La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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lunedì 31 ottobre 2016

il pianeta proibito


Il pianeta proibito (1956 film)




"Il pianeta proibito", regia di Fred McLeod Wilcox, 1956, USA
"Il pianeta proibito" ("Forbidden Planet", regia di Fred McLeod Wilcox, 1956, USA) appartiene al gruppo di film (di genere FANTASCIENTIFICO e FANTASTICO) che ebbe molto successo negli Stati Uniti degli anni '50. La gran parte di quelle pellicole erano di scarso valore, ma "Il pianeta proibito", pur scontando le ingenuità tipiche dell'epoca, godeva di una solida STRUTTURA narrativa. Il pregio deriva senz'altro dall'essere ispirato a "La tempesta" di Shakespeare: al posto dell'isola abbiamo un pianeta lontano, al posto di Prospero uno scienziato un po' pazzo, Morbius, ma la figlia e il nuovo arrivato che si invaghirà di lei mantengono le stesse caratteristiche dei corrispondenti personaggi dell'opera del Bardo. Solo Ariel e gli spiriti dei boschi non ci sono più, sostituiti dalle malvagie creature scaturite dalla mente di Morbius.




Il pianeta proibito: subcosciente cibernetico

WALTER PIDGEON - Forbidden Planet / Film HD [1080p]

Forbiddenplanetposter.jpg
Il pianeta proibito (Forbidden Planet) è un classico del cinema di fantascienza del 1956, diretto da Fred McLeod Wilcox e prodotto dalla MGM, da cui fu tratto un romanzo omonimo scritto da W.J. Stuart e pubblicato nello stesso anno.
La trama è vagamente ispirata alla commedia teatrale La tempesta di Shakespeare.[1] Nella realizzazione della pellicola furono impiegati numerosi effetti speciali della Walt Disney Productions e della musica elettronica, per conferire il carattere alieno del contesto. Il film è ricordato anche per la presenza di un robotRobby, riproposto in successive pellicole e serie televisive.
Nel 2013 fu scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America.[2]
wikipedia.org/wiki/Il_pianeta_proibito

Musica con Angelo Branduardi

Futuro Antico Trentino - 2014

È l’esempio più lampante di come la tradizione popolare europea, e italiana in particolare, sia intrisa di cristianesimo, per cui uno che si accosti ad essa, anche solo per trarne ispirazione, ne eredita inconsapevolmente alcuni tratti. Sentite che cosa dice Branduardi a proposito di un suo componimento: «Ho scritto una canzone che si chiama Il dono del cervo. Racconta la storia di un cervo che incontra un cacciatore e gli dice: “Aspetta, non tirare, perché io sto per morire e ti regalo nove pezzi del mio corpo, così per nove volte rivivrò”. L’ho scritta perché da qualche parte, non ricordo dove, avevo letto una novella simile che mi era piaciuta. Una sera ero a suonare a L’Aquila, lo rammento benissimo perché rimasi stupito, e mi accorsi che al concerto erano presenti molti religiosi. Lo avevo notato anche le sere precedenti. Al termine dello spettacolo una suora mi disse: “Complimenti per la canzone sulla risurrezione”. La guardai meravigliato e le risposi che forse stava sbagliando cantante. Invece lei mi citò la canzone del cervo. Lì per lì, sono sincero, la considerai un po’… matta. Poi ci ho riflettuto e mi sono accorto che la sua era una forma di lettura assolutamente corretta e veritiera».
Dimmi, buon signore che siedi così quieto la fine del tuo viaggio che cosa ci portò? Le teste maculate di feroci tigri, per fartene tappeto le loro pelli? Sulle colline tra il quarto e il quinto mese, io per cacciare, da solo me ne andai. E fu così che col cuore in gola un agguato al daino io tendevo, ed invece venne il cervo che davanti a me si fermò. “Piango il mio destino, io presto morirò ed in dono allora a te io offrirò queste ampie corna, mio buon signore, dalle mie orecchie tu potrai bere. Un chiaro specchio sarà per te il mio occhio, con il mio pelo pennelli ti farai. E se la mia carne cibo ti sarà, la mia pelle ti riscalderà e sarà il mio fegato che coraggio ti darà. E così sarà, buon signore, che il corpo del tuo vecchio servo sette volte darà frutto, sette volte fiorirà.” Dimmi, buon signore che siedi così quieto la fine del tuo viaggio che cosa ci portò? …che cosa ci portò?
 Angelo Branduardi e Luisa Zappa
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da Il dono della musica

