La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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giovedì 28 dicembre 2017

“La nuova Chiesa...

Da :ilsestopianeta.blogspot.it



La nuova Chiesa di Karl Rahner

E' stato pubblicato il nuovo libro del Prof. Stefano Fontana dal titolo  “La nuova Chiesa di Karl Rahner. Il teologo che ha insegnato ad arrendersi al mondo”
Per le Edizioni 'Fede & Cultura' -  2017,

pp. 109, euro 13,00

Ecco una lunga ma ben articolata presentazione da parte di Silvio Brachetta, pubblicata sul sito VitaNuovaTrieste
Il cardinale Giuseppe Siri aveva riassunto nella «concezione del soprannaturale non-gratuito» il nucleo dell’errore teologico di Karl Rahner. Lo scrive in 'Getsemani', nel 1980, per i tipi della Fraternità della Vergine Maria. In altre parole, per Rahner il soprannaturale è legato «necessariamente» alla natura umana: ma, in questo caso, la grazia non sarebbe più gratuita; non sarebbe più un dono; non potrebbe più essere accettata o rifiutata liberamente dall’uomo. Insomma, una sorta di soprannaturale imposto da Dio all’uomo. Una gratuità obbligatoria.
Se fosse vero quanto sostiene Rahner – afferma Siri – si giungerebbe «all’inutilità dell’atto di fede», poiché «nella mia essenza c’è Dio». Non devo accettarlo o rifiutarlo: Dio fa già parte di me, che lo voglia o meno.Il teologo tedesco non si rese conto, evidentemente, che con tale assunto «tutti i principi, tutti i criteri e tutti i fondamenti della fede» sono stati «messi in questione e si sfaldano».Ma il problema non è l’opinione di un teologo eterodosso. È dimostrabile che le suggestioni rahneriane abbiamo coinvolto e sovvertito gran parte della teologia degli ultimi sessant’anni. Rahner «sembra aver vinto», scrive Stefano Fontana nel suo ultimo saggio, dedicato al «teologo che ha insegnato» alla Chiesa «ad arrendersi al mondo». Non è un’esagerazione: «da un’inchiesta – scrive Fontana – condotta nell’immediato postconcilio alla Pontificia Università Lateranense emerse che per i seminaristi, che lì studiavano teologia, il più grande teologo cattolico di tutti i tempi fosse non San Tommaso d’Aquino o Sant’Agostino, ma Karl Rahner».
Un Dio atematicoFontana descrive la parabola del pensiero rahneriano inserita fatalmente nel metodo moderno di fare filosofia e, quindi, teologia. È un metodo che Fontana aveva anche già esposto nel suo saggio precedente “Filosofia per tutti” (Fede & Cultura, 2016) e che consiste nell’assumere, di volta in volta, una certa forma del «trascendentale moderno»: il filosofo o il teologo della modernità, cioè, non concepisce più un rapporto diretto con la realtà da conoscere, ma pensa che «l’uomo veda il mondo attraverso degli occhiali dai quali non può liberarsi». Questi occhiali sono le forme a priori della conoscenza di un qualsiasi oggetto, che però lo modificano e lo limitano, rendendo impossibile ogni certezza o conclusione su di esso. L’oggetto della conoscenza diviene così, fosse un tavolo o Dio stesso, mai completamente comprensibile, mai conosciuto con sicurezza.Rahner non fugge da questa prassi e da questa logica. Il paio di occhiali con cui legge ogni aspetto della realtà (Dio compreso) si chiama – scrive Fontana – «buco della serratura». Ogni pensatore della modernità ha, in fondo, un suo apriorismo gnoseologico. Quello di Rahner è tale per cui «Dio si rivela nel buio che precede e circonda il buco della serratura». Si rivela in modo atematico, cioè privo di contenuti. Quello al di là del buco, invece, è il mondo dell’esperienza, delle parole umane. Ma che rapporto possono avere quest’esperienza e queste parole con la verità? Un rapporto equivoco, fatto di dubbio e d’incertezza, perché ogni criterio di giudizio è colto al di qua della serratura, dove mi trovo io e si trova Dio, ma dove c’è solo silenzio e buio. È come misurare delle lunghezze con un metro deformato. Non si potrà mai pervenire all’estensione delle cose, per via di un difetto iniziale dovuto allo strumento di misura. Le cose corrispondono alla realtà oggettiva e lo strumento deformato sta nell’uomo, che è la realtà soggettiva.Rahner trae queste convinzioni dall’apriorismo di Kant, ma è soprattutto in Heidegger che fonda la propria gnoseologia: precisamente nel principio – scrive Fontana – secondo cui «l’uomo, che si chiede cosa sia l’essere, è dentro il problema e quindi non c’è conoscenza di un oggetto che non sia anche soggettiva». Si tratta di una resa incondizionata all’opinione, al «punto di vista» personale. Se, inoltre, il soggetto è difettoso, lo diviene anche l’oggetto, il mondo, Dio, la mia esperienza nel mondo, la verità del mondo e di Dio.
