La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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lunedì 30 settembre 2013

Un leone in gabbia…L'INCREDIBILE MA VERA STORIA DI ALBERTO







Un leone in gabbia… Alberto Palentini

Il libro è stato scritto da Alberto, utilizzando il metodo della comunicazione facilitata¹, mediante una normale tastiera di computer e la pazienza di premere un tasto alla volta…


Primo giorno felice,
dopo una vita di dolore.
Ti guardo,
in quei tuoi occhi non resta più nulla del dolore che hai sopportato,
ma solo una nuova luce che illumina il tuo viso.
Ora puoi ricominciare a vivere,
puoi amare,
puoi sognare,
perché oggi è il tuo primo giorno felice,
e mai lo dimenticherai.

È per ciascuno di noi questa poesia,
per chi porta con sé la tristezza da molto tempo,
per chi la porta da sempre.

È per ciascuno di noi questa poesia,
perché prima o poi arriva per tutti,
il primo giorno in cui si è felici.

Alberto Palentini


UN LEONE IN GABBIA: L'INCREDIBILE MA VERA STORIA DI ALBERTO


«Non è quello che ci capita che può renderci felici. Ma è quello che facciamo a partire da ciò che ci capita che può renderci felici. Non è possedere o non possedere qualcosa a renderci felici, è ciò che facciamo di quello che abbiamo ricevuto». A sostenerlo è Pietro Lombardo, psicopedagogista del Centro studi Evolution di Verona, leggendo la vicenda di Alberto Palentini, un giovane di 23 anni che soffre della sindrome di Martin e Bell (altrimenti nota come “x fragile”), un disordine genetico che si manifesta con sguardi sfuggevoli, comportamenti autolesionisti e aggressivi e difficoltà comunicativa e relazionale.Alberto e il prof. Lombardo hanno raccontato a quattro mani la storia della rinascita del giovane in un libro, “Un leone in gabbia”, dove sono raccolte le lettere scambiate in due anni fra i due autori, e alcune “riflessioni” dello psico-pedagogista. continua >>>

venerdì 27 settembre 2013

“Teresa di Lisieux. Il fascino della santità. I segreti di una dottrina ritrovata”


Papa Francesco e santa Teresina



Teresa di Lisieux, il fascino della santità. I segreti di una


Bergoglio, che ha sempre considerato quel fiore un «segno» di Teresa di Lisieux e della sua intercessione, ne ha ricevuta a sorpresa una all'indomani della veglia sulla Siria





Domenica 8 settembre, all'indomani della lunga veglia di preghiera per la pace in Siria durante la quale erano stati letti alcuni brani di santa Teresina di Lisieux, Papa Francesco ha ricevuto in dono, a sorpresa, una rosa bianca. Un fiore che per lui è un «segno» legato proprio alla devozione della santa. A rivelarlo, autorizzato dallo stesso Francesco, è stato l'arcivescovo di Ancona-Osimo, Edoardo Menichelli.

Il prelato, al quale l'episodio era stato raccontato da Bergoglio il giorno precedente, l'ha detto pubblicamente nel corso della presentazione di un libro avvenuta a Pedaso, in provincia di Fermo. Si tratta del libro “Teresa di Lisieux. Il fascino della santità. I segreti di una dottrina ritrovata” (Lindau) (*),  il corposo e documentato saggio di Gianni Gennari che il Pontefice aveva portato con sé nella borsa durante il viaggio in Brasile dello scorso luglio.


Monsignor Menichelli ha raccontato: «Il Papa mi ha detto di essere stato sorpreso, passeggiando nei giardini vaticani domenica 8 settembre, da un giardiniere che gli ha regalato una rosa bianca appena colta. Un fiore che considera un "segno", un "messaggio" di santa Teresina, alla quale si era rivolto preoccupato il giorno precedente». L'arcivescovo ha portato ai presenti il saluto di Francesco, dicendo di essere stato da lui autorizzato a parlare anche dell'episodio della rosa bianca. Il Papa non ha messo in correlazione la rosa bianca con la veglia per la pace della sera prima. Ma non è difficile immaginare che tra le angosce del vescovo di Roma vi fosse proprio la situazione internazionale, i massacri in Siria, il ventilato intervento dei bombardieri occidentali.


