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domenica 27 novembre 2016

Robert Allen Zimmerman... Bob Dylan





Il premio Nobel Bob Dylan

Premessa
Il premio Nobel per la letteratura assegnato Bob Dylan mette in evidenza il paradigma fra la letteratura e il mondo delle liriche scritte per la forma canzone nella popular music, sviluppatasi a partire dalla seconda metà del XX Sec. Inevitabilmente, è necessario entrare nella polemica surreale sulla natura letteraria o meno dei testi, visti da alcuni come parte indissolubile della musica e, quindi, “cosa altra", non assimilabile in alcun modo alla letteratura. Una visione restrittiva della letteratura, in cui questa si compie nel solo atto della lettura e dove il testo della canzone è visto come un tutt’uno con la musica. Ma la lirica associata a un brano musicale, comunque composta di parole anche se collegate ad una melodia, non perde la sue caratteristiche di significante all’interno di una lingua: si tratta di un formato poetico diverso da quello puramente fruito tramite lettura, che segue regole sancite a limiti esterni di durata e di modalità fruitive.Potremmo anche dire che il confine fra parola e musica è sempre stato labile, sia con la nascita della poesia stessa nell’antichità (Poemi, Sonetti, Canzoni, Liriche e Madrigali rientrano pienamente nell’accezione poetica eppure erano testi scritti per essere associati a musica. Gli stessi poemi omerici dovrebbero essere separati dalla letteratura essendo impossibile ricostruirne le musiche originarie), sia con la dissoluzione della stessa operata dalle avanguardie storiche (dadaisti, futuristi, etc.) con la poesia sonora. Gli esempi Marinettiani o dadaisti pongono il problema di quale sia il confine entro il quale la parola è letteratura e quando questa diventi, invece, soltanto suono. Quando la parola perde il suo ruolo di lessema e diviene significante di un'altra forma di comunicazione? Forse questo confine lo hanno travalicato Tristan Tzara o Isidore Isou, che sono ritenuti comunque poeti e letterati, non certo Bob Dylan.La copertina di "The Freewheelin' Bob Dylan" album a dir poco epocaleBreve biografiaRobert Allen Zimmerman nasce a Duluth il 24 maggio del 1941 ma cresce a Hibbing nella contea di St. Louis, nello Stato del Minnesota. Da buon ragazzotto della grande provincia statunitense, è influenzato dalla musica trasmessa alla radio, avvicinandosi giovanissimo al rock and roll e, successivamente, al folk ascoltando un disco di Odetta nel 1958, divenendone un profondo conoscitore e un interprete sempre più conosciuto. Nel 1961 si trasferisce a New York seguendo Woody Guthrie, ricoverato al New Jersey Hospital, e prosegue la sua attività di songwriter nel fermento del Greenwich Village. 
E’ del 1962 il suo primo album omonimo di canzoni folk, che passa praticamente inosservato. Tuttavia, nel maggio del 1963 pubblica “The Freewheelin' Bob Dylan”, l’album che si apre con “Blowin' in the Wind” e che contiene altri brani manifesto come “Masters of War” e “A Hard Rain's A-Gonna Fall”, scritto a cavallo della crisi dei missili di Cuba. L’effetto è dirompente: Dylan scatena un’attenzione mondiale e i suoi brani - anche quelli successivi - iniziano immediatamente ad essere interpretati da vari artisti rock con un successo crescente, da Peter Paul & Mary aThe Byrds (le cui reintepretazioni furono talmente numerose, da comporre ben tre antologie specifiche: “The Byrds Sing Dylan”, pubblicata soltanto in Giappone nel 1970; “The Byrds Play Dylan” in tutto il mondo nel 1979; “The Byrds Play the Songs of Bob Dylan”, in Inghilterra nel 2001), fino ad arrivare alle magnifiche interpretazioni di Jimi Hendrix (in studio o live di brani come “Like a Rolling Stone”, “All Along the Watchtower”, “Drifter’s Escape”, “Can You Please Crawl Out Your Window?”).

