La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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giovedì 24 settembre 2015

" Voi italiani nella vostra letteratura avete un capolavoro sul fidanzamento:è necessario che i ragazzi lo conoscano e lo leggano" Papa Francesco

da: "I Promessi Sposi" - Alessandro Manzoni

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di san Martino, l'altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l'ossatura de' due monti, e il lavoro dell'acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de' torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d'oggi, e che s'incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l'onore d'alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell'estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l'uve, e alleggerire a' contadini le fatiche della vendemmia.




Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell'anno 1628, don Abbondio, curato d'una delle terre accennate di sopra: il nome di questa, né il casato del personaggio, non si trovan nel manoscritto, né a questo luogo né altrove. Diceva tranquillamente il suo ufizio, e talvolta, tra un salmo e l'altro, chiudeva il breviario, tenendovi dentro, per segno, l'indice della mano destra, e, messa poi questa nell'altra dietro la schiena, proseguiva il suo cammino, guardando a terra, e buttando con un  piede verso il muro i ciottoli che facevano inciampo nel sentiero: poi alzava il viso, e, girati oziosamente gli occhi all'intorno, li fissava alla parte d'un monte, dove la luce del sole già scomparso, scappando per i fessi del monte opposto, si dipingeva qua e là sui massi sporgenti, come a larghe e inuguali pezze di porpora. Aperto poi di nuovo il breviario, e recitato un altro squarcio, giunse a una voltata della stradetta, dov'era solito d'alzar sempre gli occhi dal libro, e di guardarsi dinanzi: e così fece anche quel giorno. Dopo la voltata, la strada correva diritta, forse un sessanta passi, e poi si divideva in due viottole, a foggia d'un ipsilon: quella a destra saliva verso il monte, e menava alla cura: l'altra scendeva nella valle fino a un torrente; e da questa parte il muro non arrivava che all'anche del passeggiero. I muri interni delle due viottole, in vece di riunirsi ad angolo, terminavano in un tabernacolo, sul quale eran dipinte certe figure lunghe, serpeggianti, che finivano in punta, e che, nell'intenzion dell'artista, e agli occhi degli abitanti del vicinato, volevan dir fiamme; e, alternate con le fiamme, cert'altre figure da non potersi descrivere, che volevan dire anime del purgatorio: anime e fiamme a color di mattone, sur un fondo bigiognolo, con qualche scalcinatura qua e là. Il curato, voltata la stradetta, e dirizzando, com'era solito, lo sguardo al tabernacolo, vide una cosa che non s'aspettava, e che non avrebbe voluto vedere. Due uomini stavano, l'uno dirimpetto all'altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l'altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. L'abito, il portamento, e quello che, dal luogo ov'era giunto il curato, si poteva distinguer dell'aspetto, non lasciavan dubbio intorno alla lor condizione. Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cadeva sull'omero sinistro, terminata in una gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo: due lunghi mustacchi arricciati in punta: una cintura lucida di cuoio, e a quella attaccate due pistole: un piccol corno ripieno di polvere, cascante sul petto, come una collana: un manico di coltellaccio che spuntava fuori d'un taschino degli ampi e gonfi calzoni: uno spadone, con una gran guardia traforata a lamine d'ottone, congegnate come in cifra, forbite e lucenti: a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de' bravi. 




