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giovedì 1 marzo 2018

Semplicemente GRAZIE





"Semplicemente GRAZIE": è uscito il libro di Romena su Papa Francesco


COPERTINA libro PapaOK
Un libro per esprimere in maniera fresca, colorata, dinamica, un affettuoso e motivato grazie a Papa Francesco. E' questo il contenuto di Semplicemente grazie, il libro-rivista che la Fraternità di Romena ha deciso di pubblicare in occasione del quinto  anniversario dall’elezione di un Papa che sta cambiando profondamente la chiesa.Semplicemente grazie riprende lo stile della rivista della fraternità proponendo un racconto corale cui partecipano con editoriali e interviste tante figure della cosiddetta chiesa di periferia, da  Luigi Ciotti Alberto Maggi,  da Ermes Ronchi Carlo Molari, ma anche tanti laici, da Moni Ovadia a Erri De Luca, da Grazia Francescato a Eraldo AffinatiNe esce un ritratto vivace e inedito non solo del Papa ma anche di un mondo: quello di cui fanno parte tante realtà di base della chiesa e non solo che vedono riconosciuto nelle parole e nello stile del Papa il proprio bisogno di una spiritualità aderente alla vita e di una chiesa vicina al Vangelo. Semplicemente grazie è già disponibile a Romena e può essere acquistato online al costo di 10 euro (compra Online).Il libro-rivista sarà invece inviato gratuitamente nel mese di marzo a tutti coloro che sono iscritti all’edizione cartacea della nostra rivista e sostituirà il numero di primavera del giornalino. 
 >>> www.romena.it/15-news/news-da-romena/2916-semplicemente-grazie-e-uscito-il-libro-di-romena-su-papa-francesco

Romena

convegno 11 marzo2

Domenica 11 marzo: un'orchestra, un poeta e una suora pellegrina per il primo convegno del 2018



saniansamble2

Sanitansamble si presenta: ecco come nasce e cosa è diventata l'orchestra
 che domenica 11 marzo si esibirà a Romena.



sanitansamble orchestraweb
L’Orchestra Sanitansamble è un'orchestra che coinvolge i bambini e i giovani del Rione Sanità di Napoli in un percorso educativo e di crescita centrato sulla musica. E’ uno dei simboli del percorso di rinascita di un quartiere spesso associato a storie di degrado e marginalità.Diretta dal maestro Paolo D’Acunzo, l’orchestra Sanitansamble si è esibita anche davanti al Papa, al presidente della Repubblica e in varie trasmissioni televisive.Guarda il trailer di presentazione

sabato 31 dicembre 2016

2017 - Ode al primo giorno dell'anno



 AUGURI
girobloggando.wordpress.com
Giuliano
             AUGURI  A TUTTI E BUON ANNO 2017
Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.
                                   Erri De Luca
A Romena in questi giorni tanti amici condividono la semplicità e la bellezza dello stare insieme a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. E' il tempo di fraternità che è iniziato subito dopo Natale e terminerà con l'Epifania. Ma insieme a chi è presente fisicamente in questi giorni vogliamo anche pensare ai tanti amici incontrati quest'anno o in altri momenti e salutarli tutti con un brindisi in poesia.
Questo "Prontuario per il brindisi di Capodanno" di Erri De Luca (estratto dalla raccolta "L'ospite incallito", Einaudi 2008) ha infatti la capacità di coinvolgere praticamente ogni persona, dovunque si trovi, guardandola nelle sue espressioni più semplici e autentiche di umanità. E allora, sulla scia di questi versi, tanti, tantissimi auguri a ciascuno di voi!
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LUIGI MARIA CORSANICO LEGGE PABLO NERUDA

