La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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venerdì 29 luglio 2016

Ho ascoltato il Silenzio


Chi non sa ascoltare il proprio fratello non saprà neppure ascoltare Dio, sarà sempre lui a parlare, anche con il Signore.
Dietrich Bonhoeffer

Oggi fa' ardere calde e chiare le candele che hai trasportato tu alla nostra oscurità;conducici, se si può, di nuovo insieme.E' ciò che noi sappiamo: arde di notte la luce tua.Quando su di noi discende il silenzio profondo oh, lascia che udiamo quel timbro pieno del mondo, che invisibile si estende intorno a noi di tutti i figli tuoi canto alto di lode. "Da forze buone, miracolosamente accolti, qualunque cosa accada, attendiamo confidenti.Dio è con noi alla sera e al mattino e, stanne certa, in ogni nuovo giorno." 
Pastore luterano.+ Dietrich Bonhoeffer.


 Dietrich Bonhoeffer così esprimeva le motivazioni del silenzio raccomandato a ogni cristiano che voglia crescere nella vita spirituale: 

«Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola, perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola. Facciamo silenzio dopo l'ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima Parola, e facciamo silenzio prima di coricarci perché l'ultima Parola appartiene a Dio. Facciamo silenzio solo per amore della Parola». E Ildegarda di Bingen diceva: «Dio ci dà volentieri appuntamento nella casa del silenzio».


                                                                 romena.it

Ho ascoltato il Silenzio 

chiunque tu sia

“Vieni, vieni chiunque tu sia,
sognatore, devoto, vagabondo
poco importa.
La nostra non è
una carovana di disperazione.
Vieni,
anche se hai infranto i tuoi voti mille volte.
Vieni, vieni,
nonostante tutto vieni”

Giala’l Ad-din Rumi

http://hoascoltatoilsilenzio.blogspot.it/?m=1

mercoledì 16 ottobre 2013

sorprendente ..." SILENZIO" - NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE - QOHELET - ECCLESIASTE - IL TEMPO DEL SILENZIO

Su GiroBloggando  ....

!
A - B- C - D
el  Silenzio

il silenzio dell'Aquila.

A - SILENZIO - Da scuoladelsilenzio

   

Guardo la mia biblioteca 
e sento il silenzio che cammina tra i libri.
E riporta a paesaggi lontani, 
sorprende come una nevicata di agosto.
   
Roberto Cotroneo

B - SILENZIO - da L'angolo di Violetta

ED ECCO TUTTO È VANITÀ E UN CORRER DIETRO AL VENTO


ECCLESIASTE

 

"PER TUTTO C'É UN MOMENTO E UN TEMPO PER OGNI AZIONE, SOTTO IL SOLE. C'É UN TEMPO PER NASCERE E UN TEMPO PER MORIRE, UN TEMPO PER PIANTARE E UN TEMPO PER SBARBARE IL PIANTATO. C'É UN TEMPO PER UCCIDERE E UN TEMPO PER CURARE, UN TEMPO PER DEMOLIRE E UN TEMPO PER COSTRUIRE. C'É UN TEMPO PER PIANGERE E UN TEMPO PER RIDERE, UN TEMPO PER GEMERE E UN TEMPO PER BALLARE..."
-- IL LIBRO BIBLICO ATTRIBUITO A SALOMONE, CELEBRE LAMENTO SULLA VANITÀ DI TUTTE LE COSE MATERIALI, PRESENTATO NELLA PERSONALISSIMA PROSPETTIVA DI UNA GRANDE SCRITTRICE: "FIN DAI PRIMI VERSETTI DELL'ECCLESIASTE SI È TRASCINATI DA UNA CORRENTE DI SUONI... LE ORECCHIE SONO INCANTATE, MA NELLO STESSO TEMPO SI È ESTREMAMENTE VIGILI" --
DORIS LESSING
thanatos.it
«NELLA NOSTRA EPOCA AGNOSTICA E MATERIALISTICA, QUESTO PUÒ ESSERE IL MIGLIOR MODO PER CONVINCERE LA GENTE A LEGGERE LA BIBBIA: COME LETTERATURA», HA SCRITTO DAVID GROSSMAN, E NESSUNO SCRITTORE POTREBBE DIMOSTRARE MEGLIO DI DORIS LESSING COME I TESTI SACRI COSTITUISCANO UN GRANDE ROMANZO. L'ECCLESIASTE, O QOHELET, CHE IN EBRAICO SIGNIFICA "ARRINGATORE POPOLARE": IN QUESTO CASO, L'ARRINGATORE È IL RE D'ISRAELE. IN UN RACCONTO CIRCOLARE, EGLI DESCRIVE LE ASPERITÀ DEL SUO PERCORSO SPIRITUALE: LA DECISIONE DI PERSEGUIRE LA SAGGEZZA, LA PERCEZIONE CHE LA SAGGEZZA SIA SOPRATTUTTO DOLORE E LA DECISIONE DI APPROPRIARSI DEL MONDO E DELLA FELICITÀ ATTRAVERSO I BENI E I SENTIMENTI TERRENI, LA COMPRENSIONE DELLA VANITÀ DI TUTTO, IL RITORNO ALLA RICERCA DELLA SAGGEZZA. DORIS LESSING SI LASCIA CATTURARE DA QUESTO RACCONTO CIRCOLARE E TENTA DI RICOSTRUIRNE L'ORIGINE: IL TESTO NON FU SCRITTO DA QOHELET, MA DAI SUOI ALLIEVI, DALLA COLLAZIONE DEI LORO APPUNTI SPARSI. IL MESSAGGIO, DUNQUE, GIUNGE A NOI FILTRATO DUE VOLTE: DALL'INTERPRETAZIONE E DALL'INTELLIGENZA DI COLORO CHE LO TRASCRISSERO E DALLA TRADUZIONE. CIÒ NONOSTANTE, L'ECCLESIASTE CONTINUA A ESERCITARE UN ENORME FASCINO SU OGNI LETTORE, ATEO O CREDENTE CHE SIA: PER QUALE MOTIVO? SECONDO LESSING, PER IL LINGUAGGIO, CHE RIMANE ANCOR OGGI LA PIÙ BELLA PROSA MAI SCRITTA, LA STESSA CHE AVREBBE ISPIRATO IL PIÙ GRANDE SCRITTORE DI TUTTI I TEMPI, WILLIAM SHAKESPEARE. E IN QUESTA PROSPETTIVA, QUALSIASI LETTORE POTRÀ TROVARE IN QUESTO TESTO SACRO NON SOLO UNA TENSIONE MORALE, MA UNO STILE E DELLE SONORITÀ FORTEMENTE SUGGESTIVE.
einaudi.it