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A distanza di anni, peraltro, attività tese alla rivisitazione del suo repertorio non accennano ad interrompersi: appena un anno fa, infatti - ed è soltanto l'ultimo esempio di un numero considerevolissimo di omaggi - un colosso della musica country e southern come Charlie Daniels pubblicato "Doin' It Dylan", un intero album di cover di brani firmati da Dylan (qui la rece del disco, mentre qui l'intervista a noi rilasciata dallo stesso Daniels, contenente i ricordi della sua collaborazione con Dylan, risalente al 1969-1970, documentata su tre album: "Nashville Skyline", "New Morning" e "Self Portrait").Strettissimo, infine, il rapporto maturato con i Beatles, di seguito trattato nel dettaglio.
Bob Dylan e i Byrds negli anni '60Bob Dylan e i BeatlesI quattro di Liverpool hanno più volte confermato l'enorme ascendenza esercitata da Dylan nei loro confronti. Per prima cosa, l'americano compare sulla copertina dell'album “Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band”.  
Paul McCartney ha dichiarato di aver capito il senso della vita a partire dal giorno in cui lo conobbe. “I miei idoli”, ha dichiarato nel documentario "Anthology", “erano l'Elvis pre-esercito, Little RichardChuck Berry,Jerry Lee LewisFats Domino e Bob Dylan, il nostro idolo.
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Fu un grande onore conoscerlo. Ci fu una festa quasi selvaggia quando lo incontrammo. Quella notte mi convinsi di aver capito il significato della vita. Dissi al nostro autista: "Mal, dammi carta e penna (.) e io scrissi il mio messaggio per l'universo. Gli dissi "Mettitelo in tasca!". La mattina dopo mi chiese se volevo quel pezzo di carta. "Oh Sì", risposi. Lo aprii e c'era scritto: "Ci sono sette livelli!". 
John Lennon cita Bob Dylan in due delle sue canzoni: "Yer Blues" (“Non penso che al suicidio, proprio come il Mr. Jones di Dylan"), "God" (ove Lennon opera una demolizione di molti personaggi famosi ripetendo fino all'ossessione la frase "Io non credo in..." (I don't believe in...) facendola seguire da vari nomi, fino a quello reale di Dylan, cioè Zimmerman).Una citazione più sibillina, invece, viene effettuata in "I want you" che richiamerebbe il pezzo omonimo di Dylan, tratto dall'album "Blonde on blonde". Per stessa ammissione di Lennon, inoltre, "Nowhere man", "I'm a loser", "You've got to hide your love away" e "Help", sono state influenzate da Dylan, mentre alcuni critici vedono l'ombra dell'americano in "And your bird can sing". John dichiarò: "Quando ero un ragazzo, scrivevo poesie, ma sempre per tentare di nascondere le mie vere sensazioni. Ero a Kenwood e volevo solo comporre canzoni e così ogni giorno provavo a scrivere una canzone. Cominciai a pensare alle mie emozioni. Invece di proiettarmi in una situazione esterna volevo tentare di scrivere quel che mi sentivo di aver scritto nei miei libri. Credo che sia stato Bob Dylan ad aiutarmi a capire...".
Nel documentario "Anthology", George Harrison asserisce che uno dei dischi di Dylan che i Beatles ascoltavano in continuazione era "The Freewheelin' Bob Dylan": “Tutti noi Beatles abbiamo conosciuto Bob nel lontano 1964, ma negli anni l'ho rivisto qualche volta. John lo conosceva un po’, ma io lo vedevo una volta ogni 2 anni e ormai è un bel pezzo che lo conosco. Naturalmente, ha fatto il concerto per il Bangladesh con me e inoltre ho scritto un paio di motivi insieme a lui negli anni '60". Il suo brano “Apple Scruffs”, da "All things must pass" è chiaramente dylaniano (non solo per la presenza dell'armonica, strumento assai atipico per Harrison). Lo stesso disco, inoltre, contiene due rivisitazioni di brani a firma di Dylan: “I'd have you anytime” e “If not for you”. Negli anni ottanta, inoltre, entrambi diedero vita al gruppo "The Traveling Wilburys" in compagnia di Tom PettyRoy Orbison e Jeff Lynne, incidendo due album di successo.
Da notare, infine, che alcuni bootleg documenterebbero brani di Dylan registrati dai Beatles ai Twickenham Film Studios, nel gennaio 1969: "Blowin' in the Wind", "I shall be released", "All along the Watchtower", "Momma you've been on my Mind", "House of the Rising Sun" (non un pezzo firmato da Dylan ma un traditional da lui portato al successo).Dal canto suo, Dylan ha tributato i 4 di Liverpool intepretando "Nowhere Man", “Yesterday” e "Something" (suonata dal vivo il 13 Novembre del 2002 a New York City) e ha titolato il brano “I wanna be your lover” (dall'album "Biograph"), operando, così facendo, un palese rimando al brano “I wanna be your man”.