Scompare la natura umanaBen altri insegnamenti provengono dalla filosofia classica, dalla teologia cattolica e dal magistero della Chiesa. Da Platone a San Tommaso d’Aquino non si è mai insinuata la tentazione di dire che l’uomo non potesse accedere alla verità, seppure in modo imperfettoIl trascendentale classico è ben diverso da quello modernoè ricco di contenuti e di speranza nella capacità conoscitiva umana; pone il criterio del giudizio sul mondo oltre il cosmo; accetta l’aiuto di un Dio che si rivela e parla; non ha problemi d’individuare la reale vocazione della persona oltre la fisica, oltre il fenomeno, situando nella metafisica l’orizzonte umano proprio.
A ben vedere, l’errore di Rahner individuato da Siri – circa il soprannaturale legato alla natura umana – è forse l’ultimo da prendere in considerazione, poiché scomparsa la metafisica, scompaiono anche i contenuti relativi ai concetti di natura, di essenza e di sostanza. È ancora possibile concepire, nel pensiero rahneriano (o moderno in genere), una natura umana? Fontana dice di no: nella prospettiva del teologo tedesco «diventa difficile adoperare ancora il termine “natura”». Nella visione esistenzialista di Heidegger e di Rahner «l’uomo non ha natura» in quanto «è un essere storico».L’essere, nel tempo e nella storia, si fluidifica e ‘diviene’ senza sosta, laddove la natura classica poggia, al contrario, su una verità stabile. Con la caduta della natura, quindi, cade a ruota la legge naturale e qualsiasi discorso sulla soprannatura. Non ci sono due livelli in Rahenr (natura e soprannatura) – scrive Fontana – ma «un unico livello, quello della storia, che è insieme storia sacra e storia profana». Qua s’inserisce anche il pensiero di Hegel.
I cristiani anonimiInseguendo inoltre le suggestioni della teologia protestante novecentesca, il rahnerismo giunge così a prospettare una «deellenizzazione» del cristianesimo, laddove l’ellenizzazione era stato l’uso, da parte della teologia, delle categorie filosofiche greche. Non vi è più una dottrina con cui discernere il tempo presente e su cui organizzare una prassi. Viceversa,la prassi ha il primato assoluto e ogni conclusione (se mai ce ne fosse una) dovrebbe sempre seguire il divenire storico. Tutto allora è assorbito dallo storicismo: la dottrina, il dogma, l’insegnamento. Tutto diventa relativo ai tempi e ai costumi. Tutto è questionabile, interpretabile – continua Fontana. Tutto evolve: persino la Rivelazione, che si dà nell’immanenza della storia e non è mai da intendersi come conclusa.
In continuità con il protestantesimo, la fede viene privata delle categorie razionali e si pone, così, in antitesi con la ragione. Non solo: per il fatto di avere un accesso alla religione mediante il trascendentale a priori, tutti gli uomini sono accomunati nella Rivelazione, tutti sono equidistanti dalla verità. Non serve più una Chiesa che insegni e nemmeno un’opera di evangelizzazione. Secondo Rahner, tutti gli uomini – scrive Fontana – «sono cristiani, o cristiani-anonimi», ovvero «cristiani che non sanno di esserlo». Il compito del cristiano battezzato o del chierico non è più, dunque, quello di «governare, insegnare e santificare» qualcuno, ma quello di «ascoltare» e «accogliere» il non credente.
Il dogma non è più una parola definitivaSe è ancora da verificare fino a che punto il rahnerismo abbia intaccato il tessuto della Chiesa, c’è l’evidenza di quanto le suggestioni delle nuove correnti teologiche siano coincidenti con il pensiero di Rahner. E una tale evidenza porta ad «affermare che tutte le teologie del progressismo teologico del postconcilio trovino in Karl Rahner il loro padre». C’è un unico comun denominatore dietro la priorità che molti vescovi danno all’azione pastorale, alla svalutazione del tomismo, al dialogo a tutti i costi, al primato dell’esperienza atematica, alla predilezione per il linguaggio del mondo, al concetto di concilio (o di sinodo) dove prevale l’azione del convenire sui contenuti effettivi degli incontri.
Fontana porta l’esempio del cardinale Walter Kasper, molto attivo all’ultimo Sinodo della famiglia, la cui formazione è del tutto rahneriana. Per Kasper,il moderno metodo teologico non deve più partire dai dogmi, ma deve anzi «vedere il dogma come intermedio tra la Parola di Dio e la situazione di vita della comunità cristiana». Non più un dogma «visto come qualcosa di definitivo», ma una pura espressione linguistica, che si deve piegare alla situazione reale della persona e alle mutate percezioni storiche.La cosa che maggiormente colpisce in Ranher, tuttavia, è che «nei suoi confronti non è stata emessa nessuna condanna, nonostante i numerosi e fondamentali punti contrari alla dottrina cattolica». Giovanni XXIII lo chiamò al Concilio Vaticano II come perito. Qualcosa non torna.Tratto da QUI

