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sabato 27 febbraio 2016

C'è una scala anche dentro di te. Paragonata alle tante cose che ti vengono offerte ogni giorno è un niente. Ma è la scala che serve per salire ad accendere le stelle nel tuo cielo. Si chiama preghiera.


Il legno inutile - don Bruno Ferrero

In un angolo sperduto del mondo, nel folto di una foresta fittissima, c'era una scaletta. 
Era una semplice scala a pioli, di vecchio legno stagionato e usurato. Era circondata da abeti, lacci, betulle. Alberi stupendi. Là in mezzo sembrava davvero una cosa meschina.
I boscaioli che lavoravano nella foresta, un giorno, arrivarono fin là. Guardarono la scala con commiserazione: "Ma che robaccia è?" esclamò uno.
"Non è buona neanche da bruciare" disse un altro.
Uno di loro impugnò l'ascia e l'abbatté con due colpi ben assestati. 
Venne giù in un attimo. Era davvero una cosa da niente. I boscaioli si allontanarono ridacchiando.
Ma quella era la scala su cui ogni sera si arrampicava l'omino che accendeva le stelle.
Da quella notte il cielo sulla foresta rimase senza stelle.

C'è una scala anche dentro di te.  Paragonata alle tante cose che ti vengono offerte ogni giorno é un niente.  Ma è la sca...
www.slideshare.net/CinziaRacca/il-legno-inutile

C'è una scala anche dentro di te. Paragonata alle tante cose che ti vengono offerte ogni giorno è un niente. Ma è la scala che serve per salire ad accendere le stelle nel tuo cielo.
Si chiama preghiera.

- don Bruno Ferrero - 
da: "A volte basta un raggio di sole"


"Una sera, anzi una notte, mentre ero in attesa del sonno che tardava ad arrivare, mi sono seduto in un campo, ascoltando la conversazione tranquilla di alcuni agricoltori vicini.
Parlavano di cose molto semplici, anche se nessuna di esse era grossolana o frivola come accade in altre classi sociali. I nostri contadini parlano raramente e quando lo fanno è per dire qualche cosa di necessario, sensibile, e, a volte, di saggio.
Alla fine essi tacquero, come se la maestà serena e solenne della notte, senza luna ma brulicante di stelle, aveva fatto scendere un misterioso incantesimo su quelle anime semplici .
Rompendo il silenzio, ma non l'incantesimo, la voce rustica di un corpulento, tarchiato contadino, che giaceva disteso sul prato, con gli occhi fissi alle stelle, esclamò, quasi come se stesse obbedendo ad una profonda ispirazione: "Come sono belle! Eppure alcuni dicono che Dio non esiste."

L'ho ripetuta a me stesso molte volte da allora, la frase di quel vecchio contadino del luogo. Dopo mesi di arido studio, quella frase toccò la mia mente e il mio cuore in modo così vivido che ancora adesso mi ricordo di quella semplice scena come se fosse ieri.

Quel contadino umbro non sapeva nemmeno leggere, ma nel suo cuore, tutelato da una vita onesta e laboriosa, c'era un piccolo angolo in cui la luce di Dio scese con potenza non molto inferiore a quella dei profeti e forse superiore a quella dei filosofi".

-  Enrico Fermi - 



Ti ringrazio Dio dei cieli per la straordinaria grazia di potere stare di fronte a te.
Grazie per avermi mandato lo Spirito Santo e di avermi colmato con ogni suo dono.
Grazie per l’amore e la gioia, la pace e la pazienza, la bontà e l’autocontrollo.
Grazie per questa preghiera di Adorazione.
Ti ringrazio per la gioia di totale resa a te.
Grazie per la mia sincera penitenza, di avere provato il tuo perdono.
Grazie di avermi dato il coraggio per poterti pregare nel bisogno.
Ti ringrazio perché mi porti alla completa e sincera conversione, distruggendo in me le vecchie abitudini.
Grazie per la grazia di poterti ascoltare e crescere nella fede in te.
Grazie per il tuo disegno su di me.



Buona giornata a tutti. :-)


IL SEGRETO DELLE T&RE FONTANE...