*




erri de luca

NATO A NAPOLI IL 20 MAGGIO 1950 ATTUALMENTE VIVE A ROMA.
HA PUBBLICATO RACCOLTE DI RACCONTI E   ROMANZI, TRA CUI: NON ORA, NON QUI, UNA NUVOLA COME TAPPETO, ALZAIA, PIANOTERRA, ORA PRIMA, TU MIO, TRE CAVALLI.     
ESPERTO EBRAISTA HA ANCHE TRADOTTO E CURATO ESODO/NOMI - GIONA/IONÀ E KOHÈLET/ECCLESIASTE .DE LUCA È UNO SCRITTORE DI STORIE E DI PERSONAGGI SOLTANTO NELLA MISURA IN CUI LA STORIA COINCIDE COL PERSONAGGIO. LA SUA VOCE - A VOLTE PASTOSA ALTRE TREMENDAMENTE SCABRA - VIENE VIA VIA AFFABULANDO IL LETTORE INTORNO ALLE VICENDE, ALLE PROIEZIONI E ALLE REAZIONI DI PERSONAGGI CENTRALI, CHE PUR APPARENDO IN QUALITÀ DI DEMIURGHI DELLA STORIA SONO IN REALTÀ PROFONDE ALLEGORIE DELL'IO, CONTINUAMENTE RILANCIATO COME ULTIMO PERSONAGGIO LETTERARIO DI CUI SI POSSA PARLARE. NON C'È CONTINUITÀ TRA QUESTI IO, CHE VARIANO IMMANCABILMENTE DA LIBRO A LIBRO, MUTANDO ETÀ E FORMA, MA RESTANDO INTESSUTI DELLA VOCE DI DE LUCA: IN ACETO, ARCOBALENO SI TRATTA DI UN VECCHIO QUASI BORGESIANO, CHE RILASCIA LA MEMORIA DEL MONDO COME SE FOSSE UN FUNES DELLA NATURA; IN TU MIO (FORSE IL MIGLIORE TRA I LIBRI DI ERRI DE LUCA) IL PROTAGONISTA RICORDA UN'ESTATE DI INIZIAZIONE, INTORNO AI SEDICI ANNI; IN TRE CAVALLI IL PERSONAGGIO CENTRALE È UN GIARDINIERE CINQUANTENNE.
TRAMATA DI BALUGINII E MICROSCOPICHE AGNIZIONI, LA SCRITTURA DI QUESTO NARRATORE ATIPICO (CHE AMA RICORDARE FINO ALLO SFINIMENTO IL SUO PASSATO DI OPERAIO) TIENE PRESENTI I CANONI DELLA LETTERATURA PROFETICA, ABBASSATI E INNESTATI NELLA CONTEMPORANEITÀ
DI CUI DE LUCA È FORSE OGGI IL MIGLIORE CANTORE  ITALIANO .

