La biblioteca digitale della letteratura italiana>>>Dal sito web www.letteraturaitaliana.net/

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martedì 27 agosto 2013

Io non ho paura

David Garrett - LIVE "Viva La Vida" (Coldplay) MUSIC Album 2012 HD! HQ Sound (live Marcus Lanz)

dedicato a fRANCESCa.

Io non ho paura

Io non ho paura. La storia di Francesca Pedrazzini



Può un funerale essere come un matrimonio? Può una bambina chiedere che il funerale della mamma sia una festa? Può una mamma che sta per morire, parlare con i suoi bambini e insegnare loro ad avere fede perché Gesù è buono e lei li vedrà e curerà dal cielo? Può una donna che sta per lasciare il marito ed i suoi bambini fare festa con gli amici in ospedale? 
Questo e altro ha fatto Francesca Pedrazzini, moglie e madre di 38 anni, salita in cielo dopo trenta mesi di combattimento con un tumore che l’ha uccisa.
La sua vicenda ed il suo modo di affrontare il dolore e la morte così straordinariamente eroico sono stati raccontati nel libro di Davide Perillo, Io non ho paura, pubblicato dalle edizioni San Paolo.
Ha narrato il marito Vincenzo Casella, il 21 agosto, nel corso di un incontro al Meeting di Rimini, dopo una serie di visite e esami, il 17 agosto 2012 la dottoressa lo prende da parte e gli dice “potrebbe essere questione di giorni. Al massimo qualche settimana”.
E lì Vincenzo viene preso dall’angoscia: “Dirglielo? E come? E i bambini? E se poi crolla? Forse è meglio tacere per tenerla su di morale…”.
Vincenzo chiede alla dottoressa, che gli confessa: “Guardi io sono una mamma. Se toccasse a me, vorrei sapere. Per decidere cosa fare con i miei bimbi”.
Ma Francesca ha già capito. Chiama Vincenzo vicino al suo letto, lo guarda con una tenerezza grande.
“Vincè – gli dice – io sono tranquilla. Non ho paura perché c’è Gesù”.
“Ma non sei triste?”, le chiede Vincenzo, e lei: “No, non sono triste. Sono certa di Gesù. Anzi sono curiosa di quello che il Signore mi sta preparando. Mi spiace solo che la tua prova è più grande della mia. Sarebbe stato meglio il contrario…”.
“E’ vero. Soprattutto per i bimbi”.
Francesca mostra una serenità ed una forza straordinaria. Chiede di vedere i figli: Cecilia di 11 anni, Carlo di 8 e Sofia di 4.
Li vede uno per volta per 15 minuti e gli dice: “Guardate, io vado in Paradiso. E’ un posto bellissimo, non vi dovete preoccupare. Avrete nostalgia, lo so. Ma io vi vedrò e vi curerò sempre. E mi raccomando, quando vado in Paradiso dovete fare una grande festa”.
Vincenzo era lì e la guardava con gli occhi spalancati, senza parole.
“Ha fatto una cosa – ha spiegato – che vale cinquant’anni di educazione di una mamma”.
Così accade che il taxista che accompagna una amica al funerale di Francesca non ci voleva credere. Era sceso a domandare pensando che la cliente avesse sbagliato chiesa: “Ma davvero c’è un funerale qui? No, sa, tutta questa gente elegante, le facce… Io pensavo a un matrimonio”.
Quando Mariachiara, la mamma di Francesca, aveva parlato con la dottoressa che la curava, questa le ha detto: “Una fede come quella di sua figlia non l’ho mai vista. Mi sarebbe piaciuto conoscerla un po’ di più. Le chiedo un piacere: se può, le dica che quando sarà in Paradiso si ricordi dell’ultimo medico che l’ha curata”.