Il veggente

DI COSTANZA MIRIANO
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Finito di scrivere (dopo oltre un anno di fatica, non riuscendo a destreggiarsi prima tra le mille richieste, quel che restava di me, stremata, ha consegnato le bozze rilette per l’ultima volta il 29 gennaio, il giorno prima del Family Day) e di fissare la macchia di muffa sul muro con la mente persa nel vuoto – i miei giorni di down sono davvero down –, ricomincio a leggere, e lo faccio in modo del tutto casuale, perché è così che si scelgono i libri. Non seguendo l’ordine della pila secondo quello che mi ero prefissata comincio a sfogliare il libro di Saverio Gaeta Il veggente. Adesso che ci penso, probabilmente il motivo per cui l’ho letto per primo era il fatto che fosse proibito. Saverio infatti me lo ha dato in una busta chiusa qualche giorno prima che arrivasse in libreria, chiedendomi di non parlarne prima di un dato giorno e una data ora, e allora siccome sono una femmina curiosa, oltre che un essere umano attratto da ogni divieto come dal miele, mi ci sono tuffata.
Il libro racconta la storia di Bruno Cornacchiola, un protestante ignorante (di famiglia poverissima, era cresciuto praticamente da barbone) e focoso (durante la guerra civile aveva comprato in Spagna un pugnale e ci aveva fatto inciderea morte il Papa) al quale la Madonna è apparsa per molti anni alle Tre Fontane, nella zona sud est di Roma. Il libro è come tutti quelli di Saverio accuratissimo nella documentazione e pieno di notizie. Io, lo ammetto, ne sapevo pochissimo, pur essendo andata diverse volte alle Tre Fontane, ma più che altro attratta dalla chiesa costruita sul luogo del martirio di San Paolo, che è un meraviglioso e rarissimo esempio di romanico a Roma. Avevo un po’ snobbato la storia della Vergine della Rivelazione, forse perché ne ho sempre sentito parlare in giro con una punta di sufficienza.
Eppure le profezie che Bruno Cornacchiola riferiva sono state confermate dagli avvenimenti successivi, quelle riguardanti cose avvenute negli anni scorsi, mentre per quanto riguarda il futuro ci sarebbe poco da stare allegri e, visto che altre volte ha dimostrato di aver detto la verità, converrebbe ascoltare. Gli eventi tragici profetati hanno tutti a che fare con la sorte di noi credenti in Occidente, e con la generale apostasia. Non li riferisco qui perché non voglio rovinare la sorpresa a chi decidesse di leggere ma vorrei solo fare due osservazioni.
Molti snobbano le apparizioni, in generale. Io non credo che tutti noi siamo san Luigi, che alla domanda “cosa faresti se ti dicessero che il mondo finisce fra un minuto?” rispose “continuerei a giocare a pallone”. Io personalmente cercherei di correre a fare penitenza, confessarmi, pregare. Per cui, se Dio ha deciso di mandarci degli avvertimenti va bene la prudenza, va bene non credere a tutto, ma non si può neanche non credere a niente. Chi siamo noi per giudicare Dio che decide di intervenire anche attivamente e apertamente nella storia? O, piuttosto, non crediamo davvero in Dio, nella sua presenza attiva e viva nel quotidiano, non crediamo che possa agire, e quindi, in fondo in fondo, non crediamo davvero che ci sia (e magari il cristianesimo per noi è piuttosto un sistema di valori che ci piace e al quale aderiamo con convinzione, ma da cui non ci lasciamo scombinare più di tanto?).
La seconda cosa che vorrei dire è che leggere di questi segni prodigiosi – che, come scrive Saverio, sono stati lasciati nell’oscurità di qualche polveroso archivio della Santa Sede – qualunque sarà il pronunciamento definitivo dell’autorità (questa riflessione è estensibile anche a Medjugorje) ha il merito indiscutibile di richiamarci a vivere sotto lo sguardo di Dio, in una dimensione di eternità della quale tendiamo a disinteressarci o almeno a dimenticarci nel quotidiano, tutti presi come siamo dai nostri affanni. Per questo ciò che mi rimane più di tutti, di queste righe, più ancora delle visioni francamente impressionanti e dei fiumi di sangue visti scorrere a San Pietro – che poi io ci lavorerei a due metri, se vogliamo proprio esser precisi – sono le parole della Madonna: Dio vede tutto di noi e del nostro cuore, ogni minimo battito di ciglio. E io ci credo alla misericordia, davvero, ma proprio per questo corro a chiedergliela e adesso vado subito a confessarmi.

venerdì 26 febbraio 2016

Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio....

BY leggoerifletto

Desiderata - Max Ehrmann

Procedi con calma tra il frastuono e la fretta
e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio.
Per quanto puoi, senza cedimenti,
mantieniti in buoni rapporti con tutti.
Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza ed ascolta gli altri:
pur se noiosi ed incolti, hanno anch’essi una loro storia.
Evita le persone volgari e prepotenti:
costituiscono un tormento per lo spirito.
Se insisti nel confrontarti con gli altri,
rischi di diventare borioso ed amaro,
perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te.
Godi dei tuoi successi ed anche dei tuoi progetti.
Mantieni interesse per la tua professione,
benché umile essa costituisce un vero patrimonio
nella mutevole fortuna del tempo.
Usa prudenza nei tuoi affari,
perché il mondo è pieno d’inganno.
Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù:
molti sono coloro che perseguono alti ideali
e dovunque la vita è colma di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti.
Non ostentare cinismo verso l’amore, perché,
pur di fronte a qualsiasi delusione ed aridità,
esso resta perenne come il sempreverde.
Accetta docile la saggezza dell’età,
lasciando con serenità le cose della giovinezza.
Coltiva la forza d’animo,
per difenderti nelle calamità improvvise.
Ma non tormentarti con fantasie:
molte paure nascono da stanchezza e solitudine.
Al di là di una sana disciplina,
sii tollerante con te stesso.
Tu sei figlio dell’universo
non meno degli alberi e delle stelle,
ed hai pieno diritto d’esistere.
E, convinto o non convinto che tu ne sia,
non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere.
Perciò sta’ in pace con Dio,
qualunque sia il concetto che hai di Lui.
E quali che siano i tuoi affanni ed aspirazioni,
nella chiassosa confusione dell’esistenza,
mantieniti in pace con il tuo spirito.
Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti,
questo è pur sempre un mondo meraviglioso.
Sii prudente. Sforzati di essere felice.