Qual è il significato della rosa bianca per Bergoglio? A parlarne era stato lui stesso, da cardinale, nel libro intervista «El Jesuita» scritto da Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti. I due giornalisti descrivendo la biblioteca di Bergoglio a Buenos Aires, scrivono: «Ci soffermiamo su un vaso pieno di rose bianche in uno scaffale della biblioteca, davanti a una foto di santa Teresa. “Quando ho un problema”, spiega Bergoglio ai due giornalisti, “chiedo alla santa, non di risolverlo, ma di prenderlo in mano e aiutarmi ad accettarlo, e come segnale ricevo quasi sempre una rosa bianca”». La devozione del Papa per la mistica carmelitana morta ad appena 24 anni nel 1897, canonizzata da Pio XI e proclamata dottore della Chiesa da Papa Wojtyla nel 1997 è nota. Lo stesso Francesco ne aveva parlato ai giornalisti sul volo di ritorno da Rio de Janeiro. Teresa, mentre era ancora in vita, aveva promesso che dopo la sua morte avrebbe fatto piovere dal cielo dei «petali di rose», cioè delle grazie concesse da Dio per sua intercessione. Scriveva: «Un’anima infiammata di amore non può restare inattiva... Se voi sapeste quanti progetti faccio su tutte le cose che farò quando sarò in cielo... Sì, voglio passare il mio cielo a fare del bene sulla terra». Così nel corso della veglia di sabato 7 settembre, la recita dei misteri del rosario è stata intercalata da brani del Vangelo e da brani di una poesia della santa di Lisieux.


La devozione e il messaggio delle rose non ha avuto inizio con Bergoglio. Era il 3 dicembre 1925 quando il padre gesuita Putigan diede inizio a una novena per chiedere una grazia importante. Per sapere se sarebbe stato esaudito, chiese un segno. Desiderava ricevere una rosa in dono. Pur non avendo parlato con nessuno della novena né della particolarissima richiesta fatta alla santa, il terzo giorno aveva ricevuto la rosa richiesta e quindi la grazia. Cominciò un'altra novena. Il quarto giorno di questa seconda novena una suora-infermiera gli portò una rosa bianca dicendogli: «Santa Teresa vi manda questa rosa». Allora il gesuita prese la decisione di diffondere la novena «miracolosa» chiamata «delle rose», che da allora si è diffusa in tutto il mondo.

*

(*): 

IL LIBRO

Teresa Martin: una vita – soli 24 anni – tutta nascosta e conclusa nel 1897. Un anno dopo le sorelle pubblicano col titolo Storia di un’anima i suoi ricordi di famiglia manipolati da loro con le migliori intenzioni. Da allora un oceano di simpatia e di devozione: Teresa beata (1923), santa (1925), protettrice della Francia e Patrona delle Missioni in tutto il mondo… Così, nel 1932, si chiese a Pio XI di proclamarla Dottore della Chiesa, ma il Papa reagì bruscamente: una donna! E questa sua pretesa «dottrina» era già nel Vangelo! Neppure parlarne, e per questo neppure pensarci! Del resto a detta delle sue stesse sorelle «nessuno pensava che avesse una dottrina».

Tuttavia, a poco a poco, grazie al lavoro di uno storico rigoroso e appassionato, André Combes, e al recupero faticoso dei suoi veri scritti, cominciarono a uscire «luci nuove» e «particolari fulgori di dottrina» che hanno «fatto risplendere il fascino del Vangelo». Lo ha scritto Giovanni Paolo II proprio nel proclamarla «Dottore» il 19 ottobre 1997: Teresa, «giovane, donna e contemplativa» mostra una «sapienza infusa, cioè la lucida, profonda assimilazione delle verità divine e dei misteri della fede». Oggi è «Dottore dell’Amore» e mostra all’uomo del Terzo Millennio la novità centrale della fede, la sua adozione per grazia a «figlio» di Dio, reso capace di riamare Dio e il prossimo con lo stesso «Amore» che è in Dio.
In questo libro, per la prima volta con documenti inediti e originali, è descritta la vicenda che ha portato Giovanni Paolo II al rovesciamento del «no» di Pio XI, con il suo «sì» splendidamente confermato da Benedetto XVI il 6 aprile dello scorso anno. Ed è ricostruita la vera storia degli scritti di Teresa Martin, oggi «Dottore dell’Amore»: un «giallo» finora troppo nascosto che mostra la fantasia di Dio e premia la ricerca della verità.