di fabrizio centofanti
da qui




Ode al primo giorno dell'anno

Lo distinguiamo dagli altri come se fosse un cavallino diverso da tutti i cavalli. Gli adorniamo la fronte con un nastro, gli posiamo sul collo sonagli colorati, e a mezzanotte lo andiamo a ricevere come se fosse un esploratore che scende da una stella. Come il pane assomiglia al pane di ieri, come un anello a tutti gli anelli: i giorni sbattono le palpebre chiari, tintinnanti, fuggiaschi, e si appoggiano nella notte oscura. Vedo l'ultimo giorno di questo anno in una ferrovia, verso le piogge del distante arcipelago violetto, e l'uomo della macchina, complicata come un orologio del cielo, che china gli occhi all'infinito modello delle rotaie, alle brillanti manovelle, ai veloci vincoli del fuoco. Oh conduttore di treni sboccati verso stazioni nere della notte. Questa fine dell'anno senza donna e senza figli, non è uguale a quello di ieri, a quello di domani? Dalle vie e dai sentieri il primo giorno, la prima aurora di un anno che comincia, ha lo stesso ossidato colore di treno di ferro: e salutano gli esseri della strada, le vacche, i villaggi, nel vapore dell'alba, senza sapere che si tratta della porta dell'anno, di un giorno scosso da campane, fiorito con piume e garofani. La terra non lo sa: accoglierà questo giorno dorato, grigio, celeste, lo dispiegherà in colline lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia e poi lo avvolgerà nell’ombra. Eppure piccola porta della speranza, nuovo giorno dell’anno, sebbene tu sia uguale agli altri come i pani a ogni altro pane, ci prepariamo a viverti in altro modo, ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare. Ti metteremo come una torta nella nostra vita, ti infiammeremo come un candelabro, ti berremo come un liquido topazio. Giorno dell'anno nuovo, giorno elettrico, fresco, tutte le foglie escono verdi dal tronco del tuo tempo. Incoronaci con acqua, con gelsomini aperti, con tutti gli aromi spiegati, sì, benché tu sia solo un giorno, un povero giorno umano, la tua aureola palpita su tanti cuori stanchi e sei, oh giorno nuovo, oh nuvola da venire, pane mai visto, torre permanente!
 Pablo Neruda 

Ode al primo giorno dell'anno

Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli: i giorni
sbattono le palpebre
chiari, tintinnanti, fuggiaschi,
e si appoggiano nella notte oscura.

Vedo l'ultimo
giorno
di questo
anno
in una ferrovia, verso le piogge
del distante arcipelago violetto,
e l'uomo
della macchina,
complicata come un orologio del cielo,
che china gli occhi
all'infinito
modello delle rotaie,
alle brillanti manovelle,
ai veloci vincoli del fuoco.

Oh conduttore di treni
sboccati
verso stazioni
nere della notte.
Questa fine dell'anno
senza donna e senza figli,
non è uguale a quello di ieri, a quello di domani?

Dalle vie
e dai sentieri
il primo giorno, la prima aurora
di un anno che comincia,
ha lo stesso ossidato
colore di treno di ferro:
e salutano gli esseri della strada,
le vacche, i villaggi,
nel vapore dell'alba,
senza sapere che si tratta
della porta dell'anno,
di un giorno scosso da campane,
fiorito con piume e garofani.

La terra non lo sa: accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.

Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

Ti metteremo
come una torta
nella nostra vita,
ti infiammeremo
come un candelabro,
ti berremo
come un liquido topazio.

Giorno dell'anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte le foglie escono verdi
dal tronco del tuo tempo.

Incoronaci
con acqua,
con gelsomini aperti,
con tutti gli aromi spiegati,
sì,
benché tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita
su tanti cuori stanchi
e sei,
oh giorno nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto,
torre permanente!


(Pablo Neruda, Terzo libro delle odi, 1957)

Trad. Alessandra Mazzucco
L'inizio ha un tono di meraviglia infantile: l'anno nuovo è paragonato a un pony che viene coccolato, vezzeggiato e persino adornato con un fiocchetto. Lo stupore e l'attesa si fanno crescenti, l'atmosfera è tutta da fiaba, suggellata dall'immagine dell'esploratore che scende dal firmamento.

La realtà è che il primo giorno del nuovo anno non è poi molto differente dagli altri: una briciola tra le tante del pane quotidiano, un giorno che comincia all'alba e finisce per addormentarsi nella notte, un anello della catena temporale che attraversa la vita.

La prospettiva di Neruda è quella di un uomo su un treno: quel treno è il tempo, un meccanismo di ingranaggi al quale ogni uomo guarda, cercando di capirne la complessità: i bivi, le possibilità di intervento e l'impossibilità di arrestarne la corsa. E in questa analisi del tempo, che in fondo non è altro che la vita umana, tutti i giorni sono simili, tutte le persone sono coinvolte allo stesso modo, non c'è differenza, non c'è figliolanza né paternità: tutti sullo stesso treno.

