La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/
Avvertenza Alcuni testi o immagini inserite in questo blog potrebbero essere tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio. Qualora, però, la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'Autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi. L'Autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link, né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.

martedì 29 ottobre 2013

adriano olivetti La biografia e non solo ...

Adriano Olivetti La forza di un sogno ...

Adriano Olivetti. La biografia
Anteprima del LIBRO

ADRIANO OLIVETTI. PROGETTARE PER VIVERE


Adriano Olivetti muore il 27 febbraio 1960 sul treno Milano Losanna all’altezza di Aigle. Nel cinquantesimo anniversario dalla sua scomparsa, Radio3 in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti da il via ad un ciclo di puntate dedicate alla figura più anomala e  singolare dell’imprenditoria italiana dell’ultimo secolo: “Adriano Olivetti. Progettare per vivere”,  in onda su Radio3 nel programma “Passioni” dal 6 al 28 febbraio il sabato e la domenica alle ore 10.50-11.20.
Per presentare il programma, Laura Olivetti - ultima figlia di Adriano e Presidente della Fondazione Adriano Olivetti - interviene in diretta nella puntata di “Fahrenheit” di venerdì 5 febbraio, alle ore 17.00. Nel corso dell’intervista, i suoi ricordi personali si intrecceranno con il racconto di Laura Curino che ha messo in scena, con più di cinquecento repliche, lo spettacolo Adriano Olivetti per la regia di Gabriele Vacis.

Nel ciclo radiofonico di “Passioni” Enrico Morteo ripercorrerà con Alberto Saibene l’intensa e straordinaria vita dell’imprenditore olivetti che fu anche intellettuale, politico, editore e urbanista.
Molti gli ospiti che in ogni puntata, tematica, interverranno  con le loro testimonianze, da Luciano Gallino e Renato Rozzi a  Tullio De Mauro, Sergio Ristuccia, Furio Colombo, Giuseppe Berta, Giuseppe De Rita, Franco Ferrarotti, Goffredo Fofi. L’ultima puntata, dedicata all’eredità olivettiana, sarà conclusa da Laura Olivetti che parlerà dell’impegno, delle attività e delle iniziative della Fondazione Adriano Olivetti che lei stessa presiede.

Durante la puntata di Fahrenheit e nel programma Passioni verranno mandati in onda diversi contributi audio, dall’archivio RAI e da quello della Fondazione Adriano Olivetti, in particolare una intervista inedita dello stesso Olivetti del 1959. Si ascolteranno inoltre le voci di alcuni tra i più noti collaboratori di Adriano Olivetti oramai scomparsi, nonché due brani inediti tratti da interviste realizzate a Carlo Giulio Argan e Geno Pampaloni.

Su  Rai  EDU Ec0n0mia

Adriano Olivetti: Storia di un imprenditore

Adriano Olivetti La forza di un sognosu Rai 1 


La figura di Adriano Olivetti, industriale coraggioso, intellettuale fuori dagli schemi, editore, politico, urbanista, innovatore delle scienze sociali: una vita straordinaria che, partendo dalla fabbrica, giunge a un progetto di rinnovamento integrale della società. Valerio Ochetto la ripercorre da vicino intrecciando i tratti più intimi e il racconto familiare con la ricostruzione delle iniziative imprenditoriali, rivolte al profitto come mezzo e non come fine. 




Luca Zingaretti: "Adriano Olivetti, la forza di un sogno" è una storia appassionante e che fa riflettere



varie ed eventuali


CON DEDICA ...


Leonard Cohen - Hallelujah (testo e traduzione)

venerdì 25 ottobre 2013

“Still mine“ ...Finche noia non vi separi.


still mine
la locandina del film

Finché noia non vi separi

DI AUTORI VARI   costanzamiriano.com
still-mine-2
di Alberto Medici
Abbiamo visto di recente il bellissimo “Still mine“, storia di un vecchio agricoltore canadese insofferente alla burocrazia (motivo in più per guardarlo!), appassionato al suo lavoro e ai suoi progetti nonostante i 90 anni suonati, sullo sfondo una bellissima storia d’amore con la moglie, ormai un po’ rimbambita e smemorata ma sempre, anche lei, innamoratissima del suo uomo.
Bello vedere sulla locandina del film il “claim” (motto?): “Love is the strongest foundation” (Le fondamenta più forti sono l’Amore, gioco di parole per ricordare come la sua avventura contro la burocrazia riguardasse proprio i permessi di costruzione di un nuovo cottage sul suo terreno). Bella storia, oltretutto vera, o quantomeno ispirata ad una storia vera, che ci commuove nel mostrare un amore inossidabile e inattaccabile nonostante i lunghi anni trascorsi insieme.
Forse tutti quanti siamo venuti a sapere, prima o poi, di coppie di amici che si sono separati. E molte volte la situazione descritta è sempre stata la stessa: nulla ci avrebbe fatto pensare che avrebbero preso questa decisione; nessun tradimento, nessun litigio, nessun grillo per la testa: quella che si definirebbe una separazione molto civile, consensuale, senza strascichi, di comune accordo, dove magari ti vengono anche a dire: “Adesso andiamo ancora più d’accordo di prima”. La prima reazione, se ci ripensate, era stata quasi sempre di soddisfazione: con le coppie che si lasciano con odio, con rabbia, c’è quasi da essere contenti che tutto si risolva in maniera così civile.
couple apart
Quasi.
Ma c’è un quasi. Perchè un po’ di amaro in bocca, a me, rimaneva sempre. Perchè nella descrizione di come sono andate le cose, c’era una sorta di fatalità che non mi piaceva. “Avevamo preso strade diverse…” “Non c’era più la fiamma di un tempo….” “Abbiamo pensato che avevamo fatto un pezzo del cammino insieme, era stato bello, e adesso era giusto che ognuno continuasse per la propria strada“. Sapete com’è, ero a fare shopping, incontro questa persona, per un tratto ci siamo fermati di fronte alle stesse vetrine, abbiamo percorso quel pezzo insieme, e poi ognuno per la sua strada. Ma la vita non è una passeggiata a vetrine. Non è, come dice John Lennon, “quella cosa che ti capita mentre sei indaffarato a fare tutt’altro” (Watching the wheels). La vita è una, e dobbiamo spenderla bene, da protagonisti, non da spettatori, così come viene. E se si decide di farlo insieme, non si lascia il compagno di percorso in mezzo al guado.
Immaginate una squadra impegnata in qualche impresa, un team di vela, una cordata su una parete estrema battuta da un vento gelido, e ad un tratto uno dice: “Sapete, non mi diverto più, andate senza di me” ? Ora, so bene che quando si è giovani e spensierati si fanno anche tante cose perchè vengono naturali, spontanee, mica tutto viene progettato prima a tavolino, ci mancherebbe; si fa, un po’ seguendo l’istinto, senza pensarci troppo, e poi ci si ritrova in partite più grandi di noi. Io mica lo sapevo come fare il papà, quando mi è nato il primo figlio (e forse non lo so fare neanche oggi). Mica sapevo fare il marito, quando mi sono sposato (idem come sopra). Mica sapevo come si gestisce una casa, un bilancio, un mutuo, prima di farlo (e queste sono molto più facili). Ti ci trovi in mezzo, sei in ballo e devi ballare, ti rimbocchi le maniche, e fai del tuo meglio. E con l’aiuto di Dio, man mano che vai avanti, ti fai guidare, ti affidi, e scopri che Dio c’è sempre, specie nei momenti difficili, quando più hai bisogno di Lui. Ma devi anche metterci del tuo: un progetto,  un disegno, una mappa, un punto di arrivo, una mèta. Perchè se non hai quella, chiara in mente, condivisa col tuo compagno/a di viaggio, facile che ad un certo punto ti domandi: “Ma che ci faccio io con questa?” E da lì comincia la fine: ognuno per la sua strada.
Finché noia non vi separi.
divorce-photo-couple-apart-story-top





