La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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sabato 10 agosto 2013

Padre Brown ... Padre Tobia & " La mia tv dei ragazzi"

I racconti di padre Brown di Gilbert Keith Chesterton

Padre Brown meglio di don Matteo

chesterton
Gilbert Keith Chesterton

Il vescovo britannico Peter John Haworth Doyle ha nominato un chierico per indagare sulla causa di beatificazione dello scrittore Gilbert Keith Chesterton. A darne notizia è stato Dale Ahlquist, Presidente dell’American Chesterton Society, lo scorso 1° agosto.
Nel suo discorso di apertura della 32a Conferenza annuale dell’American Chesterton Society, svoltasi presso il Collegio dell’Assunzione, Ahlquist ha espresso gioia e gratitudine per questa iniziativa perché «è in sintonia con i nostri desideri» per la canonizzazione di Chesterton.
«È per me un grande privilegio poter fare questo annuncio – ha aggiunto – anche perché la ragione che ha motivato monsignor Doyle è il fatto che quando il cardinale Bergoglio era Arcivescovo di Buenos Aires si espresse favorevolmente per l’apertura della causa».
Monsignor Doyle è vescovo della diocesi di Northampton, una sede suffraganea dell’arcidiocesi di Westminster, che comprende le contee di Northamptonshire e Bedfordshire come anche la contea tradizionale di Buckinghamshire.
Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) è uno degli scrittori inglesi più citati nel mondo. Diffusissimi i suoi libri Ortodossia, L’uomo eterno, Le avventure di un uomo vivo, San Tommaso d’Aquino,  San Francesco d’Assisi, così come tutta la serie dei racconti di padre Brown. In particolare, è di grande rilevanza il libro La mia fede in cui spiega la sua conversione al cattolicesimo.
È ampiamente dimostrato che gli scritti di Chesterton siano stati significativi per la conversione di molte persone e che abbiano influenzato positivamente tanti dei grandi uomini del XX secolo.
Lo scrittore e filologo britannico Clive Staples Lewis ha scritto che, dopo aver letto il libro di Chesterton The Everlasting Man (tradotto in italiano con il titolo L’uomo eterno), «per la prima volta ho visto la storia in una forma cristiana che aveva senso».
Secondo Dale Ahlquist, l’approccio di Dorothy Day all’economia è stato influenzato da un modello creato da Chesterton basato sugli insegnamenti sociali della Chiesa e conosciuto come “distributismo” (Dorothy Day è stata una giornalista e attivista sociale anarchica statunitense, famosa per le sue campagne di giustizia sociale in difesa dei poveri e dei senza dimora. Si convertì al cattolicesimo nel 1927, ndr).
Chesterton ha influenzato anche John Ronald Reuel Tolkien, autore de Il Signore degli Anelli e di altre celebri “pietre miliari” del genere fantasy, quali Lo Hobbit e Il Silmarillion. Ed è stato fonte di ispirazione anche per il letterato, drammaturgo poeta e giornalista Maurice Baring, per lo storico Christopher Henry Dawson, per il teologo monsignor Ronald Knox, e per autori agnostici come il grande scrittore argentino, Jorge Luis Borges.
Non basta essere un grande scrittore per essere un santo, ma è indubbio che Chesterton è stato un maestro di virtù. Magistrali i suoi insegnamenti nel campo della fede, della difesa della famiglia naturale, della santità della vita e della giustizia economica.
Nel mondo, egli è conosciuto per la sua grande intelligenza, umiltà e gioia profonda scaturita dal suo essere diventato cattolico. Il presidente della Chesterton American Society ha ricordato dell’influenza che Chesterton ha avuto anche sul Servo di Dio e Arcivescovo statunitense Fulton John Sheen, tra i più efficaci e brillanti predicatori del suo tempo. «Penso che Chesterton è un santo per il nostro tempo e potrebbe continuare ad attirare molte persone nella Chiesa cattolica», ha concluso Dale Ahlquist.