"Teresa di Lisieux, il fascino della santità" ZENIT

Il volume edito dalle Edizioni Lindau e scelto da papa Francesco per il suo viaggio in Brasile, verrà presentato lunedì 9 settembre a Pedaso

“Teresa di Lisieux, il fascino della santità, il segreti di una dottrina ritrovata” di Gianni Gennari su Teologhe


Una "rivoluzione" per una delle sante più conosciute. Quel "del Bambin Gesù" rendeva la sua "piccola via" una pratica spirituale, ma Teresa è stata grande in dottrina, non semplice modello di spiritualità: lo attesta con un’indagine storiografica e filologica di Gianni Gennari, qui noto per i suoi “Lupus in pagina”, teologo con studi a Roma, Parigi e Friburgo. Esce questa settimana da Lindau Teresa di Lisieux. Il fascino della santità: i segreti di una dottrina ritrovata(pp. 616, euro 38), con la traduzione letterale dagli originali dei Manoscritti.

lunedì 23 settembre 2013

COMPAGNI DI VIAGGIO* Papa Francesco & Papa Benedetto e il Beato Giovanni Paolo II°



Francesco con i giornalisti in aereo

Conferenza stampa in aereo: Papa Francesco parla a tutto campo con i giornalisti

Sull'aereo di Papa Benedetto- La presentazione alla Radio Vaticana

Papa Francesco  & Papa Benedetto e il Beato Giovanni Paolo II* 
"COMPAGNI   DI VIAGGIO"
Compagni di Viaggio - Interviste al volo con Giovanni Paolo II
Il libro di Angela Ambrogetti

Gli inediti di Giovanni*PaoloIIPDFStampaE-mail
Scritto da Angela Ambrogetti   
Per chi non era alla presentazione del libro "Compagnio di viaggio" alla Radio Vaticana, ecco il bel resoconto di Andrea Gagliarducci su La Sicilia di sabato 26 marzo.
Abbiamo avuto questo tesoro da sfruttare e non lo abbiamo sfruttato fino ad adesso". Padre Roberto Tucci, cardinale, gesuita, è stato uno dei primi organizzatori dei viaggi di Giovanni Paolo II. Ma è stato anche direttore di Radio Vaticana. E quando Angela Ambrogetti gli presenta l’idea di raccogliere in un volume, dando ad esse consistenza e narrazione, le conferenze stampa in aereo di Giovanni Paolo II, Tucci pensa subito al tesoro dell’emittente.
Si chiama "Archivio delle voci dei Papi", e per il 70 per cento è composto proprio dalla voce di Giovanni Paolo II. Un archivio in larga parte inedito. Che vede oggi un po’ di luce grazie al libro "Compagni di viaggio. Interviste al volo di Giovanni Paolo II" (Libreria Editrice Vaticana),
I programmi dei primi viaggi internazionali erano massacranti, a volte contemplavano persino quattro Paesi toccati in quindici giorni, senza soste.
A un certo punto del viaggio, Giovanni Paolo II andava nella sezione dell’aereo riservata ai giornalisti. "Lui si affacciava al mattino roseo, riposato, sistemato, e noi non riuscivamo nemmeno a salutarlo", racconta il vaticanista Gianfranco Svidercoschi, che ha avuto con Giovanni Paolo II un rapporto di confidenza.
Viaggio verso Puebla, 1979, primo viaggio internazionale del Papa. Giovanni Paolo II scosta la tendina e va nel reparto dei giornalisti per salutare. C’è fermento. Un giornalista americano gli rivolge una domanda. Non si era mai fatto prima. Ma nemmeno era mai successo - come aveva fatto Giovanni Paolo II - che un Papa scendesse tra le transenne a dialogare con i giornalisti dopo essere stato loro presentato per
la prima volta. Qualcosa di nuovo è nell’aria. Il giornalista chiede al Papa se andrà in America. E il Papa, per nullaintimidito, risponde: "Credo che sarà necessario, resta solo da fissare la data". "E’ l’inizio di una nuova era mediatica", chiosa Angela Ambrogetti. Che al la presentazione del libro fa sentire alcune delle registrazioni da lei raccolte nell’archivio del Suono dei Papi. In un caos totale, con tutti i giornalisti checercano di farsi avanti, Giovanni Paolo II si dà alla stampa. Con loro "stringe un patto", nota il cardinal Stanislaw Dziwisz, sempre rimasto al fianco del Pontefice fino alla morte. Ma è Giovanni Paolo II a condurre il gioco. Con il suo italiano polacchizzato, con un lungo periodare che a volte si fa fatica a
comprendere, elude con maestria alcune domande, tiene sotto scacco i giornalisti. Uno gli chiede se ha letto i suoi articoli, e il Papa risponde: "Preferisco non leggere i giornali". Un altro se li inviterà mai a Castelgandolfo, e lui risponde: "Quando ve lo meriterete". Ma questo è colore. Perché il Papa, senza paura - e sempre senza censure (mai nessuna conversazione è stata off the records, cioè riservata solo ai
giornalisti) - parla anche a lungo di libertà religiosa, di teologia della liberazione, dei problemi della Chiesa. Paloma Gomez Borrero ha seguito
da inviata tutti i 104 viaggi di Giovanni Paolo II. "Senza nulla togliere alle altrebiografie - dice - questo libro racconta il Papa come era veramente". "Voglio smentire - afferma da par suo Svidercoschi - la storia di un Papa che facesse strategie. I viaggi nascevano perché c’erano richieste". Come quella per il primo viaggio in Messico, in un paese con leggi anticlericali, dove i sacerdoti nemmeno potevano mostrarsi
in pubblico con i segni del loro ministero. Il Papa dice a Svidercoschi in privato che è andato anche per un altro motivo. "Se mi permettono di andare -disse - in un posto anticlericale come il Messico, come potrebbero dirmi di no alla mia richiesta di tornare in Polonia?".
Intimiditi, sorpresi dalla nuova figura di un Papa che si dà ai media, i giornalisti sono protagonisti alla pari del libro. "Ho richiesto, come editore - dice don Giuseppe Costa, presidente della Lev - una piccola sezione finale con le biografie dei giornalisti che si trovano nel libro. Ho voluto così sottolineare il valore di un giornalismo attento e intelligente". È il valore del lavoro di Angela Ambrogetti. Che afferma: "Volevo ricreare,
per chi non c’era, l’atmosfera di quei tempi".
In memoria di Giovanni Paolo II
da DONBOSCOLAND.IT