E Gianguido che aveva partecipato ai funerali, ha raccontato: “Sono rimasto impressionato dal funerale della Chicca (diminutivo in cui veniva chiamata Francesca, ndr). Io non credo in Dio. Ma non si può negare che lì c’era qualcosa. Qualcosa di straordinario che io non so spiegare”.
Due zii di Francesca, lui ingegnere, lei bibliotecaria all’università di Pisa, sposati da 33 anni erano 40 anni che non andavano in Chiesa. Poi, saputo della malattia di Francesca, hanno iniziato a pregare. Hanno vissuto tutto il tragitto di Francesca dalla sofferenza alla morte. Ed hanno ritrovato la fede. Alla domanda chi è Francesca per voi, hanno risposto: “Un esempio, un faro. Un desiderio di essere così, un segno di croce tutte le mattine”.
Un uomo aveva una parente in ospedale negli stessi giorni di Francesca, malata terminale come lei. Una sera rimane stupito perché vede nella camera di Francesca una tavolata di persone che mangiano la pizza, scherzano e ridono. 
All’inizio si irrita, perché non può essere, poi viene contagiato dalla gioia di quelle persone. Ha raccontato: “Qualcosa come un inno alla vita mi entrava nel cuore, nell’anima e nella mente”.
Al termine della pizza i presenti pregano insieme, e solo al momento dei saluti quell’uomo capisce chi è l’ammalata: è l’unica che rimane in ospedale.
Nel libro, Io non ho paura quest’uomo racconta che l’immagine di quella donna di 38 anni madre di tre bambini, che si appresta a lasciare consapevolmente il mondo, sorridente e divertita di fronte ad una pizza con intorno i propri cari è come se gli avessero piantato “un chiodo nel cuore. Un chiodo come un seme che ha fatto germogliare una pianticella che è e sarà il mio inno alla vita”.
Un’amica che ha incontrato Vincenzo al bar gli ha detto: “Francesca mi ha colpito per il commosso coraggio con cui ha abbracciato la croce, per essere in Paradiso. Questa roba da Santi e di Santi abbiamo bisogno, in questa ordinaria vita comune. Francesca ha sofferto ma ha anche scommesso su Dio. E in ciò è la sua grandezza semplice, da madre e da sposa. Non siamo soli. Non saremo mai soli. Per questo Francesca non aveva paura”.
Lorenza, amica della famiglia di Vincenzo, gli ha girato un tema fatto dalla figlia Letizia di 13 anni.
Le era stato chiesto di fare un tema su “una persona che ti ha fatto crescere”.
Lorenza ha scritto: “la persona che non dimenticherò mai è la mamma di tre bambini con cui andavamo in vacanza da piccoli. (…) è mancata a soli 38 anni. L’avevo incontrata al mare ed in montagna. Era contenta e allegra, era forte”.
Steve Jobs citava un poeta che diceva “vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo” e Lorenza ha commentato, forse Francesca non aveva mai sentito queste parole, “ma viveva ogni secondo in modo speciale, un modo che mi ha cambiato le vacanze e ora penso, la vita”.
“Per me – conclude Lorenza  - è stata una grande testimonianza, (…) mi ha fatto capire di vivere la vita, viverla veramente secondo per secondo, e ora quando penso a lei mi chiedo se sto dando tutto quello che posso dare”.
Alcuni hanno detto a Vincenzo: “Scusa se ti facciamo parlare di Francesca, lo sappiamo che è dura perché ogni volta la ferita si riapre”.
E Vincenzo ha risposto: “Molti pensano che per superare bisogna dimenticare, ma per me è l’esatto contrario: più ripercorro quella esperienza più mi da pace”.
A. Gaspari