Gaspari


*


A distanza di cento anni (il primo Padre Brown fu scritto dallo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton nel 1911) ritorna con urgente attualità il delicato e centrale rapporto tra fede e ragione, richiamato con chiarezza ed autorità nella lectio magistralis di Ratisbona nel settembre 2006 da Benedetto XVI e ripreso l’anno scorso dallo stesso Papa, nella sua terra natale, a Berlino, davanti ai rappresentanti delle istituzioni politiche tedesche.
Del legame tra fede e ragione il celeberrimo sacerdote-detective inglese Padre Brown (reso in Italia brillantemente nell’adattamento televisivo del 1970 da Renato Rascel) è stata un’icona significativa.
Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), l’autore dei divertenti ed intelligenti racconti di Padre Brown, consigliabili a grandi e piccini, riteneva la questione fede-ragione ineludibile, ancor prima del suo ingresso ufficiale nella Chiesa Cattolica Romana (così amava chiamarla) nel 1922.
Innumerevoli sono i rimandi all’equilibrata e sottile trattazione del rapporto tra la fede e la ragione già dal primo racconto (La croce azzurra), nel quale lo scrittore londinese fa dire al pretino (P.Brown) dell’Essex: “La ragione è sempre ragionevole, anche nell’ultimo limbo, anche al limite ultimo delle cose. So bene che si accusa la Chiesa di abbassare la ragione, ma è il contrario, invece. Sola, sulla terra, la Chiesa fa la ragione veramente suprema. Sola, sulla terra, la Chiesa afferma che Dio stesso è legato alla ragione”. Fa rabbrividire per la bellezza evocata ed il collegamento, seppur a distanza di tempo, con la riflessione sul Logos che il Santo Padre Benedetto XVI ha proposto a Regensburg.
Lo smascheramento del ladro (Flambeau) travestito da prete avviene in Padre Brown ancora attraverso l’uso della ragione: “Voi attaccaste la ragione. Questa è cattiva teologia”. Padre Brown risponde così in modo candido e disincantato (non a caso la prima serie di racconti si intitola L’innocenza di Padre Brown) al falso sacerdote che lo interroga : “L’universo è soltanto fisicamente infinito, non infinito nel senso che sfugge alle leggi della verità … La ragione e la giustizia comprendono in modo inscindibile anche le stelle più remote e solitarie ma non crediate che una così fantastica astronomia possa influire minimamente sulla ragione e sulla giustizia della condotta umana. Su pianure di opale, sotto declivi tagliati nella pura perla, trovereste ancora un cartello con la scritta: “Tu non devi rubare”…”.
Attraverso l’uso sapienziale della ragione ed il tratto profondamente umano e comprensivo di Padre Brown, derivato dall’assidua presenza nel confessionale, il sacerdote-detective non solo riuscirà a convertire, con la grazia di Dio, il famigerato ladro Flambeau, ma a farlo diventare addirittura suo assistente nelle pratiche investigative. Alla domanda dello sconvolto Flambeau: “Ma come fate a sapere tante cose?”risponderà sorridendo il piccolo prete: “Sono cose che solo uno stupido celibe qualunque può sapere, naturalmente. Non avete mai pensato che un uomo, che non fa quasi mai altro che ascoltare i peccati commessi dagli uomini, non ha la probabilità di rimanere ignaro del male umano?”.
Sulla controversa questione della difficile comprensione del logos nelle vicende umane, così viene interrogato dall’ateo principe Saradine nel racconto Le colpe del principe Saradine: “Crede lei nel destino?”. Risponde Padre Brown: “Credo nel destino finale di tutti: d’essere un giorno giudicati … Siamo dalla parte del rovescio dell’arazzo. Le cose che qui accadono sembra che non abbiano alcun significato; parlo di ciò che avverrà in altro luogo. In qualche luogo il vero colpevole sarà punito. Qui, il danno sembra colpire una persona invece dell’altra”.
Alla provvisorietà ed incredulità dell’ateo (ora come allora presente in molte persone) il sacerdote cattolico Brown risponde con la fermezza della ragione e della fede proponendo un salvifico piano soprannaturale che non svilisce ma, al contrario, valorizza tutta la vita reale dell’uomo.
Nel brano Il pugnale alato Chesterton fa parlare semplicemente e con serietà il pretino scaturito dalla sua fertile penna: “Tutte le cose vengono da Dio; e sopra tutte, la ragione e l’immaginazione. I grandi doni dello spirito sono buoni in se stessi e noi non dobbiamo dimenticare la loro origine, nemmeno quando sono pervertiti”. Pur nella riflessione sulla Caduta primordiale dell’uomo (il Peccato Originale) che ha pervertito ed offuscato la bellezza del creato, non viene rinnegata la ragione e nemmeno tutti gli altri doni provenienti e ricevuti da Dio (tra cui l’immaginazione, cara a Chesterton, sia per i rimandi all’infanzia che per la sua attività di artista, pittore e poeta). Sempre ne Il pugnale alato un dottore scientista afferma dinanzi a Padre Brown: “Temo di essere un uomo troppo pratico per immischiarmi di religione e di filosofia”. Potremmo dire, oggigiorno, che al dottore le questioni legate al rapporto fede (teologia) e ragione (filosofia) non solo non interessino ma che non vengono ritenute neppure utili per la vita. Ecco la risposta attualissima del Padre Brown di cent’anni fa: “Eppure non sarete mai un uomo veramente pratico, finché non ve ne occuperete”. Quanti uomini cosiddetti pratici ritengono superflue le argomentazioni legate alla fede e alla ragione!
La fede e la ragione sono tenute insieme, in Padre Brown, al concetto di verità, alla verità chiara alla luce del sole ed all’esame razionale della realtà. Nel racconto Il destino dei Darnaways un altro irrazionale e fatalista dottore interroga il pretino dell’Essex: “Ma non dicevate di credere a una visione razionale delle cose?”. “Dissi che credevo alla luce del sole – replicò Padre Brown con voce forte e chiara- e non voglio scegliere tra due strade sotterranee di superstizione, che entrambi finiscono nel buio … venite alla luce e ascoltate la verità. Vi ho portato una parola: è terribile, ma rompe l’incanto della vostra prigione”.
Nel brano La luna rossa di Meru Padre Brown ribadisce l’accostamento essenziale tra fede e ragione con queste espressive e significative parole: “La gente vi dirà che le teorie non hanno importanza e che la logica e la filosofia non sono cose pratiche. Non crediate a costoro. La ragione viene da Dio, e quando avviene qualcosa di irragionevole questo qualcosa è importante”.
Nell’assunto di questa precisa e solida posizione (la ragione viene da Dio) Padre Brown stigmatizza l’orgoglio, la superbia intellettuale, il primo dei vizi capitali, additandone il pericolo: “Egli è assai orgoglioso di possedere ciò che egli chiama “i poteri dello spirito”. Ma ciò che egli chiama “spirituale” non è lo stesso di ciò noi chiamiamo “morale”; esso ha un significato piuttosto mentale, il potere della mente sulla materia, il potere del mago che controlla gli elementi. Ora noi non siamo così, anche quando siamo peggiori. Noi, i cui padri almeno furono cristiani, abbiamo delle ambizioni assolutamente opposte e dei pudori assolutamente opposti”.
Il fondamentale richiamo etico nel giusto rapporto fede e ragione è ciò che caratterizza, secondo Chesterton e Padre Brown, la vita del cristiano e la sua testimonianza. Dio, fede e ragione, ha a che fare con la vita quotidiana dell’uomo, con la sua capacità di amare e di perdonare.
Nel racconto Il lutto del signore di Marne Padre Brown ammonisce chi non sa perdonare, anche dinanzi ad un crimine ritenuto imperdonabile agli occhi dell’uomo: “Questa è la vera differenza fra la carità umana e la carità cristiana … A me sembra, infatti, che voi perdoniate soltanto i peccati che realmente non pensate peccaminosi. Voi perdonate i criminali quando essi commettono qualche cosa che voi non considerate come un delitto, ma un atto convenzionale … Ma noi dobbiamo dir loro la parola che li salverà dall’inferno. Rimaniamo noi soli per liberarli dalla disperazione, quando la vostra carità umana li sfugge”.
Il tema fede-ragione è sempre presente nel pensiero di Chesterton e si appoggia ad una visione creazionista in cui Dio ha fatto tutto il creato per bene, come attestano queste parole di Padre Brown nel racconto Il rapido : “Tutti gli uomini contano qualcosa. Voi contate qualcosa, io conto qualcosa: è il punto più arduo della teologia. Noi contiamo qualcosa per Dio … Dio solo sa perché. Ciò che Egli ha così misteriosamente creato, noi non dobbiamo permettere che venga misteriosamente distrutto”.
La rilevanza etica della ragionevolezza della fede è espressa in modo molto incisivo nel racconto Il delitto del comunista, dove Padre Brown si interroga: “Come si può condurre una vita retta se tutte le opinioni sono nell’errore? Ecco il disordine che c’è nel pensiero moderno, nato perché la gente non si rende conto di quanto differiscano in realtà le nostre opinioni sulla vita … L’eresia ha sempre il suo riscontro sulla moralità, se è abbastanza eretica … Vi ho detto che le eresie e le false dottrine sono diventate di dominio comune e oggetto di conversazione al punto che tutti oggi le usano e vi si invischiano, senza neanche accorgersene”.
Con il racconto Il miracolo della mezzaluna, Padre Brown si pone di fronte alla desolazione di alcuni materialisti incalliti ai quali rimprovera l’essere irrazionalmente creduloni: “La ragione è realmente semplicissima. Voi avete giurato tutti che eravate dei materialisti induriti, ed era quindi naturale che foste in bilico al limite di una fede; eravate al punto di poter credere quasi a qualunque cosa. Ce ne sono a migliaia in questa condizione, oggigiorno;ma non è una condizione comoda per riposare. Non avrete pace, fino a che non crederete in qualche cosa di definitivo … poiché è secondo natura credere nel soprannaturale”.
Il binomio fede-ragione è approfondito costantemente nel pensiero di Chesterton e di Padre Brown ed è di una freschezza ed attualità sorprendente, come afferma il prete-investigatore nel racconto L’oracolo del cane: “Il primo effetto di non credere in Dio è il perdere il senso comune e non poter vedere le cose come sono … e tutto questo perché si ha paura di poche parole: “Egli si è fatto Uomo”.
Una provocazione efficace resa magistralmente dalla penna dello scrittore inglese. Personalmente reputo assai interessante leggere Padre Brown (e propongo di leggerlo in questa prospettiva) nell’ottica cioè di quell’“allargamento della ragione” sostenuto ed auspicato da Benedetto XVI.
Tempi