Compagni di viaggio * E' anche un "vecchio" CD di Poesie di Karol Wojtyla recitate da Vittorio Gassman.

  1. Appello all'uomo che è diventato il corpo della storia
  2. Il pavimento
  3. Attore
  4. Contemplazione retrospettiva dell'incontro
  5. Fanciulli
  6. La speranza che va oltre la fine
  7. Il melanconico
  8. Materia
  9. In memoria di un compagno di lavoro
  10. Uomo d'intelletto
  11. Ciechi
  12. Schizoide
  13. Per i compagni di viaggio
  14. Uomo di volontà
  15. Descrizione dell'uomo


Compagni di viaggio 
(Le poesie di Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, recitate da Vittorio Gassman


Appello all’uomo 
che è diventato 
il corpo della storia

Io t’invoco e ti cerco, 
uomo – in cui la storia umana 
può trovare il suo corpo. 
Mi muovo incontro a te, 
non dico “Vieni” semplicemente, 
dico “Sii”, sii là dove 
non resta nessuna impronta,
ma dove un tempo fu l’uomo, 
dove fu in cuore ed anima, 
desiderio, dolore e volontà, 
consumato dai sentimenti 
e avvampando di santa vergogna 
sii l’eterno sismografo 
delle realtà invisibili.
O uomo in cui s’incontrano 
dell’uomo il fondo e il vertice, 
in cui l’intimo non è pesantezza 
né tenebra, ma solamente cuore.
Uomo – a te sempre giungo –
seguendo il magro fiume 
della storia, andando incontro 
ad ogni cuore, incontro 
ad ogni pensiero (storia – una 
ressa di pensieri e morte dei cuori). 
Cerco per tutta la storia 
il tuo corpo, 
cerco la tua profondità. 
(Karol Wojtyla)