Che i due descritti di sopra stessero ivi ad aspettar qualcheduno, era cosa troppo evidente; ma quel che più dispiacque a don Abbondio fu il dover accorgersi, per certi atti, che l'aspettato era lui. Perché, al suo apparire,  coloro s'eran guardati in viso, alzando la testa, con un movimento dal quale si scorgeva che tutt'e due a un tratto avevan detto: è lui; quello che stava a cavalcioni s'era alzato, tirando la sua gamba sulla strada; l'altro s'era staccato dal muro; e tutt'e due gli s'avviavano incontro. Egli, tenendosi sempre il breviario aperto dinanzi, come se leggesse, spingeva lo sguardo in su, per ispiar le mosse di coloro; e, vedendoseli venir proprio incontro, fu assalito a un tratto da mille pensieri. Domandò subito in fretta a se stesso, se, tra i bravi e lui, ci fosse qualche uscita di strada, a destra o a sinistra; e gli sovvenne subito di no. Fece un rapido esame, se avesse peccato contro qualche potente, contro qualche vendicativo; ma, anche in quel turbamento, il testimonio consolante della coscienza lo rassicurava alquanto: i bravi però s'avvicinavano, guardandolo fisso. Mise l'indice e il medio della mano sinistra nel collare, come per raccomodarlo; e, girando le due dita intorno al collo, volgeva intanto la faccia all'indietro, torcendo insieme la bocca, e guardando con la coda dell'occhio, fin dove poteva, se qualcheduno arrivasse; ma non vide nessuno. (..) continua....

- Alessandro Manzoni -
da: "I Promessi Sposi"



Buona giornata a tutti. :-) www.leggoerifletto.it
leggoerifletto: 

Parlatemi del mare. Parlatemi del vasto odore della campagna. Delle stelle. Dell’aria.



Ditemi com’è un albero


albero1
Ditemi com’ è un albero.
Ditemi il canto del fiume
quando si copre di uccelli.
 
Parlatemi del mare. Parlatemi
del vasto odore della campagna.
Delle stelle. Dell’aria.
 
Recitatemi un orizzonte
senza serratura né chiavi
come la capanna di un povero.
 
Ditemi com’è il bacio
di una donna. Datemi il nome
dell’amore: non lo ricordo.

Le notti si profumano ancora
di innamorati con fremiti
di passione sotto la luna?
O resta solo questa fossa,
la luce di una serratura
e la canzone delle mie lapidi?
Ventidue anni… 
Già dimentico 
la dimensione delle cose,
il loro colore, il loro profumo…. 
Scrivo
a tentoni: “il mare”, 
“la campagna”…
Dico “bosco” e ho perduto
la geometria dell’albero.
Parlo, per parlare, di argomenti
che gli anni mi hanno cancellato.
(non posso continuare, sento
i passi della guardia)
(Marcos Ana) 

da Ditemi com’è un albero – Crocetti Editore
Trad. Chiara De Luca
Originally posted on ANOTHERSEA:




Feelings, Music and Nature... ♥
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martedì 22 settembre 2015

Se sprechi tempo a rimuginare sul tuo passato e a sognare il tuo futuro rischi di perdere i tanti doni meravigliosi che la vita ha in serbo per te ora! ...

George Gray - Edgar Lee Masters

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, 
in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.

L'amore mi si offrì e io
mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta,
ma io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò,
ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame
di un significato nella vita.

E adesso so che bisogna
alzare le vele
e prendere i venti del destino
dovunque spingano la tua barca.

Dare un senso alla vita
può condurre alla follia,
ma una vita senza senso
è la tortura
dell'inquietudine
e del vano desiderio,
è una barca che anela al mare
eppure lo teme.


 - Edgar Lee Master -


Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
il debole di volontà, il forte di braccia, il buffone, l'ubriacone, l'attaccabrighe?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Uno morì di febbre,
uno bruciato in miniera,
uno ucciso in una rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte mentre faticava per moglie e figli –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

- Edgar Lee Masters -
Incipit da "Antologia di Spoon River", traduzione di Alberto Rossatti, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1997



Se sprechi tempo a rimuginare sul tuo passato e a sognare il tuo futuro rischi di perdere i tanti doni meravigliosi che la vita ha in serbo per te ora! Il passato non è più, il futuro non è ancora, la vita è adesso, non lasciartela sfuggire, è preziosa, vivila in pienezza.

Vivi in pienezza (Chiara Amirante)


A volte la vita di un uomo si trasforma in un cancro
per le ammaccature continue,
e si gonfia in una massa violacea,
come le escrescenze sui gambi di granturco.
Ed io ero là, un falegname, infangato in un pantano di vita
in cui camminavo credendolo un prato.