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Gilbert Keith Chesterton I MIGLIORI RACCONTI DI PADRE BROWN

www.famigliacristiana.it/.../Buc01_Chesterton_web.pd...‎
  

martedì 6 agosto 2013

Un libro in una bancherella al mare ... Il naso nei libri...OVER THE TOPIC?

 Ultimo aggiornamento...
Citazione del giorno  

"Non hai bisogno di vedere l’intera scalinata. Inizia semplicemente a salire il primo gradino."
Martin Luther King

Ultimo aggiornamento...

"Tartarughe divine" di Terry Pratchett
 Parole in Pentola By  

Il tempo è una droga.
Assumerne troppo è fatale.



Questo è un libro molto particolare.
Non appartiene a nessuna delle classiche saghe di Mondo Disco ma ritroviamo in esso alcuni dei parsonaggi più conosciuti.
A una lettura superficiale il genio dell'autore non passa in osservato ma, scavando più a fondo, le tematiche affrontate in questo volume emergono con prepotenza e ci obbligano a confrontare vedute diverse su un unico e fondamentale tema.
La religione.
Il cambiamento nella percezione dei fedeli e il nuovo significato che questa assume in rapporto a tempo e spazio.
Un libro pieno di spunti sui quali riflettere.
Il tutto permeato dalla tipica scrittura di Pratchett. 
Ironico. Divertente. Attuale.
Molto interessante.
                    *****

