La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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mercoledì 6 aprile 2016

Non si scappa mai dai luoghi, né dalle persone, né tantomeno dalle circostanze. Si scappa da se stessi.

By leggoerifletto

Quelle come me... - Alda Merini

È come una goccia d’acqua nel deserto ciondolante.
Quelle come me sono capaci di grandi amori e grandi collere,
grandi litigi e grandi pianti grandi perdoni.
Quelle come me non tradiscono mai.
Quelle come me hanno valori che sono incastrati nella testa
come se fossero pezzi di un puzzle,
dove ogni singolo pezzo ha il suo incastro e lì deve andare.
Niente per loro è sottotono,
niente è superficiale o scontato,
non le amiche, non i figli, non la famiglia,
non gli amori che hanno voluto, che hanno cercato,
e difeso e sopportato.
Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

- Alda Merini - 





Sono nata così: seducente e sbadata, capace di spogliarmi 
e di rivestirmi in un solo momento.
Ciò che importa è la scena, lo spettacolo, l'apoteosi.

- Alda Merini - 




Pensiero, io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza ?


- Alda Merini - 




Non si scappa mai dai luoghi, 
né dalle persone,
 
né tantomeno dalle circostanze.
 
Si scappa da se stessi.

- Alda Merini - 






Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it

martedì 5 aprile 2016

Il gatto, soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso: nacque completamente rifinito,

Un post di qualche tempo fa... 12.12.12

The Sound of Silence (Original Version from 1964)




Simon & Garfunkel 

Sound of Silence

Sound of Silence
by:Simon & Garfunkel 

Hello, darkness, my old friend
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
'Neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never shared
And no one dared
Disturb the sound of silence

"Fools," said I, "You do not know
Silence like a cancer grows
Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you"
But my words like silent raindrops fell
And echoed in the wells of silence

And the people bowed and prayed
To the neon god they made
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming
And the sign said, "The words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls
And whispered in the sounds of silence"

NB:
These two were part of my youth and
enjoyed every minute of their music.

sabato 2 aprile 2016

VIENI CHIUNQUE TU SIA (Luigi Verdi)

65-5_vieni_chiunque_tu_sia
Luigi Verdi
VIENI CHIUNQUE TU SIA
“Sono 25 anni  che lotto con le domande  più nude e profonde della vita".



(Luigi Verdi)
Le parole più profonde della vita spremute e distillate dallo sguardo attento di chi quelle domande le ha condivise con migliaia di viandanti di ogni età, credo, cammino. Don Luigi Verdi, fondatore e responsabile della fraternità di Romena, racconta così i 25 anni della Fraternità di Romena, in Toscana, una delle esperienze più aperte e innovative della chiesa italiana
Edizioni Romena, Marzo 2016, pagine 60 a Colori
ISBN 978-88-89669-65-5

“Sono 25 anni che lotto con le domande più nude e profonde della vita”.

Don Luigi Verdi sintetizza così il cammino compiuto a Romena, dove nel 1991 ha fondato una delle esperienze più aperte e innovative della chiesa italiana. In questo anniversario don Luigi Verdi ha deciso di spremere i contenuti di questa esperienza distillando ciò che ha sentito, ciò che ha capito ciò che ha condiviso sul dolore e sulla bellezza, sulla morte e sulla speranza, sulle paure e su Dio . Il libro si intitola “Vieni, vieni chiunque tu sia”, come l’incipit della poesia di Rumi che si può trovare all’ingresso di Romena: una poesia che è come una grande porta aperta sulla vita. Sulla soglia di quella porta don Luigi ha incontrato migliaia di viandanti di ogni età, di ogni cammino. Questo libro dà voce alla voglia di autenticità, di libertà, di vita vera di ciascuno di loro. Di ciascuno di noi.
Luigi Verdi

 
Nacqui nel 58, in una casa di basse grondaie dove un dottore non potè soffocare il mio primo grido quando mi consegnò nelle mani degli uomini. Mio padre e mia madre mi fabbricarono addosso un’ansia vasta, un inesplicabile ardore. Mi trovai un cuore solitario e troppo esposto. A 20 anni si aprì la porta splendente del coraggio. A 32 si alzò il vento per farmi valutare l’abisso. Sperimentai quante rive illusorie si incontrano prima di entrare in porto. Nello strappo di dolorosa fitta fu domato il mio orgoglio, così che la mia ombra non riuscì a cancellare la Sua orma. 24 anni fa, dopo sconfitte ignote, ho ereditato un angolo di terra. Un cantiere dove c’è polvere e terra, fango e neve. Vivo nel soldalizio arcano di un’antica Pieve, di un mandorlo e di un pozzo, come chi, inginocchiato controvento, tenta di radunare un magro fuoco. Il mandorlo continua a fiorire e a dare frutti, mentre al pozzo vengono ad attingere viandanti da ogni dove. Il resto accadrà, desiderato e maturato dentro gli anni.
www.romena.it/pubblicazioni