sabato 29 ottobre 2016

HALLOWEEN contro HALLOWEEN

il blog di Costanza Miriano

Halloween, la vigilia dei Santi

DI AUTORI VARI
Beato Angelico, La danza dei santi - Museo di San Marco Firenze
Beato Angelico, La danza dei santi –
Museo di San Marco Firenze
di don Andrea Lonardo   da gliscritti.it 
Halloween è un antica festa cattolica, come dice con semplicità la sua etimologia: hallows=santi (ricordate il Padre nostro in inglese Hallowed be thy name), een=vigilia (da evening=sera, vigilia), cioè Halloween=sera/vigilia dei Santi.Non c’è dunque nessun bisogno di inventare il neologismo Holyween, perché Halloween significa esattamente questo. Ma chi lo spiega ai bambini e, prima di loro, ai maestri e ai genitori? Halloween è la festa cristiana della vigilia dei Santi, cioè l’inizio della festa dei Santi perché le grandi feste (vedi Natale e Pasqua) iniziano nella notte.I cristiani – grandi maestri della gioia e del festeggiare – inventarono la festa dei santi (e la commemorazione dei morti) per celebrare il fatto che la morte era vinta e che il duro male era ormai sconfitto. Di questo dobbiamo parlare ai bambini, spiegando il nome Halloween. Gli irlandesi cattolici iniziarono a celebrare l’illuminazione della notte, le zucche che mettevano in fuga il male, il cielo che visitava la terra, i dolcetti che i morti portavano ai loro discendenti come segno del loro amore sempre presente e della loro intercessioni per i loro cari presso Dio, la sconfitta del male.La tradizione, peraltro, non è solo nord-europea, ma anche mediterraneo-cattolica, tanto è vero che in tanti paesi della Sicilia e della Sardegna ci sono i “dolci dei morti”. Se fosse vero che gli irlandesi cattolici cristianizzarono una precedente festa celtica, si può spiegare ai bambini che questo è il genio del cristianesimo: mentre i pagani, che erano pur sempre credenti, pensavano che i morti potessero venire a visitarli solo un giorno all’anno nella festa di Sanhedrin i cristiani annunciarono loro che essi ci visitavano tutti i giorni grazie alla comunione che esiste in Gesù tra i vivi ed i morti.Solo 30 anni fa, in un periodo molto recente quindi, si impadronirono di questo rito meraviglioso – che ci permette di celebrare la comunione fra il cielo e la terra – gli ambienti irrazionalisti che credono nella magia, il mondo capitalistico che governa la finanza e vuole vendere oggetti e, in qualche rarissimo caso, anche gli ambienti satanisti che, comunque, con la loro fede distorta, ci ricordano che il diavolo esiste e che, a maggior ragione, esiste Dio!Orbene è del significato della festa di Halloween che dobbiamo parlare e non delle cavolate sovrapposte da questi gruppi minoritari. Dobbiamo parlare del fatto che Halloween ci ricorda che la vita eterna esiste, che i morti (compresi nonni e bisnonni defunti) e, soprattutto, i santi ci accompagnano con la loro dolcezza. Dobbiamo parlare pure del fatto che la morte e il diavolo esistono, ma che Cristo li ha sconfitti. Una volta che i bambini hanno parlato dei morti, hanno capito che i morti ci amano e pregano per noi presso Dio, che i santi ci proteggono, che il male esiste, ma che è la prova che la scienza non basta e che, per fortuna, Dio è ben più forte di lui, facciano un po’ quello che vogliono, tanto ormai sono vaccinati…Ormai è tardi per scrivere questo post quest’anno, ma ricordatevelo per il prossimo anno (noi lavoriamo per il futuro)… nelle scuole e nella catechesi, l’anno prossimo, una settimana prima di Halloween, lezione su Halloween, sui morti, sui santi, sugli irlandesi, e sulle indebite appropriazioni degli ambienti neo-magici e capitalistici… e poi ognuno faccia ciò che vuole!Concludo, a chi non fosse bastato quanto già detto, un magnifico passaggio ricordato da Giovanna Jacob tratto da Kristin figlia di Lavrans di Sigrid Undset. 
Contemplando un dipinto che raffigura una santa alle prese con un drago, Kristin dice: «Mi pare che il drago sia molto piccolo (…) non sembra in grado di potere ingoiare la Vergine». E il frate che l’ha dipinto risponde: «E infatti non c’è riuscito. Eppure non era più grande di così. I draghi e tutti gli strumenti del diavolo ci sembrano grandi finché la paura ci possiede, ma se una creatura aspira a Dio con tutta l’anima sua fino a potersi avvicinare alla sua potenza, la forza del diavolo di colpo viene abbattuta, tanto che i suoi strumenti diventano piccoli e impotenti. I draghi e gli spiriti malvagi sprofondano e non sono più grandi di rane, di gatti e di cornacchie».fonte: 
 gliscritti.it
La notte di Halloween e la festa cristiana dei santi: opposizione o continuità? Appunti in chiave educativa per la scuola e la catechesi in forma di recensione a La notte delle zucche. Halloween:
storia di una festa di P.Gulisano e B.O’Neilldi Andrea Lonardo