Questo brano (poesia/prosa) di Max Ehrmann, "Desiderata", fu scritto nel 1927 e faceva parte del libro "The desiderata of happiness". 
Anni dopo, nel 1956, fu inserita dal rettore della chiesa Saint Paul di Baltimora, in un libretto di preghiere della sua congregazione.
Questo libretto malauguratamente portava anche la data di fondazione della chiesa che era il 1692.
Da allora (grazie ad Internet) questo brano è stato erroneamente datato in quell'anno nonostante fosse stato scritto nel 1927 e reso "famoso" ancor più tardi nel 1956.
Resta comunque un gradevolissimo momento di riflessione.

















Go placidly amid the noise and haste,
and remember what peace there may be in silence.
As far as possible, without surrender,
be on good terms with all persons.
Speak your truth quietly and clearly;
and listen to others,
even the dull and the ignorant,
they too have their story.
Avoid loud and aggressive persons,
they are vexations to the spirit.
If you compare yourself with others,
you may become vain or bitter;
for always there will be greater and lesser persons than yourself.
Enjoy your achievements as well as your plans.
Keep interested in your own career, however humble,
it is a real possession in the changing fortunes of time.
Exercise caution in your business affairs;
for the world is full of trickery.
But let this not blind you to what virtue there is,
many persons strive for high ideals,
and everywhere life is full of heroism.
Be yourself.
Especially, do not feign affection.
Neither be cynical about love,
for in the face of all aridity and disenchantment
it is as perennial as the grass.
Take kindly the counsel of the years,
gracefully surrendering the things of youth.
Nurture strength of spirit to shield you in sudden misfortune.
But do not distress yourself with dark imaginings.
Many fears are born of fatigue and loneliness.
Beyond a wholesome discipline,
be gentle with yourself.
You are a child of the universe,
no less than the trees and the stars;
you have a right to be here.
And whether or not it is clear to you,
no doubt the universe is unfolding as it should.
Therefore be at peace with God,
whatever you conceive Him to be,
and whatever your labors and aspirations,
in the noisy confusion of life keep peace with your soul.
With all its sham, drudgery, and broken dreams,
it is still a beautiful world.
Be cheerful.
Strive to be happy.




"Seminate preghiere: spunteranno sui vostri passi fiori di grazie"

- beato Paolo Manna - 


Ogni giorno ti vengono consegnate ventiquattro ore d’oro; sono tra le poche cose che, su questa terra, ti sono date gratuitamente.
Se anche possedessi montagne di denaro, non potresti comprare neanche un’ora aggiuntiva. Che cosa farai con questo tesoro inestimabile?
Rammenta, devi usarle, poiché ti vengono concesse una sola volta.
E, se le sprechi, non potrai recuperarle.

- Nicholas Sparks - 



Buona giornata a tutti. :-)




Le persone vengono nella tua vita per una ragione

giovedì 25 febbraio 2016

Storia di una foto ... "nonno Thomas"



La storia dietro la foto del nonno che ha fatto impazzire tutti vi farà innamorare ancora di più

Dalla redazione di huffingtonpost.it
“Thomas Schwendeman è felicemente sposato con sua moglie Fleecie da 67 anni” ha dichiarato suo nipote Derek su BuzzFeed. Pensavate forse che il nonno che ha fatto impazzire tutti per la sua bellezza fosse single e per di più un vero e proprio rubacuori? Vi state sbagliando.
Le parole di Derek Schwendeman, che ha condiviso su
Reddit la foto di suo nonno con l’intento di ricordarlo e rendergli omaggio, non lasciano alcun dubbio. Thomas Schwendeman è l’uomo che tutte le donne desiderano. Bello, intrigante e fedele. Un esempio da seguire, insomma. Il marito da invidiare, contrariamente a quanto i maligni avrebbero potuto sospettare.
e8U7BvTl
nonno-soldato-storia
“Bellissimo!”, “I denti più bianchi che io abbia mai visto”, “Che occhi”, sono solo alcuni dei commenti che hanno inondato la bacheca di Reddit dove è stata postata la foto. Oltre tre milioni di visualizzazioni in pochissimo tempo per il sorriso dell’allora giovane militare in procinto di partire per la Corea. Nemmeno Derek si aspettava una tale mole di commenti di approvazione sotto quell’immagine scattata nel lontano 1950.
thomas and fleecie
Thomas Schwendeman che attualmente ha 86 anni e vive in Pennsylvania è infatti ancora molto innamorato della donna che ha portato all’altare. Gioca ancora a bowling con sua moglie, come faceva quando tanti anni fa incrociò il suo sguardo e se ne innamorò perdutamente. “Tutte lo desideravano ma alla fine ha sposato me” così ha raccontato Fleecie a Derek. “Thomas non aveva molta scelta, non gli era permesso di vivere in promiscuità sin da quando mi aveva sposato da giovane”. …
www.huffingtonpost.it
Una cacio e pepe così non l’avete mai sentita.
E il merito va a Gabriele Rubini, che dovrei chiamare chef Rubio…
>>> Avete mai sentito una Cacio e Pepe così?