Karl_Rahner

mercoledì 27 dicembre 2017

AnnA🔆AvA🍀AdA❄️EbE🙃

Il palindromo (dal greco antico πάλιν "di nuovo" e δρóμος "percorso",


Un elenco di nomi propri italiani e stranieri palindromi, oltre ad un breve elenco di nomi e cognomi palindromi realmente esistenti...

Nomi e cognomi palindromi

Robert Trebor, attore americano (nato come Robert Schenkman)
Revilo P. Oliver, filologo americano
Lon Nol, ex premier della Cambogia
U Nu, ex premier della Birmania
Anna Manna, poetessa
Elisa Basile, miss
Odracci Riccardo, medico

Vedi anche una lista di frasi palindrome italiane.


martedì 26 dicembre 2017

A SPASSO CON BoB

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A_spasso_con_Bob

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https://it.m.wikipedia.org/wiki/A_spasso_con_Bob

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James Bowen è un giovane australiano con problemi di tossicodipendenza. Un giorno davanti all'entrata della propria casa incontra un gatto randagio. Il ragazzo deciderà di adottare il felino dandogli il nome di Bob da Killer BOBun personaggio de I segreti di Twin Peaks. I due incominceranno a convivere aiutandosi l'un l'altro.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/A_spasso_con_Bob_(romanzo)

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A spasso con Bob


giovedì 21 dicembre 2017

L' Eterno cerchio della vita...

Un cartone animato sulla vita. L' Eterno cerchio della vita...

 video di Лаборатория.
>>>> 
https://www.facebook.com/labdmd/videos/715269732001233/

La leggerezza di Dio – Il Natale autentico



La leggerezza di Dio – Il Natale autentico

Paolo Curtaz 

Natale è uno dei giorni più… belli dell’anno, risveglia lo stupore del bambino che è in noi. Ma è, anche, uno dei giorni più faticosi e terribili per coloro che vivono il clima natalizio nella solitudine e con le immagini patinate della pubblicità. L’Autore invita il lettore a ritrovare il Natale autentico, nel quale Dio viene, si rende accessibile per chi è stanco e spento, per chi è dolente e piegato. Ripercorrendo le tappe della vita di Gesù secondo la narrazione dei Vangeli, le pagine del testo propongono di riflettere sulle ragioni della folle scelta di un Dio che viene a raccontarsi diventando uno di noi. Perché Dio ha deciso di farsi incontrare, di camminare con noi. «Voglio capire cosa è venuto a fare Dio nella Storia. Nella mia vita. Nella mia inutile vita. Voglio riscoprire tutta la stupenda pazzia di un Dio che diventa uomo. Per imparare ad essere uomo fino in fondo. Voglio riscoprire la leggerezza di Dio».

www.paolocurtaz.it



www.tiraccontolaparola.it


lunedì 18 dicembre 2017

:-) AstroPaolo...

Missione Vita🔆Dopo quasi cinque mesi nello Spazio, il 14 dicembre, Paolo Nespoli torna sulla Terra.