- Edgar Lee Masters -
da"Indignazione" Jones, 2010



Signore,
non so cosa mi accadrà
in questa settimana che sta per iniziare
ma so con certezza
 
che Tu sei il mio tenerissimo Padre
e niente mi avverrà 
che non sia da Te preveduto, guidato e preparato per me 
da tutta l'eternità.
Questo mi basta
e mi dà la serenità nell'accettare 
i tuoi impenetrabili ed eterni disegni.
Dammi la forza di accogliere come tuo dono 
tutto ciò che in questa settimana succederà 
anche se mi farà soffrire.
Unirò il mio sacrifico al Sacrificio di Gesù,
mio divin Redentore,
per salvare la mia anima e quella dei miei fratelli.
Ti domando solamente, o mio Signore,
la pazienza nelle pene,
una perfetta ubbidienza alla Tua santissima volontà
e un piccolo posto in Paradiso.
Così sia.




Buona giornata a tutti. :-) www.leggoerifletto.it

leggoerifletto



Giovanni Marradi - Peacefully


O Dio o niente.

immagine sangiuseppeilblog.blogspot.it

Un libro da comperare e regalare.

sarahh
C’è un libro, O Dio o niente, del cardinale africano Robert Sarah, da comperare e regalare.

Chi è Robert Sarah?
Ce lo dice il suo intervistatore, Diat:
Nel 2010, Benedetto XVI gli ha affidato il Pontificio Consiglio Cor Unum, che ha il compito di soprintendere alla carità del Papa. Benedetto ha preso questa decisione certo che quest’uomo originario di un piccolo e fragile paese avrebbe saputo meglio degli altri comprendere la vita dei poveri. L’anziano pontefice aveva
indubbiamente ragione! Perché Robert Sarah non ha scoperto la miseria sui libri o nei salotti borghesi avidi di buona coscienza o nelle aule universitarie, in cui regna la febbre di cambiare il mondo al suono di volontà sregolate e di ego ampollosi… Il Cardinale è nato in una famiglia povera
che non possedeva niente e ha potuto fare gli studi grazie all’aiuto dei missionari francesi che gli hanno dato tutto… Nell’autunno 2014, quando Papa Francesco lo ha nominato nella sua nuova funzione, il Cardinale era triste. Altri sarebbero stati contenti di una promozione così eclatante e si sarebbero messi in mostra come dei pavoni che fanno la ruota… Robert Sarah non ha cercato niente, non ha domandato niente, desiderava soltanto continuare a servire i poveri… E se si dovesse ricordare un solo passo di questo libro, sarebbe indubbiamente quello in cui il Cardinale racconta il momento in cui gli sembrava impossibile accettare l’episcopato di fronte a tutte le difficoltà politiche, economiche e sociali della Guinea…
sarah