VALORE
CONSIDERO VALORE OGNI FORMA DI VITA,
LA NEVE, LA FRAGOLA, LA MOSCA, IL REGNO
MINERALE, L'ASSEMBLEA DELLE STELLE.
CONSIDERO VALORE IL VINO FINCHÉ DURA UN PASTO,
UN SORRISO INVOLONTARIO, LA
STANCHEZZA DI CHI NON SI È RISPARMIATO
E DUE VECCHI CHE SI AMANO.
CONSIDERO VALORE QUELLO CHE DOMANI
NON VARRÀ PIÙ NIENTE E QUELLO CHE OGGI
VALE ANCORA POCO.
CONSIDERO VALORE TUTTE LE FERITE.
CONSIDERO VALORE RISPARMIARE ACQUA,
RIPARARE UN PAIO DI SCARPE, TACERE IN
TEMPO, ACCORRERE A UN GRIDO,
CHIEDERE PERMESSO PRIMA DI SEDERSI, PROVARE
GRATITUDINE SENZA RICORDARSI DI CHE.
CONSIDERO VALORE SAPERE IN UNA STANZA
DOV'È IL NORD, QUAL È IL NOME DEL
VENTO CHE STA ASCIUGANDO IL BUCATO.
CONSIDERO VALORE IL VIAGGIO DEL VAGABONDO,
LA CLAUSURA DELLA MONACA, LA
PAZIENZA DEL CONDANNATO, QUALUNQUE COLPA SIA.
CONSIDERO VALORE L'USO DEL VERBO AMARE
E L'IPOTESI CHE ESISTA UN CREATORE..
MOLTI DI QUESTI VALORI NON HO CONOSCIUTO
da  opera sull'acqua e altre poesie


  erri de luca - digitale 
INTERVISTA IN DIRETTA

bibliografia





CONSIDERO VALORE
http://youtu.be/XmFMwsDt8EE




SONO FIGLIO
DI UNA FAMIGLIA BORGHESE
IMPOVERITA DALLA GUERRA

EDL HA LA PASSIONE DELL'ALPINISMO

nella foto con l'amico  mauro corona

*



mapage.noos.fr


PER TUTTO C' È UN MOMENTO
UN TEMPO PER OGNI COSA SOTTO IL CIELO
UN TEMPO PER NASCERE E UN TEMPO PER MORIRE
UN TEMPO PER PIANTARE

E UN TEMPO DI SRADICARE CIÒ CHE SI È PIANTATO
UN TEMPO PER UCCIDERE E UN TEMPO PER CURARE
UN TEMPO PER DEMOLIRE E UN TEMPO PER EDIFICARE
UN TEMPO PER PIANGERE E UN TEMPO PER RIDERE
UN TEMPO PER FARE LUTTO E UN TEMPO PER DANZARE
UN TEMPO PER GETTARE PIETRE

E UN TEMPO PER RACCOGLIERE PIETRE
UN TEMPO PER ABBRACCIARE

E UN TEMPO PER RITRARSI DA ABBRACCI
UN TEMPO PER CERCARE E UN TEMPO PER LASCIAR PERDERE
UN TEMPO PER CONSERVARE E UN TEMPO PER GETTARE VIA
UN TEMPO PER STRAPPARE E UN TEMPO PER RICUCIRE
UN TEMPO PER TACERE E UN TEMPO PER PARLARE
UN TEMPO PER AMARE E UN TEMPO PER ODIARE
UN TEMPO DI GUERRA E UN TEMPO DI PACE




C - SILENZIO da ... 

presentazione del sito di LETTURA POPOLARE DELLA BIBBIA
Es.: C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare-Qoè. 3,7

QOèLET - LA FATICA DEL VIVERE 

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE (pdf)

Prima di iniziare il commento ci fermiamo sull’intestazione e sulla conclusione del libro che, come 

già accennato, sono opera di un discepolo di Qoèlet e di un redattore finale diverso dal primo. 

Intestazione e conclusione (1,1 e 12,9-14) 

Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme.  ...




D - SILENZIO da sullaSoglia





articoli di d. Angelo 

Lecco, sala Ticozzi, 20 marzo 2012



Ringrazio per questo invito, anche se avrei preferito concedermi, questo pomeriggio, non il tempo delle mie parole, ma il tempo del silenzio.



Per questo vorrei - è uno dei tanti desideri cui finisco poi spesso per contravvenire - vorrei contenere il flusso delle mie parole. Vi confesso che, da un po' di tempo a questa parte, mi nego - sarà una mia malattia - a convegni dove per giorni e giorni una relazione sta sul collo di un'altra. Sarà perché sono vecchio e quindi più lento, ma io sento il bisogno di lasciar depositare la parola nell'humus della terra: che stia, la parola, in uno spazio di invisibilità, uno spazio segreto, che troppo affettatamente viene giudicato luogo dell'assenza o tempo dell' inutile. Tempo del "silenzio del seme" nella terra, il silenzio dei nove mesi, mentre oggi tutto è accelerato e a rischio di nascite mostruose.