L’astronauta italiano, il 14 dicembre torna dalla missione Vita. Nei suoi quasi cinque mesi a bordo della navicella Soyuz ha spesso twittato filmati in cui dava ai suoi numerosi follower la prospettiva del nostro pianeta visto dalla Stazione Spaziale Internazionale
Dopo quasi cinque mesi nello Spazio, il 14 dicembre, Paolo Nespoli torna sulla Terra. L’astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea, alla sua terza missione sulla Stazione spaziale internazionale (ISS), era partito il 28 luglio scorso per portare avanti la missione Vita. AstroPaolo, come è stato soprannominato, nei suoi 139 giorni in orbita si è occupato di una serie di esperimenti che hanno riguardato la biomedicina, la fisiologia, le scienze dei materiali e la fisica. Ma del periodo a bordo della navicella Soyuz restano anche i suoi video della Terra. Angoli del nostro pianeta visti da una visuale d’eccezione. Filmati mozzafiato, in cui spesso la protagonista è stata l’Italia: ne abbiamo selezionati cinque, proponendoli in ordine cronologico.
L’Italia con nubi e fulmini: il maltempo visto dallo spazio
È il 15 ottobre. La navicella su cui viaggia Nespoli passa prima sull’Africa, poi sulla penisola Iberica tutta illuminata e, infine, la camera dell’astronauta inquadra l’Italia che, proprio in quel momento, era attraversata da una perturbazione. Dal video sono evidenti nubi e lampi del ricoprono una parte dello stivale. Lo spettacolo è di sicuro impatto. Al punto che lo stesso Nespoli, nel tweet, si rammarica per aver poco tempo da dedicare all’osservazione della terra…
Continua >>>

sabato 16 dicembre 2017

canto del servo pastore


Dove fiorisce il rosmarino c’e’ una fontana scura
dove cammina il mio destino c’e’ un filo di paura
qual’è la direzione nessuno me lo imparò
qual’è il mio vero nome ancora non lo so

Quando la luna perde la lana e il passero la strada
quando ogni angelo è alla catena ed ogni cane abbaia
prendi la tua tristezza in mano e soffiala nel fiume
vesti di foglie il tuo dolore e coprilo di piume

Sopra ogni cisto da qui al mare c’è un po’ dei miei capelli
sopra ogni sughera il disegno di tutti i miei coltelli
l’amore delle case l’amore bianco vestito
io non l’ho mai saputo e non l’ho mai tradito

Mio padre un falco mia madre un pagliaio
stanno sulla collina i loro occhi senza fondo seguono la mia luna
notte notte notte sola sola come il mio fuoco
piega la testa sul mio cuore e spegnilo poco a poco
(F.De Andrè)


venerdì 15 dicembre 2017

ripensare intelligenza artificiale

deep learning

Ripensare l’Intelligenza Artificiale

Algoritmi come cervelli umani: promesse e illusioni del deep learning, la tecnica che ha rivoluzionato il campo.

Nicola Nosengo è un giornalista, e si occupa di scienza e tecnologia. Collabora con Nature, con la RAI e con diverse testate italiane. Ha pubblicato "L’Estinzione dei Tecnosauri" (Sironi, 2003), "Compagno Darwin" (Sironi 2009, con Daniela Cipolloni) e "I Robot ci guardano" (Zanichelli 2013) >>> http://www.iltascabile.com/scienze/ripensare-intelligenza-artificiale/

Il viaggio di Elisabet

Qual è il mistero che si cela dietro all'improvvisa scomparsa, nel reparto giocattili di un grande magazzino, di Elisabet Hansen, una ragazza simpatica e volitiva? Semplice: quando ha visto un agnellino di peluche prendere vita e scappar via come un fulmine, Elisabet non ha saputo resistere alla tentazione di inseguirlo per fargli anche soltanto una piccola carezza... Comincia così il suo viaggio a ritroso nel tempo verso la Terrasanta, insieme a una straordinaria comitiva formata da angeli maliziosi, curiosi personaggi biblici, il governatore della Siria, un altezzoso imperatore, e molti altri.