Ce lo dice lui, rispondendo all’intervistatore:
Sono nato il 15 giugno 1945 a Ourous, uno dei più piccoli villaggi della Guinea, nel nord del Paese, vicino alla frontiera con il Senegal. È una regione per metà di montagna, lontana dalla capitale, Conakry, e spesso considerata poco importante dalle autorità amministrative e politiche. In effetti, la mia terra dista circa cinquecento chilometri da
Conakry e il viaggio dura una giornata intera su strade particolarmente ardue. Capita qualche volta, durante la stagione delle piogge, che le macchine rimangano impantanate. Il viaggio può interrompersi anche per molte ore; appena il tempo di estrarre il veicolo dal fango e poi ecco che poco più lontano s’impantana di nuovo. Quando sono venuto alla luce, la maggior parte delle strade erano sterrate. Ourous rappresenta l’epoca più preziosa della mia vita in Guinea. Sono cresciuto in questo luogo tagliato fuori dal resto del
mondo dove andavo a scuola per ottenere la licenza elementare. Noi seguivamo lo stesso programma di studi dei bambini francesie quindi ho imparato che i miei antenati erano i Galli…
Sarah è un uomo di grande fede, stimato per questo da tutti i suoi confratelli.
Un uomo che sa parlare chiaro, senza giri di parole, tortuosità occidentali:
In Africa, quando vedo le somme esorbitanti che sono promesse dalla Fondazione Bill e Melinda Gates – tese ad aumentare in modo esponenziale l’accesso alla contraccezione per le ragazze non sposate e per le donne, aprendo così la strada all’aborto –, non posso che insorgere di fronte a una volontà di morte.Quali sono le motivazioni nascoste di queste campagne a largo raggio che porteranno a decine di migliaia di morti? Ci sarà un piano ben studiato per eliminare i poveri dall’Africa e da altrove? Dio e la storia ce lo diranno un giorno.
Sul gender:
L’ideologia del gender veicola una menzogna grossolana dal momento che nega la realtà dell’essere umano in quanto uomo e donna. Le lobby e i movimenti femministi la promuovono conviolenza. Si è rapidamente trasformata in battaglia contro l’ordinesociale e i suoi valori. Il suo obiettivo non si ferma soltanto alla decostruzione del soggetto, s’interessa soprattutto alla distruzionedell’ordine sociale. Si tratta di seminare il dubbio sulla legittimità delle norme sociali e d’introdurre il sospetto circa il modello eterosessuale; per il gender, bisogna abolire la civiltà cristiana e costruire un mondo nuovo.
Ma il suo non è solo un libro di denuncia. E’ soprattutto la dichiarazione di un cardinale, del suo amore per Cristo.

Cos'è la vita? La realtà sa di pane.



Cosel a vita

Cos'è la vita?

Quando diventi vecchio, 
hai l'impressione di sentire dentro di te una voce che suggerisce :
 cos'è la vita?
Rispondo che quello che io so è che la  Vita è un minuzzolo  di tempo concesso 
alla nostra libertà per imparare ad amare.

 Da prefazio del Abbe' Pierre del libro - La realtà sa di pane di Luigi Verdi.



La Pieve di Romena è stata costruita nel 1152 per dare
ospitalità ai pellegrini che transitavano per Roma, e offriva loro la possibilità
di incontrarsi, conoscersi e ripartire.
Ogni fine settimana molta gente si ritrova, ognuna con le sue fatiche e i suoi
ideali, per condividere e camminare verso un reciproco accrescimento di
vita.
Li attende don Luigi e la sua comunità, con parole che accolgono, penetrano
e danno speranza.
Da questi incontri nasce questo libretto, ricco di parole che sono perle e
accompagnano, percorrendo le vie più disparate, fino alla soglia del mistero
della Vita.
Eccone dei frammenti.
«Cerco di essere sensibile alle novità di ogni giorno e di ogni persona che
incontro, lotto tanto con me stesso per cercare di essere una presenza
delicata, sapendo che nessun uomo ti permette di varcare la sua soglia se
non ti sei ripulito ogni giorno dalla polvere dell’orgoglio e non sei giunto ad
una dolcezza matura» (pag.11).
«Grazie, a chi mi ha indicato il tutto nel frammento, il frammento nel tutto e
l’oro nelle ferite. Forse tutti loro mi hanno parlato molte volte di Dio...
chiedo scusa se invece di ascoltare le loro parole ho trovato Dio nei loro
gesti» (pag.16).
«Ho sempre ritenuto ogni crisi non una rovina, ma un’occasione. Ma lo è
solo se restiamo fedeli e aperti, se rimaniamo, nonostante la durezza della
prova, terra che sogna, sapendo che sorgerà prima o poi in noi la luce di una
risposta alla nostra ombra» (pag.44).
«Come è bella la povertà inutile del silenzio e della preghiera, questo spreco
amabile, questo spazio di profumo, di casa aperta al mondo!» (pag.89).
Ti invito a leggere don Luigi Verdi in attesa di incontrarlo, appena possibile,
qui sul Monte.
[ fra Ermanno ] 
 

sabato 19 settembre 2015

"Gesù ci vuole tutti in PARADISO...e l'inferno del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo AMORE"