La copertina di Sgt. Peppers. Piuttosto riconoscibile, Dylan si trova in alto a destraL'impegno politico e socialeIl 28 agosto del 1963, Dylan suona alla Marcia su Washington per i diritti civili davanti al Lincoln Memorial doveMartin Luther King pronuncia il discorso epocale “I had a dream”. Il mondo del rock degli anni '60, a partire, come sopra detto, dagli stessi Beatles, resta colpito in modo indelebile dall’approccio di Dylan, dal ruolo dell’artista “pop” in relazione alla società contemporanea, dalla concezione poetica applicata al testo della canzone. Nascono emuli e derivati, ma gli impatti vanno ben oltre l’epoca in cui il suo lavoro emerge prepotentemente per il valore critico dei suoi contenuti.Dylan è un torrente che modella la popular music anche nei decenni successivi. Nel 1965, infrange le regole formali del folk-singer e opera la sua svolta elettrica con “Bringing It All Back Home” e tenendo un contestato concerto al Newport Folk Festival del 25 luglio 1965, che lo colloca all’interno del più vasto spazio in ebollizione del rock che si sta in quel momento nutrendo delle sue idee.
Il suo ruolo all’interno dell’immaginario del rock degli anni '60 e '70 sarà talmente rilevante che il Festival di Woodstock, che si svolgerà a Bethel, prende il suo nome dalla località in cui viveva Dylan negli anni '60.Pensare che l’influsso di Dylan riguardi il mondo dei “cantautori” (figura inventata a tavolino dall’industria discografica italiana negli anni '70 per definire una schiera di autori derivativi dallo stesso Dylan e dalla nuova canzone francese), è altamente riduttivo, in primis perché sarebbero cantautori praticamente tutti, da Johnny Rotten a Paul McCartney, da Ozzy Osbourne a Steve Wonder, in secondo luogo perchè un genere è definito da similitudini formali e culturali che, negli esempi fatti, in base al fatto che ci si trovi innanzi a “cantanti e autori”, non esistono, anzi, sono in totale contrapposizione.Il nuovo modo di concepire le liriche viene adottato da tutti gli autori del rock (e non solo) a partire dagli anni '60, dai Beatles ai Pink Floyd, dai Sex Pistols ai RadioheadIl rock adotta immediatamente questo modello perché è vissuto dal movimento giovanile degli anni '60-'70 come contro-cultura e non come musica di consumo, coniugando l’esigenza di esprimere attraverso questo linguaggio le contraddizioni di una generazione alle aspirazioni commerciali degli imprenditori musicali.
Si innesca un meccanismo che se da un lato porta a riscoprire all’interno delle tradizioni folkloriche e popolari un diverso modo di raccontare la vita, dall’altro induce i nuovi autori a confrontarsi con l’elaborazione lirica come momento di scrittura poetica in grado di esprimere sia la dimensione introspettiva, sia i temi sociali del presente.Dylan si trova ad essere il personaggio che traghetta la funzione del testo nella popular music ad elemento centrale nel momento in cui la musica assume un ruolo completamente diverso all’interno della cultura giovanile, influenzando anche la musica di consumo che dovrà fare i conti con la lirica come momento di espressione e non solo di spensieratezza.
"The Traveling Wilburys". Da sx: Bob Dylan, Jeff Lynne, Tom Petty, George Harrison, Roy OrbisonIl premio NobelA bocce ferme, proviamo a stendere alcune osservazioni sul premio Nobel per la Letteratura riconosciuto a Bob Dylan e sulle polemiche che esso ha suscitato.Innanzitutto, il Nobel è un premio assegnato da una Accademia nella sua liberalità: non è una delibera delle Nazioni Unite, non è una enciclica papale, non è un riconoscimento da parte del PEN club (la più antica associazione mondiale di letterati), né di altre analoghe associazioni.Che sia in materia il premio più prestigioso e ambito è un fatto, ma il suo prestigio viene dalla sua storia, non dall’opinione che chicchessia esprime sul suo operato. Che poi l’Accademia Svedese delle Scienze abbia fatto delle scelte diciamo originali – in positivo, assegnando il premio ad alcuni, e in negativo, non assegnandolo ad altri – è un fatto e basta un breve elenco di scrittori per le più varie ragioni mai insigniti del Nobel per capirlo:Marcel ProustJorge Luis BorgesLev TolstojRobert MusilJames JoyceFrancis Scott Fitzgerald,Virginia WoolfHenrik IbsenMarguerite YourcenarVladimir Nabokov, per dire i principali (sotto tutti gli aspetti, il meglio del meglio della letteratura mondiale del ‘900). Di fronte a questo elenco, stracciarsi le vesti per il mancato riconoscimento a Philip Roth o Haruki Murakami è quantomeno stucchevole. Senza contare il fatto che essi possono vincerlo nel corso dei prossimi anni, cosa, questa, che pare non essere considerata da alcuno.