Nulla di particolare, quindi, nel primo giorno dell'anno: è solo un viaggio che prosegue, mentre sullo sfondo cangianti panorami si susseguono anonimi, e uomini che non si conoscono attraversano la nostra vita, il nostro orizzonte. Nulla da temere, però: è un percorso naturale, dalla nascita all'oblio: è la terra che funziona così, è la vita.

Detto tutto ciò, quale valore conserva il nuovo giorno? Se c'è una diversità da segnalare, è quella della speranza: quel senso di attesa trepidante, quell'aspettativa di un altro modo di vita che vorrebbe coinvolgere le pratiche più elementari, come il mangiare, e quelle più spirituali, come lo sperare. Un nuovo anno da assaggiare, da rendere sacro come un candelabro, da bere come un liquore prezioso.

Resta la necessità della speranza, dovere che si fa potere: in questa nuova prospettiva il povero giorno umano si trasforma in una sorta di divinità naturale che fa fiorire, profuma, adorna i cuori di luce e innalza quelle torri che permettono di andare oltre il presente guardare verso il futuro con occhi nuovi e riconciliarsi con quel tempo di cui si è parte, quel tempo che non bisogna solo subire, ma che si può avvistare, costruire, insomma, vivere.

martedì 8 marzo 2016

"I pesci non chiudono gli occhi" e altre storie...


Erri De Luca- 2013

><> I pesci non chiudono gli occhi

opere >>> Erri De Luca - 

da "I pesci non chiudono gli occhi" - Erri de Luca

Si voltò verso di me. Per istinto volevo girarmi dalla parte opposta, ma una forza imprevista mi girò testa e collo dalla parte sua. Si fermò la parlantina che mi era uscita facile mentre non la guardavo.
Era così bellissima vicina, le labbra appena aperte. Mi commuovono quelle di una donna, nude quando si accostano a baciare, si spogliano di tutto, dalle parole in giù.
 “Chiudi quei benedetti occhi di pesce.”
 “Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere.”
 “Da dove ti spuntano questi complimenti, piccolo giovanotto?”
 “Che complimenti? Dico quello che vedo.”
 “Ora basta.” Mi passò le dita sopra gli occhi e poi con quelle dita scese ai lati del naso, passando per la bocca, fino al mento. E mi posò le labbra sulla bocca mezza aperta dalla meraviglia.
 “Meraviglia,” dissi quando si staccò, facendolo pianissimo.
 “Questo era tuo. Te lo chiedo ancora, ti piace l’amore?”
 “Be’ sì, se è questo, sì.” Pensai che avrei capito tutti i libri da quel momento in poi.
 Se ne aggiunsero ancora, di baci tra le barche. Dopo ognuno mi accorgevo di crescere, più delle ferite. Non chiedeva più di chiudere gli occhi. Vedevo le sue palpebre abbassarsi, e poi serrarsi al momento preciso del contatto di labbra. Mi passò anche le dita tra i capelli, mi studiava la faccia, le spuntava un sorriso e poi di nuovo un bacio. Le mani si facevano carezze.
 Restammo seduti di fianco, le ginocchia tirate su. I baci spingevano dai talloni puntati nella sabbia. Risalivano le vertebre fino alle ossa del cranio, fino ai denti. Ancora oggi so che sono il più alto traguardo raggiunto dai corpi. Da lassù, dalla cima dei baci si può scendere poi nelle mosse convulse
dell’amore.
 Scorro da molto tempo sopra scritture sacre, senza spunto di fede. Nella lettura gusto l’alfabeto antico, la mia conoscenza avviene nella bocca. L’ebraico antico gira come un boccone tra lingua, saliva, denti e sella di palato. Aperto a ogni risveglio, è un avanzo di manna, prende i gusti desiderati sul momento, come succede ai baci.
 La prima coppia umana, creata in un giardino il giorno sesto, ebbe sopra di sé la prima notte sconfinata. A loro insaputa spuntò nei corpi l’appetito, la sete, l’entusiasmo e il sonno. La prima notte, sconosciuta, sembrò a loro il resto del giorno uno, sbriciolato in puntini luce. 
Non sapevano se sarebbe tornato il sole, allora si abbracciarono. Le bocche si trovarono accanto e inventarono il bacio, il primo frutto della conoscenza. Era mercurio quella conoscenza, un liquido sensibile alla temperatura dei corpi. So quella prima volta perché l’ho avuta anch’io quell’ora sulla bocca, nel loro identico istante, su una sabbia di mare, il cielo scoperchiato sulla testa.