Seguendo la scansione sapiente del libro del Qoelet potremmo dire che c' è un tempo per parlare, ma c'è anche un tempo per tacere, un tempo per il silenzio

Dentro, lasciatemi dire, una stagione, la nostra, di parole e di rumore. Non so se qualche volta anche voi siate presi da questo desiderio, che a volte riconosco in me, forse desiderio un po' folle, di uscire nella notte e ascoltare il silenzio delle stelle. Veniamo, so che esagero, dal paese del disgusto. Dal rumore delle parole. Assordante, impenitente. Un inferno in terra. E più si è vuoti, più si consumano parole. Più si è maschere, più ci si esibisce. Finisce che per disgusto spengo il televisore. Spengo i volti truccati. Spengo la menzogna.

Le parole per impazzimento hanno smarrito il loro suono. Sono usate per dire il contrario del loro suono, non hanno più la pesantezza del reale, hanno la leggerezza del nulla. Ascolto, chiudo. E dico: è il nulla. E poi parlano di nichilismo! Loro che sono giullari del nulla, giganti del nulla. Vorrei uscire nella notte e ascoltare il silenzio delle stelle. Per un bisogno di sincerità, innanzitutto con me stesso.

Anche la religione si è fatta moltitudine di parole, consumata in documenti di plastica e nelle chiese qualcuno comincia a provare disagio per il rumore religioso, per le grandi adunate che sono esibizione di tutto, unico assente Dio. Assenza di vento leggero, quello che odorò Elia dalla caverna sull'Oreb: Dio non era nel tuono, nel terremoto, nel guizzo del lampo, era in un fruscio di silenzio, si chinò, passava Dio. Fermati, togliti i sandali, come Mosè, in vista del roveto che ardeva e non si consumava. Togliti le tue supponenti definizioni, la terra è sacra. "Il Padre" dirà Gesù "vuole adoratori in spirito e verità". E oggi qui vorrei ricordare - quante volte ne ho parlato - una piccola strada in salita, non era certo l'Oreb, presso l'oratorio di S.Giovanni e gli occhi di una bambina di undici anni, ora è una donna, che mi disse. "don Angelo, e adesso chi mi parlerà sottovoce di Dio?".

C'è un vivere quotidiano rumoroso, sottoposto a un delirio di appelli, a un continuo risuonare di voci che ci distolgono dalla concentrazione. Un rumore, vorrei aggiungere, non solo esteriore. Nel nostro stesso intimo, desideri e impulsi si affacciano prepotentemente, tumultuosamente. I nostri stessi progetti ci fanno ansiosi, preoccupati di che cosa fare, di che cosa dire. "pre-occupati", già dunque occupati, abitati da ansie, già "occupati".

A volte mi chiedo che cosa è silenzio. Forse è trattenere il fiato e respirare una presenza.

Trattenere il fiato per fare spazio. In un certo senso svuotarsi o meglio fare posto. Ricordo una sera di anni fa, ero a Napoli in un incontro alla Facoltà teologica e, dopo la relazione, la domanda di un non credente sul silenzio in cui parla Dio. Lui a chiedermi, domanda intrigante, come sfuggire all'inganno di ascoltare ancora una volta se stessi, illudendosi di aver ascoltato Dio. Ecco fare silenzio significa anche svuotarsi delle pretese e dei pregiudizi, fuori da ogni arroganza dello spirito.

Perdonate la confidenza: a volte mi succede di pensarlo, quando in certe ore del giorno trovo chiuso il grande portone della casa parrocchiale in via Montenapoleone dove ora abito e mi si apre un portoncino, così basso - strano, in una via come quella! - così basso che per entrarci ti devi piegare, ti chiede di abbassarti. Quasi a dirmi che tu entri in una casa, in una situazione o nel cammino dell'altro, a questa unica condizione: piegarti. Se no? Se no, rimani fuori, sei fuori. Da un vero ascolto. Se sei pieno di te, del rumore di te, non entri, in un vero ascolto, non sai, non puoi ascoltare.

Il tempo del silenzio è forse dunque il tempo in cui come vi dicevo trattenere il fiato e stare sulla soglia. Di se stessi. Dell'altro, delle cose, di Dio, nell'assenza di parole. E sfiorare il mistero che avvolge ogni cosa. Lontani da ogni ombra di invasione. Di prepotenza. Di dominio. In estasi, cioè uscendo. Nella più intensa delle comunicazioni.

Noi abbiamo nel nostro mondo occidentale privilegiato, fino ad assolutizzarla, la comunicazione verbale. Cancellando o negando importanza a comunicazioni che vivono di silenzi e e sono tra le più intense. Io penso che solo chi è rozzo di spirito non sa né percepire né apprezzare o giudicare vuoto il tempo vuoto, il lungo tempo in cui gli innamorati si perdono, senza dire una parola, l'uno negli occhi dell'altro. Il tempo del silenzio degli innamorati. C'è da incantarsi.