Wings to Paradise 1 of 2 1080p HD


L'abbraccio - Piero Gribaudi

Un giorno al diavolo saltò l’uzzolo di prender moglie. E siccome la voleva da par suo, si mise a cercarla sulla terra. In realtà molte donne avevano di che piacergli: la loro malizia era tanta che non lo avrebbero fatto sfigurare. Ma in tutte — anche nelle più diaboliche — egli vedeva emergere, in determinate occasioni, un sentimento molto pericoloso: la tenerezza, che è sempre un preludio alla bontà. 
Era dunque necessario trovare una donna che non conoscesse tale sentimento; meglio, che lo avesse a tal punto stravolto da non esserne più assolutamente capace. 
Cammina, cammina, un giorno il diavolo la trovò: era una donna mercenaria, dura e fredda, che per tutta la sua vita aveva speculato sulla tenerezza, facendone un miraggio per gli allocchi. 
Il diavolo la prese con sé e convolò a nozze. Ma la sua felicità fu presto turbata da un’ombra. 
La donna, pur degna in tutto di lui, aveva conservato un’abitudine contratta col lavoro: un gesto meccanico, intenzionale, ma subdolo: ogni tanto, senza accorgersene, apriva le braccia come per accogliere qualcuno. 
E quel gesto, quell’abbozzo di abbraccio, che in un primo tempo lo aveva solo stupito, poco alla volta sembrava attiralo; quel gesto meccanico pareva avesse in sé qualcosa d’irresistibile. 
Fu così che quando, un giorno, il diavolo si sorprese ad imitarlo, allarmatissimo rimandò la donna. 
E sprangò per sempre le porte dell’inferno ad ogni tentazione. 

- Piero Gribaudi - 



Certi amori, quelli sbagliati, sono come le sigarette: meglio smettere.



«Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo.»

- Carl Gustav Jung a Sabina Spielrein - 





Cercate le anime con cui vibrate in sintonia, e rafforzate i legami che vi uniscono a loro. 
Ricordatevi che il vostro tempo sulla Terra è stato scelto con grande attenzione per permettervi di lavorare tranquillamente con gli altri gruppi di anime che partecipano allo sviluppo del pianeta. 
Non formulate alcun giudizio su chi vi sta intorno, e lasciate che continui a percorrere il suo sentiero. 
Entrate in sintonia con tutti coloro che riconoscete o che suscitano in voi un forte senso di risonanza. 
La vostra ricettività a incontrare gli altri su un sentiero spirituale li attira verso di voi, e la vostra quota di consapevolezza vi aiuta telepaticamente a raggiungere scopi umanitari su scala globale.



- James Ridfield -






Buona giornata a tutti. :-) www.leggoerifletto.it
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Wings to Paradise 2 of 2 1080p HD


lunedì 14 settembre 2015

Al chiar di luna.

Al chiar di luna di Rabindranath Tagore


Al chiar di luna

Calma, calma questo cuore agitato,
tu, notte tranquilla di luna piena.
Troppe gravi preoccupazioni,
più e più volte
gravano sul mio cuore.
Versa tenere lacrime
sopra brucianti pene.
Con i tuoi raggi argentati,
portatori di sogno e di magia,
morbidi come petali di loto,
o notte, vieni, accarezza
tutto il mio essere
e fammi dimenticare
tutte le mie pene.




Rabindranath Tagore



Web sul blog:

"...due anime non si incontrano mai per caso."



Ogni persona...


 


"Ogni persona che passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un pò di sè e si porta un pò di noi.
Ci sarà chi si è portavo via molto, ma non ci sarà mai chi
non avrà lasciato nulla.
Questa è la più grande responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano mai per caso."