Il fragile e il prezioso. Bioetica in punta di piedi,

Dialogando 

il blog di Luigi Alici
Il fragile e il prezioso



«Tra noi e l’inferno o il cielo, c’è solo la vita,
che è la cosa più fragile del mondo»
(B. Pascal)
  


Giovedì 17 marzo sarà in libreria il nuovo libro, di cui qui anticipo per i lettori del blog l'introduzione.
Il libro sarà presentato e discusso dai proff. Piergiorgio Grassi, dell'Università di Urbino, e Massimilano Marinelli, dell'Università Politecnica delle Marche, mercoledì 16 marzo, alle ore 17, a Macerata, Via Garibaldi 20, III piano, aula A.


Introduzione


L’intera storia dell’etica – non solo occidentale – potrebbe essere riletta anche come un lungo e tormentato itinerario segnato dagli incontri stupefacenti e dagli appuntamenti mancati tra la vita e il pensiero: un cercarsi e un ignorarsi reciproco, in un cui prossimità e distanza si avvicendano incessantemente. Un ennesimo capovolgimento di fronte, in questo pendolarismo inquieto, segna la lunghissima stagione di congedo dal moderno, di cui a volte abbiamo la sensazione di essere prigionieri, in una penombra che continua ad esitare tra la retorica di un tramonto interminabile e l’attesa di un nuovo giorno, sempre troppo lontano.
Il rovesciamento di paradigma si manifesta essenzialmente nel passaggio da un antropocentrismo sistematicamente disattento (se non pregiudizialmente avverso) al mondo della natura e della vita a un biocentrismo pervasivo e in molti casi non meno dogmatico. Una contrapposizione così schematica tra vita e pensiero non deve trarre in inganno: declinazioni multiformi, non di rado divergenti, interessano sia il paradigma antropocentrico sia quello biocentrico, anche se per motivi diversi. Nella sua storia recente e non ancora ben sedimentata, il biocentrismo sta assumendo la fisionomia di un contenitore culturale sin troppo elastico e perfino incoerente, al quale fra l’altro guardano, con intenti fondamentalmente dissimili, ecologia e bioetica.
La prima tende a rafforzare risolutamente la pressione normativa dell’etica percorrendo vie molto diverse: nel passaggio dalla Shallow alla Deep Echology si accentua l’antitesi tra riduzionismo metodologico, che non vuole rinunciare al rigore scientifico nell’analisi di situazioni complesse, e olismo radicale, che rischia un corto circuito tra natura, etica ed estetica, fino a sfumare in forme di ecosofia transpersonale. Nei movimenti di liberazione animale, d’altro canto, domina soprattutto una polemica contro gli steccati ideologici dello specismo, in nome di una riconsiderazione unitaria della vita animale, forse meno attenta alla complessità degli ecosistemi e ancor meno preoccupata di farsi carico della differenza tra organico e inorganico.
Al contrario, in ampi settori della bioetica contemporanea, che peraltro non si riconoscono come una forma di biocentrismo in senso proprio, si afferma soprattutto la tendenza a indebolire – o comunque rimodulare – ogni prescrittivismo etico “forte”, nell’intento di decostruire un collegamento univoco tra vita naturale e vita morale, dovendo farsi carico, peraltro, di un equilibrio tra autonomia individuale e responsabilità pubblica, particolarmente problematico per una cultura estranea o addirittura ostile al principio del bene comune.
Nel caso della bioetica il riferimento biocentrico cambia profondamente, soprattutto quando si tende a spogliare la vita naturale di ogni intrinseca valenza normativa, riconoscendole piuttosto il carattere di un dato biografico originario, con il quale l’intero spettro dell’esistenza deve confrontarsi: nella salute e nella malattia; nelle pratiche di vita e nella istituzioni che plasmano la cultura e il costume; nelle convinzioni etiche, religiose e spirituali in cui s’incarnano gli ideali della convivenza e della cura, prolungandosi sul piano dell’economia e del diritto, dell’educazione e della politica.
Si possono forse intravedere, in questa sorta di nuovo “conflitto delle interpretazioni”, interno al biocentrismo, alcune eredità irrisolte dell’antropocentrismo moderno, che per la sua lunga e complessa parabola interna è impossibile ricondurre a una linea di sviluppo coerente e unitaria: dalla versione originaria, ingenuamente dominativa o potentemente utopica, fino al suo esito estremo, nichilistico e disperato, che alla fine tiene insieme morte di Dio e morte dell’uomo.