Itinerari dello smarrimento. E se la scienza fosse una grande impresa metafisica?

Emergenza uomo (Domenica 18 agosto 2013 - Sabato 24 agosto 2013)
www.meetingrimini.org

Itinerari dello smarrimento

Itinerari dello smarrimento



Olivier Rey, dottore in matematica del CNRS francese, docente di Filosofia all’Università Panthéon-Sorbonne, ha presentato all'ultima edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli il suo ultimo lavoro: Itinerari dello smarrimento, edito da Ares. Ripercorrendo la storia della scienza e della filosofia Rey denuncia quella che Hans Sedlmayr ha chiamato «la perdita del centro», ovvero la sostituzione dell’uomo soggetto, che vive e che è mosso da domande sull’esistenza, in un oggetto da analizzare deprivato della sua natura intrinseca e del suo stupore per l’evidenza delle cose. Quando si smarrisce l’uomo, anche le più nobili discipline perdono la strada e non sono più orientate verso la loro finalità.
«La filosofia vuole spiegare la totalità delle cose, ossia tutta quanta la realtà, senza esclusioni di parti e di momenti. […] Lo scopo o il fine della filosofia […] sta nel puro desiderio di conoscere e di contemplare la verità». (Giovanni Reale). Proprio grazie alla filosofia la civiltà occidentale ha preso una direzione completamente differente rispetto a quella orientale. È stata la filosofia, grazie alle sue categorie razionali, a permettere la nascita della scienza. La scienza è nata dallo stesso sguardo di stupore nei confronti della realtà che caratterizza la filosofia. Per secoli la scienza è stata mossa dal desiderio di conoscere la verità, di scoprire la realtà e le sue leggi.
Nel tempo, «lo sviluppo delle scienze ha comportato una fitta pioggia di innovazioni tecnologiche […] generando la sensazione sempre più diffusa che la finalità della scienza consista nell’amplificazione senza limiti della sfera tecnologica e che, quindi, essa sia la fonte per la risoluzione di tutti i problemi dell’uomo» (G. Reale). Il binomio scienza/tecnica è diventato un’autorità in apparenza indiscutibile e  assoluta, cioè autonoma, ma, in realtà, al servizio del potere economico. Nel Settecento è stato celebrato questo matrimonio tra una disciplina prettamente disinteressata come la scienza e un’altra strettamente applicativa come la tecnologia. Il trionfo, inutile dirlo, sarebbe stato di quest’ultima.
A detta di Rey, in epoca postmoderna l’uomo svolge spesso la funzione di strumento e mezzo del sistema senza accorgersene. Il fine diventa la produzione, quel saper fare che i Greci antichi chiamavano «tecnica». Il prassismo, il pragmatismo, la produzione hanno sostituito l’attenzione al significato, al valore, alla verità. In poche parole la tecnologia ha gradualmente rimpiazzato la riflessione e la contemplazione. Il mito dello scientismo è ormai connaturato alla cultura odierna tanto che viene considerato vero e attendibile soltanto ciò che è dimostrabile dal punto di vista scientifico secondo il metodo sperimentale.
«All’interno dell’utopia tecno-scientifica» sostiene Olivier Rey «gli uomini sono assimilati a semplici processi oggettivi. […] Scienza e tecnica promettono all’uomo un regno. Ma è un regno senza re, perché nel corso della sua edificazione chi avrebbe dovuto essere re si confonde con le cose sulle quali avrebbe dovuto regnare». Si è, quindi, perso l’uomo. Le uniche autorità disponibili, l’individuo ridotto a se stesso e la scienza, non riescono a fornire una norma. E così ci si sforza di «naturalizzare l’etica, di fondare scientificamente una morale. Non senza incoerenza: è assurdo giustificare i diritti dell’uomo in un contesto in cui l’uomo è una cosa» (Rey).  
Anche la filosofia ha perduto l’autorevolezza di una volta. I filosofi di oggi, scrive il matematico e filosofo Rey, «vivono tutti in modo sensibilmente uguale e senza differenziarsi dal resto della popolazione». Anche i filosofi non credono più alla filosofia, la loro filosofia non ha potere di muoverli, di cambiarli, di renderli diversi dagli altri. «Per una filosofia il solo modo di dare un vero peso al suo pensiero è quello di tradurlo in affermazione esemplare». Così è sempre accaduto per i filosofi dell’antichità, a quei maestri che avevano un seguito per la capacità di testimonianza che davano. 
In un saggio affascinante, scritto da un uomo di scienza che è anche filosofo e che riconduce con la sua preparazione il senso dell’operato scientifico in seno alla saggezza e alla ricerca della verità filosofica, vengono tratteggiati gli «itinerari dello smarrimento» in cui filosofia e scienza hanno perso il loro statuto ontologico. La responsabilità è tutta dell’uomo, che ha dimenticato la sua natura di soggetto con delle domande per diventare soltanto oggetto di studio e i osservazione. L’oggettivazione dell’uomo, così chiama Rey questo processo, e l’oggettivazione del divino deprivano di un senso il macrocosmo (l’universo) e il microcosmo (microcosmo). In un’analisi così puntuale, in quella che potrebbe sembrare solo una pars destruens, c’è già la strada della ripartenza e della ricostruzione: ritornare ad essere soggetti, cioè uomini. Ritornare alle domande connaturate all’uomo, quelle domande che la scienza contemporanea cerca di evitare  e, talvolta, di sradicare dall’uomo.  Come fare? Per Rey bisogna compiere «un passo di lato», ritornare alla cultura che è riscoperta dell’uomo e della sua storia, che permette di ritornare alla dimensione dell’uomo soggetto e oggetto. La scienza contemporanea si oppone alla riscoperta della cultura e del passato, perché essa si sviluppa più rapidamente nel suo connubio con la tecnologia proprio nella dimenticanza del passato.
di Giovanni Fighera da La Nuova Bussola quotidiana