Brutha è il prescelto. Il suo dio gli ha parlato, sebbene, ehm, sotto forma di tartaruga. Brutha è un ragazzo semplice. Non sa leggere. Non sa scrivere. È bravino a coltivare i meloni. E i suoi desideri sono pochi e ragionevoli. Vuole rovesciare una tentacolare Chiesa corrotta. Vuole evitare un'orribile e sanguinosa guerra santa. Vuole fermare la persecuzione di un filosofo che ha avuto il coraggio di suggerire che, contrariamente al dogma della Chiesa, Mondo Disco fluttua veramente nello spazio sul dorso di una gigantesca tartaruga (*). Lui vuole la pace, la giustizia e l'amore fraterno. Lui vuole che la Quisizione smetta di torturarlo adesso, per favore. Ma soprattutto ciò che vuole davvero, più di ogni altra cosa, è che il suo dio elegga un altro prescelto.
Il capolavoro di Terry Pratchett, un romanzo unico e divertentissimo, che è anche una dissacrante, amara satira contro i totalitarismi di ogni genere.
(*) Il che è vero, ma la Quisizione non ha nessuna intenzione di ammetterlo.

Recensione di Daniele
Giusto per cominciare, comincio affermando che questo è uno dei migliori libri di Terry Pratchett tra quelli tradotti in Italia..>>>

[Ebook della settimana] Tartarughe divine di Terry Pratchett


>>>SALANI


da Paperblog

Terry Pratchett

Tartarughe divine (pdf) Salani
romanzo <> Traduzione di Valentina Daniele




Tartarughe Divine

OVER THE TOPIC?

E IL RESTO LEGGETEVELO – 

“TARTARUGHE DIVINE” DI T. PRATCHETT


LogoSeba

e il resto leggetelovoi

Tsugumi di Banana Yoshimoto

Tsugumi di Banana Yoshimoto

Recensioni ... da La Casa di Alchemilla 

LeggiAmo Nuovi blog :

Il naso nei libri



Chi siamo?

IL Naso nei Libri

Altro blog : sognandoilgiappone... altro libro di Banana  Yoshimoto

Amrita

di Banana YoshimotoRecensione

Amrita è un’opera di grande respiro. Narra della piuttosto insolita famiglia di Sakumi, di cui fanno parte la madre, con il suo compagno molto più giovane, il fratellastro undicenne Yoshio, una cugina e un’amica. Su questa famiglia “allargata” pesa il ricordo ancora vivo della tragedia di Mayu, la sorella minore di Sakumi morta in un incidente stradale mentre guidava sotto l’effetto di alcol e barbiturici. Di qui si dipanano i molti fili della narrazione e i tanti destini intrecciati che l’autrice scava, indagando percezioni del reale diverse da quelle usuali. Ora sprofondando nei labirinti della mente, come nel caso di Sakumi che ha temporaneamente perso la memoria dopo un colpo alla testa, ora investigando le alterazioni della coscienza, quali avvengono a Yoshio che è dotato di straordinari poteri psichici. Tale scoperta del mistero e della profondità, al di sotto dell’apparenza del reale, consente a Banana Yoshimoto di illuminare in modo sottile la dimensione magica dell’esistenza e insieme di ampliare i confini delle abituali tematiche di amore, amicizia, morte, solitudine, senza perdere la freschezza, la grazia e la leggerezza di uno stile che parla direttamente al cuore.

(Dal quarto di copertina, Feltrinelli)


SOGNANDO IL GIAPPONE

SOGNI DI RAGAZZI ...
Neverendingstoryposter.jpg
http://www.qlibri.it/narrativa-straniera/fantascienza/la-storia-infinita/
La_storia_infinita_(romanzo)

SOGNANDO ...

LA STORIA INFINITA: vivere è sognare

Tratto dall’omonimo best-seller dello scrittore bavarese Michael Ende (anno di pubblicazione del testo:1979), “La storia infinita” può essere ragionevolmente considerata una delle pellicole più
celebri e rappresentative di tutto il cinema “made in the 80’s”.

Protagonista è il piccolo Bastian (Barret Oliver), il classico bambino degli anni 80 vestito con una felpa infeltrita e pettinato a mò di scodella, che un bel giorno, scontento della propria vita (la madre è recentemente scomparsa, il padre lo trascura, i fastidiosi compagni di classe sono la sua croce quotidiana), si rifugia per sbaglio nella soffitta polverosa e cigolante della scuola trascinandosi dietro un vecchio libro di avventure da poco preso in prestito.

Il libro, che rivela subito la sue potenti doti magiche, racconta le peripezie del giovane Atreyu (Noah Hathaway), un intraprendente fanciullo guerriero che si batte con coraggio per difendere il mondo di Fantasia e la sua principessa, l’Imperatrice bambina (Tami Stronach), dall’avanzare della distruzione eterna, il Nulla.
Dopo aver solcato i cieli sulle ali del drago Falkor e percorso terre ostili in sella al fedele destriero Artax, sopravvissuto al passaggio per regioni irte di intralci e all’incontro con grottesche creature, Atreyu raggiunge finalmente l'Oracolo del regno di Fantasia, che gli indica il solo modo per salvare dalla devastazione la principessa: trovare un ragazzo terrestre che le doni un nome nuovo.



Quel ragazzo è Bastian, eroe per caso destinato a salvare il regno incantato proprio quando tutto sembra essere ormai andato perduto. Dall’unico granello di sabbia sfuggito alla furia del Nulla, infatti, sarà possibile, grazie ai sogni e ai desideri della gente, ricostruire il mondo di Fantasia da capo, come per la prima volta. La morale è semplice, saggia e di facile presa: per sopravvivere non bisogna smettere di sognare. Mai.