fonte: ingannati.it

“Curato don Wojtyla a Niegowic” Il film approvato in vita da Giovanni Paolo II° e molto altro...

Curato don Wojtyla a Niegowic   il film su Karol Woi

“Curato don Wojtyla a Niegowic” Il film approvato in vita da Giovanni Paolo II

È stato presentato il 17 ottobre 2013 alle ore 11.00, nella Sala Marconi di Radio Vaticana a Roma, il film “Curato Don Wojtyła a Niegowić”. Inoltre, il 21 novembre, verrà presentato per il pubblico a Vicenza presso la Fiera. Il film è stato approvato in vita da Giovanni Paolo II. Ecco la descrizione tratta dal sito korazym.org: "Un film scritto, diretto e prodotto da Mons. Jaroslaw Jarek Cielecki, fondatore e direttore di “Vatican Service News”, regista di documentari come Libano terra di Santi, opera dedicata ai Santi libanesi, giornalista, ma soprattutto accompagnatore instancabile nei tanti viaggi papali dell’amato papa polacco. Prende spunto dal suo omonimo libro, letto e approvato in vita da Papa Karol Wojtyla, girato interamente in Polonia tra Wadowice, Pierzchow, Gdów, Kaly e Niegowić, luoghi molto amati da Karol. Il film è stato realizzato in occasione della canonizzazione del beato Papa Giovanni Paolo II e ripercorre la vita di “Don Karol Wojtyła” narrata attraverso i ricordi di Eleonora Mardosz, una donna di ottantasette anni che fu la perpetua del futuro Papa nella parrocchia di Niegowić. La storia è incentrata sul viaggio di Leucadia (Eleonora Mardosz) che da Cracovia attraverserà in pullman la campagna polacca fino a Niegowić. Grazie ai ricordi della donna ripercorreremo le tappe fondamentali della vita di Papa Giovanni Paolo II nel 1948-49, conosceremo meglio l’uomo che a breve sarà proclamato santo, il suo pensiero e degli aneddoti inediti sulla sua vita quotidiana. Niegowić fu la parrocchia dove Karol Wojtyla, il futuro Papa Giovanni Paolo II, fu inviato come vice parroco al suo primo incarico e rimase qui per circa un anno, dal luglio del 1948 all’agosto del 1949. Eccezionale di questo film il fatto che alcuni oggetti di scena sono appartenuti realmente al Papa, come la stola e la tunica che il protagonista Karol Dudek indossa durante la scena del matrimonio girato proprio nella chiesa di legno di Metkow dove Don Karol Wojtyla celebrò le sue Sante Messe nel 1948-49. La colonna sonora, edita da edizioni musicali Bixio Sam, è composta da musiche originali di Giulio del Prato e il 4 novembre 2013 ci sarà la prima visione al Teatro Grotteska di Cracovia." L’appuntamento è giovedì 21 novembre 2013 ore 20.00 presso il padiglione L Fiera di Vicenza per la presentazione del film, serata organizzata dall’associazione Madonna della Pace Sabato 23 novembre lo stesso Padre Jarek celebrerà la S.Messa delle ore 18.00 a Monte Berico.

CURATO don Karol Wojtyla a Niegowic (UNOFFICIAL TRAILER)


Cerco il Tuo volto
Curato don Wojtyla a Niegowic –
 il film su Karol Woi

CURATO DON WOJTYLA A NIEGOWIC è un film diretto e prodotto da msgr. Jarek Cielecki, fondatore del Vatican News Service e regista di documentari come LIBANO TERRA DI SANTI, opera dedicata ai Santi libanesi.
Msgr. Cielecki è anche giornalista ed in passato ha lavorato a stretto contatto con Giovanni Paolo Il, durante l’instancabile peregrinare del Papa in ogni angolo del mondo. 
CURATO DON WOJTYLA A NIEGOWICI prende spunto dall’omonimo libro di Jarek Cielecki (letto e approvato da Papa Wojtyla) ed è stato girato interamente in Polonia tra Wadowice, Pierzpchow, Ggdow, Kaly e Niegowic, paesini tanto amati dal Papa dove ha vissuto una vita umile e semplice.
Tra gli attori che hanno preso parte alle riprese troviamo Eleonora Mardosz, una donna di ottantasette anni che lavorò per il Papa come domestica a Niegowic, paesino dove Giovanni Paolo II fu nominato viceparroco nel 1948. 
Alcuni oggetti di scena sono appartenuti realmente al Papa, come la stola e la tunica che il protagonista Karol Dudek indossa durante la scena del matrimonio girato proprio nella chiesa di legno di Metkow dove il Papa celebrò le sue messe nel 1948. 
Curato don Wojtyla a Niegowic   il film su Karol WoiLa storia è incentrata sul viaggio di Leucadia 
(Eleonora Mardosz) che da Cracovia attraverserà in pullman la campagna polacca fino a Niegowic. Grazie ai ricordi della donna ripercorreremo le tappe fondamentali della vita di papa Giovanni Paolo II nel 1948, conosceremo meglio l’uomo che a breve sarà nominato santo, il suo pensiero e degli aneddoti inediti sulla sua vita quotidiana.
La colonna sonora, edita da edizioni musicali BIXIO SAM, è composta da musiche originali di Giulio del Prato.
CURATO DON WOJTYLA A NIEGOWIC uscirà sugli schermi italiani e mondiali  in occasione della santificazione del Papa.

promemoria ...