venerdì 23 agosto 2013

342 opere di 205 autori, dal Duecento a oggi "La biblioteca digitale della letteratura italiana"

a collana "uomini e profeti" Radio 3


Per chi Ama leggere una delle mie prime scoperte digitali, poco conosciuta  ....
giro bloggando  GiuMa
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La biblioteca digitale della letteratura italiana



Libro cartaceo o libro elettronico?

E’ questa una delle domande che ricorrono piú spesso quando si parla di saperi e nuove tecnologie.

Ma libro cartaceo e libro in formato digitale viaggiano su due binari diversi seppur paralleli che mirano alla stessa meta: la circolazione dei saperi.

Come si inserisce il ruolo della biblioteca in questo dibattito? Innanzi tutto è necessario fare una distinzione tra biblioteca cartacea e biblioteca digitale.

La biblioteca intesa in senso tradizionale è un insieme di documenti cartacei raccolti in un luogo ben preciso, quindi fruibili da coloro che possono recarsi sul posto.

La biblioteca digitale, invece, è una raccolta di testi in formato elettronico, resa disponibile attraverso Internet e quindi consultabile da chi utilizza un computer e un collegamento alla rete. Il Web è l’elemento che dà senso a una raccolta digitale, consentendo di superare le barriere spaziali e temporali e di accedere all’informazione ricercata in tempi veloci e da qualsiasi luogo.
Il mondo della scuola è sicuramente uno degli utenti ideali di una biblioteca digitale, soprattutto se si analizzano i segnali che arrivano agli editori da parte del personale docente e che si possono riassumere nelle seguenti necessità:
  • manuali leggeri, agili e comunque ricchi di testi e materiali didattici; 
  • manuali completi e personalizzabili;
  • indicazioni che possano consentire al docente la realizzazione di materiali didattici personalizzabili e coerenti con le direttive dell’autonomia scolastica.
Realizzare un’antologia della letteratura italiana che risponda a tali requisiti diventa quindi un compito sempre piú arduo per gli editori che si vedono così costretti a una scelta di testi che non necessariamente rispecchia le aspettative degli insegnanti.
È da tali riflessioni che nasce l’idea della Biblioteca della letteratura italiana online: un lavoro realizzato da Pianetascuola in collaborazione con l’editore Einaudi.
Le principali caratteristiche della Biblioteca, che si pone come obiettivo quello di rispondere in modo esauriente ai bisogni di una scuola che sta sperimentando nuove tecnologie e nuovi contenuti, si possono riassumere nei seguenti punti:
  • quantità dei materiali forniti in forma completamente gratuita;
  • qualità dei testi di livello alto e filologicamente affidabile;
  • semplicità di utilizzo: il formato pdf con cui sono forniti i testi consente una estrema semplicità di utilizzazione.
Ogni biblioteca, per sua natura, è una realtà dinamica sia per la continua acquisizione di pubblicazioni e materiali di consultazione di varia specie, sia per i servizi che mette a disposizione dell’utenza e che la rendono non chiusa in se stessa ma aperta verso l’esterno. 