 La stanza tra le barche fu schiarita dalla luna salita sulla prua di fronte. 
Ci staccammo, le labbra intorpidite. La via verso le case fu alla cieca, perdendola affiancati. A un bivio ci  separammo, sciogliendoci le mani senza necessità di altro saluto. Eva e lo sposo suo, usciti dal giardino, avevano già avuto tutto il bene del mondo. La vita aggiunta dopo, lontano da quel posto, è stata una divagazione.


 Adesso e qui sta bene la parola fine, sorella minore di confine e di finestra chiusa.


- Erri de Luca -
da "I pesci non chiudono gli occhi" Feltrinelli Editore



“Nel mio vocabolario personale affido alla parola viaggio uno statuto speciale. Per me è quello che si fa a piedi. È viaggio la scalata, il pellegrinaggio, l’ incolonnamento di migratori sulle piste di Africa e di Oriente, lo scavalcamento di frontiere dei contrabbandieri. 
Viaggio è quello che procede alla velocità del piede umano. 
Il resto non incluso in questo campo, si riduce per me a spostamento con mezzi di trasporto.
Da quando vado in giro e in gita a fare incontri pubblici, schizzando da una destinazione all’altra all’interno di treni e aerei, chiamo spostamenti queste traiettorie da palla di biliardo.


(Erri De Luca)



"Per entrare nell'anima di qualcuno, bisogna avere il cuore sgombro da pregiudizi... abbandonare le scarpe al suo ingresso, perché stai per calpestare un luogo sacro"

(Erri De Luca)




"Ti amo" è una frase semplicissima. Eppure non riesco a pensare a parole dotate di maggior potere. Non stanchiamoci mai di esprimere il nostro amore, come non ci saziamo mai di sentirlo espresso. "Ti amo" è il più potente dei messaggi...pronunciamolo ovunque e ogni qual volta l'amore sia presente. "Nel mondo c'è più fame d'amore che di pane"




E' la più certa prova d'amore quella di un uomo che cambia parere per essere d'accordo con la donna.

- Erri de Luca da "In nome della madre", Feltrinelli




Buona giornata a tutti :-)

Mare nostro - Erri De Luca

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell'isola e del mondo,
sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale.
Accogli le gremite imbarcazioni 
senza una strada sopra le tue onde,
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all'alba sei colore di frumento,
al tramonto dell'uva di vendemmia,
ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste.
Tu sei più giusto della terraferma,
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le vite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, da abbraccio e bacio in fronte
di madre e padre prima di partire.

- Erri De Luca -



Va’ ad Ahmedabad

Va’ lungo le strade di Baroda,
va’ ad Ahmedabad,
va’ a respirare la polvere
finché non soffochi e stai male
di una febbre che nessun dottore ha mai sentito.
Non me lo chiedere
perché non ti dirò niente
sulla fame e sul dolore.
(…)
E il dolore è
quando cammino per Ahmedabad
perché questo è il luogo
che ho sempre amato
questo è il luogo
che ho sempre odiato
perché questo è il luogo
dove non mi sento mai a casa
questo è il luogo
dove mi sento sempre a casa.
Il dolore è
quando torno ad Ahmedabad
dopo dieci anni
e capisco per la prima volta
che non sceglierei mai
di viverci. Il dolore è
vivere in America
e non essere capaci
di scrivere neanche una cosa
sull’America. (…)
- Sujata Bhatt –

poetessa indiana, 1988
Traduzione di Andrea Sirotti



Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell'acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

 -Mahmoud Darwish -


Kazahri al-Lawzi aw Ab'ad 
(come il fiore di mandorlo o più lontano)



Straniero e fratello

Signore
dammi l'amore per il mio tempo,
per la mia terra,
per la mia gente.
Senza l'amore, la cittadinanza è solo diritti e doveri,
la città solo un posto dove vivere,
le istituzioni solo un'autorità,
la politica solo potere e compromesso,
la nazionalità solo una distinzione tra
chi è dentro e chi è fuori,
il vicino una potenziale minaccia,
il più debole solo zavorra,
il lavoro solo soldi.
Aiutami a comprendere che davanti a Te
nessuno è senza permesso di soggiorno.
Tu, che riveli l'uomo all'uomo,
trasforma lo straniero in fratello,
i confini in porte,
le frontiere in abbraccio.