Il rapporto tra vita e pensiero, che matura nella bioetica contemporanea, può essere inquadrato in questa prospettiva. L’irrompere tumultuoso e imprevisto del primato della vita, di cui le biotecnologie sono nello stesso tempo lcausa ed effetto, trasformando di fatto la scala funzionale del possibile in una nuova scala etica del lecito, ha trovato il pensiero etico-filosofico in gran parte impreparato, se non addirittura chiuso in un atteggiamento di estraneità pregiudiziale. Il brusco risveglio, provocato dall’incrinarsi in modo sempre più preoccupante del precario equilibrio della biosfera, si è rapidamente trasformato in un vero e proprio campanello d’allarme quando le sfide della tecnoscienza hanno assunto dimensioni macroscopiche e non più occultabili, fino all’avanzare impetuoso delle cosiddette tecnologie GRIN (geno-, robo-, info-, nano-), che promettono di destrutturare – e ristrutturare – fin dalle fondamenta il cammino plurisecolare dell’Homo sapiens.
Negli ultimi decenni, mentre il pensiero europeo era ancora largamente monopolizzato dal dibattito intorno alla crisi della ragione e si andava consolidando la volontà di far coincidere il congedo dalla modernità con una sostanziale delegittimazione dei suoi paradigmi antropocentrici, il pensiero angloamericano appariva per lo più assorbito, nella dominante impostazione analitica, in questioni di metaetica, spesso istruite e condotte sulla base di approcci autoreferenziali e dichiaratamente evasivi sul piano dell’etica normativa. In una sorta di involontaria alleanza tra analitici e continentali, alla fine ogni competenza di ordine prescrittivo ha finito di fatto per essere abbandonata alle preferenze individuali, alle semplificazioni ideologiche o alle confessioni religiose.
L’irruzione di dilemmi drammatici e in molti casi laceranti, assunti e rilanciati dall’etica medica, ha in un certo senso “salvato” la riflessione morale dall’aridità e dall’isolamento, provocando una frettolosa riconversione alle urgenze della cosiddetta etica applicata, anche se non sempre assistita da una adeguata elaborazione teorica. Così, di fronte all’incalzare di una casistica inedita, mentre nei comitati etici degli ospedali e dei centri di ricerca si sperimentavano “sul campo” forme nuove di dialogo interdisciplinare, e mentre negli ordini professionali si cercavano compromessi faticosi nella elaborazione di codici deontologici sempre più aggiornati e specifici, per la mancanza di una mediazione etica tra vita e pensiero si è accentuata una oscillazione instabile tra un eccesso di concretezza e un eccesso di astrazione: per un verso, privilegiando ricerche empiriche di bioetica clinica; per altro verso, consacrando principi normativi spesso assunti in modo irrigidito e dogmatico.
Lo spazio che si è creato tra i due estremi si è trasformato rapidamente in una prateria, dove paura del nuovo e delirio di onnipotenza, nostalgia di sicurezze antiche e sogno di nuove frontiere hanno ripreso un antico duello, fatto di scorribande e colpi di mano, che gli interessi economici, la spettacolarizzazione mediatica e la semplificazione ideologica non esitano a cavalcare spudoratamente. Il percorso che qui si cerca di disegnare ha l’ambizione di assegnare a una bioetica “in punta di piedi” il compito di custodire criticamente questa distanza tra vita e pensiero, evitando di irrigidirla in un blocco monolitico, che condannerebbe l’etica ad essere inghiottita dall’egemonia naturalistica, e, al contrario, di diluirla in una forma di vago galateo deontologico, che nasconde a malapena dietro la convenzionalità instabile dei propri precetti l’antica logica del più forte.
La custodia di questa distanza dipende dalla possibilità di far valere in bioetica una distinzione preliminare, che precede altre differenze – certamente rilevanti – fra orientamenti ideali e normativi diversi: si tratta della distinzione fra bioetica critica, disposta ad argomentare razionalmente le proprie tesi, anche riconoscendo spazi di radicale problematicità, e bioetica ideologica, ciecamente aggrappata alle proprie certezze, spesso frutto di chiusure pregiudiziali. Tale differenza non coincide necessariamente con quella che intercorre tra credenti e non credenti: anche il credente deve entrare nel dibattito bioetico portando argomenti, così come nemmeno il non credente può uscirne, ad esempio delegittimando l’interlocutore o il valore stesso del confronto critico, facendo pesare su di esso un’ipoteca relativista.
La natura critica e non ideologica dell’approccio bioetico in questo libro viene accreditata in modo per lo più indiretto, ponendo la cifra tematica del fragile e del prezioso alla base di quattro approfondimenti, dettati dalla condizione dell’Homo (inteso ovviamente come persona umana, maschile e femminile) fragilis, patiens, moriens, curans. Solo uno sguardo cordiale e inclusivo sull’intero della vita personale (e dunque, già da sempre, interpersonale), può abbracciare il doppio volto – fragile e prezioso – della finitezza, all’origine della differenza fra limite e ferita, fra vulnerabilità ontologica e fallibilità morale. Da questo scenario etico-antropologico, di cui si debbono rintracciare le coordinate, la bioetica deve lasciarsi costantemente ammaestrare: nella elaborazione del proprio statuto epistemologico, prima ancora che nella definizione di un catalogo prescrittivo, più o meno severo o “trattabile”.
Il fatto che l’intero percorso abbia come approdo conclusivo la riqualificazione di un’etica della cura, intesa come un paradigma relazionale esigente e coestensivo all’intero volume dell’umano, aiuta a liberarsi dall’equivoco di fondo che identifica la forza del vincolo etico con le false sicurezze di un approccio chiuso e irrigidito. Al contrario, altezza dell’etica e profondità antropologica vanno sempre di pari passo, soprattutto quando si cerca di tener ferma la coincidenza del fragile e del prezioso, in modo da escludere un’interpretazione relativista del fragile e nello stesso tempo un’interpretazione fondamentalista del prezioso. Non si deve scambiare l’umiltà della ricerca, che deve sempre coniugare ascolto attento della vita e senso vigile del limite, con una debolezza teoretica o una timidezza etica, dimenticando che il bisogno di facili scorciatoie prescrittive s’afferma quasi sempre in una terra di nessuno, dove non si lascia parlare la vita e non s’impegna mai a fondo il pensiero.
L’auspicio è che si colga nello spirito dialogico che ha ispirato ogni pagina di questo libro qualcosa di più che un semplice esercizio di stile, irrilevante o peggio evasivo sul piano della ricaduta normativa, cui la bioetica non può certo rinunciare, pur senza cedere, nello stesso tempo, alla fretta di arrivare troppo presto. Su questo punto, mi affido alla parola di Agostino, il quale ricava da una meditazione sulle apparizioni discrete del Risorto ai propri discepoli un insegnamento particolarmente attuale anche per il nostro tema, in cui forma e contenuto appaiono inscindibili: «Insegnare agli amici l’umiltà era più importante che rinfacciare ai nemici la verità».

