La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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domenica 31 luglio 2016

Il ‘tycoon’ e la ‘secchiona’, istrionico e narcisistico Trump e la gelida e professionale Clinton...

Usa 2016, una poltrona per due. Brutto film


Usa 2016, una poltrona per due. Brutto film.jpg

«Una poltrona per due» era il titolo di un film di qualche decennio fa in cui, per uno scherzo del destino, un cinico, preparato Dan Aykroyd e uno scaltro, furfantesco Eddy Murphy si trovavano a contendersi la poltrona di amministratore delegato di una importante società, salvo poi doversi alleare per riuscire a conquistarla. Con quelle immagini in mente, c’è poco da stare allegri guardando alle due convention, repubblicana e democratica, andate in scena nei giorni scorsi a Cleveland e Filadelfia. La lotta tra il ‘tycoon’ e la ‘secchiona’, tra l’istrionico e narcisistico Trump e la gelida e professionale Clinton non ha certo prodotto una sensazione rassicurante per gli Stati Uniti e, conseguentemente, per il mondo. Il timore è chi potrebbe avere il carisma per essere eletto difetti delle competenze per governare, e viceversa: un problema insormontabile in un sistema democratico.
Il populismo grossolano e scorretto di Trump ha confermato, semmai ce ne fosse stato bisogno, che l’arte di fare soldi (e tanti) e di governare un impero economico-finanziario non necessariamente comporta l’acquisizione delle competenze che servono a guidare un Paese, tanto più se questo è ‘il’ Grande Paese, il leader dell’Occidente del mondo libero e una delle due superpotenze nucleari. Il tycoon ha d’altra parte troppo bisogno di farsi ‘perdonare’ la sua ricchezza e il suo mondo dorato – fatto di residenze sfarzose, mogli da copertina e macchine di lusso – per poter scegliere un posizionamento diverso da quello del ribelle anti-sistema. Il partito repubblicano, del resto, è dall’ascesa del tea party movement, oltre un decennio fa, che ha preso una deriva sempre più rabbiosamente anti-establishment, coniugando posizioni molto conservatrici con pulsioni anarchico-individualiste.
Clinton ha scelto, come otto anni fa, il posizionamento opposto, quello da prima della classe, noiosa ma rassicurante, da persona tanto competente e preparata quanto fredda, distante, afflitta da bulimia del potere. I Clinton ricordano davvero gli Underwood di House of Cards, la fortunata serie americana dedicata proprio al cinismo dei governanti. Dalla sua Hillary ha il fatto di essere la prima donna candidata alla presidenza e perciò di essere una persona che, già solo per questo, ha fatto la storia oltre ad avere un’esperienza politica non comparabile a quella del rivale. È però significativo che abbia dovuto contare sul traino del marito Bill e dell’attuale coppia presidenziale per provare a sciogliere quell’aura di ghiaccio che circonda il suo sorriso irto di denti. Hillary Clinton è molto più ‘presidenziale’ di Donald Trump: anche troppo, forse. Non è un caso che non soltanto le star di Hollywood e della canzone, ma anche le grandi compagnie finanziarie corresponsabili della spaventosa crisi del 2008 siano al suo fianco, insieme ai loro supermanager pagati milioni di dollari l’anno. Contro di lei gioca l’effetto dinastia. Vedendo il passaggio di testimone dagli Obama ai Clinton, in molti avranno provato la sgradevole sensazione che tra 8 anni i Clinton potrebbero restituire il favore agli Obama. E che la democrazia americana abbia preso negli ultimi decenni una piega sempre più dinastica non è certo un progresso. Dobbiamo poi chiederci quanto peserà, nel segreto dell’urna, la vera macchinazione condotta dal partito Democratico nei confronti di Bernie Sanders, il solo candidato che aveva provato a esprimere, con un notevole successo, la voglia di cambiamento, pulizia ed equità condivisa da una quota crescente dei cittadini americani.
Non c’è dubbio che le ‘idee’ di Trump sulla politica estera degli Stati Uniti, cioè su quello che ci riguarda più da vicino, sono a dir poco naif, se non proprio bizzarre: per alcuni aspetti talmente oltre il limite da far pensare che difficilmente potranno trovare realizzazione. Viceversa le posizioni di Clinton appaiono decisamente più tradizionali, assai più conservatrici di quelle dell’ultimo presidente, specialmente sul Medio Oriente. In questo incandescente teatro, così cruciale per l’Europa, Hillary è un falco: solidale con il governo conservatore di Netanyahu, ferocemente anti-iraniana e pervicacemente pro-saudita. Credenziali che fanno degli Stati Uniti clintoniani una superpotenza non tanto più rassicurante di quelli di Trump, sia pure per motivi diversi. Gli americani, peraltro, voteranno guardando soprattutto alla politica interna e a quella economica in particolare: ed è precisamente qui che il conservatorismo di Hillary, unito al suo carisma decisamente resistibile, potrebbero aprire qualche chance all’outsider Trump. Staremo a vedere ma sembra proprio che non ne vedremo delle belle.
Vittorio E. Parsi
Avvenire 30 luglio 2016