Allo stesso modo, La biblioteca della letteratura italiana prevede, nel corso dei prossimi mesi, la pubblicazione sul Web di nuovi testi, nonché nuovi servizi per gli utenti.

In questa ottica Pianetascuola realizzerà materiali didattici modulari creati ad hoc che andranno a incrementare i manuali scolastici, fornendo agli insegnanti coordinate e testi per un lavoro in classe autonomo ed esauriente.




vai alle OPERE

Esempio

dall'A   ... Adelchi
di Alessandro Manzoni

di Giacomo Leopardi


Vai agli AUTORI





Esempio:

Vai alla M


I testi qui pubblicati sono tratti dalla Letteratura Italiana Einaudi in 10 CD-ROM. Un'enciclopedia, uno strumento per lo studio, una biblioteca multimediale che contiene:
  • 342 opere di 205 autori, dal Duecento a oggi
  • 1211 schede bibliografiche tratte dal Dizionario degli autori Einaudi
  • 2145 schede tratte dal Dizionario delle opere Einaudi
  • 121 saggi tratti dalla Letteratura Italiana - Le opere Einaudi
  • 33 testi commentati
  • Il Breve dizionario di metrica italiana
  • Un apparato multimediale di tavole cronologiche
  • Sezioni dedicate ai "Luoghi letterari"
  • Sezioni di scolto con le poesie lette da Vittorio Sermonti
  • Piú di mille immagini
Il cofanetto con 10 CD-ROM è disponibile in tutti i Punto Einaudid'Italia corredato di una guida per l'utilizzo nella didattica. È possibile consultare tutti gli indirizzi dei Punto Einaudi cliccando sul logo rosso.
Per visualizzare i testi della biblioteca è necessario disporre di Acrobat Reader.
Se non è installato sul vostro computer potete scaricarlo dal sito di Adobe.


piccola biblioteca   Uomini e Profeti rai Radio 3

immagine evento


Il libro del mese Fahrenheuit rai Radio 3

RACCONTI DI VIAGGIO

RACCONTI DI VIAGGIO 
fOtO WeB - Antologia di libri belli - camminando nei boschi ...

LeggiAmo ...il libro di Marcella Manghi Catania "Qualcosa di diverso"


Qualcosa di diverso
DI PAOLOPUGNI
Manghi Qualcosa di diverso
di Paolo Pugni
Tutte le famiglie infelici sono infelici nel medesimo modo. Ogni famiglia felice è felice a modo suo. E se cercavo un pretesto per poterlo affermare non da solo così come un bell’aforisma monco, ma connesso a qualche cosa che lo meritasse davvero, ecco qua come cacio sui maccheroni il secondo libro di Marcella Manghi Catania, Qualcosa di diverso (edizioni Ares), raccontato anche qui, che ci dispiega come la vita sia davvero un romanzo, specie quando non ha colpi di scena e tragedie. Che quelle le lasciamo alla letteratura d’autore.  continua a leggere »

domenica 18 agosto 2013

Il grande silenzio (1)

Locandina Il grande silenzio
il-grande-silenzio-2005

Religione * Il grande silenzio Film completo in streaming



In un tempo di cinema chiassosamente sonoro, che tutto riempie e trabocca, diventa necessario sperimentare il silenzio. Quello grande e silente "registrato" nel monastero certosino de La Grande Chartreuse, situato sulle montagne vicine a Grenoble. A salire sulle Alpi francesi con la macchina da presa è stato il regista tedesco Philip Gröning, che per diciannove anni ha cullato il desiderio di realizzare un documentario sulla vita dei monaci e sul tempo: quello della preghiera e quello del cinema. Perché quel tempo potesse scorrere sulla pellicola, il regista ha condiviso coi monaci quattro mesi della sua vita: partecipando alle meditazioni, alle messe, alle lodi, ai vespri, alla compieta (l'ultima delle ore canoniche), ritirandosi in una cella in attesa di ripetere nuovamente l'ufficio delle letture. 