“Quando eravamo femmine”. Lo straordinario potere delle donne


 
Il nuovo libro di Costanza Miriano

mirianoQUANDOcover ridotta
 
di Costanza Miriano
Ho avuto una grossa difficoltà nello scrivere Quando eravamo femmine. Cioè una in più oltre a quelle solite – la casa gelata di notte, i colpi di sonno tra l’una e le due, la fame atavica verso le tre, la difficoltà nell’approvvigionamento notturno di beni atti a fornire le condizioni minime alla scrittura, quali il chococaviar Venchi, il salame e la Coca light. La difficoltà aggiuntiva di questo libro è stata che io avrei voluto raccontare tutta la sorellanza che ho scoperto da quando le persone che conosco e incontro sono aumentate di circa mille volte rispetto ai tempi in cui avevo un numero di amici normali (i tempi in cui nella mia rubrica i nomi erano salvati come Elisabetta, Luca, Giovanni e non Crisitinagenovamammadicinque o Ericareliquiamilano o Federicachiesanuova). Avrei voluto raccontare parte della bellezza conosciuta praticamente in tutta Italia, da Catania a Rovereto (o Pinerolo? È più a nord?), ma era troppa, troppa roba, e troppo pochi i neuroni rimasti liberi dopo le giornate trascorse a lavorare, a star dietro ai figli, a fare tutte le cose che noi mamme sappiamo bene e che tutte facciamo, mettendoci insieme però anche un’esagerazione di mail messaggi telefonate. E così tante sere sono finite in un nulla di fatto, a contemplare lo schermo – rigorosamente bianco – e poi a dormire sfinita con lo sterno sul tavolo e lo spigolo del tavolo in fronte.

 
Continua a leggere


testata

di Costanza Miriano

Un estratto dell’introduzione del libro  
QUANDO ERAVAMO FEMMINE di Costanza Miriano

Non è da farne un dramma, è solo che arrivi a una fase della vita in cui capisci che certi dadi sono tratti, non puoi più cullarti nell’illusione che tutte le strade davanti a te, ammesso che ci fossero davvero, siano ancora aperte, come era scritto sul poster della Nike che ha ispirato la mia adolescenza, appeso nella mia camera da letto insieme a quello della Dorio che vinceva l’oro olimpico – era il tempo in cui credevo a tutto – e agli altri di impresentabili cantanti che non sono disposta a rivelare gratis. Ormai lo so: io l’oro olimpico non lo vincerò (i pantaloncini uguali a lei però ce li avevo), né sarò mai un magistrato, o una in grado di cambiare una ruota, né una persona mattiniera, di quelle che sanno scegliere con sicurezza una carta da parati prima di mezzogiorno (i negozi di arredamento sono aperti il pomeriggio apposta).

Altre conquiste penso ancora che le potrei raggiungere, se solo mi impegnassi. Potrei addirittura imparare ad arrivare puntuale ogni tanto, indossare il reggiseno, limitare l’uso delle parole a quanto richiesto dalle circostanze. Come fanno i miei figli, i quali al mio «Come va?», generalmente rientrando a casa, rispondono emettendo una vocale a scelta, e il tonfo secco delle Adidas abbandonate in corridoio («Se ero morto non tornavo» chiosano, quando proprio vogliono sfoggiare le lunghe ore dedicate allo studio della retorica e sentirsi parte di un’élite intellettuale). A me, invece, purtroppo la medesima domanda scatena un insopprimibile impulso alla condivisione, o più precisamente, il dovere morale di elencare per filo e per segno tutto quello che manca alla mia perfetta felicità. E siccome noi siamo “infiniti quanto al desiderio”, come disse Dio a santa Caterina da Siena, l’elenco di quello che manca a volte può rivelarsi davvero impegnativo. Dipende sempre da quanto tempo hai, incauto interlocutore che mi hai posto la domanda, o quanto credito sul telefono. Ciò che mi impedirà di correggermi, temo, è che ho tante amiche che riescono sempre a trovare un po’ di spazio per me, anche in mezzo a un numero impensabile di figli e lavori. Perché questa è la caratteristica di noi donne: la capacità di fare comunque, in qualche modo, spazio a un altro, ascoltare, accogliere, ricevere, anche quando sembra di non avere più spazio interiore.