LA GIARA ... " Kaos"

Kaos taviani franco ciccio 1984.jpg

Franco e Ciccio nell'episodio «La Giara»


LA GIARA, di L. Pirandello - con Franchi e Ingrassia dal film " Kaos" dei f.lli Taviani.





Kaos (1984) - Trailer


Directed by Paolo and Vittorio Taviani

Based on five short stories by Luigi Pirandello

Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive…

QUELLE COME ME

κουκλα-απο-αλατι
di Alda Merini
Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

by Andrea

sabato 30 luglio 2016

Ciao Anna ... We Are The World (versione Trio)



3/5 - Anna Marchesini imita Gina Lollobrigida @Sanremo 1999

 Anna Marchesini è l'ospite comica del Festival di Sanremo 1999 condotto da Fabio Fazio, in questo video Anna marchesini interpreta Gina Lollobrigida
Finale dei "Promessi Sposi" parodia del trio Massio Lopez, Anna Marchesini, Tullio Solenghi trasmessa nel 1989, dove i tre attori reinterpretano il brano "We are the world" con i vari personaggi da loro inventati per la fiction.

We Are The World (versione Trio Lopez Marchesini Solenghi)

il primo volume del Catechismo - Le domande grandi dei bambini 1 La storia della salvezza : il cuore della fede

il blog di Costanza Miriano

Un catechismo per i bambini

DI AUTORI VARI
grandi domande
di padre Maurizio BottaHo la gioia sincera di  annunciarvi che a fine agosto sarà pubblicato dall’editrice ITACA il primo volume del Catechismo Le domande grandi dei bambini, di don Andrea Lonardo e padre Maurizio Botta, pensato per i bambini dell’eta delle Prime Comunioni.Non sarà un catechismo ufficiale della diocesi di Roma, né dell’Ufficio Catechistico, perché è bene che ognuno sia libero di utilizzare i testi che ritiene più adatti. Ma abbiamo voluto scriverne uno Don Andrea Lonardo e io perché sentivamo che era importante farlo.Continua a leggere 

 GUARDA ANCHE I VIDEO 
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Diario di Elena

il blog di Costanza Miriano

Un diario per l’estate

DI PAOLOPUGNI
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di Paolo Pugni
Il Diario di Elena, autrice Stefania Perna, edizioni Ancora,( maggio 2016) è un libro che colpisce: a partire dall’ immagine di copertina, un ponte tibetano ed una donna che tenta di attraversarlo, guidata dai consigli di una guida che l’aspetta all’altro capo del ponte.