Il pavimento - Le poesie di Giovanni Paolo II







Ciechi - Le poesie di Giovanni Paolo II



Descrizione dell'uomo - Le poesie di Giovanni Paolo II






Fanciulli - Le poesie di Giovanni Paolo II





Le venti poesie di Karol Wojtyla che anticipano i tormenti del Papa



Credo che il maggiore elogio delle poesie di Karol Wojtyla lo si possa fare affermando che esse sono intrinsecamente connesse alla grandezza umana di Giovanni Paolo II. Non meno fitti che inevitabili, per chi le legge o le ascolta, risultano infatti i rimandi a quel senso di necessità, di naturalezza carismatica e di grandiosa, quasi terrificante energia che ha caratterizzato e continua a caratterizzare ogni atto, ogni gesto, ogni parola del suo pontificato. Dico questo da quell' imperfettissimo cristiano che sono, ma con la tranquilla convinzione che potrei dirlo anche se fossi ateo o buddista o musulmano. Le si condivida oppure no nel merito culturale e politico, in venticinque anni nessuna delle scelte, nessuna delle prese di posizione di questo papa ha dato, che io ricordi, l' impressione d' esser stata decisa a cuor leggero e ci può dunque apparire, in prospettiva, priva di peso, di drammaticità, di sofferenza. E non è forse questo ciò che si chiede, per sentirla davvero tale, anche alla poesia? Non è di casualità, di gratuità, di (l' ombra di Calvino mi perdoni) eccessiva «leggerezza» che le parole della poesia rischiano perlopiù di ammalarsi e morire? Ecco, tornando al punto, perché penso che l' autenticità e la credibilità delle poesie di Karol Wojtyla abbiano parecchio a che vedere con la loro «somiglianza» all' autore, con il loro essere profondamente intrinseche alla personalità dell' attuale capo della Chiesa cattolica. Non sono molte, sebbene Wojtyla abbia cominciato a scriverne che non aveva ancora vent' anni e ne abbia scritte alcune anche in anni o forse mesi recenti. La scelta d' una ventina di componimenti che figura in questo cd appare dunque più che sufficiente a realizzare un vero e proprio incontro, una prima ma non provvisoria presa di contatto con la sua poesia. Ascolto come lettura, in luogo della lettura? Di solito non è così: il primo, di solito, può efficacemente preludere alla seconda, ma non farne completamente le veci. Qui, tuttavia, ci sono due fattori di eccezionalità dei quali tener conto. Uno è che Wojtyla, oltre che poeta e drammaturgo, è stato in gioventù, come è noto, anche attore, e di questo il suo modo di essere poeta, cioè di intonare e pronunciare e scandire versi, frasi e metafore, reca tracce non meno evidenti che sottili. In altri termini, le sue poesie sono in misura rilevante poesie da dire, poesie da recitare: cosa che rende non soltanto legittimo. ma anche prezioso, nella fattispecie, il concorso di quattro voci familiari, amate, rimpiante, situate come da sempre nel nostro orecchio, nella nostra immaginazione e nella nostra memoria. Assai meno avremmo gradito, assai meno ci avrebbero aiutato e dato conforto delle voci «nuove», non assimilate, non intrecciate con i nostri ricordi - così come assimilati e intrecciati all' ultimo quarto di secolo della nostra vita sono il volto e l' eloquio, l' antica e fin spavalda sicurezza e la presente, straziante fragilità del pontefice poeta... Ma non vorrei, con quanto ho detto finora, lasciare in chi mi legge l' impressione o il sospetto che le poesie di Wojtyla siano - proprio in ragione della loro inscindibilità, della loro non-isolabilità dall' onnicomprensiva e imponente figura di Giovanni Paolo II - in qualche modo carenti di specificità e di autonomia e dunque (se mi si consente un neologismo scherzoso che tutto vuol essere, per altro, tranne che irriverente) un po' troppo papa-dipendenti. Ci tengo a dire con chiarezza che non lo penso affatto. In realtà, basta avere qualche dimestichezza, da una parte con la grande poesia metafisica inglese del ' 900 (quella che ha il suo geniale precursore in G.M. Hopkins e il suo vertice di intensità e di perfezione nei Four Quartets di T.S. Eliot), dall' altro con i maggiori rappresentanti della poesia polacca contemporanea, da Milosz a Herbert e a Rosewicz, per sentirsi immediatamente a casa propria, a proprio perfetto agio con le ardite e solenni architetture metaforiche, non meno ricche di inquiete domande esistenziali che di appaganti risposte spirituali, nelle quali ha preso via via forma e certezza espressiva l' impetuosa, irrecusabile ispirazione mistica di Karol Wojtyla. Il quale, mi sento di garantirlo, anche dal punto di vista «professionale» è un poeta con tutte le carte in regola, capace di rielaborare con moderna sobrietà e concretezza di linguaggio i modelli di solenne gravità offerti dalle Scritture e in particolare dai Salmi. Un poeta, insomma, che varrebbe la pena di leggere anche se... Ma niente è più futile, di fronte all' abbagliante unicità e coerenza di questa storia, che mettersi a giocare con i «se». www.corriere.it In rete lo speciale sul Papa con le immagini e due brani letti da Vitti, Sordi e Cardinale Il venticinquesimo anniversario del pontificato di Giovanni Paolo II può essere un' occasione per conoscere la sua opera poetica. In omaggio al Papa, da domani per un mese il «Corriere della Sera» sarà in edicola con il cd «Chiaro di luna» (6.90 euro più il prezzo del giornale), una raccolta di liriche firmate da Karol Wojtyla e lette da quattro grandi attori italiani: Vittorio Gassman, Monica Vitti, Alberto Sordi e Claudia Cardinale. Il cd presenta 20 poesie composte da Giovanni Paolo II negli anni che precedono la sua elezione a Pontefice. Tra i titoli «Fanciulli», «La speranza che va oltre la fine», «Attore», «Quando apri gli occhi sul fondo dell' acqua», «Ragazza delusa in amore» e «Stanislao», il componimento dedicato alla Chiesa e alla sua terra che chiude la raccolta. Tutte le 103 poesie scritte dal papa tra 1939 e il 1978 sono raccolte nel volume di Monsignor Santino Spartà «L' opera poetica completa di Karol Wojtyla» pubblicato nel 1999 dalla Libreria Editrice Vaticana. Quest' anno Wojtyla ha dato alle stampe un nuovo poemetto scritto tra l' agosto e il dicembre del 2002 dal titolo «Trittico romano» (Bompiani Editore). Il libro METAFISICA DELLA PERSONA È il titolo del libro di 1.665 pagine, edito da Bompiani per la collana «Il Pensiero occidentale» (36 euro) che raccoglie tutte le opere filosofiche del Papa. Scrive Wojtyla: «L' uomo, scopritore di tanti misteri della natura, deve incessantemente essere riscoperto». «UN ESEMPIO» «È una gioia, un grande onore e una responsabilità - ha detto Ferruccio de Bortoli, amministratore delegato di Rcs Libri -. Tutta la grandezza del pontificato è nelle opere, nell' insegnamento, nell' esempio». Il disco CHIARO DI LUNA È il titolo della raccolta che contiene 20 poesie composte da Karol Wojtyla tra l' adolescenza e il 1978. A dare voce alle liriche di Giovanni Paolo II sono gli attori Vittorio Gassman, Monica Vitti, Alberto Sordi e Claudia Cardinale (le registrazioni risalgono al ' 97 e al ' 98) IL LIBRETTO All' interno del Cd il libretto con un' introduzione di Mons. Santino Spartà e i testi di tutte le liriche presenti sul disco. Le musiche che accompagnano le letture sono di Olimpio Petrossi, mentre le traduzioni sono di Aleksandra Kurczab e di Margherita Guidacci
Raboni Giovanni
Pagina 16