 Sua Santità Beato Giovanni Paolo II

BEATO GIOVANNI PAOLO II 
BEATO GIOVANNI PAOLO II (per noi SANTO)

(www.vatican.va)

"Non abbiate paura ! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo ! "

Karol Józef Wojtyla, divenuto Giovanni Paolo II con la sua elezione alla Sede Apostolica il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice, città a 50 km da Kraków (Polonia), il 18 maggio 1920.

Era l’ultimo dei tre figli di Karol Wojtyla e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund, medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale dell’esercito, nel 1941. La sorella, Olga, era morta prima che lui nascesse.
Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965) con un contributo importante nell’elaborazione della costituzione Gaudium et spes. Il Cardinale Wojtyla prese parte anche alle 5 assemblee del Sinodo dei Vescovi anteriori al suo Pontificato. .>>> continua Per ricordarlo così come lo abbiamo conosciuto...   CANTOGESU'






IL FILE DELLA MIA PRESENTAZIONE.....Sergio Leone

giovedì 24 ottobre 2013

Oltre la bibbia. Storia antica di Israele



Mario Liverani - Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele
Language: Italian | Publisher: Laterza | ISBN: 8842091529 | 2009 | PDF | 525 pages | 23 mb

"Questo testo riconduce la nascita d'Israele alla sua realtà storica. Tenendo assieme la critica letteraria dei racconti biblici, l'apporto dell'archeologia e dell'epigrafia e i criteri della moderna metodologia storiografica, Liverani riporta i materiali testuali all'epoca della loro redazione, ricostruisce l'evoluzione delle ideologie politiche e religiose in progressione di tempo, inserisce saldamente la storia d'Israele nel suo contesto antico-orientale. Emergono così la storia normale dei due piccoli regni di Giuda e d'Israele, analoga a quella di tanti altri piccoli regni locali, e la storia inventata, che gli esuli giudei costruirono durante e dopo l'esilio in Babilonia. Gerico non è crollata al suono delle trombe di Giosuè, la conquista della Terra Promessa non è mai avvenuta così come narrato, Salomone non aveva un grande regno e forse il Dio del Sinai un tempo aveva anche una compagna. Il libro di Mario Liverani, sintesi di lavori in corso da anni tra gli archeologi israeliani e non, è fatto per provocare una scossa a quanti si sono nutriti per decenni di quel filone che nel dopoguerra fu trionfalmente inaugurato da testi come "La Bibbia aveva ragione" di Werner Keller. 

Mario Liverani - Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele
Read more at http://ebookee.org/Mario-Liverani-Oltre-la-Bibbia-Storia-antica-di-Israele_1468077.html#dk6pFmh633bxeAca.99



Il volume di Mario Liverani ricostruisce la storia antica del territorio oggi occupato dall'entità statale sionista con l'abituale rigore metodologico e storiografico. Si tratta di una lettura abbastanza specialistica che presuppone una buona conoscenza della storia dell'antico Oriente.
Gli assunti che orientano l'opera sono, in sostanza, due: la considerazione dei testi biblici come frutto di una riscrittura tarda, e la constatazione che i lavori storiografici fin qui prodotti sulla materia seguono molto spesso la linea narrativa del testo biblico.
Il lavoro di Liverani integra gli apporti della critica testuale e letteraria con quelli dell'archeologia e del'epigrafia e descrive il periodo compreso tra la fine dell'età del bronzo e la fine del IV secolo prima di Cristo privando di ogni "eccezionalità" ed "unicità" vicende storiche spesso al centro di usi propagandistici di ogni tipo, e non facendo alcuna concessione alla trascendenza.
Il volume si divide in due parti, precedute da un'inquadramento preciso delle condizioni della Palestina alla fine dell'età del bronzo e separate da un intermezzo. La prima parte è significativamente intitolata "una storia normale" e documenta, sulla base di testimonianze documentali, archeologiche ed epigrafiche, il concreto evolversi del contesto storico e sociale palestinese dalla fine dell'età del bronzo all'inizio della dominazione persiana. L'esame della nascita del culto di Yahwé e le sue peculiarità, la ripartizione in regni di Israele e di Giuda, la conquista assira prima e babilonese poi, un corretto inquadramento storico delle deportazioni e delle vicende dei reduci sono i principali argomenti trattati negli otto capitoli che costituiscono la prima parte del volume.
Un intermezzo di tre capitoli narra lo svolgimento della "età assiale", il VI secolo, in Palestina e delle sue ripercussioni per la vita dei deportati nei territori imperiali; un periodo storico che trasformerà la Palestina, già scarsa di risorse per proprio conto, in un "paese desolato" anche per il crollo demografico. Saranno le comunità deportate a mantenere viva la cultura dalla quale nasceranno i testi biblici. In questo contesto si inserisce, tra le altre cose, il reinquadramento di una vicenda come quella del Diluvio, di cui si motivano le origini non palestinesi. Una caratteristica, questa, comune a molti dei contenuti biblici, come moltissimi altri esempi riportati nella seconda parte del volume permetteranno di concludere.
La seconda parte, altrettanto significativamente intitolata "una storia inventata" approfondisce le asserzioni storiografiche del materiale biblico confermandole, correggendole o disconfermandole sulla base dei materiali disponibili e dei riscontri concreti. Liverani illustra come l'elaborazione "nazionalista" della storiografia esilica operi secondo linee comuni al periodo storico ed alle popolazioni dell'area, cercando in sostanza di fornire legittimazione alla struttura del potere costituito ed una storia "nazionale" a quelli che, al tempo dell'età del bronzo, erano solo habiru, "fuggitivi". L'operazione, di cui l'autore tenta di individuare le principali linee di sviluppo, si basò sulla ricostruzione di un passato mitico (i patriarchi) e su un buon numero di invenzioni deliberate, come quella dei "giudici", che giustificassero l'assenza di un re di cui le dominazioni straniere non prevedevano certo la presenza. Il re-insediamento nei territori di provenienza, susseguente alla deportazione babilonese, è forse la serie di vicende storiche in cui con ogni probabilità gli sviluppi concreti della vicenda più divergono dalla narrazione biblica, tutta tesa a legittimare il ritorno dei deportati (una fase storica che fu lunga, non priva di interruzioni e compiuta sostanzialmente da piccoli gruppi) in una terra indebitamente occupata da nemici da trattare come tali. Nei sei capitoli della seconda parte del libro si trattano con cura anche i temi in cui maggiormente spiccano i caratteri che nel tempo hanno conferito unicità al contesto in cui si svilupparono le produzioni bibliche, come la trasposizione dell'attesa di un buon governo sul piano trascendente in cui esso è rappresentato da un messia escatologico, o l'invenzione, deliberata, del tempio salomonico avvenuta in età persiana. 