Mi ascolta anche l’amica che torna dal turno di lavoro, e quando la chiamo la trovo in autostrada che sta appunto piangendo un po’, giusto per mettersi avanti col lavoro, in modo da arrivare a casa già “pianta”, anticipando il ruolino di marcia quotidiano. Mi ascolta quella con la figlia malata e quella senza lavoro, e non mi mandano neanche a lumache, mai, neppure quando io con le mie paturnie le derubo delle forze residue. Conosco donne che hanno sempre un po’ di spazio da farti, le orecchie in ascolto, la capacità quasi soprannaturale di chiamarti quando ne hai bisogno, o di offrirti una mano quando stai sul punto di servire un gin tonic alla prole per creare un clima disteso e favorire una mediazione sulla questione dei posti sul divano che ha provocato due graffi e tre seiunidiota. Ascoltano anche quelle che si proclamano forti e indifferenti alle debolezze da femminuccia, anche quelle che non sono amiche, perché la vita, comunque, è il nostro core business, di tutte, anche quando non lo vogliamo ammettere.

Ho incrociato, intercettato, a volte intrecciato le vite e le storie di tante donne. Ci siamo raccontate la vita, magari solo un pezzo, in pochi minuti, o in anni di amicizia. Miracolosamente, io che dimentico compleanni e pediatre, vado ai convegni il giorno dopo e detengo il record mondiale assoluto di persona alla quale è stato spiegato più volte, invano, il conflitto israelo-palestinese, io, invece, me li ricordo questi racconti e, non so come, li associo anche ai nomi e ai volti giusti, anche se ormai credo siano diventati migliaia, anche se li ho solo sfiorati per qualche momento. È che le storie delle persone mi interessano tantissimo, per un motivo che non saprei esattamente in quale punto collocare lungo quella sottile linea che congiunge una persona dal cuore spazioso e accogliente a un’altra solo ficcanaso e curiosa. Qualunque sia il motivo, le persone mi interessano. Il perché non riesca mai a ricordare quali vaccini ho fatto ai figli (ma è scritto in un foglietto che sta nella scatola dei biscotti, mi pare) né dove ho messo il telefono (forse non lo vedo perché ci sto parlando dentro), mentre la storia che Francesca mi ha raccontato due anni fa sia impressa a caratteri di fuoco nella mia mente, lo ha spiegato benissimo sant’Agostino, e siccome non era una sua confidenza personale ho dimenticato le parole precise. Il senso era questo: impariamo solo quello che ci piace.

Deve essere per questo che ho tanti problemi con il router della wi-fi e i lettori xdcam: a me interessano solo le persone, anzi, proprio non concepisco che possa esistere qualcosa di inanimato, credo profondamente che la stampante a volte mi guardi con disprezzo se perdo tempo su Facebook, che le lampadine non si fulminino per motivi tecnici ma si spengano per solidarietà quando sono triste, e che il lettore mp3 in macchina salti non per le vibrazioni dei sampietrini ma esattamente per ricordarmi che devo dire il rosario invece che cantare a squarciagola con Eddie Vedder. (Comunque, signor Vedder, se cerca una corista a lei devota e fornita di boa di struzzo, anche se avanti con gli anni e stonata, io ci sono.) «Tu che mai ti fermi nel riparare la vita» scrive Luce Irigaray, filosofa della differenza francese, facendo eco, da tutte altre premesse, a Edith Stein: «La donna è chiamata naturalmente alla missione di sposa e di madre: essere sposa significa essere la compagna che presta sostegno all’uomo, alla famiglia, alla comunità. Essere madre ha questo senso: custodire la vera umanità, difenderla e portarla al suo pieno sviluppo. La duplice funzione di compagna delle anime e di madre delle anime non è limitata agli stretti confini dei rapporti matrimoniali e materni, ma si estende a tutti gli esseri umani che entrano nel suo orizzonte.» È per questo che siamo così, e come scrive Luisa Muraro, non è mica merito nostro. Non è che “siamo brave”, anzi, possiamo a volte non esserlo affatto: «Essere donna è un privilegio, come nascere nobile nelle antiche civiltà aristocratiche: puoi non esserne all’altezza ma, come non l’hai meritato, così non lo perdi.» È una filosofa femminista a parlare, quindi spero che nessuna donna si offenda a sentirsi dire, leggendo nel suo Non è da tutti. L’indicibile fortuna di nascere donna, che «diversamente da quelli del sangue, il privilegio di cui parliamo si gode specialmente nell’intimo di sé… non si specchia invece nelle graduatorie della società e in società diventa visibile solo a sprazzi. In una donna la grandezza c’era da prima, era sua da prima, non appariscente, come un’avventura segreta, come un abito di tutti i giorni ma disegnato da Valentino. Occorre però che lei accetti il suo privilegio e lo coltivi, come hanno fatto i nobili in certe epoche e in certi paesi».