Is animeddas (le anime, dolce sardo dei morti)

reblog >>>  


comeunacerva.blogspot.it

HALLOWEEN, LA MESSINSCENA DEL  DIAVOLO

    

L’avvicinarsi della notte di Halloween ha fatto registrare un vero e proprio boom di commenti all’articolo a firma di padre Francesco Bamonte (presidente dell’Aie), “Parla il capo degli esorcisti: attenti ad Halloween“, pubblicato lo scorso anno su In Terris e che ha riscosso un enorme successo. Buona parte dei lettori ha minimizzato sui pericoli celati tra le pieghe della ricorrenza mondana, bollando, in sostanza, il pezzo come frutto di una visione “tradizionalista” e “conservatrice” della società. Sembra, insomma, prevalere ancora una volta l’assioma “ogni occasione è buona per festeggiare”, indipendentemente da quello che viene celebrato e dai rischi ad esso connessi.Ma Halloween non può essere sottovalutato e questo quotidiano non può permettersi di farlo. Nella notte del 31 ottobre si mischiano infatti aspetti che, sia pur in libertà di coscienza, un buon cristiano non può non criticare. A partire dall’enorme indotto prodotto e dagli sprechi. Secondo uno studio pubblicato negli Stati Uniti nel 2010 il giro d’affari di Halloween in America si aggira intorno ai 600 milioni di dollari, rendendo tale appuntamento il più cospicuo del Paese dopo il Natale. Centoventi milioni di americani acquistano maschere e trucchi per partecipare alle serate a tema. Di questi circa 35 milioni sono bambini che poi passano di porta in porta a chiedere: “Dolcetto o scherzetto?“. Per non parlare del business del cibo tradizionalmente consumato (o usato in altro modo) in questo periodo. Vengono vendute circa 16 mila tonnellate di “mais candito” (una caramella della forma e del colore di un chicco di granturco), praticamente la metà della produzione di bonbon di tutto l’anno. Per non parlare dell’incidenza di Halloween sulla produzione delle zucche, di cui gli Usa sono i maggiori produttori al mondo. Il 50% delle 680 mila tonnellate immesse nel mercato ogni anno viene acquistato in occasione della “notte delle streghe”. Di queste, tuttavia, solo una parte viene effettivamente consumata, mentre il resto è perlopiù destinato a diventare la spettrale lampada con la candela in bocca. Un immenso spreco alimentare, uno schiaffo alla fame nel mondo.In Italia il giro d’affari è ovviamente inferiore ma non è affatto irrilevante, anzi. Nonostante si tratti di una ricorrenza importata dal mondo anglosassone è riuscita, a partire dai primi anni duemila, a permeare tutti gli strati della nostra società, come se esistesse da secoli. E pochi sembrano notare l’assurdità di questa celebrazione esoterica, spacciata per carnevalata d’autunno. Dati alla mano, nel 2010, lafesta horror per antonomasia ha fatto registrare per i commercianti entrate per un valore di 400 milioni di euro. Sono stati spesi 50 milioni solo per le zucche. Negli anni successivi, caratterizzati dalla crisi economica, questo comparto ha registrato una contrazione minima, di circa il 10%. Insomma la maggiore povertà e l’elevato tasso di disoccupazione, che avrebbero consigliato spese più ponderate, non hanno spento la mania per Halloween, diventata evidentemente imprescindibile per gli italiani, in particolare i giovani. Nel 2012 gli introiti