Avvento letterario

IL VIAGGIO DI ELISABET di Jostein Gaarder

Oggi è la prima domenica di Avvento ed io, nonostante i postumi di una terribile e devastante influenza, sono felice. La casa è già addobbata da qualche giorno, questo weekend è dedicato ai mercatini di Natale, oggi ho acceso la prima delle quattro candele della mia Adventskranz e non resta che godersi l’attesa in compagnia (anche) di buoni libri. Il viaggio di Elisabet di Jostein Gaarder è il libro che, invariabilmente, da qualche anno, accompagna i miei Avventi, ed ogni volta la magia è la stessa…




giovedì 14 dicembre 2017

Non auguri di non buone feste di non Natale a tutti (e non)

✨🎄❄️🎄❄️✨

Il Caffè

Non buon non Natale di Massimo Gramellini ❄️🎄❄️🌲❄️🎄❄️Trovoilluminante la decisione della scuola milanese «Italo Calvino» di chiamare la festa di Natale «grande festa delle Buone Feste» per non urtare la sensibilità di chi non festeggia il Natale. Ispirandomi a questo fulgido esempio di apertura, smetterò di festeggiare il mio compleanno perché mangiare una fetta della mia torta preferita in presenza di altre persone sarebbe un’ingiuria nei confronti di quelle che non sono nate il mio stesso giorno: la maggioranza, temo. «Grande festa delle Buone Feste» è un primo passo, ma ancora non basta. Intanto la parola «grande» discrimina con ogni evidenza le altre feste. Si è calcolato quale enorme danno può produrre nella psiche di un bambino la decisione arrogante, tipica della mentalità competitiva occidentale, di stabilire una gerarchia tra feste presunte «grandi» e feste medie, medio-piccole, festicciole e, non sia mai, festini? Ma è la parola «festa» in sé a suonare irrispettosa verso chi non ha niente da festeggiare. Si pretende di imporre anche a costui una festa, anzi «la grande festa», anzi «la grande festa delle Buone Feste». E perché mai dovrebbero essere «buone», di grazia? Se uno volesse delle feste «cattive» dovrebbe sentirsi escluso, magari additato come un diverso?Esiste un modo infallibile di non offendere la sensibilità degli altri ed è smettere di averne una propria. Ci stiamo arrivando. Nel mondo slavato dei non luoghi e delle non identità, l’unica soluzione possibile è la negazione perpetua. 

Non auguri di non buone feste di non Natale a tutti (e non)

M. Gramellini

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🎄Buone 🌲Feste🎄

martedì 12 dicembre 2017

SINFONIE DI UMANITA’

NON BASTA ESSERE NATI NEL GENERE UMANO PER ESSERE CAPACI DI UMANITÀ. UMANI NON SI NASCE MA SI DIVENTA.

Standard
SINFONIE DI UMANITA’Torna in libreria Fratel MichaelDavide, con un’originale proposta di cammino spirituale costruito a mo’ di parabola musicale.Fratel MichaelDavide è una delle voci più interessanti della spiritualità contemporanea. Monaco dal 1983, è benedettino della Koinonia de la Visitation a Rhêmes-Notre-Dame, in Valle d’Aosta. Dopo i primi anni di formazione monastica, ha conseguito il dottorato in Teologia Spirituale presso l’Università Gregoriana di Roma. Coniugando la sua esperienza monastica con l’ascolto delle tematiche che turbano e appassionano il cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo, collabora con alcune riviste, tiene conferenze e accompagna ritiri (cfr. http://www.lavisitation.it).Autore di diversi testi, con Paoline ha pubblicato: Etty Hillesum. Umanità radicata in Dio (2013); Saliamo a Gerusalemme. Itinerario quaresimale quotidiano(2014); Andiamo a Betlemme! Itinerario quotidiano per l’Avvento (2014); Venite e guarite. I « dieci gesti » di Gesù per una nuova umanità (2015).Torna ora in libreria con il libro Sinfonie di umanità, un intenso cammino spirituale costruito come fosse una parabola musicale. La sfida è chiara: lavorare su stessi per aprirsi al grido di umanità che si innalza da tanti fratelli e sorelle e dallo stesso Spirito e per divenire capaci di scelte quotidiane che siano pienamente umane. Scrive fratel MichaelDavide nel preludio al libro: “Il processo di umanizzazione, che ciascuno di noi è chiamato a onorare con lo stile proprio di una vita riconoscibile come affidabile, si gioca a due livelli: quello dell’intimità della propria coscienza e quello della relazione con gli altri, dove più esigente è l’esercizio della libertà. Per questo dobbiamo pure dare la parola al credente che cerca in noi le vie e i modi di una fedeltà creativa”.L’autore focalizza cinque ambiti specifici (i cinque righi del pentagramma: la coscienza, l’ascolto, la libertà, la gentilezza, il discernimento), perché questi saranno poi il fondamento sul potranno essere scritte-vissute, in modo personale e situato, le note di umanità, quegli atteggiamenti cioè da vivere (la fede, la speranza, la carità, la prudenza, la giustizia, la mite fortezza, la temperanza), con coraggio e umiltà. Perché, come suggerisce fratel MichaelDavide: “Non basta essere nati nel genere umano per essere capaci di umanità. Umani si diventa, ma non lo saremo mai troppo”.