Un simbolismo potente, per raffigurare visivamente la crisi dei 40 anni, soprattutto femminile, ma in fondo di ogni essere umano che attraversi l’età dei bilanci, vivendo la tentazione di perdersi. O di ritrovarsi in modo più pieno, come suggerisce il sottotitolo: “quarant’anni: perdersi o ritrovarsi?”
Infatti, come si legge in una delle ultime pagine del diario, che riportano una bella riflessione di Carlo Carretto “I 40 anni, sono una grande data liturgica della vita, data biblica, data del demonio meridiano, data della seconda giovinezza, data seria dell’uomo. E’ la data in cui Dio ha deciso di mettere con le spalle al muro l’uomo che gli è sfuggito fino ad ora, dietro la cortina fumogena del mezzo si e mezzo no.. Preghiera, rapporti umani, attività, apostolato,tutto è inquinato: è l’ora della resa dei conti e questi sono molto magri.L’uomo scopre ciò che è: una povera cosa, un essere fragile, debole, un insieme di orgoglio e meschinità,un incostante, un pigro, un illogico.
L’autrice del testo mette in campo la sua delicata sensibilità e la sua ampia e profonda cultura così che ogni riga è intrisa di questi fattori: intessuto su una trama semplice, come può esserlo la vita quotidiana di una quarantenne con famiglia e lavoro, presenta due registri che avvolgono e dettano il ritmo alla narrazione.
Da un lato la presenza abbondante  di citazioni, che l’autrice regala, attingendole dalle Scritture, come dai Santi e da tantissimi autori classici, moderni e contemporanei che Stefania conosce bene, e che punteggiano le vicende della protagonista dando profondità alle sue riflessioni; dall’altro un respiro decisamente femminile, fatto di sentimenti che esplodono come fuochi d’artificio, avvolti i fascino e di momenti di intenso dialogo con Dio. Certo: bisogna calarsi in questa visione femminile della vita, un esercizio semplice per una lettrice, istruttivo per un uomo.
Indubbiamente attingere dalle piccole cose della vita quotidiana per farle diventare oggetto di orazione, di introspezione, di continua verifica della propria fede, costituisce un approccio interessante per il lettore che vuole mettersi in dialogo con Dio attraverso se stesso.
Leggendo le pagine, ci si addentra in un fitto intrecciarsi di fatti quotidiani, apparentemente estratti dalla banalità quotidiana che invece è dramma e più ancora vita (dalla cena tra colleghi, ad una morte improvvisa, dallo stare in spiaggia con bambini capricciosi, al cambio di stagione o alla festa di compleanno) ai quali si alternano parti più meditative e liriche: se in prima battuta il lettore potrebbe sentirsi confuso e non comprende bene se sta leggendo una storia, un saggio di spiritualità, un testo di preghiere o che altro genere di libro, in realtà qui sta la ricchezza del testo.
Il libro infatti fornisce tanti spunti, e racconta pur non essendo a rigore un romanzo con una sua trama narrativa, come peraltro è la vita di ognuno di noi. La storia racconta tante vicende quotidiane in cui tutti possono ritrovarsi, ma, come è proprio della quotidianità, si aprono molte storie e spesso non si vede la fine di nessuna.
Ed infatti nella quarta di copertina, si legge ” Un diario, una meditazione, una storia, una conversione, un percorso interiore: come definire questo libro? Ogni lettore troverà la sua definizione, ma solo dopo aver seguito pagina dopo pagina, l’avventura spirituale della autrice alle prese con il superamento del ponte tibetano dei 40 anni: bilanci o slanci? paura di cadere o voglia di volare? perdersi o ritrovarsi?”
Il testo merita e vale. Sicuramente può aiutare molte persone, soprattutto (ma non solo)  donne, a fare luce dentro di loro e a trovare nel quotidiano, il filo che conduca ad una maggiore intimità con Dio.
Lo si potrebbe definire anche una lettura spirituale che aiuta a portare al proprio cuore molta legna per incendiare l’amore verso Dio, grazie anche alle numerose citazioni sapienti e illuminanti: ma soprattutto è un diario che fa emergere la semplicità della fede e del bene, questo poter essere percorso per tutti, per attraversare con gioia e con un significato forte, tutti “i ponti tibetani “della vita.
E alla fine di ogni giornata,e passo dopo passo, con quotidiani “piccoli passi possibili”… alla fine di tutta la giornata terrena, ritrovarsi nelle braccia forti di Dio.

NAVIGARE... relitto

La poesia è lo spirito.
NAVIGARE - RELITTO - TECNICA

Il morto colore del mare – Daniele Del Giudice

by robertoplevano

di
Roberto Plevano

§ Daniele Del Giudice

Lo stadio di Wimbledon esce nel 1983. Il capitolo 5 si apre con un’imprevedibile, pure in un romanzo presentato come “insolito”, sfoggio di cultura aeronautica. Italo Calvino scrisse la quarta di copertina – che è una specie di biglietto da visita di un libro, quindi l’unica indicazione di cui disponeva allora il potenziale acquirente davanti a quest’opera prima – parlando di “un nuovo approccio alla rappresentazione, al racconto, secondo un nuovo sistema di coordinate”, per cui “la «carta di Mercatore» è una delle immagini-chiave”. Non per fare le pulci a Calvino, ma il matematico e cartografo fiammingo Geert De Kremer, latinizzato in Gerardus Mercator secondo l’uso rinascimentale, pubblicò il suo planisfero nel 1569, e quindi si fa un po’ fatica a prenderlo come emblema di novità.