hanno raggiunto i 300 milioni di euro. Spesi da 9 milioni di persone per dolcetti, cene, zucche e costumi. Un business che foraggia le multinazionali e i produttori esteri di snack e gadget a danno dei piccoli artigiani e delle reali tradizioni nostrane. Pensiamo alla vasta, e ormai sconosciuta, varietà enogastronomica che sino a pochi decenni fa era riservata ai giorni di Onnissanti e dei Defunti. Dal grano e le fave dei Morti alle “Dita di apostolo”. Tutti sacrificati sull’altare del profitto spietato.C’è poi il pericolo legato al mondo dell’occulto. Streghe, maghetti, scheletri e vampiri sembrano un’innocua pagliacciata ma, in realtà, creano una sorta di fascino nei confronti di tutto ciò è oscuro e macabro. Dietro l’apparenza del gioco, del divertimento, si cela così la “trappola” del diavolo. Gli esperti denunciano casi di danni alla psiche, e ancor più all’anima, derivanti da pratiche considerate ingenuamente ludiche, in cui si fa ingresso nel mondo della magia e dell’esoterismo. Non dimentichiamo che Halloween è la Capodanno satanista, il compleanno di Lucifero e l’occasione per adescare adepti. In questa notte gli occultisti compiono riti sacrileghi e disumani, profanano cimiteri, compiono messe nere, nascondono droghe e veleni nei dolci che regalano ai bambini. E spesso uccidono: esseri umani e animali. Recentemente, ad esempio, l’associazione ambientalista Earth ha invitato i proprietari di gatti neri a monitorarne con attenzione gli spostamenti in occasione del 31 ottobre, perché spesso vengono rapiti e sacrificati nei riti satanici.Halloween è quindi l’anti culto cristiano: un invito ad abitare il mondo dei mostri, in amicizia con anime inquiete e terrificanti, intrappolate sulla soglia tra due mondi, a divertirsi con figure della letteratura horror e demoni, invece che cercare la comunicazione con gli angeli della luce e con i santi, testimoni della gioia e dell’amore di Dio.


di 

Una perla dello... ""Earth Spirit"" e della saggezza degli indiani d'America


Carlos Nakai: Earth Spirit

Dalla Prima lettura Sap 7,15-30


La sapienza è immagine di Dio

DAl libro della sapienza.


Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza | e di pensare in modo degno dei doni ricevuti, | perché egli è guida della sapienza | e i saggi ricevono da lui orientamento. | In suo potere siamo noi e le nostre parole, | ogni intelligenza e ogni nostra abilità.

Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, | per comprender la struttura del mondo e la forza degli elementi, | il principio, la fine e il mezzo dei tempi, |l’alternarsi dei solstizi e il susseguirsi delle stagioni, | il ciclo degli anni e la posizione degli astri, | la natura degli animali e l’istinto delle fiere, | i poteri degli spiriti e i ragionamenti degli uomini, | la varietà delle piante e le proprietà delle radici.

Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so, | poiché mi ha istruito la sapienza, | artefice di tutte le cose. | In essa c’è uno spirito intelligente, santo, | unico, molteplice, sottile, |mobile, penetrante, senza macchia, |terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, | stabile, sicuro, senz’affanni, | onnipotente, onniveggente | e che pervade tutti gli spiriti | intelligenti, puri, sottilissimi.