domenica 26 novembre 2017

Annotazioni

Argüello: “Il mio libro, un testamento spirituale. Carmen, insostituibile…”

L’iniziatore del Cammino Neocatecumenale presenta il nuovo volume “Annotazioni” che raccoglie riflessioni, preghiere, poesie dal 1988 al 2014 e racconta della prossima missione di evangelizzazione in tutto il mondo 


Kiko Argüello Con Il Suo Libro "Annotazioni" (Ed. Cantagalli) - Foto: ZENIT - SC
“Nel mio petto, Signore, hai aperto una fessura. È un abisso oscuro, un universo che ti anela. In esso mi perdo e soffro”. “Concedimi di volerti bene, Signore”. “Arma del cristiano, la preghiera”. Sono solo alcune delle 506 preghiere, riflessioni, poesie, pensieri, che Kiko Argüello ha annotato su un piccolo taccuino per circa 25 anni e che ora vengono rese pubbliche in un libro.“Annotazioni” il titolo del volume dell’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, il secondo dopo il best-seller del 2012 “Il Kerygma. Nelle baracche con i poveri”. Edito da Cantagalli, con la prefazione del cardinale Ricardo Blázquez, presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, il libro viene presentato oggi, venerdì 25 novembre, al Teatro Olimpico di Roma, dallo stesso Argüello insieme al cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e a Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Prima dell’incontro, Kiko ha concesso un’intervista esclusiva a ZENIT.***Come definirebbe il suo libro? E perché la necessità di pubblicare queste riflessioni che risultano, a tratti, così intime?Sono state le sofferenze che ho avuto, momenti di “rigurgito” spirituale, di sfogo, durante i quali ho iniziato a fare un dialogo con me stesso scrivendo su un quaderno. Ho scritto, anno dopo anno, queste annotazioni… Mai avrei pensato di pubblicarle! Dal 1988 portavo queste carte nella borsa e dato che mi si stavano distruggendo ho chiesto ad un amico di trasferirle sul computer. Lui mi ha detto: “Kiko, questo è fortissimo, perché non lo pubblichi? Farebbe molto bene ai fratelli del Cammino, perché qui c’è la tua anima”. Ci ho pensato e, su incitazione anche della BAC (Biblioteca de Autores Cristianos), ho deciso di scrivere allora il libro che considero una sorta di “testamento spirituale”, un regalo per le mie comunità fondate a Madrid, a Roma, nel mondo, a cui voglio molto bene. Eccolo qui (mi mostra il volume), mi vergogno di leggerlo, perché è troppo intimo… Però a qualcuno magari farà del bene. In quel caso, benedetto sia il Signore!La morte di Carmen a luglio ha contribuito in qualche modo?Sicuramente ha accelerato la pubblicazione, perché mi ha fatto rendere conto che presto anche io morirò. Ho pensato allora che qualcuno avrebbe trovato questi fogli. Chi li avrebbe pubblicati? Chi li avrebbe presentati? Forse, ho riflettuto, è meglio che lo faccia io stesso prima di morire.A proposito di Carmen, sono tanti fuori e dentro il Cammino che si domandano se sarà sostituita…Ci abbiamo pensato e abbiamo valutato mille ipotesi. Però pensiamo di no: finché io e padre Mario (Pezzi, il sacerdote terzo responsabile dell’èquipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, ndr) siamo in salute andiamo avanti come due apostoli. Alcuni fratelli ci aiutano nell’evangelizzazione e in altre cose pratiche di tutti i giorni. Ma non pensiamo di sostituire Carmen, anche perché lei è insostituibile.Le manca?Eh sì, non poco.Che ricordo ha di quella che è stata sua compagna di evangelizzazione per così tanto tempo?Carmen è stata meravigliosa. Un amore a Cristo impressionante. Dio ci ha unito e preparato per questa opera grande in mezzo ai poveri. Abbiamo portato l’iniziazione cristiana nelle parrocchie, almeno in quelle che lo hanno voluto, e la gente ha scoperto cosa vuol dire essere cristiani. Essere cristiani è la cosa più grande che possa