L’idea di fondo del capitolo ha piuttosto a che fare con la navigazione e il pilotaggio, a cui la rappresentazione e la misura del movimento è contingente. Con la carta di Mercatore fu finalmente possibile calcolare la rotta in una pura rappresentazione geometrico-matematica degli spazi. Per millenni, nel Mediterraneo e in altri mari le distanze si coprivano veleggiando a vista della costa; la direzione delle traversate era fissata per lo più guardando le stelle. La necessità della navigazione oceanica impose finalmente un calcolo preciso dei percorsi e degli angoli delle linee di rotta rispetto ai meridiani. Mercatore risolse brillantemente il problema delle rotte; tuttavia rappresentare il volume sferico della terra su un piano di superficie, mantenendo i meridiani paralleli, comporta una distorsione progressiva delle dimensioni degli oggetti sulla mappa via via più lontani dalla linea dell’Equatore. Il solo modo di avere una mappa corrispondente punto per punto alla superficie terreste con una scala omogenea è ovviamente quello di una mappa coincidente con il territorio, oggetto favoloso, e problematico da usare per mare e per terra. Nei deserti dell’Ovest rimangono lacerate Rovine della Mappa, abitate da Animali e Mendichi.

NAVIGARE v. intr. e tr. [dal lat. navigare, der. di navis1. Di imbarcazioni, viaggiare, effettuare un perscorso per acqua. Di aerei, volare. Di persone, viaggiare per acqua o per aria con un’imbarcazione o un aereo. 2. fig. Barcamenarsi, destreggiarsi, tentare di cavarsela in una situazione non facile. 3. In informatica, condurre esplorazioni in www. 4. tr. Percorrere uno spazio d’acqua o d’aria, anche fig.

Daniele Del Giudice doveva avere sotto le mani qualche manuale di navigazione aeronautica. È assai facile leggere le sue molte pagine di argomento aviatorio in termini metaforici, salvo che lui non fa mai uso generico delle figure del discorso. Qui il discorso cade su una fantasticheria del protagonista, che il suo aereo impatti sul Monte Bianco per un’avaria degli strumenti e un concorso di circostanze sfavorevoli, di cui l’ultima è un evento barometrico irrealistico (ma un lettore poco avvertito non se ne accorge). È il timore che qualsiasi istruttore di volo affronta con gli allievi all’inizio, spiegando che la catastrofe è sempre il prodotto di una serie di errori in concatenazione, da cui ci si tiene lontani con un costante rispetto delle regole del volo. 

Il disagio del narratore a immaginarsi passeggero di un volo di linea, sorge col pensare che i piloti stabiliscono la rotta dell’aereo per via strumentale. Chi inizia le lezioni di volo, impara in modalità VFR (Visual Flight Rules), dando cioè fiducia e assenso alle percezioni sensoriali soggettive, anticartesianamente. Ragionare invece per coordinate della proiezione bidimensionale di una mappa ci consegna appunto a una rappresentazione che altera scale di grandezza e prospettive, fa sì che le sensazioni visive, tattili, uditive, che ci tengono ancorati alla realtà, alla successione degli oggetti via via percepiti, siano accessorie. Ma è impossibile fare a meno della navigazione a vista: il movimento consapevole attraverso gli spazi reali secondo una direzione intesa, cioè il pilotaggio, inizia con la certezza sensibile. 

Si navighi a vista, non c’è niente di male.

Attenzione, questa non non è soltanto una faccenda di modalità tecnica, bensì di vita o di morte. Muoversi secondo un certo ordine di inizio e destinazione decide la sopravvivenza della maggior parte degli esseri viventi. Nel caso dell’uomo, la dignità nel movimento è nel passare dallo stare a galla (quando va bene) a essere marinaio, dalla balia delle correnti a essere pilota. Ulisse non viene mai meno al suo essere “uomo versatile”, “dai molti modi” (polùtropos): mette il timone alla zattera che ha fatto con le sue mani per tenerla in rotta, nelle avversità più grandi trae da sé la risorsa finale. Se poi un dio mi fracassa la nave nel mare purpureo, / sopporterò: nel petto ho un animo che sopporta dolori. / Già moltissimi patimenti ho subito e molto ho sofferto / fra le onde e in guerra.