mercoledì 23 ottobre 2013

“Tenacemente donne” delle giornaliste vaticaniste Alessandra Buzzetti e Cristiana Caricato

Tenacemente donne

tenacemente-donne
Dodici storie di donne contemporanee che, attraverso il loro genio, l’inventiva, l’amore incondizionato e totale, testimoniano la bellezza generatrice della fede. E’ il libroTenacemente donne” delle giornaliste vaticaniste Alessandra Buzzetti e Cristiana Caricato, edito dalle Paoline, e presentato sabato a Roma nell’ambito dell’incontro sul tema “Il Vangelo delle donne – Testimonianze al femminile nella Chiesa di oggi”.
L’evento è stato organizzato dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Ma come nasce l’idea di raccontare queste figure femminili? Marina Tomarro lo ha chiesto a Cristiana Caricato:
R. – Il libro nasce dall’incontro con una donna: questa donna è Chiara Corbella Petrillo. Chiara è una donna di 28 anni, una giovane mamma, che ha dato la vita a suo figlio, non per suo figlio ma a suo figlio, e che ha interpretato la sua breve esistenza con una luminosità che non può non stupire chiunque entri in contatto con la sua storia. Da questo incontro, e insieme anche alla suggestione data da una delle catechesi di Benedetto XVI dedicata alla santità nascosta, è nata l’esigenza di parlare di persone che vivono nel quotidiano la loro fede, con intensità, autenticità e che – proprio per questo – fanno grande la Chiesa.
D. – Dodici donne, dodici storie differenti: c’è un filo rosso che le unisce?
R. – L’unico filo rosso che può unire delle donne è quello dell’amore. Come dice Maria Voce splendidamente, nella prefazione, è questa carità, la carità femminile, il filo rosso che unisce queste dodici storie, che ricordano un po’ quella dei dodici Apostoli.
Dalle pagine del testo, man mano, si disegnano immagini di donne che hanno dovuto spesso affrontare situazioni molto difficili, ma con una forza che solo la vera fede può donare.

Ascoltiamo Alessandra Buzzetti:
R. – La tenacia delle donne che raccontiamo è soprattutto quella tenace letizia che non crolla neanche davanti a dei drammi tremendi – dalle violenze alle bambine del Pakistan, ai divorzi e anche alle esperienze degli aborti – che in maniera incredibile e misteriosa diventano in realtà terreno di incontro col cristianesimo e quindi una nuova e inaspettata fecondità. Sono donne che vivendo pienamente la loro vocazione diversa – spose, madri, missionarie… – si pongono e provocano: quindi provocano chi sta accanto, non rivendicano qualcosa perché sono donne realizzate.
Tra le donne raccontate in questo libro c’è Marcella, una madre single consacrata dell’Associazione Giovanni XXIII. Nel 1988, le è stato permesso di adottare bambini con handicap gravissimi, di li è partito nella sua vita un percorso d’amore, che va avanti ancora oggi. Ascoltiamo la sua testimonianza:
R. – Ho sempre cercato di trasmettere che il volersi bene non dipende da quello che uno fa o non fa, perché il Signore ci vuole bene a prescindere da quello che facciamo e che nessuno di noi merita niente, nel senso che non credo che sia una questione di merito, ma è una questione di voler bene e basta! Quindi io volevo bene a loro comunque, qualsiasi cosa facessero: potevano non piacermi le cose che facevano, ma non erano loro che venivano meno, era per quella cosa lì che, tra l’altro, faceva male a loro. Ho sempre cercato di far leggere la loro storia e di dire che da quella storia loro devono ripartire: con tutte quelle carenze, con tutte quelle fatiche, ma solo da quella storia lì avrebbero potuto ripartire per essere diversi. Non possiamo pensare di essere felici se non partiamo da quello che siamo, da quello che abbiamo vissuto nel bene e nel male.
All’incontro era presente anche l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione:
R. – Come dicono le pagine di questo libro, sono delle testimoni che con la loro audacia, con la loro forza diventano un segno concreto di quel ruolo che la donna ancora riesce a svolgere nella società di oggi, nonostante le tante situazioni di gratuita violenza e anche di emarginazione. Queste pagine dicono che il coraggio delle donne è paradigmatico per tanti che vogliono comprendere realmente in quale modo si può vivere la fede.
D. – Anche Papa Francesco sottolinea molto spesso l’importanza delle donne, pure nella Chiesa…
R. – Certamente. Le donne hanno una missione fondamentale nella Chiesa, che è quella di trasmettere il Vangelo. Probabilmente nessuno come le donne – soprattutto oggi – ha una capacità di comunicazione e di trasmissione della fede che è quella che noi vediamo quotidianamente nelle nostre parrocchie. Se non ci fossero loro, con il volontariato che svolgono nei tanti servizi: da quello dell’accoglienza alla catechesi per i bambini e alle tantissime altre espressioni. Là dove si manifesta il servizio della Chiesa, là le donne sono presenti.

leggi anche l’articolo su Aleteia

venerdì 18 ottobre 2013

Costanza scrive al Papa.

...Con affetto e devozione, Costanza Miriano.Costanza scrive al Papa

Preferisco il Paradiso

Preferisco il Paradiso un libro di Pippo Corilian0




Pochi giorni fa Costanza Miriano ha partecipato a un seminario sulla Mulieris Dignitatem in Vaticano e ha incontrato il Papa a cui ha consegnato questa simpatica lettera: le ho strappato il permesso di pubblicarla.


Caro Papa, 

le vere rivoluzionarie sono le donne che vogliono, come Maria, servire, non quelle che chiedono maggior potere nella Chiesa. Noi sappiamo che il ministero mariano precede quello petrino, e sappiamo che solo l'amore è credibile, e che solo la croce rende vero l'amore, il resto non ci interessa. Noi sappiamo che l'unico privilegio a cui anelare è quello dello Spirito, e il sacerdozio che vogliamo per le donne è solo quello del cuore. Noi donne al servizio della vita non vogliamo contare di più, né tanto meno diventare cardinali: non ne abbiamo tempo, dobbiamo crescere i nostri figli!