Ma il Nobel non è il Pallone d’Oro: non è una competizione, una gara. E questo è davvero difficile da comprendere, specie qui in Italia. Il premio a Dylan non è il disconoscimento del valore letterario di altre persone e non si concretizza nella stesura di una classifica di merito. Viene in mente, al riguardo, l’amato Professor Keating de “L’attimo fuggente”, quando si fa beffe delle classificazioni dell’intensità poetica elaborata dall’esimio professor Pritchard.Ad ogni modo, è sufficiente entrare nel merito, partendo dalla motivazione con la quale il riconoscimento è stato assegnato: “per aver creato nuove espressioni poetiche all'interno della grande tradizione della canzone americana”.Qualcuno è in grado di contestare questa affermazione? Certo non l’avrebbe fatto Kerouac, che già negli anni ’60 dichiarò di aver cambiato il proprio stile di scrittura dopo aver letto i testi di Dylan. Soltanto questo basterebbe a chiudere la questione.“Ma Dylan non è letteratura”, è l’obiezione più forte mossa al riconoscimento, cioè a dire che la musica non ha a che spartire con la letteratura. Neanche con la poesia, dunque. Questa è grossa. Tralasciando il fatto che Umberto Eco, già negli anni ’60 e ’70, la pensava assai diversamente, e che i testi di Giogio Gaber o Fabrizio De André, in quegli stessi anni, entravano nelle antologie scolastiche (a che titolo dunque?), la domanda che ci poniamo è: il testo di una canzone può essere considerato poesia? Se lo è, il discorso è chiuso per la seconda volta; se non lo è, chi lo afferma dovrebbe prendersi il disturbo di spiegare perché, e in modo convincente, magari. 
Di certo, il comune sentire – e il buon senso – non ha dubbi in proposito. E se le poesie vengono messe in musica o vengono recitate davanti ad un pubblico, cosa cambia? Si  pensi ai rilievi mossi all'assegnazione dello stesso premio a Dario Fo, a suo tempo: “il teatro non è letteratura”. In realtà, possiamo disquisire nel merito sul fatto che Dario Fo non abbia fornito un contributo alla letteratura con la sua particolare forma di teatro (e almeno uno di quelli che firma il presente articolo la pensa esattamente in questo modo), non certo mettere in discussione il binomio teatro=letteratura. Altrimenti dovremmo chiederci come mai nessuno abbia mai posto osservazioni alla convinzione generalizzata (e legittima) che GoldoniPirandello o Eduardo abbiamo scritto pagine fondamentali di qualunque storia della letteratura. Ammettiamo che la questione afferente al teatro è un tantino controversa: per chi scrive, il testo teatrale è certamente una forma di letteratura ma è anche vero che il teatro è arte della messa in scena di un testo. Ne consegue che la parte letteraria è una componente di un arte più articolata. Ad ogni modo, è un fatto che molti di noi hanno letto Shakespeare Goldoni, ben pochi ne hanno viste le messe in scena. È un po' come aver visto un film leggendone soltanto la sceneggiatura, componente letteraria di un film.
Tornando alla canzone, si può casomai discutere se i testi delle canzoni siano buona o cattiva letteratura: possiamo tranquillamente affermare che il 90% dei testi siano spazzatura poetica. Tuttavia, un rapido giro in qualunque libreria ci rivela il fatto che una significativa percentuale dei libri sugli scaffali siano spazzatura letteraria. E con ciò? Analizzando nel dettaglio il  fulcro della polemica – e cioè il rapporto tra Dylan e la letteratura – l'americano è stato senza ombra di dubbio colui che, partendo dalla tradizione underground del folk americano dei Pete Seeger e dei Woody Guthrie e ispirato dalla beat generation dei Jack Kerouac e degli Allen Ginsberg, ha indicato la possibilità di usare il formato del testo della “canzone popular” come modello di espressione poetica.Egli ha avuto l’opportunità, mettendosi in luce in una fase in cui la nuova musica popolare incontrava la diffusione massiva attraverso nuovi supporti di riproduzione meccanica, di diffondere con suoi testi un modello letterario innovativo in grado di cogliere le contraddizioni del mondo contemporaneo, rifiutando lo schema di testo di evasione e superficiale privilegiato dalla Tin Pan Alley e prevalente nella musica di consumo degli anni 40-50.
Alla luce di quanto sopra espresso, e concludendo, le critiche al premio assegnato a Dylan puzzano insopportabilmente di snobismo culturale e rasentano la scelleratezza laddove spogliano la formula canzone del potenziale comunicativo che innegabilmente essa riveste, denudandola della caratteristica poetica che la contraddistingue, forma letteraria per eccellenza, poco importa se recitata nel silenzio o sublimata da note musicali.