RELITTO agg. e s. m. [dal lat. relictus, p. pass. di relinquĕre‘abbandonare’] 1. agg. Residuo, privo di rapporti o di collegamenti col presente. 2. s. m. Qualsiasi galleggiante ridotto a rottame, spec. per naufragio. Fig. Persona ridotta a uno stato di miseria degradante o di completo avvilimento. 3. In diritto, terreno indiviso di limitata estensione, incluso tra fondi estesi e divisi. 4. In linguistica, elemento sopravvisuto di una lingua scomparsa.

IO so che alle prime lezioni di volo arrivi un momento straordinario. Capita quando l’istruttore dice loro: «Tu hai i comandi!». Cala allora una precisa e nitidissima coscienza di avere nelle mani, con i comandi, le sorti del mezzo, e della propria vita, dipendenti dalle proprie conoscenze, dalle decisioni via via prese, dagli innumerevoli aggiustamenti di rotta e di assetto che il pilota fa in ogni istante. È un senso di controllo nella varietà delle condizioni ambientali. Ho visto cambiare molte esistenze, dopo questa epifania.

A distanza di tanti anni, sogno ancora di scalare, con molta fatica, un’altissima parete rocciosa verticale, simile al versante sud della Marmolada o al nord dell’Eiger. Una fila di fessure, poco ampie e poco profonde, è incisa sulla muraglia di pietra e come una scala arriva fino alla vetta. La cosa più nitida del sogno non è tanto la visione, ma il sentimento angoscioso della pericolosissima salita, della difficoltà nell’aggrapparsi, mani e piedi, alle fessure, e il terrore costante di precipitare giù, l’orrore per la caduta nel vuoto, accompagnato da una crescente attrazione per quello stesso vuoto, per l’immobilità delle cose definitive. So che devo arrivare alla quiete, alla fine di tutto. Nel sogno ricordo allora le mie prime lezioni di volo, la ripetuta raccomandazione dell’istruttore che, in ogni decisione, la vita del pilota letteralmente sta nelle sue mani, e il senso di padronanza di me stesso e delle circostanze che era venuto dalla conoscenza degli aspetti tecnici del volo, dall’ordinata successione delle manovre bene eseguite. La precisa e prevedibile corrispondenza tra azioni ai comandi e movimenti nello spazio. Il vuoto attrae, certamente, la quiete finale ci attende, ma il sapere della tecnica permette di scivolare sopra il vuoto, controllare il movimento e giungere a una qualche destinazione intermedia – e di un certo interesse – in sicurezza.

TECNICA s. f. 1. Insieme delle norme su cui è fondata la pratica di un’arte, una professione o una qualsiasi attività manuale o intellettuale. 2. Estens.: modo di procedere per portare a termine un compito: una t. particolare per sciare ≈ maniera, metodo, procedimento, sistema. 3. Ogni attività che, sulla base delle conoscenze scientifiche, progetta strumenti, apparecchi, macchine, utensili destinati alle esigenze pratiche della vita.

Così salgo, lentamente ma con regolare progressione. Appena prima della cima le fessure inaspettatamente scompaiono; la roccia è una superficie liscia senza appigli. Allora però la paura si tempera da una ragionevole confidenza di potercela fare. La memoria del sogno continua con l’atto di varcare la cima. Non so perché devo raggiungere la vetta, né come sono arrivato sulla parete, né che cosa troverò. 

Sulla cima della montagna svanisce infine il terrore di perdere la presa e precipitare. Come entrato tutt’a un tratto in un’altra realtà, cado in una specie di trance, in cui rivivo e racconto e scrivo cose del passato, con straordinaria vivezza e chiarezza, nei più piccoli particolari. Ne sono spaventato, temo di perdere la ragione. Mai come in quel momento penso di essere vicino alla follia, penso alla necessità di un attento, costante controllo del mio stato, come quando si è in mezzo a gente attenta a te e ci si accorge di aver esagerato con i drink. Ma è un sogno, e talvolta, penso ancora dormendo, i pensieri che arrivano nel sogno rivelano improvvise evidenze, sono perspicui e penetranti, e stranamente risolutivi. Le difficoltà cominciano dopo il risveglio, quando non puoi dirigere le visioni e le memorie.

