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domenica 3 luglio 2016

“Il silenzio è la risorsa di coloro che riconoscono nobiltà al linguaggio”

Il canto delle sirene



Yves Bonnefoy



Il poeta francese Yves Bonnefoy è morto a Parigi il 1° luglio all’età di 93 anni. Era nato a Tours il 24 giugno 1923. “Il silenzio è la risorsa di coloro che riconoscono nobiltà al linguaggio” disse una volta e questa fu una sua cifra, quella di una persona schiva che usa la poesia come continuo strumento di ricerca. Matematico in gioventù e filosofo, transitò per il surrealismo rifiutando però di siglarne il manifesto: “Avevo molto amato il surrealismo per la sua capacità di scavare nell’inconscio, ancora oggi apprezzo Breton. Ma credo che la poesia debba essere composta per dare vigore alla vita, per cambiarla. Il surrealismo mi è sembrato alla fine troppo infarcito di sogni superficiali”. Insegnò al College del France dal 1981 al 1993, tradusse Shakespeare, Yeats, Petrarca, Leopardi e Seferis.
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Eric Feferberg-AFP

FOTOGRAFIA © ERIC FEFERBERG/AFP
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da Pietra scritta, 1965

 

L’ALBERO, IL LUME

L’albero invecchia nell’albero: è l’estate.
L’uccello valica il canto dell’uccello e si allontana.
Il rosso della veste illumina e disperde
lontano, in cielo, il carreggio dell’antico dolore.
Oh fragile paese,
fragile come la fiamma del lume che portiamo
quando è vicino il sonno nella linfa del mondo,
semplice il battito dell’anima condivisa.
Anche tu ami l’istante in cui la luce dei lumi
trascolora e sogna nel giorno.
Tu sai che è l’oscurità del tuo cuore che guarisce,
la barca che raggiunge la riva e vi ricade.

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da L’ora presente, 2011

 

LA SCIARPA ROSSA

In alto un atrio nel cielo.
Il sole, al di là. Il comandante
Del vecchio mercantile riceve un viaggiatore.
Un oblò è aperto, le onde sono vicine.

E lui che fa? Si è alzato, lancia
Da questo oblò una cosa, poi altre.
Così: perché, mi dice, questa sciarpa,
Mio padre me la donò, alla mia partenza

Per il primo di tanti viaggi.
L’ho amata, mi è parso che mi dicesse,
L’ho serbata per questo giorno in cui muoio.

La spinge fuori, essa si ripiega
Sulla sua mano, e si rigonfia, poi si dispiega.
Per un istante su noi due tutto il cielo è rosso.

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LE NOSTRE MANI NELL’ACQUA

Noi agitiamo quest’acqua. In essa le nostre mani si [cercano,
Talvolta si sfiorano, forme spezzate.
Più in basso, è una corrente, è qualcosa d’invisibile,
Altri alberi, altre luci, altri sogni.

E guarda, sono anche altri colori.
La rifrazione trasfigura il rosso.
Era un giorno d’estate? No, è il temporale
Che “cambierà il cielo”, e fino a sera.

Noi immergevamo le mani nel linguaggio,
Vi afferrarono parole delle quali non sapemmo
Che fare, non essendo che i nostri desideri.

Noi invecchiammo. Quest’acqua, nostra trasparenza.
Altri sapranno cercare più nel profondo
Un nuovo cielo, una nuova terra.

(Traduzione di Fabio Scotto)

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La traduzione dell’Infinito di Giacomo Leopardi



Leopfrancese.

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia sgorga da profondità inconsce e non da fatti contingenti: è sempre un gesto del tutto imprevisto e imprevedibile.
YVES BONNEFOY

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