CURIOSITA':

- Il film, uscito nel 1984 e costato oltre 25 milioni di dollari (cifra record per una produzione tedesca), è stato realizzato negli studi della Bavaria Film di Monaco (tranne poche scene in esterno girate a Vancouver, Canada). E' possibile ammirare diverse parti del set originale nella visita guidata agli studi della Bavaria Film (Bavariafilmplatz 7), aperti da novembre a febbraio dalle 10 alle 15 e da marzo a ottobre dalle 9 alle 16.
Questo il sito ufficiale: http://www.filmstadt.de/

Ecco le immagini di alcuni dei personaggi del film esposti all'interno degli studi (clicca per ingrandire):

   

- La famosissima colonna sonora del film, "The Neverending Story", cantata dal secco e ossigenato Limahl (qui proposto nel consueto "com'era, com'è"), ha venduto più di 4 milioni di copie.

Per vedere il video:
http://www.youtube.com/watch?v=k82zw8lcl8w



- Michael Ende, l’autore del libro, profondamente indispettito dalla modalità di trasposizione cinematografica della sua opera, fece togliere il proprio nome dai titoli di coda concedendo tutt’al più un distaccato e amareggiato “liberamente tratto da”. Non contento aggiunse: “auguro la peste ai produttori. M'hanno ingannato. Quello che mi hanno fatto è una sozzura a livello umano, un tradimento a quello artistico”.

- Il piccolo Atreyu, nel corso delle riprese, ebbe un paio di lievi incidenti cadendo da cavallo e battendo la testa in una scena acquatica.


- Il magico medaglione che porta Atreyu - l'Auryn ("Splendore") – è oggi conservato dal regista Steven Spielberg nel suo ufficio.

- Riuscite a immaginare come sono diventati, ventitrè anni dopo, i personaggi del film? Ecco, in ordine di apparizione, Atreyu, l'Imperatrice bambina, il padrone della lumaca da corsa e il papà di Bastian:

sabato 3 agosto 2013

"Youcat"

天主教青年教理)


Taipei (AsiaNews) - "Finalmente anche in cinese con la classica rilegatura gialla!" è la frase che la scorsa settimana annunciava "Youcat" sulla pagina web più consultata dai giovani cattolici taiwanesi. Si tratta dell'uscita dell'edizione cinese di Youcat("Youth Catechism of the Catholic Church", 天主教青年教理) il catechismo portatile di facile consultazione che era stato pubblicato nel 2011 ed era già stato tradotto in numerose lingue.
"Quello che aspettavamo da alcuni mesi finalmente è arrivato" si legge sulla pagina Facebook dedicata a Youcat curata dai giovani di Hong Kong. Infatti dallo scorso anno ci sono a Hong Kong, Macao e Taiwan numerosi gruppi giovanili cattolici che come testo di riferimento usano il pratico e attraente libro giallo [v. immagine] distribuito nel 2011 in occasione della Giornata mondiale della gioventù in Spagna è diventato un libro di riferimento per molti giovani cattolici.
Fino ad ora si doveva consultare nella versione inglese, ma la casa editrice Kuangchi Cultural Group (光啟文化事業) di Taipei lo ha tradotto e ne ha fatto stampare le copie in cinese.
La versione cinese del libro è composta da 304 pagine. Con un'introduzione scritta da papa Benedetto XVI e una presentazione dei temi e degli argomenti che si presta a una facile consultazione, Youcat attrae molti lettori che sono in cerca di risposte a problemi, piste di riflessione personale e comunitaria o anche solo un po' di ispirazione per la preghiera. Da quando ne è stata annunciata la vendita sul web il 23 luglio, questa edizione in cinese tradizionale sta vendendo copie su copie a Taiwan, Hong Kong e Macao.
"A inizio estate non sapevamo che sarebbe uscito" dice un insegnante cattolico di una scuola secondaria di Taipei "poi il 23 luglio è stato scritto nel blog e c'è stata la corsa all'acquisto". Zhang Yinyi (張姻意), studentessa al terzo anno di scuola secondaria, dice di avere "diverse compagne di scuola che vogliono avvicinarsi alla fede cristiana e capire in modo semplice e accessibile le verità di fondo: questo è un'ottimo regalo che farò loro, non devo più andare a cercare altre traduzioni da altre lingue, in Youcat è tutto molto ben presentato con i testi, le vignette e anche le foto della comunità cristiana taiwanese che lo rendono più accessibile alla nostra realtà".
Poi continua dicendo che si era data da fare per pubblicizzare Youcat nei blog e nelle conversazioni in Rete, incoraggiando giovani studenti ad unirsi ai gruppi di discussione, "ma ora che possiamo averlo tra le mani in cinese, è una bellissima cosa. Due mie amiche mi avevano parlato della Giornata mondiale della gioventù di Madrid 2011, quando il libro era stato distribuito in sei lingue e aveva cominciato ad avere un successo incredibile tra i partecipanti".
"Sono molto contenta che questo libro sia ora nelle nostre mani, possiamo usarlo nei campi estivi di agosto e soprattutto nel cammino di fede del prossimo anno catechistico" dice suor Zhuang (莊修女), che da anni lavora con i giovani di due parrocchie di Hsinchu. E infine Chen Zhiyin (陳芝音), la traduttrice, si dice molto contenta che questo libro giallo così "cool" possa aiutare giovani e ragazzi di lingua cinese ad approfondire la loro relazione con Gesù e con la Chiesa.