Le scrivo a nome di tante donne che vogliono servire la vita, e sono felici per questo. Non vogliono tornare a modelli del passato, ma essere controcorrente, e sottomettersi coraggiosamente a uno sposo. Donne che hanno Maria per modello, e la certezza che solo Dio, nessun uomo mai colmerà tutte le attese del loro cuore. Le scrivo a nome, credo, delle settantamila donne che hanno letto i miei libri, e che ho in parte incontrato in tutta Italia (presto anche all'estero).


Sposala e muori per lei – il libro

Uomini veri per donne senza paura


casateysesumisa

Sposati e sii sottomessa

Pratica estrema per donne senza paura

 Tutte mi dicono che da quando qualcuno ha ricordato loro quanto è bello essere docili e accoglienti amano di più il loro marito e se ne lasciano guidare. Tante mi scrivono che hanno deciso di sposarsi o di aprirsi di nuovo alla vita, ed hanno avuto il terzo, il quarto, il quinto figlio. Tante mi scrivono che da quando cercano di essere sottomesse al marito, come la Chiesa a Cristo, lui ha cominciato piano piano a morire per loro, un po' per giorno, cercando di imitare Cristo.

Tante donne invece soffrono. Ma, almeno nella parte ricca del mondo, non soffrono perché discriminate. Soffrono al contrario proprio perché non dipendono più da nessuno. Decidono da sole di sé, del proprio corpo, della propria vita, di come vivere il sesso. Decidono se tenere o no quel bambino che ha cominciato a vivere dentro di loro. Soffrono perché sono sole. Perché si sono buttate via elemosinando amore e magari a quaranta anni sono divorate dal terribile rimpianto di avere rifiutato dei figli, come terra deserta, arida, senz'acqua. Soffrono perché deluse da uomini egoisti a cui però loro non hanno saputo fare da specchio positivo, che è la funzione della donna, non hanno saputo mostrare il bene e il bello possibile. Se le donne si perdono gli uomini si perdono.

Perdoni se ho osato, le assicuro davvero la preghiera di mio marito Guido, dei nostri quattro figli Tommaso Bernardo Livia e Lavinia e il mio rosario quotidiano, e le chiedo di pregare per noi.

Con affetto e devozione, Costanza Miriano

giovedì 17 ottobre 2013

Dio rivelato dall’agire degli uomini: il libro di Rut

Dio rivelato dall’agire degli uomini: il libro di Rut
monasterodibose


Manicardi Il libro di Rut Edizioni Qiqajon



Acquista il cd completo su monasterodibose
In questo doppio CD è inciso il ritiro su 
"Il libro di Rut" predicato da fr. Luciano Manicardi a Bose il 22 maggio 2011.

mercoledì 16 ottobre 2013

sorprendente ..." SILENZIO" - NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE - QOHELET - ECCLESIASTE - IL TEMPO DEL SILENZIO

Su GiroBloggando  ....

!
A - B- C - D
el  Silenzio

il silenzio dell'Aquila.

A - SILENZIO - Da scuoladelsilenzio

   

Guardo la mia biblioteca 
e sento il silenzio che cammina tra i libri.
E riporta a paesaggi lontani, 
sorprende come una nevicata di agosto.
   
Roberto Cotroneo

B - SILENZIO - da L'angolo di Violetta

ED ECCO TUTTO È VANITÀ E UN CORRER DIETRO AL VENTO


ECCLESIASTE

 

"PER TUTTO C'É UN MOMENTO E UN TEMPO PER OGNI AZIONE, SOTTO IL SOLE. C'É UN TEMPO PER NASCERE E UN TEMPO PER MORIRE, UN TEMPO PER PIANTARE E UN TEMPO PER SBARBARE IL PIANTATO. C'É UN TEMPO PER UCCIDERE E UN TEMPO PER CURARE, UN TEMPO PER DEMOLIRE E UN TEMPO PER COSTRUIRE. C'É UN TEMPO PER PIANGERE E UN TEMPO PER RIDERE, UN TEMPO PER GEMERE E UN TEMPO PER BALLARE..."
-- IL LIBRO BIBLICO ATTRIBUITO A SALOMONE, CELEBRE LAMENTO SULLA VANITÀ DI TUTTE LE COSE MATERIALI, PRESENTATO NELLA PERSONALISSIMA PROSPETTIVA DI UNA GRANDE SCRITTRICE: "FIN DAI PRIMI VERSETTI DELL'ECCLESIASTE SI È TRASCINATI DA UNA CORRENTE DI SUONI... LE ORECCHIE SONO INCANTATE, MA NELLO STESSO TEMPO SI È ESTREMAMENTE VIGILI" --
DORIS LESSING
thanatos.it
«NELLA NOSTRA EPOCA AGNOSTICA E MATERIALISTICA, QUESTO PUÒ ESSERE IL MIGLIOR MODO PER CONVINCERE LA GENTE A LEGGERE LA BIBBIA: COME LETTERATURA», HA SCRITTO DAVID GROSSMAN, E NESSUNO SCRITTORE POTREBBE DIMOSTRARE MEGLIO DI DORIS LESSING COME I TESTI SACRI COSTITUISCANO UN GRANDE ROMANZO. L'ECCLESIASTE, O QOHELET, CHE IN EBRAICO SIGNIFICA "ARRINGATORE POPOLARE": IN QUESTO CASO, L'ARRINGATORE È IL RE D'ISRAELE. IN UN RACCONTO CIRCOLARE, EGLI DESCRIVE LE ASPERITÀ DEL SUO PERCORSO SPIRITUALE: LA DECISIONE DI PERSEGUIRE LA SAGGEZZA, LA PERCEZIONE CHE LA SAGGEZZA SIA SOPRATTUTTO DOLORE E LA DECISIONE DI APPROPRIARSI DEL MONDO E DELLA FELICITÀ ATTRAVERSO I BENI E I SENTIMENTI TERRENI, LA COMPRENSIONE DELLA VANITÀ DI TUTTO, IL RITORNO ALLA RICERCA DELLA SAGGEZZA. DORIS LESSING SI LASCIA CATTURARE DA QUESTO RACCONTO CIRCOLARE E TENTA DI RICOSTRUIRNE L'ORIGINE: IL TESTO NON FU SCRITTO DA QOHELET, MA DAI SUOI ALLIEVI, DALLA COLLAZIONE DEI LORO APPUNTI SPARSI. IL MESSAGGIO, DUNQUE, GIUNGE A NOI FILTRATO DUE VOLTE: DALL'INTERPRETAZIONE E DALL'INTELLIGENZA DI COLORO CHE LO TRASCRISSERO E DALLA TRADUZIONE. CIÒ NONOSTANTE, L'ECCLESIASTE CONTINUA A ESERCITARE UN ENORME FASCINO SU OGNI LETTORE, ATEO O CREDENTE CHE SIA: PER QUALE MOTIVO? SECONDO LESSING, PER IL LINGUAGGIO, CHE RIMANE ANCOR OGGI LA PIÙ BELLA PROSA MAI SCRITTA, LA STESSA CHE AVREBBE ISPIRATO IL PIÙ GRANDE SCRITTORE DI TUTTI I TEMPI, WILLIAM SHAKESPEARE. E IN QUESTA PROSPETTIVA, QUALSIASI LETTORE POTRÀ TROVARE IN QUESTO TESTO SACRO NON SOLO UNA TENSIONE MORALE, MA UNO STILE E DELLE SONORITÀ FORTEMENTE SUGGESTIVE.
einaudi.it