Bob Dylan - Azkena Rock Festival 2010 2.jpg


    Le lettere di Berlicche

    Il Diavolo Berlicche
    Questo racconto è tratto dal libro 'Le lettere di Berlicche' (Racconto II) di C.S. Lewis; è una lettera che Berlicche, il capo dei diavoli, scrive a suo nipote Malacoda offrendogli preziosi consigli su come tentare il suo 'paziente', un giovane uomo che cercava di vivere bene.

    Mio caro Malacoda,ho notato con profondo dispiacere che il tuo paziente si è fatto cristiano. Non nutrire speranza alcuna di sfuggire alle punizioni che si solgono infliggere in questi casi. Sono certo del resto che, nei tuoi momenti migliori, neppure tu lo desidereresti. Centinaia di codesti convertiti adulti sono stati recuperati nel campo del Nemico ed ora sono con noi. Tutte le abitudini del paziente, tanto le mentali quanto le spirituali, ci sono ancora favorevoli.Uno dei nostri grandi alleati, al presente, è la stessa chiesa. Cerca di non fraintendermi. Non intendo alludere alla chiesa come la si vede espandersi attraverso il tempo e lo spazio, e gettare le radici nell'eternità, terribile come un esercito a bandiere spiegate. Confesso che questo è uno spettacolo che rende nervosi i nostri più ardimentosi tentatori. Ma fortunatamente essa è del tutto invisibile a codesti esseri umani. Tutto ciò che il tuo paziente vede è quel palazzo, finito solo a metà, di stile gotico spurio, che si erge su quel nuovo terreno. Quando entra vi trova il droghiere locale, con un'espressione untuosa sul volto, che si dà da fare per offrirgli un librino lustro lustro che contiene una liturgia che nessuno di loro due capisce, e un altro libricino frusto, che contiene corrotti di un certo numero di liriche religiose, la maggior parte orrende, e stampate a caratteri fittissimi. Entra nel banco, e, guardandosi intorno, s'incontra proprio con quella cernita di quei suoi vicini che finora aveva cercato di evitare. Devi far leva più che puoi su quei vicini. Fa' in modo che la sua mente svolazzi qua e là fra un espressione quale <<il corpo di Cristo>> e le facce che gli si presentano nel banco accanto.Importa pochissimo, naturalmente, la razza di gente che in realtà s'è messa nel banco vicino. Tu puoi sapere magari che uno di loro è un grande combattente dalla parte del Nemico. Non importa. Il tuo paziente, grazie al Nostro Padre Laggiù, è uno sciocco. Se uno qualsiasi di questi vicini canta con voce stonata, se ha le scarpe che gli scricchiolano, o la pappagorgia, o se porta vestiti strani, il paziente crederà con la massima facilità che perciò la loro religione deve essere qualcosa di ridicolo. Vedi, nella fase in cui si trova al presente, egli ha in mente una certa idea dei 'cristiani', che crede sia spirituale, ma che, di fatto, è per molta parte pittoresca. Ha la mente piena di toghe, di sandali, di corazze e di gambe nude, il solo fatto che l'altra gente in chiesa porta vestiti moderni è per lui una seria difficoltà, quantunque, naturalmente, inconscia. Non permettere mai che venga alla superficie;non permettere che si domandi a che cosa s'aspettava che fossero uguali. Fa' in modo che ogni cosa rimanga ora nebulosa nella sua mente, e avrai a disposizione tutta l'eternità per divertirti a produrre in lui quella speciale chiarezza che l'Inferno offre.Lavora indefessamente, dunque, sulla disillusione e il disappunto che sorprenderà senza dubbio il tuo paziente nelle primissime settimane che si recherà in chiesa. Il nemico permette che un disappunto di tal genere si presenti sulla soglia di ogni sforzo umano. Esso sorge quando un ragazzo, che da fanciullo s'era acceso d'entusiasmo per i racconti dell'Odissea, si mette seriamente a studiare il greco. Sorge quando i fidanzati sono sposati e cominciano il compito serio di imparare a vivere insieme. In ogni settore della vita esso segna il passaggio dalla sognante aspirazione alla fatica del fare. Il Nemico si prende questo rischio perché nutre il curioso ghiribizzo di fare di tutti codesti disgustosi vermiciattoli umani, altrettanti, come dice Lui, suoi 'liberi' amanti e servitori, e 'figli' è la parola che adopera, secondo l'inveterato gusto che ha di degradare tutto il mondo spirituale per mezzo di legami innaturali con gli animali di due gambe. Volendo la loro libertà, Egli si rifiuta di portarli di peso, facendo soltanto delle loro affezioni e delle loro abitudini, al raggiungimento di quegli scopi che pone loro innanzi, ma lascia che 'li raggiungano essi stessi'. Ed è in questo che ci si offre un vantaggio. Ma anche, ricordalo, un pericolo. se per caso riescono a superare con successo quest'aridità iniziale, la loro dipendenza dall'emozione diventa molto minore, ed è perciò più difficile tentarli.Quando sono venuto esponendo finora vale la pena nella ipotesi che la gente del banco vicino non offra alcun motivo ragionevolmente di disillusione. E' chiaro che se invece lo offrono- se il paziente sa che quella donna con quel cappellino assurdo è una fanatica giocatrice di bridge, che qual signore con le scarpe scricchiolanti è un avaro e uno strozzino- allora il compito ti sarà molto più facile. Si ridurrà a tenergli lontano dalla mente questa domanda: <<se io, essendo ciò che sono, posso in qualche senso ritenermi cristiano, per quale motivo i vizi diversi di quella gente che sta lì in quel banco dovrebbero essere un a prova che la loro religione non è che ipocrisia e convenzione?>>. Forse mi chiederai se è possibile tener lontano perfino dalla mente umana un pensiero così evidente. Si, Malacoda, si, è possibile! Trattalo come deve essere trattato, e vedrai che non gli passerà neppure per l'anticamera del cervello. Non è ancora stato a sufficienza con il Nemico per possedere già una vera umiltà. Le parole che ripete, anche in ginocchio, sui suoi numerosi peccati, le ripete pappagallescamente. In fondo crede ancora che lasciandosi convertire, ha fatto salire di molto un saldo attivo in suo favore nel libro maestro del Nemico, e crede di dimostrare grande umiltà e degnazione solo andando in chiesa con codesti 'compiaciuti' vicini, gente comune. Mantienigli la mente in questo stato il più a lungo possibile.
    Tuo affezionatissimo zio.Berlicche 