Jorge Luis Borges

domenica 13 settembre 2015

Un CUORE e una ricchezza che non si vende e non si compra: si dona.

da: "Cent' anni di solitudine" - Gabriel Garcia Marquez

Quando il pirata Francis Drake prese d'assalto Riohacha, nel sedicesimo secolo, la bisnonna di Ursula Iguaràn si spaventò tanto per il suono della campana a martello e per il rimbombo dei cannoni, che perse il controllo dei nervi e si sedette su un focolare acceso. 
Le bruciature la lasciarono ridotta a una sposa inutile per tutta la vita. 
Non poteva sedersi se non di costa, sistemata su un mucchio di cuscini, e doveva esserle rimasto qualcosa di strano nel modo di muoversi, perché non si fece mai più vedere a camminare in pubblico. 
Rinunciò a ogni sorta di impegni sociali ossessionata dalla idea che il suo corpo emanasse un odore di bruciaticcio. L'alba la sorprendeva nel patio; non osava dormire perché sognava che gli inglesi coi loro feroci cani d'assalto entravano dalla finestra della stanza da letto e la sottoponevano a ingiuriose torture con ferri incandescenti. Suo marito, un commerciante aragonese dal quale aveva avuto due figli, spese mezzo negozio in medicine e divertimenti cercando il modo di alleviare i suoi terrori. 
Alla fine liquidò gli affari e portò la famiglia a vivere lontano dal mare, in un villaggio di indios pacifici situato sui contrafforti della sierra, dove fece costruire a sua moglie una stanza da letto senza finestre in modo che i pirati dei suoi incubi non avessero da dove entrare. 
Nel villaggio sperduto viveva da molto tempo prima un creolo coltivatore di tabacco, don José Arcadio Buendìa, col qua le il bisnonno di Ursula stabilì una società così proficua che in pochi anni fecero una fortuna. 
Diversi secoli più tardi, il bisnipote del creolo si sposò con la bisnipote dell'aragonese. 
Per questo, ogni volta che Ursula perdeva le staffe per qualche pazzia di suo marito, sorvolando trecento anni di accidenti, malediceva l'ora in cui Francis Drake aveva preso d'assalto Riohacha. 
Era un semplice sfogo, perché in realtà erano legati fino alla morte da un vincolo più solido dell'amore: un comune rimorso di coscienza. Erano cugini tra loro. Avevano trascorsa l'infanzia insieme nell'antico villaggio che i loro reciproci antenati avevano trasformato col loro lavoro e le loro buone abitudini in uno dei migliori borghi della provincia. 
Anche se quel matrimonio era prevedibile fin dal giorno della loro nascita, quando essi espressero la volontà di sposarsi, i parenti cercarono di impedirlo. Avevano paura che quei sani boccioli di due razze secolarmente incrociate patissero l'onta di concepire delle iguane. 
Esisteva già un precedente terribile. Una zia di Ursula, che si era sposata con uno zio di José Arcadio Buendìa, aveva dato alla luce un figlio che aveva passato tutta la vita con dei pantaloni gonfi e flosci, e che era morto dissanguato dopo essere vissuto per quarantadue anni nel puro stato di verginità, perché era nato e cresciuto con una coda cartilaginosa a forma di cavaturacciolo e con un pennello di setole sulla punta. 
Una coda di maiale che non fece mai vedere a nessuna donna, e che gli costò la vita quando un macellaio amico suo gli fece il favore di mozzarla con un marrancio. 
José Arcadio Buendìa, con la leggerezza propria dei suoi diciannove anni, risolse il problema con una sola frase: "Non mi importa di mettere al mondo dei porcelli, purché possano parlare." E così si sposarono con una festa di banda e petardi che durò tre giorni. Sarebbero stati felici subito se la madre di Ursula non l'avesse terrorizzata con ogni sorta di sinistri pronostici sulla sua discendenza, fino al punto di convincerla a non consumare il matrimonio. 
Temendo che il corpulento e voglioso marito la violasse nel sonno, Ursula si infilava prima di coricarsi un paio di calzoni rudimentali che sua madre le aveva fabbricato con tela per vele e rinforzato con un sistema di cinghie incrociate, che si chiudeva sul davanti con una grossa fibbia di ferro. Così rimasero per parecchi mesi. 
Di giorno, lui allevava i suoi galli da combattimento e lei ricamava a telaio con sua madre. Durante la notte, si dibattevano per diverse ore con una ansiosa violenza che sembrava già un surrogato dell'atto d'amore, finché l'intuizione popolare subodorò che stava succedendo qualcosa di irregolare, e fece correre la chiacchiera che Ursula fosse ancora vergine a un anno dalle nozze, perché suo marito era impotente. 
José Arcadia Buendìa fu l'ultimo ad essere informato della insinuazione. "Vedi, Ursula, cosa va dicendo la gente," disse a sua moglie con molta calma. "Lascia che parlino," disse lei. "Noi sappiamo che non è vero." Di modo che la situazione continuò senza cambiare per altri sei mesi, fino alla tragica domenica in cui José Arcadio Buendìa vinse un combattimento di galli contro Prudencio Aguilar. Furioso, eccitato dal sangue del suo animale, il perdente si scostò da José Arcadio Buendìa in modo che tutta l'arena potesse sentire quello che gli stava per dire. "Complimenti," gridò. "Vediamo un po' se quel gallo glielo farà finalmente il favore a tua moglie." 
José Arcadio Buendìà, sereno, prese il suo gallo. "Torno subito," disse a tutti. E poi, a Prudencio Aguilar: "E tu, va' a casa tua e armati, perché sto per ammazzarti. " Dieci minuti dopo tornò con la lancia di suo nonno già esperta di sangue. 
Sulla soglia dell'arena, dove si era concentrato mezzo villaggio, Prudencio Aguilar lo aspettava. Non ebbe tempo di difendersi. La lancia di José Arcadio Buendìa, scagliata con la forza di un toro e con la stessa mira sicura con la quale il primo Aureliano Buendìa aveva sterminato le tigri della regione, gli trapassò la gola. 
Quella notte, mentre si vegliava il cadavere nell'arena dei galli, José Arcadio Buendìa entrò nella stanza da letto mentre sua moglie si stava infilando i calzoni di castità. 
Brandendo la lancia davanti a lei, le ordinò: "Togliti quella roba." 
Ursula non mise in dubbio la fermezza di suo marito. "Sarai il responsabile di quello che succederà," mormorò. José Arcadio Buendìa piantò la lancia nel pavimento di terra battuta. 
"Se dovrai mettere al mondo delle iguane, alleveremo delle iguane," disse. "Ma in questo paese non ci saranno più morti per colpa tua."

