi fosse un gioco a incastro. “Vivevo non nel presente soltanto, ma anche per il mio passato cioè per gli anni che Adriano Meis non aveva vissuti“. E tutto questo non fa che produrre gioia e mestizia, perché il tempo da inventare è sconfinato, ma ritorna sempre la consapevolezza che neppure la fantasia possa realizzare tutto. Mattia Pascal si ritrova catapultato in una realtà nuova, padrone del suo stesso corpo, immutato, vivo, libero di scegliere quale angolo di universo visitare, solo e incapace di capire se quella solitudine sia un bene o sia un male. “Or che cos’ero io, se non un uomo inventato? Una invenzione ambulante che voleva e, del resto, doveva forzatamente stare per sè, pur calata nella realtà“.
Forse quello che più emerge da questo stralcio, tratto dal romanzo di Pirandello “Il fu Mattia Pascal”, è che possiamo scappare da tutto, illuderci di poter cancellare la nostra vita e rinascere dal niente, ma ciò che rimane è una libertà infinita e impossibile da riempire. L’uomo ha bisogno di sè stesso per vivere, così come necessità dell’ossigeno per respirare. E non possiamo noi privare il nostro corpo di ciò che gli è più caro: la nostra anima. Perché sarebbe esattamente come morire.
Voto: nove

Ilmondodelleparole


Giratevi verso la luce perché la luce è già qui."







Ermes Ronchi

Il futuro ha un cuore di tenda

 

"Giratevi
verso la luce
perché la luce
è già qui."

Ermes Ronchi

 www.romena.it

Come affrontare questo tempo di crisi? Dove cercare germogli di speranza? Quale volto inedito di Dio e della Chiesa si prepara a emergere dalle fatiche del presente? Ermes Ronchi ci accompagna dentro questi e molti altri interrogativi per offrirci spunti concreti e per indicarci traiettorie possibili. Ma il suo è soprattutto un invito ad annusare e a seguire il vento di ciò che è davvero nuovo, di ciò che ci chiama dal futuro, e a farlo con animo aperto, con un bagaglio leggero, con un cuore di viandante. Un cuore di tenda.

Ermes Ronchi, frate dei Servi di Maria, è considerato oggi uno degli eredi della spiritualità di padre Vannucci e della poetica di David Maria Turoldo. Autore di numerosi libri, conduce attualmente la rubrica "Le ragioni della speranza" su Rai Uno.

LEGGI ARTICOLO PRESENTAZIONE DEL LIBRO


...

Esistono oggi dei piccoli germogli che, come il mandorlo in fiore, annunciano la primavera, l'emergere di una novità decisiva per il tempo a venire?

Per prima cosa, l'emergere del femminile: uno dei segni più belli del mondo d'oggi, forse il massimo dei segni profetici. La donna, che crea un ponte temporale tra il passato e il presente, che è la dimora dove si attua l'accoglienza ospitale più alta, quella di una nuova vita. Il genio femminile, la sua creatività calda, calda di abbracci, di attenzioni. Pensa solo all'atteggiamento materno, al senso di madre da estendere a tutto ciò che vive. Pensa all'etica della cura, dell'avere a cuore, che è biblica, perché la misericordia nella Bibbia si esplica come etica della cura. La donna fa paradiso quando si prende cura, quando mantiene questo triangolo: la cura di sé, la cura degli altri, la cura del mondo. Questo triangolo crea il paradiso, l'Eden, dove il nostro compito è «custodire e coltivare».


https://youtu.be/7dO23Ta5UCE

giovedì 12 aprile 2018

Sempre



SEMPRE con fascetta2
Lo scrittore e il prete, l'anarchico "senza Dio" e il fondatore della Fraternità di Romena: Maurizio Maggiani e il nostro don Luigi Verdi sono i protagonisti di un nuovo libro che riproduce un loro lungo dialogo sui valori e i temi della vita, un dialogo che trova il perno nella parola più grande e inafferrabile: "Sempre". 
Il libro (pubblicato da Casa Editrice Chiarelettere) ha giù avuto una vasta eco: pochi giorni fa è uscito un articolo su Avvenire , dopo quelli usciti sull'inserto "La lettura" del Corriere della Sera  e sul Il Secolo XIX  di Genova. Maurizio Maggiani ne ha parlato a  Fahrenheit, il programma dedicato ai libri e alle idee di Radio3 Rai 
Tutto questo per entrare nelle atmosfere di " Sempre" 
www.romena.it

mercoledì 11 aprile 2018

L’incredibile tenerezza🌾


 

– Due prigionieri, in due celle vicine,

che comunicano con colpi battuti nel muro. 

Il muro è ciò che li separa 

ma anche quel che permette loro di comunicare. 

Così tra Dio e noi. 

Ogni separazione è un legame – 

 

Simone Weil

#buongiornoromena

L’inizio del concerto di Gianmaria testa alla Pieve di Romena il 21 settembre 2011 nell’ambito dell’incontro “Una fede nuda”. Il concerto viene introdotto dalla presentazione di don Luigi Verdi, responsabile della Fraternità di Romena.

borgna-weil

LeggiAmo  L’indicibile tenerezza: In cammino con Simone Weil

con un po di musica…

Gianmaria Testa – Avrei voluto baciarti

Gianmaria Testa, DENTRO LA TASCA DI UN QUALUNQUE MATTINO