    (L'autore) Clive Staples Lewisscritti vari autore: Clive Staples Lewis

    Scritti vari donboscoland.it
    1. Brave persone o uomini nuovi?
    2. Carità
    3. Dio vivo e gli idoli
    4. Facile e difficile nel cristianesimo
    5. Fede
    6. Il Diavolo Berlicche
    7. Il mio castello di carte
    8. La generazione eterna del Figlio nella Trinità
    9. Le risposte che Dio si riserva
    10. L’amicizia secondo Berlicche
    11. L’originalità personale nel cristianesimo
    12. Orgoglio e umiltà
    13. Sacrificio della croce di Cristo
    14. Vivere per un altro
    15. Amicizia
    16. Brave persone o uomini nuovi?

     C. S. Lewis (Belfast, 29 novembre 1898 – Oxford, 22 novembre 1963)

    Le cronache di Narnia (The Chronicles of Narnia)

    approfondimento

    >>> G. K. Chesterton / C.S. Lewis / J.R.R. Tolkien

    sabato 26 novembre 2016

    I figli...

    figli…

    ”li riconoscerete dai loro frutti” 

    Il falenino e la stella - don Bruno Ferrero




    By leggoerifletto

    I tre figli - don Bruno Ferrero

    Tre donne andarono alla fontana per attingere acqua. Presso la fontana, su una panca di pietra, sedeva un uomo anziano che le osservava in silenzio ed ascoltava i loro discorsi. 

    Le donne lodavano i rispettivi figli. 