Fuori dai sogni, le occasioni di controllo sono poche, e sembrano diminuire con l'età. IO sono un’ipotesi di controllo di me stesso, dei miei movimenti, in un certo ambito – lo ammetto, assai ristretto – che non è la rappresentazione geometrico-matematica di spazi e tempi: la mappa non può coincidere con il territorio. Nella rappresentazione geometrico-matematica l’IO scompare per sempre. IO ho bisogno dei miei sensi, ora, continuamente attivi in quel modo che è la memoria, di modo che l’accordo di pianoforte che ascolto – dev’essere un LA RE – fa tutt’uno con tutti gli accordi che ho ascoltato finora, e le mille e mille situazioni dell’ascolto, e prende la forma di quest’esperienza cumulativa.

Fuori dai sogni, non c’è tecnica che arresti il moltiplicarsi dei naufragi: che sono tutto ciò che la tecnica non contempla, o non salva. Penso a quello che IO ho lasciato indietro, cioè a quello di cui IO non si è occupato, non si è accorto, o che ha deliberatamente lasciato perdere perché creduto poco importante. Ecco, quello che ho perduto nei miei naufragi è il tessuto stesso della vita. Gli anglosassoni sono precisi, in senso analitico: distinguono tra rottami e carcasse galleggianti sulla superficie del mare dopo un naufragio, flotsam, e parti della nave e del carico deliberatamente gettati fuoribordo nelle emergenze, jetsam. Questa seconda categoria rappresenta un po’ l’extrema rationell’applicazione delle regole della navigazione; oltre si passa alla categoria che raccoglie ciò che resta della collisione catastrofica della tecnica con la realtà.

and now, liberated by reason of its cunning spring, and, owing to its great buoyancy, rising with great force, the coffin life-buoy shot lengthwise from the sea, fell over, and floated by my side. Buoyed up by that coffin, for almost one whole day and night, I floated on a soft and dirgelike main.

e ora, sganciata dalla sua molla ingegnosa, e saltando a galla con forza per essere così leggera, la cassa da morto-gavitello balzò quant'era lunga dal mare, ricadde, e mi galleggiò accanto. Sostenuto da quella bara, per quasi tutto un giorno e una notte, galleggiai su un mare morbido e funereo. 

Quello che il genere umano ha lasciato indietro e perduto, la sostanza stessa dell’esperienza umana, perché nel tempo tutto è lasciato indietro, ma qualcosa rises with great force, si leva con grande forza, erompe dal fondo e galleggia al nostro fianco, offrendoci un appiglio. (Col termine flotsam si indicano, con definizione figurata, i naufraghi, e le popolazioni migranti che vagano senza destinazione.)


(capitoli precedenti qui:
MITOLOGIA: Giorgio Agamben
SCHOLIA: IO
SCHOLIA: Il terreno morale
SCHOLIA: Il commento
MITOLOGIA: Il portacenere
SCHOLIA: Il buco nell’acqua.

Altri capitoli sparsi e venturi:
MITOLOGIA: Un tipo da montagna
SCHOLIA: Attendere
MITOLOGIA: L’intesa è un fatto palpabile
MITOLOGIA: Il merlo ammazzato
MITOLOGIA: Ubbie umanitarie)

venerdì 29 luglio 2016

Ho ascoltato il Silenzio


Chi non sa ascoltare il proprio fratello non saprà neppure ascoltare Dio, sarà sempre lui a parlare, anche con il Signore.
Dietrich Bonhoeffer

                                                                 romena.it

Ho ascoltato il Silenzio 

chiunque tu sia

“Vieni, vieni chiunque tu sia,
sognatore, devoto, vagabondo
poco importa.
La nostra non è
una carovana di disperazione.
Vieni,
anche se hai infranto i tuoi voti mille volte.
Vieni, vieni,
nonostante tutto vieni”