La donna risponde al bisogno di riconoscimento che abita in ogni persona. Per la mamma, anche la più critica, è comunque un bene che tu ci sia (se ha detto il contrario quando in seconda liceo le avete messo in casa nove diciassettenni a cena senza preavviso non vale, e comunque è caduto in prescrizione), la tua esistenza ha valore per se stessa, ed è la mamma la prima a dovertelo confermare. «Se una donna è presente» scrive la filosofa femminista, «qualcosa di quell’antica relazione rivive e il bene senza nome si riproduce» grazie a quello che lei è capace di mettere in ogni rapporto, «una presenza intelligente, una presenza comprensiva, una presenza generosa, una presenza anche compassionevole. Avere uno sguardo compassionevole per chi ha sbagliato e per chi è vittima di chi ha sbagliato.»
QUANDO ERAVAMO FEMMINE su Amazon
QUANDO ERAVAMO FEMMINE
Lo straordinario potere delle donne
Anno: 2016
Euro 15.00
Isbn: 978-88-454-2608-7

mercoledì 24 febbraio 2016

!!! «Mi vuoi ancora bene?» ??? QUASI quasi mollo tutto e divento felice...

By leggoerifletto:

C'era una volta, un punto interrogativo - don Bruno Ferrero

Era molto grazioso e, come tutti i punti interrogativi, aveva l'aria molto intelligente.
Da un po' di tempo, però, girava per il paese sconsolato, amareggiato, deluso e depresso.
Apparentemente, nessuno lo voleva più! Tutti ricorrevano, con sempre maggiore frequenza, al suo nemico acerrimo:
il punto esclamativo!
Tutti gridavano: «Avanti! Fermi! Muoviti! Togliti dai piedi!». 

Il "punto esclamativo" è tipico dei prepotenti, e oramai i prepotenti dominano il mondo. 
Anche per le strade e le vie cittadine, dove un tempo il "punto interrogativo" si sentiva un re, non c'era più nessuno che chiedeva: «Come stai?»; sostituito da: «Ehilà!».
Non c'era più nessuno che fermava l'auto, abbassava il finestrino e chiedeva: «Per favore, vado bene per Bergamo?». Ora, usavano tutti il "navigatore satellitare", che impartisce gli ordini con decisione: «Alla prima uscita, svoltare a destra!». Stanco di girovagare, si rifugiò in una famiglia. 
I bambini hanno sempre amato i punti interrogativi. Ma, anche là, trovò un padre ed un figlio adolescente, che duellavano tutto il giorno, con i punti esclamativi...
«Non mi ascolti mai!».
«Non m'importa che cosa pensi! Qui comando io!».
«Basta! Me ne vado per sempre!».
Alla fine, il padre era spossato e deluso; il figlio mortificato e scoraggiato, quindi aggressivo.
E soffrivano, perché non c'è niente di più lacerante, che essere vicini fisicamente e lontani spiritualmente.
Il punto interrogativo si appostò sotto il lampadario, ed alla prima occasione entrò in azione... 

Accigliato e con i pugni chiusi, il padre era pronto allo scontro, ma dalla sua bocca uscì un: «Che ne pensi?», che stupì anche lui.
Il figlio tacque, sorpreso. «Davvero lo vuoi sapere, papà?». Il padre annuì. Parlarono.
Alla fine, dissero quasi all'unisono: «Mi vuoi ancora bene?».
Il "punto interrogativo", felice, faceva le capriole sopra il lampadario! 

- don Bruno Ferrero - 



"No. Non c'è nessuna società perfetta, nessuna religione perfetta.
E' importante però sapere che noi intravvediamo la perfezione e che, qualche volta individualmente, qualche volta anche collettivamente, vi possiamo andare di un infinitesimo più vicini.
Noi vorremmo che la grande, assoluta felicità di cui sentiamo il desiderio ci venisse data, noi vorremmo raggiungere subito, ora, il porto luminoso della pace.
Giorno dopo giorno, in questa attesa, guardiamo sempre al domani, ma ci restano in mano solo briciole.
Io non credo che la natura, l'architetto dell'evoluzione, ci abbia messo nell'anima questo stimolo senza un senso. Esso ci costringe a creare sempre e creare migliaia, milioni, miliardi di esperienze, di esperimenti. 
La natura scopre solo attraverso una incredibile dissipazione.
Miliardi di miliardi di stelle per produrre la vita sulla terra, miliardi di uova per produrre un pesce, miliardi di miliardi di tentativi per produrre un passo in avanti.
Non siamo noi, è la natura che cerca. Se quella è la speranza, quella è la direzione. D'altra parte lo sappiamo anche noi, nella nostra vita individuale, che questo è l'unico modo di procedere. 
E' solo quando il desiderio diventa doloroso ed il presente invivibile che noi riusciamo a spezzare gli ostacoli esterni ed interni e a correre avanti. 
Il desiderio che ci brucia è veramente il fuoco della vita; il dolore è il caos primordiale da cui emerge il mondo, l'angoscia del molteplice, del diviso che tende all'unità. 
Quando, alla sera, noi sentiamo una nostalgia di non sappiamo che, è la vita che cerca la sua mèta: il giardino delle rose che è il suo destino." 