La sapienza è il più agile di tutti i moti; | per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa. | È un’emanazione della potenza di Dio, |un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente, | per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra.

È un riflesso della luce perenne, |uno specchio senza macchia dell’attività di Dio | e un’immagine della sua bontà. | Sebbene unica, essa può tutto; | pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova | e attraverso le età entrando nelle anime sante, |forma amici di Dio e profeti. | Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza. | Essa in realtà è più bella del sole | e supera ogni costellazione di astri; | paragonata alla luce, risulta superiore; | a questa infatti, succede la notte, | ma contro la sapienza la malvagità non può prevalere.


Il Viaggio Sciamanico -





Orso in Piedi (Sciamano Sioux)

Una perla di saggezza...."Gli anziani Sioux erano saggi.Sapevano che il cuore di ogni essere umano che si allontana dalla natura si inasprisce.Sapevano che la mancanza di profondo rispetto per gli esseri viventie per tutto ciò che cresce, conduce in fretta alla mancanza di rispetto per gli uomini.Per questa ragione il contatto con la natura, che rende i giovani capaci di sentimenti profondi, era un elemento importante della loro formazione 
.Orso in Piedi (Sciamano Sioux)





www.ilviaggiosciamanico.it







Native american shamanic music mix to meditate and relax

 - by Morpheus






Questo video è dedicato alle culture e alle tradizioni indiane .Entrando s'incontrano la magia, la saggezza e la profondità di questa grandiosa civiltà, i suoi insegnamenti di ricerca spirituale e la purezza delle loro tradizioni.Una riscoperta che sta insegnando a tutti nuovi valori allinsegna del rispetto per la Madre Terra .Il contatto con la culture degli Indiani d'America non può lasciare indifferenti, perché esse racchiudono un patrimonio per la mente e per l'anima. Occorre sfatare preconcetti e pregiudizi, che possono accompagnarci, anche nostro malgrado, considerata l'impostazione della nostra storiografia.Per loro il dono della visione mistica è il traguardo supremo di ogni vita. ed ecco cosa risponde un Capo del XIX secolo in una registrazione ufficiale: "Eravamo un popolo senza leggi,vivevamo bene mantenendo la nostra parola di uomini, eravamo in ottimi rapporti con il Grande Spirito, Creatore e Signore del Tutto. Ci giudicavate dei selvaggi. Non capivate le nostre preghiere, né cercavate di capirle. Quando cantiamo le nostre lodi al sole, alla luna e al vento, ci trattate da idolatri... Senza capire, ci avete condannati come anime perse, la nostra religione non è diversa dalla vostra confrontata con parte delle vostre bibliche scritture".

mercoledì 26 ottobre 2016

Giovanni Vannucci custode della luce

Il domani chiama l'oggi, il futuro muove il presente. E Dio che ci attende in un oceano d'amore


In pochi versi il senso profondo della fede di padre Giovanni Vannucci.


Giovanni Vannucci


Giovanni Vannucci 

custode della luce

di Massimo Orlandi


www.romena.it


Cuore, heart, corazon, du coeur, Srdce…

La poesia e lo spirito

La mostra sul libro Cuore – al Borgo Medievale di Torino

by Max Ponte

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Il Borgo Medievale di Torino ospita fino al 26 febbraio 2017 una mostra dedicata al libro “Cuore”. L’esposizione si intitola “Cuore, heart, corazon, du coeur, Srdce…- Immagini e percorsi alla scoperta del libro Cuore di Edmondo De Amicis” ed  è aperta tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle ore 10 alle ore 18 (ultimo ingresso 17.15), con biglietto ad 1 euro. Si tratta di una piccola ma interessantissima esposizione che si sviluppa su due sale del Borgo Medievale, rintraccia la storia di “Cuore” ed è possibile ammirare documenti e libri d’epoca. Il museo torna così ad occuparsi di letteratura per l’infanzia con questa mostra prodotta in collaborazione con la Fondazione Tancredi di Barolo – MUSLI (Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia)