(14 ottobre 2003) - Corriere della Sera


COMPAGNI

DI VIAGGIO


Da CHIARO DI LUNA. Poesie di Karol Wojtyla recitate da: Vittorio Gassman, Monica Vitti, Alberto Sordi, Claudia Cardinale.


Vittorio Gassman, Monica Vitti, Alberto So - Appello all'uomo che e' diventato il corpo della storia



Giovanni Paolo II - Solo per oggi


sabato 21 settembre 2013

Amore e Sessualità, la Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II°


Stop Saying Catholics Reject Birth Control Jessica Wissel
Che cos'è la Teologia del corpo di Giovanni Paolo II?

Incontro col terapeuta dott. Roberto Marchesini
21 Settembre 2013 ore 15:00
Sala del Castello Joe Cassar
Via XXVIII Luglio, 50 Borgo Maggiore (RSM)
Entrata Libera 
L
‘insegnamento sulla sessualità umana che ilbeato Giovanni Paolo II ha elaborato in moltissimi anni di lavoro pastorale e presentato come Magistero pontificio nelle udienze del mercoledì tra il 1979 e il 1984. 
Q
uesto incontro si pone l’obiettivo di rispondere a domande come: 
  • Cosa vuol dire amarsi veramente?
  • Se stiamo così bene insieme perché non fare tutto subito?
  • Pillola e preservativo proteggono l’amore o lo uccidono?
  • Castità e verginità sono valori del passato?
Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, lavora come consulente, formatore e terapeuta. È collaboratore de Il Timone. Ha pubblicato articoli su Cristianità, Il Domenicale, Il Settimanale di Padre Pio, Studi Cattolici, Famiglia Oggi, La Bussola Quotidiana.