Il suo film, apparentemente immobile e privo di uno sviluppo narrativo, trova invece un suo modo straordinario di procedere inserendo un dialogo muto tra l'uomo e la natura, scandito fuori dal monastero dalle stagioni e dentro le mura, vecchie di quattro secoli, dalla rigorosa liturgia dei monaci. Separati materialmente dal mondo mantengono con esso una solidarietà espressa attraverso un'incessante preghiera. La vita eremitica e contemplativa viene filmata e riproposta allo spettatore nelle sue ricorrenze quotidiane, inalterabili e puntuali, interrotte soltanto da un imprevisto "drammaturgico": l'arrivo di un novizio al convento. L'equilibrio della comunità monastica è ricomposto poco dopo con l'ammissione del giovane uomo nell'ordine, attraverso suggestive cerimonie di iniziazione in lingua latina. La partecipazione dello spettatore alla vita del monastero è affidata unicamente alle immagini, che non si aggrappano quasi mai a un suono, a una voce esplicativa fuori campo, a una musica applicata alla pellicola, a una parola, se non a quella di Dio. I salmi e le preghiere, sgranate come un rosario e costantemente ripetute, sono l'unico linguaggio concesso, lo strumento verbale alto per pensare il divino, per comunicare con Lui. 




Il regista "officia" la sua funzione lasciando libero lo spettatore e la sua percezione di cogliere nel montaggio i commenti impliciti, nel silenzio i suoni compresi. Perché il suo documentario diventi un'autentica esperienza ascetica, Gröning lo costruisce come fosse un mantra, mettendo la grammatica del cinema al servizio del linguaggio dello spirito. Se la comprensione dell'Assoluto passa attraverso la reiterazione della preghiera, il cinema che la fissa dovrà a sua volta replicare il suo linguaggio, quello della ripresa. E allora si ribadisce quell'inquadratura, quel primissimo piano, quel campo medio o lunghissimo, si insiste sulle identiche didascalie di raccordo perché il pubblico stabilizzi la mente e lo sguardo su un'idea. La lunghezza della pellicola, che ha impaurito i più o peggio li ha spazientiti, è al contrario funzionale all'esperienza contemplativa che il regista ha voluto raccontare. La sua visione disciplina la mente inducendola, e non poteva essere altrimenti, a chiarire e a purificare il pensiero. Per una volta non può far male. 


Se siete interessati a scaricare il film completo, convertire e scaricare i filmati di youtube suggerisco il seguente articolo:



il grande silenzio


il grande silenzio 



Risultato di metri e metri di pellicola girati dal regista durante i suoi quattro mesi di permanenza presso il monastero della Grande Chartreuse, sulle Alpi francesi (circa a 30 Km da Grenoble), Il grande silenzio è un'opera trasversale nel panorama del cinemacontemporaneo occidentale. Si tratta di uno dei pochi casi in cui l'occhio del regista e quello dello spettatore registrano le stesse sensazioni, hanno gli stessi dubbi, cercano le stesse vie di fuga; non è semplice rimanere seduti per quasi tre ore ad ascoltare il silenzio, e per di più al buio, eppure l'attenzione cede al fascino dell'immagine e si lascia condurre lungo i corridoi del monastero a seguire la quotidianità dei padri.
Quello di Gröning non è però uno sguardo invasivo e nulla ha a che vedere con la dimensione voyueristica che di recente ha stravolto i palinsesti televisivi dei cinque continenti.
Un film fisico che ridefinisce i concetti di spazio e tempo, tramutando la visione in un'esperienza non solo emotiva, ma anche percettiva. Bellissima la fotografia naturale, curata dallo stesso regista.