venerdì 1 aprile 2016

Prato d'aprile

Prato d'aprile di Ada Negri




C'era un prato: con folte erbe, frammiste
a bianchi fiori, e gialli, e violetti;
e fra esse un brusio di mille piccole
vite felici; e se sull'erbe e i fiori
spirava il vento, con piegar di steli
tutto il prato nel sol trascolorava.

E volavan farfalle, uguali a petali
sciolti dai gambi; e si perdean rapidi
i miei pensieri in quell'aerea danza
ove l'ala era il fiore e il fiore l'ala.


Ada Negri






Web sul blog

"Mangia che ti passa" Il cibo dell'uomo. La via della salute tra conoscenza scientifica e antiche saggezze




VIDEO Prof.  FRANCO BERRINO
TrattA da "REPORT" DI Giuliano Marucci

Il Prof. Franco Berrino:
 Ecco i veleni che mangiamo quotidianamente (Report)


               
REPORT-
Sull'alimentazione corretta
"Mangia che ti passa"

Oncologo Franco Berrino
   https://vimeo.com/49242776


Prof. Franco Berrino:
Ecco cosa fa ingrassare!!!Pubblicato il 19 ago 2012
"CAUSE DELL'OBESITA' "



Franco Berrino parla di alimentazione nel DVD Il Potere del Cibo


MeMeMe:"Sindrome metabolica"
 dieta Mediterranea -Metformina


Franco Berrino: Alimentazione e tumori, La prevenzione del cancro, La dieta anticancro/antitumorale




Professor Berrino le 10 regole d'oro per vivere in salute.