*




erri de luca

NATO A NAPOLI IL 20 MAGGIO 1950 ATTUALMENTE VIVE A ROMA.
HA PUBBLICATO RACCOLTE DI RACCONTI E   ROMANZI, TRA CUI: NON ORA, NON QUI, UNA NUVOLA COME TAPPETO, ALZAIA, PIANOTERRA, ORA PRIMA, TU MIO, TRE CAVALLI.     
ESPERTO EBRAISTA HA ANCHE TRADOTTO E CURATO ESODO/NOMI - GIONA/IONÀ E KOHÈLET/ECCLESIASTE .DE LUCA È UNO SCRITTORE DI STORIE E DI PERSONAGGI SOLTANTO NELLA MISURA IN CUI LA STORIA COINCIDE COL PERSONAGGIO. LA SUA VOCE - A VOLTE PASTOSA ALTRE TREMENDAMENTE SCABRA - VIENE VIA VIA AFFABULANDO IL LETTORE INTORNO ALLE VICENDE, ALLE PROIEZIONI E ALLE REAZIONI DI PERSONAGGI CENTRALI, CHE PUR APPARENDO IN QUALITÀ DI DEMIURGHI DELLA STORIA SONO IN REALTÀ PROFONDE ALLEGORIE DELL'IO, CONTINUAMENTE RILANCIATO COME ULTIMO PERSONAGGIO LETTERARIO DI CUI SI POSSA PARLARE. NON C'È CONTINUITÀ TRA QUESTI IO, CHE VARIANO IMMANCABILMENTE DA LIBRO A LIBRO, MUTANDO ETÀ E FORMA, MA RESTANDO INTESSUTI DELLA VOCE DI DE LUCA: IN ACETO, ARCOBALENO SI TRATTA DI UN VECCHIO QUASI BORGESIANO, CHE RILASCIA LA MEMORIA DEL MONDO COME SE FOSSE UN FUNES DELLA NATURA; IN TU MIO (FORSE IL MIGLIORE TRA I LIBRI DI ERRI DE LUCA) IL PROTAGONISTA RICORDA UN'ESTATE DI INIZIAZIONE, INTORNO AI SEDICI ANNI; IN TRE CAVALLI IL PERSONAGGIO CENTRALE È UN GIARDINIERE CINQUANTENNE.
TRAMATA DI BALUGINII E MICROSCOPICHE AGNIZIONI, LA SCRITTURA DI QUESTO NARRATORE ATIPICO (CHE AMA RICORDARE FINO ALLO SFINIMENTO IL SUO PASSATO DI OPERAIO) TIENE PRESENTI I CANONI DELLA LETTERATURA PROFETICA, ABBASSATI E INNESTATI NELLA CONTEMPORANEITÀ
DI CUI DE LUCA È FORSE OGGI IL MIGLIORE CANTORE  ITALIANO .

VALORE
CONSIDERO VALORE OGNI FORMA DI VITA,
LA NEVE, LA FRAGOLA, LA MOSCA, IL REGNO
MINERALE, L'ASSEMBLEA DELLE STELLE.
CONSIDERO VALORE IL VINO FINCHÉ DURA UN PASTO,
UN SORRISO INVOLONTARIO, LA
STANCHEZZA DI CHI NON SI È RISPARMIATO
E DUE VECCHI CHE SI AMANO.
CONSIDERO VALORE QUELLO CHE DOMANI
NON VARRÀ PIÙ NIENTE E QUELLO CHE OGGI
VALE ANCORA POCO.
CONSIDERO VALORE TUTTE LE FERITE.
CONSIDERO VALORE RISPARMIARE ACQUA,
RIPARARE UN PAIO DI SCARPE, TACERE IN
TEMPO, ACCORRERE A UN GRIDO,
CHIEDERE PERMESSO PRIMA DI SEDERSI, PROVARE
GRATITUDINE SENZA RICORDARSI DI CHE.
CONSIDERO VALORE SAPERE IN UNA STANZA
DOV'È IL NORD, QUAL È IL NOME DEL
VENTO CHE STA ASCIUGANDO IL BUCATO.
CONSIDERO VALORE IL VIAGGIO DEL VAGABONDO,
LA CLAUSURA DELLA MONACA, LA
PAZIENZA DEL CONDANNATO, QUALUNQUE COLPA SIA.
CONSIDERO VALORE L'USO DEL VERBO AMARE
E L'IPOTESI CHE ESISTA UN CREATORE..
MOLTI DI QUESTI VALORI NON HO CONOSCIUTO
da  opera sull'acqua e altre poesie


  erri de luca - digitale 
INTERVISTA IN DIRETTA

bibliografia





CONSIDERO VALORE
http://youtu.be/XmFMwsDt8EE




SONO FIGLIO
DI UNA FAMIGLIA BORGHESE
IMPOVERITA DALLA GUERRA

EDL HA LA PASSIONE DELL'ALPINISMO

nella foto con l'amico  mauro corona

*



mapage.noos.fr


PER TUTTO C' È UN MOMENTO
UN TEMPO PER OGNI COSA SOTTO IL CIELO
UN TEMPO PER NASCERE E UN TEMPO PER MORIRE
UN TEMPO PER PIANTARE