Giala’l Ad-din Rumi

http://hoascoltatoilsilenzio.blogspot.it/?m=1

giovedì 28 luglio 2016

Riccardo Muti, 75 anni da ... Maestro


Riccardo Muti, auguri al maestro

Festeggia a Ravenna il compleanno tenendo una master class per i giovani allievi della sua Italian Opera Academy, trampolino di lancio per nuovi talenti. Al centro della lezione l'opera "La traviata"     www.repubblica.it

Doc. Musica - Muti dirige Verdi

MUTI DIRIGE VERDI DOC. MUSICA - Uno straordinario racconto in cui il Maestro Muti fa il punto della sua lunga frequentazione del genio di Busseto. È il documentario “Muti dirige Verdi”. Partendo dall'assunto che la grandezza di Verdi è quella di parlare all'uomo, nella sua essenza più profonda, Muti ripercorre i suoi studi in una serie di conversazioni con il giornalista Armando Torno e nel dialogo ininterrotto con i suoi orchestrali.

Il racconto alterna prove e brani d'opera e di musica sinfonica tratti da Macbeth e Attila dal Teatro dell'Opera di Roma, e dal Requiem con la Chicago Symphony Orchestra.

Doc. Musica - Muti dirige Verdi


Riccardo Muti, 75 anni da verdiano doc: "Non oltraggiamo i maestri"

Nato a Napoli il 28 luglio 1941, Riccardo Muti ha appena festeggiato i suoi 75 anni. Da buon “malato” di musica, una vocazione più che una professione, ha festeggiato insieme ai suoi studenti dell'Italian Opera Academy, la bottega ravennate in cui nascono antanti, maestri collaboratori e direttori d'orchestra. A questa particolarissima scuola partecipano quattro direttori, altrettanti pianisti e dieci cantanti. Tema delle lezioni di qiesti giorni, la Traviata di Verdi (nel 2015 la serie di Master Class fu dedicata al "Falstaff"). Partita il 23 luglio e prevista fino al 5 agosto, l'iniziativa è aperta al pubblico: ogni spettatore interessato alla fucina del grande repertorio lirico può assistervi. 

Riccardo Muti, 75 anni da verdiano doc: 'Non oltraggiamo i maestri'
Si lavora dal mattino al tramonto, ma così dev'essere: "Considerate questo tanto lavoro? A parte il fatto che poi, a casa, vado avanti a studiare, quindi la giornata non finisce lì. Ma è così che si dovrebbe lavorare nei teatri. Quando ero alla Scala dedicavamo un mese alle prove col pianoforte. Solo così si costruisce un'opera. Tanti cantanti si lamentano che le prove sono quasi sparite. I divi, ma sottolineo non con me, si presentano solo alle prove generali". L'Accademia, spiega, “nasce dal desiderio di dare quanto ho ricevuto dai sommi maestri della scuola italiana. Ho appreso i fondamenti del mio lavoro da Antonino Votto, il quale, a sua volta, aveva studiato con Arturo Toscanini".  >>> www.intelligonews.it

giovedì 21 luglio 2016

Gelato al caffè...

panedolcealcioccolato.blogspot.it

Gelato al caffè d’ orzo FACILISSIMO senza gelatiera

Questa è senza ombra di dubbio la ricetta più furbetta che io abbia mai presentato, se poi a farmela scovare è stata laregina delle FURBATE, il tutto diventa davvero un gioco da ragazzi. Un gelato fatto in casa che prevede  pochissimi ingredienti, spudoratamente facile  dove l’ esecuzione non è da meno. Il caffè che ho usato è quello d’ orzo naturale dell’esclusivo sistema Dorhouse a capsule monodose, il suo aroma dolce e vellutato si è sposato alla perfezione con la dolcezza di un gelato cremoso e golosissimo; ad ogni modo sarà possibile sostituire la stessa quantità riportata nella ricetta, con del caffè espresso normale o decaffeinato, anche tre cucchiaini di caffè solubile istantaneo saranno perfetti se usati in sostituzione dei 50ml utilizzati. Se deciderete di provare questo gelato fatto in casa facilissimo, non trascurate tali accortezze: ciotola e gancio freddissimi di freezer, panna (ad alto contenuto di grassi) e latte condensato freddi freddi freddi, magari messi in congelatore mezz’ ora prima di utilizzarli e caffè freddo (di frigo) anche lui. Detto ciò non vi resta che pensarci su e decidere di realizzare o meno questa ricetta magari per la prossima cena tra amici prettamente estiva.
Ciotola by Alice in Wonderland di Manuela Metra
Gelato al caffè d’ orzo 
 Ingredienti (per 500g circa di gelato) 
 300ml di panna fresca (ad alto contenuto di grassi)200g di latte condensato zuccherato freddo di frigorifero35ml di caffè d’ orzo freddo di frigorifero2 cucchiai di liquore al caffè ProcedimentoUnire tutti gli ingredienti  nella ciotola della planetaria (precedentemente raffreddata in congelatore) e con la frusta a filo montare il composto fino a che risulterà gonfio e spumoso, di un colore chiaro. Versare il gelato in un contenitore adeguato, coprire con la pellicola per alimenti e lasciare in freezer per almeno tutta la notte prima di servire
Caffè Dorhouse: facebook  – instagram – twitter