La relazione del pubblico con questo libro fondamentale della letteratura del nostro paese è una relazione forte e non sempre facile. E vale la pena di riesaminare il contenuto di “Cuore” – di quello che fu un best seller - e le letture critiche, gli adattamenti, i risultati editoriali e le implicazioni culturali. Ho rivisto con piacere, e un pizzico di commozione, alcuni spezzoni dal film-tv di Comencini ed un album di figurine, il vecchio album di figurine che avevo alle elementari, legato alla serie televisiva. Ah, dimenticavo, ho scoperto che, all’epoca del libro, esistevano cartelle in legno, ne ritrovate una esposta a “Cuore, heart, corazon, du coeur, Srdce…- Immagini e percorsi alla scoperta del libro Cuore di Edmondo De Amicis”, una tappa da non perdere nella vostra visita a Torino.

Max Ponte

martedì 25 ottobre 2016

Il gabbiano Jonathan Livingston


Richard Bach - Il gabbiano Jonathan Livingston - Parte 2


da: Il gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach

Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato. A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo.
E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava così una nuova dura giornata. Ma lontano di là soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto: era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava a una trentina di metri d’altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco, si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento. E infatti rallentò tanto che il vento divenne un fruscìo lieve intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le sue ali. 
Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo… d’un paio… di centimetri… quella… penosa torsione e… 
D’un tratto gli si arruffano le penne, entra in stallo e precipita giù. I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non stallano mai. Stallare, scomporsi in volo, per loro è una vergogna, è un disonore.


Ma il gabbiano Jonathan Livingston – che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentarne la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf stalla di nuovo – no, non era un uccello come tanti. 
La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. 


- Richard Bach - 

da: Il gabbiano Jonathan Livingston






Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. 

A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo. 

Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli. 
E anche i suoi genitori erano afflitti a vederlo così: che passava giornate intere tutto solo, dietro i suoi esperimenti, quei suoi voli planati a bassa quota, provando e riprovando.



- Richard Bach - 

da: Il gabbiano Jonathan Livingston







Mettere in pratica l’amore voleva dire rendere partecipe
della verità da lui appresa, conquistata,

qualche altro gabbiano che a quella stessa verità anelasse.



- Richard Bach - 

da: Il gabbiano Jonathan Livingston











Solo un paio di considerazioni su questo bel libro. Jonathan non è un ribelle: è solo un giovane gabbiano che compie ciò che "sente" di dover fare, seguendo il suo istinto, la sua mente, il suo cuore, anche se spesso questo comporta a dover fare scelte sofferte ed anche coraggiose. Lo stesso Bach, autore del libro, dedica la sua opera al "vero gabbiano Jonathan, che vive nel profondo di tutti noi". Dovremmo tutti avere il coraggio di certe azioni, senza il timore di non riuscire nel nostro intento o di rimanerne delusi. Solo con il coraggio riusciremo a vedere tutte quelle cose che ci faranno sentire finalmente vivi, e saremo capaci di far volare lontano quel gabbiano che è dentro nel nostro cuore.





Buona giornata a tutti. :-)












Ludovico Einaudi - Nuvole Bianche

lunedì 24 ottobre 2016

Vita degli elfi

          E☘L🍀F☘I

...una vera povertà, quella dei paesi in cui si fa altro che coltivare la terra e allevare greggi che durante la bella stagione vengono condotti alle quote più alte dei versanti.
Poca gente, quindi, e ancor meno con la neve, quando tutti sono andati a portare gli animali al sole della Puglia.
Al villaggio rimangono alcuni contadini, duri lavoratori, per coltivare quelle lenticchie scure che crescono solo nei terreni poveri, e donne valorose che nel freddo si prendono cura dei bambini, delle devozioni e dei poderi.
Ma la gente di quelle terre non è solo scolpita nel vento e beve in spigoli di roccia dura, è anche plasmata dalla poesia dei propri paesaggi, che porta i pastori a comporre rime nelle nebbie gelide degli alpeggi e le tempeste a partorire borghi sospesi alla tela del cielo.
Da Vita degli elfi Muriel Barbery
pag. 28