E UN TEMPO DI SRADICARE CIÒ CHE SI È PIANTATO
UN TEMPO PER UCCIDERE E UN TEMPO PER CURARE
UN TEMPO PER DEMOLIRE E UN TEMPO PER EDIFICARE
UN TEMPO PER PIANGERE E UN TEMPO PER RIDERE
UN TEMPO PER FARE LUTTO E UN TEMPO PER DANZARE
UN TEMPO PER GETTARE PIETRE

E UN TEMPO PER RACCOGLIERE PIETRE
UN TEMPO PER ABBRACCIARE

E UN TEMPO PER RITRARSI DA ABBRACCI
UN TEMPO PER CERCARE E UN TEMPO PER LASCIAR PERDERE
UN TEMPO PER CONSERVARE E UN TEMPO PER GETTARE VIA
UN TEMPO PER STRAPPARE E UN TEMPO PER RICUCIRE
UN TEMPO PER TACERE E UN TEMPO PER PARLARE
UN TEMPO PER AMARE E UN TEMPO PER ODIARE
UN TEMPO DI GUERRA E UN TEMPO DI PACE




C - SILENZIO da ... 

presentazione del sito di LETTURA POPOLARE DELLA BIBBIA
Es.: C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare-Qoè. 3,7

QOèLET - LA FATICA DEL VIVERE 

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE (pdf)

Prima di iniziare il commento ci fermiamo sull’intestazione e sulla conclusione del libro che, come 

già accennato, sono opera di un discepolo di Qoèlet e di un redattore finale diverso dal primo. 

Intestazione e conclusione (1,1 e 12,9-14) 

Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme.  ...




D - SILENZIO da sullaSoglia





articoli di d. Angelo 

Lecco, sala Ticozzi, 20 marzo 2012



Ringrazio per questo invito, anche se avrei preferito concedermi, questo pomeriggio, non il tempo delle mie parole, ma il tempo del silenzio.


Per questo vorrei - è uno dei tanti desideri cui finisco poi spesso per contravvenire - vorrei contenere il flusso delle mie parole. Vi confesso che, da un po' di tempo a questa parte, mi nego - sarà una mia malattia - a convegni dove per giorni e giorni una relazione sta sul collo di un'altra. Sarà perché sono vecchio e quindi più lento, ma io sento il bisogno di lasciar depositare la parola nell'humus della terra: che stia, la parola, in uno spazio di invisibilità, uno spazio segreto, che troppo affettatamente viene giudicato luogo dell'assenza o tempo dell' inutile. Tempo del "silenzio del seme" nella terra, il silenzio dei nove mesi, mentre oggi tutto è accelerato e a rischio di nascite mostruose.

Seguendo la scansione sapiente del libro del Qoelet potremmo dire che c' è un tempo per parlare, ma c'è anche un tempo per tacere, un tempo per il silenzio

Dentro, lasciatemi dire, una stagione, la nostra, di parole e di rumore. Non so se qualche volta anche voi siate presi da questo desiderio, che a volte riconosco in me, forse desiderio un po' folle, di uscire nella notte e ascoltare il silenzio delle stelle. Veniamo, so che esagero, dal paese del disgusto. Dal rumore delle parole. Assordante, impenitente. Un inferno in terra. E più si è vuoti, più si consumano parole. Più si è maschere, più ci si esibisce. Finisce che per disgusto spengo il televisore. Spengo i volti truccati. Spengo la menzogna.

Le parole per impazzimento hanno smarrito il loro suono. Sono usate per dire il contrario del loro suono, non hanno più la pesantezza del reale, hanno la leggerezza del nulla. Ascolto, chiudo. E dico: è il nulla. E poi parlano di nichilismo! Loro che sono giullari del nulla, giganti del nulla. Vorrei uscire nella notte e ascoltare il silenzio delle stelle. Per un bisogno di sincerità, innanzitutto con me stesso.

Anche la religione si è fatta moltitudine di parole, consumata in documenti di plastica e nelle chiese qualcuno comincia a provare disagio per il rumore religioso, per le grandi adunate che sono esibizione di tutto, unico assente Dio. Assenza di vento leggero, quello che odorò Elia dalla caverna sull'Oreb: Dio non era nel tuono, nel terremoto, nel guizzo del lampo, era in un fruscio di silenzio, si chinò, passava Dio. Fermati, togliti i sandali, come Mosè, in vista del roveto che ardeva e non si consumava. Togliti le tue supponenti definizioni, la terra è sacra. "Il Padre" dirà Gesù "vuole adoratori in spirito e verità". E oggi qui vorrei ricordare - quante volte ne ho parlato - una piccola strada in salita, non era certo l'Oreb, presso l'oratorio di S.Giovanni e gli occhi di una bambina di undici anni, ora è una donna, che mi disse. "don Angelo, e adesso chi mi parlerà sottovoce di Dio?".

C'è un vivere quotidiano rumoroso, sottoposto a un delirio di appelli, a un continuo risuonare di voci che ci distolgono dalla concentrazione. Un rumore, vorrei aggiungere, non solo esteriore. Nel nostro stesso intimo, desideri e impulsi si affacciano prepotentemente, tumultuosamente. I nostri stessi progetti ci fanno ansiosi, preoccupati di che cosa fare, di che cosa dire. "pre-occupati", già dunque occupati, abitati da ansie, già "occupati".

A volte mi chiedo che cosa è silenzio. Forse è trattenere il fiato e respirare una presenza.

Trattenere il fiato per fare spazio. In un certo senso svuotarsi o meglio fare posto. Ricordo una sera di anni fa, ero a Napoli in un incontro alla Facoltà teologica e, dopo la relazione, la domanda di un non credente sul silenzio in cui parla Dio. Lui a chiedermi, domanda intrigante, come sfuggire all'inganno di ascoltare ancora una volta se stessi, illudendosi di aver ascoltato Dio. Ecco fare silenzio significa anche svuotarsi delle pretese e dei pregiudizi, fuori da ogni arroganza dello spirito.

Perdonate la confidenza: a volte mi succede di pensarlo, quando in certe ore del giorno trovo chiuso il grande portone della casa parrocchiale in via Montenapoleone dove ora abito e mi si apre un portoncino, così basso - strano, in una via come quella! - così basso che per entrarci ti devi piegare, ti chiede di abbassarti. Quasi a dirmi che tu entri in una casa, in una situazione o nel cammino dell'altro, a questa unica condizione: piegarti. Se no? Se no, rimani fuori, sei fuori. Da un vero ascolto. Se sei pieno di te, del rumore di te, non entri, in un vero ascolto, non sai, non puoi ascoltare.