esserci nella vita. È la partecipazione alla vita di Cristo, alla vita divina, all’amore di Dio che ama in maniera sorprendente fino a morire crocifisso come l’ultimo della terra. Sulla scia dei ricordi, il Cammino Neocatecumenale tra qualche anno celebra il suo 50° anniversario. Qual è la prima cosa che le viene in mente ripercorrendo questo mezzo secolo?Penso soprattutto al fatto che insieme a Carmen abbiamo viaggiato per il mondo intero: tutta l’America, tutta l’Asia, tutta l’Europa, predicando il Vangelo nelle Chiese, nelle piazze, negli Stadi. Quanti giovani abbiamo incontrato, migliaia! Quante vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata, alla missione, il Signore ha suscitato! Davvero Dio non ci ha voluto tenere fermi un istante… Ha fatto tutto Lui con il suo zelo di salvare l’umanità, e noi siamo stati solo strumenti. Si sente soddisfatto?Sì sono contento, ma sempre sofferente! Mi considero un peccatore, un poveraccio, non so perché Dio mi dà questi sentimenti…. Sinceramente, quale crede che sia stato il contributo che il Cammino ha dato alla Chiesa?Sono stati i Papi stessi a riconoscere sempre il grande contributo del Cammino Neocatecumenale alla Chiesa, non ultimo Papa Francesco che ci vuole molto bene e che lo ha definito “un dono”. Credo che il Cammino sia servito anche ad uscire dai limiti del clericalismo che, come dice spesso il Santo Padre, è uno dei “cancri” della Chiesa. A 50 anni dal Concilio, sono tanti ancora nella Chiesa che non sopportano che un laico dica certe cose, è un’anomalia, o che il Signore possa dare un carisma a un laico, perché questo significa avere “potere”. Questo ancora oggi ci fa un po’ soffrire, ma Cristo ha sofferto molto più di noi.Si prevede qualche novità per il futuro?Il futuro? Il futuro è nelle mani di Dio! Proseguiamo con l’evangelizzazione nelle parrocchie: sono tante quelle nuove nel mondo che hanno aperto le porte a questa realtà di iniziazione cristiana. E poi le missio ad gentes, che sono un aiuto soprattutto per le famiglie a farle rimanere unite. Prosegue, invece, l’evangelizzazione in Asia? Assolutamente! Il Papa ha già inviato circa 400 famiglie in Asia: si sta aprendo la Mongolia, il Laos, il Vietnam e anche, poco a poco, la Cina. Parlavo giorni fa con l’arcivescovo di Pechino che mi ha detto: “Abbiamo bisogno di voi, perché abbiamo urgente bisogno di un nuovo catecumenato”. Hanno aperto tantissime Chiese ma ci sono cinesi che non sanno niente di Cristo, del cristianesimo, non si sa come educarli, come avvicinarli alla Chiesa…. Io ho detto: “Stiamo preparando 20mila sacerdoti per la Chiesa in Cina, ma siamo ancora troppo pochi, come fare?”. D’altro canto, cosa sono 20mila sacerdoti per oltre 300mila Chiese? Niente. La Cina è immensa, ma adesso è in un momento di kayròs, ha bisogno di apostoli. E noi, nella misura del possibile, proviamo a favorire l’evangelizzazione. Nei seminari Redemptoris Mater dico di preparare un gruppo per la Cina, per portare Gesù Cristo. In Cina, infatti, ora ci sono solo i soldi… Soldi, soldi, soldi… E, come dice sempre il Papa, i soldi sono l’anti-Dio.Invece in Europa, ha detto in diverse occasioni, si rischia l’apostasia…No, no, non si rischia l’apostasia, l’Europa è già nell’apostasia. E questo è un fatto serio, è la preparazione dell’Anticristo. San Paolo dice nella seconda Lettera ai Tessalonicesi che: “Prima verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità”, ma “il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca”. Noi pensiamo che questo soffio sia l’annuncio del kerygma. Per questo stiamo preparando per i prossimi mesi una missione in tutto il mondo di migliaia di apostoli che, a due a due, “senza borsa né denaro”, annuncino l’amore di Dio per la strada.
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