- Francesco Alberoni -

Da: L'albero della vita, ed. Garzanti


Se vuoi raggiungere la serenità, prendi la decisione di abbandonare tre cose:

1) Il bisogno di controllare tutto.
2) La necessità di essere approvati.
3) Il bisogno di giudicare gli altri.


Detto Zen



Buona giornata a tutti. :-)

martedì 23 febbraio 2016

La piuma



di Giorgio Faletti

Formato: Hardcover, 81 pagine
Editore: Baldini Castoldi, 2015
Genere: Racconto, Fiabe, per ragazzi
Data prima pubblicazione: 2015
Lettura n.: 08/2016
Preso da: Biblioteca

Voto: 6.5/10








La piuma arrivò risalendo il vento. Nessuno si accorse di questo strano fenomeno, forse nemmeno il vento stesso, che per natura ha canne da piegare e foglie da girare sulle dita e stagni da stupire con gocce di pioggia che lasciano cerchi improvvisi e bolle sulla superficie immota dell’acqua. Tracciando il suo invisibile sanscrito nel cielo, la piuma sorvolò un villaggio popolato di uomini, che come tali prestavano attenzione solo a ciò che avveniva in terra, davanti ai loro occhi. Un fabbro batteva il ferro rovente di una lama chiedendosi se sarebbe stata una buona spada, un contadino seminava il suo campo chiedendosi se sarebbe stato un buon raccolto, le donne stavano al fiume a lavare i panni chiedendosi se sarebbero diventati bianchi e immacolati. Solo i bambini correvano senza nulla chiedersi, giocando e schiamazzando per le anguste vie del villaggio, fra le case di fango e paglia, inseguiti da cani festanti che, pur senza capire, si univano al gioco. Alcuni cavalli erano impastoiati davanti alla locanda dove cavalieri senza macchia e senza paura sostavano per stordirsi di vino, procurandosi macchie sulle vesti mentre cercavano di dimenticare la loro paura. Nessuno riuscì a vedere la piuma perché nessuno aveva tempo a sufficienza per alzare gli occhi al cielo e riuscire anche solo a guardarla.
(incipit)


✎ Il mio parere
Sono stata indecisa fino all'ultimo sul numero di stelline da assegnare a questo racconto che è stato anche più breve di quanto pensassi (e già immaginavo lo fosse). Alla fine ho assegnato le tre stelline perché la favola è poetica e scritta in modo suggestivo e sarebbe stato sbagliato darle un voto considerandola a livello di un romanzo: avrebbe perso in partenza.
Il racconto segue il percorso di una piuma, simbolo di purezza, che trasportata dal vento attraversa le finestre delle case e incontra così una serie di personaggi che rappresentano diverse caratteristiche negative dell'animo umano fino a trovare l'unico che la noterà e si meriterà di seguirla. La fiaba segue proprio lo stampo classico ed è scritta bene, a mio parere, piena di immagini che si rendono ben chiare agli occhi di un bambino e uno stile poetico. Trovo invece che il prezzo del volume (oltre 7 euro per l'ebook, 13 per il cartaceo) sia folle e sproporzionato, visto che per l'appunto, si tratta di una storia di poche pagine seppur con delle belle illustrazioni. Io comunque avendolo preso in biblioteca non ne ho risentito e mi sono goduta questa piccola favola in tutta la sua dolcezza e ho apprezzato il messaggio dietro al volo della piuma, il cui dono di libertà può essere goduto solo da chi non è troppo concentrato su se stesso per scoprirlo.


♥ Questo libro fa per voi se... volete leggere una bella favola ai vostri bambini o amate particolarmente Faletti da voler leggere tutta la sua opera. Possibilmente prendetelo in
biblioteca...



By  La Biblionauta

lunedì 22 febbraio 2016

fà che il tuo tempo sia vita e che la tua vita non sia una perdità di tempo.