Cibo come cura & prevenzione- Prof. Berrino  Siena 22/11/2014


Chi mangia sano va forte e va lontano- Franco Berrino
13 Aprile 2015 Verona

Il cibo dell'uomo

Il cibo dell'uomo
A partire dagli anni '70 ricerche epidemiologiche, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone e studiato decine di migliaia di casi di tumore, di infarto, di diabete, hanno confermato al di là di ogni ragionevole dubbio che la trasformazione del cibo che ha accompagnato la rivoluzione industriale della produzione e della distribuzione alimentare ha avuto un ruolo importante nella genesi delle malattie croniche che caratterizzano il mondo moderno.
L'obiettivo del volume è rivalutare il cibo semplice e trasmettere poche ma importanti raccomandazioni preventive: più cereali integrali, legumi, verdura e frutta, meno zuccheri e cereali raffinati, carni e latticini.
L'autore fornisce una guida a chi diffida della pubblicità e dei nutrizionisti televisivi ma non sa come orientarsi; ai genitori che si interrogano su quale sia l'alimentazione migliore per crescere i propri fi gli; a chi soffre di piccoli disturbi che incidono fortemente sulla qualità della vita; ai malati che si chiedono quale sia l'alimentazione per aiutare la guarigione e prevenire le recidive della malattia; ai medici che, consapevoli della loro impreparazione, desiderano aiutare i loro assistiti con umiltà e competenza; a erboristi, farmacisti e gestori di negozi biologici perché non veicolino proposte dietetiche potenzialmente nocive.
L'augurio è che questa raccolta di articoli possa contribuire a diffondere l'idea che si può mangiare in modo consapevole ricavandone piacere, salute, benessere e che lo stile alimentare semplice e salutare torni nel nostro quotidiano.
In questa nuova edizione aggiornata e ampliata l'autore offre interessanti spunti di riflessione sia sulla relazione tra il consumo di carni rosse e il rischio di insorgenza di tumori, malattie cardiache e diabete, sia sull'efficacia della dieta mediterranea per ridurre il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative.

Franco Berrino intervistato da Alessandra Giordano per il blog DietroleQuarte

 www.francoangeli.it


Franco Berrino, medico, patologo, epidemiologo, presidente dell'associazione "La Grande Via", già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha promosso lo sviluppo dei registri tumori in Italia e in Europa, grandi studi per indagare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro e sperimentazioni sullo stile di vita per prevenire l'incidenza del cancro al seno e delle sue recidive (progetti DIANA).

Franco Berrino e il nuovo libro "Il cibo dell'uomo"