Buona giornata a tutti. :-)  
leggoerifletto




venerdì 1 gennaio 2016

L'ora prima.

PERSONA E COMUNITA'

Il "caso Erri De Luca" e la scrittura.
Post a cura di Rossana Rolando.
Il ruolo dello scrittore
(Franz Nölken,
Max Reger, 1913)
“Vorrei essere lo scrittore incontrato per caso, che ha mischiato le sue pagine ai nascenti sentimenti di giustizia che formano il carattere di un giovane cittadino. Uno scrittore ha in sorte una piccola voce pubblica. Può usarla per fare qualcosa di più della promozione delle sue opere. Suo ambito è la parola, allora gli spetta il compito di proteggere il diritto di tutti a esprimere la propria. Oltre a quella di comunicare, è questa la ragione sociale di uno scrittore, portavoce di chi è senza ascolto” (Erri de Luca,
La parola contraria).

... il diffondersi
di un sentimento...
(Janez Šubic,
Lettera, 1878)
Mi sono chiesta perché intorno a Erri de Luca e al suo caso giudiziario si siano mosse e si muovano tante voci di persone “anonime” che hanno letto una sua pagina, un suo libro, una sua poesia o hanno ascoltato una sua intervista.
Non credo si tratti semplicemente dell’effetto trascinamento dovuto al tam tam mediatico, che avrebbe regalato ad Erri De Luca un supplemento di notorietà, conferendogli – come dice Massimo Gramellini nel suo Buongiorno del 22/09/2015 - “una patente di martire che… non merita”.


La scrittura che libera...
(Bernard van Orley,
Ritratto di Joris van Zelle, 1519
particolare)
Sono convinta che - sotto il “caso De Luca” - ci sia prima di tutto il sentimento di chi avverte l’importanza della parola che scuote ed esce dalla chiacchiera dell’inautenticità per farsi denuncia, protesta, voce che resiste. Voglio credere che dietro il clamore della vicenda non ci sia solo il nome di Erri de Luca, ma la sostanza di un valore da difendere, che è sì la libertà di parola, ma è soprattutto la libertà della parola che dissente, che ha coraggio, che è contraria.
...la scrittura non compilativa...
(Marinus van Reymerswaele,
Gli usurai, 1540,
particolare)
La scrittura creativa” - non quella soltanto compilativa - risponde a molte esigenze: può essere un esercizio ludico ed estetico o, più profondamente, può nascere da un bisogno di comunicazione tesa a raccontare la trama interiore dei sentimenti, dei pensieri e delle emozioni, può assumere una funzione catartica di liberazione dalle proprie angosce, può addirittura divenire un modo per vincere la morte e sopravvivere a se stessi, lasciando parte di sé nella pagina scritta. La scrittura può insomma girare intorno alla propria soggettività in molteplici modi e forme.
Oppure può essere questo e qualcos’altro ancora. Così insegna Erri de Luca.
... la scrittura come dono e ispirazione...
(Sandro Botticelli,
Madonna del Magnificat, 1481,
particolare)
Per lui la scrittura è una forma di impegno, un lavoro che si carica di una responsabilità civile, direi anche pedagogica. Lo scrittore può contribuire a far nascere sentimenti di giustizia. Per questo chi scrive non rappresenta solo se stesso, non comunica solo se stesso, ma si fa voce di coloro che non hanno voce.
Voglio pensare che nei moti, negli affetti, nelle passioni che la figura e la vicenda di De Luca hanno suscitato e suscitano - indipendentemente dall'essere ognuno di noi pro o contro la TAV - ci sia questo bisogno di preservare, custodire, forse riscoprire la parola, specialmente quella scritta, come strumento di denuncia e di impegno civile.