Ebbene penso che il silenzio stupito sia la condizione perche riaccada il miracolo della creazione, il miracolo che fece vibrare leggera l'aria del mattino del mondo quando le cose uscirono dal grembo del silenzio e presero colore e forma, il colore e la forma della vita. Senza il silenzio le cose ricadono nel nulla: vi passi accanto con il passo distratto, come se gli occhi fossero altrove, passi e non vedi o fai finta di vedere, respingi le cose ancora nel nulla, non le fai esistere.

Alcune sere fa, invitato a Lavagna a parlare di "innamorarsi" mi è capitato di condividere con chi mi ascoltava queste riflessioni: posso sbagliarmi, ma ho come l'impressione che noi raramente, molto raramente, misuriamo quale perdita nella vita sia l'andarcene indifferenti e senza sussulti. Senza emozioni per il filo d'erba, per un lembo risicato di cielo che ancora si affaccia tra un tetto e un altro della città, per il gorgheggiare stupito di un uccello, per una canzone di Lucio Dalla o per la musica di Mozart o per le parole di una donna poeta, per il sussulto di un torrente, per due innamorati che si stringono l'un l'altro, o per l'arco che fanno le rughe sul volto degli anziani o per il fremito di piccole luci in uno specchio di lago.

Diceva in una sua intervista anni fa Ermanno Olmi: "Non si può amare un bosco, se lo si vede solo come una fabbrica di ossigeno. L'amore nasce da un rapporto diretto e c'è un solo modo per conoscere la foresta: inginocchiarsi e guardarla da vicino".

Forse potremmo continuare all'infinito: c'è solo un modo per conoscere Dio, per conoscere una donna, un ragazzo, una città, un prato…: "inginocchiarsi e guardarli da vicino". Guardare gli altri a millimetro di occhi, di viso e di voce, e non da lontano, guardare da innamorati in silenzio. 
Se vedessimo la terra, l'umanità, la nostra casa, ogni creatura che incrociamo nella vita con occhi che accarezzano nel silenzio e non invece con aneliti predatori, quante cose cambierebbero. Allora le parole nascerebbero lievi e non di pietra:

"Le parole che pronunciamo" scriveva anni fa un teologo psicoterapeuta, che amo, Eugen Drewerman "dovrebbero essere come il vento che soffia tra le foglie della vigna, leggero, fecondante, tenero. I nostri occhi dovrebbero essere caldi, luminosi come il sole nel cielo, come il sole che allontana ogni paura e scioglie il terreno per le piante che vogliono crescere alla luce e dà ai frutti, che stanno maturando, il coraggio di svilupparsi e dona loro la dolcezza quando giungono alla pienezza della maturazione. Le nostre mani e il nostro agire dovrebbero essere delicati come una pioggia mattutina e come la rugiada sulle foglie".

Il frutto dell'incantamento, il frutto del silenzio.

Perdonate se termino queste mie riflessioni, che più che riflessioni sono sussulti, con le parole di due poeti.

Parole innanzitutto di un amico, Padre David Maria Turoldo, me lo richiama al cuore questa sala, in cui tante volte abbiamo ascoltato la sua voce appassionata. La città di Lecco lo ricorderà, a vent'anni dalla sua morte, con molte iniziative nei prossimi mesi e in autunno. La prima poesia è una preghiera:

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a metà del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e piu' alto silenzio.

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest'unico verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù, meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell'uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l'amore che canta in silenzio.

L'altra poesia di David è un sogno, eccolo:

Sogno fontane di acque 
fiumi a cascate d'acque 
e praterie sconfinate ove 
la luce danzi col suo 
abito da sposa

e un angelo che suoni il flauto
nel silenzio di una dolcissima 
aurora

ma non è che un pallido sogno
altra è l'Aurora 
che attendo

pure in timore e tremore.

(da Canti ultimi, p.121)

Ma il tema del silenzio mi ha portato al cuore un'altra figura, quella di una donna che amo, una poetessa che amo, che passava mesi e mesi della sua vita tra questi monti, nel piccolo paese di Pasturo, Antonia Pozzi. La prossima domenica, 25 marzo, le sarà aperto in quel paese un percorso. Due anni fa ebbi il dono di poter salire le scale di quella casa sino al loggiato e di entrare in quelle sue amate stanze. Era come se il silenzio parlasse sottovoce. E mi venne di scriverne:

Più salivi i gradini
della casa antica
più facevi stupiti
i tuoi passi.
E gli occhi erano
come a una soglia.
Dal colonnato che si era fatto
leggero, come fosse di vetro,
batteva luce a una porta,
la tua, Antonia.
La chiave ora apriva
ma a lenti tocchi
per magre fessure
di pudore.
E fu casa di memorie.
Abitate.
Ora gli occhi trattenuti
da pudore osavano.
Sfioravano accarezzando
foto e ricordi
che per passione dì occhi 
accendevi alle pareti, 
manoscritti acquarelli disegni.
Qui a cercarti
non tra i morti ma tra i viventi,
come toccati da brividi
di voci e di luci,
dal soffio di Dio 
che ti abitava,
lui che ti coprì di neve
nell'ora 
che vegliava alla Porta.