Catechesi del Papa Giovanni Paolo II


Giovanni Paolo II e la sua eredità: la Chiesa apprezza la sessualità

www.aleteia.org

Il teologo e catechista familiare Ksawery Knotz spiega la Teologia del corpo del papa polacco
dJosé Antonio Méndez
Quando era sacerdote, Karol Wojtyła ha fissato come una delle sue priorità l'assistenza pastorale alle coppie di fidanzati e di sposi, per spiegare loro che la proposta della Chiesa su sessualità e affettività non è qualcosa di opprimente, ma un cammino di pienezza. Ha iniziato così a sviluppare degli insegnamenti sull'amore umano come riflesso dell'amore di Dio, a cui come papa ha dedicato le catechesi settimanali dei primi quattro anni del suo pontificato.
40 anni dopo, il francescano polacco Ksawery Knotz, dottore in Teologia Pastorale, esperto di pastorale familiare, autore di numerosi libri e che lavora con centinaia di coppie cattoliche, spiega che la Teologia del corpo di Giovanni Paolo II è una delle chiavi del suo magistero e “un punto di riferimento” per la Chiesa del XXI secolo.
Che cos'è la Teologia del corpo di Giovanni Paolo II?
La Teologia del corpo è un tentativo di riorientare il pensiero di alcuni cattolici. Un pensiero che si era formato attraverso i secoli, o senza tener conto della spiritualità del matrimonio, o in culture che non hanno nulla a che vedere con il Vangelo e che hanno degradato il corpo umano. Di fronte a questo, l'interpretazione cattolica del corpo che ha fatto Giovanni Paolo II è di notevole importanza per comprendere l'amore umano, la sessualità e l'affettività, e il modo di parlare di questi nella Chiesa.
Il biografo nordamericano di Giovanni Paolo II, George Weigel, ha definito gli insegnamenti del papa in materia di affettività e sessualità “una bomba teologica a scoppio ritardato”. Sono così importanti per il magistero della Chiesa?
Sono molto importanti, e un punto di riferimento imprescindibile per la teologia del matrimonio e la sua spiritualità. Senza la Teologia del corpo, e la spiritualità che implica, non si può parlare a ragione dell'etica sessuale. C'è una differenza chiara tra i teologi che si ispirano alla Teologia del corpo e quelli che non l'hanno scoperta, o non la capiscono, perché solo quelli che si ispirano ad essa hanno qualcosa di importante da dire.
Quali sono allora gli insegnamenti più importanti di Giovanni Paolo II sull'amore umano?
In poche parole, si può dire che la storia del mondo inizi con l'amore di un uomo e di una donna. La storia inizia perché Dio ha dato all'uomo il suo amore e la capacità di amare; ciò che fa sì che un essere umano sia tale è che non solo pensa e decide in modo libero, ma ama.
Giovanni Paolo II si interroga sulla coscienza umana, e cerca, insieme all'uomo stesso, di scoprire ciò che è l'amore umano: una relazione in cui un uomo e una donna possono rivelare Dio. Dio è amore, e per questo è necessario che gli uomini imparino a comprendere l'amore come un dono.
L'amore non si può comprare, come un oggetto. Si può solo prendere dalla persona che ci ama, o rallegrarsi perché il nostro amore viene accettato. Giovanni Paolo II mostra che Cristo insegna ai credenti questo amore, perché possano viverlo nella loro vita.
Sono trascorsi più di 30 anni da quando il papa ha scritto l'esortazione Familiaris consortio. Ora che si parla di un Sinodo sulla famiglia, continua ad essere valida?
La Familaris consortio ha mostrato i compiti della famiglia cristiana ed è un buon documento, che ha aiutato ad approfondire molti temi. Ora ci stiamo preparando a un nuovo Sinodo sul matrimonio e la famiglia, perché esiste la consapevolezza che bisogna affrontare nuovamente questo tema, tenendo conto di ciò che i teologi hanno sviluppato in questo periodo.
Personalmente, vedo la necessità di unire di più il sacramento del matrimonio alla missione della comunità della Chiesa. A mio avviso continua ad essere un sacramento sottovalutato e perfino emarginato nella vita pubblica della Chiesa.
sources: ALFA Y OMEGA