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martedì 11 ottobre 2016

“La grande onda di Kanagawa”... Chi ha vinto il Premio Strega del 2016?

Il Fuji a Milano. L’onda di Hokusai, Hiroshige e 

Utamaro si abbatte su Palazzo Reale - 




Katsushika Hokusai
La grande onda presso la costa di Kanagawa, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji (1830-1832 circa)
Silografia policroma, 25,9 x 38,5 cm – Honolulu Museum of Art

Un’onda vi seppellirà. Arrivano a Palazzo Reale di Milano i tre grandi maestri dell’ukiyoeHokusai, Hiroshige e Utamaro. Una selezione di oltre 200 silografie policrome e libri illustrati -provenienti dalla prestigiosa collezione della Honolulu Academy of Arts- racconta il Mondo Fluttuante dei tre maestri, punto di riferimento indiscussi della modernità: Katsushika Hokusai (1760-1849), Utagawa Hiroshige (1797-1858) e Kitagawa Utamaro (1753-1806).
La mostra (prodotta di MondoMostre / Skira) propone un viaggio nel mondo artistico e umano dei tre artisti, che ancora oggi, come nei secoli precedenti, hanno influenzato scuole e artisti del Giappone e dell’Europa, contrapponendo all’etica del samurai il godimento del singolo momento, il piacere, il divertimento in ogni sua forma. Sono messe così in luce da una parte le peculiarità tecniche, l’abilità e l’eccentricità dei singoli artisti, dall’altra il mercato dell’immagine dell’epoca che richiedeva di trattare soggetti precisi, luoghi e volti ben noti al pubblico, temi e personaggi alla moda. Una domanda intorno alla quale crescevano inevitabilmente rivalità, prima ancora che tra gli stessi artisti, tra gli editori che producevano le opere e si contendevano i migliori pittori, incisori e stampatori per dar vita a serie di stampe sempre diverse, verticali, orizzontali, in forma di ventaglio, in formato di libro per soddisfare un mercato dell’editoria sempre più esigente e ampio.
Informazioni utili
“HOKUSAI, HIROSHIGE, UTAMARO”
Luoghi e volti del Giappone che ha conquistato l’Occidente
22 settembre 2016 – 29 gennaio 2017
Palazzo Reale – Piano Terra
Piazza Duomo, 12
20122 – Milano
Mostra prodotta da MondoMostre Skira


Perché la “Grande onda” 

di Hokusai è così famosa 

CULTURA IlPost

Il Wall Street Journal racconta quello che sta intorno all'immagine più famosa dell'arte giapponese, e come è diventata così familiare




In occasione di due recenti mostre a Parigi e Berlino dedicate all’artista giapponese Katsushika Hokusai, il Wall Street Journal ha raccontato l’origine e la popolarità della sua opera più famosa, la xilografia “La grande onda di Kanagawa”: una delle opere d’arte non occidentali più conosciute al mondo. Hokusai, che era nato a Tokyo nel 1760 e morì nel 1849, realizzò “La grande onda” negli anni Trenta dell’Ottocento, in una serie chiamata “36 vedute del Monte Fuji”: ad oggi ne esistono circa cento esemplari, sui più di cinquemila che furono prodotti all’epoca (con una tecnica di stampa su legno in stile Ukiyo-e, cioè dai soggetti leggeri adatti alla classe borghese). I due esemplari meglio conservati al mondo della “Grande onda” oggi sono al Metropolitan Museum of Art di New York e al British Museum di Londra.

(l’immagine si ingrandisce con un clic)
http://www.ilpost.it/2015/03/27/grande-onda-hokusai/japanese-art/