Conosco da oltre 25 anni Franco Berrino che non ha certo bisogno di presentazioni in quanto medico, epidemiologo, Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell'Istituto dei Tumori di Milano, ha promosso lo sviluppo dei registri tumori in Italia e in Europa. 
Chiamato più volte per allestire grandi studi internazionali per indagare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro e sperimentazioni sullo stile di vita per prevenire l'incidenza del cancro al seno e delle sue recidive (Progetti Diana: attualmente in corso Diana 5).
Avevo letto molti dei temi trattati dal nuovo libro perchè questo può essere considerato un approfondimento dell'opuscolo "il cibo dell'uomo", stampato e ristampato molte volte da varie organizzazioni di volontariato.
Anche io avevo utilizzato diversi temi dell'opuscolo sulla rete, sia sul mio sito sia su medicitalia in forma di intervista a Franco Berrino.
Poichè Franco Berrino sostiene che sia bene scrivere libri solo se si ha qualcosa da dire, da aggiungere a quanto già è stato scritto, ho voluto chiedergli "cosa avesse da aggiungere" con il nuovo libro.
Questa la risposta :
>>Aiutare a riunire informazioni scientifiche, disperse in una miriade di pubblicazioni non facilmente accessibili, in poche ricette digeribili dai non specialisti.Aiutare a smascherare ciarlatani prezzolati dall'industria alimentare o farmaceutica, o semplicemente ignoranti. Connettere informazioni scientifiche sul cibo con le grandi tradizioni culturali e religiose dei popoli, che hanno codificato le prassi alimentari adatte all'ambiente di vita e rispettose della natura. Valorizzare il cibo semplice e i grandi chef della cucina povera, le donne del popolo >>
A partire dagli anni 70 ricerche epidemiologiche, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone e studiato decine di migliaia di casi di tumore, di infarto, hanno confermato al di là di ogni ragionevole dubbio, che la trasformazione del cibo che ha accompagnato la rivoluzione industriale della produzione e della distribuzione alimentare, ha avuto un ruolo importante nella genesi delle malattie croniche che caratterizzano il mondo moderno.
L'obiettivo del libro è quello di rivalutare il cibo semplice e trasmettere poche ma importanti raccomandazioni preventive: più cereali integrali, legumi, verdura, frutta, meno zuccheri e cereali raffinati, carni e latticini.
L'autore fornisce una guida
  • a chi diffida della pubblicità e dei nutrizionisti televisivi ma non sa come orientarsi
  • ai genitori che si interrogano su quale sia l'alimentazione migliore per crescere i propri figli
  • a chi soffre di piccoli disturbi che incidono fortemente sulla qualità della vita
  • ai malati che si chiedono quale sia l'alimentazione per aiutare la guarigione e prevenire le recidive della malattia
  • ai medici che, consapevoli della loro impreparazione (riguardo all'alimentazione), desiderano aiutare i loro assistiti con umiltà e competenza
  • a erboristi, farmacisti e gestori di negozi biologici perchè non veicolino proposte dietetiche potenzialmente nocive.
Perchè il libro merita una consultazione da parte dei medici e non solo?
Perchè spiega con linguaggio divulgativo le ragioni scientifiche che hanno portato a standardizzare le raccomandazioni elaborate dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro(WCRF), in collaborazione con l'Istituto Americano per la ricerca sul Cancro (AICR), a seguito di una opera ciclopica di revisione di tutti gli studi scientifici sul rapporto fra alimentazione e tumori, cui hanno contribuito oltre 150 ricercatori (e tra gli italiani Berrino), epidemiologi e biologi, di circa 50 centri di ricerca fra i più prestigiosi al mondo.
Questa opera è molto prudente nelle conclusioni, ma riassume in 10 raccomandazioni, solo i risultati più solidi della ricerca scientifica. E' stata pubblicata nel 2007 e viene costantemente aggiornata in base ai nuovi studi su www.dietandcancerreport.org/cup .
Il libro ha il merito di spiegare punto per punto le ragioni delle varie raccomandazioni. Una tra tutte: si ipotizza in particolare che lo squilibrio metabolico causato dalla nostra dieta troppo ricca di carboidrati raffinati e grassi saturi, associata ad una ridotta attività fisica [http://www.medicitalia.it/blog/oncologia-medica/90-attivita-fisica-riduce-rischio-morire-prematuramente-tumore.html ], determini un aumento dei livelli di insulina nel sangue, che a sua volta fa aumentare la produzione di ormoni sessuali e di altri fattori di crescita che favoriscono sia la formazione che la progressione di alcuni tumori. All'atto pratico il consiglio principale è quello di mantenere con l'alimentazione sempre basso il livello di insulina nel sangue, che viene prodotta quando aumenta il livello di glucosio nel sangue. Purtroppo utilizziamo molti di questi alimenti, detti ad alto indice glicemico,: il pane bianco, farina 00, i dolci di pasticceria, patate, riso brillato, i fiocchi di mais.. Vi sono poi alimenti che pur non avendo un alto indice glicemico, stimolano direttamente la produzione di insulina, come il saccarosio (comune zucchero) ed il latte. Gli alimenti ricchi di grassi animali, infine come le carni rosse, il burro e i formaggi, ostacolano il funzionamento dell'insulina, nel senso che rendono difficile il passaggio del glucosio del sangue alle cellule per cui la glicemia rimane alta e il pancreas deve produrre insulina in continuazione.

Questi cibi vanno consumati occasionalmente.