Il giardino segreto

Dal blog ...

the t time
the T time

687 - Il giardino segreto


"- Uno di quei giardini è chiuso. Da dieci anni non ci va più nessuno.
- Come mai? - chiese Mary quasi inavvertitamente.
Ecco un’altra porta chiusa che andava ad aggiungersi alle cento di quella misteriosa casa."


Non ne avevo scritto nel post  cincischiare in Agosto nel quale raccontavo i miei imperdibili classici per ragazzi. Quelli con cui trascorrere bellissime ore estive. 
Non ne avevo scritto, semplicemente perché non l'avevo ancora letto. Da piccola non mi era capitato. Da grande lo avevo sfiorato senza mai soffermarmici. 
E' stata l'insistenza recente di una carissima amica che mi ha risvegliato, e convinto che fosse assolutamente il suo momento. 
E... incanto, meraviglia... che libro! Che splendido imperdibile libro! 

Perché per tutti questi anni non ci eravamo incontrati? O meglio, perché io, pur incontrandolo, non mi ero soffermata? Mah. Misteri sul perché certi libri vengono letti in certi momenti. Misteri che i lettori conoscono bene. Evidentemente questo era il suo giusto momento per arrivare a me.

E dunque, in una postilla al post 684, aggiungo, e metto al posto d'onore Il Giardino segreto, di France H. Burnett.
E vi consiglio caldamente di leggerlo: non fate come me che per anni ho indugiato. 
Leggetelo subito! 

Perché... perché la brughiera. Perché un maniero con più di cento stanze. Perché i bambini abbandonati e le loro ricchezze. Perché i bambini che si salvano. Perché la natura che li salva - e si fa salvare. Perché certi piccoli superbi Raja. Perché ridere, ridere molto. Perché i burberi giardinieri. Perché i pettirossi. Perché gli incantatori di animali. Perché il latte appena munto in cui intingere le focaccine alle uvette. Perché madri lontane e padri assenti. Perché madri vicine e dodici figli. Perché mura che nascondono e edera e chiavi sepolte. Perché la primavera. Perché i risvegli. E soprattutto, perché la Magia: quella che dirige le api, fa sorgere ogni giorno il sole, sussurra ai germogli: scegliatevi cari, è ora.

Leggetelo. 
Aprite il cancello ed entrate.
E poi sappiatemi dire :)

domenica 11 agosto 2013

La vera Pace del CUORE - Serafino di Sarov e I Racconti di un pellegrino russo.


“Conquista la pace interiore e una moltitudine troverà salvezza presso di te”
(San Serafino di Sarov )

L’avventura di Serafino di Sarov

(Serafino di Sarov, 15 meditazioni, Milano, Piero Gribaudi ed.
 2013, pag. 92,€.6,50)