    "Mio figlio", diceva la prima, "è così svelto ed agile che nessuno gli sta alla pari". 
    "Mio figlio", sosteneva la seconda, "canta come un usignolo. Non c'è nessuno al mondo che possa vantare una voce bella come la sua". 
    "E tu, che cosa dici di tuo figlio?", chiesero alla terza, che rimaneva in silenzio. 
    "Non so che cosa dire di mio figlio", rispose la donna. "E' un bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di speciale...". 
    Quando le anfore furono piene, le tre donne ripresero la via di casa. Il vecchio le seguì per un pezzo di strada. Le anfore erano pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle. 
    Ad un certo punto si fermarono per far riposare le povere schiene doloranti. 
    Vennero loro incontro tre giovani. Il primo improvvisò uno spettacolo: appoggiava le mani a terra e faceva la ruota con i piedi per aria, poi inanellava un salto mortale dopo l'altro. 
    Le donne lo guardavano estasiate: "Che giovane abile!". 
    Il secondo giovane intonò una canzone. Aveva una voce splendida che ricamava armonie nell'aria come un usignolo. 
    Le donne lo ascoltavano con le lacrime agli occhi: "E un angelo!". 
    Il terzo giovane si diresse verso sua madre, prese la pesante anfora e si mise a portarla, camminando accanto a lei. 
    Le donne si rivolsero al vecchio: "Allora che cosa dici dei nostri figli?". 
    "Figli?", esclamò meravigliato!

    Li riconoscerete dai loro frutti" (Matteo 7,16)
    Fonte :  Solo il vento lo sa di Bruno Ferrero


    “Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?”. 

    Quando a un bambino gli viene affidato un pesce rosso o un piccolo vasetto con un semino piantato dentro, non è per offrirgli un nuovo giocattolo ma per insegnargli la fedeltà che dà la vita alle cose. 
    Se si dimenticasse di dare dal mangiare al pesce rosso o di mettere l’acqua alla piantina si accorgerebbe che in poco tempo avrebbe un pesce morto e una pianta secca. 
    Diffidate quindi da quei genitori che regalano pesci rossi ai figli e poi se ne fanno carico loro per i successivi anni di vita, semplicemente perché il figlio così inizialmente entusiasta del nuovo acquisto, dopo un po’ si è annoiato. Senza quella pazienza che ci rimette davanti alle nostre responsabilità a partire dal pesce rosso, accadrà che da grandi faremo uguale nelle relazioni, con il lavoro, con le persone che diciamo di amare e perché no anche con i nostri figli che li accogliamo con l’entusiasmo dei pesci rossi nuovi per poi viverceli semplicemente come un peso. 
    Con la stessa ottica pensate al paradiso: chi ci darà una cosa così bella se non siamo stati capaci di aver avuto cura di una cosa mediamente bella che ci è capitata nella vita? Non è punizione, ma conseguenza.

    - don Luigi Maria Epicoco - 




    Raccontami dove hai trovato la forza, Giacomo


    ......Raccontami come si lotta per essere felici quando tutto il mondo resiste e la corrente è contraria, perchè anche noi possiamo trovare la tua chiarezza e la tua forza. Insegnaci il segreto di un cielo stellato trecentosessantacinque giorni all'anno, di una vita che si aggrappa al futuro. 
    Se un seme non "spera" nella luce non mette radici, ma sperare è difficile, perchè richiede consapevolezza di sè, apertura e tanti fallimenti. 
    Sperare non è il vizio dell'ottimista ma il vigoroso realismo del fragile seme che accetta il buio del sottosuolo per farsi bosco. 
    Insegnaci, Giacomo, l'arte di sperare.



    - Alessandro D'Avenia -
    da: "L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita", ed. Mondadori




    ...Che cosa serve, Giacomo, per abitare questa sconfitta senza rifugiarsi in un mondo infantile e al riparo dalla vita? 

    Si può proseguire senza rinunciare all'altezza, all'infinito? Come fare a sperare ancora e ancora quando restano solo le macerie di tutto ciò che avevamo immaginato? 

    Come non scivolare , dopo l'incanto giovanile, nel disincanto adulto?

    - Alessandro D'Avenia -
    da: "L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita", ed. Mondadori






    Il gioco degli scacchi - Coelho Paulo

    Il giovane disse all’abate del monastero:



    - Vorrei tanto essere un monaco, ma non ho appreso nulla di importante nella vita. L’unica cosa che mio padre mi ha insegnato è giocare a scacchi, che non serve per l’illuminazione. Oltre tutto, ho appreso che qualsiasi gioco è peccato.

    - Può essere un peccato, ma può essere anche uno svago, e chissà che questo monastero non abbia proprio un po’ bisogno di entrambi – fu la risposta.


    L’abate chiese allora una scacchiera, chiamò un monaco e lo fece giocare con il ragazzo.