venerdì 2 agosto 2013

La famiglia & La coppia imp3rfetta

 







di  Mariolina Ceriotti Migliarese

Gli afortweet di Mariolina 

ceriotti migliarese
di Paolo Pugni
Mariolina Migliarese ha molto in comune con Costanza Miriano. Innanzitutto la chiarezza sulla realtà. Quello sguardo secco che spesso le donne, sagge, sanno avere, che supera la superficie, che intuisce –quella caratteristica così femminile di cogliere senza la mediazione razionale: intus ire cioè andare al cuore nell’intimità- che svela.
Ma c’è di più: c’è quel tratto lieve, sorridente, che consente loro di fare affermazioni di una gravità assoluta, se misurate con il metro della politically correctness, che se pronunciate da altri scatenerebbero reazioni violente e immediate. Con quella bocca può dire ciò che vuole, recitava un preistorico carosello della Pasta del Capitano con Virna Lisi, che aveva la medesima grazia di Mariolina e Costanza non sappiamo nulla sulla di lei saggezza.
Mariolina porge la sua competenza professionale, di neuropsichiatra infantile, per spiegarci non solo l’educazione, ma la vita. E, come capita quando ascolti Costanza, non si vorrebbe mai che smettesse di parlare.
Di recente a Milano, intervenendo per presso il nuovo centro della scuola dell’infanzia Aurora, che fa parte del circuito Faes Milano, partendo dall’impegno di spiegare che cosa vuol dire diventare genitori, ha finito per spiegarci che cosa significa impegnarsi nel matrimonio e nella vita.
Il suo  intervento è così ricco che il primo consiglio è quello di ascoltarlo: lo trovate in rete a questo indirizzo
https://soundcloud.com/paolo-pugni/mariolina-ceriotti-migliarese

 e potrete ascoltarlo direttamente o scaricarlo magari anche per condividerlo. È un’ora ben spesa. Per sintetizzare e spremere fuori dalla sua chiacchierata almeno qualche pillola utile ad una riflessione utile, così comune ai lettori di questi blog, ho pensato di proporvi una serie di.. tweet, brevi aforismi che riassumono il pensiero di Mariolina e ci invitano ad elaborare per crescere nel nostro ruolo di genitori. Pochi, forse i migliori, decisamente i più acuti. La riduzione a tweet del suo pensiero, la riorganizzazione su centri logici, la traduzione in frasi compatte è da addebitarsi a me, se ci sono errori ovviamente  ne rispondo io.
Esiste una differenza tra padre e madre? Esiste una differenza sessuale? È un valore? Dalla risposta a queste domande dipende il nostro modo di affrontare la genitorialità e l’educazione.
 Disuguaglianza è diverso da differenza: disuguaglianza è disvalore, è offesa della pari dignitià di ogni essere umano, è discriminazione. Differenza è ricchezza, è valorizzazione, e specificità, è dono.
 La differenza, come la scelta, comporta limiti ma soprattutto ricchezze.
 La differenza di sesso è sancita dalla genetica: ogni nostra cellula è marcata XX o XY e in nessun altro modo.  Una differenza genetica così marcata (ogni singola cellula della mia persona è marcata in modo inequivocabile) non può non avere una influenza nel mio stare al mondo.
 L’implicazione innegabile della marcatura XX e XY è che la scelta del gender non è e non può genetica, ma una decisione culturale. Il che può voler dire indotta.
 Si nasce maschio o femmine, si diventa uomini o donne.
 È il primo figlio che ci “nasce” genitori: prima siamo solo coniugi.
 Diventare genitori non è un diritto, è un dono: la differenza è sostanziale. Se fosse un diritto io sarei portatore di un privilegio e avrei giuste pretese da far rispettare; se è un dono allora sono responsabile della sua conservazione e crescita, ho doveri e devo badare al suo bene.
 Il bambino non ha bisogno del genitore, ma dei genitori. Insieme.
 La stabilità della coppia, la fedeltà, è un bene per tutta la famiglia e specialmente per i figli.
 Quello che i figli temono della separazione dei genitori non è affatto quello che invece teme il genitore (perdere l’amore). Il bambino non ha paura che il genitore non lo ami più, ha paura di perdere il suo mondo di riferimento, che è fatto dai due genitori insieme in quello specifico “ambiente” fatto sì di luoghi, ma soprattutto di relazioni, tradizioni, abitudini, certezze.


Manuale femminile di manutenzione della coppia


Dietro ogni uomo è nascosto un rospo: sta alle donne trovare quello più adatto a loro, per poi curarlo e addomesticarlo con amore e dedizione per tutta la vita.
È questa la tesi di fondo del simpatico libro “Il rospo che c’è in lui – Manuale femminile di manutenzione della coppia” (Ed. San Paolo, 2011, pp. 197, 14 euro), a firma di Elisabetta Tumbiolo.