Riguardo alle carni quindi si raccomanda di limitare il consumo di carni rosse (ovine, suine e bovine) ed evitare il consumo di carni conservate
By www.medicitalia.it




Franco Berrino: "Il cibo dell'uomo

il_cibo_delluomo_febbraio_2013.pdf

Altri video... 
Franco Berrino

The Sound of Silence

Un post di qualche tempo fa... 12.12.12

The Sound of Silence (Original Version from 1964)




Simon & Garfunkel 

Sound of Silence

Sound of Silence
by:Simon & Garfunkel 

Hello, darkness, my old friend
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
'Neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never shared
And no one dared
Disturb the sound of silence

"Fools," said I, "You do not know
Silence like a cancer grows
Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you"
But my words like silent raindrops fell
And echoed in the wells of silence

And the people bowed and prayed
To the neon god they made
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming
And the sign said, "The words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls
And whispered in the sounds of silence"

NB:
These two were part of my youth and
enjoyed every minute of their music.

Risvegliamoci!

ilmagodiozblog

Il resto è silenzio (W. Shakespeare, Amleto)

Oche


Haiku (33.2016)
 
Son oche bianche
Starnazzanti sull’ aia.
Risvegliamoci!
 
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Sogno non ricordato / Sogno, sogno, non faccio che sognare. E sogno ad occhi aperti, ad occhi chiusi. Sogno di giorno, sogno di notte. Sogno altri luoghi, sogno altri momenti.


Sogno non ricordato
C’erano Stephen e Julie e poi quella sciattona che viene di solito la domenica pomeriggio, che ride sguaiata come sempre e poi ancora l’immagine di come si vive laggiù, le notizie sparse racimolate in certi supplementi di quotidiani. È il sogno di stanotte, ho sognato stanotte? Perlomeno adesso non ricordo se ho sognato e tutta questa gente era nel mio sogno? Prima di tutto, prima di ogni cosa devo metabolizzare il sogno: bisogna ricordarlo perché tutto prosegua, rammentarne i personaggi e le parole, la parte recitata nel teatrino. Ma ricordo solo che mi ha svegliato il formicolio di una mano all’alba.

«Vedi, c’è una ragazza» disse l’uomo con i baffi, «una ragazza che farebbe per te». E sua moglie, quella donna grassa, aggiunse: «Insieme stareste davvero bene». E questa ragazza non l’ho vista, immaginavo una cena galante e le passeggiate domenicali avvolti nei cappotti invernali in attesa che fosse primavera. Ero felice, com’ero felice! Con velocità e con le mani libere, pattinando sul ghiaccio con le lame affilate, volteggiano i pensieri e si incasellano quasi da soli nelle parole, riempiono vestiti che vanno loro a pennello, le pieghe cadono con la grazia e l’eleganza delle pattinatrici e delle ballerine.

Sogno, sogno, non faccio che sognare. E sogno ad occhi aperti, ad occhi chiusi. Sogno di giorno, sogno di notte. Sogno altri luoghi, sogno altri momenti. E mi risveglio sempre nel presente. Non ho nulla da perdere né da trovare se lavorando sulle parole gioco tra i corpi delle attrici-statue (cosa saranno le immagini del sogno?) strenuamente continuo a suddividere il già suddiviso. Il viso dolce sorridente ammicca al niente dal piccolo cono d’ombra che vela più di quanto celi, che in fin dei conti in pratica rivela, quel viso bello e levigato, gemello di quel seno che più sotto s’erge, fortezza violata da una carezza ardentemente invocata. Quel viso che non appartiene al corpo ma che semmai spetta ad un’altra estasi, ad un romanticismo non sensuale, ad un amore platonico o tale da esaurirsi in vigore intellettuale.

Ma questo forse non era un sogno, no: era un pensiero, ma cosa non ricordo e questo è il tarlo che mi rode e che non si calmerà fino al momento in cui avrò ricordato. Cos’era? Cosa non ricordo? E perché la sua presenza era così forte da farmi male? Non riesco a ricostruire il luogo né le circostanze, né i fatti che si sono svolti, se ci siamo parlati, se ci siamo baciati e ci siamo amati, ricordo solamente quella forza irresistibile della presenza.

Sono strani questi miei commerci di sogni – gli scambi tra gli esploratori e gli indigeni: pezzi d’oro per conchiglie, argento contro cianfrusaglie. E in quelle isole senza spazio e tempo, in quelle isole dolcemente perse nella mente baratto l’oggi e l’ieri, in cambio del passato do il presente. E sono contemporaneamente il venditore e l’acquirente. È un universo che possiedo quando immagino di avere la realtà e tra le mani ho null’altro che un sogno: ma non c’è sgomento o rimpianto al risveglio, soltanto la consapevolezza che nel sogno vivo un’altra vita.