... la scrittura come impegno...
(Albert Anker,
Ragazzo che scrive con sorellina, 1875).
 


Queste pagine non provengono da insonnie ma da risvegli
(Erri De Luca).
Post a cura di Rossana Rolando.


Erri De Luca.

Il libro di cui parliamo.



Ho letto “Ora prima” di Erri De Luca (edizione Qiqajon, Bose 1997).
E’il libro di un uomo che non arriva alla fede, ma che legge e rilegge l'antico ebraico delle sacre Scritture.
E’il messaggio di un non credente che porta il credente a riflettere sulla propria fede.
E’il dono di una persona inquieta alla ricerca di veri significati per vivere.
E’la testimonianza di chi riconosce nella Bibbia il grande codice culturale dell'Occidente, oltre che il riferimento ineludibile per chi pensa di aver fede.

La Bibbia,
il grande codice culturale dell'Occidente.
1.Credenti e non credenti. Dice Erri De Luca: “Sono uno che non crede”. Il discrimine tra credente e non credente per De Luca sta tutto in una preposizione: il credente parla “a” Dio, gli si rivolge con il tu,fosse pure il tu del grido, il tu di Giobbe, o addirittura il tu della bestemmia che sgorga dal dolore; il non credente riesce solo a parlare “di” Dio, di un Oggetto che trova scritto nei testi sacri o raccontato da coloro che credono, ma che rimane per lui una terza persona, distante e separata.

Parlare a... parlare di...
la differenza tra credente e non credente.
2. Le parole sacre. Leggo nella Premessa: “Ogni mattina a testa vuota e lenta accolgo le parole sacre. Capirle per me non è afferrarle, ma essere raggiunto da loro, essere così quieto da farsi agitare da loro, così privo d’intenzione da ricevere la loro e così insipido da farsene salare” (p. 6). Bellissima questa descrizione di una parola che si muove, raggiunge e crea qualcosa di nuovo sfuggendo all’uso logoro, insipido, vuoto di tante parole quotidiane. Erri De Luca ha dichiarato di non essere credente, quindi la potenza della parola che qui evoca non risiede solo nell'autorità di una presunta origine rivelata, ma nella sua forza interna, che raggiunge e agita, investe e dà luce ai risvegli, alle ore, ai giorni. L’incontro con la Scrittura diventa per lui, operaio, “un buon motivo per essere lieto di buttarsi fuori dal letto nel buio, col mattino ancora lontano …” (p. 18).
La potenza delle parole.
3. I significati. L’intento del libro è dichiarato subito: “Così sono diventato ospite a casa delle parole della Scrittura sacra. Restituisco in disordine una parte minima del dono di poterla frequentare” (p. 6). Erri De Luca presenta pagine racconti momenti della Scrittura e lo fa con una libertà, una poeticità e una freschezza di immagini e di interpretazioni che sembrano attingere alla ricchezza di una fonte originaria, non appesantita o imprigionata da alcun vincolo.

La libertà
di una lettura poetica.
Provo a riportare alcune frasi - immagini pennellate - come esempi di questa incisività capace di aprire mondi di suggestioni e significati:



“Il profeta Ezechiele parla volentieri di alberi, è il più giardiniere di tutti i messaggeri di Dio. […] Nella Scrittura sacra nessun albero è solamente un albero, nessun oggetto e nessuna parola e nemmeno una congiunzione è lasciata senza indagine sul perché sia lì, nel luogo dell’incontro scritto tra creatura e creatore” (p. 89).

“Gesù sapeva che le parole a voce valgono più di quelle scritte, come la musica eseguita, più dello spartito che la fissa” (p. 118).

“Chi non ha fede non si disseta mai. Ma chi ha la grazia di averla è vincolato da un compito enorme: dare di quest’acqua bevuta una testimonianza nella durata della sua vita. Così facendo riempie le pagine che i vangeli hanno dovuto lasciare vuote” (p. 118).
La metafora
dell'acqua.
Raccolgo per me per chi legge l’augurio magnifico di Erri De Luca, quello di potersi alzare volentieri prima del mattino e incontrare una parola che sia davvero un buon motivo per essere lieto di buttarsi fuori dal letto, per tutti i giorni della vita.

Un buon motivo
per rimettersi in viaggio.


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