Angelo Casati


Canone Inverso di J.S.Bach a dimostrazione che lui era la musica


canone inverso


tengo sempre presente il Signore





Canone Inverso di J.S.Bach a dimostrazione che lui era la musica

e L  Per non dimenticare



Il Silenzio Dell'Aquila dal BLOG 



Video realizzato grazie a:
DAVIDE COLAIANNI,
ALESSIO COLELLA e
FEDERICO CECCHINI
alunni della classe III A Ist. del Liceo Scientifico Tecnologico "Amedeo di Savoia Duca D'Aosta" dell'Aquila.



venerdì 6 settembre 2013

Il "silenzio" per mettere Dio al primo posto ...Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.

Silenzio per dare a Dio il primo posto
Educarsi alla vita interiore. Il silenzio può fare paura, eppure è un compagno discreto a cui attingere per trovare le risposte che spesso cerchiamo negli avvenimenti della vita. Il silenzio non è soltanto assenza di parola ma spazio interiore per accogliere il Verbo della Vita. Dal silenzio, come da terra fertile, fioriscono tutte le virtù.




In una civiltà come la nostra, spesso chiamata "civiltà della comunicazione", ma che di fatto rischia di diventare una "babele", una società della confusione, non è facile creare spazi di silenzio. Si vive immersi nell'inflazione della parola, e quando le parole si moltiplicano, diventano facilmente superficiali; e rendono pure incapaci di ascolto.
 Il silenzio può fare paura, eppure è un compagno discreto a cui attingere per trovare le risposte che spesso cerchiamo negli avvenimenti della vita.

          È necessario il silenzio perché il lavoro diventi missione, le preoccupazioni e le difficoltà diventino paziente attesa, la fatica diventi passione. Ogni costruzione umana significativa ha bisogno di tempo e di silenzio. Il silenzio permette di recuperare noi stessi e di crescere in umanità. È bello il silenzio quando lo si vive come spazio abitato. Il silenzio infatti porta alla scoperta della presenza di Dio in noi, mette le basi della preghiera: «Può pregare con sincerità - insegnava Gandhi - solo colui che è convinto di avere Dio dentro di sé». Il silenzio educa e rafforza nella vigilanza, che è attenzione al vissuto fin nei dettagli, capaci di rivelare la novità che si nasconde persino nella monotonia, nel quotidiano mai banale anche se spesso è banalizzato dalla poca attenzione e da una diffusa superficialità.


          «Nel silenzio è insito un meraviglioso potere di osservazione, di chiarificazione, di concentrazione sulle cose essenziali» (D. Bonhoeffer). 

          In una sua preghiera, Etty Hillesum scrive: «Tutto avviene secondo un ritmo più profondo … che si dovrebbe insegnare ad ascoltare: è la cosa più importante che si può imparare in questa vita. Il silenzio può così essere strada che conduce alla profondità. Ecco perché le grandi donne e i grandi uomini dello spirito hanno amato e vissuto il silenzio».

Silenzio, ascolto, preghiera   
       Una donna del nostro tempo, che ama e vive il silenzio, è madre Anna Maria Canopi, abbadessa e fondatrice dell'abbazia Mater Ecclesiæ sull'isola San Giulio (Orta, Novara).
 Il suo ottantesimo compleanno è stato un'occasione per la sua comunità per raccogliere in un libro , parte delle sue tante riflessioni donate alle numerose persone approdate al monastero, col desiderio di ascoltare "una parola", di ritrovare il silenzio, e con il silenzio se stessi. «Ogni persona che giunge all'abbazia, si trova accolta, tenuta per mano, ascoltata nella sua unicità da un cuore capace di quell'amore gratuito e personale che può nascere soltanto da lunghe ore di silenzio, di adorazione e di preghiera. Solo chi sa essere discepolo del Signore può infatti diventare evangelicamente maestro, nel suo divenire trasparenza dell'unico Maestro».