1997
Schloe
DIPINTO DI CHRISTIAN SCHLOE
 

Credo che ogni tanto bisognerebbe non pensare, ma vivere. Vivere di quei sorrisi spontanei, degli abbracci inaspettati. Vivere di emozioni vere, di quelle che si infilano nelle ossa e fan venire i brividi. Credo che ogni tanto bisognerebbe smettere di chiedersi "perché" e buttarsi per vedere che cosa succede.


                       Giotto – Resurrezione e Noli me tangere
GETTARE NELLA VITTORIA DI CRISTO LE NOSTRE SCONFITTE 
By leggoerifletto:

Tipo Tre: L'Esecutore - Helen Palmer

Sono stati bambini apprezzati per i loro successi. 
Al ritorno a casa venivano interrogati sui loro successi piuttosto che sui loro sentimenti. Fondamentale era evitare gli insuccessi, perché solo i vincitori sono degni di amore.
Rappresentano il tipo iperattivo associato al mito americano della giovinezza, della forza e della competitività. 
Sembrano non conoscere la sofferenza e possono passare tutta la vita senza riconoscere il fatto di aver perso il contatto con la vita interiore. 
I Tre sono sempre così impegnati che non hanno tempo per sentirsi depressi. La loro definizione, portata a estremi patologici, è “drogati dal lavoro”: maniaci dell’iperattività, incapaci di fermarsi e di riposare. Nel mezzo di un momento altamente emotivo, il Tre può volare improvvisamente ad altro: al prossimo appuntamento o al pranzo d’affari.
I Tre esprimono l’amore attraverso l’azione e la famiglia diventa una serie di quadretti perfetti.
Le loro preoccupazioni comprendono: identificazione con l’azione e il successo, competizione e timore del fallimento, scarso accesso ai sentimenti, confusione tra io reale e ruolo professionale.
Mantenersi sempre occupati assicura una produttività costante e assorbe ogni possibile momento libero in cui potrebbero affacciarsi sentimenti ansiosi rispetto ai potenziali fallimenti. 
Gli esecutori entrano in contatto con la loro sincerità, durante le pause forzate: in genere si fermano per mancanza di lavoro o per malattia e non per decisione spontanea.
Il Tre tende a trasformarsi nel prototipo dell’approvazione sociale: può essere lacerante, per un giovane Tre, accorgersi che un altro vede la differenza tra la sua vera personalità e l’io fittizio.
Sono orgogliosi dei propri successi, degli onori e della vittoria; sono narcisisticamente convinti della propria competenza e superiorità. Hanno fiducia nelle proprie capacità, ma sanno che c’è sempre qualcosa da imparare. Se un altro fa bene, un Tre deve fare meglio.
Un fallimento non è considerato tale se nello stesso tempo si presenta un’altra promettente possibilità. La loro estrema adattabilità è una benedizione e un peso. Una benedizione perché in condizioni di stress, sanno reagire rapidamente e con efficacia; è un peso perché i reali sentimenti sono sospesi nell’interesse della produttività e possono dare l’impressione di persone pronte a cambiare bandiera per vantaggio personale.
Sono abilissimi a far aprire gli altri o a tirarli fuori da stati negativi, stimolandoli ad attività emotivamente costruttive.
Il loro interesse per l’aspetto fisico del compagno può sostituirsi alla profondità dei sentimenti.
I Tre vogliono essere l’autorità e la loro presenza in un gruppo è garanzia di successo. Un Tre evoluto si assume la responsabilità in prima persona ed è un punto di riferimento per gli altri.
Fattori di crescita: imparare a fermarsi lasciando alle emozioni e alle reali opinioni il tempo di emergere, notare il desiderio di essere il paziente perfetto in terapia.

Sintesi del libro "L'enneagramma la geometria dell'anima che vi rivela il vostro carattere" di Helen Palmer,Edizioni Astrolabio




Sono stanca di avere intorno chi vede il male dappertutto.
La negatività ti penetra dentro, ti avvolge, ti risucchia.
Così prima che scenda il buio definitivamente, cambio punto di vista, cambio prospettiva, cambio compagnia.

- Alessandra Bucci - 




Credo che ogni tanto bisognerebbe
non pensare, ma vivere.
Vivere di quei sorrisi spontanei,
degli abbracci inaspettati.
Vivere di emozioni vere, di quelle
che si infilano nelle ossa e fan venire i brividi.
Credo che ogni tanto bisognerebbe
smettere di chiedersi "perché"
e buttarsi per vedere che cosa succede.


Buona giornata a tutti. :-)