“La grande onda” raffigura un tratto di mare molto agitato in cui navigano due barche di pescatori, vicino a Kanagawa (nei dintorni di Tokyo). Sullo sfondo si vede il Monte Fuji, il monte più alto del Giappone, raffigurato con lo stesso colore del mare. “La grande onda” mescola tratti tipici dell’arte orientale, come il profilo delle barche e dei pescatori, a tratti tipicamente occidentali, come l’uso della prospettiva per raffigurare il Monte Fuji. La spuma generata dall’onda al centro del dipinto, grazie a una specie di gioco artistico, può essere confusa con i fiocchi di neve che cadono sul Monte Fuji, la cui cima è innevata. In molti hanno ipotizzato che il “protagonista” del dipinto non sia l’onda, come capita di pensare a chiunque osservi il quadro inizialmente: in Giappone infatti è abitudine leggere e osservare le immagini da destra a sinistra, e questo potrebbe indicare che Hokusai volesse attirare l’attenzione sulle difficoltà dei pescatori.
Hokusai divenne molto famoso solo alla fine dell’Ottocento quando le riproduzioni delle sue stampe vennero scoperte essendo usate come carta d’imballaggio per oggetti preziosi spediti dal Giappone: da allora “La grande onda” ha ottenuto un esteso successo – «è diventata virale», dice il Wall Street Journal – ed è stata utilizzata negli ambiti più disparati, diventando familiare a moltissime persone che spesso non conoscono neanche il nome del suo autore. Per fare alcuni esempi, nel 1905, il compositore francese Claude Debussy la mise in copertina del suo poema sinfonicoLa Mer. La nota società produttrice di jeans Levi’s, fra le altre, l’ha utilizzata in una campagna pubblicitaria. Di recente, Apple l’ha stilizzata in una emoji e Google l’ha celebrata il 31 ottobre del 2010 con un doodle in occasione dell’anniversario della nascita di Hokusai.
La storica dell’arte Christine Guth, che ha appena pubblicato un libro intitolato La Grande onda di Hokusai, ha collegato la diffusione della Grande Onda allo tsunami che avvenne nel nord del Giappone il 15 giugno 1896, che causò la morte di circa 22mila persone. In seguito a quell’evento cominciò a diffondersi in Occidente la parolatsunami, che venne presto associata alla “Grande onda” (nonostante non raffiguri davvero uno tsunami, ma solamente un tratto di mare molto agitato). Sebbene durante gli ultimi anni della propria vita Hokusai fosse piuttosto famoso in Giappone, il Wall Street Journal scrive che prima di dipingere la serie sul Monte Fuji aveva problemi economici che quelle opere aiutarono a superare. Un’altra versione è che l’abbia realizzata per pagare i debiti di gioco di suo nipote. Secondo Hokusai stesso tutte le opere che aveva realizzato prima della serie sul Monte Fuji «non sono degne di nota»: in realtà, Hokusai realizzò decine di dipinti e stampe molto apprezzate, oltre ai cosiddetti manga, una raccolta di 15 libricini con circa 4mila xilografie considerati gli antenati degli attuali fumetti.
La grande popolarità contemporanea della Grande Onda è ovviamente legata anche all’immediatezza del suo soggetto, alla sua semplicità e al richiamo del tema naturale e delle sfumature di colore attraenti e omogenee. Maki Fukuoka, che insegna lingua e cultura asiatica al Royal College of Art di Londra, ha detto che l’immagine ottenne un successo così esteso proprio perché «il pubblico europeo, inclusi gli artisti, non avevano mai visto niente di simile: né in termini di materiali né in termini di stampa su legno». Fukuoka ha aggiunto che il dipinto provoca «una specie di comprensione immediata di ciò che significa. Si tratta di un soggetto piuttosto semplice, ma che rimane bene in mente».
foto: la copia della “Grande onda” posseduta dal Centro di Cultura Giapponese di Washington (AP Photo/Japan Information and Culture Center)




Chi è Edoardo Albinati


Edoardo Albinati,60enne scrittore italiano, ha vinto il Premio Strega del 2016, il più importante premio letterario italiano, con il suo ultimo libro “La scuola cattolica”. Gli altri quattro finalisti erano L’uomo del futuro di Eraldo Affinati, Se avessero di Vittorio Sermonti, Il cinghiale che uccise Liberty Valance di Giordano Meacci, eLa femmina nuda di Elena Stancanelli.
“La scuola cattolica” è lungo 1294 pagine – ma nella versione originale era lungo circa il doppio – racconta l’adolescenza del narratore e contiene riferimenti alla storia italiana degli anni Settanta, soprattutto al caso di cronaca noto come il “massacro del Circeo”. Al centro del romanzo c’è l’Istituto San Leone Magno di via Nomentana a Roma, una scuola maschile gestita dai preti e frequentata da una certa borghesia e piccola borghesia cattolica: due dei ragazzi colpevoli del “massacro del Circeo” erano infatti stati studenti di quella scuola.
Albinati è nato a Roma nel 1956 e fino ad ora ha scritto una quindicina di opere letterarie, tra romanzi, racconti e raccolte di poesie. Il suo penultimo romanzo era uscito nel 2006: si chiamava Tuttalpiù muoio e fu scritto in collaborazione con Filippo Timi. Da metà anni Novanta insegna lettere ai detenuti del carcere romano di Rebibbia e nel 2002 ha trascorso alcuni mesi in Afghanistan lavorando con l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati. Due anni dopo ha partecipato ad una missione dell’UNHCR in Ciad e in seguito ha pubblicato dei reportage molto apprezzati sul Corriere della Sera, e suRepubblica. Prima di iniziare a pubblicare romanzi e racconti, Albinati ha tradotto delle opere di alcuni scrittori stranieri, come Vladimir Nabokov e Robert Louis Stevenson.
Parlando del suo ultimo libro, Albinati ha detto: «Volevo mostrare e capire come sotto la superficie del decoro stiano crimini e miserie. Volevo tirare i fili di quell’ambiente preciso in quel momento preciso: il quartiere Trieste a Roma nella prima metà degli anni Settanta, un quartiere della piccola borghesia cattolica. Volevo mostrare come il risentimento borghese, cioè della classe razionale per antonomasia, potesse accendersi in fiammate selvagge. Volevo mostrare lo sbalordimento di fronte a quell’infiammarsi. Ma il mio bisogno era liberarmene, non ricordarlo».



 Edoardo Albinati al Premio Strega (ANSA/GIORGIO ONORATI)



La scuola di Albinati è il mondo

La prima scelta che bisogna fare nel parlare di La scuola cattolica, il nuovo romanzo di Edoardo Albinati, è se occuparsi del fatto che sia lungo 1.300 pagine. Sì, esatto, 1.300 pagine. Sono tante? Sono troppe? Per un romanzo, si potrebbe rispondere quasi sempre sì. Se si tratta di un tentativo di capire il mondo, o, come nel caso del libro di Albinati, ancora più precisamente un tentativo di trovare un modo di starci, nel mondo, allora no. Allora sono poche. Sono sempre poche.
>>>  www.corriere.it scuola-albinati-mondo

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