          È un cammino graduale e paziente di educazione della mente e del cuore, è espressione della bontà del cuore, è dono. Il silenzio è anche frutto di quell'esercizio ascetico che permette di dominare la propria istintività e rende capaci di tacere e parlare al momento opportuno e in modo giusto.          «Per educarci al silenzio - scrive la Canopi - è necessario cominciare a tacere, a disciplinare la lingua, ma non basta, perché fare silenzio non è soltanto non parlare. Dobbiamo riempirci del silenzio che coincide con il Verbo di Dio, Verbo silente, e poi parlare attingendo da quella sorgente; allora le parole sono calme, sono essenziali, sono buone, sono vere, sono belle, sono creatrici. Le parole che scaturiscono dal silenzio, cioè da Dio, partecipano della stessa creatività di Dio, sono feconde di vita» .
          La vita interiore richiede l'uso della ragione e della volontà, ha bisogno di discernimento e di azione, tuttavia al centro dello spirito sta qualcosa di semplice e radicale da cui dipende l'educabilità vera ed efficace del cuore: silenzio, ascolto, preghiera. Non sono solo atti tipici della vita religiosa e monastica, ma primi e fondamentali passi dell'esperienza umana come tale. Per parlare con libertà e coscienza, bisogna sapersi educare al silenzio, inteso come una predisposizione all'ascolto profondo di se stessi, del prossimo e di Dio.
        
  Dietrich Bonhoeffer così esprimeva le motivazioni del silenzio raccomandato a ogni cristiano che voglia crescere nella vita spirituale: 
«Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola, perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola. Facciamo silenzio dopo l'ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima Parola, e facciamo silenzio prima di coricarci perché l'ultima Parola appartiene a Dio. Facciamo silenzio solo per amore della Parola». E Ildegarda di Bingen diceva: «Dio ci dà volentieri appuntamento nella casa del silenzio».

Espressione del primato di Dio          Il silenzio non è soltanto assenza di parola - anche se esige una limitazione nell'uso della parola - ma spazio interiore per accogliere il Verbo della Vita.
«In sostanza, - scrive ancora la Canopi - il silenzio è un'espressione concreta del primato accordato a Dio. Se davvero diamo a Dio il primo posto, se a lui consacriamo le primizie del nostro cuore, a lui rivolgiamo i nostri desideri e lo mettiamo al di sopra di tutte le nostre attese, allora certamente cercheremo di far tacere tutti gli altri rumori, per poter percepire il "mormorio leggero" della sua presenza, per lasciar risuonare in noi solo la sua Parola, che è lui stesso.
          Il silenzio sta alla base dell'educazione dell'uomo. Dal silenzio, come da terra fertile, fioriscono tutte le virtù; senza il silenzio anche le virtù già acquisite diventano scadenti, perdono la loro specifica bellezza, la loro lucentezza e profondità. Non è facile quando si è sempre immersi in ambienti rumorosi e superficiali custodire il raccoglimento ed essere testimoni della Parola che non passa, della purezza del cuore, della vera bellezza della vita. Eppure tale testimonianza è oggi quanto mai urgente".
          Tutti, soprattutto oggi, abbiamo bisogno del silenzio! È dal silenzio che può nascere una parola acuta, penetrante, comunicativa, sensata. Dio preferisce il silenzio, parla all'uomo se sa mettersi in ascolto. Il silenzio è indispensabile! È nel silenzio che s'impara a stare con la gente in modo diverso, a parlare alla gente in modo diverso, a gioire con la gente in modo diverso. Si diventa più lieti e più profondi nello stesso tempo.
          «Più passa il tempo - diceva Gandhi - e più mi accorgo che non riesco ad essere felice senza silenzio, senza preghiera... La preghiera mi ha salvato la vita. Senza di essa sarei pazzo da molto tempo».

Rivestirsi di silenzio 

         Ancora madre Canopi sottolinea quanto sia importante «per la vita spirituale, all'inizio della giornata, attingere da Cristo forza, amore, pace, nutrirsi di lui, ricolmarsi di lui. Un cristiano - tanto più se consacrato - dovrebbe sempre essere riconoscibile per una "qualità" diversa di essere: qualunque cosa faccia, dovrebbe lasciar trasparire la sua relazione profonda con il Signore. Qualcosa di divino dovrebbe irradiarsi dal suo modo di essere, di agire, di pensare, al punto da costituire nel mondo un segno del trascendente e un docile strumento nelle mani del Signore per educare gli altri alla purezza, alla finezza spirituale, alla delicatezza dei sentimenti».
Siamo in un'epoca dove si parla facilmente in modo volgare, ma tale modo di esprimersi dimostra che non c'è cuore puro, che manca il gusto della vera bellezza. Un cuore non educato al vero, al buono, al bello, vale a dire alla santità, è un cuore non ancora evangelizzato e perciò incapace di evangelizzare.
          «La Vergine Maria può esserci anche in questo di modello e di aiuto. In lei, concepita senza peccato, tutto è sempre stato compostezza, silenzio e pace. È la bellezza pura e santa che, come terra umile e tutta aperta alla fecondazione della grazia, genera il Verbo. Ella è insieme la Vergine del silenzio e dell'ascolto, la Madre del Verbo e la Madre del bell'Amore, la Regina della Pace. Guardando a lei, ognuno può chiedersi come, nella propria situazione, possa fare qualcosa di più per coltivare il silenzio e per aiutare gli altri a scoprirne la bellezza».