mercoledì 20 luglio 2016

SLAM ITALIA. La finale nazionale del poetry slam


SLAM ITALIA. La finale nazionale del poetry slam. Vince il titolo Giuliano Carlo De Santis

 

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Il poetry slam si sta facendo spazio nel panorama letterario italiano, un contesto che fa emergere una nuova generazione di poeti che fanno della poesia orale e performativa un irrinunciabile mezzo espressivo. La poesia supera la noia e i limiti degli eventi tradizionali trovando nuovo slancio con la formula del poetry slam. Brevi poeti di 3 minuti di tempo massimo vengono votate dal pubblico. Nato nel 1986 negli USA grazie a Marc Kelly Smith, il poetry slam trova in Italia anche terreno fertile e negli ultimi anni assistiamo alla creazione di competizioni meglio organizzate e campionati, anche se in ritardo rispetto ad altri paesi europei. Lo slam non fa altro che rilanciare l’antico legame del poeta con la parola detta e vissuta, che precede la scrittura. Quindi è tutt’altro che una novità, è il futuro che si ricongiunge con il passato remoto, una stupefacente circolarità.

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In ambito italiano un grande lavoro lo sta facendo SLAM ITALIA – Rete Italiana di Poetry Slam, un’organizzazione coordinata dai poeti Max Ponte e Bruno Rullo. SLAM ITALIA è arrivata al suo secondo campionato. Il primo si è svolto l’anno scorso ai Murazzi di Torino ed è stato vinto dal poeta e performer Omid Maleknia. La finale di quest’anno di SLAM ITALIA si è svolta a CASA MERINI, a Milano, il 18 giugno 2016, ed è stata condotta da Max Ponte, Bruno Rullo, Salvatore Randazzo, Paola Casulli. La gara si è svolta con tutti i primi classificati dalle gare italiane come già preannunciato da questo blog.  Una competizione molto partecipata nello spazio esterno di CASA MERINI sotto lo sguardo di Alda Merini rappresentata in un graffito con il quale in molte foto i poeti sembrano dialogare. Inoltre una diretta web radio attraverso SLAM ITALIA RADIO ha collegato tutte le scene italiane in rete con numerosi ascoltatori incollati all’apparecchio.

Il vincitore della finale 2015/2016 è stato il giovane poeta Giuliano Carlo De Santis di Bitonto (Bari), al secondo posto Danilo Torrito di Torino e al terzo Christian Ferrante di Roma. Al quarto posto Cecilia De Angelis di Alessandria e al quinto Gianvito Tracquilio di Torino e romano di origine. Una gara con poeti molto preparati, in grado di performare in modo diretto e spigliato, spesso a memoria e coinvolgendo il pubblico in un pathos tutto poetico ed eccezionale, uno spettacolo fatto di tante voci, un’opera d’arte collettiva come ha sottolineato Guido Oldani riconoscendola come espressione compiuta del “realismo terminale”.

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Il vincitore del campionato 2015/2016 di SLAM ITALIA Giuliano Carlo De Santis rappresenterà il nostro paese alla finale europea che si terrà a novembre a Lovanio, in Belgio. Il nuovo campionato nazionale intanto è già iniziato e ha già nominato 3 finalisti per la nuova finale che si terrà nel 2017. In tempi oscuri per l’Europa la poesia è una risposta alla quale non si può rinunciare, le parole della poesia sono in movimento e non si possono fermare, tutte le info sul blog di SLAM ITALIA