Il tempo del silenzio è forse dunque il tempo in cui come vi dicevo trattenere il fiato e stare sulla soglia. Di se stessi. Dell'altro, delle cose, di Dio, nell'assenza di parole. E sfiorare il mistero che avvolge ogni cosa. Lontani da ogni ombra di invasione. Di prepotenza. Di dominio. In estasi, cioè uscendo. Nella più intensa delle comunicazioni.

Noi abbiamo nel nostro mondo occidentale privilegiato, fino ad assolutizzarla, la comunicazione verbale. Cancellando o negando importanza a comunicazioni che vivono di silenzi e e sono tra le più intense. Io penso che solo chi è rozzo di spirito non sa né percepire né apprezzare o giudicare vuoto il tempo vuoto, il lungo tempo in cui gli innamorati si perdono, senza dire una parola, l'uno negli occhi dell'altro. Il tempo del silenzio degli innamorati. C'è da incantarsi.

Ebbene penso che il silenzio stupito sia la condizione perche riaccada il miracolo della creazione, il miracolo che fece vibrare leggera l'aria del mattino del mondo quando le cose uscirono dal grembo del silenzio e presero colore e forma, il colore e la forma della vita. Senza il silenzio le cose ricadono nel nulla: vi passi accanto con il passo distratto, come se gli occhi fossero altrove, passi e non vedi o fai finta di vedere, respingi le cose ancora nel nulla, non le fai esistere.

Alcune sere fa, invitato a Lavagna a parlare di "innamorarsi" mi è capitato di condividere con chi mi ascoltava queste riflessioni: posso sbagliarmi, ma ho come l'impressione che noi raramente, molto raramente, misuriamo quale perdita nella vita sia l'andarcene indifferenti e senza sussulti. Senza emozioni per il filo d'erba, per un lembo risicato di cielo che ancora si affaccia tra un tetto e un altro della città, per il gorgheggiare stupito di un uccello, per una canzone di Lucio Dalla o per la musica di Mozart o per le parole di una donna poeta, per il sussulto di un torrente, per due innamorati che si stringono l'un l'altro, o per l'arco che fanno le rughe sul volto degli anziani o per il fremito di piccole luci in uno specchio di lago.

Diceva in una sua intervista anni fa Ermanno Olmi: "Non si può amare un bosco, se lo si vede solo come una fabbrica di ossigeno. L'amore nasce da un rapporto diretto e c'è un solo modo per conoscere la foresta: inginocchiarsi e guardarla da vicino".

Forse potremmo continuare all'infinito: c'è solo un modo per conoscere Dio, per conoscere una donna, un ragazzo, una città, un prato…: "inginocchiarsi e guardarli da vicino". Guardare gli altri a millimetro di occhi, di viso e di voce, e non da lontano, guardare da innamorati in silenzio. 
Se vedessimo la terra, l'umanità, la nostra casa, ogni creatura che incrociamo nella vita con occhi che accarezzano nel silenzio e non invece con aneliti predatori, quante cose cambierebbero. Allora le parole nascerebbero lievi e non di pietra:

"Le parole che pronunciamo" scriveva anni fa un teologo psicoterapeuta, che amo, Eugen Drewerman "dovrebbero essere come il vento che soffia tra le foglie della vigna, leggero, fecondante, tenero. I nostri occhi dovrebbero essere caldi, luminosi come il sole nel cielo, come il sole che allontana ogni paura e scioglie il terreno per le piante che vogliono crescere alla luce e dà ai frutti, che stanno maturando, il coraggio di svilupparsi e dona loro la dolcezza quando giungono alla pienezza della maturazione. Le nostre mani e il nostro agire dovrebbero essere delicati come una pioggia mattutina e come la rugiada sulle foglie".

Il frutto dell'incantamento, il frutto del silenzio.

Perdonate se termino queste mie riflessioni, che più che riflessioni sono sussulti, con le parole di due poeti.

Parole innanzitutto di un amico, Padre David Maria Turoldo, me lo richiama al cuore questa sala, in cui tante volte abbiamo ascoltato la sua voce appassionata. La città di Lecco lo ricorderà, a vent'anni dalla sua morte, con molte iniziative nei prossimi mesi e in autunno. La prima poesia è una preghiera:

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a metà del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e piu' alto silenzio.

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest'unico verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù, meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell'uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l'amore che canta in silenzio.

L'altra poesia di David è un sogno, eccolo:

Sogno fontane di acque 
fiumi a cascate d'acque 
e praterie sconfinate ove 
la luce danzi col suo 
abito da sposa

e un angelo che suoni il flauto
nel silenzio di una dolcissima 
aurora

ma non è che un pallido sogno
altra è l'Aurora 
che attendo

pure in timore e tremore.

(da Canti ultimi, p.121)

Ma il tema del silenzio mi ha portato al cuore un'altra figura, quella di una donna che amo, una poetessa che amo, che passava mesi e mesi della sua vita tra questi monti, nel piccolo paese di Pasturo, Antonia Pozzi. La prossima domenica, 25 marzo, le sarà aperto in quel paese un percorso. Due anni fa ebbi il dono di poter salire le scale di quella casa sino al loggiato e di entrare in quelle sue amate stanze. Era come se il silenzio parlasse sottovoce. E mi venne di scriverne:

Più salivi i gradini
della casa antica
più facevi stupiti
i tuoi passi.
E gli occhi erano
come a una soglia.
Dal colonnato che si era fatto
leggero, come fosse di vetro,
batteva luce a una porta,
la tua, Antonia.
La chiave ora apriva
ma a lenti tocchi
per magre fessure
di pudore.
E fu casa di memorie.
Abitate.
Ora gli occhi trattenuti
da pudore osavano.
Sfioravano accarezzando
foto e ricordi
che per passione dì occhi 
accendevi alle pareti, 
manoscritti acquarelli disegni.
Qui a cercarti
non tra i morti ma tra i viventi,
come toccati da brividi
di voci e di luci,
dal soffio di Dio 
che ti abitava,
lui che ti coprì di neve
nell'ora 
che vegliava alla Porta.

Angelo Casati


Canone Inverso di J.S.Bach a dimostrazione che lui era la musica


canone inverso


tengo sempre presente il Signore





Canone Inverso di J.S.Bach a dimostrazione che lui era la musica

e L  Per non dimenticare



Il Silenzio Dell'Aquila dal BLOG 


Video realizzato grazie a:
DAVIDE COLAIANNI,
ALESSIO COLELLA e
FEDERICO CECCHINI
alunni della classe III A Ist. del Liceo Scientifico Tecnologico "Amedeo di Savoia Duca D'Aosta" dell'Aquila.