Silenzio e Parola

           Per stare alla presenza di Dio, in ascolto della sua Parola, bisogna innanzitutto mettersi in stato di silenzio. «Taccia, davanti a lui, tutta la terra» esclama il profeta Abacuc (2,20). Taccia tutta la terra, tacciano tutti gli uomini, tacciano tutte le creature, tacciano i nostri cuori, i nostri pensieri... per ascoltare il Signore che è Parola di amore e suscita sempre "cose nuove".
          Un analogo invito al silenzio si trova nei Salmi: «Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui» (Sal 37,7). Il silenzio è fonte di speranza, espressione di abbandono fiducioso.
Il profeta Osea ci mostra come il silenzio sia fondamentale perché sia vera la relazione con Dio. Israele ha violato l'alleanza nuziale con il suo Signore, e il Signore, vuole portarlo a conversione, vuole risvegliare l'amore genuino degli inizi.
          "Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16). La condurrò lontano dalla vita tumultuosa, la condurrò in un luogo di silenzio e là, quando il suo cuore sarà in silenzio, le parlerò ed essa saprà ascoltarmi. Allora le toglierò gli idoli che aveva sulla bocca e nel cuore e farò con lei un'alleanza nuova: Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore" (Os 2,21-22).
          C'è una relazione profonda fra silenzio e purezza di cuore, come pure tra silenzio e carità, tra silenzio e preghiera. Soltanto dove regna il silenzio possono fiorire la Parola, la preghiera e la carità. Solo nel silenzio è possibile far crescere uno spazio interiore per accogliere il Verbo della Vita e trasmetterlo come Parola che dà vita.

(Teologo Borèl) Aprile 2012 - autore: Gellini Anna Maria


PROMEMORIA 

Tre poesie di Dietrich Bonhoeffer

Chi sono? Cristiani e pagani. Luce

Parole di vita

Spiritualità, preghiere, testimonianze...



etty  
«Penso anche alla figura di Etty Hillesum, una giovane olandese di origine ebraica che morirà ad Auschwitz. Inizialmente lontana da Dio, lo scopre guardando in profondità dentro se stessa e scrive: "Un pozzo molto profondo è dentro di me. E Dio c’è in quel pozzo. Talvolta mi riesce di raggiungerlo, più spesso pietra e sabbia lo coprono: allora Dio è sepolto. Bisogna di nuovo che lo dissotterri" (Diario, 97). Nella sua vita dispersa e inquieta, ritrova Dio proprio in mezzo alla grande tragedia del Novecento, la Shoah. Questa giovane fragile e insoddisfatta, trasfigurata dalla fede, si trasforma in una donna piena di amore e di pace interiore, capace di affermare: "Vivo costantemente in intimità con Dio"» (Benedetto XVI, Udienza generale 13 febbraio 2013).
(NB. Dal n. 6 la ricerca è condotta sul DIARIO integrale di Etty Hillesum) 


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...Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.

Agonia - Cesare Pavese

Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo
accompagna il mattino.

Son lontani i mattini che avevo vent'anni.
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo-una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni
ora è come quel pianto non fosse mai stato.

E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore-perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d'esser io: gettando un'occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori.

Cesare Pavese





"Cara Connie, volevo fare l’uomo forte e non scriverti subito, ma a che servirebbe? Sarebbe soltanto una posa. Il pensiero di te e un ricordo o un’idea indegni, brutti, non s’accordano. Ti amo. Cara Connie, di questa parola so tutto il peso -l’orrore e la meraviglia- eppure te la dico, quasi con tranquillità. L’ho usata così poco nella mia vita, e così male, che è come nuova per me. […] Amore, il pensiero che quando leggerai questa lettera sarai già a Roma - finito tutto il disagio e la confusione del viaggio-, che vedrai nello specchio il tuo sorriso e riprenderai le tue abitudini, e dormirai da brava, mi commuove.
Sei una cosa più dolce e più terribile, e a pensarci mi tremano i polsi."



- Cesare Pavese -



Io trovo molto bello questo maltrattarci insaziabile [...] siamo una bellissima coppia discorde. 
(dal carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi)



“Passo la giornata come chi ha urtato uno spigolo con la rotula interna del ginocchio: tutta la giornata come quell’istante intollerabile. Il dolore è nel petto, che mi sembra sfondato e ancora avido, pulsante di sangue che fugge e non ritorna, come da un’enorme ferita. Naturalmente, è tutta una fissazione. Dio mio, ma è perché sono solo, e domani avrò una rapida felicità, e poi di nuovo i brividi, la stretta, lo squarcio. Non ho più fisicamente la forza di star solo.” 

Cesare Pavese (Il mestiere di vivere)