Maestro di spiritualità non solo per gli ortodossi.
(Michele Evdokimov) San Serafino di Sarov, con san Sergio di Radonetz (XIV secolo) e, più vicino a noi, con san Silvano del Monte Athos (morto nel 1938), è uno dei santi russi più venerati, almeno tra i più conosciuti in Occidente. L’irradiamento della santità non conosce frontiera. All’inverso, san Francesco d’Assisi, san Benedetto da Norcia e santa Teresa di Lisieux sono i santi d’Occidente più amati in Russia. L’irradiamento della santità si fonda raramente su un’opera scritta. Se all’infuori di alcuni Insegnamenti spirituali Serafino non lascia scritti, tuttavia l’irradiamento del monaco di Sarov scaturito dalle profondità della foresta russa, ha superato rapidamente quell’ambito per diffondersi nel mondo. Certe sue frasi sulla pace interiore, sulla gioia della risurrezione, e altre ancora, sono entrate in un linguaggio comune a molti cristiani di tutte le confessioni.
È l’uomo della parola orale. La sua notorietà si fonda soprattutto sul celebre Colloquio con Motovilov riguardante l’acquisizione dei doni dello Spirito Santo. Esso forma un’opera di grande originalità, di un’estrema elevazione mistica, capace di segnalare nuove vie di accesso al mistero di Dio, un mistero pieno di luce e di bellezza nello Spirito Santo.
Il Figlio e lo Spirito, queste «due mani del Padre», diceva sant’Ireneo, sono chiamati ad agire in perfetta armonia nel mondo. Il genio di Serafino è stato quello di essere condotto, per grazia, a correggere, a riequilibrare questa armonia a vantaggio dello Spirito, che era allora assai misconosciuto e i cui carismi non erano affatto vissuti nella loro potenza di trasfigurazione.
Al cuore di questo Colloquio c’è dunque l’acquisizione dei doni dello Spirito. Si tratta meno di pronunciare parole, di dare un insegnamento, che non di condividere un’esperienza di trasformazione interiore. Accolto con serietà, questo messaggio non può non provocare un cambiamento del nostro essere, per quanto impercettibile. Il desiderio stesso di pregare, di unirsi a Dio, non è già il segno che lo Spirito è all’opera nel cuore del credente? Infatti, «nessuno può dire “Gesù è Signore!”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1 Corinzi, 12, 3).
La preghiera è un’avventura, quella di un esploratore che si immerge negli abissi del cuore e vi incontra l’ospite invisibile. Lontano da ogni moralismo attivista, ci dice Serafino, essa è un’attesa vigilante, appassionata, uno spazio di silenzio scavato nel fondo di sé per liberare il posto a colui che «viene verso di noi».
Serafino ha una sua maniera di proporre come fine della vita cristiana l’acquisizione dei doni dello Spirito, e non la sola messa in pratica dei fondamenti della morale. Alcuni criteri palpabili permettono di misurarne gli effetti: la gioia, soprattutto quella data dalla certezza della risurrezione; la pace interiore, quali che siano gli sconvolgimenti della vita; la semplicità del cuore che si dedica alla sapienza; la luce, che è la manifestazione dello Spirito in un’anima aperta alla sua pienezza.
Pregare con i santi significa unirsi al nugolo dei testimoni che circondano il trono di Dio, lasciarsi trascinare verso la gloria indicibile. Essi vengono dalla grande tribolazione, «hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (Apocalisse, 7, 14).
Il patriarca Cirillo
Venerato in tutta la Russia e amato in Occidente, san Serafino di Sarov è considerato dagli ortodossi modello di vita cristiana. Nel giorno della sua festa, il 1° agosto scorso, il patriarca di Mosca, Cirillo, ha esortato i fedeli a guardare all’esempio di questo santo per mantenere la purezza della mente, «in modo che il nostro cuore sia sempre aperto alle persone e al bene». San Serafino, ha aggiunto, «ha acquisito queste virtù con la preghiera, il digiuno, la solitudine, e in modo particolare con l’umiltà e l’amore per le persone. Dio, in risposta a questa prodezza, lo rese angelico, perché solo la potenza di Dio può fare questo e dà la possibilità di vivere la vita che ha vissuto san Serafino di Sarov. Attraverso le sue preghiere Dio ci preservi da ogni male».
Al santo monaco è dedicato un libro, in vendita da alcune settimane, dal quale riprendiamo il testo introduttivo scritto dall’autore dell’opera, un sacerdote ortodosso (Serafino di Sarov, 15 meditazioni, Milano, Piero Gribaudi editore, 2013, pagine 92, euro 6,50).
L'Osservatore Romano


racconti pellegrino russo

Racconti di un pellegrino russo





LA PACE DEL CUORE

  
- il meraviglioso libro integrale 

di Padre Jacques Philippe -

[ scarica in formato PDF ]

La pace del cuore  

Sullo stesso argomento ....

Di Anselm Grün 

Apri il tuo cuore all'amore


la-pace-del-cuore