    Ma prima che la partita cominciasse, aggiunse:


    - Anche se abbiamo bisogno di svago, non possiamo permetterci di stare qui tutti a giocare a scacchi. Dunque, terremo qui solo il migliore dei giocatori: se il nostro monaco perderà, uscirà dal monastero e lascerà un posto per te.
    L’abate parlava seriamente. Il ragazzo sentí che avrebbe giocato per la propria vita, e cominciò a sudare freddo: la scacchiera divenne il centro del mondo.
    Il monaco cominciò a perdere. Il ragazzo partí all’attacco, ma poi si accorse dello sguardo di santità dell’altro: da quel momento, si mise a giocare in maniera sbagliata di proposito. In fin dei conti preferiva perdere, perché il monaco sarebbe potuto essere piú utile al mondo.
    All’improvviso, l’abate gettò la scacchiera a terra.

    - Tu hai appreso molto piú di ciò che ti hanno insegnato – disse. – Ti sei concentrato quanto bastava per vincere, sei stato capace di lottare per ciò che desideravi. In seguito, hai avuto compassione, ed eri disposto a sacrificarti in nome di una nobile causa. Che tu sia il benvenuto nel monastero, perché sai equilibrare la disciplina con la misericordia.


    (Paulo Coelho)


    Per il guerriero, non esiste amore impossibile. Egli non si lascia intimidire dal silenzio, dall’indifferenza, o dal rifiuto. Sa che, dietro la maschera di ghiaccio che le persone usano, c’è un cuore di fuoco.
    Perciò il guerriero rischia più degli altri. Cerca incessantemente l’amore di cuore – anche se questo significa udire spesso la parola "no", tornare a casa sconfitto, sentirsi respinto nel corpo e nell’anima.
    Un guerriero non si lascia spaventare quando cerca ciò di cui ha bisogno. Senza amore, egli non è nulla. (Paulo Coelho)

    venerdì 25 novembre 2016

    Papà...Chi sono i Camel?

    Correva l'anno ... 1976/1977

    le mie sigarette erano ... le CAMEL 

    Camel...

    Camel - I Can See Your House From Here [1979] (Full Album)


    Camel (gruppo musicale)

    Camel sono un gruppo britannico rock progressivo formatosi nel 1971. Sebbene originari della città di Guildford, vengono considerati dalla critica un gruppo della Scena di Canterbury, per la loro vicinanza con i Caravan.


    I Camel sono senza ombra di dubbio uno dei gruppi più importanti e creativi emersi dal variegato panorama del Rock anglosassone.
    La loro storia ha inizio verso la fine degli anni ’60 quando in Inghilterra ed in particolare a Londra imperava il Blues Revival.
    All’epoca i gruppi che proponevano questo genere di musica erano talmente tanti che oggi elencarli tutti sarebbe quello che si dice un impresa impossibile.
    La caratteristica che li accomunava era quella di adottare il tipico schema in auge all’epoca basato sul cosiddetto power trio, chitarra , basso e batteria ispirandosi rigorosamente ai Cream ed ai Jimi Hendrix Experience, gruppi guida del periodo.
    A questa regola non sfuggirono i Brew band nella quale militavano Andy Latimer vocalist e chitarrista di notevoli doti con profonda conoscenza della musica avendo studiato composizione, pianoforte e chitarra fin da bambino, Doug Ferguson al basso ed Andy Ward, batterista con alle spalle collaborazioni con Marc Bolan dei T. Rex.
    Nonostante le credenziali di tutto rispetto i Brew non riuscirono ad emergere da quel panorama ricco e vario rappresentato dal British Blues.
    Ciò accadde per motivi estranei ai meriti artistici dei tre, legati principalmente al fatto che il genere, contrariamente alla sua fragorosa entrata in scena, scomparve rapidamente dissolvendosi nel disinteresse generale.
    Molti musicisti rimasero perciò spiazzati e dovettero faticare non poco per trovare una propria identità artistica; in questa situazione vennero a trovarsi pure i Brew.

    Brew: Andy Ward-Andy Latimer-Doug


                                                      Camel: Peter Bardens-Doug Ferguson-Andy 


    La formazione dei CAMEL nel 1978

    continua >>>>                        CAMEL – BIOGRAFIA

    Camel - Breathless [1978] (Full Album)


    Camel - Mirage [ FULL ALBUM ] *HQ


    Camel - The Snow Goose (Full Album - Single Track)

    [Album] Camel — 1973: Camel












    camel dust and dreams full album