By leggoerifletto

Riconciliazione e guarigione (5) - Anselm Grün

La riconciliazione è un percorso importante per giungere alla guarigione. Guarire non significa che Dio ci toglie e fa sparire le nostre piaghe, bensì che noi apriamo le nostre piaghe per Dio e in lui diventiamo sani e integri. 
Le piaghe fanno parte della nostra identità, non ci separano né da Dio né dal nostro vero Sé. Al contrario aprono in noi una breccia che ci fa scoprire il nostro vero Sé, l’immagine originaria e autentica di Dio in noi. 
Chi si riconcilia con se stesso, con gli uomini e con Dio, sente di essere una persona nuova. Paolo lo ha formulato così: «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove» (2Cor 5,17). 
La vera e propria malattia del nostro tempo – ci dice la psicologia – è la mancanza di relazione (di riferimenti). Gli uomini non sono capaci di mettersi in relazione con se stessi, e neppure con le cose, con gli altri e con Dio. 
La riconciliazione è il mezzo per mettersi in relazione con tutto quello che c’è in me, così da non escludere più niente dal mio vero Sé. 
Colui che mette tutto in relazione con il Sé più intimo, il Cristo in noi, è totalmente risanato e salvo, e sperimenta se stesso come un uomo nuovo. 
Per Paolo riconciliazione è un altro concetto (un sinonimo) per esprimere la redenzione. Sulla croce Dio ha riconciliato a sé gli uomini con tutte le loro contraddizioni. L’uomo lacerato diventa in tal modo risanato e integro, si sente un essere nuovo. 
Le cose vecchie sono veramente passate. In Cristo l’uomo ha trovato la sua nuova identità, un’identità in cui egli non ha più bisogno di escludere niente, né da se stesso, né davanti a Dio. 
Ha la capacità di vedere con occhi nuovi se stesso e anche il mondo attorno a sé. Da lui la riconciliazione si espande in tutto l’ambiente in cui vive. 
In tal modo, per suo mezzo, anche il mondo che lo circonda viene ri-creato. Nella riconciliazione muore l’uomo vecchio che giudica se stesso. 
Siamo così liberi di camminare nella novità della vita divina (cf. Rm 6,4). 
La «novità di vita» non è un’affermazione puramente teologica, ma si riferisce alla nostra esperienza. 
Chi si riconcilia con se stesso, vive se stesso in modo diverso da prima. 
Non vive più sul piano del rifiuto o della estraniazione da sé, bensì come una persona unificata nel proprio intimo, rinnovata, riconciliata e capace di donare riconciliazione agli altri.

- Anselm Grün - 


scrittore, terapeuta, monaco dell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach 
(Germania)




La preghiera non è una bacchetta magica che ci libera da tutti i sintomi negativi. Ci conduce invece all'incontro con Dio e all'incontro con la nostra verità. E soltanto se affrontiamo la nostra verità può avvenire in noi una trasformazione.

- Anselm Grün - 
da: "Le questioni della vita"



Quando riuscirai a sentire che l'amore è in te, che tu stesso sei semplicemente amore, una gran calma ti pervaderà e ti sentirai in armonia con te stesso e con tutto ciò che esiste. 

- Anselm Grün - 
da: "Sereni nella frenesia del mondo"


Buona giornata a tutti. :-)

domenica 21 febbraio 2016

"Un lavoro vero"

"Un lavoro vero" di Alberto Madrigal




Ho trovato un lavoro vero.
Senza cercarlo.
Otto ore al giorno, dal lunedì al venerdì,
in una ditta che fa i videogiochi per facebook.
Mi pagano molto bene.



Un ragazzo.
Un sogno.
Un viaggio.
Un lavoro vero.
Una passione accantonata che reclama i suoi spazi.
Gli amici. Gli errori.
I consigli.
La svolta.
A colpi di like.
Perchè da qualche parte bisogna pur iniziare!


Una storia che si srotola tra le pagine.
Delicata nei tratti e nei colori e potente nei significati.
Una storia vicina alle storie di molti giovani.
Una storia vera.


Esistono ancora dei "lavori veri"?
In questo particolare momento storico e culturale,
in questi anni di precariato e contratti indeterminati che possono essere stracciati sotto il naso senza la necessità di grandi preavvisi.
Qui dove la flessibilità, la proattività e la capacità di una visione a 360° fanno di noi degli acrobati che manco il Cirque du Soleil, capaci di assemblare lavori part-time, spezzati, orizzontali e pure verticali come un Tetris e c'è ancora chi ci guarda con diffidenza, chi pensa che non abbiamo passioni, non vogliamo impegnarci, non sappiamo lavorare ma soprattutto che questi siano "lavoretti" e qui, ahimè, cito la mia genitrice che all'alba dei miei quasi trentanni, ancora dice di queste c*****e alle sue amiche davanti ad una tazza di caffè. [lascio alla vostra fervida immaginazione le mie pacate reazioni]
A volte nella vita non si ha scelta e molti di quelli che ci hanno preceduto non lo sanno. Molti son entrati in una ditta e ne son usciti pensionati. Noi, probabilmente non avremo nemmeno la pensione, ma stiamo pagando le pensioni di tutti quelli che ci puntano contro il dito.
E allora sapete che vi dico?
Un part time non ti renderà ricco, ma ti permetterà di avere del tempo da dedicare alle tue passioni, alla tua famiglia, di girare per quella casa che comunque ti stai sudando e che se no se ne starebbe sempre vuota. Il mio capo una volta mi ha detto "Voi part time nn avete in busta gli 80 euro di Renzi perchè la vostra è una scelta. Potreste lavorare di più ma scegliete di avere del tempo libero, quindi significa che quei soldi non vi servono." Ecco. Bella spiegazione che nemmeno ti avevo chiesto. Grazie.
Questo fumetto, così come "Va tutto bene" sono uno specchio di quello che vuol dire essere giovane e avere un sogno in questi anni duemila. Sono un pugno nello stomaco per utti quelli che si rivedono nei protagonisti e dovrebbero essere un monito, un campanello d'allarme, per chi pensa che impegnarsi per noi sia difficile, che il lavoro vero è un altro e che i piedi devo esser sempre ben piantati a terra.
Dateci la possibilità di sognare e seguire le nostre passioni,
così come voi avete avuto la vostra.