Quando si incontra l’uomo giusto, un ottimo metodo – e, a ben vedere, l’unico che funzioni – per cercare di capire se è la persona con cui stare “per sempre” è quello di instaurare un costante dialogo di coppia, infatti «il fidanzamento è il tempo e lo spazio privilegiato, nel quale lo stare insieme non serve tanto per condividere l’emozione dell’incontro con l’altro che ci ha toccato il cuore, quanto per conoscerlo più a fondo, per avere un’opportunità di crescita, per verificare se ci sono le condizioni per edificare un comune progetto per il proprio avvenire» (Op. cit., pp. 40-41). E in tale “percorso di conoscenza” un ruolo di assoluta importanza è giocato dalla castità: prima di conoscere carnalmente il corpo dell’altro è doveroso scandagliare a fondo la sua anima, perché lasciarsi trasportare dalla sessualità e dai desideri «[…] atrofizza ogni altra forma di approfondimento e di conoscenza» (Ibidem, p. 47).
Amare è diverso da bramare, così come donare completamente se stessi all’altro nell’unione matrimoniale – che è fisica e spirituale – è cosa assai diversa dall’usare il corpo della persona che si dice di amare per soddisfare le proprie esigenze fisiche.
Naturalmente arrivare puri al matrimonio è assai difficile e lo diventa ancora di più se il fidanzamento si protrae per troppi anni: «gli studiosi delle dinamiche di coppia sono concordi nel sostenere che il periodo sufficiente per conoscersi e decidersi per il matrimonio è di un anno, due al massimo» (Ibidem, p. 48).
Una volta appurato che il “lui” è l’uomo con cui si intende condividere il resto della propria vita, inizia la spesso impervia strada dell’amore, in quanto «il matrimonio non è una meta, un punto di arrivo, ma una base di partenza» (Ibidem, p. 53). L’unica differenza, e non certo di piccola entità, è che dal giorno del fatidico sì sulla barca della vita si è in due: ognuno con le proprie peculiarità e con le proprie fissazioni, con i propri pregi e i propri difetti, con la propria storia personale e le proprie ambizioni… ma in due: sposarsi significa cominciare a pensarsi come un “noi”, lasciando da parte l’egoismo.
Si diceva, il matrimonio è solo il punto di partenza. Dopo qualche mese – o anni, nei migliori dei casi – l’abitudine diventerà la prassi, la stanchezza prenderà il sopravvento, il batticuore verrà meno, la suocera si rivelerà una strega, i bambini succhieranno ogni energia, etc…
Ecco quindi che affinché un’unione duri nel tempo sono necessari almeno due ingredienti: laconsapevolezza della diversità che intercorre tra la natura femminile e quella maschile e il riconoscere che «l’amore non è solo un fatto di sentire, è anche, e soprattutto, di volere» (Ibidem, p. 179).
Per quanto riguarda il primo punto – ovvero che uomo e donna sono, benché complementari, profondamente diversi (diversi nel modo di pensare, di comunicare, di agire, di esprimere i sentimenti, di vivere il contatto fisico…) - bastino questi pochi esempi: l’uomo ragiona in maniera lineare, la donna no; l’uomo non sa leggere nel pensiero, quindi se una donna vuole da lui qualcosa deve per forza parlare e chiedere; la donna, per natura, tende ad interpretare ed anticipare i bisogni degli altri, l’uomo non ha questa capacità, ma questo non significa che sia intimamente egoista; una donna riesce a fare più cose per volta (cucinare, correggere i compiti del figlio, far partire una lavatrice), mentre un uomo no, ma non gliene si può fare una colpa, è una fatto dettato dalla biologia, non da scarsa volontà; quando una donna non parla, probabilmente sta rimuginando su qualcosa o è arrabbiata, mentre per l’uomo il fatto di stare in silenzio non è un indizio probante… e via discorrendo.
In merito al secondo aspetto, è invece importante avere ben chiaro che se si sposa una persona è “per sempre”. Se si è scelto “lui”, dopo aver vissuto un periodo di fidanzamento che ha portato ad una profonda conoscenza dell’altro, non si può negare tutto appena sopravviene una difficoltà. Occorre invece rimboccarsi le maniche e cercare di ricreare la situazione iniziale, quella che ha portato a pronunciare il fatidico “Sì” e ad addomesticare il proprio “rospo”. E questo compito spetta precipuamente alle donne, perché nel «[…] matrimonio si sale su una barca nella quale al timone sta quasi sempre e solo la donna» (Ibidem, p. 188). Per fare questo bisogna però essere disposti a impegnarsi e donarsi, ad amarsi senza pretese. E solo questo è il matrimonio vero: un grande sacrificio per un bene maggiore.
G. Tanel

giovedì 1 agosto 2013

“Bella” Da Wimbledon a Medjugorje

Come far sorridere Dio

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Da Wimbledon a Medjugorje

Dalla sofferenza alla donazione, storia di una tennista che ha riscoperto l'amore di Dio