- Gabriel García Márquez -
da: "Cent'anni di solitudine", Oscar Mondadori, pagg. 10-11



Se un giorno avrai voglia di piangere, chiamami:
non prometto di farti ridere ma potrò piangere con te…
Se un giorno riuscirai a fuggire, non esitare a chiamarmi:
non prometto di chiederti di rimanere, ma potrò fuggire con te…
Se un giorno non avrai voglia di parlare con nessuno, chiamami:
staremo in silenzio…
Ma se un giorno mi chiamerai e non risponderò, vieni correndo da me: perché di certo avrò bisogno di te.

- Gabriel García Márquez -


«Il domani non è assicurato a nessuno, giovane o vecchio. 
Oggi può essere l’ultimo giorno che vedi coloro che ami. 
Perciò non aspettare più, fallo oggi, perché se il domani non dovesse mai arrivare, sicuramente lamenterai il giorno che non hai preso tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio, e che sarai stato troppo occupato per concedere un ultimo desiderio».

- Gabriel García Márquez -



Avevo sempre creduto che morire d’amore non fosse altro che una licenza poetica. Quel pomeriggio, di nuovo a casa senza il gatto e senza lei, constatai che non solo era possibile morire, ma che io stesso, vecchio e senza nessuno, stavo morendo d’amore. 

- Gabriel Garcia Marquez -
da "Memoria delle mie puttane tristi"


La gente corre dietro agli attimi, e non si accorge che è la propria esistenza che se ne va."

- Gabriel García Márquez -





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