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All’inizio del film “Bella” il protagonista Eduardo Verástegui racconta che sua nonna gli diceva spesso “se vuoi far sorridere il Signore raccontagli dei progetti dell’uomo”.
Sembra una frase fatta apposta per la vicenda di Mara Santangelo, una tennista italiana, talentuosa e determinata, la quale pur avendo un problema ai piedi che la fa soffrire ogni volta che gioca, il 22 giugno del 2005 sta per realizzare il sogno della sua vita: giocare a Wimbledon il tempio mondiale del tennis e vincere contro una della giocatrici più forti: la statunitense Serena Williams.
Invece, proprio nel momento migliore, dopo aver vinto il primo set, i dolori al piede sinistro diventano lancinanti, chiede di andare al bagno, slaccia le scarpe e i suoi piedi sono un bagno di sangue.
Stoicamente Mara rientra in campo, combatte per i seguenti due set, ma non c’è più partita, non riesce più a poggiare i piedi senza provare fitte di dolore.
Il suo umore è nero, prega e impreca, si appella alla sua mamma in cielo, si arrabbia contro il Signore perché sembra che l’abbia abbandonata proprio nel momento più importante.
Pur sofferente ai piedi fin dalla nascita a causa di una lieve malformazione Mara aveva promesso a sua madre che ce l’avrebbe fatta ad arrivare a Wimbledon e diventare una campionessa di tennis.
Nonostante questa cocente delusione la Santangelo va avanti, nel 2006, insieme a Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, e Roberta Vinci conquista la Coppa del Mondo (Fed Cup).
Suo il set decisivo quando batte la belga Kirsten Flipkens portando l’Italia sul due a due.
Nel quinto e conclusivo match la campionessa Justine Henin fu costretta a ritirarsi e l’Italia vinse per la prima volta la Fed Cup.
La Santangelo ha cominciato a giocare a tennis all'età di 5 anni. Dall’età di 12 anni è sempre stata convocata al Centro Tecnico Federale ed ha sempre fatto parte della squadra Nazionale.
Professionista dal 1998 al 2010 ha vinto quattro volte contro le prime dieci del ranking mondiale, conta 9 tornei vinti in singolare e 23 tornei vinti in doppio.
Nonostante la sua capacità di resistere al dolore alla fine del 2009 Mara deve arrendersi.
Dopo l’ennesimo infortunio, gli viene diagnosticato il Neuroma di Morton il che comporta l'asportazione di un nervo.
Da quel momeneto Mara non potrà più giocare a livello professionistico.
Il fondo al libro in cui racconta la sua storia “Te lo prometto – la partita della vita, la forza della fede, il coraggio di rialzarsi” edito dalla Piemme, la Santangelo ha scritto:
“Lasciare il tennis è stata dura. L’infortunio che mi ha tenuto per sempre lontana dalle vittorie e dai campi da gioco mi ha costretto a combattere la partita più difficile della mia vita.
Non è un punto, non è un game, non è un set, non è un match.
E’ il cammino della fede che, all’improvviso, dopo tanto cercare, mi ha illuminato l’anima a Medjugorje conducendomi dove non immaginavo di poter arrivare”.
Il libro della Santangelo è stato presentato il 20 luglio a San Benedetto del Tronto nel contesto della XIII edizione della manifestazione “Scrittori sotto le stelle” promossa dalla libreria “la Bibliofila”.
Nel libro l’autrice racconta la sua vicenda agonistica e umana.
Una vita difficile, con i genitori che si dividono quando lei è ancora piccola. Il nuovo compagno della madre che lei non sopporta. L’amatissima madre che muore in un incidente stradale, quando lei aveva solo 16 anni.
Un lutto mai accettato fino in fondo. Un tentativo di reazione che la spinge ad andare avanti per la promessa fatta alla mamma, e una determinazione che riflette la rabbia contro i dolore che gli macera i piedi.
Nella realtà Mara era arrabbiata contro il mondo, per il dolore ai piedi e per la perdita di sua madre.
Nel suo cammino incontra tante persone che gli vogliono bene e che l’aiutano come Giampaolo Coppo il suo allenatore, “maestro sul campo e nella vita” e tanti altri che poi incontrerà dopo un viaggio a Medjugorje
Tutta la prima parte del libro è la storia di questa rabbia, e di questa incapacità di Mara di accettare il dolore che la penalizza e che gli impedisce di fare quello che più ama, giocare a tennis, e il destino avverso e crudele che l’ha privata dalla amatissima madre.
Mara non riesce a liberarsi dai tormenti finchè non decide di andare a Medjugorje,
Intensissima la parte del libro in cui racconta la notte che ha cambiato la sua vita.
Mara che si diceva capace di “fare a stento il segno della croce e a malapena ricorda l’Ave Maria” racconta la prima confessione dopo anni di silenzio e di chiusura.
In fila di fronte al confessionale, Mara ha paura, ma si fa coraggio, si dice “Gesù capirà le mie fragilità. Forza Maretta, peggio della Williams questo sacerdote non potrà mai essere”.
Era dal giorno della Prima comunione che La Santangelo non si confessava. Dopo essersi inginocchiata confessa tutto, come un fiume in piena. Si sente amata, capita, accolta, e una serenità mai provata prima.
Ha scritto nel libro “E’ stato l’ìnizio di una nuova vita”.
Così Mara Santangelo, tennista talentuosa e tosta, sempre molto riservata, comincia a fare opere di assistenza e accoglienza degli altri.
Entra nel gruppo di Chiara Mirante “Nuovi orizzonti” e partecipa attivamente all’iniziativa “abbracci gratis”.
Confessa “Che felicità essere utile al prossimo! Che gioia accogliere con amore, cercando di essere fonte di condivisione”.
A chi gli ha chiesto: “Perché una persona di successo come te, che hai tutto, si mette in mezzo una strada a donare abbracci?” Mara ha risposto: “la nostra esistenza non è nulla senza amore, senza un cuore disposto a donare, ad amare ed essere amato”.
“La vera rinascita spirituale – ha concluso Mara - è nel capire che attraverso di te, altri possono vedere una luce che va oltre la tua persona, oltre la carne e la materia; la luce splendente di Cristo”.
A. Gaspari